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  • “La Sfilata delle Farfalle”: bellezza, forza e speranza al Policlinico Tor Vergata Martedì 3 marzo 2026

    Martedì 3 marzo 2026, alle ore 19:00, presso la Galleria Centrale del Policlinico Tor Vergata, si terrà “La Sfilata delle Farfalle”, evento promosso dall’Associazione L’Arcobaleno della Speranza ODV, dedicato alle pazienti oncoematologiche e oncologiche.

    Protagoniste della serata saranno donne che stanno affrontando un percorso di cura, trasformando la passerella in un simbolo di rinascita, coraggio e bellezza autentica. L’evento rientra nei progetti di umanizzazione delle cure promossi dall’Associazione.

    La sfilata sarà presentata da Daniela Ferolla. Le partecipanti indosseranno abiti della boutique Ottavina Ottaviani, con il contributo speciale dello stilista Gai Mattiolo.

    L’iniziativa celebra anche l’anniversario dell’Associazione, da sempre impegnata al fianco dei pazienti, nel segno del motto “Uniti si Vince”.

    Ingresso libero.

    INFORMAZIONI

    📅 Martedì 3 marzo 2026 – Ore 19:00

    📍 Galleria Centrale – Policlinico Tor Vergata, Roma

    📧 info@arcobalenodellasperanza.net

    🌐 www.arcobalenodellasperanza.net


  • La MusiBussola: eventi e curiosità musicali di Elena Bresciani su Metropoli Radio

    Un programma dedicato agli appuntamenti e alle curiosità del mondo della musica: una bussola per orientarsi mese per mese nel calendario degli eventi e delle novità. È “La MusiBussola – Curiosando fra spettacoli, novità discografiche, edizioni musicali e molto altro”, il nuovo programma che viene trasmesso da giovedì 22 gennaio su Metropoli Radio, la web radio del giornale telematico Metropoli.Online, diretti entrambi da Massimo Marciano. La trasmissione è curata e condotta da Elena Bresciani, cantante lirica nota sui palcoscenici internazionali.

    L’appuntamento è un racconto di eventi e curiosità che caratterizzano, mese per mese, il mondo della musica in Italia. La prima puntata di gennaio è andata in onda alle 9.15 di giovedì 22 su www.MetropoliRadio.it, il sito dove può essere ascoltata la web radio, e ha parlato degli appuntamenti e delle novità attesi nel corso del mese e per gli inizi di febbraio, mentre dopo il 10 febbraio è prevista la seconda puntata, relativa a questo mese e agli inizi di marzo.

    “La MusiBussola” è con cadenza mensile: ogni nuova puntata è prevista in uscita per la settimana del 10 di ogni mese. Ma verrà trasmesso in replica ogni settimana durante il mese il giovedì, il sabato e la domenica, per tutti e tre i giorni in quattro edizioni: alle 9.15, alle 14.15, alle 18.15 e alle 21.15.

    Elena Bresciani è una intellettuale eclettica che ha festeggiato 26 anni di carriera artistica: cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, direttrice di coro, mentore e acquerellista, esperta di voci femminili che segue in tutta Italia, autrice di saggi e curatrice di rubriche radiofoniche e scritte sul panorama musicale.

    Ha cantato come solista in Europa e Stati Uniti: dal Vaticano alla Carnegie Hall di New York; dal Principato di Monaco, Londra, Oxford, Cambridge al Teatro Filarmonico di Verona.  Definita dai media e dalla stampa (La Gazzetta dello Spettacolo, New York Italian Radio, SKY, RTL102.5, Elle, TGcom24 e altre testate) «uno dei migliori preparatori vocali italiani», Elena Bresciani ha all’attivo oltre 1000 artisti preparati nella lirica, nel pop, nel jazz e nel musical. Le sue allieve hanno vinto audizioni per Conservatori, Teatri e Concorsi lirici internazionali e in ambito pop ha seguito voci per Sanremo e Castrocaro.

    Membro di giuria in concorsi di canto internazionali sia per la lirica sia per il pop e consulente per agenzie concertistiche, dirige il suo prestigioso studio di canto dal 1999, sede d’esami del Trinity College of Music di Londra. Ha scritto saggi in ambito musicale per Eco Edizioni Musicali, LeggIndipendente, Informazione e Cultura, Progetto Cultura di Roma e Franco Angeli, testi usati dalle Università Italiane e dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.

    Plurilaureata e ricercatrice delle connessioni fra canto e spiritualità, CEO del progetto di ricerca “Vibralchimie”, ha recentemente presentato al pubblico il suo nuovo libro, scritto a quattro mani con il chitarrista Renato Caruso, “Canto del benessere e vibralchimia interiore” edito da Fingerpicking. Elena Bresciani è l’unica docente di canto al mondo ad applicare le frequenze in hz di antiche campane tibetane alle armoniche delle voci per ampliare il timbro e l’estensione nella tecnica vocale.


