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  • GBIM JAZZ Experience: atmosfere ambient e sonorità elettroacustiche  con il trio Anodic Breath in scena giovedì 7 maggio a Milano

     
    Musica, design e cultura d’impresa si intrecciano nel nuovo format organizzato da Gruppobea e Imola Ceramica: i protagonisti del terzo appuntamento sono Vijaya (pianoforte e voce), Ludovico Elia (tromba, effetti) e Myra (sound design, elettronica)

    MILANO – È in programma giovedì 7 maggio, a Milano, il terzo evento del format GBIM JAZZ Experience, il concept ideato e promosso da Gruppobea e Imola Ceramica nel quale il mondo del design e della musica jazz si fondono, dando vita ad un evento culturale che intende investigare nuove architetture sensoriali all’insegna della creatività. Il tutto intrecciando architettura, suoni contemporanei e cultura d’impresa. L’iniziativa è nata dall’incontro tra la solidità della sinergia commerciale tra Imola Ceramica e Gruppobea e la visione artistica di Antonio Ribatti, instancabile tessitore di relazioni culturali e artefice di stagioni musicali di rilievo nazionale (tra cui l’AHUM Milano Jazz Festival).

    Come i primi due, anche il terzo appuntamento della rassegna GBIM JAZZ Experience sarà ospitato da Pro.Space, lo spazio di Imola Ceramica dedicato ai professionisti del design, dell’architettura e dell’edilizia: nello showroom di via Voghera 6 (zona Porta Genova) si esibirà il trio Anodic Breath (Vijaya, pianoforte e voce; Ludovico Elia, tromba, effetti; Myra: sound design, elettronica), il cui sound è un mix di sonorità elettroniche e ambient. Il concerto inizierà alle ore 19: l’ingresso è libero, ma per partecipare occorre prenotarsi inviando una email a direzione@ahumjazzfestival.com (posti limitati, i più veloci riceveranno conferma sempre via email).

    Come detto, Anodic Breath è un trio elettroacustico ambient. La tromba di Ludovico Elia attinge a una matrice classica, lavorando su dinamiche e timbro; Vijaya Trentin costruisce campi armonici e organizza lo spazio sonoro tra evocazioni jazz e reminiscenze cinematografiche; Myra innesta texture elettroniche ed elaborazioni digitali. Muovendosi tra composizione e improvvisazione, il gruppo sviluppa paesaggi sonori lenti e immersivi, pensati per un ascolto profondo e attento.

    Vijaya è pianista, cantante e compositrice. La sua ricerca attraversa il jazz, la scrittura cantautorale e il pop contemporaneo. Nel 2023 pubblica Chrysalis, il suo primo album in trio jazz, e presenta al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano un omaggio a Chick Corea (Children’s Song). Dal 2024 porta la sua musica in rassegne e contesti di rilievo, tra cui la Casa del Jazz di Roma e la manifestazione Piano City Palermo. È attualmente impegnata nella promozione del nuovo album indie-pop Acqva e nello sviluppo del progetto strumentale Del mare.

    Ludovico Elia è architetto e musicista formato in Conservatorio, specializzato in tromba rinascimentale e barocca. Collabora stabilmente con istituzioni di rilievo nel panorama della musica antica. La sua identità artistica si definisce nella sinergia tra spazio fisico e spazio sonoro. Negli ultimi anni la sua ricerca si è estesa al jazz e alla musica elettronica, dando vita a progetti ibridi e contemporanei.

    Myra è DJ e performer. Il suo sound nasce dalla raccolta di suoni e memorie, trasformati in narrazioni che prendono vita sul dancefloor. Texture acid, echi disco, flussi progressive e accenti rock si fondono in percorsi ibridi, liberi da confini di genere. I suoi DJ set sono modellati dallo spazio e dal contesto, in un dialogo costante tra presenza, suono e pubblico.

    GBIM JAZZ Experience si concluderà giovedì 16 luglio presso la sede del Gruppobea di via Toffetti, sempre a Milano, con l’esibizione della formazione vincitrice della prima edizione della rassegna. Il gruppo vincitore sarà scelto da una giuria composta da esperti del settore dell’architettura e del design, tra cui Laura Galloni, docente del Politecnico di Milano. Oltre a eseguire i brani dal proprio repertorio, le formazioni selezionate sono state invitate a presentare una composizione inedita, appositamente ideata e dedicata ad una collezione di Imola Ceramica. Tutti i partecipanti saranno premiati con registrazioni che entreranno a far parte di una compilation digitale disponibile su Spotify e YouTube.

    Da segnalare, infine, che GBIM JAZZ Experience vede la collaborazione di Delabeat, producer e pianista jazz italo-francese attivo tra Milano e Parigi e distribuito da JE Entertainment. Delabeat realizzerà una reinterpretazione in chiave urban, acid jazz e house della composizione inedita della band vincitrice dedicata alla collezione Imola.

     
    GBIM JAZZ EXPERIENCE – PRIMA EDIZIONE
    Milano, dal 12 marzo al 16 luglio 2026

    Giovedì 12 marzo 2026, ore 19:00
    DJANGOBOP VIBES – Bebop e swing manouche
    Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono), Davide Parisi (chitarra), Jimmy Straniero (contrabbasso).

    Giovedì 9 aprile 2026, ore 19:00
    MARTHA J. & CHEBAT – Folk e jazz song
    Martha J. (voce), Francesco Chebat (fender rhodes).

    Giovedì 7 maggio 2026, ore 19:00
    ANODIC BREATH – Jazz elettroacustico ambient
    Vijaya Trentin (piano, voce), Ludovico Elia (tromba, effetti), Myra (sound design, elettronica).

    Giovedì 16 luglio 2026, ore 20:00
     
    FINALE E PREMIAZIONE

  • Swing, canzone francese e nuovi progetti: ripartono giovedì 23 aprile dal MaMu di Milano i live della vocalist Elena Andreoli 

    Dopo la fortunata tournée giapponese, la cantante e autrice jazz Elena Andreoli torna a calcare i palchi lombardi tra Milano, Merate e Buccinasco. 

    Tra le novità 

    il progetto “La vie en rose” dedicato a Edith Piaf, la più grande cantautrice d’Oltralpe  

     
     MILANO – Il viaggio musicale della vocalist e autrice jazz Elena Andreoli non si ferma: dopo il successo della recentissima tournée in Giappone (con tre concerti sold-out fatti registrare a inizio aprile a Yokohama, Tokyo e Osaka), l’artista milanese torna sui palchi italiani con una serie di appuntamenti che intrecciano jazz, swing, e chanson française.

