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  • “Le Tue Ali”, il viaggio tra due mondi nel nuovo brano di Mouez

    Il rischio, quando si parla di pop melodico, è di scivolare nell’ovvio. Ma la storia di Mouez, all’anagrafe Mouez Frejani, ha un sottotesto anomalo: è la storia di un’identità bifronte, tesa tra le due sponde del Mediterraneo, Mazara del Vallo e la Tunisia, e di un sogno tenuto sotto chiave per quindici anni. Un’ambizione confinata in un cassetto che, in questo caso, è rimasto serrato oltre ogni ipotesi di transitorietà. Un’interruzione iniziata nel 2009, quando il suo percorso ad Amici si arresta bruscamente, relegando testi e scrittura a una lunga invisibilità. Quindici anni passati a osservare la discografia accelerare, mentre la propria voce restava in apnea, in quel limbo transfrontaliero che appartiene a chi cresce nello specchio d’acqua che divide e unisce due mondi.

    Oggi quel cassetto si apre per una convergenza inattesa, che colloca il ritorno di Mouez sotto l’egida di Mimmo Paganelli, figura centrale della canzone d’autore italiana (Rino Gaetano, Mia Martini, Vasco Rossi, Mina, Guccini, Tiziano Ferro, Roberto Vecchioni e molti altri), che sceglie di accompagnare un autore di 34 anni rimasto fuori dal mercato per oltre un decennio. Una decisione che va in controtendenza rispetto alle dinamiche dell’industria contemporanea, sempre più spesso fondate sull’urgenza, sulla precocità e sulla visibilità immediata.

    Le Tue Ali”, il suo nuovo singolo, non ha nulla a che vedere con un’operazione di rilancio né rappresenta un riscatto tardivo. Nasce da una telefonata notturna, da una conversazione protratta per ore, e dall’esigenza di scrivere una canzone che potesse sostenere qualcuno nel momento in cui stava cedendo.

    Il brano prende forma in poche ore, assumendo fin dall’origine una funzione precisa. Il centro narrativo è infatti un girasole, fiore tatuato sul braccio della persona a cui la canzone è dedicata. Attorno a quell’immagine Mouez sviluppa una scrittura essenziale, che affida il proprio senso a microscopie riconoscibili, fotogrammi quotidiani. Il sorriso, nel testo, è una legittima difesa, uno strumento di sopravvivenza che non fa sconti al passato.

    «Ho parlato con lei per ore al telefono – racconta Mouez -. Volevo regalarle un motivo per restare a galla. Mi ha raccontato di un girasole che ha tatuato sul braccio, un segno di rinascita che si è portata sulla pelle nei momenti più difficili. Da lì è nato lo special del brano. È una canzone che ho scritto per lei, ma che spero possa essere utile anche a chi ascolta.»

    Nel pezzo, Mouez canta: «Ogni sorriso che doni è un seme che fiorirà nel giardino di girasoli che mai svanirà»; una frase frutto di una constatazione sviluppata nell’esperienza di chi ha imparato a coltivare il valore del ritorno proprio quando tutto sembrava destinato a scomparire.

    La scelta di Paganelli di sostenere questo progetto, in un settore che tende a escludere chi non risponde ai tempi dell’algoritmo, sottolinea che investire su un autore con un percorso irregolare significa rimettere al centro un’idea diversa di maturazione artistica: non la velocità, ma la durata; non l’esposizione precoce, ma la responsabilità della scrittura.

    Culturalmente, il brano dimostra che esiste ancora spazio per una canzone che nasce per accompagnare, non per intercettare una finestra di attenzione.

    “Le Tue Ali” rimette infatti in circolo una possibilità dimenticata, quella che la musica possa tornare a essere una guida, una bussola per chi ha smarrito l’orientamento, senza bisogno di dichiararlo e di erigersi a messaggio.

    Non ci troviamo di fronte alla classica d’amore; piuttosto, a un “intervento d’urgenza” per le persone che amiamo, nato da una telefonata notturna e cristallizzato attorno a un simbolo tatuato sulla pelle.

    Nel tempo in cui il pop sembra aver smarrito la sua funzione sociale, Mouez recupera quella dimensione di “abbraccio virtuale”, portando con sé il peso di provini interrotti e ripartenze faticose, con l’approvazione di un veterano della Canzone Italiana come Mimmo Paganelli.

    Un fallimento trasformato in volo, mediante la pazienza, la determinazione e la capacità di attraversare i momenti bui senza lasciarsi consumare. È qui che l’artista, dopo aver protetto un archivio di parole rimaste silenti dal 2009, decide che è il momento di regalare un paio d’ali ai propri demoni e a quelli di chi lo ascolta.

    Anziché cantare per occupare una posizione in classifica, Mouez canta per occupare uno spazio nel giardino di chi, come la protagonista del brano, ha bisogno di ricordarsi che le nuvole passano, ma noi restiamo qui.

  • Andrea Mucciarelli – 1St2Nd3Rd Da venerdì 13 marzo 2026, disponibile questo disco soltanto in formato digitale


