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  • “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “The Flak” (Overdub Recordings e Cime Sonore), il nuovo singolo dei JaydeeQ, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio.

    “The Flak” è un brano synth pop con contaminazioni dubstep, frenetico e ansiogeno, che si rivela infine come un brutto sogno. La fusione tra breakbeat, sintetizzatori aspri, attitudine punk e vocalità urlata lo avvicina ai filoni più estremi dell’elettronica, tra digital hardcore, punk step e sfumature aggrotech.

    Il testo, che si apre con “Run, run, run”, introduce immediatamente un senso di urgenza: la canzone vive di velocità e tensione. La voce si incastra tra glitch ed esplosioni sonore, diventando essa stessa un elemento percussivo.

    Spiega la band a proposito della nuova release: “The Flak è il brano dell’album che più strizza l’occhio al dancefloor. Abbiamo scelto i suoni del synth pop anni 90 ma cercando al contempo di ricreare le primissime sonorità synth degli anni 60 e 70, di pionieri dell’elettronica come Jean Jacques Perrey, Bruce Haack, Dick Hyman. Quando abbiamo scritto il testo ci siamo ispirati al cartone Disney di Paperino Der Fuehrer’s Face uscito nel 1943 in piena Seconda Guerra Mondiale, il più famoso esempio di cartone animato di propaganda antinazista. Questa curiosità spiega anche lo strano titolo della canzone: Flak è l’abbreviazione di Flugabwehrkanone, che era il principale e più temibile cannone da contraerea usato dal terzo reich. Il protagonista del testo deve correre a distruggere il cannone: è la sua corsa disperata per completare la missione di sabotaggio che dà il ritmo incalzante all’intero pezzo”.

    Il videoclip di “The Flak”, girato da Sergio Pozzi negli studi de “La Bucaniera” a Melle (CN), prende forma nel corso di un’intensa singola nottata di riprese. L’idea visiva è immediata ma altamente simbolica: le immagini evocano non solo l’attitudine live della band, ma anche i temi affrontati nel brano — la guerra, passata o futura, la distorsione della realtà, l’incubo distopico e il brainwashing che trasforma gli individui in automi. Questi elementi emergono attraverso le riprese di schermi catodici, sui quali si sviluppa un secondo livello narrativo del video.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=d-iD9oOLcTg

    Biografia

    JaydeeQ è un progetto elettronico nato nel 2025 dall’incontro tra Salvatore Marano (synths e keys), Jacopo Trivero (synths e voce) e Diego Lacaille (drum pads). Il trio si distingue per un approccio fuori dagli schemi: nessun DJ set, ma performance costruite esclusivamente con strumenti suonati in tempo reale, riportando al centro la dimensione fisica e performativa dell’elettronica.

    Il sound di JaydeeQ attraversa territori che spaziano dal new rave all’electro punk, dalla psytrance all’EBM e IDM, fino a suggestioni post new wave, electro-industrial e kraut rock. Un’identità sonora stratificata che unisce energia clubbing e ricerca timbrica.

    Il progetto prende forma all’interno di Cime Sonore, collettivo creativo radicato in Val Varaita, e si sviluppa negli spazi de La Bucaniera, hub dedicato alla produzione musicale e alle residenze artistiche. Proprio qui nasce il primo album, frutto di dodici mesi di lavoro tra studio e club, in uscita il 5 giugno 2026 per Overdub Recordings.

    Il singolo d’esordio, “Alien Song”, disponibile in digitale dal 31 marzo, vede la collaborazione di PirATK, che contribuisce con synth e drum machine, ampliando ulteriormente la palette sonora del progetto.

    Tra le principali influenze figurano David Bowie (periodo Low), The Prodigy, Underworld, The Chemical Brothers e Kraftwerk, insieme a riferimenti colti come Johann Sebastian Bach e Luciano Berio.

    Oltre alla dimensione discografica, JaydeeQ guarda ad un percorso multidisciplinare: colonne sonore, collaborazioni con teatro, danza e arti visive. Anche l’attività live segue questa direzione, privilegiando pochi appuntamenti selezionati, pensati come esperienze immersive tra club, festival e contesti artistici.

    Dopo “Alien Song”, “The Flak” è il nuovo singolo dei JaydeeQ pubblicato da Overdub Recordings e Cime Sonore disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 maggio e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio.

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  • Dalla felicità di plastica al caos generazionale: Priscilla Marvel anticipa l’EP “Donna Ostile” con un brano sul presente che brucia

    «Come faccio a fare un figlio su questo pianeta che muore?». Basta questa domanda per misurare lo stato attuale di una generazione che ha smesso di pensare al futuro come a una promessa e ha iniziato a percepirlo come un carico ulteriore. Priscilla Marvel apre così “Ufficio Caos”, il suo nuovo singolo per Alka Record Label: una sentenza che cade come una scure sulla retorica del futuro a ogni costo.

    Il brano nasce da quella fase dell’età adulta in cui, almeno sulla carta, dovrebbero iniziare ad esistere carriere avviate, case, famiglie, decisioni stabili, traiettorie definite. E invece, per molti trentenni, resta una scrivania occupata da fogli pieni di scarabocchi, progetti mai messi a terra, notifiche, notizie che arrivano da un mondo sempre più difficile da decifrare. Priscilla Marvel dà un nome a questa condizione: “Ufficio Caos”. Non un luogo fisico, ma una stanza mentale, un archivio disordinato di paure, rinvii, desideri di fuga e responsabilità impossibili da evadere.

    Se con il precedente singolo “Cuore di panna” avevamo assaggiato la disillusione zuccherina del burnout, qui siamo di fronte a una cronaca spietata dell’immobilismo esistenziale, un’istantanea sul momento in cui la spossatezza diventa immobilità e il rumore del mondo resta acceso anche se si smette di leggere le notizie. Il telegiornale perde apprensione perché la sensazione di allarme è già filtrata nella vita privata, nel corpo, nel modo di guardare una scrivania, una città, una possibilità.

    «Non so immaginare nemmeno un futuro migliore» canta l’artista, sventando ogni tentazione di edulcorare il messaggio. Non c’è traccia di vittimismo; non c’è spazio né per la commiserazione né per un’empatia di maniera che renda l’asfissia presente una valuta di scambio sociale. C’è, piuttosto, la constatazione asciutta di una generazione cresciuta dentro una sequenza continua di crisi: economiche, climatiche, politiche, sociali, abitative, lavorative. Una generazione a cui è stato chiesto di scegliere, progettare, performare, reagire, reinventarsi, mentre il quadro generale diventava sempre meno governabile. Una generazione che ha smesso di cercare risposte nel domani, semplicemente perché il domani sembra aver smesso di esistere.

    In “Ufficio Caos” la crisi climatica entra immediatamente, nella prima domanda, accanto alla possibilità di generare vita. La maternità, anziché essere trattata come scelta personale isolata, viene narrata come interrogativo storico-sociale: cosa significa pensare a un figlio quando il pianeta brucia, le città diventano invivibili, la politica appare distante, il lavoro non garantisce più una direzione e perfino immaginare un domani sembra uno sforzo fuori portata?

    Il brano non vuole dare una risposta preconfezionata; al contrario, lascia che il quesito rimanga aperto, perché è proprio nell’assenza di soluzione che si riflette il fallimento di un sistema che ha esaurito le sue narrazioni consolatorie. “Ufficio Caos” non si limita a raccontare la paura di una donna davanti al futuro, ma si addentra nella difficoltà comune di progettare una vita in un tempo che sembra smentire ogni progetto prima ancora che possa prendere forma.

    Dalla crisi climatica alla deriva politica, la complessità del presente diventa tale da indurre a un volontario isolamento sensoriale: «Non leggo più le notizie, non guardo nemmeno il telegiornale». È la resa di chi ha capito che la rivoluzione è impossibile se l’energia vitale viene cannibalizzata da un sistema che non offre vie d’uscita valide.

    «Questa canzone nasce dal bisogno di dare voce a una generazione che si sente senza speranze» dichiara Priscilla Marvel, sottolineando come la pressione sociale di dover ordinare la propria vita si scontri con un mondo che, fuori dalle finestre, letteralmente brucia.

