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  • “Trattieni il respiro” il nuovo singolo di AvA che anticipa l’uscita dell’album “Fammi fallire”

    Dal 23 gennaio 2025 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica “Trattieni il respiro”, il nuovo singolo di AvA che anticipa l’uscita dell’album “Fammi fallire” disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 30 gennaio.

     

    Trattieni il respiro” è un brano che scaturisce da una relazione ciclica, capace di riaffiorare anche dopo la sua fine. Esplora i legami tossici, la dipendenza affettiva e quella persistente sensazione di apnea tipica dei rapporti disfunzionali: un restare immobili, trattenendo il fiato, con la vana speranza che il peggio passi.

    Il pezzo descrive una quotidianità densa di piccoli gesti e grandi tensioni: parcheggi vuoti, semafori rossi e conflitti che si reiterano identici. Svestito di romanticismo o nostalgia, il racconto mette a nudo l’usura emotiva di chi avverte la necessità di fuggire, eppure continua a tornare. Il ritornello irrompe senza mediazioni; è un taglio netto, volutamente brutale. Rappresenta l’istante in cui si smette di cercare spiegazioni e si ricorre all’unico linguaggio rimasto quando ogni altro tentativo è fallito: una frase secca, pronunciata per difendersi anziché per ferire.

    Sotto il profilo sonoro, il singolo spazia tra urban pop ed elettronica, con una produzione essenziale. Se le strofe appaiono trattenute e quasi sussurrate, il ritornello esplode senza mai risultare pienamente liberatorio. La tensione permane, simile all’aria compressa nei polmoni, sorretta da una voce che non cerca l’effetto, ma resta coerente con il limite del racconto. È una fotografia onesta di quei momenti in cui i corpi reagiscono prima della ragione, una presa di coscienza adulta e priva di filtri.

    Commenta l’artista sul nuovo brano: “Trattieni il respiro è nato quando ho capito di essere rimasta troppo a lungo dentro qualcosa che non funzionava più. L’ho scritto di getto per fissare quella sensazione di apnea che provi quando sai di dovertene andare e invece resti. In studio ho voluto che il brano rimanesse teso e irrisolto, come quelle storie che non hanno mai una vera chiusura. Il ritornello è nato senza filtri: una frase di difesa, perché a volte è l’unico modo per non tornare indietro. Questo pezzo non spiega i sentimenti, li fotografa. Non cerca consolazione, ma verità, anche quando fa male.”

    Guarda il lyric video: https://youtu.be/NN9fVrjMoXE

     

    Con il nuovo album “Fammi Fallire”, AvA si conferma una voce fuori dal coro nel panorama urban ed alt-pop italiano. Il disco è un’indagine senza filtri sull’apnea emotiva, un’analisi cruda di quei legami ciclici che si consumano senza mai spezzarsi definitivamente. Rinunciando a ogni retorica rassicurante, l’artista sceglie di raccontare il dolore nella sua forma più nuda e autentica.

    La scrittura di AvA abbandona le astrazioni per ancorarsi a una quotidianità fatta di dettagli minimi ma carichi di tensione: un parcheggio vuoto, un bacio rubato o l’eco di un litigio infinito. In questi frammenti si consuma il dramma della dipendenza affettiva e dei rapporti tossici. Il disco diventa così un manifesto di ribellione silenziosa che rivendica tre diritti fondamentali: la lentezza per ritrovarsi, la disperazione vissuta senza vergogna e, soprattutto, il fallimento come tappa necessaria per la crescita personale.

    Sotto il profilo sonoro, le produzioni elettroniche giocano su contrasti dinamici: strofe sussurrate sfociano in ritornelli diretti e a tratti brutali che, tuttavia, non offrono mai una vera liberazione catartica, mantenendo l’ascoltatore in uno stato di tensione sospesa. La voce di AvA non cerca l’effetto, ma resta ferma sul limite della narrazione, usando il linguaggio come scudo e mai come mera provocazione.

    “Fammi Fallire” è un lavoro organico e maturo che evita le logiche effimere delle mode attuali. Non promette redenzione, ma offre qualcosa di più prezioso: il riconoscimento della propria vulnerabilità. È un invito a smettere di nascondere le proprie crepe e a imparare, finalmente, ad abitarle.

    Spiega l’artista sul nuovo album: “Fammi Fallire è un disco scritto senza l’idea di dover funzionare. È nato da dinamiche ripetitive che non si chiudevano, da ritorni continui e da una stanchezza emotiva che non trovava sfogo. Scriverlo è stato il modo più semplice che ho trovato per restare dentro quello che stava succedendo, senza addolcirlo e senza cercare risposte. Questo album parla di legami tossici, di dipendenza emotiva e di cicli che si ripetono anche quando sai benissimo dove portano. Non c’è romanticismo, non c’è redenzione. Ci sono gesti quotidiani, parole dette male o troppo tardi, silenzi che pesano più delle discussioni: tutto quello che resta quando smetti di giustificarti. Ho scritto queste canzoni trattenendo il respiro, spesso più per difesa che per paura. In studio non ho cercato di rendere le cose più belle o più accettabili; volevo che restassero tese, irrisolte, come certe relazioni che non finiscono mai davvero. Anche quando i ritornelli esplodono, non lo fanno per liberare, ma per dire basta, almeno per un attimo. Quando l’ho ascoltato per intero, mi sono accorta di aver toccato principalmente tre macro rivendicazioni: il diritto alla lentezza/leggerezza, il diritto alla disperazione e il diritto al fallimento. Sono tutti argomenti tabù in un momento in cui tutto sembra viaggiare alla velocità della luce e siamo sottoposti a pressioni sociali insostenibili. Dobbiamo essere sempre al top, sempre performanti, fare “numeri da urlo”, essere infallibili: in pratica, disumani. Con questo album io canto la mia dissociazione da questa dinamica pericolosa e tossica, soprattutto per l’arte che, in questo modo, viene ridotta a strumento di consumo e intrattenimento ‘mordi e fuggi’, rinunciando alla sacralità della poesia.  Non volevo un disco rassicurante, ma un disco onesto; uno che non spiegasse troppo, che non desse soluzioni e che lasciasse le cose così come sono. Fammi Fallire non è una richiesta di aiuto né una provocazione. È la presa d’atto che a volte fallire è l’unico modo per smettere di ripetere sempre la stessa storia. Questo disco non nasce per consolare, ma per riconoscersi. Se servirà a qualcuno per sentirsi meno solo dentro certi passaggi, allora avrà già fatto il suo lavoro.”