    Il primo dei prossimi live è in programma giovedì 23 aprile al MaMu, il Magazzino Musica di Milano (ore 20.30, ingresso a offerta libera; via Soave 3, zona Porta Romana): in questa occasione, Elena Andreoli e il clarinettista Paolo Tomelleri, tra i più noti esponenti del jazz italiano, presenteranno l’album Beautiful Love, un’immersione nella Golden Era dello swing, con un omaggio a brani intramontabili in cui il repertorio delle Big Band respira di nuova vita, avvalendosi dell’energia e dell’interplay di musicisti talentuosi e affiatati come Stefano Pennini (pianoforte), Davide Parisi (chitarra e ukulele), Raffaele Romano (contrabbasso) e Alberto Traverso (batteria) .
     Elena Andreoli presenta così il suo progetto discografico: «Beautiful Love non è un omaggio al passato, ma il manifesto di un jazz contemporaneo, fresco e potente. Nella scelta dei brani che compongono il mio album d’esordio e che propongo nei live ho privilegiato gli standard meno conosciuti e meno sfruttati, dando particolare importanza alle parole delle canzoni. Il dialogo con Paolo Tomelleri si compone di due lingue diverse ma complementari: le parole e le note»
    Al MaMu, per la prima volta, verranno presentati (e venduti) al pubblico italiano i vinili fiammati in edizione limitata di Beautiful Love: si tratta di pezzi unici, realizzati appositamente per il mercato giapponese, vere gemme grafiche destinate ai rare-grooves hunters e agli appassionati di rarità.
    Tre giorni dopo, domenica 26 aprile, il quartetto di Elena Andreoli (con Stefano Pennini al pianoforte, Raffaele Romano al contrabbasso e Alberto Traverso alla batteria) sarà di scena al Brut di Merate (Lc) in occasione del BrutLand Festival: in scaletta brani noti e meno noti dello Swing americano e di quello italiano e alcuni evergreen della canzone italiana, tra cui Conosci mio cugina e Volare. L’appuntamento è in via Natale Basilico 1 alle ore 18.45 (ingresso 10 euro).
    Subito dopo, Elena volerà a Parigi per sviluppare nuovi progetti Oltralpe, ampliando così il respiro europeo della sua ricerca musicale: «Il lavoro che sto portando avanti nella capitale francese nasce da un interesse per la chanson française come spazio di incontro con il jazz. Non è un’operazione di repertorio, ma un modo per lavorare sul suono, sul tempo e sulla lingua francese in una dimensione condivisa».
    Dalla Francia di nuovo tappa a Milano: sabato 9 maggio l’Après-Coup (via della Braida 1, zona Porta Romana) sarà la cornice del debutto di La vie en rose in cui Andreoli presenta una formazione inedita: un trio che la vede affiancata da Tazio Forte alla fisarmonica e Andrea Aloisi al violino. Il repertorio spazierà dai grandi classici dello swing alla chanson française (con un’attenzione particolare a Edith Piaf, la più grande cantautrice transalpina di tutti i tempi) per un concerto ricco di passione, dove la voce di Andreoli, calda e sensuale, troverà il suo naturale luogo d’elezione (inizio live ore 21, ingresso libero).
    Infine, giovedì 14 maggio Elena Andreoli Sextet & Paolo Tomelleri si esibiranno al Bonaventura Music Club di Buccinasco (Mi), locale di riferimento per gli appassionati di jazz: i musicisti della band torneranno a sprigionare quell’elettricità che ha reso il loro sodalizio così speciale e che ha dato vita al fortunato progetto Beautiful Love. Come ha sottolineato di recente il critico musicale Raffaello Carabini, Andreoli e Tomelleri «tornano ai brani del periodo dello swing, più o meno il primo quarto del XX secolo, per rimetterli in circolo con passo leggero, quasi senza pretese se non quella di valorizzare la vocalità sinuosa di lei. Scelta che permette di arrivare più a fondo nel cuore di quel sound, senza la sterile pretesa di reinventare, bensì con una naturalezza che è una scelta di campo: pochi virtuosismi, niente sovrastrutture, un filo elegante di modernità. Andreoli canta come chi conosce il peso delle parole e ricorda certe interpreti dei sixties, mentre a Tomelleri basta un attacco di clarinetto per farci capire la sua ricca identità. Gli accompagnatori – Stefano Pennini al piano, Davide Parisi alla chitarra, Raffaele Romano al contrabbasso e Alberto Traverso alla batteria – costruiscono un terreno morbido su cui voce e clarinetto possono dialogare come due attori che si conoscono da sempre». Anche al Bonaventura Music Club saranno disponibili i vinili dell’album Beautiful Love.
  • IANEZ “Cattivi Praticanti” dal 17 Aprile l’album che mette a nudo le crepe del presente

    In uscita su tutte le piattaforme digitali, il primo lavoro in studio del cantautore accompagnato dal videoclip della title track, ideato e realizzato dallo stesso artista.

    Il 17 aprile esce “Cattivi Praticanti”, il primo album del cantautore abruzzese Ianez. Un disco che si configura come una mappa delle fratture sociali, politiche ed emotive del presente, osservate con uno sguardo lucido e disincantato. In contemporanea è disponibile anche il videoclip della title track che racconta il cortocircuito tra lavoro, identità e consumo.

    Prodotto e masterizzato da Satellite Rec di Fabio Tumini, il progetto si muove in un territorio ibrido dove cantautorato, elettronica, rock e spoken word convivono in equilibrio. La tracklist include i singoli pubblicati negli ultimi anni, qui ripensati e rimasterizzati, insieme all’inedito che dà il titolo al disco.

    “Cattivi Praticanti” attraversa le contraddizioni del dibattito contemporaneo, mettendo a fuoco l’ipocrisia diffusa e la superficialità del moralismo. Brani più diretti, che colpiscono l’opinionismo compulsivo e la ritualità dei social, si alternano a momenti più intimi come “Minerva” e “L’addio”, dove la tensione lascia spazio a una malinconia lucida e a una riflessione sulle dipendenze affettive.

    La title track immagina un punto di rottura: quello in cui i ‘randagi’ smettono di essere definiti ‘risorse’ e prendono coscienza della propria condizione. Il videoclip, firmato dallo stesso Ianez, utilizza un’animazione volutamente artificiale per trasformare i corpi in simboli intercambiabili, restituendo il rumore di fondo di un sistema ormai interiorizzato.

  • Così è (se vi pare) – A Jazz Poem il nuovo album di Roberto Bottalico in uscita il 17 Aprile 2026 per Filibusta Records


    Così è (se vi pare) – A Jazz Poem è il nuovo album del sassofonista e compositore Roberto Bottalico, in uscita il 17 aprile 2026 per Filibusta Records. Un progetto che prende vita dal desiderio di tradurre il pensiero e la poetica di Pirandello attraverso il linguaggio del jazz. Insieme al suo quartetto, affiancato da un ensemble di fiati, Roberto Bottalico presenterà l’album venerdì 17 aprile alla Casa del Jazz di Roma.

    Dopo Il Favoloso Mondo Di Wayne Lo Strambo (2022, Filibusta), con questo nuovo album Bottalico traccia una linea continua e coerente nel suo processo creativo, unendo l’immaginifico alla letteratura e alla forza narrativa della musica.