    «Brucia la città, ma un bicchiere d’acqua mi salverà» è il verso che evidenzia la sproporzione tra la dimensione dell’emergenza e la piccolezza dei mezzi a disposizione. Fuori tutto sembra sgretolarsi e crollare, dentro resta l’istinto, seppur minimo, di sopravvivenza: un bicchiere d’acqua contro una città che brucia. Il desiderio di leggerezza contro il presente che accumula fardelli. In questa sproporzione si muove l’intero brano, nella narrazione di chi sa troppo per fingere serenità, ma troppo poco per sentirsi in grado di intervenire davvero.

    «Per molto tempo ho cercato di ordinare la mia vita, la mia carriera e i miei pensieri – prosegue Priscilla Marvel –. Questo brano parla di una generazione che a trent’anni dovrebbe avere progetti e invece si ritrova spesso spaventata, con la sensazione di non sapere più quale direzione prendere. Accettare il caos, anche quello interiore, per me significa smettere di fingere che vada tutto bene.»

    Dentro questa dichiarazione c’è l’intero significato del pezzo: non la rinuncia, ma la fine della finzione. “Ufficio Caos” non pretende di risolvere ciò che racconta. Non trasforma la paura in mantra motivazionale. Le dà spazio, la organizza in forma musicale, la sottrae alla vergogna. Se la comunicazione degli ultimi anni chiede continuamente efficienza, positività, operatività e capacità di reazione, Priscilla Marvel sceglie di portare in primo piano la quotidianità di molti suoi coetanei: la confusione, la stanchezza, l’incertezza, il bisogno di leggerezza come strategia di conservazione.

    Il risultato è un brano in cui la domanda su un figlio diventa domanda sul pianeta, la scrivania il campo su cui si accumulano le rovine delle promesse mancate, il mare l’unica immagine ancora capace di offrire respiro. La crisi dei trent’anni diventa così la sintesi di un tempo che chiede adultità senza aver garantito stabilità, responsabilità senza aver consegnato strumenti, scelta senza aver lasciato vere alternative.

    La produzione, affidata ancora una volta al tocco di Velli (Valentina Samberisi), sostiene un testo che oscilla tra il desiderio primordiale di fuga — verso quel mare che resta l’unica promessa di leggerezza — e la consapevolezza di non avere un luogo dove nascondersi. Mix e master sono curati da Luca Pretorius, conferendo al brano una densità sonora coerente con il suo impianto, senza sacrificare immediatezza e tenuta melodica.

    Priscilla Marvel celebra l’accettazione del disordine interiore come unico strumento per non farsi annientare. È una battaglia persa in partenza, forse, ma raccontarla significa smettere di essere soli dentro quel caos. È anche in questa scelta musicale che l’artista conferma la propria identità: non appesantire i temi che affronta, non trasformarli in predica, non chiedere alla canzone di spiegare il mondo. Piuttosto, farli entrare in un lessico pop, in frasi che restano addosso perché sembrano già pensate da molti, ma difficilmente pronunciate senza imbarazzo.

    Con “Ufficio Caos”, la cantautrice modenese prosegue il percorso che porterà all’EP “Donna Ostile”, aggiungendo un nuovo tassello a un progetto nato per raccontare l’oggi senza addolcirlo. Questa nuova release è una canzone politica nel senso più concreto del termine: parte da una stanza, da una scrivania, da una donna che guarda il proprio disordine e capisce che non è soltanto suo. Una canzone pop che riesce a dire, con apparente semplicità, che il futuro non è scomparso per mancanza di desiderio, ma perché a molti è stato consegnato già pieno di cenere.

  • “Principesse perse” è il nuovo singolo di Tommaso Bebi

    Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Principesse perse”, il nuovo singolo di Tommaso Bebi.

    “Principesse Perse” è un brano che si distingue per la sua capacità di muoversi in equilibrio tra la critica sociale e il pop elettronico più attuale. Attraverso una narrazione vivida, l’artista dipinge il ritratto di una società sospesa, che corre freneticamente all’interno di una “city” cercando di conciliare il desiderio di realizzazione personale con la cruda necessità di sopravvivere alla realtà quotidiana.

    Il cuore del brano risiede nel contrasto, un elemento che Bebi esplora in ogni sua sfumatura: dalle aspettative che si scontrano con la realtà, fino alla distanza tra l’apparenza superficiale e la sostanza dei valori umani. Le “principesse perse” che danno il titolo alla canzone sono figure metaforiche: rappresentano tutti quegli individui che, tra regni smarriti e corone cadute, si ritrovano ad affrontare difficoltà concrete e crescenti.

    Questa dualità si riflette perfettamente nella struttura artistica. Da un lato, la produzione musicale è travolgente: una fusione di ritmi latini, funky e house che strizza l’occhio alle logiche radiofoniche e ai tormentoni estivi. Dall’altro, il testo nasconde una critica profonda al sistema moderno, colpevole di alimentare contrapposizioni faziose solo per ottenere viralità e consenso. Anche il linguaggio scelto sottolinea questo gioco di opposti, accostando termini modernissimi come “city” a vocaboli desueti come “ori” e “vesti”, invitando l’ascoltatore a guardare oltre la superficie.

    In definitiva, “Principesse Perse” si configura come un inno alla resilienza urbana. È l’invito a continuare a ballare sotto i riflettori anche quando si sente il “veleno nel ventre” della rabbia o si stringe tra le mani la “polvere” delle poche possibilità. L’obiettivo di Tommaso Bebi è ambizioso ma nobile: unire sotto la stessa melodia chi cerca solo una canzone spensierata per l’estate e chi desidera fermarsi a riflettere, ricordando a tutti che, nonostante le ferite del mondo moderno, restiamo tutti “Principesse”.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Principesse Perse rappresenta per me il punto di massimo sforzo, sia a livello organizzativo che realizzativo. Ho cercato di curare ogni minimo dettaglio della musica e della promozione mettendo in campo tutto me stesso, nonostante le risorse scarse — quasi assenti — in termini di tempo e budget. Il mio obiettivo con questo brano è fare un vero salto di crescita; non vivo il successo come un’ossessione, ma credo sia fondamentale che la propria musica venga ascoltata, specialmente quando porta con sé un messaggio sociale così forte, quasi un grido di responsabilità. La mia sfida più grande è stata creare qualcosa di memorabile senza cadere nei soliti cliché del sole, cuore, amore. Qualcuno potrà pensare che un pop così impegnato non possa funzionare, ma io sono testardo e ho voluto provarci lo stesso. Desidero che le persone possano canticchiarla facilmente, perché la memorabilità è la vera cassa di risonanza per il messaggio che voglio trasmettere. Il percorso verso l’uscita, fissata per l’8 maggio dopo vari rinvii, è stato un vero cammino a ostacoli, pieno di imprevisti risolti con soluzioni arrangiate. C’è un’immagine che porto nel cuore e che riassume perfettamente il mood di questo progetto: eravamo a teatro per girare il video e la macchina del fumo si è guastata per il surriscaldamento. Senza possibilità di sostituirla e con i minuti contati, mi sono ritrovato con un phon in mano a cercare di raffreddarla per permettere al fumo di riempire la scena. Ecco, questo è “Principesse Perse”: la capacità di adattarsi alle difficoltà della vita, superando il panico con un sorriso e continuando, nonostante tutto, a cantarci e ballarci sopra.”

    Il videoclip di “Principesse perse” nasce dalla collaborazione con il regista Niccolò Lorini, reduce dal successo del suo ultimo film “Il Dono”, distribuito su RaiPlay. Lorini vanta una solida esperienza nell’ambito dei video musicali, avendo già lavorato con artisti del calibro di Sal Da Vinci, Bianca Atzei, Tormento e Ivana Spagna.

    Il video è ambientato nel teatro di Rapolano Terme, un piccolo gioiello nella provincia senese. Proprio l’ambientazione teatrale permette di sfruttare un patto narrativo che vede la personificazione delle “Principesse” in una bambina che affronta con coraggio ed energia il proprio percorso di crescita. La piccola rappresenta la parte più pura dell’artista, che condivide con lei dubbi e paure, invitandola però a “ballarci sopra”. Nel corso del video, la bambina immagina il proprio ruolo sociale e professionale, talvolta in modo quasi caricaturale, ponendosi interrogativi su come deciderà di essere “da grande”. La seguiamo così nella sua evoluzione, da neonata ad adulta, tra banchi di scuola e scrivanie, in un costante passaggio tra studio e lavoro.

