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  • “Cosa Siamo Noi” è il nuovo singolo di Roberto Galanto

    Da venerdì 3 aprile 2026 è in rotazione radiofonica “Cosa Siamo Noi” (Up Music), il nuovo singolo di Roberto Galanto, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 27 marzo.

    “Cosa Siamo Noi” è una ballata pop d’autore dal suono raffinato e avvolgente, che si muove in un’atmosfera sospesa e malinconica. Il brano racconta la fine di una relazione segnata non dall’assenza di sentimento, ma dal contrasto tra aspettative ideali e realtà quotidiana. Tra immagini intime e suggestive – abbracci, tramonti e confessioni notturne – la narrazione assume un taglio quasi cinematografico, ispirato all’immaginario di Inception, e riflette sulla fragilità delle scelte e sull’intensità di quei momenti che, pur brevi, riescono a lasciare un segno duraturo nel tempo.

    Spiega l’artista a proposito del brano: «“Cosa siamo noi” segna un punto di svolta nel mio percorso artistico dopo oltre dieci anni di musica. È il brano in cui il passato e il presente del mio progetto si incontrano: la mia scrittura emotiva di sempre incontra una nuova maturità sonora e melodica. È una ballad pop d’autore intima e cinematografica, sospesa tra nostalgia e dimensione onirica, che racconta la fine di un amore in cui i sentimenti restano ma la realtà prende il sopravvento. L’ispirazione iniziale nasce subito dopo la visione di Inception, da cui prende forma l’idea di una relazione vissuta come un sogno da cui è difficile svegliarsi. Il brano ha attraversato diverse evoluzioni musicali e testuali, ma ha mantenuto intatto il fuoco della prima intuizione. Il lavoro è stato quasi un processo di sottrazione: togliere il superfluo per dare ancora più luce all’idea originale. Durante la registrazione in studio ho vissuto uno dei momenti più intensi di tutto il progetto: mentre cantavo mi sono emozionato al punto da dover interrompere la take per qualche istante. Nonostante conoscessi il brano da tempo e lo portassi già profondamente dentro di me, sono rimasto sorpreso dalla forza emotiva delle sue linee melodiche. Dal punto di vista melodico è uno dei miei brani più maturi e, pur restando autentico, è anche quello che sento più vicino al linguaggio del pop contemporaneo. “Cosa siamo noi” rappresenta l’inizio di una nuova fase del mio percorso da cantautore».

     

    Biografia

    Roberto Galanto è un cantante e musicista polistrumentista, ex cantante lirico e crooner, con un percorso musicale iniziato da bambino grazie a una chitarra regalata da una vicina di casa. Da lì ha iniziato a esplorare i grandi cantautori italiani, passando poi per la musica classica come cantante lirico, il jazz e influenze come Amy Winehouse, Stevie Wonder, Sting, Damien Rice, Joe Barbieri e Pino Daniele. Queste radici hanno formato una scrittura che fonde melodie sensibili, emozioni profonde e testi autentici.

    Suona basso, pianoforte e chitarra, componendo sia in italiano sia in inglese, proprio per abbracciare storie universali che trascendono le lingue. Il suo nuovo progetto solista è attivo da due anni ed è supportato da un team di produttori dedicati e da alcuni consulenti di management che lo guidano nel percorso artistico.

    Dal suo album precedente, Welcome, consiglia l’ascolto di brani come Ma non serve andare lontano, Mai Mia e Shadow, che catturano l’essenza del suo suono. Oggi il nuovo singolo Cosa siamo noi rappresenta il culmine della sua maturità artistica. Il suo pubblico è composto principalmente da adulti tra i 30 e i 50 anni, amanti della musica d’autore e di emozioni sincere.

    Per lui la musica è un’ancora di salvezza: un modo per dare voce alle pieghe della vita quotidiana che spesso restano nascoste. Le sue canzoni raccontano la complessità delle relazioni, le fragilità umane e quelle parti di noi che tendiamo a nascondere. Invitano l’ascoltatore non solo ad ascoltare, ma a vivere pienamente quei momenti, trasformando il dolore in catarsi e la vulnerabilità in forza.

    Il suo obiettivo è raggiungere un pubblico sempre più ampio, mantenendo però un legame autentico e umano. Immagina le sue performance nei teatri: spazi intimi dove musica e storie si fondono in un’esperienza catartica, riportando l’arte alla sua essenza, come un rifugio per l’anima. Con Cosa siamo noi punta a connettersi con chi cerca canzoni che parlino al cuore, portando il suo suono verso playlist editoriali che celebrano l’autenticità.

    “Cosa Siamo Noi” è il nuovo singolo di Roberto Galanto disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 27 marzo e in rotazione radiofonica da venerdì 3 aprile.

     

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  • “È sempre così” è il nuovo singolo di Federico Di Battista

    Da venerdì 3 aprile 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “È SEMPRE COSÌ”, il nuovo singolo di FEDERICO DI BATTISTA per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “È sempre così” è un brano d’amore che racconta la dimensione quotidiana della vita di coppia, fatta di piccoli contrasti, momenti di confronto e gesti condivisi. Tra discussioni, ascolto reciproco e dinamiche che si ripetono nel tempo, la canzone restituisce uno spaccato autentico delle relazioni, in cui anche le imperfezioni contribuiscono a costruire un equilibrio emotivo. Sono proprio questi frammenti di quotidianità, con la loro semplicità, a riempire le giornate e a lasciare spazio, nonostante tutto, a un sorriso. 