    TRACK-LIST:

    1. Formentera
    2. Requiem
    3. Fammi Fallire
    4. Trattieni Il Respiro
    5. Per Aspera Ad Astra
    6. Josè
    7. La Fine Dell’Estate
    8. Scegli Me
    9. Vida Lenta Vida Loca

    Biografia

    Di AvA si è detto di tutto. Che è una predatrice come il suo avatar (lo squalo bianco), che è stata troppo giovane per sfondare e che ora è “troppo grande” per avere un posto nella discografia italiana. Si dice che sia una delle poche in Italia in grado di scrivere, produrre, dirigere videoclip e immaginare un universo narrativo ed estetico coerente e autentico, ma che, nonostante questo, continui a sfuggire alle definizioni più classiche.

    Lo conferma con il suo nuovo album, in arrivo a cinque anni di distanza da “Lo Squalo”, il suo primo disco solista pubblicato dopo dodici anni come frontwoman della band all-female Calypso Chaos. In questo nuovo lavoro, AvA cambia di nuovo le carte in tavola, regalandoci un progetto più maturo e introspettivo, scritto senza pensare al “dopo” e capace di usare un’ironia pungente per trattare argomenti scomodi.

    È difficile definirla in una sola parola o in un solo genere. La sua musica rappresenta l’eterogeneità degli ascolti che ama. Figlia degli anni ’80, ha goduto del pop degli anni d’oro e collezionato dischi di icone della musica cantautorale internazionale. Ha passato notti ad ascoltare i vinili di Tori Amos, Björk, Kate Bush, Mina e Lucio Dalla, per poi ritrovarsi nei ritmi di Rosalía, nei temi di Lady Gaga e nell’eleganza di Lana Del Rey e Amy Winehouse. L’amore per la Callas l’ha portata a studiare musica classica per oltre un decennio, mentre deve ai Queen l’imprinting per iniziare il suo percorso individuale, iniziato quando era appena un’adolescente. Da quel momento non si è mai fermata, producendo la propria musica in autonomia e studiando produzione e armonia.

    Nei primi anni 2000 ha fondato le Calypso Chaos, esibendosi fino al 2017 in centinaia di live in Italia e all’estero, calcando palchi prestigiosi come l’Auditorium Parco della Musica di Roma e aprendo l’unica data italiana del tour di Peaches.

    Dalle ceneri di quel progetto è nata AvA. Dal 2019, nel suo percorso solista, ha prodotto in totale autonomia “Lo Squalo”, trascinato da tracce come Shazam, Adesso il Capo sono io e Donna Alpha. Un disco aggressivo e diretto che ha introdotto in Italia il genere moombahton, totalizzando quasi mezzo milione di streaming senza etichetta né sponsor, nonostante le difficoltà della pandemia.

    AvA sceglie l’onestà fino in fondo, anche quando è scomoda. Non offre soluzioni o pillole magiche; parla alle persone comuni perché è, e resta, una di loro. Racconta le storie di chi combatte per uno spicchio di felicità, di chi rimane incastrato in dinamiche tossiche o in rancori che finalmente trovano il coraggio di esprimersi senza filtri.

    La cura dell’estetica, intesa come estensione della musica e coerenza stilistica, rende i suoi videoclip (firmati dal pluripremiato regista Adriano Giotti e dal direttore della fotografia Giuseppe Pignone) produzioni di alta qualità e fortemente riconoscibili, disponibili sul suo Canale YouTube https://www.youtube.com/@ava_official7923.

    Con un target che va dai 24 ai 45 anni e una fanbase equamente divisa tra uomini e donne, AvA non rincorre le mode. Ha uno stile di scrittura unico e una voce che molti hanno definito “figlia della Bertè”. Non fa musica affinché “funzioni”, ma perché arrivi e rimanga. Questo la colloca fuori dalle dinamiche discografiche attuali, rendendola un’indipendente per eccellenza: una scelta consapevole con tutto ciò che essa implica.

    AvA racconta la sua verità e non cerca il consenso unanime. L’unica cosa che conta è mantenere un approccio intellettuale onesto nei confronti della musica. Il suo sogno? Mantenere il coraggio di restare fedele a se stessa fino alla fine, per poter dire un giorno: “Sono stata me stessa nonostante tutto. Nonostante lo schifo, non mi avete fatto niente e la mia musica lo racconterà per sempre”.

    “Fammi fallire” è il nuovo album di AvA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 30 gennaio 2026 e anticipato in radio e in digitale dal singolo “Trattieni il respiro” il 23 gennaio.

     

     

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  • “In apnea” è il nuovo singolo di Annachiara Cecere

    Dal 23 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “In apnea”, il nuovo singolo di Annachiara Cecere.

    “In apnea” è un brano pop-dance caratterizzato da basso, batteria, synth e chitarre volti a richiamare la protagonista della canzone. Il testo racconta una storia d’amore tormentata che tiene la protagonista appesa a un filo: un legame che la fa sentire viva e l’aiuta a sconfiggere la timidezza che l’accompagna da sempre.

    Il brano nasce dalla collaborazione tra Annachiara Cecere e i produttori Francesco Landi e Giovanni Caffagni: insieme hanno scelto di uscire dagli schemi della classica ballad per proporre qualcosa di più sperimentale.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Ho sempre vissuto delle cose molto brevi ma intense nella mia vita, al punto tale di scappare da esse per la mia timidezza ed insicurezza! Forse non so se possa esistere una persona giusta per me, ma in un secolo dove va tutto così veloce,vorrei rallentare e godermi le cose senza provare una sensazione di malinconia costante. Non parlo solo di relazioni, ma di qualsiasi cosa ci renda umani e liberi.”