    Alla fine, la Principessa sceglie di abbracciare l’artista nel ballo della vita, focalizzando l’attenzione sulla libertà di scelta: l’invito è quello di rimanere “Principesse”, e quindi conservare la propria nobiltà d’animo, anche in una società che fa di tutto per farci smarrire.

    Il regista ha scelto di girare il video “al contrario”, ovvero con le spalle rivolte al pubblico. Questa intuizione, nata in corso d’opera, ha permesso di creare una scenografia particolarmente suggestiva grazie a un gioco caravaggesco di luci e ombre. Una scelta che è apparsa fin da subito coerente con le contraddizioni e i contrasti su cui si fonda l’intero impianto artistico e narrativo del brano.


    Guarda il videoclip su YouTube:
    https://youtu.be/KUxvrClwydw

    BIO

    Nato a Poggibonsi e cresciuto ad Arezzo nel 1988, Tommaso Bebi ha costruito la propria vita su un solido senso del dovere, dedicandosi prima a una brillante carriera accademica e poi a quella professionale. Nel 2011 scrive e registra il suo primo album, “Solo un’utopia”, che sceglie però di non pubblicare, lasciandolo nel cassetto per oltre dieci anni. La sua vita si sposta tra Roma e Milano, dove si afferma come manager di un’azienda Tech, lasciando inizialmente poco spazio all’espressione artistica a causa di una routine frenetica e formale.

    Oggi Tommaso ha deciso di non nascondere più la sua passione per il canto e la scrittura. La sua filosofia è chiara: si può essere se stessi e fare musica con autenticità, senza l’ossessione del successo a ogni costo o il timore del giudizio. Se di giorno riveste il ruolo di manager, di notte ritrova la sua dimensione cantautoriale, conciliando la musica con le responsabilità familiari. La sua è una sperimentazione curiosa che affonda le radici in generi diversi, dal metal dei Manowar al funk, ma che trova la sua vera costante nel cantautorato italiano, con una particolare attenzione ai testi e ai messaggi profondi nascosti dietro narrazioni semplici.

    La sua produzione è varia e coerente al tempo stesso. Già nel 2011 si era fatto notare con “Sabato Mattina”, brano swing e ironico presentato a Sanremo Social, che ottenne un ottimo riscontro radiofonico. Successivamente, la nascita della figlia ispira “La Nascita di Giancamilla”, una canzone pop dolce e autoironica che segna il suo effettivo ritorno alla scrittura. Il vero manifesto del suo nuovo corso artistico è però “37 e mezzo”: un brano introspettivo che celebra il “delirio lucido” della presa di coscienza. Qui l’età diventa uno stato febbrile che spinge alla ribellione contro gli schemi quotidiani e le maschere sociali, invitando chiunque si senta intrappolato a riprendere in mano le proprie passioni.

    Per portare avanti questo progetto, Tommaso fonde le sue due anime: il cantautore si affida alle capacità organizzative del manager, costruendo un team professionale che include realtà come la Red&Blue di Marco Stanzani per le PR e il regista Niccolò Lorini per i videoclip. Con un target che spazia dai 12 ai 45 anni (con una leggera prevalenza femminile), Tommaso punta a un’affermazione che gli permetta di autofinanziare la propria produzione artistica in modo costante, mantenendo vivo il sogno di traguardi ambiziosi come il disco d’oro o il palco di Sanremo. L’obiettivo ultimo resta quello di raccontare una profondità accessibile, dove la musica diventa uno strumento di libertà e di nuovo inizio.

    “Principesse perse” è il nuovo singolo di  Tommaso Bebi disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026. 

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  • “Girasole d’inverno” è il nuovo singolo di Rossella

    Dall’8 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “GIRASOLE D’INVERNO”, il nuovo singolo di ROSSELLA per FDAM/Altafonte.

     

    “GIRASOLE D’INVERNO” è un brano che scava nelle pieghe della vulnerabilità umana per raccontare quel delicato passaggio che va dalla paura di restare feriti alla riscoperta della fiducia negli altri. Il pezzo si presenta come un viaggio emotivo profondo, rivolto a chiunque abbia sperimentato lo smarrimento e la successiva rinascita grazie a un incontro capace di farci sentire nuovamente “a casa”.

    Il cuore del brano risiede nella potente metafora del titolo: essere un girasole che non teme il freddo rappresenta la capacità di mantenere accesa la propria luce interiore anche nelle fasi più rigide e complesse dell’esistenza.  La canzone si sviluppa come un dialogo intimo, fatto di immagini vivide e domande profonde e insolite, che esplorano la fragilità umana e il bisogno di connessione autentica. Nel ritornello il brano celebra lo sguardo come veicolo di scambio profondo tra gli esseri umani, capace di comunicare anche più delle parole. ROSSELLA utilizza un linguaggio poetico e viscerale per descrivere il desiderio di essere finalmente visti e riconosciuti, superando quel senso di invisibilità derivato dal troppo tempo passato a nascondersi (“ho giocato così tanto a nascondino col mondo / che lui non mi ha più trovata e che io ho perso la voce”). In questo scenario, l’amore non è dipinto come una perfezione astratta, ma si rivela al tempo stesso rifugio e sfida: uno spazio imperfetto in cui due fragilità scelgono di accogliersi reciprocamente (“e più non so se mi potrò fidare / più mi sento a casa”).

    Sotto il profilo musicale, la produzione di Tommaso Sgarbi traduce queste sensazioni in un’atmosfera pop dal respiro cinematografico. La composizione segue un crescendo emozionale che parte dalla delicatezza di una chitarra acustica arpeggiata per poi esplodere in un ritornello liberatorio, dove la voce di ROSSELLA carica il testo di un’urgenza comunicativa quasi tangibile. A completare l’opera interviene il tocco artistico dell’illustratrice Alessia Paris, che nella cover art sintetizza visivamente il messaggio del singolo ritraendo l’artista su un grande girasole che brilla in un paesaggio innevato, simbolo di una speranza che non si arrende all’inverno dell’anima.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Questo brano è nato di getto dopo una chiacchierata con un caro amico: mi raccontava di un amore che, pur essendo splendido, lo metteva di fronte alle proprie resistenze. Mi interessava illuminare i contrasti che viviamo quando l’amore bussa alla nostra porta, perché accettare la bellezza dopo tanta sofferenza può essere complicato. Spesso proviamo trasporto e voglia di scappare nello stesso istante, ma in questa tensione tra opposti la scelta resta nostra: in fondo, accettiamo l’amore che pensiamo di meritare. C’è una frase nel testo che per me rappresenta una messa a nudo totale e riguarda il periodo in cui avevo giocato così tanto a nascondino col mondo da perdere la mia stessa voce. Scriverla mi ha fatto male, ma oggi provo gratitudine per quella Rossella che ha deciso di credere nella propria scintilla anche quando intorno era inverno. Essere un ‘girasole d’inverno’ significa proprio questo: riaccendere la propria luce interiore, consapevoli che l’amore salva solo se decidiamo di spalancare il cuore, non perché qualcuno dall’esterno ci ‘accenda’ passivamente. In questo percorso, lo sguardo reciproco diventa fondamentale; guardarsi dritto negli occhi è un atto rivoluzionario che permette di scambiarsi interi mondi interiori, comunicando più di mille parole. Per la parte visiva, pur sapendo che in natura i girasoli d’inverno si seccano, ho voluto dare una versione fiabesca e metaforica del concetto, rappresentandolo al massimo del suo splendore in mezzo alla neve. Per questo ho affidato la copertina all’illustratrice Alessia Paris, di cui amo molto lo stile. Anche il lavoro sul versante produttivo e video è stato frutto di grandi intese: la collaborazione con Tommaso Sgarbi è stata intensa, capace di unire strumenti suonati a un sound design fresco, mentre per il video mi sono affidata alla regia del mio storico partner artistico Armando Di Lillo e alla sensibilità di Ilaria Tonali per il montaggio.”