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Sono una persona che crede molto nell’amore e nelle relazioni sincere. Questo pezzo è una mia descrizione di una relazione vera, fatta da piccoli gesti. Quelle relazioni dove non servono troppe parole. Basta saper esserci”.

    FEDERICO DI BATTISTA | BIOGRAFIA

    Artista romano classe ’95, Federico muove presto i suoi passi nella musica. All’età di 10 anni prende parte del coro di voci bianche diretto da Paolo Lucci prendendo parte agli spettacoli “Pollicino” ed “Il Gatto Con Gli Stivali” e inizia le prime lezioni di canto privato. Appena maggiorenne si trasferisce in Irlanda dove amplierà la sua cultura musicale in varie scuole nella città di Cork. Nel 2016 è tra i coristi del programma “The Voice Of Ireland”. Nel 2019 decide di trasferirsi a Barcellona dove vive tutt’ora. Nel 2020 pubblica il suo primo singolo “Moltissime Cose Di Noi”, prodotto da Adelmo Musso. Nel 2021 conosce Marco Canigiula e la realtà di Cantieri Sonori con la quale scrive il singolo “Il Primo Uomo Sulla Luna”. Nel 2022 produce, concretizza la collaborazione con Marco Canigiula e danno vita, insieme, ad una serie di singoli. Nel 2023 conosce, a Barcellona, il musicista e produttore Pierfrancesco Ceregioli, con cui inizia a produrre il suo primo album da solista in uscita nel 2026.

    “È sempre così” è il nuovo singolo di Federico Di Battista disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 3 aprile.

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  • La dignità oltre la recita sociale: tra l’eredità dei sacrifici e la pressione del presente, Melamanouche racconta il crollo delle apparenze in “L’apparecchio del Carnevale”

    Durante la pandemia, mentre il Paese faceva i conti con attività chiuse, famiglie in difficoltà e un senso sempre più diffuso di smarrimento, Melamanouche ha iniziato a scrivere “L’apparecchio del Carnevale”, un brano sulla recita sociale, sul denaro che non basta, sui sacrifici dei genitori e sul rischio di perdere la propria identità per restare imprigionati dentro a un ruolo.

    Il brano nasce da lì, ma non resta chiuso in quel tempo. Porta dentro la fatica di tenere in piedi un’apparenza accettabile quando la realtà si restringe, il bisogno di mostrarsi forti mentre sottopelle passano paura, rinunce, stanchezza e conti da far tornare. Il carnevale del titolo non coincide affatto con la festa, bensì con il suo apparato, con tutto ciò che impone di restare in scena anche quando non ci sarebbe più nulla da esibire.

    «Le lenzuola sono ancora di seta e le scarpe di pelle mia vera» canta l’artista milanese, descrivendo in poche ma miratissime parole una compostezza che resiste, una facciata che non vuole cedere, il tentativo di salvare il visibile mentre il resto si assottiglia. Dentro questa immagine c’è anche il lavoro silenzioso di molti genitori, la loro ostinazione a difendere per i figli uno spazio di possibilità perfino nei momenti peggiori. E lì, in quella tenacia quotidiana, il brano riconosce come unico valore autentico quello di continuare a lottare per il proprio bambino interiore o per i propri figli reali.

    Il testo tocca poi un altro punto delicato del presente: «Se sui social sei un’altra persona, non cercare di viverla ancora» è il verso che porta il discorso nel momento in cui l’identità esibita chiede continuità e la rappresentazione finisce per occupare anche ciò che dovrebbe restare privato, lontano dalla pubblica esposizione. In questo senso, il carro del Carnevale diventa davvero un ingranaggio di pensieri e azioni che tengono in piedi un mondo apparente, levigato, brillante, eppure molto meno solido di quanto voglia sembrare.

    È anche in questo passaggio che il pezzo smette di essere soltanto racconto individuale per farsi ritratto di costume. La pressione a costruire una versione spendibile di sé, a mantenerla credibile e continua, è infatti una delle richieste più pervasive del presente. Melamanouche la coglie senza attenuarne l’asprezza e la riporta dentro una scrittura che, pur dialogando con il teatro da cui proviene, finisce per immortalare una questione pienamente contemporanea.

    «Tutta la vita sentiamo il dovere di continuare a mostrarci felici, forti, disinibiti, perfetti – dichiara l’artista -, ma la vera forza è un passaggio di testimone tra noi stessi e la nostra anima. L’unico modo per non impazzire è accettare i nostri limiti e le nostre ombre.»

    La riflessione si fa ancora più dura nel finale: «Se i quattrini guadagnati in un mese non basteranno per il materiale, sarà il mio corpo a sostituire l’apparecchio del Carnevale». Qui la canzone si stringe attorno alla sua dimensione più aspra: quando il denaro non basta, resta il corpo. E resta come ultima risorsa, ultimo sacrificio, ultimo spazio su cui far ricadere il peso di ciò che deve andare avanti a funzionare. A quel punto, continuare a fingere anche quando tutto crolla può voler dire smarrire la propria identità, fino a non distinguere più ciò che si è da ciò che si continua a mettere in scena; tuttavia smettere non appare un’opzione, perché il prezzo rischia di gravare su tutto il resto.