    Pubblicato dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile solo sulle piattaforme digitali da venerdì 13 marzo1St2Nd3Rd è la nuova realizzazione discografica del talentuoso chitarrista jazz Andrea Mucciarelli, la prima da leader. Al suo fianco, in questa avventura, due brillanti partner artistici: Marco Benedetti al contrabbasso e Andrea Beninati alla batteria.
    Il CD è formato da otto intramontabili standard appartenenti alla tradizione jazzistica: Wudy–Woody’N’ You – Dizzy GillespieFalling Grace  Steve SwallowBellae Melonae-Little Melonae – Jackie McLeanAlong Came Betty – Benny GolsonIsfahan – Duke EllingtonStablemates – Benny GolsonLulu’s Back in Town – Al DubinHarry Warren Puttin’ On the Ritz – Irving Berlin. È un album che, apertamente, rappresenta una dichiarazione d’amore per la tradizione del jazz, seppur reso ancor più interessante grazie alla notevole personalità musicale di Mucciarelli e del suo trio, con una brillante (ri)lettura melodica, ritmica e timbrica di alcuni brani. Altri, invece, sono stati selezionati direttamente in studio di registrazione e interpretati con maggiore spontaneità.
    Andrea Mucciarelli descrive così la genesi e il mood di “1St2Nd3Rd”: «Mi è sempre piaciuto suonare gli standard: in primis perché il loro studio è stato ed è fondamentale per la mia crescita come musicista, ma anche perché ho sempre avuto l’inclinazione a rimaneggiarli, sia come pretesto per lo studio di certi parametri musicali, sia come mezzo per l’espressione della mia creatività. Così ho deciso che il mio primo disco sarebbe stato proprio di soli standard, alcuni rivisitati e lavorati più a lungo, altri suonati in maniera più spontanea, scelti ed eseguiti direttamente in studio di registrazione. Ho anche scelto di essere il più sintetico possibile in termini di lunghezza dei brani, semplicemente perché credo che la forma breve sia quella che più mi si addice, sia umanamente che come musicista, sia da esecutore che da ascoltatore. Anche se questo è il mio/nostro primo lavoro discografico, il trio esiste da tanto tempo. Con il contrabbassista Marco Benedetti e con il batterista Andrea Beninati c’è un grande affiatamento umano e musicale».

    Andrea Mucciarelli BIOGRAFIA

  • “L’uomo floreale” è il nuovo singolo dei Romano Bros

    Da venerdì 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming “L’uomo floreale”, il nuovo singolo dei ROMANO BROS.

    “L’uomo floreale” è un brano che racconta l’ultimo atto di vita di un vecchio clochard che ha vissuto per molti anni in una stazione ferroviaria di una grande città. È una canzone suonata volutamente e rigorosamente in acustico, in cui una piccola orchestra d’archi si insinua tra gli arpeggi delicati delle chitarre. La ritmica, molto essenziale, arriva solo nel finale del brano, con peculiari suoni percussivi di matrice mediterranea.

     

    Spiega il gruppo a proposito del brano: «L’uomo floreale è la quarta traccia del nostro nuovo album discografico intitolato “Viaggiatori Musicanti”. La canzone è un dipinto che racconta l’ultimo atto di vita di un senzatetto che dimora in una stazione ferroviaria di una grande città. Questo brano è legato al precedente singolo “Alla stazione”, terza traccia del nostro concept-album dove i protagonisti, noi medesimi artisti viaggiatori, attraverso la musica raccontiamo il viaggio della nostra vita. In questo nostro percorso la stazione rappresenta lo specchio della società odierna, uno spazio frenetico dove convivono tante disuguaglianze sociali. La canzone non vuole essere una cronaca con la solita morale ma vuole essere un ritratto della marginalità che interroga la coscienza, sia dell’ascoltatore che di noi stessi artisti, i quali ci rispecchiamo molto in quell’uomo che dimora sull’alcova di cartoni alla stazione della vita, luogo di passaggio, frenetico e sempre affascinante».

     

    Il videoclip de “L’uomo floreale” è realizzato con delle riprese in tempo reale che seguono il lavoro dei due pittori di “Arte in Piazza”, Corrado Militello e Giuseppe Liguori. Attraverso i loro pennelli prende forma la storia di un vecchio clochard che vive in una stazione ferroviaria di una grande città. Nel finale, un carosello di immagini mostra per intero le tavole che raccontano questa vicenda. Le riprese sono state realizzate da Claudia Militello e Giuseppe Romano, mentre regia e montaggio sono di Angelo e Marco Romano.

     

    Guarda il videoclip de “L’uomo floreale” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=IKt_yRqJ6lA

     

     

    Biografia

    I ROMANO BROS nascono artisticamente a Piazza Armerina, cittadina turistica dell’entroterra siciliano. Il duo è composto dai fratelli Angelo e Marco Romano, figli d’arte, del chitarrista e compositore Pippo Romano. Angelo è il pianista, il chitarrista e la voce. Marco è il percussionista e la seconda voce.

    Il loro genere musicale è stato definito un pop-rock cantautorale influenzato e contaminato da tanti generi musicali ma soprattutto dalle sonorità e dalle ritmiche popolari mediterranee. I testi delle loro canzoni sono prevalentemente autobiografici e traggono spunto da storie e da esperienze personali. Nei loro live i brani sono eseguiti rigorosamente dal vivo e arrangiati in maniera originale e particolare, una peculiarità che mostra fortemente il loro carattere. Hanno prodotto un album intitolato “Figli degli anni ’70” e molti singoli accompagnati dai rispettivi videoclip.

    Hanno avuto l’onore di aprire i concerti di tanti big della canzone italiana ma su tutti spicca il nome di uno dei più grandi, LUCIO DALLA. Nei loro live omaggiano sempre l’artista bolognese e oltre ai loro brani originali, anche cantati in dialetto siciliano, propongono classici del cantautorato italiano e classici internazionali. Nel 2014 parte la prima tappa di un lunghissimo tour ribattezzato “Dalla Sicilia col furgone”, percorrendo nei primi 5 anni più di 300mila km con la loro BrosMobile e superando i mille live tra Sicilia, Italia ed estero.

    Nel 2018 si esibiscono, assieme ad altri artisti siciliani, per il Pontefice in occasione della visita del Papa in Sicilia. Durante la loro carriera hanno partecipato a numerosi festival e contest musicali nazionali, ottenendo sempre buoni risultati. Per citare i più importanti: Accademia di Sanremo (semifinalisti), Musicultura Festival (semifinalisti), Festival di Castrocaro (semifinalisti). Biella Festival (finalisti), Festival di Ghedi (co-vincitori), Jubilmusic (co-vincitori), X Festival della Nuova Canzone Siciliana (vincitori del “Premio Speciale Web” indetto dal giornale LA SICILIA), Sicily Music Awards (vincitori).