     

     

    Biografia

    ROSSELLA è una cantautrice che racconta, attraverso i suoi brani, i rapporti umani, la crescita personale e il coraggio di seguire i propri sogni. Fin da piccola mostra una profonda passione per la musica studiando canto e pianoforte ed esibendosi in spettacoli teatrali, serate piano bar e piazze cittadine. Durante l’adolescenza inizia a scrivere le prime canzoni, che diventano presto un bisogno irrinunciabile per comunicare sé stessa.

    Dopo aver intrapreso un percorso universitario a Roma, ROSSELLA decide di dedicarsi totalmente al mondo musicale e attoriale. Le sue influenze spaziano da Gianna Nannini a Lady Gaga, da Lucio Dalla a Roberto Vecchioni, dando vita a un sound pop-rock melodico che si fonde con una voce emotiva, vulnerabile e al contempo grintosa.

    Il 28 marzo dello scorso anno è uscito il singolo d’esordio “SEMPRE”, presentato all’Auditorium Parco della Musica, seguito da “MELA A METÀ” (presentato in anteprima su Il Messaggero) e “FILO ROSSO”, brano vincitore del Premio Nazionale Cesare Filangieri e presentato su SkyTG24. Negli ultimi mesi è stata ospite di Rai Radio 2 nel programma Sogni di gloria, di Rai Isoradio in Crossover, di Michele Monina per il format Music Leaks e di Paola Saluzzi per L’ora solare in onda su TV2000. È stata inoltre special guest del TEDxFrosinone, dove ha portato sul palco la sua storia tra parole e musica.

    In meno di un anno ha collezionato oltre 100.000 stream complessivi su Spotify, mentre sul suo canale Instagram (@michiamorossella_) — che ha superato i 30.000 follower in pochi mesi — dà vita a “MusiVersi”, un format in cui fonde musica e spoken word che ha già raggiunto complessivamente quasi 10 milioni di visualizzazioni.

    Attraverso il suo progetto artistico, sostenuto dalla label FDAM con distribuzione Altafonte Italia, ROSSELLA sta costruendo un percorso in cui parole e melodia diventano strumenti essenziali per raccontare i legami umani e la determinazione nel seguire la propria strada. Il management è curato da Fabio Dell’Aversana e Francesco Marchese, mentre la comunicazione e la promozione radio, TV e stampa sono gestite da Red&Blue Music Relations, con il coordinamento di Marco Stanzani e Clarissa D’Avena.

    “GIRASOLE D’INVERNO” è il nuovo singolo di ROSSELLA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dall’8 maggio 2026.

     

     

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  • 21 tracce rap contro l’economia del consumo rapido: Spectrum Vates e il debut album “Resto Fuori”

    Nel rap italiano, oggi, un album di ventuno brani può essere letto in molti modi. Può sembrare un eccesso, una dispersione, oppure una scelta che va in controtendenza rispetto alle logiche delle piattaforme, sempre più orientate alla velocità, alla rotazione continua e a un consumo rapido della musica. Raramente, una durata così ampia coincide con una precisa direzione artistica. “Resto Fuori”, il primo album ufficiale di Spectrum Vates (PaKo Music Records/Believe Digial), non affida questa ampiezza alla quantità, ma alla necessità di sviluppare un discorso compiuto, in cui ogni traccia contribuisce a definire con maggior chiarezza il mondo, l’immaginario, che mette in parola.

    Spectrum Vates, pseudonimo di Giacomo Cassarà, viene da Arezzo, è nato nel 1999 e arriva a questo debut album dopo un percorso in cui la sua abilità lirica aveva già assunto un ruolo centrale. I singoli “Pupille d’alabastro” e “Dimmi perché” raccontavano due movimenti complementari della sua scrittura: da una parte l’amore come fedeltà quotidiana; dall’altra la fine di un legame come accumulo di domande che non trovano una risoluzione. In entrambi i casi, ciò che affiorava non era soltanto una profonda sensibilità tematica, ma un’idea di rap in cui il testo non accompagna la musica, ma ne regge la spina dorsale.

    “Resto Fuori” amplia quella concezione fino a farne un percorso coerente e strutturato. Il disco ruota attorno a tematiche come il dolore, l’assenza, il desiderio, la vergogna, la tenacia, la famiglia, il lutto, il rancore, la voglia di restare in piedi e le attraversa da angolazioni diverse, lasciando che ogni brano aggiunga una sfumatura, un taglio, un frammento ulteriore. Per questo, più che una semplice successione di canzoni, “Resto Fuori” somiglia a una trama narrativa vera e propria, in cui il ricorrere di certe immagini — il fuoco, il nero, il mare, il sangue, il petto, la notte, le crepe, il riflesso — finisce per dare al disco una precisa identità visiva e simbolica.

    Una delle qualità più evidenti del progetto è che la paura, il rancore, il lutto, e la vergogna non vengono mai alleggeriti per diventare subito comprensibili o subito efficaci. In molti casi, nel rap contemporaneo, il dolore finisce per assomigliarsi; qui conserva invece qualcosa di storto, di opaco, di insoluto. “A testa in su” ha l’andamento di una sopravvivenza strappata al giudizio, alla dipendenza, alla deriva mentale, con un movimento che non nasconde la sofferenza ma la porta in primo piano. “Superplastico” torna sull’infanzia, sulle umiliazioni, sulle botte ricevute e sull’idea di una corazza non eroica, ma necessaria. “Antieroi” fa spazio a una stanchezza meno esplosiva e più corrosa, mentre “Oceano” allarga il discorso fino a farne una riflessione sul presente, sul senso di assedio, sul bisogno di nuotare controcorrente in un mare troppo grande per essere davvero arginato.

    Ma “Resto Fuori” non vive soltanto di rabbia, malinconia o resistenza alla pressione. Il disco cambia più volte temperatura e apre uno scorcio sui sentimenti che, invece di fermarsi a un solo registro, si lasciano attraversare da sfumature molto diverse. In “Pupille d’alabastro”, primo estratto del disco, l’amore è scelta quotidiana, reciprocità, profumo di un incontro che continua a riflettersi nel tempo. In “Dimmi perché”, secondo apripista, restano invece le mani, i tagli, i richiami, la serie di frammenti che una storia finita lascia dietro di sé quando le spiegazioni non bastano o non arrivano affatto. “Balaclava” e “DM” trascinano il desiderio su un piano più cupo e più fisico; “Eden” e “Oh my girl” alleggeriscono la densità generale con una luce più aperta, senza però cancellare del tutto l’atmosfera inquieta e instabile che attraversa il progetto fin dall’inizio.

    Il disco acquista poi un rilievo ulteriore quando l’io smette di occupare tutto il campo e lascia entrare figure, relazioni e addii che espandono il racconto. “Grazie” è una lettera alla madre che riesce a evitare sia la retorica sia la freddezza, affidandosi a un riconoscimento netto del suo ruolo di sostegno, educazione, salvezza. “Novembre” tratta il delicato tema del lutto del nonno, il rimpianto per ciò che non è stato detto in tempo, il paradosso di giorni che scorrono anche quando l’assenza continua a mordere, a farsi sentire. In “Scompare”, con Biem, irrompe la guerra: bombe, stazione, manette, paura, distanza che improvvisamente non appare più lontana. “Rabbia freestyle”, invece, sposta il baricentro sulla collera pubblica, sul rancore sociale, su un clima di esasperazione che si deposita nel linguaggio prima ancora che nei fatti. Tutto questo impedisce all’album di chiudersi nel perimetro dell’ego e gli consente invece di prendere spessore anche quando guarda ai rapporti familiari, alla guerra, alla rabbia comune, a tutto ciò che supera la dimensione strettamente personale.

    Anche sul piano musicale, “Resto Fuori” si muove su una linea differenziante. Non ha l’ossessione di dimostrare a ogni traccia una versatilità diversa, né quella di moltiplicare le direzioni per intercettare pubblici lontani. I crediti raccontano piuttosto un progetto fortemente presidiato dall’artista, che firma testi e musiche nella maggior parte del concept, si divide tra lavorazioni proprie e interventi di Atomic per mix e master, e costruisce una geografia produttiva in cui la presenza di Diego Fabbri ha un rilievo notevole. I featuring (Biem, Al Vox, Diego Fabbri, Melmeat) entrano senza alterare il profilo generale del lavoro. Questa direzione, in una scena in cui molti album si lasciano ascoltare senza lasciare un’impronta precisa, fa sì che “Resto Fuori” mantenga almeno una qualità ormai meno scontata di quanto dovrebbe, quella di avere un profilo riconoscibile fin dal primo play.