    Dentro questa materia entra anche la storia personale dell’artista. Melamanouche riconosce nel brano il rapporto con i propri genitori, la loro emigrazione dal Sud, il racconto di una madre bambina che trasportava bidoni del latte al mattino. Da qui prende forma anche l’immaginario visivo che accompagna la release: una fotografia della mamma da piccola, raccolta e osservata come una traccia concreta di ciò che è stato e di ciò che, da quei sacrifici, è diventato possibile.

    «Mia madre mi ha raccontato dei bidoni del latte trasportati al mattino quando era ancora piccola – prosegue Melamanouche -, per questo ho scelto di accompagnare la traccia con una cover in cui guardo una sua foto da bambina, perché guardandola capisco quanto la mia infanzia sia stata diversa e quanto, i suoi sacrifici, mi abbiano aiutata a realizzarmi come donna e come artista.»

    Anche sul piano musicale, “L’apparecchio del Carnevale” sceglie una direzione precisa: una ritmica vicina alla rumba, con rimandi al flamenco e al jazz manouche, cifra distintiva dell’artista, al servizio di una scrittura che si prende il tempo del racconto e lascia spazio al peso delle parole. La produzione musicale è firmata da Gabriel Otoya, mentre il suono si completa con la chitarra solista di Federico Bertolasi, il contrabbasso di Raffaele Romano e le percussioni di Davide Borgonovo. L’immaginario visivo porta invece la firma del fotografo Ernesto Casareto.

    Il risultato è una canzone che tiene insieme famiglia, pressione sociale, identità pubblica e bisogno di verità, portando con sé il desiderio di fermare la giostra dell’appagamento superficiale e della finzione con sé stessi e con gli altri.

    Più che una semplice presa di posizione, “L’apparecchio del Carnevale” lascia addosso una domanda difficile da eludere:

    quanto costa, ogni giorno, restare all’altezza dell’immagine che il mondo chiede di tenere in piedi?

    I prossimi appuntamenti live di Melamanouche verranno comunicati sui suoi canali social.

  • “Forme uniche della continuità nello spazio” è il nuovo singolo di Stefano Bruno

    Dal 3 aprile 2026 sarà in rotazione radiofonica “Forme uniche della continuità nello spazio”, il nuovo singolo di Stefano Bruno (Maionese Project) disponibile sulle piattaforme di streaming digitale dal 14 marzo.

    Già dal titolo, il brano invita a perdersi in una narrazione potente, capace di trascinare l’ascoltatore in un vortice di immagini ed emozioni vivide. Il testo si fa specchio di una precarietà esistenziale che ha smesso di essere una mera fase giovanile per trasformarsi in un tratto distintivo della società moderna, segnata dal nichilismo e dalla progressiva perdita di punti di riferimento.

    Sotto il profilo sonoro, la traccia è un pop-rock di carattere che guarda con decisione alle atmosfere degli anni ’80. La sezione ritmica serrata e le chitarre incisive alimentano una tensione costante che non lascia respiro, costruendo un muro sonoro compatto e coinvolgente capace di imprigionare l’ascoltatore all’interno del groove.

    Commenta l’artista a proposito del brano: Il titolo del brano è un omaggio alla scultura futurista di Umberto Boccioni, che mi ha innescato riflessioni durante una visita al Museo del Novecento. Ma in questo caso “le forme uniche” siamo noi, ognuno nella propria unicità, con un bagaglio irripetibile di esperienze, pensieri e caratteristiche che non possono essere replicate. Quella domenica di Pasqua me la ricordo bene, perché accusai il colpo spaesato e bombardato da un flusso massiccio e invasivo di informazioni, emozioni ed eventi, con Vasco Brondi e Le Luci della Centrale Elettrica nelle cuffiette. E’ un brano che si inserisce perfettamente all’interno del progetto e di questa inquietudine perché prosegue discorsi e temi già affrontati in altre canzoni.”

    Biografia

    Stefano Bruno è un cantautore milanese di origini siciliane. Sebbene sia sempre stato attratto dalla musica, la sua passione esplode definitivamente intorno ai 20 anni. I suoi strumenti d’elezione sono la penna e la voce, punti di partenza da cui prendono vita armonie e melodie che si espandono poi agli altri strumenti.

    Il suo percorso di scrittura inizia ispirandosi a pilastri della canzone italiana come Dalla, Battisti, Carboni, Antonacci e Tiziano Ferro, ma Stefano si definisce un “ascoltatore onnivoro”. Il suo bagaglio musicale include infatti influenze internazionali come Alan Parsons Project, Beatles e Radiohead, unite a suggestioni electropop e sonorità esotiche. Dopo un primo approccio da autodidatta e le prime esperienze live, ha scelto di approfondire i propri orizzonti affiancando studi accademici a lezioni private.

    La sua musica è un uragano di passione e inquietudine, un mash-up di generi che abbraccia pop, rock, darkwave e world music. Attualmente Stefano lavora in modo indipendente, collaborando a distanza con alcuni autori e affidando le grafiche a un amico fidato. Questa dimensione artigianale, se da un lato dilata i tempi di produzione, dall’altro riflette la sua costante ricerca di collaboratori affiatati che vogliano sposare il progetto con dedizione e visione comune.

    Nelle sue canzoni non risiede un messaggio univoco: Stefano punta a parlare a tutti, con un’attenzione particolare a chi si sente emarginato, inadeguato o “sbagliato”. La sua musica dà voce al disagio e a quei silenzi che troppo spesso diventano muri di incomunicabilità. Accanto al tema dell’amore nelle sue diverse sfaccettature, emerge prepotente un senso di rivalsa e riscatto.