  • Shaza rilegge “Don’t Look Back in Anger” degli Oasis trent’anni dopo, senza cambiare una parola

    A trent’anni dalla pubblicazione, “Don’t Look Back In Anger” non ha perso un grammo della sua presa generazionale. Il capolavoro di Noel Gallagher non è mai diventato una reliquia del passato, restando tutt’oggi un punto di riferimento anche per chi, nel 1996, non era ancora nei pensieri del tempo. È dentro questa appartenenza che Shaza — cantautrice comasca classe 2007 — riapre il dialogo con il brano, dandone una rilettura di segno opposto, da una prospettiva radicalmente divergente.

    Quella di Shaza non è una cover né, tantomeno, un omaggio calligrafico. È, al contrario, un rigoroso lavoro di scavo. L’artista prende uno dei simboli più pervasivi del Britpop e lo conduce fuori dal perimetro degli stadi, dei singalong da pub e dei finali catartici di setlist, trascinandolo dentro la penombra di una stanza. L’enfasi si spegne, la voce si abbassa e il brano recupera una dimensione raccolta, quasi crepuscolare, privata di ogni velleità corale e della tracotanza degli anni Novanta. A guidarlo, è una precisione millimetrica, quella che appartiene solo a chi ascolta e interiorizza.

    Il contesto è quello di una generazione in bilico tra l’iperconnessione e un isolamento percepito che i dati ISTAT confermano con chiarezza: oltre un terzo degli adolescenti italiani sperimenta quotidianamente il senso di esclusione sociale. In questo quadro, la versione di Shaza metabolizza una sensibilità specifica, che non rinnega il passato ma rifiuta di restarne prigioniera. “Don’t Look Back In Anger” diventa così termometro del presente, un collante tra l’eredità di un mito e il bisogno di riconciliazione individuale.

    Sul piano interpretativo, Shaza — studentessa al liceo artistico — modula la sua voce con la stessa cura con cui gestisce i colori sulla tela. Il centro del pezzo non è più la rabbia, ma la grana bianca di quella stessa tela che riemerge quando il colore viene raschiato via. È l’accettazione del tempo che è stato, la pace fatta con l’irrimediabile.

    «Avvertivo l’urgenza di rileggere questo brano spogliandolo della sua veste pubblica per portarlo a una dimensione più intima, più vicina alla mia verità — racconta l’artista —. Non c’è alcuna volontà di sostituirsi all’originale, bensì il desiderio di dialogare con ciò che rappresenta oggi, nel mio quotidiano. È il mio modo di osservare il passato senza lasciarmi consumare. Ed è, in fondo, un dialogo con il tempo.»

    Il singolo, prodotto da Massimiliano Cenatiempo, segna un punto di assestamento nel percorso della giovane cantautrice, in cui la sua formazione multidisciplinare fluisce in un’interpretazione attenta alle pause e alle sfumature. Il videoclip ufficiale, concepito come capitolo visivo del progetto, verrà rilasciato nel corso delle prossime settimane, assecondando una temporalità dilatata che sfida la bulimia dei consumi digitali immediati.

    In questa rilettura, l’inno degli Oasis cessa di essere un coro da stadio e torna a farsi soliloquio, quasi un segreto. Shaza ci ricorda che, talvolta, per riuscire ad andare avanti è necessario prima saper sostare con dignità davanti a ciò che abbiamo lasciato alle spalle. Senza alcuna rabbia.

  • “Ma che rumore fa” è il nuovo singolo di Maila

    Da venerdì 13 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Ma che rumore fa”, il nuovo singolo di MAILA, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio.

     

    “Ma che rumore fa” è un brano pop dalle vibes malinconiche, sostenute da un sound moderno che strizza l’occhio alle sonorità pop/trap. Il testo racconta la frustrazione di chi vorrebbe aiutare una persona amata a rimettere ordine nelle proprie scelte di vita, senza però riuscire a sanarne i malesseri interiori. Un sentimento di impotenza che nasce dal desiderio, spesso irraggiungibile, di vederla finalmente felice e serena.