    È un disco che chiede di essere attraversato per intero, di essere preso sul serio nella sua ampiezza, di essere letto per il suo tentativo di riportare il rap in una zona in cui la scrittura può ancora permettersi di occupare spazio, di tornare sulle proprie immagini, di non farsi risolvere soltanto dall’approssimazione della rapidità di ascolto. Un disco che preferisce il rischio di una misura larga alla comodità della frase pronta e che, già dal titolo, fa intendere la posizione dell’artista: restare ai margini di ciò che uniforma, di ciò che appiattisce, semplifica e rende tutto intercambiabile, senza però rinunciare ad esprimere la propria identità.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Resto Fuori” – Tracklist:

    1. Monologo interiore
    2. Resto fuori
    3. Dimmi perché
    4. Superplastico
    5. Pupille d’alabastro
    6. Scompare (feat. Biem)
    7. Federico Gatti (Piano solo)
    8. Novembre
    9. Rabbia freestyle
    10. Extraterrestri (con Al Vox)
    11. Due colpi in mezzo al petto
    12. Oceano
    13. Antieroi
    14. Grazie (feat. Diego Fabbri)
    15. A testa in su
    16. Eden
    17. Oh my girl
    18. DM (feat. Melmeat)
    19. Balaclava
    20. Controluce
    21. Domani (nella brace)

    “Resto Fuori” – Track by Track:

    Monologo interiore”. L’album si apre davanti a uno specchio. C’è il passato, c’è la fatica di esserne uscito, c’è il tentativo di ricordarsi perché valga ancora la pena andare avanti.

    Resto fuori” è il brano che dà titolo al disco e mette subito a fuoco la sua posizione. Restare fuori, qui, significa scegliere una distanza: dagli automatismi, dai ruoli imposti, da tutto ciò che chiede uniformità.

    Dimmi perché” racconta una relazione finita male che continua a muoversi dentro il presente. Restano le domande, i richiami, le immagini che tornano quando sembravano già archiviate.

    In “Superplastico” affiora la parte più esposta dell’album: l’infanzia difficile, le umiliazioni, le botte prese, la necessità di inventarsi una corazza per non soccombere.

    Pupille d’alabastro” è uno dei brani più limpidi del disco. L’amore viene raccontato come permanenza, come scelta quotidiana, come legame che prende forma nei giorni e non nelle dichiarazioni.

    Scompare” (feat. Biem). La guerra entra nel racconto e lo sposta altrove. Bombe, distanza, paura, separazione: tutto si stringe attorno all’idea di una perdita che può arrivare all’improvviso e cambiare ogni cosa.

    Federico Gatti (Piano solo)”. Più che un omaggio sportivo, è un brano sulla resistenza. Federico Gatti diventa il nome di chi lavora, incassa, continua.

    Novembre”: il lutto del nonno passa attraverso dettagli concreti, ricordi domestici, gesti rimasti impressi. È uno dei brani più dolorosi e più sinceri dell’album.

    In “Rabbia freestyle” il fuoco si sposta fuori dalla sfera privata. C’è il rancore sociale, c’è il clima del presente, c’è una collera che non cerca ordine e proprio per questo arriva dritta.

    Extraterrestri” (feat. Al Vox). Il senso di estraneità diventa tema centrale. Sentirsi fuori posto, fuori asse, fuori sintonia con il mondo: il brano lavora tutto su questa sensazione.

    Due colpi in mezzo al petto”. Il dolore sentimentale si radicalizza fino a sfiorare l’autodistruzione.

    In “Oceano”, il mare diventa immagine del presente: vasto, ingestibile, impossibile da contenere. E dentro quel movimento continuo si prova comunque a restare a galla.

    Antieroi” è il brano in cui prende forma una figura lontana da ogni trionfalismo. Stanca, sola, esposta, ma ancora capace di reggere il colpo.

    Grazie” (feat. Diego Fabbri). È il centro affettivo del disco. Una lettera alla madre, scritta con riconoscenza piena e senza enfasi inutile.

    A testa in su” è un brano di resistenza. Psicofarmaci, giudizio, ricordi, rivalsa: tutto converge in una volontà di risalita che resta tesa fino all’ultimo verso.

    Eden”. L’amore, qui, è sollievo, rifugio, aria.

    Oh my girl” è un cambio di luce dentro il disco. Più movimento, più leggerezza, più immediatezza, ma senza uscire davvero dall’universo di Spectrum.

    DM” (feat. Melmeat). Il desiderio si fa più fisico, più instabile. È un brano teso, esposto, inquieto.

    “Balaclava”. Il volto coperto del titolo diventa immagine di dolore trattenuto, smarrimento, assenza.

    Controluce”. La scrittura si stringe attorno al ricordo, alla mancanza, alla necessità di continuare a vedere qualcuno anche quando non c’è più o non è più raggiungibile.

    Domani (nella brace)”. La chiusura lascia il disco in uno stato aperto. Rimangono il fuoco, i resti, la fatica, ma resta anche l’idea che il giorno dopo, in qualche modo, vada comunque affrontato.

  • “Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “CRISTALLI LIQUIDI” il primo singolo dei RELIEF per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    Il brano “Cristalli Liquidi” prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione racconta l’idealizzazione di una persona che forse non esiste davvero: un’immagine costruita, proiettata, quasi “generata”, in linea con le dinamiche delle relazioni virtuali e dell’intelligenza artificiale. La canzone mette in scena un amore rivolto più ad un’idea che a una presenza reale, con sonorità pop alternative intime e un arrangiamento atipico che valorizza il flauto in primo piano.

    Spiega la band a proposito del brano: “Il testo di Cristalli Liquidi nasce da quelle mattinate che sembrano piatte, apparentemente senza senso, come capita un po’ a tutti davanti a una tazza di caffè non zuccherato. Poi, all’improvviso, avviene la magia: un’idea inizia a martellare nella testa, chiedendo di uscire. Allora si prende il flauto, carta e penna, o direttamente il cellulare, e si inizia a scrivere. Lo stesso giorno in cui abbiamo suonato Cristalli Liquidi per la prima volta siamo stati anche aggrediti per strada. Non c’entra nulla… eppure sembra quasi un segnale. Da allora non l’abbiamo più lasciata: la portiamo in ogni live anche e forse soprattutto per sfida”.

    Il videoclip di “Cristalli Liquidi”, diretto da Federico Ciceroni e girato presso lo studio QUID di Roma, restituisce l’essenza dei Relief alternando parti strumentali e cantate e svela il backstage e il processo creativo del brano. La narrazione visiva evoca un senso di trasparenza, in linea con il concept dei “cristalli liquidi”.

    Questa trasparenza si riflette anche nella scelta estetica: il vestiario, caratterizzato da colori accesi, è pensato per trasmettere una sensazione di sollievo, in contrasto con un sottile effetto uncanny valley che richiama le dinamiche suggerite dal brano.

    Guarda il videoclip di “Cristalli Liquidi” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=jtKtjBy4KX0

     

    RELIEF| BIOGRAFIA

    I Relief sono una band pop italiana attiva da circa due anni, nata a Roma dall’incontro di musicisti con percorsi e sensibilità diverse ma un’idea comune di canzone: un pop contemporaneo che unisce melodia, ricerca sonora e ironia. Il progetto prende forma attraverso la scrittura di brani originali in italiano e una forte attenzione agli arrangiamenti, con l’obiettivo di costruire un’identità riconoscibile sia dal vivo sia in studio. Uno degli elementi distintivi del sound dei Relief è l’uso non convenzionale del flauto traverso, che grazie a loop, armonizzazioni ed effetti diventa non solo uno strumento melodico, ma anche ritmico e armonico, dialogando con un basso groovy, una chitarra dal sapore vintage e una batteria che alterna suoni acustici ed elettronici. Le principali influenze musicali spaziano tra pop e rock internazionale e italiano, con riferimenti che vanno dai Queen ai Beatles, dai Genesis ai Jethro Tull, passando per i Wheater Report, Yes, Jamiroquai, Pino Daniele e il pop italiano contemporaneo. Questa varietà di ascolti si riflette in un linguaggio musicale che guarda al passato senza nostalgia, rielaborandolo in chiave moderna.