    L’obiettivo di Stefano Bruno è compiere un salto di qualità decisivo, calcando palchi sempre più prestigiosi sia come interprete che come autore per altre voci. Con un sogno ambizioso: portare la canzone italiana anche in quei Paesi dove non ci si aspetterebbe mai di trovarla.

    “Forme uniche della continuità nello spazio” è il nuovo singolo di Stefano Bruno disponibile sulle piattaforme di streaming digitale dal 14 marzo 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 aprile.

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  • “Severus e Lily”: Lara Serrano porta nel pop una delle figure più controverse di Harry Potter

    Tra le pieghe di una contemporaneità che ha frettolosamente declassato la dedizione a debolezza, c’è ancora spazio per la capacità di persistere? Nel contesto relazionale attuale, dominato da algoritmi di prossimità e dalla saturazione dell’offerta affettiva, quella che Eva Illouz definisce l’architettura della scelta, saper rimanere fedeli al proprio cuore appare quasi anacronistico. Eppure, è proprio da questa tenace risolutezza che Lara Serrano ci invita a ripartire con il suo nuovo singolo, “Severus e Lily“.

    Dichiaratamente ispirato alla saga di J.K. Rowling, il brano non vuol essere un espediente per intercettare il fandom, né una citazione pop fine a sé stessa. Al contrario, la figura di Severus Piton viene spogliata dell’armatura fantasy per diventare il simbolo di un sentimento che non ha bisogno di reciprocità immediata per giustificare la propria esistenza. È l’amore che, come canta l’artista, non costringe a vivere in punta di piedi, ma offre la possibilità, sempre più difficile da incontrare, di essere accettati senza doversi rimpicciolire, un terreno solido su cui poggiare anche i propri fallimenti.

    Lara, una delle penne più interessanti del nuovo cantautorato ligure, elegge la protezione a valore assoluto. In un tempo che spesso esaspera l’individualismo o il risentimento post-rottura, la cantautrice ligure sceglie la strada della cura verso l’altro, anche quando questi è rivolto altrove.

    «Siamo come i vinili, come Severus e Lily», canta, tracciando un parallelo tra la persistenza del supporto analogico e quella di un legame che sfida l’usura. Il vinile, proprio come il sentimento descritto, richiede attenzione, non sopporta la fretta e possiede una matericità che ne costituisce il pregio. La scrittura di Serrano si conferma capace di evocare immagini familiari e facilmente riconoscibili (un bar, uno striscione allo stadio, il mare di Genova) per ancorare a terra un concetto altrimenti astratto. Il suo è un pop che guarda alla scuola genovese più nobile, quella che non ha paura di indugiare nei chiaroscuri, quella che sceglie di non rifugiarsi mai in una solarità scontata o in un dolore unidimensionale.

    «Ho voluto raccontare l’amore come custodia dell’altro — dichiara —. Severus Piton è un personaggio che accetta di farsi odiare dal mondo intero per onorare una promessa, per tutelare ciò che rimane di un sentimento. Viviamo un tempo in cui ci viene chiesto di essere sempre “vincenti” e di “andare avanti” a ogni costo; io ho sentito il bisogno di cantare chi, invece, accetta di rimanere un passo indietro pur di non smettere di guardare il mare per qualcuno. In questo brano, Lily rappresenta quel luogo sicuro dove non serve fingere, dove la propria vulnerabilità non è una colpa, un difetto, ma un punto di contatto.»

    Il brano si sviluppa sul costante conflitto tra il desiderio di esserci («Se cadi ti prendo, se ritardi ti attendo») e la consapevolezza della propria imperfezione («Faccio solo casini»). Non c’è traccia di quella compiutezza patinata tipica della narrazione social; c’è invece il riconoscimento di un amore che “migliora” e riporta “tutto a colori”, non per magia, ma per la semplice presenza di uno sguardo che sa vedere oltre le maschere.

    Tuttavia, ridurre “Severus e Lily” a una ballad romantica sarebbe approssimativo. Il lavoro di Lara Serrano prosegue quel percorso di ricerca già tracciato con l’album “Parole Sciolte”, dove la musica funge da dispositivo di decodifica della realtà, interiore e circostante. Qui, la cantautrice suggerisce che l’intimità è l’unica condizione necessaria per ritrovare il sonno e la fiducia in un mondo da cui, altrimenti, si vorrebbe solo fuggire.

    Da tale premessa prende forma un pensiero che si annida in quella che potremmo definire “Generazione Piton”: un sottile filo rosso che lega la letteratura di genere alla sensibilità dei ventenni di oggi, accomunati dalla ricerca di modelli di appartenenza che vadano oltre il possesso. È uno spaccato di giovinezza stanca dell’usa-e-getta emozionale, che nel “Sempre” di Severus ritrova una metrica per i propri sentimenti. Trasformando questo archetipo in canzone, Lara Serrano riabilita una figura spesso vittima di letture superficiali. Piton non è l’amante respinto che si trattiene nel passato, ma l’incarnazione della devozione come scelta solitaria, un antieroe dell’ombra che accetta il disprezzo del mondo pur di restare coerente a una promessa. Questa conversione, intercetta il bisogno di una libertà rara: quella di restare fedeli a un legame, e quindi a sé stessi, anche quando non è più funzionale, né socialmente premiante.