    Il videoclip di “In apnea” vede Annachiara ripresa da diverse angolazioni, studiate per sottolineare l’intensità del brano e il racconto di una storia che la tiene appesa a un filo, rendendola però profondamente viva. Girato presso i Take Away Studios da Tommaso Barbolini, il video nasce da una visione condivisa con la cantautrice: i due hanno scelto di giocare sul concetto di ‘vedo-non vedo’ attraverso l’uso di un velo, un richiamo estetico che omaggia la ricercatezza delle sculture classiche.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://youtu.be/OxPgxtsfPjo

    Biografia

    La giovane cantautrice salernitana Annachiara Cecere, nata nel 1997, ha iniziato a studiare canto e scrittura all’età di 20 anni. Dopo tre anni di formazione, ha intrapreso la pubblicazione dei suoi brani, tra cui “Una luna blu” e “Stasera non ti giudico”, che hanno ottenuto un grande successo sui social, superando il milione di visualizzazioni su YouTube e 1,5 milioni su TikTok.

    Tra il 2023 e il 2024 ha proseguito il suo percorso da indipendente, dedicando un anno allo studio della composizione e del pianoforte per curare personalmente le melodie dei suoi pezzi. Nel 2025 ha iniziato la collaborazione con lo studio di produzione musicale Take Away Studios, che le ha permesso di definire il suo sound e ampliare il proprio pubblico con singoli come “Ti stupirò” e “Preferirei”.

    A giugno dello stesso anno ha pubblicato “La mia normalità”, un brano pop-dance che ha ottenuto ottimi riscontri, seguito a settembre 2025 da “Il mio presente”. Attraverso la sua musica, Annachiara spera di raccontare l’universalità delle esperienze umane, per far sì che chi ascolta possa sentirsi meno solo.

    “In apnea” è il nuovo singolo di Annachiara Cecere disponibile sulle piattaforme digitali di streaming in rotazione radiofonica dal 23 gennaio 2026.

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  • JABONI pubblica “BLU” Il nuovo singolo e videoclip fuori il 16 gennaio 2026

    Dal 16 gennaio 2026 è disponibile su tutte le piattaforme “BLU”, il nuovo singolo di Jaboni prodotto da Giorgio Lorito per Gil Produzioni. Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale, attraversa ciò che resta dopo una storia d’amore: memoria che scalda e punge, il tentativo di dimenticare mentre tutto continua a tornare.

    “BLU” racconta un amore che non c’è più, ma che continua a vivere nei ricordi. È la storia di chi tenta di dimenticare, ma scopre che certi ricordi non possono, e forse non devono, svanire. Perché sono proprio quei ricordi, anche i più dolorosi, a dare forma alla nostra storia e a renderci ciò che siamo oggi. Ci si perde a ripensare agli errori, a ciò che è stato dato per scontato, a ciò che si è perso lungo il cammino, ma alla fine si comprende che ogni percorso ha avuto un valore, per il fatto stesso di essere stato vissuto.

    Il blu diventa il mare interiore dell’artista: profondo, freddo, carico di nostalgia. Jaboni ci nuota dentro cercando di restare a galla, mentre il dolore, che resta silenzioso, arriva dritto al cuore.

    Il videoclip, per la regia di Daniele Tofani, adotta un piano-sequenza: Jaboni in cammino, la camera lo accompagna a distanza costante. La narrazione è nel passo; il ritmo del brano guida respiro e traiettoria, con la città a fare da fondale. Un movimento continuo che apre spazio e misura la distanza.

    Con “BLU”, Jaboni continua il percorso inaugurato con i brani in italiano dopo una prima fase di singoli pubblicati in inglese: una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza cornici superflue. La canzone non chiude la ferita, la mette a fuoco e, nel farlo, apre una via d’uscita: respirare, nuotare, tornare a casa anche quando casa non è più la stessa.

  • Quando il domani non chiedeva performance: Gianpaolo Pace e il viaggio amarcord di “Lamù o Sampei?”

    C’è stato un tempo in cui scegliere significava prendere posizione, anche da bambini. Non perché mancassero le alternative, ma perché ogni scelta aveva conseguenze. Prima di Facebook, prima dello streaming, prima dello scroll continuo, prima che tutto fosse disponibile subito, scegliere faceva parte della quotidianità.

    È la storia di una generazione cresciuta senza gli algoritmi, quando il tempo non era ancora scandito – e spezzato – dalle notifiche dei social e l’immaginario non passava da uno schermo personale, ma da un salotto, da una VHS consumata, da una scelta fatta insieme. Ed è da lì che il cantautore torinese Gianpaolo Pace guarda il presente: da una grammatica elementare dell’infanzia che oggi sembra lontana, ma continua a orientare quei figli diventati padri e madri, usando il passato non come abito nostalgico, ma come termine di confronto.

    Lamù o Sampei?”, il suo nuovo singolo per Pako Music Records, nasce in quello spazio di passaggio tra analogico e digitale, tra maturità e disincanto, tra ciò che si è stati e ciò che si è diventati senza nemmeno accorgersene.

    Nel testo del brano il passato non viene mai idealizzato. Appare così com’era: frammentato, disordinato, a volte persino ingenuo. I floppy disk convivono con la Panda, il Costanzo Show con la “Lambada”, la morte di Vialli con i sogni di ricchezza visti in Blow. Non c’è compiacimento, ma una sequenza di immagini che chi ha vissuto quegli anni riconosce al primo sguardo, senza bisogno di spiegazioni.

    È il racconto di un’età in cui si cresceva “Tra palco e realtà”, con la sensazione costante di essere in mezzo: tra quello che si desiderava e quello che sembrava possibile, tra promesse fatte con il mignolo e progetti lasciati a metà. Le sigarette fumate di nascosto, le cassette mangiate dallo stereo, le notti davanti a una VHS che non stancava mai non sono descritti come simboli, ma per quello che erano davvero: semplicemente, punti fermi.

    Oggi, guardandosi intorno, quel tipo di certezze proprio delle cose piccole, delle abitudini, di un’idea di futuro che non aveva bisogno di essere continuamente ridefinita, sembra più difficile da riconoscere, come se fosse appannaggio di un tempo lontano, perduto. E questo non perché manchino le possibilità, ma perché è cambiato il modo di stare nel tempo e nelle scelte.