    I Relief sono una band polistrumentale: voce principale e chitarra, flauto traverso con multieffetti e beatbox, basso elettrico con forti influenze funk e groove-oriented e batteria acustica ed elettronica. La formazione musicale dei membri è mista, tra studio accademico e percorso autodidatta, con una particolare cura per le armonie vocali e la resa live. La formazione attuale è composta da Lorenzo Corsi – flauto, chitarra, cori; Leonardo Fortini – basso, cori; David Le Pera – batteria e Lorenzo Politi – voce, chitarra e pianoforte.

    Ad oggi la band non ha ancora pubblicazioni sugli store digitali, ma il repertorio originale è già definito e ruota attorno a brani che affrontano temi come l’idealizzazione amorosa, l’incomunicabilità, le relazioni sospese, le amicizie che attraversano il tempo e il rapporto tra emozioni e tecnologia. Le canzoni dei Relief raccontano la quotidianità emotiva contemporanea con uno sguardo che alterna leggerezza e profondità, cercando di parlare di cose serie senza prendersi troppo sul serio. Il progetto è prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione.

    Il target principale dei Relief è un pubblico tra i 18 e i 35 anni, senza distinzione di genere, attento alla scrittura, alle armonie e a una proposta pop italiana moderna e consapevole.  Nel medio periodo la band punta a pubblicare i primi singoli ufficiali e a consolidare la propria presenza nel circuito dei live e dei festival, con l’obiettivo di rendere la musica il centro del proprio percorso professionale.

    “Cristalli Liquidi” è il singolo d’esordio dei Relief disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio 2026.

     

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  • Dopo il tour internazionale tra Europa e Giappone, Edoardo Baroni torna con “The Ash Wednesday Supper”, il suo quarto album solista

    Dopo il tour internazionale che negli ultimi mesi lo ha portato a esibirsi tra Italia, Svizzera, Bulgaria e Giappone, con una tappa simbolica all’Expo di Osaka, Edoardo Baroni torna con un nuovo progetto discografico che prosegue con coerenza e raffinatezza il percorso tracciato fino a qui. Si intitola “The Ash Wednesday Supper” (Clockbeats) ed è il quarto album solista del chitarrista jazz bresciano: un lavoro che, a pochi giorni dalla pubblicazione, ha già raggiunto la vetta di Amazon Music, inserendosi in una traiettoria discografica avviata da “Songs”, salito anch’esso al primo posto sulla piattaforma, e proseguita con “By Heart”, il disco che ne ha consolidato la cifra più personale e la proiezione internazionale.

    “The Ash Wednesday Supper” è un corpus di profonda maturità intellettuale e tecnica, prodotto da Dario Mollo, che segna un’evoluzione radicale nell’iter dell’artista, capace di far convivere il rigore della musica colta con l’urgenza espressiva del jazz contemporaneo. Il titolo dell’album trae ispirazione da uno dei testi cardine del pensiero filosofico italiano, “La Cena delle ceneri” di Giordano Bruno. Un omaggio non solo letterario, ma ideale: come il filosofo nolano sfidava i confini del pensiero precostituito, così Baroni abbatte le barriere tra i generi, imbastendo un dialogo serrato tra composizioni originali, standard jazz e incursioni nel repertorio classico.

    «La mia volontà per questo disco era quella di unire brani miei a standard jazz, osando anche brani di musica classica – dichiara –. Ho cercato di rendere tutto il più vicino possibile alla mia sensibilità musicale, pur mantenendo il doveroso rispetto verso i grandi musicisti che mi hanno ispirato. È il mio quarto album da solista e ne sono molto soddisfatto: sento di aver compiuto un passo in avanti decisivo rispetto ai miei lavori precedenti.»

    La tracklist racconta bene questa impostazione e lascia intuire già dal titolo delle esecuzioni la varietà della tessitura e dell’esperienza d’ascolto: “Satin Doll”, “Fugata”, “29 Gennaio”, “After You”, “Chanson Epique”, “Sarabande BWV 995”, “Estudios Sencillos II”, “We’re With You” e “Hapy’s Dance (A Night in Egypt)” compongono un itinerario in cui la grammatica del jazz convive con la memoria della musica classica e con una scrittura originale che non appare laterale, ma centrale nell’equilibrio dell’album.

    La release è suggellata dal videoclip ufficiale di “Fugata”, capolavoro di Astor Piazzolla reinterpretato da Baroni con una cifra stilistica che ne esalta la tensione drammatica e la precisione geometrica. Il video, presentato in anteprima nazionale su Sky TG24, è il primo di una trilogia visiva che vedrà nei prossimi mesi la pubblicazione di “Satin Doll” di Duke Ellington e dell’inedito “Hapy’s Dance (A Night in Egypt)”, brano firmato dallo stesso Baroni. Tre uscite distribuite in momenti differenti, pensate per accompagnare nel tempo il racconto del disco e metterne in evidenza la pluralità di riferimenti e registri.

    Dopo aver insegnato Propedeutica Musicale al Conservatorio di Gallarate (MB), di Cremona e di Cesena (FC) ed aver raggiunto la vetta della chart di Amazon Music, Edoardo Baroni si conferma un “architetto del suono” capace di parlare un linguaggio trasversale. Prima “Songs”, in cui l’eredità del jazz si apriva alla cultura pop; poi “By Heart”, in cui il rapporto con la tradizione classica e jazzistica diventava ancora più evidente; oggi “The Ash Wednesday Supper”, che raccoglie tutto questo e lo porta in una direzione ancora più personale, più consapevole, più solida.

    La pubblicazione di “The Ash Wednesday Supper” dà ufficialmente il via a un nuovo, imponente tour mondiale che toccherà l’Italia, la Francia, la Svizzera e farà nuovamente tappa in Giappone, consolidando il legame indissolubile tra l’artista bresciano e il pubblico del Paese del Sol Levante.

    Con questo quarto progetto full length, Edoardo Baroni prosegue un lavoro che rifugge le convenzioni strutturali, tracciando una rotta rigorosa nel panorama jazz contemporaneo, capace di reggere il confronto con la storia senza restarne schiacciata. La sua chitarra continua a muoversi agilmente tra retaggio e interpretazione, studio e immaginazione, repertorio e scrittura personale, con un’armonia che ora appare ancora più definita.

    “The Ash Wednesday Supper” è un invito a sedersi a una tavola dove la musica diventa alimento per lo spirito, tra echi del passato e visioni di un futuro ancora tutto da comporre.

    “The Ash Wednesday Supper” – Tracklist:

    1. Satin Doll
    2. Fugata
    3. 29 Gennaio
    4. After You
    5. Chanson Epique
    6. Sarabande BWV 995
    7. Estudios Sencillos II
    8. We’re With You
    9. Hapy’s Dance (A Night in Egypt)

  • “Starlight” è il nuovo singolo di Kamylla

    Da venerdì 8 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Starlight”, il nuovo singolo di Kamylla già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 1° maggio.

    “Starlight” è un brano dal sound moderno che valorizza le qualità vocali e interpretative di Kamylla, permettendole di esprimersi al meglio in ogni esecuzione. Il significato del pezzo è racchiuso in una frase del testo: “Con te voglio provare quanto brucia il sole, poi ritrovarmi a pezzi sotto un temporale”. Un’immagine che racconta la bellezza delle emozioni forti e dell’innamorarsi, anche accettando il rischio di soffrire.

    La canzone invita a vivere l’amore senza paura, scegliendo l’intensità rispetto a sentimenti tiepidi e superficiali. Allo stesso tempo, emerge un messaggio fondamentale: l’amore per sé stessi, la capacità di mettersi al primo posto e di trovare forza dentro di sé.