     

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «“Ma che rumore fa” nasce da un dolore intimo e recente: la frustrazione e l’impotenza di non essere riuscita a “salvare” una persona a me cara da scelte di vita sbagliate. Il desiderio profondo di vederla felice, unito alla sensazione di non essere ascoltata, mi ha portata a soffrire molto, fino a pensare di mettere da parte me stessa pur di preservare il rapporto e il suo benessere. Durante la scrittura del brano c’è stato un momento quasi tragicomico, se così si può dire: un vero e proprio confessionale con Numb (Filippo Toffanin), con cui scrivo. È stata come una seduta psicologica, necessaria per tirare fuori tutto ciò che provavo in quel momento e per trasformare emozioni, immagini e dettagli reali in parole capaci di raccontare fedelmente ciò che stavo vivendo. Anche la fase di registrazione non è stata semplice, perché coincideva con un periodo particolarmente difficile della mia vita. Allo stesso tempo, però, è stata liberatoria: mi ha dato la forza di sfogarmi, di dare voce alle mie emozioni e di condividerle con altre persone, che magari possono sentirsi comprese e meno sole. Sono felice che questo brano esista. È mio, mi rappresenta, racconta di me, di noi, e del legame con una persona per la quale, nonostante tutto, so che ci sarò sempre».

     

     

     

     

    Biografia

    Maila, nome d’arte di Marta Luisa Presterà, è una cantante e musicista di 24 anni. Si è formata presso il Conservatorio di Milano, dove nel 2023 ha conseguito la laurea in Canto Pop. All’interno dello stesso percorso accademico ha studiato musica classica, oboe e pianoforte per otto anni, strumenti che aveva già iniziato ad approfondire sin dall’infanzia: il pianoforte dall’età di cinque anni e l’oboe dagli undici. Parallelamente alla formazione musicale, ha studiato danza per oltre dieci anni e teatro, sviluppando una preparazione artistica completa e trasversale.

    Fin da giovanissima, Maila ha mostrato un forte interesse per il mondo dello spettacolo, della musica, della televisione e della comunicazione. Il suo progetto musicale nasce dall’esigenza di esprimere le emozioni vissute quotidianamente attraverso testi, musica e voce. Attualmente è impegnata in una fase di sperimentazione artistica, orientata verso sonorità pop/trap emotional, con l’obiettivo di costruire uno stile personale e riconoscibile. La scrittura rappresenta per lei un mezzo di racconto autentico: le sue canzoni parlano di esperienze dirette, con l’intento di creare un’identificazione sincera con chi ascolta.

    Le sue principali influenze musicali spaziano dal jazz e dal blues al pop contemporaneo. Tra gli artisti internazionali che hanno segnato il suo percorso figurano Aretha Franklin, Etta James, Amy Winehouse, Jennifer Hudson, Beyoncé, Adele, Dua Lipa, Ariana Grande e Taylor Swift, in particolare per l’approccio alla scrittura. In ambito italiano, Maila guarda a sonorità vicine a quelle di Rose Villain, Madame ed Elodie, pur ricercando una cifra stilistica personale che attraversi generi e linguaggi diversi.

    Maila è seguita nella produzione artistica dal team di COSMOPHONIX e da Cristian Gallana, con cui collabora da alcuni anni per la finalizzazione e la strutturazione dei suoi progetti musicali. Pur non individuando un target preciso, l’artista crede che la musica sia un linguaggio universale, capace di parlare a chiunque. I temi trattati, legati alle esperienze e alle difficoltà della giovane età adulta, trovano tuttavia una forte risonanza soprattutto tra le nuove generazioni.

    Per Maila la musica rappresenta una vera e propria cura: un rifugio, uno spazio di libertà e di condivisione emotiva. Attraverso il lavoro artistico e la comunicazione sui social, riconosce il valore delle connessioni umane e della condivisione, convinta che la musica sia il mezzo più potente per creare legami autentici. Il suo obiettivo è vivere di musica, scrivere, comporre e cantare non solo per sé, ma per tutti coloro che possono ritrovarsi nelle sue parole. Il sogno è quello di calcare i palchi, vedere anche solo poche persone cantare le sue canzoni e continuare a raggiungere sempre più ascoltatori, affinché la sua musica possa lasciare un’emozione vera, qualcosa che smuova, che resti, che sia vita.

     

    “Ma che rumore fa” è il nuovo singolo di Maila disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 13 febbraio 2026.

     

     

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  • “Sushi” è il nuovo singolo di Andrea Cardia

    Dal 13 febbraio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “#Sushi”, il nuovo singolo di Andrea Cardia (Maionese Project).