    Nel testo di “Lamù o Sampei?” torna più volte una parola che dice molto più di quanto sembri: sopravvissuti. Sopravvissuti ai floppy disk, a Netlog, a un immaginario televisivo e musicale che non prometteva ricchezze o salvezze, ma offriva comunque appigli: immagini, rituali, orizzonti semplici dentro cui crescere. Non c’era la garanzia di arrivare lontano, di “fare successo”, di “diventare i migliori”, ma c’era l’idea che si potesse arrivare da qualche parte avendo un sogno in tasca, qualcosa in cui credere abbastanza da provarci.  Ed è forse questa differenza, oggi, ad essere più evidente.

    La promessa di futuro vista dall’infanzia è uno dei punti centrali del brano e prende forma in frasi come «Comunque massimo a trenta io mi sposo, lo sai? Perché altrimenti un figlio non lo farò mai» e «io alla tua età». Frasi che oggi possono suonare obsolete, perfino prescrittive, ma che raccontano perfettamente un’epoca in cui il domani era pensabile perché non chiedeva di essere eccezionali e aveva contorni riconoscibili, una forma sufficientemente chiara da poterci stare dentro.

    In quelle promesse non c’era un modello da imitare, né un’idea unica di riuscita. C’era piuttosto il desiderio di una stabilità accessibile che non passava dal successo, fatta di quotidianità e continuità. Non un sogno spettacolare, ma un futuro che non domandava di dimostrare il proprio valore a ogni passo. È qui che il brano mette a fuoco il presente: un tempo che ha moltiplicato le possibilità, chiedendo però, in cambio, una costante ridefinizione di sé; un’infanzia che immaginava il domani come un luogo abitabile, contro un presente che ha moltiplicato le opzioni e assottigliato il senso delle scelte.

    La generazione cantata da Pace non viene descritta come privilegiata né come sconfitta, ma come quella che è passata attraverso i cambiamenti senza istruzioni, adattandosi a un mondo che mutava mentre lo si stava ancora imparando. “Sopravvivere”, per l’artista, non equivale a resistere al tempo che passa, ma al restare riconoscibili dentro il cambiamento. È il filo che tiene insieme l’infanzia analogica e l’età adulta digitale, il motivo per cui il passato non viene idealizzato e il futuro non viene mitizzato. E da questa condizione — non nostalgica, ma vigile —, nasce il bisogno di tornare a interrogarsi su cosa significhi scegliere.

    Quando l’artista canta dei Tamagotchi “uccisi”, delle modifiche alla Play, non sta facendo un’operazione di recupero pop. Sta mostrando il momento specifico in cui il gioco smette di essere solo gioco e diventa allenamento all’attesa, al limite, al “no”. Anche la «la noia costante» viene raccontata esattamente per quello che è: non un nemico da eliminare, ma una condizione da attraversare.

    E allora la domanda finale non riguarda più solo l’infanzia. «Scegli: Lamù o Sampei?» diventa un quesito rivolto agli adulti di oggi, a chi si muove in un tempo che chiede velocità ma non direzione. Non per tornare indietro, ma per capire se siamo ancora capaci di scegliere qualcosa — una cosa sola — e restarci dentro. Perché scegliere significa sempre rinunciare a qualcosa, e assumersi la responsabilità di quella rinuncia. E ricordare, qui, non serve a tornare indietro. Serve a capire che tipo di adulti siamo diventati.

  • “Grazie” è il nuovo singolo di Clara Moroni

    Dal 23 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Grazie”, il nuovo singolo di Clara Moroni disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 22 gennaio.

     

     

    “GRAZIE” è un brano che parla di un amore idilliaco, un incontro unico con una persona capace di dare amore incondizionato, comprensione e complicità. Nei ritornelli, però, inizia a insinuarsi un malessere esistenziale e mentale che arriva a farsi quasi fisico: una parentesi di improvviso dolore che esplode nella presa di coscienza che questa persona, e questo amore perfetto, in realtà non sono mai esistiti.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “GRAZIE non è stato il primo brano che ho composto per questo album. L’idea mi è venuta mentre guardavo un docufilm su Sinead O’Connor, la cui sigla finale era un brano in cui lei ringraziava per le cose belle o brutte che aveva vissuto. Avevo creato una base molto potente, ma non trovavo la melodia giusta o un concetto che mi portasse a crearne una all’altezza della musica. È stata un’illuminazione: il concetto di dire “grazie” mi ha emozionato e ho composto la melodia e il testo di getto.”

     

     

    Biografia

    Clara Moroni, milanese, inizia da ragazzina a cantare, suonare la batteria e scrivere musica nell’ambito del punk milanese con il suo gruppo: The Kubrick. A 15 anni si trasferisce a Londra per coronare il suo sogno punk e conoscere nuove realtà musicali. Si avvicina al mondo dell’elettronica e inizia a suonare le tastiere e programmare con il computer.

    Tornata in Italia, inizia a lavorare come vocalist con grandi produttori e artisti come Mauro Pagani, Jovanotti, Franco Godi, Stadio e Alberto Fortis. Proprio durante le registrazioni delle voci dell’album di Alberto Fortis, “Carta del cielo”, conosce il produttore Guido Elmi (già storico produttore di Vasco Rossi). Da questo incontro nasce il progetto “Clara & The Black Cars”, con il quale vengono prodotti due album: “Chi ha paura di chi” (EMI) e “Spiriti” (EMI).

    Dal lavoro in studio con Elmi nasce anche l’invito a partecipare agli arrangiamenti vocali dell’album di Vasco Rossi, “Gli spari sopra” (1993, EMI); da lì inizia la collaborazione in studio e live che continuerà fino al Modena Park del 2017. Nel 1996 si trasferisce a San Francisco e inizia a lavorare in vari studi di registrazione collaborando con Luis Biancaniello, produttore di brani per Whitney Houston e Anastacia.

