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  • “Sotto la pelle d’estate” è il nuovo singolo di Roberta Modìgliani

    Dal 3 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Sotto la pelle d’estate”, il nuovo singolo di Roberta Modìgliani per E8 Records/Enterprise 8 disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 29 giugno.

    Sotto la pelle d’estate” è un brano che cattura l’essenza più autentica e contraddittoria della stagione calda. Con il vestito di un tormentone estivo e un arrangiamento incalzante, avvolgente e fortemente sensuale, la traccia racconta il contrasto tra la leggerezza dei mesi estivi e la profondità delle emozioni che questi portano a galla.

    Il pezzo oscilla costantemente tra trasgressione e dolcezza, sensualità e malinconica nostalgia, raccontando le storie di “anime in fiamme” che si incrociano sotto il sole e si perdono nel buio della notte. A dare un colore unico e un sapore quasi cinematografico alla produzione interviene un assolo di chitarra flamenco, che spinge il ritmo verso una dimensione calda e aggregante.

    Le parole del testo si insinuano letteralmente sotto pelle, trasformando i piccoli dettagli della quotidianità estiva – promesse brevi, sguardi nel fumo, l’alchimia di un momento – in un’esperienza universale in cui chiunque può rispecchiarsi. È il racconto di ciò che l’estate ci lascia addosso: un brivido che non svanisce con il cambio di stagione.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Con questa canzone racconto quello che può accadere a chiunque… un incontro esplosivo, un mix tra chimica e fiamme gemelle… una danza sensuale tra due anime in fiamme, sotto un cielo d’estate… Canto di un incontro che  rimane impresso sotto la pelle. Con la leggerezza che l’estate ci regala” 

    Biografia

    Toscana, maremmana doc, Roberta Modigliani inizia la sua carriera nel mondo dello spettacolo da giovanissima, vincendo i titoli di Miss Teenager e Miss Grosseto, fino a diventare finalista a Miss Italia. Accanto ai concorsi di bellezza, coltiva una solida formazione artistica studiando danza classica e moderna, canto, recitazione e dizione.

    Nei primi anni ’90 viene scoperta da Gianni Boncompagni. Il celebre talent scout, intuendone le potenzialità, le suggerisce di cambiare il cognome d’arte da Ghinazzi a Modigliani (restando in ambito pittorico, come fatto in passato con Raffaella Carrà). Da quel momento diventa una delle protagoniste assolute delle storiche trasmissioni di Boncompagni, conducendo, cantando e ballando in programmi cult come Bulli e pupe, Non è la Rai e Rock & roll. Dopo cinque anni intensi, decide di prendersi una pausa dalla TV per riprendere gli studi.

    Sul finire degli anni ’90 si affaccia nuovamente alla musica con lo pseudonimo di “Modì”, incidendo per BMG/Ariola il brano dance “La storia di chi”, che entra in alta rotazione radiofonica.

    All’inizio degli anni 2000 lavora come protagonista dei fotoromanzi “Lancio” e torna alla conduzione televisiva per alcuni speciali di Video Music, Countdown television e Odeon Tv. Il successo in Rai arriva con la conduzione per due stagioni di Eventi pop, programma cult serale di Rai 2 dal taglio giornalistico musicale che conquista importanti risultati in termini di share.

    In questo periodo si dedica anche al cinema e alla fiction, recitando in film come Cient’anne (con Mario Merola e Gigi D’Alessio), Zora la vampira (dei Manetti Bros, con Carlo Verdone) e il cinepanettone Merry Christmas (con Massimo Boldi e Christian De Sica). Sul fronte televisivo, partecipa a fiction di successo come In crociera, Un posto al sole e alla produzione internazionale Gladiator of Pompei (accanto a Erol Sander e Tony Musante).

    Senza mai abbandonare la passione per il canto, incide “L’amore è uguale per tutti”, un brano incentrato sui sentimenti universali oltre ogni distinzione di genere, diventato un vero e proprio inno per la comunità LGBTQ, accompagnato da un cortometraggio girato a Los Angeles da Ryan James Yezak. Guarda qui il cortometraggio

    Nel 2022 pubblica il singolo “Una principessa sopra un’altalena”, scritto in collaborazione con Matteo Faustini, Andrea Amati e Fabio Vaccaro: un canto di consapevolezza e rinascita al femminile supportato da un video diretto da Paolo Scarfò. Guarda qui il videoclip

    “Sotto la pelle d’estate” è il nuovo singolo di Roberta Modìgliani disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 29 giugno 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

    Instagram  – https://www.instagram.com/robertamodigliani/

  • “Quando arriva la notte” è il nuovo singolo di Pete Jersey

    Dal 3 luglio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Quando arriva la notte”, il nuovo singolo di Pete Jersey per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “Quando arriva la notte” è un brano che nasce durante una passeggiata notturna tra i vicoli del centro di Roma, in prossimità del fiume. Si tratta di una canzone profondamente autobiografica – linea guida di tutte le tracce presenti nell’album “Storie D’annate” – che racconta quel preciso istante in cui i rumori del giorno si assopiscono.