    “#Sushi” è una ballad nostalgica e avvolgente che esplora le fragilità e le speranze di una generazione. Attraverso il suo testo, Andrea racconta una storia a distanza tra un ragazzo e una ragazza che, pur vivendo la quotidianità tra sigarette e treni delle sei, sognano un futuro in città diverse. Tra i ricordi di serate passate e la proiezione di vite adulte — fatte di lauree, uffici a Roma e domeniche a mangiare sushi — la canzone culla l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa, dove l’incertezza del domani si intreccia alla dolcezza del passato.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Il lavoro sull’arrangiamento è iniziato in modo molto istintivo. Tutto è partito da una drum machine che, quasi per gioco, ha dettato il ritmo e l’atmosfera dell’intero pezzo.”

     

    Biografia

    Andrea Cardia respira musica da sempre. La chitarra è entrata nella sua vita a soli sei anni e, da quel momento, non l’ha più lasciata, diventando la compagna inseparabile di un percorso di scrittura iniziato ormai vent’anni fa. La sua è una musica che affonda le radici nella grande tradizione del cantautorato italiano: nelle sue melodie si avvertono le influenze di pilastri come Antonello Venditti, Vasco Rossi e Ligabue, maestri che hanno plasmato la sua sensibilità artistica.

    Circa un anno fa è nato il suo ultimo progetto, un viaggio sonoro più maturo che vede la preziosa collaborazione dei produttori Alberto Gerbelle e Alberto Macerata. Al centro della sua produzione ci sono storie d’amore e frammenti di vita vissuta: racconti autentici e universali in cui chiunque può immedesimarsi, indipendentemente dall’età. Con un sound che spazia da ballad avvolgenti a momenti più energici, l’obiettivo di Andrea rimane costante: continuare a scrivere canzoni sincere per condividerle con un pubblico sempre più vasto, trasformando le emozioni personali in un’esperienza collettiva.

    “#Sushi” è il nuovo singolo di Andrea Cardia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 13 febbraio 2026.

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  • Simone Tomassini sceglie il 14 febbraio per raccontare l’amore imperfetto, vero e quotidiano

    Sabato 14 febbraio, in occasione di San Valentino, esce “L’amore è un’altra cosa” (Orangle Records), il nuovo singolo di Simone Tomassini, secondo capitolo del progetto “I dettagli”, un lavoro che unisce musica e scrittura in un racconto esteso, personale e coerente.

    Dopo “Se ci credo è colpa tua”, brano che ha segnato l’inizio di una nuova fase artistica, Tomassini torna con una canzone che rilegge il tema dell’amore senza idealizzazioni.

    L’artista si allontana dall’idea romantica, spesso distante dalle complessità relazionali, per raccontare il sentimento che incontra la quotidianità: le distanze, i silenzi, le abitudini. Preferisce le immagini imperfette a quelle rassicuranti, evitando la frase giusta e optando invece per parole che restano aderenti alla realtà di coppia. Anziché trattare l’amore come tema, lo tratta come una questione concreta, una condizione da vivere e attraversare: lo sporca, lo mette in discussione, lo lascia incompleto. E in quell’imperfezione, così meravigliosa e così visceralmente umana, ci entra solo chi ascolta davvero.

    Nel testo del brano, l’amore non è un contratto, non è una promessa solenne, non è un rito da celebrare. È un’esperienza concreta, fatta di ricordi, di oggetti che conservano tracce del tempo, di momenti che riaffiorano con la loro polvere addosso. È «prendersi per mano senza la paura di restare soli».

    Simone Tomassini, che ha scelto di aggiungere il proprio cognome al nome d’arte in anni recenti come omaggio alla memoria del padre e del nonno, non ha certo bisogno di presentazioni. La sua carriera, avviata nei primi Duemila e consolidata con la partecipazione alla 54esima edizione del Festival di Sanremo e il successo di “È stato tanto tempo fa”, si è sviluppata seguendo una traiettoria lontana dall’esposizione obbligata. Nel tempo, il cantautore e musicista comasco ha sempre occupato una posizione riconoscibile: un rock-pop melodico, legato alla forma-canzone, che ha attraversato gli anni senza perdere identità. La sua voce, il suo modo di scrivere, il suo suono restano immediatamente riconducibili a una cifra personale. Una continuità che gli consente di parlare anche alle generazioni più giovani, senza rincorrere linguaggi che non gli appartengono.

    E dentro questa coerenza, prende forma il suo nuovo progetto. Un progetto che non nasce per opporsi al presente, ma per riportare centralità a ciò che per Simone resta essenziale: la musica come linguaggio sincero, come spazio di racconto, come scelta consapevole e relazione con chi ascolta.

    Un progetto in cui ci sono oggetti, ricordi sfocati, scene di vita quotidiana. In cui non c’è nessuna idea di amore da difendere, ma un modo di guardarlo mentre si evolve e cambia forma.