    Tornata in Italia nel 2001, inizia a lavorare a un suo disco completamente in inglese: “Ten Worlds” (DMI/Self), prodotto insieme a Frank Nemola con un recording team d’eccellenza: Stef Burns alle chitarre, Claudio Golinelli al basso e Adriano Molinari (Zucchero) alla batteria. Nel 2010 esce l’album “Bambina Brava” (DMI/EMI), con un sound graffiante creato grazie al lavoro di un’équipe di talenti italiani (Andrea Ge, Angelo Perini, Max Barbieri, Alex Guadagnoli). In questo album è incluso il brano “1000 notti” feat. Don Joe dei Club Dogo, antesignano di tutte le collaborazioni tra rapper e artisti rock italiani.

    Nel 2012 pubblica l’EP “Sono quello che sono – Part 1” (DMI/EMI), dove il chitarrista Luigi Schiavone (Enrico Ruggeri) collabora alla scrittura di due brani. Nel 2018 inizia il sodalizio con il manager e discografico Elia Faustini e, con l’album “Unica” (DMI/Self), apre i concerti di Vasco Rossi. Dopo 22 anni di collaborazione tra i due artisti, Clara decide di staccarsi per proseguire a tempo pieno la propria carriera solista.

    Dopo la pausa forzata dal Covid, la creatività riesplode con la voglia di realizzare un nuovo album di cui è autrice di musica e testi. La affianca il pluripremiato produttore Fabrizio Simoncioni (Litfiba, Ligabue, Negrita, Carmen Consoli, Gianna Nannini), con cui trova un’intesa e un’affinità immediata. Dopo quasi due anni di lavoro intensi e appaganti, che vedono coinvolti anche il chitarrista Giacomo Castellano, il bassista Dado Neri (Litfiba) e, in un brano, il batterista Eugenio Mori, esce a gennaio il primo singolo: “GRAZIE”, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 22 gennaio 2026 e in rotazione radiofonica dal 23 gennaio.

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  • “Mai abbastanza” è il nuovo singolo di Matoh

    Da venerdì 23 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Mai abbastanza” (TRP Vibes / Track Records Productions) il nuovo singolo di MATOH, già disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale dal 16 gennaio.

     

    “Mai abbastanza” è un brano che scava nel rapporto più difficile: quello con sé stessi. Una canzone che non cerca assoluzioni, ma verità, e che racconta la sensazione di essere costantemente fuori misura, di non riuscire mai a sentirsi all’altezza nemmeno quando gli altri riconoscono un valore. È una confessione senza filtri sull’autosabotaggio, sulla paura di provarci davvero e sull’idea che il fallimento non sia un evento, ma una condizione interiore.

     

    Spiega il cantautore a proposito del brano: “Mai Abbastanza nasce da una domanda che mi porto dietro da anni: perché anche quando le cose sembrano andare bene, io continuo a sentirmi sbagliato? È una canzone sull’autosvalutazione, sul non sentirsi mai all’altezza, nemmeno dei propri sogni. Non è un brano di denuncia verso il mondo, ma verso me stesso. È una canzone scritta da solo, per chi si sente solo, anche in mezzo agli altri”.

     

    Ascolta ora il brano “Mai abbastanza”

    https://found.ee/rP0Juv

     

    Il videoclip di “Mai abbastanza”, per la regia di Gianluca Scalia e la produzione video a cura di Kemedia, racconta un viaggio visivo intenso e simbolico. Protagonista è Matoh, che si muove nel vuoto spettrale di un teatro deserto, uno spazio sospeso in cui è costretto a confrontarsi con i propri demoni interiori.

    La tensione cresce fino allo strappo del sipario, quando il palco diventa l’unica verità possibile: quello della vita. Il senso di inadeguatezza prende forma nella moltiplicazione dei ruoli e nel tentativo di superare i propri limiti, per poi ritrovarsi ancora una volta soli davanti al giudizio, rappresentato dal pubblico in sala.

    Nel finale, la vulnerabilità iniziale si trasforma in energia: una risalita rabbiosa e consapevole verso la propria identità. “Mai abbastanza” è il manifesto di chi cade, si rialza e trova il coraggio di riprovarci ancora.

    Guarda il videoclip di “Mai abbastanza” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=33kWoE1_68M

     

     

    Biografia

    Matoh è un cantautore siciliano classe ’96. Scrive e compone fin da quando ha imparato a tenere una penna in mano. In modo pratico il suo progetto artistico prende forma da qualche anno, ma in realtà vive in lui da sempre, da quando la scrittura è diventata il suo modo per restare in equilibrio, per dire ciò che altrimenti resterebbe taciuto. Nel suo percorso musicale convivono molte anime: il pop italiano e internazionale, il rap e un’eterna passione per il rock e il punk. Questa fusione di influenze lo porta a creare un linguaggio autentico e diretto, capace di unire generi e generazioni.

    Suona da autodidatta pianoforte e chitarra, e da circa un anno studia canto, affinando sempre di più la propria espressività vocale. Dopo l’esordio con “HO CAPITO!” e la riconferma con “Oroboro”, ora sfoga tutto ciò che ha dentro con “Mai Abbastanza”, dove si racconta senza filtri, senza la paura di essere giudicato, e si spoglia della maschera di cantautore, per mostrarsi umano, fragile, vulnerabile come non mai.

    Oggi è seguito da un team di professionisti che lo accompagna nella produzione, nella promozione e nella cura dell’immagine, permettendogli di concentrarsi completamente su ciò che conta davvero: la musica e il messaggio che porta con sé. Matoh non scrive per un pubblico specifico, perché crede che la musica non debba avere confini: è per chi vuole sentirla, per chi ne ha bisogno. Nei suoi testi cerca di far percepire a chi ascolta la sensazione di essere capiti, compresi e mai soli. Per lui la musica rappresenta un atto di unione, non di distinzione. Ritiene che non sia fondamentale arrivare da qualche parte, ma semplicemente arrivare, che sia su un palco o alle orecchie delle persone giuste.

    “Mai abbastanza” è il nuovo singolo di Matoh disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 16 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 23 gennaio.

     

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  • “Certe notti” è il nuovo singolo di Lucky Galioso

    Dal 23 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Certe notti”, la reinterpretazione del celebre brano di Luciano Ligabue fatta da Lucky Galioso disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 30 dicembre 2025. 