    Una conduction, quella di Roberto, che grazie anche a un organico più ampio e dinamico, offre molteplici soluzioni timbriche e interpretative, tra scrittura e improvvisazione.

    Bottalico costruisce, quindi, un viaggio nell’universo pirandelliano, attraversando i temi centrali dell’autore.

    Ad attraversare l’intero progetto è la voce di Elio Germano, che nel ruolo del Mago Cotrone diventa guida e presenza drammaturgica, rafforzando il legame tra dimensione teatrale e costruzione musicale e contribuendo in modo determinante alla definizione dell’impianto narrativo dell’opera.

    Il progetto si articola in due parti. La prima“I Giganti della Montagna”, è un poema sinfonico in chiave jazz diviso in tre atti e ispirato all’ultima opera teatrale di Pirandello. La narrazione non segue una linea cronologica, ma si sviluppa attraverso le visioni del Mago Cotrone.

    La seconda parte, “Le Novelle”, si ispira a tre racconti — La carriolaUna giornata e C’è qualcuno che ride — dove personaggi si muovono in un equilibrio instabile tra ciò che sono e ciò che appaiono.

    In questo intreccio tra parola e suono, tra scrittura musicale e visione teatrale, “Così è (se vi pare) – A Jazz Poem” si configura come un’opera in cui la musica non accompagna il racconto, ma lo genera: uno spazio in cui l’identità si frammenta, la verità si moltiplica e il jazz diventa linguaggio capace di dare forma all’ambiguità del reale.

    Roberto Bottalico (Roma, 1982) è un sassofonista, compositore e arrangiatore attivo nel panorama jazz italiano. Dopo gli studi al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, dove si diploma in sassofono, prosegue la sua formazione presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma conseguendo con lode il biennio in sax jazz e successivamente il diploma accademico di II livello in composizione jazz, anch’esso con lode e menzione d’onore. Nel corso della sua carriera ha collaborato con numerosi artisti di rilievo nazionale e internazionale, tra cui Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Stefano Di Battista, Carmen Consoli e Greg Hutchinson, partecipando a importanti festival e rassegne jazz in tutta Italia.

     

    FORMAZIONE CD

    Roberto Bottalico, sax tenorecomposizioni

    Augusto Creni, chitarra

    Alessandro Del Signore, contrabbasso

    Massimo Di Cristofaro, batteria

    Lewis Saccocci, piano

    Tiziano Ruggeri, Giacomo Serino, Davide Richichi, trombe

    Claudio Giusti, sax alto

    Igor Marino, Nicola Concettini, sax tenore

    Davide di Pasquale, Eugenio Renzetti trombone

    Federico D’angelo, tuba

    Nel ruolo del Mago Cotrone, Elio Germanio

    TRACKLIST

     

    CD 1 – I Giganti della montagna

    Atto I

    Prologo: L’immaginazione 3:14

    Gli Scalognati 10:51

    Atto II

    Cotrone, Il mago 2:56

    La ballada di Ilse 09:15

    Facciamo i Fantasmi… 1:23

    Atto III

    L’apparizione dei Fantocci 3:25

    Epilofo: L’Illusione 5:28

    CD 2 – Le Novelle

    La Carriola 4:21

    Una Giornata (parte 1) 3:46

    Una Giornata (parte 2) 3:52

    C’è Qualcuno che Ride 5:40

    Bonus Tracks

    L’apparizione dei Fantocci 3:27

    Epilogo: L’Illusione 5:28

    Registrato live presso “Abbery Rocchi Studio”

    Fonico di ripresa, mix e master – Gianluca Siscaro (Village Recording Studio)

    Progetto Grafico – Matteo Vagnarelli (Ultrasuoni – a servizio dell’arte)

    Illustrazione – Lara Cantafora

    Foto – Gianluca Tullio, Flavio Tosti

    Etichetta – Filibusta Records (www.filibustarecords.com)

    FR2607

  • “Via” è il nuovo singolo di Pete Jersey

    Dal 24 aprile 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Via”, il nuovo singolo di Pete Jersey.

     

    “Via” è un brano con cui viene affrontata una delle tematiche più delicate e urgenti del nostro tempo: la dipendenza affettiva. Si tratta di un’opera visceralmente autobiografica, nata dall’esperienza diretta dell’artista, che ha scelto di trasformare un momento di fragilità personale in un potente messaggio di rinascita.

    Il brano racconta il coraggio di chiedere aiuto, visto come la vera chiave per aprire la porta alla speranza. Attraverso il racconto di un percorso di superamento delle proprie difficoltà, Pete Jersey sottolinea come la musica possa assumere una funzione catartica, non solo per chi la crea, ma anche per chi la ascolta. Tradurre in musica questo viaggio interiore è stato per l’artista un atto liberatorio, reso possibile grazie alla stretta sinergia con il suo team di produzione.

    Sotto il profilo sonoro, “Via” rappresenta una sintesi perfetta dell’estetica musicale di Pete Jersey. Il brano è un sofisticato omaggio alle influenze che hanno segnato la sua crescita artistica: da un lato le vibrazioni del sound EDM di Los Angeles, dall’altro la solidità del pop tradizionale italiano.

    Questo mix unico di modernità internazionale e melodia nostrana rende “Via” un tassello fondamentale nel percorso di Pete Jersey, un artista capace di parlare al cuore della sua generazione con sincerità e consapevolezza.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo: “‘Via’ racconta la mia storia e il coraggio di venire fuori da una situazione difficile. Grazie al supporto del mio team, sono riuscito a trasformare la mia esperienza in musica, creando un ponte tra le sonorità internazionali e la melodia italiana.”

     

     

    Biografia

    Piergiuseppe Gereschi, in arte Pete Jersey, nasce a Roma nel 2003. Inizia giovanissimo a studiare musica, dapprima come diversivo, poi come un obiettivo da raggiungere. Ama tutti gli strumenti ma, prima ancora del canto, si appassiona allo studio degli strumenti armonici come la chitarra e il pianoforte.

    Comincia ad abbozzare alcune idee attingendo dalla realtà che lo circonda e da circa sei anni – ovvero dal periodo post-pandemia – lavora a un progetto personale che possa rappresentare la sua estetica musicale. Da sempre grande fan di Michael Jackson, grazie ad album come “Thriller” scopre il mondo della West Coast americana, innamorandosi del sound degli anni ’80, che risulta essere la sua maggiore influenza musicale, sempre presente in ogni sua produzione.

    L’idea del titolo dell’album, “Storie d’annate”, gli nasce un giorno osservando due ragazzi seduti su una panchina che, invece di parlarsi, stavano chattando tra loro sui rispettivi smartphone. Questo totale scollamento dalla realtà è presente nei primi due singoli: “Come due acrobati” e “Via”. Nel primo si parla del timore di esporsi con l’altra persona e della necessità di cercare a ogni costo una “comfort zone” anche nell’ambito delle relazioni interpersonali; nel secondo brano, invece, si affronta il tema della dipendenza affettiva che rappresenta, oggi più che mai, il male di questo secolo.