    Il videoclip ufficiale del singolo, diretto dallo stesso Tomassini e realizzato interamente in piano sequenza, ruota attorno alla figura di una sposa – interpretata dall’attrice Valeria Spagnuolo – posta davanti a più possibilità. Non è chiaro se stia andando verso il proprio matrimonio, se stia tornando indietro o se stia semplicemente scegliendo di fermarsi. Un’immagine volutamente aperta, che accompagna il senso del pezzo: l’amore come percorso incerto, fatto di tentativi, cadute e ripartenze.

    “L’amore è un’altra cosa” fa parte di “I dettagli”, il nuovo progetto discografico e letterario di Simone Tomassini, che vedrà l’uscita di un album accompagnato da un libro. Ogni canzone corrisponde a un capitolo, ampliando il racconto oltre il formato musicale.

    «Ho sentito il bisogno di dare alla mia musica tutti i dettagli possibili – dichiara Tomassini -. Le canzoni sono piccole poesie, ma volevo che diventassero capitoli veri e propri, capaci di ampliare il racconto e di condurre chi ascolta dentro una storia più ampia, fatta di immagini, passaggi e momenti che non si esauriscono in tre minuti.»

    La scritta del titolo del brano sulla copertina digitale è stata realizzata da Charlotte Tomassini, figlia di Simone, a sottolineare la dimensione personale del progetto.

    “L’amore è un’altra cosa” si distacca dalla narrazione del sentimento perfetto per raccontare un legame che si misura con il tempo. Un amore che si “schianta”, che cambia, ma che continua a cercare una direzione da percorrere insieme. Un sentimento che si evolve in nuove forme, ma non smette di interrogarsi su quello che continua a tenere in piedi una relazione, anche quando l’idea di amore smette di essere ideale.

  • Scrivere dopo un’ischemia: Gianni Montelatici vince il Premio Bigazzi

    La biografia di Gianni Montelatici si è spezzata in un pomeriggio del 2014, quando un’ischemia ha imposto un blackout improvviso, resettando il corpo e costringendo il pensiero a un silenzio bianco, quasi irreale. Ma in quella lunga convalescenza, la musica è tornata a reclamare il suo spazio, non più come passione e passatempo ma come unico linguaggio possibile per rimettere insieme i pezzi e tornare a decodificare il mondo.

    Nell’illusione che il dolore sia una pratica burocratica da evadere nel tempo di un EP, che basti un nuovo incontro o il banale scorrere dei mesi per derubricare un’assenza a semplice ricordo, l’artista fiorentino, con la ruvidità di chi ha masticato la vita lontano dai riflettori prima di prendersi il primo posto al Premio Bigazzi nella Sezione Cantautori, decide di fare il percorso inverso. “Se fosse vero”, il suo nuovo singolo, è il racconto di un cuore che non sente più nulla proprio perché ha smesso di credere alle ricette precostituite della guarigione.

    Un brano che non insegue il consenso immediato delle playlist o dell’airplay, ma cerca la verità nel fondo di un calice amaro, dove le fotografie di un quartiere e le gare di moto restano lì, a testimoniare che, a volte, non si guarisce affatto.

    Montelatici sa che ci sono canzoni che funzionano come placebo e altre che, semplicemente, scelgono di non mentire. Per questo, scrive con la consapevolezza empirica di chi sa che il dolore non si cancella, ma si integra, si abita e si metabolizza, lasciandolo decantare e trasformandolo in un compagno di viaggio con cui negoziare quotidianamente.

    Quel calice amaro diventa un bicchiere di verità versato sul mondo, un rifugio di cristallo che riflette una vita che continua altrove, lasciando il protagonista in un vuoto che nessuna canzone può davvero colmare. Il suo è un realismo sporco, umano, visceralmente distante dalle anse edulcorate del pop contemporaneo.

    Il tempo smette di essere un medico nel momento in cui la ferita non si rimargina, ma diventa parte integrante della propria geografia identitaria: le lancette che corrono non sono più un trauma da superare, ma un elemento ricostitutivo del sé, come una cicatrice che smette di far male ma ridefinisce i contorni di chi la porta. In “Se fosse vero”, i giorni che passano non portano sollievo, ma agiscono come un reagente chimico che rivela la persistenza del ricordo: il tempo non cura, si limita a testimoniare l’impossibilità di dimenticare, convertendo l’aspettativa di un ritorno nella dignità di restare esattamente lì, dove tutto è finito.

    Il brano interroga direttamente l’ascoltatore, mettendolo di fronte allo specchio di quelle illusioni che spesso accettiamo per sopravvivere.