    “Certe notti” di Ligabue rappresenta un testo senza tempo, dedicato a tutti coloro che vivono o hanno vissuto il mondo notturno, ognuno secondo la propria sensibilità. Il brano rivolge un pensiero particolare agli artisti, abituati a trascorrere le proprie serate esibendosi in quei “locali a cui dai del tu”, dove il rapporto con il pubblico e lo spazio si fa intimo e confidenziale.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Il testo e il significato di Certe notti di Ligabue fanno vibrare corde familiari a tutti coloro che vivono di notte e, in particolare, agli artisti come me che passano le serate a esibirsi in ‘locali a cui dai del tu’, in cerca di avventure, successi e amori di passaggio. Una suggestione valida sotto molti aspetti, al di là dei tempi e dei luoghi: dai musicisti jazz d’oltreoceano di un secolo fa ai cantanti rock e i DJ dei giorni nostri. È la strana esistenza che ci siamo scelti, nella quale una notte dopo l’altra si vince o si perde, ma che ci permette di sentirci vivi e che non cambieremmo con nient’altro al mondo. Un testo senza tempo che forse, se realizzato al tempo del proibizionismo, avrebbe suonato con questa stessa energia senza perdere il suo vero significato. Amo la musica di Ligabue e quindi… quale miglior brano se non questo, in occasione del suo trentesimo compleanno, per dare il via a un nuovo progetto musicale?”

    Il videoclip della versione fatta da Lucky Galioso di “Certe notti” nasce dall’idea di ricostruire, attraverso l’intelligenza artificiale, le atmosfere degli anni ’30 a cui l’arrangiamento si ricollega, richiamando l’estetica della Hollywood di quell’epoca. Tuttavia, un video musicale non deve limitarsi a catturare la performance del cantante — in questo caso inserito in uno scenario virtuale — ma può raccontare una vera storia, come un film in miniatura. Per aderire perfettamente allo spirito del tempo, la narrazione non poteva che essere un noir.

    Il progetto è stato diretto da Andrea Carlo Cappi, scrittore professionista con oltre trent’anni di esperienza ed esperto di cinema, che non ha solo curato il soggetto e la sceneggiatura, ma ha anche interpretato il protagonista. Nel video lo vediamo nei panni dell’eroe noir classico, con Borsalino e trench, incastrato da una dark lady per un delitto mai commesso. Ne uscirà a testa alta ma emotivamente sconfitto, pronto forse a caderci di nuovo in futuro: una trama vintage che sposa alla perfezione l’anima del testo di Ligabue.

    Guarda il video qui: https://www.youtube.com/watch?v=0vfKaaiWDFw 

    Biografia

    “Lucky” Galioso nasce a Napoli nel 1980, ultimo rampollo di una famiglia emigrata in Venezuela in cerca di fortuna e, non avendola trovata, tornata sui propri passi. A 18 anni mente sulla sua vera età per entrare in una gang minorile dedita allo spaccio di falsi autografi di Maradona; tuttavia, sorpreso a farsi la barba, viene prontamente espulso. Nel 1999 si imbarca come cameriere su una nave da crociera dove, per un fortuito errore dovuto al Millennium Bug, il computer di bordo gli riassegna il ruolo di cantante, permettendogli di scoprire la sua vera vocazione.

    Durante la navigazione le sue doti vengono notate da un’impresaria che lo spinge a firmare un contratto con il casinò di Macao. In Oriente intraprende una relazione con una delle ballerine dello show, scoprendo solo in seguito che si tratta della cugina del boss della “Triade dei Nove Draghi”. Costretto nuovamente alla fuga, Galioso si rifugia a Mumbai: qui trova fortuna nel cinema di Bollywood interpretando ruoli da gangster italoamericano e ottenendo un enorme successo nei film “Udayapur ke Godaphaadar” e nel relativo sequel. Tornato infine in Italia, decide di mettere a frutto la duplice esperienza di cantante e attore producendo e interpretando la miniserie autobiografica “Lucky Me”, prossimamente in uscita sulle principali piattaforme e in anteprima su “FlatNix”.

    Ogni riferimento a fatti o persone reali è assolutamente falso.

    Musicista completamente autodidatta — si destreggia tra tastiere, basso e percussioni — Galioso ha coltivato questo nuovo progetto per oltre una decina d’anni. Il suo dilemma principale è sempre stato la selezione del repertorio: individuare i brani giusti per sviluppare l’idea nel modo più efficace possibile. La sfida più complessa è stata però la ricerca della squadra ideale: un gruppo di musicisti, arrangiatori e “sognatori” capaci di sposare e portare avanti questa impresa.

    Una volta formato il team, il progetto ha preso vita attraverso un intenso lavoro di sperimentazione. Galioso ha esplorato diversi brani del panorama italiano, vestendoli con arrangiamenti e sonorità insolite per arrivare a un risultato che è insieme riscoperta e innovazione. L’obiettivo è restituire il fascino dei classici della musica italiana attraverso sonorità mai scontate.

    Grande appassionato di vinili, trascorre le sue giornate immerso nella musica, esplorando i diversi periodi che hanno caratterizzato mode e tendenze nel tempo. Per Lucky Galioso non esistono barriere di genere: che si tratti di rock, funky, pop o jazz, l’unica cosa che conta davvero è che ci sia sempre “buona musica nell’aria”.

    “Certe notti” è il nuovo singolo di Lucky Galioso disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 30 dicembre 2025 e in rotazione radiofonica dal 23 gennaio 2026.

    Spotify

  • Maurizio Biancani: dal 23 gennaio in libreria e negli store digitali “L’alchimista del suono. Cinquant’anni di musica al mixer”

    Dal 23 gennaio 2026 sarà disponibile in libreria e negli store digitali “L’ALCHIMISTA DEL SUONO. Cinquant’anni di musica al mixer”, il nuovo libro di MAURIZIO BIANCANI, edito da Fernandel Editore. Lo stesso giorno, l’autore presenterà il volume alla Libreria Coop Ambasciatori di Bologna.