    Pete Jersey è affiancato dal musicista e produttore Marco Iacobini, con cui realizza tutte le sue produzioni discografiche. Essendo anche un grande amante della fotografia, collabora spesso con il fotografo Simone Cecchetti, che ha curato personalmente sia le copertine dei due singoli sia lo shooting dell’album (fatta eccezione per la cover del disco).

    Pete Jersey è un artista che parla alla sua generazione ma che, trattando tematiche universali, si rivolge a un pubblico ampio, anche anagraficamente più adulto e smaliziato. Punta a raccontare la fragilità dell’animo umano attraverso l’osservazione della realtà e spera di poter raggiungere una platea sempre più vasta, lavorando con costanza: senza fretta, ma senza sosta.

    “Via” è il nuovo singolo di Pete Jersey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 24 aprile 2026.

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  • Gli Psychos accendono i riflettori sulla violenza domestica con “Twisted Youth Freeway”

    «You can stay here and live by my rules or get outta here and try to stay alive» («Puoi restare qui e vivere secondo le mie regole, oppure andartene da qui e cercare di restare vivo»). Non è l’incipit di un thriller psicologico né l’inizio di un film horror, ma l’ultimatum che eviscera l’infanzia e consegna un diciottenne all’asfalto di una libertà pagata a carissimo prezzo. Con “Twisted Youth Freeway”(distr. Corallo Records per Lotus Music Production), gli Psychos di Andy Romi caricano il loro progressive rock di una funzione biologica: la sopravvivenza.

    Mentre il dibattito pubblico sulla violenza domestica continua a infrangersi contro l’omertà delle mura private, il gruppo senese sceglie la strada della narrazione cruda, frontale, dove l’uscita di casa non rappresenta un gesto di ribellione adolescenziale, bensì l’unica strategia per non soccombere.

    Secondo l’ISTAT, una quota significativa delle vittime di violenza domestica subisce i primi episodi in età infantile. È una zona d’ombra poco raccontata, in cui l’abuso non esplode all’improvviso, ma si stratifica nel tempo, normalizzato all’interno del nucleo familiare. Per molti ragazzi e ragazze, il compimento della maggiore età, anziché coincidere con l’ingresso nell’autonomia, corrisponde all’unico margine legale e materiale per allontanarsi.

    Allontanarsi da un teatro di guerra privato, da un carnefice che non ha il volto dell’estraneo, ma quello raggelante di chi dovrebbe garantire protezione. Il perimetro domestico che si fa cella, la figura genitoriale che abdica al proprio ruolo per farsi despota. Ci si sposta perché casa è diventata un campo minato di micro-aggressioni, ricatti emotivi e silenzi punitivi, dove ogni parola è un azzardo e ogni azione è sottoposta al vaglio di un codice di condotta arbitrario e violento. Andarsene, significa dunque sabotare una narrazione tossica che vorrebbe il figlio come proprietà privata, scegliendo l’instabilità della strada e la precarietà dell’incertezza pur di non vedere la propria identità definitivamente polverizzata da chi, tra quelle mura, esercita un dominio psicologico prima ancora che fisico.

    In questa discrepanza tra il sé e il sangue, si innesta la trama stessa del brano. “Twisted Youth Freeway” segna il passaggio forzato dall’infanzia a una giovinezza vissuta in fuga, perché restare è diventato più pericoloso che andare via. Senza protezioni, senza rete, spesso senza una destinazione, la strada diventa l’unica alternativa praticabile a una dimora che ha smesso di essere un luogo sicuro.

    Il testo si snoda su un’architettura hard rock muscolare, figlia di quella scuola anni Settanta che sapeva dare al disagio in un suono ben preciso, tra chitarre e sezione ritmica che accompagnano il racconto senza edulcorarlo, mantenendo un andamento costante, quasi ostinato.

    La partenza notturna, le stazioni ferroviarie alle prime luci dell’alba, il dolore fisico che anestetizza i sensi. Poi, le panchine dei parchi trasformate in trincee e la sensazione costante di essere inseguiti. Sono frammenti che rimandano a una quotidianità poco visibile ma ampiamente documentata: quella dei giovani che, una volta usciti da contesti familiari violenti, attraversano fasi di homeless temporaneo, spostandosi senza una destinazione stabile. “Twisted Youth Freeway” dà ritmo, voce e forma narrativa a questa realtà, in cui la libertà coincide con la distanza da ciò che si è lasciato alle spalle.

    Il refrain — «I won a ticket to ride on the Twisted Youth Freeway» («Ho vinto un biglietto per correre sulla Twisted Youth Freeway – l’autostrada della gioventù deviata») — anziché introdurre una conquista, registra l’ingresso in una condizione irreversibile. Quel “biglietto” non apre a un altrove desiderabile, ma sancisce l’avvio di una latitanza forzata e necessaria. È il resoconto di una giovinezza braccata, in cui l’idea di futuro viene spazzata proprio da chi dovrebbe tutelarlo. E in questo orizzonte mutilato, il diritto di esistere si materializza sottraendosi alle proprie radici, fuggendo da un aguzzino che promette di non fermarsi mai («If you choose to get out of that door, I’ll be chasing you and never stop ‘till I’ll kill you» – «Se scegli di uscire da quella porta ti darò la caccia e non mi fermerò mai finché non ti avrò ucciso»), mentre l’urgenza non è scegliere chi diventare, ma evitare di essere raggiunti.

    Sotto la superficie sonora, la mano di Andy Romi, produttore e anima del progetto, che ha curato ogni dettaglio presso lo Psychotic Studio. La sua esperienza, maturata in decenni di dedizione alla macchina del suono, si traduce in una produzione nitida e stratificata, capace di sorreggere un testo che parla di abusi, dipendenze e identità senza mai scivolare nel pietismo. La precisione tecnica, certificata dai più alti standard industriali, diventa qui lo strumento per dare dignità a un racconto di margine e redenzione.

    «Volevo descrivere quel momento esatto in cui capisci che restare significa morire, non solo metaforicamente – dichiara Andy Romi -. La Twisted Youth Freeway è quel non-luogo dove finisce chi ha dovuto scegliere la strada per difendere il proprio diritto di esistere. È un percorso fatto di ombre, ma è l’unico che porta lontano dalla schiavitù della paura.»

    Gli Psychos intersecano la musica con la realtà sociale più urgente, quella che solitamente resta soffocata tra il perbenismo di facciata e l’indifferenza delle istituzioni. Qui il progressive diventa l’unico linguaggio capace di sostenere l’urto di una verità indigeribile, quella di una casa che da nido si fa macello.