    Le parole dell’artista sottolineano l’inefficacia delle soluzioni indolori:

    «Qual è la cura per cancellare il dolore? Basta credere nelle ricette che ormai quasi come un mantra si ripetono da tempo immemore? Il tempo che cancella? La ricerca di un nuovo amore? La voglia di scappare lontano? Chissà…Forse la vera medicina è proprio questo restare nel dubbio, senza la pretesa di trovare una cura, ma con la dignità di portarsi addosso la propria storia.»

    “Se fosse vero” è la constatazione che non esiste un solo colpevole e che il dolore non si elimina, si impara a portarlo con sé. È la voce di chi ha guardato il vuoto e ha scelto di riempirlo con una canzone che non promette guarigioni miracolose, ma offre la dignità di una ferita ancora aperta.

    Dopo anni di silenzi e strade interrotte, è stata la convalescenza forzata del 2014 a riaccendere la scintilla creativa in Montelatici, portandolo a strutturare un percorso di scrittura consapevole, che ha trovato la sua massima consacrazione sul palco del Premio Bigazzi.

    Il singolo sintetizza questa evoluzione unendo la sensibilità cantautoriale più pura a una struttura narrativa solida, capace di parlare a quanti abbiano cercato, invano, di dimenticare attraverso il filtro del tempo.

    L’artista descrive così la genesi concettuale del brano:

    «”Se fosse vero” cerca di raccontare come non sia possibile cancellare il ricordo di un grande amore. Non basta il tempo, non servono le parole, i testi che affrontano il problema. Il dolore si impara ad addomesticarlo, ma non si cancellerà mai. Così come non ci sarà mai un solo colpevole.»

    Il valore del pezzo non risiede solo nella penna onesta e disincantata di Montelatici, ma anche in una veste sonora curata da Marco Falagiani. La produzione artistica di Falagiani — già braccio destro di Giancarlo Bigazzi e firma dietro successi che hanno segnato la storia del Festival di Sanremo e del cinema internazionale — conferisce al brano una caratura che esula dalle logiche del pop istantaneo, spesso usa-e-getta. La collaborazione tra il cantautore e il Maestro ha dato vita a una traccia in cui ogni sfumatura del calice amaro di cui parla l’artista trova una collocazione precisa, cristallizzando un’esperienza individuale in una narrazione in cui è facile riconoscersi.

    Attualmente impegnato anche nel progetto GiBombay, dove la sua anima autorale incontra venature hard rock, Gianni Montelatici si riaffaccia sulla scena nazionale con un progetto che rivendica il diritto di sentire, di ricordare e, soprattutto, di non guarire secondo le tempistiche dettate dalla società del benessere istantaneo, forzato e performativo.

  • “Come terra e luna” è il nuovo singolo di Maiisha

    Da venerdì 6 febbraio 2026 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “COME TERRA E LUNA” (Mirò BR Productions), il nuovo singolo di MAIISHA.

    “Come terra e luna” è un brano intenso e suggestivo che racconta la dualità tra forza e fragilità, corpo e anima, istinto e consapevolezza. Al centro, una storia d’amore intensa e magnetica: quella tra la Terra e la Luna, due corpi celesti destinati a cercarsi, rincorrersi e orbitare l’uno attorno all’altro. Con una scrittura emotiva e una produzione moderna, la canzone si inserisce nel panorama pop contemporaneo mantenendo una forte identità artistica.

    “Mi trovo nel tuo universo, condividiamo un frammento d’eterno”, commenta l’artista.

    Nel videoclip di “Come terra e luna”, l’artista reale Maiisha viene clonata digitalmente e trasfigurata in una protagonista interamente ricreata dall’intelligenza artificiale. Un esperimento visivo che fonde cinema, musica e identità in una nuova forma di racconto sensoriale. L’universo e i pianeti del suo immaginario prendono vita attraverso più corpi e volti, dando forma a una narrazione inclusiva che celebra le molteplici identità e rappresenta l’idea di un amore universale.

    Guarda il videoclip ufficiale di “Come terra e luna”

    https://www.youtube.com/watch?v=asZakuObS5w

     

    ℗ © Mirò BR Productions di Rosa Bulfaro

    Producer: Fabio Lombardi

    Mastering: UP Music 

    Compositori | Autori: C. Liccese, Aptenia, L. Quartucci, M.Bruno, D.Bellitto

    Cover_art: Andrea Ceriani

    Art Directors: Maiisha & Gabriele Aprile AI Art: Gabriele Aprile

     

     

    MAIISHA | BIOGRAFIA

    Maiisha ha 24 anni, una voce che si fa sentire e un po’ di vita addosso. Ha cantato per Walt Disney come voce della sigla di School Hacks (produzione di Enrico “Kikko” Palmosi, 2018).