    «Spesso cerchiamo qualcuno che ci salvi da noi stessi— conclude l’artista —, ma la verità è che abbiamo solo bisogno di qualcuno che ci veda davvero, senza chiederci di cambiare. Severus resta lì, nell’ombra, ad osservare il mare, a guardare “in là”. È quella fedeltà a un ideale che oggi mi sembra l’unica vera forma di ribellione possibile.»

    Con “Severus e Lily”, Lara Serrano conferisce nuova dignità alla permanenza. In un’epoca che ci vuole pronti a sostituire ogni cosa non appena smette di funzionare, lei ci ricorda che restare ad aspettare in un bar, con le scarpe rotte e un cuore d’altri tempi, è ancora la scelta più coraggiosa che si possa compiere.

  • “La Nuvola e la Stella” – Concerto della Banda dell’Esercito Italiano con la partecipazione straordinaria del Maestro Riccardo Muti

    Roma, il 9 aprile 2026 alle ore 20.00 si terrà, presso il prestigioso Nuovo Centro Congressi La Nuvola in viale Asia 40/44, la serata musicale “La Nuvola e la Stella” organizzata dall’Esercito Italiano e dalla Fondazione Bambino Gesù ETS.

    L’evento si svilupperà attraverso l’esecuzione di vari brani musicali da parte della prestigiosa Banda dell’Esercito, simbolo della tradizione musicale militare nel mondo, con la partecipazione straordinaria del Maestro Riccardo Muti, direttore d’orchestra di fama internazionale che dirigerà uno dei brani eseguiti dalla Banda.

    Il ricavato della vendita dei biglietti sosterrà il “Progetto Accoglienza” della Fondazione Bambino Gesù ETS, dedicato ai piccoli pazienti e alle loro famiglie che trascorrono lunghi periodi lontano da casa.

    La partecipazione  allo spettacolo “La Nuvola e la Stella”, manifestazione unica nel suo genere, aiuterà a sostenere un’importante causa sociale a favore della Fondazione Bambino Gesù ETS acquistando i biglietti attraverso la piattaforma TicketOne al link https://www.ticketone.it/event/concerto-della-banda-dellesercito-la-nuvola-21473609/.

  • Rossella: fuori oggi la versione acustica di “Sempre”

    Dal 27 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “SEMPRE”, la versione acustica del primo singolo di ROSSELLA.

     

    Ad un anno esatto dall’uscita del singolo che ha segnato l’inizio del suo percorso artistico, ROSSELLA celebra il primo anniversario del suo debutto con una pubblicazione speciale. Dal 27 marzo, sarà disponibile sul suo canale ufficiale VEVO il videoclip di “SEMPRE (Acoustic Version)”, un’inedita performance dal vivo realizzata in presa diretta.

    In questa nuova veste, il brano si spoglia della produzione pop-rock originale per rivelare la sua essenza più nuda e profonda. Accompagnata da un ensemble di tre elementi — pianoforte, violino e violoncello — ROSSELLA reinterpreta il brano in una dimensione cameristica dove il silenzio ha lo stesso peso delle note. L’arrangiamento orchestrale crea un’atmosfera malinconica ma esplosiva, capace di unire la delicatezza del tocco classico alla grinta interpretativa della cantautrice.

    SEMPRE” è un’indagine sulla memoria del cuore, un racconto di quei legami indissolubili che né la distanza né il tempo riescono a scalfire. Il testo esplora il confine sottile tra ciò che è stato e ciò che continua a vibrare nel presente: un dialogo tra anime che si sono perse, ma che continuano a cercarsi attraverso sguardi e parole mai pronunciate. “Chiamami ancora per nome, anche se ormai sono altrove”, canta ROSSELLA, mettendo a nudo una storia personale che diventa universale.

    In un’epoca di legami liquidi, la capacità di riconoscersi e restare fedeli a un’emozione appare come un vero atto rivoluzionario. La voce di ROSSELLA, sospesa tra dolcezza e ruvidità, si fa carico di questo messaggio, dando voce ai sentimenti che spesso restano prigionieri dietro i muri del silenzio o dell’orgoglio.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Un anno fa ‘SEMPRE’ rappresentava il mio primo passo, la mia prima finestra aperta sul mondo della musica, una delle più importante della mia vita. Oggi torno a quel momento con uno sguardo diverso, profondamente grata per tutto ciò che questa canzone mi ha donato. Per festeggiare il suo primo ‘compleanno’, ho sentito il desiderio di celebrarla insieme a chi ha imparato a voler bene alla mia musica proprio grazie a queste note, restituendo al brano una veste ancora più intima e malinconica. Grazie al supporto di DoubleSharp Production, ho potuto realizzare un arrangiamento che mi ha permesso di esplorare colori vocali inediti e di esprimermi in totale libertà. Cantare dal vivo, lasciandosi abbracciare dalle vibrazioni degli strumenti in presa diretta, è stata un’esperienza stupenda: gli archi toccano corde profondissime e sono il tappeto ideale per raccontare l’eternità dei sentimenti. Sono sempre stata affascinata dalla capacità degli esseri umani di restare spassionati al di là dell’orgoglio o della scelta di restare vicini. Certe emozioni vivono per sempre, diventano parte di noi e ci fanno compagnia come fossero organi del nostro corpo. Questo non significa non saper lasciare andare, ma avere il coraggio delle proprie emozioni e, ogni tanto, la forza di sapersi arrendere ad esse. Proprio per questo, nel videoclip è presente una dedica per me fondamentale, rivolta a un rapporto di amicizia che profuma di magia e di eternità.”