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «Io riassumerei il significato di questo brano prendendo una frase proprio dal testo di “Starlight”: “Con te voglio provare quanto brucia il sole, poi ritrovarmi a pezzi sotto un temporale” Con questo brano voglio quindi ricordare a tutti quanto sia bello provare emozioni forti e innamorarsi, anche mettendo in conto il fatto di poter soffrire e di poter provare dolore qualche

    volta…consapevoli che correre quel rischio, se si è innamorati davvero, ne vale sempre la pena. Meglio provare emozioni forti, sentire le farfalle nello stomaco, fare follie per amore e correre il rischio di soffrire piuttosto che accontentarsi di un amore tiepido e piatto, che poi alla fine amore non è. Ma c’è un’altra forma di amore, molto importante, che emerge in questo brano…l’amore per sé stessi: ricordarsi sempre di mettersi al primo posto, di avere più autostima e avere la certezza che qualsiasi cosa accada, potremo sempre contare su di noi, sulla nostra forza e sul nostro coraggio, perché come dice STARLIGHT. “Quando ballo da sola, il mondo mi sfiora e di me non resterò mai delusa”».

     

     

    Biografia

    CAMILLA GORRINI (in arte KAMYLLA) ha 24 anni e abita a San Giorgio Piacentino. Dall’età di 11 anni fino ai 19 ha frequentato il Conservatorio di Piacenza dove ha studiato clarinetto.

    Successivamente si è iscritta al Conservatorio di Parma e ad aprile 2025 si è laureata in canto pop/rock con la votazione di 110/110 e Lode.

    Dai 9 ai 14 anni ha frequentato una scuola di musical nella sua città dove studiava canto, ballo e recitazione e dall’età di 11 anni ha iniziato a partecipare a tantissimi concorsi canori in giro per l’Italia piazzandosi sempre ai primi posti. Ha vinto pure 4 talent: a Varese, a La Spezia e 2 a Sanremo (uno si è svolto al Teatro del Casinò e l’altro al Teatro Ariston)

    In questi anni ha duettato e presentato eventi con diversi big della musica italiana, tra i quali Gatto Panceri, Aleandro Baldi, Aida Cooper (storica corista di Loredana Berté), Enrico Beruschi, Fabio Taormina, Viola Valentino e Savi & Montieri (di Radio Italia solo musica italiana). Per 4 anni, insieme al conduttore Marcello Granata, ha condotto la trasmissione televisiva “INGRESSO LIBERO” visibile su un canale del Digitale Terrestre, dove aiutava nella conduzione, si esibiva in diversi brani e intervistava gli artisti emergenti della sua zona e del Nord Italia in generale. Nel 2021 ha partecipato anche alla trasmissione televisiva di Carlo Conti “TOCCA A TE!” andata in onda su Rai Play. Il riconoscimento più prestigioso ed emozionante però lo ha ottenuto nell’ottobre del 2019 quando è stata scelta per rappresentare la canzone italiana in un’importante manifestazione canora a Philadelphia negli USA. Da questa esperienza americana ha avuto il privilegio anche di ricevere in omaggio un inedito scritto da autori italo/americani dal titolo “ABOVE THE FIRE”, uscito nel dicembre 2020 su tutte le piattaforme digitali, che ha riscosso un buon successo di ascolti.

    Il 19 aprile 2024 è uscito il suo primo singolo in italiano “ALL’ANGOLO DESTRO DEL CUORE” scritto da MASH, un giovane ragazzo veneto. L’11 luglio 2024 ha avuto l’opportunità di aprire il concerto di ARIETE e di MECNA al Trentino Love Fest (Trentino Music Arena) dove ha presentato per la prima volta il suo secondo singolo in italiano “MAI SOLA” uscito poi il 3 agosto 2024 (sempre scritto da Mash). Il 25 giugno scorso ha aperto il concerto di Ivana Spagna al Desio Summer Festival 2025. Finalmente esce con un nuovo singolo, questa volta scritto da Claudia Pregnolato, in arte Namida, dal titolo “Starlight”. È un po’ di mesi che stanno lavorando a questo progetto (sotto la supervisione di Cristian Gallana, che ormai da un po’ di anni segue artisticamente Kamylla) e sperano che possa appassionare anche tutti coloro che lo ascolteranno, proprio come è successo a loro durante la sua realizzazione. Gli artisti che ascolta di più e a cui si è sempre un po’ ispirata sono: Annalisa, Elodie, Elisa, Marco Mengoni, Olly ma anche Lady Gaga, Adele, Olivia Rodrigo e nell’ultimo periodo si è appassionata anche ad Olivia Dean.

    KAMYLLA sta ora concludendo l’ultimo anno di magistrale in canto Pop/Rock sempre al conservatorio di Parma, con la speranza di fare della musica la sua vita e di realizzare, in questo modo, il sogno che ha sin da quando è bambina. Con la sua musica vuole raccontare storie di vita, emozionare il suo pubblico e fare in modo che chiunque possa immedesimarsi nelle sue canzoni, ognuno a modo suo. Spera che la sua musica e le sue canzoni possano diventare un rifugio per tanti, proprio come spesso è successo a lei.

    “Starlight” è il nuovo singolo di Kamylla disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 1° maggio e in rotazione radiofonica da venerdì 8 maggio.

     

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  • ZOLLE/PANTALON: da venerdì 8 maggio disponibile lo split in formato vinile 7” e dal 29 maggio in digitale

    Da venerdì 8 maggio sarà disponibile in formato vinile 7” lo split “ZOLLE / PANTALON” (Overdub Recordings), a tiratura limitata e numerata. Il progetto sarà pubblicato in digitale dal 29 maggio 2026.

    Le band Zolle e Pantalon uniscono le forze per lo split 7” “ZOLLE / PANTALON”, un lavoro che si sviluppa lungo coordinate sonore essenziali e dirette, puntando su un impatto immediato e su una scrittura priva di sovrastrutture. Il suono si muove tra tensione e apertura, alternando momenti più serrati ad altri più dilatati, mantenendo una forte coerenza espressiva. Le tracce mettono in evidenza un’attitudine condivisa, capace di fondere energia, ricerca timbrica e un approccio istintivo alla composizione.

     

    Spiegano le band a proposito della nuova release: “Questo split è musica istantanea, nitida e ripida: descrive il momento in cui leggi questa presentazione se ti trovassi nel mezzo dell’aia, con il sole bianco che si mangia le ombre a mezzogiorno. È nei campi vicini a questa aia che Pantalon e Zolle hanno incontrato il temibile spaventapasseri chiamato Dan. Egli, grazie ai suoi noti poteri ipnotici e comunicativi, ha voluto che Diego, Simone, Stefano e Marcello incrociassero le proprie forche per sonorizzare terreni incolti”.

    TRACKLIST | ZOLLE/PANTALON Vinile 7” split

     

    LATO A / ZOLLE

    Ballata di Fieno

    LATO B / PANTALON

    Paullame Team Building

    Letamgram

    Late Night Skateboarding in the Countryside

    Biografie

    Gli ZOLLE sono duo Hard Rock Non Convenzionale che suona incisivo, contraddistinto da voci e melodie giocose, riff di chitarra abbondanti e batteria super energica. 

    Gli ZOLLE dal vivo trovano la propria massima espressione: approccio ludico, vibrazione assicurata.

    Il duo è formato da Stefano Contardi (batteria e voce) e Marcello Bellina (chitarra e voce).

    Stefano e Marcello suonano insieme dal secolo scorso, dal 1995, come Zolle dal 2012.

    Provengono musicalmente da MoRkObOt, Klown e Viscera/// (e non solo) e geograficamente dalla sponda lombarda del fiume Po.

    Le loro influenze partono dal Metal più moderno degli anni ’90, con un occhio di riguardo a Metallica, Pantera, ACDC e grandi classici dell’hard rock dei quali è impossibile negare le influenze.

    Il duo nasce strumentale ma negli ultimi anni ha aggiunto le voci, spesso melodiche, che inaspettatamente strizzano l’occhio al pop.

    Gli ZOLLE hanno all’attivo 5 album usciti per Subsound Records, Supernatural Cat e Bloody Sound e qualche centinaio di concerti tra Italia e resto d’Europa.