    Oggi, nell’era di narrazioni mitigate, smorzate e lineari, la band senese ha il coraggio di dare un suono a quella zona grigia in cui la famiglia smette di essere protezione per diventare minaccia, rendendo ogni nota e ogni riff la relazione di una latitanza obbligata.

    “Twisted Youth Freeway”, accompagnato dal videoclip ufficiale girato a Roma sotto la direzione di Gina Merulla, con gli attori del gruppo teatrale Teatro Hamlet, è la testimonianza di chi ha preferito l’incertezza del domani alla certezza di un presente violento; un lavoro che riconsegna al rock la sua funzione primaria, quella di essere il grido di chi, pur di restare vivo, ha accettato di sparire dai radar.


  • Dalla disciplina del corpo alla scrittura musicale: Papi· On pubblica il concept album “Euforia”

    Il rumore del mondo non è mai stato così assordante, eppure c’è chi sceglie di sintonizzarsi su una frequenza diversa: quella del proprio battito cardiaco.

    Euphoría, in greco, indica una condizione favorevole. Nel lessico contemporaneo, però, l’euforia è diventata un modo elegante per richiamare l’urgenza, la sovraesposizione, l’idea che spegnersi non sia previsto. O, al contrario, viene spesa come premio, come promessa, come anestetico. Ha assunto la funzione di nome comodo per quello che rincorriamo quando il ritmo ci supera, quando il lavoro invade le ore, quando persino l’amore viene misurato a disponibilità e reattività. Papi· On, artista e personal trainer bergamasco, parte da questa etimologia ormai stravolta per il suo primo album, intitolato proprio “Euforia”, con l’obiettivo di trasformare quell’espressione in materia concreta: energia che spinge e che ha un costo, in termini di sonno che salta, di tempo che stringe, di confini da difendere, e un passaggio che cambia la gerarchia delle cose, la paternità.

    Registrato presso il 1901Studio di Bergamo sotto la direzione tecnica di James & Kleeve e realizzato con il contributo del Nuovo IMAIE, il disco è un concept dal sapore pop rock che lavora sui contrasti: la ruvidità delle chitarre e il motore ritmico sorreggono la voce in un viaggio che è, prima di tutto, una fuga dalla prigionia dell’ordinario. Un album che racconta cosa significa restare “accesi” oggi, tra appetito di vita, cronofobia, intimità da proteggere e un prima/dopo inciso dalla nascita di un figlio.

    Da personal trainer, abituato per mestiere a stare dentro corpo, resistenza, disciplina, Papi· On trasferisce la stessa attenzione nella scrittura e nel suono: sei brani che alternano abrasioni melodiche e aperture più ariose, tra il bisogno di correre e la necessità di proteggere qualcosa e, soprattutto, qualcuno.

    “Euforia” nasce da un’urgenza comunicativa e da un’educazione sentimentale al rock vissuto in casa dell’artista come sottofondo identitario, ascoltato in famiglia per anni, prima ancora di diventare una scelta stilistica. Non un genere, ma un modo di reagire. Da lì prende forma un suono fisico, che alterna riff affilati e testi a presa diretta, con un’immagine centrale che è anche un simbolo grafico: il punto tra Papi e On, dichiarato come spazio di pensiero, equilibrio e privacy.

    Il nome d’arte fa il resto: Papi· On nasce infatti dal diminutivo di “papà” e dialoga con “Papillon”, cioè con l’idea di evasione dalla prigionia della routine. “On” è la condizione permanente. E in quell’interruttore sempre su, “Euforia” trova la sua centratura: non l’esaltazione facile, piuttosto la febbre di chi si muove per non spegnersi.

    Le sei tracce che compongono il disco raccontano una giornata intera, con i suoi picchi e i suoi avvallamenti. Nella scrittura convivono due estremi: l’infanzia di chi, a sei anni, cerca l’infinito in un oratorio, e l’età adulta di chi si ritrova a gestire ansie, insonnia, pensieri ricorsivi.

    In brani come “L’infinito” e “È un segreto”, Papi· On scava nel silenzio per trovarvi un battito cardiaco che sia, finalmente, sincero. Lo fa affrontando la cronofobia, quella “Time Compression” psicologica che studi recenti attribuiscono all’accelerazione tecnologica: oggi riceviamo più stimoli in un’ora di quanto un uomo del secolo scorso ricevesse in una settimana, alimentando un senso di inadeguatezza e la sensazione che il tempo non basti mai per processare la realtà. È la cosiddetta “Follia del Presentismo”, dove schiacciati da notifiche e reperibilità costante non riusciamo più a pianificare il futuro o metabolizzare il passato, lasciando che il tempo scivoli via senza lasciare traccia.

    Questa “ansia temporale”, che secondo i più recenti dati sulla salute mentale (OMS, 2024) colpisce ormai circa il 25% della popolazione, non è solo paura di invecchiare, ma il timore che ogni istante non vissuto in modo memorabile sia un istante sprecato.

    E in questo contesto frenetico, dove i genitori sono spesso ridotti a terminali di una performance lavorativa senza tregua, compressi tra l’incudine della produttività e il martello della reperibilità digitale, Papi· On propone una controtendenza squisitamente umana, basata sulla presenza e sul limite.

    Insegnare ai figli la bellezza della vita non significa mentire loro edulcorandola o nascondendone le ombre, ma dimostrare come si possa «stringere i denti e sopravvivere» senza smettere di correre verso il sole. La sua “Euforia” si rivolge a chi, tra una muta stretta sulla pelle e cento giorni senza luce, sceglie di non abbassare l’interruttore della meraviglia.

    Nell’era che corre per dimenticare, Papi· On corre per ricordare a sé stesso e a sua figlia che il vero traguardo non è il successo di facciata, ma il coraggio di restare accesi. Anche quando fuori piove, anche quando la notte scende a zero gradi.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Euforia” – Tracklist:

    1. Ancora qui
    2. L’infinito
    3. 15 settembre
    4. Io sono euforia
    5. È un segreto
    6. Into the Wild

    “Euforia” – Track by Track:

    Ancora qui. Il disco si apre dove il «silenzio infinito» viene squarciato dal «rumore del cuore». Un’overture di riappropriazione che va oltre la dedica per riconoscere un’àncora di salvezza in un deserto di incertezze e allucinazioni esistenziali. Papi· On ammette che «sarebbe potuto impazzire» senza quella presenza specifica, quella della figlia, lasciando che la voce tremi mentre il cielo «si spegne». È un pezzo che si snoda tra il peso delle «schegge» sottopelle e la leggerezza di un viaggio a piedi nudi sotto le stelle, offrendo una promessa di stabilità che si traduce in un porto sicuro capace di difendere, di fare da scudo contro tutto e tutti.

    L’infinito parla del peso dell’infanzia, dei pensieri precoci, della paura del tempo che scorre, delle domande spirituali («cercavo Dio e mi sono perso»). Ma parla anche una risposta improvvisa, spostata sugli occhi di chi si ama: l’infinito come esperienza, un’esperienza che passa per le mani che si stringono. È il salto liberatorio verso un luogo dove il tempo non esiste più e dove, finalmente, è permesso essere sé stessi.