    Ha doppiato personaggi in serie trasmesse su Prime Video e Rai 2: nella serie Noi siamo leggenda ha sostituito la voce cantata di Greta (Sofya Gershevich) nel 2023. La sua voce è presente nel featuring del brano Indietro nel tempo, cantato insieme a JayDar, e in alcuni inserti del brano con Nashley, prodotto da Matteo Buzzanca.

    Ha calcato il palco di Sanremo — quello alternativo ma vero — all’Attico Monina nel 2020 e al Privé Monina nel 2023.

    È stata premiata tra i giovani emergenti italiani nella sezione canto agli UCI Cinemas Awards 2017 e ha ricevuto il Premio della Critica al concorso nazionale Je So Pazz 2016, dedicato a Pino Daniele.

    Si è messa mille maschere per piacere a tutti, ora canta per riconoscersi. MAIISHA è il suo nome d’arte, ma ogni canzone è una parte di lei, vera. Anche quella che ancora non conosce.

    “Come terra e luna” è il nuovo singolo di Maiisha disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 6 febbraio 2026.

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  • *Razza dominante – Crimini e psiche* _Il nuovo podcast de Il Tempo: un viaggio nella mente criminale_

    _Roma_ – _*Il Tempo*_ presenta *«Razza Dominante – Crimini e psiche»*, il nuovo podcast originale scritto e prodotto da *Davide Di Santo*, che porta gli ascoltatori dentro la mente di chi ha oltrepassato il limite della violenza nei confronti di un altro essere umano. Un viaggio nel lato oscuro della psiche raccontato attraverso casi di cronaca celebri e vicende meno note, con le testimonianze dirette degli psichiatri forensi che hanno incrociato lo sguardo dei protagonisti dei più efferati delitti.
    L’obiettivo è comprendere — oltre il clamore del fatto di cronaca — le circostanze psicologiche, sociali e fisiche in cui è maturato un comportamento estremo e letale: quando, come e perché un essere umano decide di colpire un altro essere umano. 
    *Le storie* – Le puntate di «Razza Dominante. Crimini e psiche», attraversano con un tono immersivo e coinvolgente alcuni dei casi più inquietanti della cronaca italiana: da quelli legati a *Gianfranco Stevanin* e *Donato Bilancia*, spietati serial killer, a *Luca Delfino* noto come “l’omicida delle fidanzate”; dalla strage del tallio in cui si intrecciano la cronaca e il fenomeno degli hikikomori, alla *mattanza del Canaro* fino alle vicende meno note della *Banda della Magliana*. Non mancano episodi dimenticati, come il caso Raso, “fattaccio” della Roma borghese, capace di generare effetti giudiziari senza precedenti.  
    *Gli esperti* – Nel podcast intervengono alcuni dei massimi esperti italiani tra cui *Stefano Ferracuti* – professore ordinario di Psicopatologia forense all’Università La Sapienza di Roma – *Ugo Fornari* e *Francesco Carrieri*, autori di centinaia di perizie nei più noti casi di cronaca in cui sono stati chiamati a esprimersi: mostro o folle? Attraverso il loro sguardo, il racconto esplora temi cruciali come la determinazione della capacità di intendere o volere, la pericolosità sociale, la prevenzione dei crimini violenti, il confine duttile e a volte incerto tra follia e lucidità. 
    *I temi* – Il titolo «Razza Dominante», che riecheggia un famoso racconto di fantascienza di *Fredric Brown*, non si riferisce a differenze di etnia o colore, ma a una caratteristica distintiva dell’essere umano. L’uomo, da sempre, è la specie che più infligge dolore ai suoi simili e arriva a “governare” questa violenza, a istituzionalizzarla e talvolta a giustificarla attraverso la cultura, il diritto, il potere. Una riflessione profonda sulla natura dell’umanità, che nel corso dei millenni ha costruito la propria supremazia anche attraverso la sopraffazione. Come afferma l’autore, per quanto possa essere disturbante, «la razza dominante siamo noi». Il podcast invita ad affrontare questa verità scomoda, esplorando la zona proibita dell’intelligenza umana — quella più brutale, violenta, dominatrice — con un unico obiettivo: capire.
    _Scheda tecnica_ 
    _Razza Dominante – Crimini e psiche di Davide Di Santo per Il Tempo. Prima puntata giovedì 5 febbraio, seconda puntata giovedì 12 febbraio. In seguito ogni 14 giorni._ _Piattaforme: Spotify, Amazon Music, YouTube, le principali app di podcasting e il sito web www.iltempo.it._ _Soggetto, testi, voce, musiche originali e sound design: Davide Di Santo

  • “Resti in città” di MODNA fotografa una stasi sempre più diffusa

    Ogni giorno, intorno alle tre del mattino, le città tornano alla propria ossatura. È un orario che non promette più nulla: i bar restano aperti per inerzia, il traffico si assottiglia, e quel fascino notturno che di solito avvolge le strade lascia spazio a una verità meno romantica, ma rivelatrice. In quel “silenzio finto”, dove il traffico è solo un’eco e le luci dei lampioni feriscono gli occhi, si consuma il paradosso di “Resti in città”, il nuovo singolo di MODNA scritto a quattro mani con Daniele Pirozzi tra le aule del Conservatorio Nicola Sala.