    Nel Settembre del 2023 pubblicano il nuovo brano intitolato “Il Ragno”, un omaggio al loro mentore Lucio Dalla. A Gennaio del 2025 pubblicano per la Carpem Diem Music il nuovo singolo intitolato “Alla stazione”, brano che anticipa l’uscita del 2° loro album intitolato “Viaggiatori Musicanti”. Dopo una lunghissima tournée estiva, ad Ottobre dello stesso anno si aggiudicano assieme ad altri artisti siciliani, il “Premio alla Sicilianità Pippo Bertoni 2025”, un prestigioso riconoscimento dato alle eccellenze siciliane che si distinguono nel mondo. A Marzo del 2026 esce l’altro nuovo singolo intitolato “L’uomo floreale”, un dipinto romantico che racconta di un clochard vissuto in una stazione ferroviaria di una grande città.

    A Luglio dello stesso anno rappresentano l’Italia al “Cairn Italian Festival”, uno dei più importanti festival di Australia.

    “L’uomo floreale” è il nuovo singolo dei ROMANO BROS disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 20 marzo 2026.

     

     

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  • “Sister Gone” è il nuovo singolo dei Fujiiro

    Da venerdì 20 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “Sister Gone” (Overdub Recordings), il nuovo singolo dei Fujiiro, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 17 marzo.

    Il brano “Sister Gone” è una preghiera, un’invocazione rivolta a una figura assente e indefinita. In questa celebrazione dell’assenza, la Sister Gone assume i tratti di una musa, di una divinità o di una figura femminile lontana, forse reale, forse immaginata. Nel testo ricorrono immagini legate allo sguardo e agli occhi, insieme ai temi dell’immaginazione, dell’intuito e dell’autoesplorazione. 

    Dal punto di vista sonoro, la canzone attraversa atmosfere e suggestioni differenti. L’inizio è sospeso e quasi ipnotico: due voci – maschile e femminile – si muovono su una chitarra ubriaca e una ritmica dolcemente sudamericana, creando un clima intimo e visionario. Progressivamente il brano si apre verso un paesaggio sonoro più ampio e onirico, sostenuto da un beat incalzante e da un synth che richiama atmosfere new wave.

    Nella seconda strofa il drumming assume un carattere tribale, mentre una chitarra vibrante entra in dialogo serrato con il cantato, accentuando il contrasto tra momenti rarefatti e improvvise aperture ritmiche. Ne emerge una scrittura sonora stratificata e dinamica, capace di muoversi tra introspezione e slancio emotivo.

    Spiega la band a proposito del brano: “Il brano è una preghiera, un’invocazione verso una figura assente, un’immagine che appare allo stesso tempo consolatoria e consolata. È anche la celebrazione poetica dell’assenza, se vogliamo.

    Sin dall’inizio questo pezzo doveva avere una musicalità “ubriaca” e liquida, un po’ come se fosse suonata e cantata in un saloon situato sul fondo dell’oceano. Via via che ci lavoravamo in fase di produzione ha assunto ulteriori e diverse sfaccettature più sognanti, grazie alle variazioni ritmiche, all’uso delle chitarre, alla doppia voce maschile-femminile…”.

    Biografia

    I Fujiiro nascono ufficialmente nel 2026 a Firenze, dalle ceneri dei Malva, precedente progetto alternative attivo dal 2019. Ritmi spigolosi e atmosfere esotiche ed oniriche, a tratti violente e a tratti distese, caratterizzano il primo disco dei Fujiiro in uscita nell’aprile del 2026 per Overdub Recordings.

    Il genere della band è difficilmente catalogabile, a tratti ricorda uno Psych Rock contemporaneo di matrice internazionale (King Gizzard and the Lizard Wizard, Tropical Fuckstorm, Queens of the Stone Age), a tratti sono evidenti i rimandi ad una sorta di cantautorato italiano, sensoriale ed onirico (Iosonouncane, Verdena, C.S.I.).

    I testi ed il cantato in italiano sono irrequieti e tormentati, appoggiandosi su figure archetipiche e immagini simboliche. Il primo disco dei Fujiiro racconta in prima persona i pensieri e le pulsioni di un individuo alla spasmodica e insoddisfatta ricerca di un qualcosa di indefinito, inserito in una società apparentemente fuori dal tempo, a tratti distopica e a tratti spaventosamente contemporanea. Da riferimenti socialmente e culturalmente lontanissimi si arriva ad introspezioni psicologiche senza soluzione di continuità.

    I Fujiiro cercano di congiungere l’amore per la canzone con l’interesse per la sperimentazione, decostruendo la forma canzone e alternando melodie classiche a cantati frenetici (a tratti “spoken”). I Fujiiro si rivolgono agli amanti dei live e della musica rock trasversale, con uno spiccato interesse per la psichedelia.

    La band è formata da Dario Errico (chitarrista e cantante principale), Lorenzo Niccolai (chitarrista e “rumorista elettronico”) e Andrea Biancotti (batterista e percussionista). In formazione completa, dal vivo, hanno come turnista un bassista (basso elettrico e bass synth).

    Dopo il singolo d’esordio “Sioux”, “Sister Gone” è il nuovo singolo dei Fujiiro pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 17 marzo e in rotazione radiofonica da venerdì 20 marzo 2026. 

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  • “Hiding” è il nuovo singolo di Kostja

    Dal 20 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “HIDING”, il nuovo singolo di KOSTJA per Pluma Dischi, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 18 marzo.

     

    Hiding” è il secondo singolo estratto dal nuovo album di Kostja intitolato Drift Migration, termine scientifico che descrive la deviazione di un uccello migrante dalla propria rotta originaria.

    Il testo, conciso e lapidario, parla di una relazione dal carattere simbiotico, nascosta dietro una spessa membrana fatta di giornate che si ripetono uguali l’una all’altra e in cui sembra non ci sia più spazio per sorprendersi a vicenda. È in queste situazioni di immobilità che possono avvenire — forse per noia o per un’apatica indifferenza — inaspettati terremoti in grado di fare da spartiacque in un rapporto, portandolo al limite.

    “Hiding” esplora territori di elettronica sperimentale, alternando atmosfere cupe a ritornelli dal taglio più luminoso. Il brano vede la collaborazione con Eleonora Franchina alla voce ed Eros Terzuoli al sassofono tenore.