    15 Settembre. La data che, per l’artista, segna un prima e un dopo. La paternità viene raccontata tra immagini domestiche e vertigini che superano le dimensioni dell’universo: il primo respiro, la sensazione che la vita non sia più solo tua, la paura di non essere all’altezza, il desiderio di proteggere. Un passaggio di testimone dove il timore di un «ciao papà» che sancisce l’autonomia si scioglie nella promessa di non lasciare mai quel «foglio bianco», offrendo una presenza che è, al contempo, scudo e testimonianza di una magia che «esiste davvero».

    Io sono euforia è notte, velocità, cuore esposto, un fuoco che non si spegne. Un’attitudine istintiva, quasi animale, che trasforma il «cuore nudo» in un motore cinetico capace di «correre più forte della vita». Qui l’artista opera un vero e proprio «disinnesco del dolore», trasfigurando ciò che per il mondo è «follia» nella propria, personalissima, «poesia».È il brano che dà il nome al disco e lo sintetizza: essere “ON” come stato naturale, con tutto ciò che comporta.

    È un segreto. L’ossessione, il corpo che non dorme perché «incastrato negli incubi», il respiro controllato, le cose non dette che diventano una maschera necessaria per «ingannare la verità». Qui, il segreto è una «forma di sopravvivenza» che porta con sé lo sforzo logorante di chi «stringe i denti» e adotta un «respiro quadrato, come un soldato» per proteggere gli altri da una verità che «investe come una marea». Questo conflitto interiore, descritto da Papi· On come un «veleno» che scorre sottopelle, trova sfogo solo nell’atto creativo: scrivere una canzone diventa l’unico modo per «dare un nome» a quell’ombra e trasformare un grido solitario in una forma di liberazione, cercando un «silenzio» che finalmente curi.

    Into the Wild è un finale in fuga. L’immaginario è quasi cinematografico, sospeso tra immersione, rischio e istinto primordiale. L’artista trascina l’ascoltatore in una «gabbia di squali», dove la lotta per la sopravvivenza rivela la natura animale dell’essere umano, ma lo fa con l’intenzione dichiarata di «rinascere». Il brano chiude l’album spalancando una porta: andare via per ritrovare spazio, cercare un luogo che sia proprio, quel «posto mio» che Papi· On individua come necessità primaria, non come capriccio.  Un pezzo che si consuma tra il brivido di cento giorni senza luce e la voglia di toccare il sole. E qui, in questo scenario selvaggio, l’amore diventa un istinto che «porta via», un’ascesa verso un luogo dove «tutto è presente» e dove la volontà di trovare la propria dimensione supera ogni concezione dogmatica del divino.

  • “Con fuoco” è il nuovo album di Daniela Spalletta e Stefania Tallini disponibile dal 24 aprile

    Dal 24 aprile 2026 sarà disponibile “Con fuoco”, il nuovo album di Daniela Spalletta e Stefania Tallini per TRP Music dal quale è estratto il singolo in radio “Alfonsina Y El Mar”.

    “Alfonsina Y El Mar” è un tributo personale e sentito a un capolavoro della musica folk: questa rivisitazione della celebre zamba argentina ripercorre con intensità l’ultimo viaggio di Alfonsina Storni. Tra le note emerge il racconto poetico del suo addio a Mar del Plata, un cammino verso l’oceano che trasforma il dolore in bellezza eterna. Dalla spiaggia de ‘La Perla’ alle profondità dell’abisso, il brano avvolge l’anima della poetessa ‘vestita di mare’, celebrando in musica il mito di una donna indimenticabile attraverso un’interpretazione moderna, vibrante e profondamente accorata.”

    Commentano le artiste sul nuovo singolo: “La melodia che racconta di Alfonsina ha una forza sorprendente, che spinge il cuore verso una dimensione profonda e piena delle mille emozioni che affollano l’animo umano: la nostalgia, il dolore, la speranza, l’amore, la rinuncia, le domande, la tenerezza, il mistero della vita. Ed è proprio la forza della melodia che ci ha fatte incontrare in questo cammino artistico: è il fil rouge che scorre attraverso tutto l’album e che ci ha guidato nella scelta dei brani. Alfonsina y el mar racchiude tutto in un’unica sintesi, quella di un appassionante cammino insieme, alla costante ricerca del nostro ‘fuoco’ musicale.”

    Nel videoclip di “Alfonsina y el Mar”, scritto e realizzato da Giorgio Rizzo, la storia di Alfonsina Storni viene reinterpretata lontano dai canoni del gesto tragico fine a se stesso. Alfonsina non entra nel mare: è il mare che, con lentezza e rispetto, impara a parlarle. Inizialmente la vediamo seduta, ancora separata dal resto del mondo, finché qualcosa non inizia a muoversi intorno a lei. Non sono onde, ma presenze leggere, ricordi che prendono forma: sono le sirene, che la riconoscono e la accolgono come una di loro. In questo incontro non c’è violenza né eroismo, ma solo un abbandono dolce, consapevole e coraggioso. Le sirene svaniscono lentamente, lasciando spazio a un saluto senza parole. Alfonsina non scompare: si trasforma. Diventa mare, voce, silenzio.

    Guarda il videoclip: https://youtu.be/fE1Afmw5swY  

    Con fuoco” è l’album che suggella l’incontro tra Daniela Spalletta e Stefania Tallini, due artiste che arrivano a questo appuntamento discografico forti di un’intesa matura, consolidata da decine di concerti e da una profonda complementarietà musicale. Già la scelta del titolo sottolinea l’attitudine di entrambe nei confronti della musica e delle reciproche interazioni: passione, energia, vigore e intensità emotiva. La cover di Paolo Galletta ben traduce in immagine il contenuto sonoro dell’album: due personalità artistiche diverse e complementari, che si muovono e si integrano in un dialogo sinuoso e intenso. In questo progetto, curiosità e ricerca diventano l’approccio creativo fondamentale alla musica e ai rispettivi strumenti. Le musiciste si ritrovano al crocevia di passioni condivise — jazz, repertorio antico e cameristico, musica contemporanea e tradizionale — esplorando e rielaborando ogni elemento attraverso un ampio ricorso all’improvvisazione. Ne scaturisce un concertare multiforme, in cui epoche ed estetiche, pur lontane nel tempo e nello spazio, dialogano costantemente creando un gioco di rimandi dall’imprevedibile divenire.

    Spiega il duo a proposito del nuovo progetto discografico: “Dal primo concerto del nostro duo, nel 2021, sono trascorsi cinque densi anni, decine di performance nei teatri e festival di tutta Italia, e il desiderio crescente di continuare a esplorare insieme i mondi musicali che più amiamo. “Con fuoco” è, dunque, il risultato di un lungo lavoro di ricerca e introspezione, da un lato, e di esperienza sul campo, dall’altro. Consapevolmente, abbiamo scelto di attendere il momento giusto per entrare in studio e fotografare la nostra intesa artistica, nella quale sentiamo le nostre identità camminare insieme e completarsi, nelle affinità e nelle divergenze, guidate dallo stesso fuoco d’amore per la Musica, che ci lega in un vincolo di sorellanza artistica.”