    L’alchimista del suono è l’autobiografia dello storico sound engineer e produttore musicale, fondatore e anima dello Studio Fonoprint di Bologna. Da dietro al mixer, Maurizio Biancani ha registrato voci e musica di Luca Carboni, Lucio Dalla, Laura Pausini, Pooh, Eros Ramazzotti, Vasco Rossi, Samuele Bersani, Zucchero e molti altri artisti, facendone risaltare la forza e le emozioni. Il libro è un viaggio nella musica italiana dagli anni Settanta ad oggi, ma è anche una riflessione sul mestiere del tecnico del suono, su cosa significhi davvero lavorare dietro le quinte, contribuendo in silenzio a qualcosa di più grande. 

    Spiega Maurizio Biancani a proposito del libro: «Avere il coraggio di radunare 50 anni di ricordi, come mi faceva notare anche Vasco, parlando del libro, non è una cosa facile, ci vuole coraggio. Significa mettere un punto fermo e riavvolgere il nastro della vita. La verità è che, spinto dai miei amici e da mio figlio, ho sentito il bisogno di fissare su carta tutto quello che da anni raccontavo a parole, per la sensazione che “tutti quei momenti si sarebbero perduti nel tempo come lacrime nella pioggia…”». 

    Venerdì 23 gennaio alle ore 19:30, Maurizio Biancani presenta a Bologna il libro “L’alchimista del suono”, presso la Libreria Coop Ambasciatori (via Orefici, 19). L’incontro sarà moderato dal giornalista Pierfrancesco Pacoda.  In dialogo con l’autore sarà presente anche Samuele Bersani e il curatore del libro, Andrea Fiorenza. Ingresso libero. 

    SINOSSI

    Il libro è un racconto in prima persona, con il punto di vista esclusivo di uno dei principali sound engineer italiani, di alcuni dei capitoli più importanti della musica italiana. Maurizio Biancani è stato il coinquilino di Vasco Rossi quando faceva il dj negli anni Settanta (con il quale ha lavorato a dischi e tournée sin dagli esordi), il socio di Lucio Dalla (ha lavorato con lui a produzioni discografiche, live e studi di registrazione come Fonoprint), ha vinto due Grammy, un Telegatto, ha vissuto in America tra i precursori dell’Italo Disco ed è l’ospite fisso delle sei edizioni del programma “33 italian masters” di Sky Arte.

    Queste pagine forniscono un pass “all areas” per il dietro le quinte di dischi e tournée di grandi firme come, ad esempio, Vasco (Siamo solo noi, Bollicine, Gli Spari sopra, Fronte del Palco, rock sotto l’assedio…) Dalla (1983, Bugie, Canzoni…), Pooh (Tropico del nord e Non siamo in pericolo), ma non solo. Biancani con il suo tono gentile, umile, condito dalla spiccata ironia bolognese, permette di accedere a un mondo che ha ancora molti aneddoti da svelare.

    Come lava su un ghiacciaio i racconti di Maurizio fondono la monotonia binaria delle procedure discografiche odierne, con un passionale approccio ricco di una pionieristica, e talvolta ingenua, romantica genialità. A fare da sfondo gli usi e costumi degli ultimi 50 anni in tutte le varie e caleidoscopiche ere caratterizzate da nuove correnti artistiche, ma anche da nuovi problemi da risolvere. Come fil rouge invece si potranno apprezzare le grandi capacità relazionali che uno dei principali sound engineer italiani ha dovuto mettere in campo per gestire le sfumature variopinte delle personalità degli artisti italiani.

    Nel volume saranno coinvolti alcuni dei protagonisti con i quali Maurizio ha collaborato da Vasco agli Stadio, da Samuele Bersani a Mauro Malavasi, dai Pooh a Celso Valli, Fiorella Mannoia, Ron, Miguel Bosè, Gianni Morandi, Luca Carboni e molti altri. 

    MAURIZIO BIANCANI | BIOGRAFIA

    Maurizio Biancani Nerozzi nasce a Bologna il 5 febbraio 1953. Diplomato in Elettronica Industriale all’ ITIS di Bologna. Fondatore, Socio e Amministratore degli Studi di registrazione Fonoprint di Bologna dal 1976 al 2017. Musicista (tastierista) e Live Engineer dal 1970 al 1977 con alcune fra le maggiori live band emiliane.

    Collaborazione in veste di Sound Engineer con il produttore-arrangiatore Mauro Malavasi nelle maggiori produzioni dance italiane negli anni ‘80. Sound Engineer con esperienze di registrazione, mixaggio, programmazione e Sound Design in studi professionali in Italia ed all’estero con i maggiori artisti italiani, tra cui: Lucio Dalla, Vasco Rossi, Luca Carboni, Fiorella Mannoia, Pooh, Eros Ramazzotti, Ennio Morricone, Pino Daniele, Samuele Bersani, Matia Bazar, Mango, Stadio, Franco Battiato.

    Sound Engineer in importanti tournée dal vivo in Italia ed all’estero.

    Produttore discografico per i seguenti artisti: Vasco Rossi (Bollicine, C’è chi dice no, Cosa succede in città, Va bene va bene così); Steve Rogers Band; Quartiere Latino; Stadio; Dodi Battaglia (Pooh).

    Giornalista con collaborazioni a testate specializzate di settore tecnico-musicale.

    Novembre 2001 vincitore di due Latin Grammy Awards per l’album “El alma al aire” di Alejandro Sanz nelle categorie: Miglior Album dell’anno e Migliore registrazione dell’anno.

    Docente e coordinatore dei Corsi di Formazione Professionale per Sound Engineer negli Studi Fonoprint dal 1987 ad oggi.

    Dall’anno 2000 Mastering Engineer presso gli Studi Fonoprint per i più importanti artisti italiani: Vasco Rossi, Lucio Dalla, Ivano Fossati, Luciano Ligabue, Angelo Branduardi, Zucchero, Fiorello, Irene Grandi, Luca Carboni, Lucio Dalla, Laura Pausini, Gianmaria Testa, Il Volo, Mina, Paolo Conte, Zecchino D’oro.

    Mastering Surround con i più importanti artisti italiani, tra cui i Dvd Bluray dei Tour di Vasco Rossi, compreso il celeberrimo Modena Park, Film “Famoso” di Sferaebbasta, Film Tintoretto per Sky Arte 2021. Mix e Mastering International Jazz Album The Bari Session (Paul Vertico, John Helliwell Project).