     

     

    Il videoclip della Anniversary Live Session, realizzato da DoubleSharp Production, non è un semplice contenuto celebrativo, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti artistica. Girato a Roma presso lo Studio iCarus, il video immortala una sessione live essenziale in cui il pianoforte e gli archi accompagnano la voce di ROSSELLA in un’atmosfera intima e vibrante.

    La scelta della presa diretta sottolinea la volontà della cantautrice di mostrarsi senza filtri, mettendo al centro la propria vulnerabilità e quella potenza vocale che è ormai il suo marchio di fabbrica. L’intera produzione tecnica porta la firma dei fratelli Tiero: Stefano Tiero ha curato i raffinati arrangiamenti acustici, mentre Federico Tiero si è occupato della registrazione audio; entrambi hanno inoltre diretto la regia e il montaggio del video.

    SEMPRE (Acoustic Version)” sarà disponibile a partire dal 27 marzo sul canale ufficiale VEVO e su tutte le principali piattaforme digitali.

    Guarda il videoclip su VEVO: https://youtu.be/oIaCYLjI70g

    Biografia

    ROSSELLA è una cantautrice che racconta, attraverso i suoi brani, i rapporti umani, la crescita personale e il coraggio di seguire i propri sogni. Fin da piccola mostra una profonda passione per la musica studiando canto e pianoforte ed esibendosi in spettacoli teatrali, serate piano bar e piazze cittadine. Durante l’adolescenza inizia a scrivere le prime canzoni, che diventano presto un bisogno irrinunciabile per comunicare sé stessa.

    Dopo aver intrapreso un percorso universitario a Roma, ROSSELLA decide di dedicarsi totalmente al mondo musicale e attoriale. Le sue influenze spaziano da Gianna Nannini a Lady Gaga, da Lucio Dalla a Roberto Vecchioni, dando vita a un sound pop-rock melodico che si fonde con una voce emotiva, vulnerabile e al contempo grintosa.

    Il 28 marzo dello scorso anno è uscito il singolo d’esordio “SEMPRE”, presentato all’Auditorium Parco della Musica, seguito da “MELA A METÀ” (presentato in anteprima su Il Messaggero) e “FILO ROSSO”, brano vincitore del Premio Nazionale Cesare Filangieri e presentato su SkyTG24. Negli ultimi mesi è stata ospite di Rai Radio 2 nel programma Sogni di gloria, di Rai Isoradio in Crossover, di Michele Monina per il format Music Leaks e di Paola Saluzzi per L’ora solare in onda su TV2000. È stata inoltre special guest del TEDxFrosinone, dove ha portato sul palco la sua storia tra parole e musica.

    In meno di un anno ha superato i 100.000 stream complessivi su Spotify, mentre sui suoi canali social (@michiamorossella) dà vita a “MusiVersi”, un format in cui fonde musica e spoken word che ha già raggiunto oltre 5 milioni di visualizzazioni.

    Attraverso il suo progetto artistico, ROSSELLA sta costruendo un percorso in cui parole e melodia diventano strumenti essenziali per raccontare i legami umani, le emozioni e la determinazione nel seguire la propria strada.

    Il progetto artistico di ROSSELLA è sostenuto dalla label FDAM, con la distribuzione dei singoli affidata ad Altafonte Italia. Il management è curato da Fabio Dell’Aversana e Francesco Marchese, mentre la comunicazione e la promozione radio, TV e stampa sono gestite da Red&Blue Music Relations, con il coordinamento di Marco Stanzani e Clarissa D’Avena.

     

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  • “Johnny” è il nuovo singolo di Er Pablo

    Dal 27 marzo 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica “Johnny”, il nuovo singolo di Er Pablo per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Johnny” è un brano che esplora il tema dell’incessante scorrere del tempo. Per dare forma a questo concetto, Pablo evoca la figura del pirata Johnny che, proprio come il tempo, passa per non tornare mai più. Il brano è caratterizzato da un sound morbido e cadenzato che entra in contrasto con un rapping veloce e incisivo. La struttura sonora è arricchita da una voce femminile, fondamentale nel sottolineare la melodia e nel conferire al pezzo una carica emotiva ancora più profonda.

    Commenta l’artista a proposito del brano:Johnny è un brano che ho scritto partendo dal mio studio personale della musica, nello specifica in quel momento ero immerso dentro ‘Le mer’ di Debussy.”

    Il videoclip di ‘Johnny’, diretto da Pablo Deleuse, è stato realizzato alternando riprese in studio a suggestive location esterne. La struttura visiva ruota attorno a due inquadrature principali che interagiscono costantemente tra loro. Attraverso una ricercata fusione di questi elementi, prende vita un’immagine unitaria dove il colore diventa il filo conduttore, guidando lo sguardo dello spettatore. Il risultato è un’estetica che riesce a essere, simultaneamente, statica e dinamica.

    Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/yiJJKWPACCc

     

     

    Biografia

    Pablo Deleuse, in arte “Er Pablo”, è un cantautore romano esponente della nuova scena hip-hop. Il suo percorso artistico affonda le radici nella recitazione ma, ancora giovanissimo, scopre una viscerale passione per la musica, traendo ispirazione dal rap romano della “vecchia scuola” e dallo studio dei testi di pilastri come Primo Brown, i Villa Ada Posse e i Colle der Fomento.