    L’artwork di Davide Palombo prosegue la narrazione avviata nella copertina del primo singolo: se lì il protagonista era un volatile smarrito, questa volta viene ritratto in uno spazio “metafisico”, nascosto al mondo esterno.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Non sono mai riuscito a scrivere una vera canzone d’amore, quando ci provo trovo tutto banale. Con Hiding ho però messo in mostra quegli anfratti stagnanti delle relazioni sentimentali di cui non si parla spesso, in cui tutti i giorni sono uguali e apparentemente non c’è più nulla da dirsi…”

     

    Biografia

    Kostja è un chitarrista, cantautore e compositore nato a Leningrado e residente a Bologna. Dopo una laurea in Geologia che lo ha portato a esplorare le Alpi italiane, ha deciso di dedicarsi interamente alla musica.

    Nella primavera del 2021 ha pubblicato il suo primo EP autoprodotto, “Be Defenceless”, con Giovanni Miatto al basso, Evita Polidoro alla voce e Anton Sconosciuto alla batteria. Il concept grafico del progetto è incentrato sulle diapositive — uno strumento fotografico in disuso che lo riconnette alla sua infanzia — e sui disegni ad acquerello realizzati dallo stesso Kostja.

    Il suo secondo EP di quattro tracce, intitolato “Negative of a Reverie”, è uscito a gennaio 2024 tramite PLUMA Dischi / IRMA Records.

    “Hiding” è il nuovo singolo di Kostja, disponibile in streaming su tutte le piattaforme digitali dal 18 marzo 2026 e in rotazione radiofonica.

     

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  • Gianluca Pennino torna con il quarto saggio “Il mago meccanico: Dietro il sipario dell’intelligenza artificiale”, un’analisi del presente per capire come governare il cambiamento invece di subirlo

    Gianluca Pennino, Chief Strategy & Innovation Officer già autore dei tre volumi “L’intelligenza oltre il biologico”, “Dalla fabbrica all’algoritmo” e “L’Umano invisibile” con cui ha affrontato il tema da tre angolazioni complementari (filosofica, politica e operativa), torna con “Il mago meccanico: Dietro il sipario dell’intelligenza artificiale” (Amazon KDP) per sciogliere il nodo epistemologico dell’intelligenza artificiale generativa, distinguendo tra comprensione e verosimiglianza e proponendo una guida all’uso consapevole degli strumenti linguistici automatizzati.

    Un’opera in quattro volumi che analizza l’era algoritmica come trasformazione strutturale della conoscenza, dell’economia, delle organizzazioni e della responsabilità individuale. La tetralogia affronta l’intelligenza artificiale non come fenomeno tecnico isolato, ma come svolta sistemica che ridefinisce il modo in cui produciamo valore, prendiamo decisioni e costruiamo significato.

    «Ho scritto questi libri perché sentivo l’urgenza di fermarmi e osservare con maggiore profondità il tempo che stiamo attraversando. Viviamo immersi nell’innovazione, ma raramente ci chiediamo quale direzione stia prendendo e quale ruolo abbiamo nel determinarla – ha dichiarato l’autore.

    La stesura è stata un percorso intenso, fatto di studio, esperienza concreta e riflessione personale. Non volevo offrire risposte facili, ma strumenti per interrogarsi.

    Il messaggio che desidero lasciare è semplice: il futuro non è qualcosa che accade, è qualcosa che si costruisce. E si costruisce solo se impariamo a leggere ciò che si muove sotto la superficie

    Nel primo volume Pennino intreccia riflessione esistenziale, neuroscienze, filosofia della mente e intelligenza artificiale, offrendo una prospettiva unica sulla futura coesistenza tra uomo e macchina, nel secondo dà vita a un saggio fondamentale per comprendere come l’IA non risolva i conflitti del passato, ma li riarticoli in forme nuove e invisibili, nel terzo affronta la verità scomoda secondo cui l’innovazione tecnologica contemporanea non fallisce per limiti tecnici, ma per cecità antropologica. Con la quarta uscita della tetralogia la domanda che pone va dritta all’obiettivo: Pensi che l’intelligenza artificiale ti capisca davvero?

    Quest’ultimo libro ti porta dietro il sipario. Ti mostra come funziona il meccanismo, perché le allucinazioni non sono un difetto ma una conseguenza logica del sistema, e cosa succede quando milioni di persone smettono di verificare quello che leggono. Non ti chiederà di buttare via lo strumento. Ti darà quello che serve per usarlo senza diventarne schiavo: la capacità di distinguere ciò che suona vero da ciò che lo è.

    Perché la vera minaccia non è la macchina che pensa. È l’umano che smette.

    Nel loro insieme, i quattro volumi costruiscono quindi una mappa integrata dell’era algoritmica: dall’ontologia dell’intelligenza alla struttura del capitalismo cognitivo, dalla cultura organizzativa alla responsabilità del singolo individuo di fronte alla delega cognitiva.

    Non si tratta di una critica alla tecnologia, né di una celebrazione del progresso.
    È un progetto di chiarificazione concettuale e di orientamento strategico per attraversare con consapevolezza la transizione in atto
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    Sinossi

    L’Intelligenza oltre il biologico esplora la natura ontologica della cognizione artificiale, proponendo il superamento del paradigma imitativo dell’AGI e introducendo una nuova grammatica per comprendere le forme di intelligenza computazionalmente native.

    Dalla Fabbrica all’Algoritmo analizza la riconfigurazione dei sistemi produttivi nell’economia dei dati, mostrando come algoritmi e piattaforme stiano ridefinendo lavoro, potere e sovranità digitale.

    L’Umano Invisibile indaga la dimensione antropologica della trasformazione tecnologica, evidenziando il ruolo delle culture organizzative, delle credenze implicite e delle dinamiche relazionali nel determinare il successo o il fallimento dell’innovazione.

    Il Mago Meccanico affronta il nodo epistemologico dell’intelligenza artificiale generativa, distinguendo tra comprensione e verosimiglianza e proponendo una guida all’uso consapevole degli strumenti linguistici automatizzati.

    Biografia

    Gianluca Pennino è innovation strategist e si occupa di trasformazione digitale, affiancando aziende e pubbliche amministrazioni nei processi di cambiamento organizzativo, tecnologico e culturale.