    Il brano arriva in un momento in cui l’idea di “cambiare vita” è diventata una formula ricorrente, ma sempre più spesso resta confinata alle parole. Si parla di fuga, di ripartenza, di altrove, di viaggio come catarsi e di nomadismo digitale come massima aspirazione, mentre le giornate continuano a svolgersi nello stesso perimetro.

    Con “Resti in città”, MODNA lavora in maniera controintuitiva, perché non racconta chi parte, ma chi decide di rimanere, o meglio, chi ha imparato perfettamente il linguaggio dell’andarsene assimilandone ogni concetto, senza mai trasformarlo in azione. Il sogno della fuga continua a esistere, ma si consuma nella ripetizione, fino a diventare un’abitudine, una promessa che non trova mai il compimento effettivo.

    Il cantautore lucano d’adozione campana scatta così una polaroid tersa e precisa su una generazione che “vorrebbe ripartire da zero”, ma trova nel proprio spazio, nel proprio recinto urbano, una rassicurante, seppur incompleta, forma di protezione.

    Il brano segue una donna dentro una routine che funziona, ma non la appaga totalmente. Lavora, esce, attraversa locali affollati, balla da sola in casa. Usa la città per restare in movimento senza mai spostarsi davvero. Accanto a lei c’è una presenza costante, mai invadente. Si riconoscono, si osservano, restano fermi un istante prima di una qualsiasi incarnazione di un noi. È un incontro che non produce svolte, perché le svolte non sono previste.

    Nel testo, la frase «non siamo mica come Milano» delimita questo perimetro senza bisogno di spiegazioni. Non oppone provincia e metropoli, ma due tempi diversi: da una parte il mito della velocità come valore, dall’altra una sequenza di giorni simili che impedisce accelerazioni e deviazioni. L’asse si sposta dal dinamismo produttivo della prima alla verità nuda della seconda, dove si beve birra per calmare i pensieri e si balla soli in salotto, simili a una “Jennifer senza il ballo perfetto”. È un’osservazione priva di giudizio, che porta con sé solo il rigore di chi osserva un incontro fatto di sguardi che si incrociano in un bar affollato senza mai oltrepassare il confine.

    Anche sul piano musicale il brano evita soluzioni risolutive. La produzione di Pirozzi – impreziosita dai Rhodes di Gianluca Sposito e da una sezione ritmica asciutta – regala un’atmosfera distesa che trova il suo compimento nel videoclip ufficiale, girato a Napoli da Alfonso Venafro e presentato in anteprima nazionale su Sky TG24.

    Qui, la città non è sfondo ma co-protagonista, una pelle che la protagonista, interpretata da Carmen De Vita, indossa per sentirsi viva, anche a costo di restare irrisolta.

    «Esiste una dignità complessa nelle scelte che non si compiono – spiega MODNA -. “Resti in città” è un’evasione mancata che diventa identità. Io e Daniele Pirozzi abbiamo cercato di catturare quel punto di rottura in cui il desiderio di novità soccombe alla necessità di sentirsi al sicuro, anche se incompleti. Restare, talvolta, richiede molto più coraggio che andarsene.»

    “Resti in città” parla di chi immagina un altrove, ma continua a vivere dove si sente al sicuro, anche a costo di restare incompleto. Una condizione sempre più diffusa e sempre meno raccontata senza giudizio.

    MODNA, forte di un percorso che lo ha visto passare dai palchi Rai alla finale del Premio Arte d’Amore, conferma qui una maturità intellettuale già intravista nel suo esordio letterario “Il rumore dentro”. La sua non è una proposta di intrattenimento, ma una proposta di senso. Ciononostante, il brano evita il rischio del compiacimento malinconico, grazie ad una struttura argomentativa solida, un lessico ricercato ma mai artificioso, e un ritmo di prosa musicale che segue quello della vita reale: sincopato, incerto, profondamente umano. È una canzone che non parla per noi, ma di noi. Di quel caffè preso in silenzio e di quella voglia di sparire che, puntualmente, si ferma davanti al primo semaforo rosso della propria via di casa.