    Inizia a scrivere i suoi primi brani a soli 11 anni, influenzato dagli autori che ancora oggi studia costantemente. All’età di 16 anni, affascinato dalla musica suonata dal vivo, intraprende da autodidatta lo studio di diversi strumenti: chitarra, pianoforte e batteria. Questo amore per la strumentazione lo porta ad approfondire vari generi, trovando la propria dimensione ideale nel rap strumentale.

    Ascoltando i suoi ultimi lavori — Veterano, Fumo e Malditesta e Johnny — emerge immediatamente una sonorità ricca di strumenti suonati dal vivo, che accompagnano testi profondi e specchio della sua realtà quotidiana. Crescendo sia anagraficamente che artisticamente, Er Pablo si spinge sempre più verso la sperimentazione di nuove sonorità, abbinandole a liriche capaci di trasmettere sensazioni diverse a ogni singolo ascoltatore. È proprio questa versatilità a rendere il suo pubblico estremamente eterogeneo per età e genere, come lui stesso ricorda spesso nelle interviste: “La cosa più importante per me è l’interpretazione delle mie parole; sono davvero curioso di sapere cosa le persone vedono nei miei testi”.

    Per l’artista, il fine ultimo della musica è una comunicazione che apra mondi immaginativi diversi, permettendo a chiunque di trovare un significato unico e personale nelle sue rime. Nonostante un animo incline alla solitudine, Er Pablo ama la dimensione collaborativa: per la comunicazione si avvale del supporto del team Red&Blue, mentre per la creazione della “magia” sonora si affida al produttore Violea, il cui sound — ora morbido, ora più rock — contribuisce a rendere ogni produzione autentica e originale.

    “Johnny” è il nuovo singolo di Er Pablo disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 27 marzo 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

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  • “Senza niente” è il nuovo singolo di Beatriss

    Dal 27 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Senza niente”, il nuovo singolo di Beatriss.

     

    “Senza Niente”, il nuovo singolo di Beatriss tra fragilità e desiderio, è una mid-ballad intensa dalle venature trapsoul e R&B. Il brano scava nelle pieghe della paura: quella di abbandonare le proprie difese e lasciar cadere la maschera della perfezione per timore di restare scottati. Attraverso questa traccia, Beatrice dà voce al conflitto interiore di chi, per proteggersi dal dolore, finisce col precludersi anche la gioia, faticando a godere di quei momenti di “effimera felicità” che rendono la vita autentica.

    Commenta l’artista a proposito del brano: Ho scritto questo brano in un momento di rottura dal passato. Ho sentito l’esigenza di creare un promemoria musicale che mi ricordasse quali schemi di comportamento volevo lasciarmi alle spalle, per dare spazio ad una nuova visione della vita.”

    Il videoclip di “Senza Niente” traspone in immagini l’essenza della solitudine riflessiva e il coraggio della vulnerabilità emotiva. La narrazione visiva si snoda attraverso spazi chiusi e chiaroscurali, dove la protagonista si muove tra drappeggi e strutture metalliche che simboleggiano i confini del pensiero e il momento del confronto solitario con la propria interiorità.

    L’uso sapiente di inquadrature ravvicinate sottolinea la fragilità espressa nel brano, creando un dialogo costante tra musica e immagine. Mentre il testo invita ad “abbandonare i panni” e affrontare la “paura di soffrire”, il video mostra una progressiva liberazione della protagonista dalle sovrastrutture che la circondano. Questo percorso culmina nel superamento metaforico della “maschera”, rappresentata da un dinamico gioco di luci e ombre: emergendo dall’oscurità, l’artista affronta i propri sentimenti con una consapevolezza rinnovata, accettando di restare “senza niente” pur di riscoprirsi finalmente autentica.

    L’opera si configura quindi come un invito a spogliarsi di ogni finzione, celebrando la purezza dei sentimenti e il rischio della sofferenza come unico passaggio necessario per raggiungere la propria verità.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=Xk9E_d5dJrw

     

     

    Biografia

    Beatriss, studia canto da otto anni, diplomandosi in un’accademia di musical e lavorando in svariati spettacoli teatrali. Da un anno a questa parte sente l’esigenza di scrivere canzoni nelle quali condividere le proprie emozioni e il proprio vissuto. Nel suo percorso di formazione ha studiato e ascoltato svariati generi musicali, dalle opere liriche al rap, ma le sue principali influenze arrivano dalla musica R&B e hip hop degli anni ‘90 e 2000.

    Per questa ragione i suoi brani si rivolgono soprattutto alle generazioni Millennials e Gen Z. Con la sua musica spera di creare uno spazio sicuro in cui gli ascoltatori possano rifugiarsi per sentirsi capiti e accettati, così come lei stessa continua a fare con i suoi artisti preferiti. Il suo obiettivo per i prossimi anni è quello di riuscire a raggiungere più persone possibile, portando nel mondo della musica mainstream nuove sonorità e consolidando una carriera fatta di una costante produzione discografica e musica dal vivo.

    “Senza niente” è il nuovo singolo di Beatriss disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 27 marzo 2026.

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  • Prosegue il sodalizio artistico tra Lisa Ardini e Alessio Bernabei: esce “Problema Mio”

    Ci sono addii che non arrivano in un solo momento, ma si depositano poco alla volta, come polvere su una stanza ancora abitata. Restano nelle frasi interrotte, nelle apnee di un silenzio che dilata lo spazio di un addio, nelle parole che non hanno trovato il loro tempo. E soprattutto, in quella forma di rassegnazione che non coincide con la sconfitta, ma con la presa d’atto che, a volte, amare non basta a trattenere qualcuno accanto a sé. Da questa riflessione adulta e dolorosa nasce “Problema Mio”, il nuovo singolo di Lisa Ardini.