    Dal 2021 mix Engineer per il rivoluzionario formato Dolby Atmos per gli interi cataloghi discografici di Vasco Rossi, Lucio Dalla e Zucchero.

    Conduttore televisivo dal 2018 al 2023 per le sei Stagioni della serie 33 Giri Italian Masters in onda su Sky Arte.

    Nel 2023 partecipa alle cinque puntate della serie tv Netflix “Il Supervissuto” di Vasco Rossi.

    Da Marzo 2024 insieme ad Arturo Bertusi (Vasco Rossi art director) si esibisce in locali bolognesi in uno spettacolo di musica e video: “Ascolta, storie di musica”. Attualmente oltre al normale lavoro come Sound e Mastering Engineer organizza Masterclass e Seminari musicali. 

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  • Jaboni pubblica “Blu” il nuovo singolo e videoclip

    Dal 16 gennaio 2026 è disponibile su tutte le piattaforme “BLU”, il nuovo singolo di Jaboni prodotto da Giorgio Lorito per Gil Produzioni. Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale, attraversa ciò che resta dopo una storia d’amore: memoria che scalda e punge, il tentativo di dimenticare mentre tutto continua a tornare.  

    “BLU” racconta un amore che non c’è più, ma che continua a vivere nei ricordi. È la storia di chi tenta di dimenticare, ma scopre che certi ricordi non possono, e forse non devono, svanire. Perché sono proprio quei ricordi, anche i più dolorosi, a dare forma alla nostra storia e a renderci ciò che siamo oggi. Ci si perde a ripensare agli errori, a ciò che è stato dato per scontato, a ciò che si è perso lungo il cammino, ma alla fine si comprende che ogni percorso ha avuto un valore, per il fatto stesso di essere stato vissuto.

    Il blu diventa il mare interiore dell’artista: profondo, freddo, carico di nostalgia. Jaboni ci nuota dentro cercando di restare a galla, mentre il dolore, che resta silenzioso, arriva dritto al cuore.

    Il videoclip, per la regia di Daniele Tofani, adotta un piano-sequenza: Jaboni in cammino, la camera lo accompagna a distanza costante. La narrazione è nel passo; il ritmo del brano guida respiro e traiettoria, con la città a fare da fondale. Un movimento continuo che apre spazio e misura la distanza.

    Con “BLU”, Jaboni continua il percorso inaugurato con i brani in italiano dopo una prima fase di singoli pubblicati in inglese: una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza cornici superflue. La canzone non chiude la ferita, la mette a fuoco e, nel farlo, apre una via d’uscita: respirare, nuotare, tornare a casa anche quando casa non è più la stessa.


  • “Divento matto” è il nuovo singolo de Le Distanze

    Dal 23 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Divento matto”, il nuovo singolo de Le Distanze. Il brano sarà presentato dal vivo in occasione del release party al Biblos Pub di Genova (Piazza Dante), venerdì 23 gennaio dalle ore 22:00 (ingresso libero).

     

     

    “Divento matto” è un brano che affronta il tema dell’abbandono, attraverso un vortice di rabbia, rancore, tristezza e un profondo senso di solitudine. Il sound è avvolgente: un connubio tra scrittura classica e moderna, sostenuto da un arrangiamento ricco che conferisce un tono ‘imperioso’ alle sonorità. Strumenti elettronici si fondono ad archi, basso, batteria e pianoforte, uniformandosi in un’unica identità sonora, carica di tutte le loro sfumature.

    Commenta la band sul nuovo singolo: “All’interno c’è tutto il nostro percorso musicale, la nostra evoluzione, le nostre origini e i nostri percorsi di vita fino a qui. Racchiude vari momenti belli e brutti, ed ha un significato particolare, non è un semplice brano, ma è qualcosa di più, ogni volta che lo suoniamo, sentiamo come se ci uscisse da dentro, dall’anima.”

    Biografia

    Le Distanze sono una band genovese composta da tre elementi: Andrea Manuel Pagella, Corinna Lanari e Saverio Campese. Il trio suona insieme da cinque anni e trova il suo centro creativo in Andrea, pianista e cantante del gruppo, nonché autore di testi e musiche. Il frontman frequenta il Conservatorio di Genova da otto anni, ma ha iniziato il suo percorso musicale a soli 4 anni, condividendo una formazione precoce con il batterista Saverio e la bassista e corista Corinna.

    Nel 2025 la band ha vinto il festival “Fatti Sentire”, andato in onda su Rai 2, e ha ricevuto il Premio Audacia. Il 31 gennaio dello stesso anno è uscito il singolo “Quelli come Me e mE”, brano che dà il titolo al loro prossimo album e che è stato seguito dai singoli “Da Tempo”, “Fuori di me” e “Testo #2”.

    Il 2024 ha visto Le Distanze protagonisti sul palco di “Deejay on Stage” a Riccione, dove hanno aperto i concerti di Clara e Alessandra Amoroso.

    Un traguardo fondamentale è arrivato nel 2023, quando la band è stata chiamata dal Firenze Rocks per aprire il concerto degli storici The Who, condividendo il palco con artisti del calibro di Tom Morello.

    Nel 2022 il gruppo ha registrato il primo album. Il singolo “Sì, non ci penso!” è diventato un piccolo caso virale, raggiungendo un milione di visualizzazioni su YouTube in un solo mese. Nello stesso anno, la band è stata ospite delle finali regionali di Sanremo Rock & Trend e ha tenuto il suo primo concerto a Marsciano.

    Il percorso di successi è iniziato nel 2021 con la vittoria di Sanremo Rock (sezione Trend) e il secondo posto a “Sanremo Live in the City”. Il trio si è inoltre aggiudicato il premio radiofonico e il secondo posto al Gran Galà di San Marino. Nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, hanno partecipato a numerosi contest e sono stati ospiti di Casa Sanremo durante la settimana del Festival. In quell’occasione hanno presentato il brano “Rimani qui”, inserito nella colonna sonora del film “The Mirror”, candidato ai David di Donatello.

    “Divento matto” è il nuovo singolo de Le Distanze disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 23 gennaio 2026.

     

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