    Track list:

    1. Cardacìa (S. Tallini, D. Spalletta)
    2. Partita per violino solo No.2 in D minor, BWV1004: I. Allemande / Bachianas Brasileiras No.5, W389: I. Aria “Cantilena” / Yaşam Akişini (J.S. Bach / H. Villa-Lobos, H. Officer/ Spalletta, Tallini)
    3. Yasam (D. Spalletta)
    4. Lilith Dance (S. Tallini)
    5. Zahara (D. Spalletta)
    6. Agitata da due venti / Scirocco e Maestrale (A. Vivaldi, P. Metastasio / Spalletta, Tallini)
    7. Silent Moon (S. Tallini)
    8. Ballo / Con fuoco (L. Berio, Anonimo / Spalletta, Tallini)
    9. Rosa (D. Spalletta)
    10. Festa no sertão (H. Villa-Lobos, D. Spalletta)
    11. Alfonsina y el mar (A. Ramírez, F. Luna)

    Biografia

    Il duo formato da Daniela Spalletta e Stefania Tallini, due fra le più rappresentative musiciste del panorama jazzistico nazionale ed europeo, è un progetto artistico nel quale curiosità stilistica e ricerca tecnica ed espressiva costituiscono l’approccio creativo al repertorio e ai rispettivi strumenti.

    Le due musiciste, accomunate da background accademici e percorsi artistici affini, si incontrano al crocevia di alcune passioni comuni: jazz, repertorio antico e cameristico, musica contemporanea e tradizionale e brani originali, il tutto esplorato e rielaborato attraverso un ampio ricorso al linguaggio dell’improvvisazione. Il materiale musicale classico (fra gli autori trattati: Vivaldi, Berio, Villa-Lobos), nel quale centrale è l’attenzione al melos e al gusto belcantistico delle arie, nonché agli aspetti linguistici e fonetici (in particolare l’italiano, depositario della grande eredità classica dell’opera e del melodramma, e il siciliano, lingua madre di Spalletta), è trattato con perizia tecnica e cura dei parametri stilistici, ma restituito all’ascoltatore trasformato attraverso il filtro del jazz contemporaneo e delle musiche folk provenienti da diversi luoghi del mondo.

    In questo contesto, le composizioni originali delle due musiciste si integrano con naturalezza, apportando una prospettiva personale e contemporanea. Il risultato è un concertare multiforme in cui epoche ed estetiche, seppur lontane nel tempo e nello spazio, dialogano creando un gioco di rimandi dall’imprevedibile divenire.

    DANIELA SPALLETTA – Cantante e compositrice, definita “una voce di seta, dalla notevole agilità ed estensione” dalla celebre rivista americana DownBeat, Daniela Spalletta è considerata una delle principali voci italiane ed europee. Il suo stile fonde influenze provenienti dal jazz, dalla musica classica e dalla world music. Nel 2019, fra oltre 600 cantanti da tutto il mondo, vince il secondo premio del prestigioso Sarah Vaughan International Jazz Vocal Competition, premiata da una giuria composta da Christian McBride, Dee Dee Bridgewater, Jane Monheit, Monifa Brown e Matt Pierson. Vincitrice di numerosi premi internazionali, collabora stabilmente con importanti musicisti del panorama jazz e classico (fra cui Glauco Venier, Don Thompson, Gegè Telesforo, Giovanni Mazzarino, Ruslan Sirota, Roberto Taufic, Jacek Kochan, Valter Sivilotti, Enrico Intra, Jani Moder, Roberto Occhipinti, Aviv Cohen, Gilad Abro, Fabrizio Bosso, Max Ionata, FVG Orchestra, Orchestra Sinfonica Siciliana, Coro Lirico Siciliano, ecc.), esibendosi nei più importanti festival e venue del mondo.

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    STEFANIA TALLINI – Pianista, compositrice e arrangiatrice – con all’attivo 13 dischi da leader – Stefania Tallini è considerata una delle più originali realtà del jazz italiano. Vanta una carriera ricca di collaborazioni con i più importanti musicisti del panorama internazionale jazz, classico e della musica brasiliana: Jaques Morelenbaum, Jorge Pardo, Gabriel Grossi, Gregory Hutchinson, John Taylor, Dino Piana,  Franco Piana Guinga, Stefano Di Battista, Gabriele Mirabassi, Javier Girotto, Roberto Gatto, Dario Deidda, Roberto Taufic. In ambito teatrale ha collaborato con Mariangela Melato e Michele Placido; in ambito classico con Corrado Giuffredi, Alessandro Carbonare e Natalia Suarevich. Si è esibita più volte nell’ambito dei Concerti del Quirinale e ha suonato in Francia, Spagna, Germania, Lituania, Stati Uniti, Israele, Brasile e Canada.

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    “Con fuoco” è il nuovo album di Daniela Spalletta e Stefania Tallini disponibile dal 24 aprile 2026.

  • “46” è il nuovo singolo di Grace

    Dal 24 aprile 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “46”, il nuovo singolo di Grace per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “46” è un brano che colpisce per onestà e coraggio. Al centro del racconto c’è la lotta contro i disturbi alimentari e il superamento di una relazione violenta e manipolatoria. Il titolo richiama il punto più basso toccato dall’artista, quel peso sulla bilancia che oggi diventa il simbolo di una battaglia vinta. Con una melodia pop raffinata, Grace esorcizza i suoi demoni, trasformando le cicatrici del passato in una forza creativa straordinaria.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo:Non ha senso abitare un corpo se non provi amore per esso. Io abitavo un corpo che non era il mio”

    Il videoclip di “46” restituisce in modo autentico, viscerale e crudo le emozioni narrate nel brano. Ripercorre senza filtri la storia di Grace: la lotta con i disturbi alimentari e l’ombra di un ex fidanzato violento che la faceva sentire costantemente sbagliata.

    Una caratteristica distintiva del video è la scelta di mantenere gli elementi di realtà del set: trovano spazio le voci fuori campo degli operatori e le lacrime vere di Grace, scaturite dall’agitazione e dal peso dei ricordi durante lo shooting. Questi dettagli non filtrati rendono il racconto visivo profondamente onesto, trasformandolo in una testimonianza reale e sofferta della sua rinascita.

    Guarda il video su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=ntD9TLgXsKc&feature=youtu.be  

     

    Biografia

    Grace è una cantautrice energica con una voce versatile, capace di passare da toni graffianti a momenti più dolci e sensibili. La sua formazione artistica ha radici profonde: inizia a studiare canto pop e moderno all’età di 8 anni, integrando negli anni lo studio della recitazione e della performance nel mondo del musical.