    Il suo lavoro si concentra sull’integrazione tra tecnologie emergenti, modelli di business e dimensione umana dell’innovazione, con l’obiettivo di progettare sistemi sostenibili e orientati al valore.

    Nei suoi saggi e interventi pubblici analizza l’impatto delle evoluzioni tecnologiche sul lavoro e sulle organizzazioni, interrogandosi su come governare la complessità senza perdere centralità umana.

     

    Dati tecnici

    Titolo: L’Intelligenza oltre il biologico: Dalla società algoritmica alla coscienza sintetica
    Tagline: L’intelligenza artificiale non ridefinisce le macchine. Ridefinisce l’idea stessa di intelligenza.
    Autore: Gianluca Pennino
    Editore: Self Publishing
    ASIN: B0G1HQ98RJ
    Genere:
     Saggistica – Innovazione e digitale
    Prezzo eBook: € 8,99
    Prezzo cartaceo: € 19,99 (brossura), € 28,98 (rilegato)
    Data di pubblicazione:  8 novembre 2025
    Pagine: circa 643 pagine

     

    Titolo: L’Umano Invisibile: Perché l’innovazione fallisce quando dimentica l’umano
    Tagline: Quando l’innovazione corre più veloce della consapevolezza, il rischio non è fermarsi. È dimenticare chi siamo.
    Autore: Gianluca Pennino
    Editore: Self Publishing
    ASIN: B0GCVMHNPG
    ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8241454096
    Genere:
     Saggistica – Innovazione e digitale
    Prezzo eBook: € 8,99
    Prezzo cartaceo: € 19,75 (brossura), € 25,99 (rilegato)
    Data di pubblicazione: 27 dicembre 2025
    Pagine: circa 264 pagine

    Titolo: Dalla Fabbrica all’Algoritmo: Una Rivoluzione Silenziosa
    Tagline: La trasformazione digitale non è solo tecnologica: è una rivoluzione culturale che cambia il modo in cui lavoriamo, decidiamo e pensiamo.
    Autore: Gianluca Pennino
    Editore: Self Publishing
    ASIN: B0GCKFZ6L1
    ISBN-13: ‎ 979-8241205841
    Genere:
     Saggistica – Innovazione e digitale
    Prezzo eBook: € 8,99
    Prezzo cartaceo: € 19,75 (brossura), € 25,99 (rilegato)
    Data di pubblicazione: 25 dicembre 2025
    Pagine: circa 237 pagine

    Titolo: Il mago meccanico: Dietro il sipario dell’intelligenza artificiale
    Tagline: Un’analisi del presente per capire come governare il cambiamento invece di subirlo.
    Autore:  Gianluca Pennino
    Editore: Self Publishing
    ASIN: B0GMH2KHJM
    ISBN-13 ‏ : ‎ 979-8247475903
    Genere:
     Saggistica – Innovazione e digitale
    Prezzo eBook: € 7,99
    Prezzo cartaceo: € 14,99 (brossura)
    Data di pubblicazione: 8 febbraio 2026
    Pagine: circa 198 pagine

  • Un romanzo, una causa: “I miei umani difettosi” di Elly Bennet e la battaglia contro la vivisezione e lo sfruttamento degli animali

    A un anno esatto dall’uscita in libreria di “I miei umani difettosi”, il nuovo romanzo di Elly Bennet pubblicato da Accornero Edizioni continua a far parlare di sé non solo per la sua storia, ma anche per il forte impegno civile che lo accompagna.

    Il libro si distingue infatti per la sensibilità con cui affronta il tema della difesa degli animali, un messaggio che l’autrice ha scelto di trasformare anche in un gesto concreto: parte dei proventi derivanti dalle vendite sarà devoluta all’associazione LEAL – Lega Antivivisezionista, impegnata da anni nella battaglia per l’abolizione della vivisezione e per la promozione di metodi scientifici alternativi che non utilizzino il modello animale, più etici e anche più sicuri per la ricerca.

    Blanca nasce in un piccolo nido accanto alla sua mamma e ai fratelli, ignara di ciò che la vita ha in serbo per lei. Bastano poche settimane perché il suo mondo venga stravolto. Dietro le pareti di una teca, osserva mani enormi che decidono il destino suo e di tanti altri animali: alcuni diventeranno giocattoli temporanei, altri vittime di un destino ben più oscuro.

    Blanca, però, è diversa. Ha uno spirito ribelle, un carattere forte e una determinazione che la porta a non arrendersi mai. Quando finalmente incontra degli umani apparentemente diversi dagli altri, capaci di offrirle affetto invece che prigionia, la sua diffidenza le impedisce di credere davvero nella loro bontà. Ma questi umani sembrano… difettosi. Diversi dagli altri.

    “Ho iniziato a scrivere questo libro quando ancora non avevo le idee ben chiare su cosa volessi trattare come tematica. Desideravo sicuramente parlare di animali, ma non sapevo in quale modo, di romanzi in giro sull’argomento ne esistono moltissimi e sono tutti bellissimi, ma di solito si parla di cani o gatti e io volevo scrivere, invece, di un animale meno convenzionale, per così dire – ha dichiarato l’autrice.

    In quel periodo faceva parte della mia vita una cricetina di nome Blanca, ed è stata lei che alla fine mi ha ispirata. Purtroppo quando ho iniziato a stendere i primi capitoli è venuta a mancare e pensavo che non sarei riuscita a portare a termine questo romanzo, invece è come se mi avesse trasmesso quell’ispirazione che mi mancava.

    Ho deciso così di raccontare lo sfruttamento di animali di ogni genere e tipo da parte dell’uomo, nei laboratori, ma anche nei parchi di divertimento, nell’industria della moda e dell’alimentazione, persino negli allevamenti di animali da affezione.

    Questa storia non nasce con l’intento di essere una critica, né tanto meno vuole giudicare, semplicemente nasce dal bisogno di far riflettere e informare il lettore su determinate tematiche, che io personalmente reputo importanti.

    Il messaggio che vorrei arrivasse è che siamo tutte creature viventi e come tali tutte quante proviamo sentimenti ed emozioni: credo fermamente che ogni essere vivente su questo pianeta non debba soffrire per mano di qualcun altro”.