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    I PANTALON sono un duo basso/batteria formato da Diego Galeri (Timoria, Miura, Adam Carpet, I Fiumi e altri) e Simone Matteo Tiraboschi (Kuadra, Pajarritos e altri).

    Pubblicano il primo album dal titolo ALBUN nel 2022 per Prismopaco Records, 21 tracce di musica schizofrenica nella quale convivono jazz, ambient e post-hardcore.

    All’attivo numerosi concerti in Italia e in Europa.

    Il nome Pantalon è un tributo alla scena Metal anni 90 (Mortification, Abandon, Antidemon, Hollenthon, Incantation, Inquisition, Satyricon, Naer Maraton, Panopticon, Pantheon e molti altri che finiscono in “on”).

    Preziosa, costante e fondamentale è la collaborazione tra Pantalon e Punk Citofono, regista e autore di tutti i video (9) pubblicati a supporto di ALBUN.

    YouTube | Bandcamp | Instagram | SoundCloud

  • Non solo denuncia: Clair racconta cosa accade quando la vittima assorbe la violenza degli altri

    «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene.
    È colpa mia, solo colpa mia
    »

    Una chat di classe può restare aperta tutta la notte. Anche quando nessuno scrive più, anche quando il telefono è appoggiato sul comodino, anche quando il giorno dopo bisogna tornare nello stesso banco, nello stesso corridoio, davanti agli stessi occhi. Per molti ragazzi il bullismo non finisce con l’ultima campanella, ma resta in un insulto riletto in silenzio, in una risata che si deposita e si fissa sottopelle, nell’esclusione da un gruppo, nello sguardo di chi sa e finge di non sapere. Una presenza costante, che può arrivare a deformare il modo in cui una persona si percepisce, fino a trasformare l’offesa ricevuta in una domanda: “E se fosse colpa mia?”.

    Da questo interrogativo sofferto, figlio di una percezione alterata dalla sopraffazione, nasce “Colpa Mia”, il nuovo singolo di Clair, nome d’arte di Barbara Rizzo, disponibile su tutti i digital store per Loud Vision. Dopo “Stop Anxiety”, brano di sensibilizzazione sull’ansia come condizione fisica, mentale e sociale, la cantante e docente siciliana sposta voce e penna su una delle conseguenze più sottili, devastanti e meno raccontate del bullismo: la colpa che chi subisce finisce per attribuire a sé stesso, fino a leggere la violenza ricevuta come una conferma del proprio disvalore. Una colpa interiorizzata dalla vittima, una forma di autoaccusa che nasce quando la prevaricazione viene subita così a lungo da sembrare quasi normale, inevitabile, perfino meritata.

    Il tema appartiene pienamente alla cronaca del presente. Secondo i dati ISTAT pubblicati nel 2025, relativi all’indagine 2023, il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni dichiara di aver subìto, nei dodici mesi precedenti, almeno un episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione, online o offline; per il 21%, questi episodi si ripetono più volte al mese. Nel 2026, Save the Children ha indicato inoltre che il 47,1% dei 15-19enni è stato vittima di cyberbullismo, tra messaggi offensivi, minacce, insulti via web o esclusione da chat e gruppi online. Numeri che evidenziano la diffusione di un fenomeno ormai strutturale, ma che non sempre riescono a raccontarne le conseguenze sui singoli, su quello che i giovani provano quando smettono di riconoscere il male come abuso e iniziano a considerarlo una prova contro sé stessi.

    “Colpa Mia” descrive il bullismo non soltanto come violenza subita, ma come lenta alterazione dello sguardo su di sé. Il testo si apre con una frase che contiene già tutta la dinamica del brano: «Ho paura di quello che può succedere e la paura è colpa mia non degli altri». Non è ancora denuncia, non è ancora richiesta d’aiuto. È la voce di chi ha cominciato a processarsi da solo, di chi cerca una spiegazione alla crudeltà degli altri e finisce per trovarla dentro di sé.

    Uno dei passaggi più eloquenti del brano arriva poco dopo, ed è anche uno dei più dolorosi: «Forse il male mi fa bene, perché lo merito e mi appartiene». In questo verso Clair coglie una delle ripercussioni più insidiose della prevaricazione ripetuta, quella in cui la vittima smette di percepire la sofferenza come un’ingiustizia esterna e inizia a incorporarla come destino. Il bullismo, allora, non agisce più soltanto nello spazio esterno dell’offesa, ma occupa la dimensione con cui una persona si definisce, nel modo in cui misura il proprio valore, nella possibilità stessa di immaginarsi degna di protezione.

    La scrittura di Clair sceglie una struttura dialogica. Da una parte c’è chi si sente piccolo «fra tanti giganti», chi parla senza riuscire a sentirsi, chi avverte «un vuoto scuro» capace di inghiottire ogni probabilità di reazione; dall’altra, una voce che interrompe la spirale: «Io invece ti dico che non puoi mollare, che hai la tua vita e ti ci devi aggrappare. Che ogni tuo sogno, vale più di ogni colpo». Una voce che arriva quando quella della di chi viene sopraffatto sembra essersi spenta o, peggio, pare ormai utilizzare le parole di chi l’ha ferito, introducendo un elemento essenziale: la possibilità che qualcuno, dall’esterno, rimetta in discussione la colpa e restituisca alla vittima il diritto di non coincidere con ciò che ha subito. Perché la musica non elimina il dolore, ma può presentare un altro punto di vista, una prospettiva differente in grado di spezzare il circuito chiuso dell’autoaccusa.

    «Il progetto è nato come dispositivo educativo e di sensibilizzazione per riconoscere e contrastare atti di bullismo e cyberbullismo – racconta Clair –. Volevo che il brano aiutasse a sviluppare empatia, ad ascoltare davvero chi soffre, a mettersi nei panni degli altri e a comprendere quanto siano importanti relazioni sociali sane, prive di prevaricazione. “Colpa Mia” racconta le emozioni contrastanti e molto spesso anestetizzate di chi è vittima di bullismo e si colpevolizza del male ricevuto, pensando di meritarlo, ma anche la possibilità che qualcuno si ponga in ascolto e ricordi a quella persona che vale sempre la pena vivere.»

    Il videoclip ufficiale, diretto da Alessio Consoli e disponibile anche in una versione in LIS, non accompagna semplicemente la canzone, ma ne rafforza il valore: il corpo ferito dalla paura, il peso dello sguardo altrui, la difficoltà di chiedere aiuto, fino alla possibilità di riconoscere una presenza capace di ascoltare. In un tempo in cui il cyberbullismo prolunga la violenza oltre l’orario scolastico, portandola nelle stanze, nei telefoni, nelle notifiche e nelle chat private, “Colpa Mia” sceglie di intervenire sul piano più urgente: quello della parola detta prima che il silenzio diventi isolamento.

    Prodotto da Francesco Ronsivalle, in arte Skyner, con Gianluca Trainito come ingegnere del suono, “Colpa Mia” conferma la direzione artistica di Clair: un pop di respiro internazionale, attraversato da una vocalità di matrice accademica, in cui la tecnica incontra l’intenzione. La cantautrice siciliana non arriva a questo tema come interprete chiamata a prestare la voce a una causa, ma come artista e docente che lavora ogni giorno con le nuove generazioni. Diplomata in Canto presso il Conservatorio Statale “A. Corelli” di Messina, insegnante di Educazione Musicale, specializzata sul sostegno, da anni porta avanti un percorso in cui la musica non resta confinata alla dimensione performativa, ma diventa occasione di confronto, lettura delle emozioni, educazione all’ascolto. Dopo “So Perfectly”, dedicato alla violenza di genere, “Never Give Up”, legato all’autodeterminazione, e “Stop Anxiety”, centrato sull’ansia come condizione diffusa, “Colpa Mia” amplia un percorso in cui ogni release assume anche una funzione formativa. Non nel senso di una canzone che “insegna” dall’alto, ma di un materiale capace di aprire domande. Nelle classi, il brano può diventare punto di partenza per analizzare gli stati emotivi di chi subisce e di chi esercita bullismo, per riconoscere i segnali della prevaricazione, per comprendere il ruolo di chi assiste, tace, ride, si adegua o arriva troppo tardi.