    Il consolidamento del suo profilo professionale avviene a Milano, dove si laurea in Canto e Musica Pop presso il CPM Music Institute, affinando le proprie doti interpretative e la scrittura autoriale, che conduce spesso accompagnandosi con pianoforte e chitarra.

    La proposta musicale di Grace si configura come una narrazione autobiografica e “senza filtri”. Le sue influenze artistiche riflettono un mix eterogeneo che unisce l’anima soul di Amy Winehouse all’energia delle grandi popstar del primo decennio duemila (come Lady Gaga e Katy Perry), fino ad approdare a un cantautorato moderno ispirato a Lauren Spencer Smith.

    Nella sua discografia emergono brani chiave come “Peggiore Mostro”, analisi cruda del logoramento relazionale, ed “In bilico”, manifesto generazionale dedicato ai dubbi e alle ambizioni dei ventenni di oggi. I suoi lavori più recenti “Ti divora” e “Tilt”, rappresentano una svolta energica incentrata sulla resilienza e la riscoperta di sé.

    Sostenitrice del lavoro collettivo, Grace coordina un team di professionisti con l’obiettivo strategico di consolidare un progetto che parli direttamente a un pubblico giovane, consapevole e ambizioso (target 20-30 anni). La sua missione professionale punta a trasformare la musica in un rifugio identitario per l’ascoltatore, trattando temi universali come la ricerca di casa, l’indipendenza e la costruzione costante del proprio futuro.

    “46” è il nuovo singolo di Grace disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal  24 aprile 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

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  • Premio Corona d’Oro 2026: premiati Fabrizio Basso e Gino Castaldo. A Cosimo Alemà il Film Videoclip Award

    Sabato 18 aprile 2026, presso il Ridotto del Teatro Comunale, si è tenuto il convegno formativo deontologico “Etica, musica e algoritmi — Il giornalismo musicale nell’era dell’intelligenza artificiale”. Nel corso dell’evento sono stati assegnati prestigiosi riconoscimenti: a Fabrizio Basso è andato il Premio Corona D’Oro, mentre a Gino Castaldo è stato conferito il Premio Corona D’Oro alla Carriera. A Cosimo Alemà è stato invece assegnato il Film Videoclip Award. Infine, durante le sessioni di casting di “Una Voce per l’Europa”, è stato attribuito il Premio Red&Blue. 

    La città di Ferrara, patrimonio dell’Umanità e culla della cultura europea, è tornata a essere l’epicentro del dibattito critico musicale sabato 18 aprile. L’evento, organizzato da Nove Eventi e AGIMP (Associazione Giornalisti Italiani di Musica Popolare), in stretta collaborazione con il Comune di Ferrara e la Fondazione Teatro Comunale, ha visto la partecipazione di esperti del settore e firme storiche della critica. L’iniziativa ha goduto del fondamentale sostegno di Regione Emilia-Romagna, Confindustria e Confcommercio. Nove Eventi e il Comune di Ferrara rinnovano la loro collaborazione anche per i prossimi due anni.

    La mattinata si è aperta presso il Ridotto del Teatro Comunale con il convegno formativo deontologico “Etica, musica e algoritmi — Il giornalismo musicale nell’era dell’intelligenza artificiale”. L’incontro, che ha visto la partecipazione attiva di circa 60 giornalisti, ha analizzato il delicato equilibrio tra automazione e creatività umana. Il valore dell’evento è stato sottolineato dal patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna (con il riconoscimento di 5 crediti formativi) e dal supporto di Nuovo IMAIE e Assoconcerti.

    Nel cuore del convegno ha avuto luogo la cerimonia di premiazione delle eccellenze italiane. I prestigiosi riconoscimenti consegnati sono opere realizzate dal celebre Maestro orafo Michele Affidato, eccellenza del Made in Italy, accompagnate dalle creazioni del M° Giuliano Grittini.

    • Premio Corona D’Oro alla Carriera: Il prestigioso riconoscimento per l’edizione 2026 è stato conferito a Gino Castaldo, firma storica della critica musicale italiana, presente in sala.
    • Premio Corona D’Oro (Miglior Critico dell’Anno): Il premio è stato assegnato a Fabrizio Basso per l’articolo “Radiohead in concerto a Bologna, il loro Rock romanticamente ruvido sa sempre come sedurre”, pubblicato su Sky Tg 24 il 15/11/2025.
    • Film Videoclip Award (IV edizione): Il premio che celebra l’audiovisivo come forma d’arte autonoma è stato vinto dal regista Cosimo Alemà per il videoclip di Fabri Fibra feat. Tredici Pietro “Che gusto c’è”. Alemà, impossibilitato a partecipare fisicamente, ha inviato un sentito video di ringraziamento.

    Nel corso dell’evento Mauro Repetto ha presentato il videoclip del nuovo singolo ‘Quel niente che è tutto’, portando sul palco una testimonianza artistica che ha emozionato l’intera platea. 

    Commenta l’Assessore alla Cultura di Ferrara Marco Gulinelli: “Il Premio Corona d’Oro ha celebrato non solo l’eccellenza, ma anche la profondità e l’evoluzione del giornalismo musicale contemporaneo. Il riconoscimento alla carriera è stato conferito a Gino Castaldo, voce autorevole e punto di riferimento imprescindibile per intere generazioni di appassionati. Il premio per il miglior critico dell’anno va a Fabrizio Basso per il suo intenso e lucido racconto dei Radiohead in concerto a Bologna, capace di restituire con sensibilità e precisione l’esperienza live. Ma il Premio Corona d’Oro non è soltanto un momento di celebrazione: si conferma sempre più come un osservatorio privilegiato sul mondo del giornalismo musicale, uno spazio di confronto, analisi e visione capace di intercettare tendenze, linguaggi e nuove prospettive della critica e del racconto musicale” 

    Dalle ore 15:30, le attività si sono spostate presso la Sala Prove 2 per i casting nazionali della 58ª edizione di “Una Voce per l’Europa”. Circa 25 giovani talenti si sono esibiti davanti alla giuria tecnica. In questa occasione è stato assegnato il Premio Red&Blue per la promozione discografica professionale a Davide Flauto, che si è aggiudicato un mese di promozione e distribuzione per il proprio progetto artistico.

    Il percorso 2026 di “Una Voce per l’Europa” proseguirà con le selezioni e semifinali dal 18 al 21 giugno, per culminare nella Finalissima del 5 settembre in Piazza Municipale a Ferrara, dove verranno assegnate borse di studio e opportunità internazionali come il progetto “Sing for Italy” in Canada.

     

    Si ringraziano il Comune di Ferrara, la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, la Regione Emilia Romagna, l’Ordine dei Giornalisti, AGIMP, Vivaticket, Nuovo Imaie, Assoconcerti, Michele Affidato, M° Giuliano Grittini, Twinkle Agency. 

     

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