    “Elly Bennet ha raccontato una storia di nicchia, e proprio per questo preziosa. Siamo abituati alle vicende di cani o gatti coraggiosi; qui invece abbiamo un esserino minuscolo di nome Blanca che ci apre le porte del suo mondo e ci costringe, con delicatezza, a cambiare prospettiva – ha dichiarato la casa editrice.

    Questo libro ci mette a nudo. Ci fa riflettere sulle scelte che compiamo ogni giorno, spesso senza pensarci, e ci fa conoscere una realtà di cui si parla troppo poco: lo sfruttamento di piccoli animali come Blanca per testare cosmetici e farmaci.

    Conosco del resto Elly da diversi anni. Ho creduto in lei quando ho pubblicato ‘Che casino noi donne’ e, poco dopo, ‘Questa vita non è la mia’. La sua scrittura ha la capacità di portare la nostra attenzione su argomenti importanti. Socrate diceva ‘so di non sapere’, credo che questo libro ci inviti proprio a questo: a riconoscere che esistono altri mondi, sofferenze e punti di vista da conoscere, per diventare persone migliori”.

    In un racconto emozionante e a tratti ironico, Blanca ci accompagna in un viaggio che esplora il rapporto tra uomo e animale, mettendo a nudo le contraddizioni della nostra società.

    “I miei umani difettosi” è una storia intensa e profonda, un inno alla libertà raccontato attraverso gli occhi di chi non ha voce. Sempre attraversato da un filo di speranza, è un romanzo capace di toccare il cuore e far nascere domande che restano dentro.

     

    Dati tecnici

    Titolo: I miei umani difettosi

    Editore: Accornero Edizioni

    Collana: Universi Narrativi

    Data pubblicazione: 5 Marzo 2025

    Pagine: 116

    Costo: 14,00 euro cartaceo, 9,90 euro formato Kindle

     

    Elly Bennet

    Nata a Lecco, è amante dell’arte in tutte le sue forme, della natura, dei viaggi e degli animali. È un’avida lettrice e disegnatrice, oltre che una cantante emergente. Da sempre dalla parte dei più deboli, scrive sin da ragazzina. Nel 2022 ha pubblicato “Che casino noi donne”, nel 2024 “Questa vita non è la mia” e nel 2025 “I miei umani difettosi”. Tutti i romanzi sono stati pubblicati con la casa editrice Accornero edizioni.

  • “Nelle mie mani” è il nuovo singolo di Sgvmo

    Dal 20 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “Nelle mie mani”, il nuovo singolo di Sgvmo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 marzo.

     

    “Nelle mie mani” è un brano notturno e introspettivo che racconta il momento in cui la fragilità smette di essere una condanna e diventa consapevolezza. Tra insonnia, scrittura e ferite ancora aperte, il pezzo attraversa il buio senza negarlo, fino ad arrivare a una presa di responsabilità: il proprio posto nel mondo non è promesso da nessuno, va costruito.

    Con un sound e un ritornello dal tono intimo ma determinato, “Nelle mie mani” è una dichiarazione silenziosa di rivincita: senza arroganza, ma con fame e verità.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Nelle mie mani è nata alle tre di notte, in uno di quei momenti in cui il silenzio amplifica tutto. È un brano che parte dalla sensazione di sentirsi sbagliato, fuori posto, in ritardo rispetto al mondo. Ma non volevo scrivere l’ennesima canzone sulla sofferenza: volevo scrivere il momento esatto in cui smetti di subirla. Nel testo c’è la mia parte più fragile, quella che si mette in discussione, che si sente un mostro, che si fa male da sola. Ma c’è anche la parte che non accetta di restare ferma. Quando scrivo il mio posto sarà nelle mie mani non è una frase motivazionale: è una presa di responsabilità. È il passaggio da spettatore a protagonista. In studio abbiamo lavorato molto sulle dinamiche, lasciando respirare le parole e costruendo un crescendo emotivo che accompagnasse questa trasformazione. Non volevo un brano aggressivo, ma nemmeno rassegnato. Doveva avere dentro la notte, ma anche la promessa del giorno dopo. Questo pezzo si inserisce nel mio progetto come un punto di svolta: continuo a raccontare la fragilità, ma da una prospettiva diversa. Non più solo come ferita, ma come energia che può ribaltare i piani. Se qualcuno ascoltandolo si sente perso, vorrei che arrivasse questo messaggio: non è il mondo a decidere dove sarà il tuo posto. A un certo punto diventa una scelta. E quella scelta è nelle tue mani.”

     

     

    Biografia

    Sgvmo, classe 1996, lavora al suo progetto artistico da oltre quindici anni. Inizia a scrivere testi a 13 anni, utilizzando il rap come primo strumento per dare forma a pensieri, inquietudini e conflitti interiori: quella che nasce come esigenza personale diventa, nel tempo, un percorso strutturato e consapevole.

    Cresciuto con l’influenza del rap italiano più introspettivo, trova riferimenti nella profondità lirica di Marracash, nella scrittura emotiva di Claver Gold e nell’attitudine di Axos. Parallelamente, sviluppa una forte attrazione per l’urban pop internazionale e per artisti come Drake e The Weeknd, che influenzano la sua evoluzione verso sonorità più melodiche e contemporanee.

    Negli ultimi anni, il suo stile si è trasformato in una sintesi tra rap e cantato, con un’identità sonora che unisce introspezione, atmosfere cupe e aperture melodiche. Lo studio del canto gli ha permesso di affinare tecnica e interpretazione, consolidando un approccio sempre più maturo alla scrittura e alla performance. Ha portato il suo progetto live in diversi locali e contest, costruendo un rapporto diretto con il pubblico e sviluppando una dimensione dal vivo intensa e intima, coerente con il suo immaginario artistico.

    Tra i brani più rappresentativi del suo percorso si segnalano: “Brani nel cloud”, “Moncler”, “Idee” e “Svegliami” (disponibili su Spotify, Apple Music e tutte le principali piattaforme digitali).