    Il brano conferma il sodalizio artistico con Alessio Bernabei, che dopo “Non siamo soli” e “Dolce Amaro” firma nuovamente la produzione. Un incontro, il loro, che non si limita all’aspetto tecnico, ma riguarda il modo stesso in cui il vissuto viene portato in musica: da una parte la voce di Lisa, riconoscibile per timbro, intensità e aderenza a ciò che canta; dall’altra un lavoro di produzione capace di cogliere il non detto, di accompagnare il testo senza appesantirlo, di lasciargli lo spazio necessario per decantare e sedimentarsi.

    In “Problema Mio” c’è la difficoltà di tenere in piedi un legame nel tempo, quando il sentimento finisce schiacciato dalle paure individuali, dalle interferenze esterne, dalla precarietà relazionale che attraversa molti rapporti contemporanei. Il testo non si sofferma tanto sulla sofferenza derivata dall’allontanamento del partner, quanto più sulla fatica di assistere impotenti al suo smarrimento, fino ad arrivare al punto di lasciarlo andare pur continuando a portarlo con sé.

    In questo senso, “Problema Mio” racconta qualcosa che supera il perimetro dell’esperienza privata. Parla di un tempo in cui tutto tende a diventare sostituibile, rapido, reversibile; un tempo in cui perfino il cuore deve convivere con un sistema di distrazioni continue, di risposte provvisorie, di scorci mentali che aiutano a tirare avanti ma spesso fanno perdere contatto con ciò che conta davvero. Lisa Ardini sceglie di stare esattamente lì, dove l’amore non viene idealizzato ma neppure ridotto a incidente di percorso: viene mostrato per quello che è quando incontra la paura, la distanza, l’impossibilità di avere controllo su tutto.

    Il titolo è la formula che tante persone si sentono consegnare, o finiscono per dirsi, quando un sentimento continua a esistere anche dopo la fine, quando il dolore non corrisponde all’incapacità di accettare, ma alla coscienza piena di ciò che è stato e di ciò che non può più essere. La consapevolezza che la rassegnazione, in certi casi, sia l’unica forma possibile di fedeltà a quello che si prova.

    Il ritornello – «Sarà solo un problema mio che non accetto un addio, ma è colpa tua che invadi tutti i miei sogni, tutte le notti» – condensa quello stallo dove il torto non serve più a nessuno. L’artista smette di cercare spiegazioni e fa i conti con l’ossessione di un’assenza che, di notte, si riprende tutto lo spazio che le è stato tolto di giorno.

    Anche il resto del testo si muove in questa direzione. «Prima ti amo, poi ti saluto come una sconosciuta» è uno di quei passaggi in cui il collasso di un legame viene descritto senza enfasi superflua, con una semplicità che ferisce più di molte formule altisonanti. Il brano tiene insieme ricordi, frustrazione, affetto, nostalgia, ma lo fa evitando il ricatto sentimentale e scegliendo invece una lingua accessibile, netta, capace di farsi riconoscere da chi ha attraversato la stessa soglia.

    Per Lisa Ardini, “Problema Mio” rappresenta una parte precisa di sé, una parte che coincide anche con quella di altri. È il brano della rassegnazione intesa non come fallimento, ma come momento in cui si comprende di aver fatto il possibile, e in cui si decide di restare coerenti con ciò che si sente, anche quando fa male. Una posizione tutt’altro che passiva, anzi: è una forma di consapevolezza difficile, spesso poco raccontata, soprattutto in un immaginario che tende a dividere tutto in ritorni trionfali o chiusure definitive.

    Determinante, in questo percorso, il lavoro condiviso con Alessio Bernabei.

    «Mi sono appoggiata a lui per questi inediti – racconta Lisa – e ho trovato un interlocutore capace di ascoltarmi davvero, di comprendere con precisione ciò di cui avevo bisogno e di aiutarmi a portare alla luce una parte di me che fino a quel momento era rimasta più in ombra.»

    È anche da qui che nasce la compattezza del brano: dalla sensazione che voce, scrittura e produzione procedano nello stesso verso, senza dispersioni, senza sovrastrutture, senza mediazioni inutili.

    Con “Problema Mio”, Lisa Ardini intercetta una delle questioni più spigolose del presente affettivo: il divario tra ciò che sentiamo e ciò che riusciamo davvero a sostenere nel tempo. E lo fa senza facili assoluzioni, senza quel linguaggio standardizzato che spesso impoverisce i racconti d’amore invece di chiarirli. Qui resta il nodo vero: la difficoltà di lasciare andare qualcuno quando il sentimento, pur ferito, non si è ancora spento.

    Il videoclip ufficiale che accompagna il singolo ne prolunga il clima, rafforzando il senso di mancanza, ricordo e distanza che attraversa il brano.

    “Problema Mio” conferma la scrittura personale e riconoscibile della cantautrice padovana, una scrittura capace di trasformare una vicenda intima in una presa di parola nitida, leggibile, attuale. In un contesto che consuma in fretta anche ciò che dichiara importante, il singolo riporta centralità a una verità meno comoda ma più credibile: non tutto ciò che finisce smette subito di farci compagnia.