    Il suo target principale è composto da uomini e donne tra i 16 e i 35 anni, una generazione che vive pressione sociale, fragilità emotiva e bisogno di autenticità. La sua musica parla a chi si sente fuori posto, a chi combatte con l’ansia, con il senso di inadeguatezza e con la paura di non essere abbastanza.

    L’obiettivo di Sgvmo è costruire un progetto artistico capace di lasciare un segno reale nel panorama urban pop italiano, portando al centro la fragilità come forma di verità e non come debolezza. Nei prossimi anni punta ad ampliare in modo significativo la propria fanbase, consolidare un’identità sonora riconoscibile e trasformare il live in uno spazio emotivo condiviso, dove il pubblico possa sentirsi rappresentato senza filtri.

    L’ambizione è costruire una carriera solida e duratura, capace di crescere nel tempo e di parlare a una generazione che ha bisogno di autenticità, profondità e coraggio emotivo.

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  • “Upside” dei Nexus & Gabry Seth, un’elettronica che vuole far pensare oltre che ballare

    L’elettronica, quando supera il perimetro cinetico della cassa dritta andando oltre l’anestetico da dancefloor, si sporca inevitabilmente le mani con la realtà. Dopo “Love in Time”, riflessione sul tempo come spazio relazionale, i Nexus tornano con “Upside”, un brano che dirotta l’attenzione dalla dimensione esterna a quella interiore.

    Oltre a suonare come una club track dal sapore internazionale, questa release è l’approdo di una convergenza naturale nata tra i corridoi del Tour Music Fest. Qui, tra Bologna e San Marino, l’incontro del duo Alto Vicentino con il producer riccionese Gabry Seth ha innescato una sintonia produttiva che ha permesso di fondere background distanti in un unico, coerente ecosistema di suoni.

    “Upside” ha preso forma da un approccio tanto affascinante quanto impervio: quello della conoscenza di sé attraverso il ribaltamento delle proprie certezze. Il concetto di “Upside Down” descritto dagli artisti coincide con lo smarrimento di chi vede il presente confondersi sistematicamente con il passato. È l’accettazione di un caos dove oggi e ieri si sovrappongono, un sabotaggio delle proprie sicurezze necessario per smettere di fuggire e ritrovare, finalmente, una direzione che sia totalmente propria.

    Per trovarsi davvero, suggerisce il brano, occorre infatti attraversare l’instabilità. Occorre accettare l’inversione di quelle coordinate interiori che definiscono l’equilibrio, osservando le paure che solitamente releghiamo nel cono d’ombra della coscienza. Un viaggio nel sé che gli artisti stessi definiscono “quasi paranormale”, un cammino in cui l’identità emerge in tutta la sua interezza solo dopo aver avuto il coraggio di guardare il proprio abisso.

    La voce di Martina Gaetano (Anyma Blue), autrice e interprete del testo è un’ancora umana, materica, in questa sorta di “catarsi elettronica”. Il richiamo alle «angel’s wings», le ali d’angelo, simboleggia la purezza residuale che si frantuma sotto il peso di una risalita obbligata. La produzione, curata nei minimi dettagli, avvolge le parole in una trama digitale che passa da momenti di divergenza a drop liberatori, rendendo udibile il processo di frammentazione e successiva ricomposizione dell’identità.

    Il brano rompe il cliché della dancefloor-fillers a tutti i costi: qui il suono è progettato per destabilizzare. È sound design applicato alla psiche, dove ogni distorsione e ogni cambio di ritmo servono non solo a far ballare, ma a dare sostanza, una forma fisica, al passaggio tra chi eravamo e chi stiamo diventando.

    I Nexus portano così il loro genere di riferimento fuori dal recinto del disimpegno, perché scelgono di non vendere l’ennesima illusione di onnipotenza da dancefloor. Lontano delle aspettative del mercato, dove l’elettronica mainstream si è ridotta a un rassicurante rumore bianco per distrarre le masse, “Upside” chiede all’ascoltatore di restare nudo di fronte al proprio disordine. Il beat non è più un fine, ma un mezzo, un bisturi che asporta le sovrastrutture di chi ha paura di guardarsi dentro. E il club, automaticamente, da non-luogo di fuga diventa lo spazio in cui si scende a patti con i propri fantasmi.

    Spostare l’asse sul piano dell’introspezione significa dare una nuova dignità intellettuale che il clubbing ha smarrito negli ultimi anni tra algoritmi e drop fotocopia. Nel bel mezzo di un intrattenimento sempre più anestetizzato, i Nexus e Gabry Seth decidono di non essere accomodanti, proponendo un’inversione di rotta in cui l’elettronica torna a essere una vera e propria collisione frontale con la realtà, uno strumento di indagine che incide sulla pelle di chi ascolta.

    «L’“Upside Down”, per come lo intendiamo noi, è quel corto circuito che ti fa perdere la traccia principale. È quando tutto cade a pezzi e devi avere il coraggio di restare in quel disordine per capire chi sei veramente.» – Nexus.

    A sigillare questa narrazione interviene il videoclip ufficiale firmato da Nicholas Baldini e presentato in anteprima su Sky TG24, un lavoro che tronca ogni legame con l’estetica rassicurante del passato. Baldini non si accontenta di illustrare il brano, ma ne amplifica la portata psicologica seguendo il percorso della protagonista — interpretata da Melissa Gadani— in un’estensione visiva di quel viaggio “paranormale” descritto nel testo. Le immagini lavorano in simbiosi con i suoni viscerali della produzione per inglobare l’ascoltatore in un’esperienza di scoperta interiore, trasformando il video in un dispositivo che forza lo sguardo verso la parte più inesplorata della propria coscienza.

    Nato dalla sintonia istintiva tra il duo vicentino e il producer romagnolo, “Upside” è la prova che anche su un dancefloor si può raccontare una deriva personale. Pur consapevole della storia dell’universo elettronico, il brano rivendica un’identità inedita. È l’anticipazione di un panorama possibile in cui la musica dance smette di essere puro intrattenimento e torna a incidere sulla percezione, sulla sensibilità, sull’immaginario di chi ascolta.

  • Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini nel laboratorio musicale Free For Music con i detenuti

    Un confronto diretto sul valore del tempo, sugli errori e sulle possibilità di riscrivere il proprio percorso. Sono questi i temi su cui si è sviluppato il terzo appuntamento di Free For Music, il laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer, che coinvolge i detenuti della Casa Circondariale Sanquirico di Monza in un progetto di scrittura, produzione e formazione musicale.

    Dopo i primi incontri che nei mesi scorsi hanno portato all’interno dell’istituto artisti come Lazza e Fedez, l’iniziativa è proseguita con un nuovo momento di confronto che ha coinvolto Emis Killa, Jake La Furia e Camilla Ghini – questi ultimi due colleghi a Radio 105, dove insieme a Daniele Battaglia conducono il programma “105 Take Away”, tra le trasmissioni più seguite della fascia pomeridiana.

    Come nei precedenti appuntamenti, la giornata si è articolata in due momenti distinti. In una prima fase, gli ospiti si sono confrontati con un ampio gruppo di detenuti su aspetti che, all’interno di un carcere, assumono un significato ancora più concreto: gli errori, il giudizio sociale, la possibilità di cambiare, il rapporto con il tempo e il senso della libertà quando questa viene sottratta. A seguire, i ragazzi che hanno aderito al laboratorio hanno presentato e fatto ascoltare i propri brani, condividendo il lavoro portato avanti negli ultimi mesi e ricevendo osservazioni, stimoli e consigli.

    La presenza di Camilla Ghini ha portato all’interno del penitenziario uno sguardo diverso, giovane e femminile, particolarmente significativo in un contesto come quello carcerario. Il confronto con una professionista attiva nel mondo dei media ha offerto ai presenti una prospettiva ulteriore sul lavoro, sulla responsabilità personale e sulle possibilità di creare una carriera partendo dalle proprie passioni.

    Tra i temi più discussi è emerso il rapporto tra errori e responsabilità. Durante l’incontro è stato più volte sottolineato come sbagliare faccia parte della vita, ma anche come il reinserimento nella società debba poter diventare un processo effettivo e non solo concettuale. In questo senso, il tempo trascorso in carcere può trasformarsi in uno spazio utile per acquisire e implementare competenze per il futuro.

    Proprio sul valore del tempo si è soffermato Jake La Furia, che ha invitato i detenuti a utilizzarlo nel modo più consapevole possibile:

    «Leggete qualsiasi cosa. Anche libri che all’inizio possono sembrarvi lontani da voi. La lettura apre la mente e può offrirvi idee e prospettive che non immaginate.»

    Alla domanda su cosa serva oggi a un artista per fare successo nella musica, il rapper milanese ha aggiunto un altro elemento chiave:

    «Se fai musica pensando solo al successo hai già perso. La musica deve prima di tutto divertire chi la fa. Quando ti diverti davvero, questa cosa arriva anche a chi ti ascolta. Le persone devono identificarsi in quello che racconti; per questo è fondamentale parlare di quello che conosci, di quello che hai vissuto o che vivi davvero. Se racconti qualcosa che non ti appartiene, la gente se ne accorge subito. La credibilità è fondamentale.»

    Camilla Ghini ha poi richiamato l’attenzione sul valore del sacrificio e della costanza, ricordando come la passione – nella musica come nella radio o in qualsiasi altro ambito professionale – non possa prescindere da disciplina e impegno quotidiano. Un intervento che ha completato il discorso, evidenziando quanto fare ciò che si ama sia prezioso, ma farlo seriamente è ciò che permette di trasformarlo in un lavoro.

    Emis Killa, al suo terzo incontro con i partecipanti al laboratorio, ha evidenziato l’importanza di assumersi la responsabilità delle proprie scelte senza lasciare che gli errori definiscano per sempre una persona:

    «Nella vita tutti sbagliano. La differenza sta in cosa fai dopo. Gli errori non spariscono, ma possono diventare il punto da cui ripartire. L’importante è non smettere di lavorare su sé stessi e non convincersi che la propria storia sia già scritta.»

    Il rapper di Vimercate, soffermandosi sul valore delle seconde possibilità, ha invitato i ragazzi a non considerare mai definitivo il punto in cui si trovano oggi, incoraggiandoli a continuare a lavorare sulle proprie potenzialità.

    Tra le preziose riflessioni emerse, c’è stata anche quella sul rapporto con il denaro. Jake La Furia, Emis Killa e Camilla Ghini hanno sottolineato come i soldi siano uno strumento necessario per sostenere le proprie scelte e realizzare progetti e desideri. Allo stesso tempo, però, non possono diventare l’unica misura delle decisioni o delle aspirazioni personali. Imparare a sviluppare un rapporto sano con il denaro, senza diventarne dipendenti o inseguirlo come unico obiettivo, è una condizione indispensabile per mantenere la propria autonomia.

    Anche in questo terzo appuntamento, la musica è andata ben oltre l’intrattenimento, confermandosi una possibilità concreta di confronto e di espressione, capace di offrire strumenti nuovi per rileggere il proprio percorso.

    Free For Music si prepara ora a una nuova tappa importante. Il 27 marzo 2026 uscirà infatti l’album che raccoglie i brani scritti e interpretati dai detenuti, portando all’esterno il lavoro nato nell’istituto e trasformando l’esperienza del laboratorio in una vera produzione musicale.

    Come sottolineato da Paolo Piffer, responsabile esterno della supervisione socio-educativa, Free For Music affida alla musica un ruolo centrale nel favorire una ricodifica delle storie personali e nello sviluppo di competenze che, oltre alla dimensione formativa, possono aprire anche a prospettive future.

    La realizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione delle istituzioni e al lavoro dei funzionari giuridico-pedagogici, della coordinatrice dott.ssa Mariana Saccone, della dott.ssa Elena Balia e della dott.ssa Laura Fumagalli, insieme alla Direzione, agli educatori e alla Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, che hanno seguito ogni fase organizzativa.

    Free For Music è pensato come un percorso continuativo, destinato a proseguire all’interno del carcere di Monza e ad aprirsi progressivamente anche ad altri istituti penitenziari che hanno manifestato interesse, con interlocuzioni e pratiche già avviate.

    Immagini e video sono stati realizzati dalla fotografa Aurora Ingargiola.