    È in questo momento che i silenzi della notte conciliano i pensieri e le riflessioni personali, favorendo la chiarezza mentale ed emotiva: un momento intimo in cui ci si confronta finalmente con se stessi, con le proprie paure e i propri desideri, trovando senza più indugi il coraggio di inseguirli fino in fondo.

    Dal punto di vista musicale, il brano richiama da vicino le atmosfere dei Coldplay, pur mantenendo ben salda la forte impronta melodica italiana che caratterizza l’intero lavoro discografico.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo: “Amo molto la mia città: Roma. Lei continua ad essere lo sfondo delle storie che viviamo, dei ricordi che conserviamo e delle emozioni che ci accompagnano nel tempo. Da questa atmosfera prende vita “Quando arriva la notte”, il nuovo capitolo di Storie D’annate. Una canzone che attraversa quelle ore in cui tutto sembra più sincero: i pensieri trovano spazio, le emozioni diventano più forti e ciò che durante il giorno resta nascosto cerca il coraggio di emergere. Un racconto fatto di amore, dipendenza, paure, desideri e difficoltà di mostrarsi davvero per ciò che si è. Perché quando arriva la notte, spesso restiamo soli davanti alle verità che non riusciamo più a ignorare. Perché a volte basta una notte per cambiare una storia. O per iniziarne una nuova”.

    Per il brano è stato realizzato un lyrics video a partire dagli scatti esclusivi firmati dal fotografo Simone Cecchetti.

    Guarda il video su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=01Nbhwm-X2Y 

    Biografia

    Piergiuseppe Gereschi, in arte Pete Jersey, nasce a Roma nel 2003. Inizia giovanissimo a studiare musica, dapprima come diversivo, poi come un obiettivo da raggiungere. Ama tutti gli strumenti ma, prima ancora del canto, si appassiona allo studio degli strumenti armonici come la chitarra e il pianoforte.

    Comincia ad abbozzare alcune idee attingendo dalla realtà che lo circonda e da circa sei anni – ovvero dal periodo post-pandemia – lavora a un progetto personale che possa rappresentare la sua estetica musicale. Da sempre grande fan di Michael Jackson, grazie ad album come “Thriller” scopre il mondo della West Coast americana, innamorandosi del sound degli anni ’80, che risulta essere la sua maggiore influenza musicale, sempre presente in ogni sua produzione.

    L’idea del titolo dell’album, “Storie d’annate”, nasce un giorno osservando due ragazzi seduti su una panchina che, invece di parlarsi, stavano chattando tra loro sui rispettivi smartphone. Questo totale scollamento dalla realtà è presente nei primi due singoli estratto: “Come due acrobati”, in cui si parla del timore di esporsi e della necessità di cercare a ogni costo una comfort zone nelle relazioni interpersonali, e “Via” (pubblicato ad aprile 2026), che affronta invece il tema della dipendenza affettiva.

    A queste tracce si aggiunge “Quando arriva la notte”, un brano eminentemente autobiografico nato durante una passeggiata notturna tra i vicoli del centro di Roma, in prossimità del fiume. La canzone racconta il momento intimo in cui i rumori del giorno si assopiscono, lasciando spazio ai silenzi che conciliano le riflessioni, portando chiarezza mentale ed emotiva per affrontare le proprie paure e i propri desideri. Musicalmente, questo pezzo richiama da vicino le atmosfere dei Coldplay, pur mantenendo ben salda la forte impronta melodica italiana che caratterizza l’intero progetto.

    In questo percorso discografico, Pete Jersey è affiancato dal musicista e produttore Marco Iacobini, con cui realizza tutte le sue produzioni. Inoltre, essendo un grande amante della fotografia, collabora strettamente con il fotografo Simone Cecchetti, che ha curato lo shooting dell’album e le copertine dei singoli; per il brano è stato inoltre realizzato un lyrics video a partire proprio dai suoi scatti esclusivi.

    Pete Jersey è un artista che parla alla sua generazione ma che, trattando tematiche universali, si rivolge a un pubblico ampio, anche anagraficamente più adulto e smaliziato. Punta a raccontare la fragilità dell’animo umano attraverso l’osservazione della realtà e spera di poter raggiungere una platea sempre più vasta, lavorando con costanza: senza fretta, ma senza sosta.

    Ad aprile 2026 esce “Via” e a maggio 2026 esce “Come due acrobati”.

    “Quando arriva la notte” è il nuovo singolo di Pete Jersey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 3 luglio 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

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  • “A cena” è il nuovo singolo dei tuttotace

    Da venerdì 3 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “A CENA”, il nuovo singolo dei tuttotace per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    “A cena” è un brano che celebra un gesto che spesso passa inosservato, ma che può nascondere un affetto altrimenti invisibile. Cucinare per qualcun altro è un modo per prendersene cura e comunicare qualcosa che, a parole, si avrebbe pudore di esprimere. In altri contesti, preparare un pasto per gli altri diventa invece un modo per celebrare l’amicizia e festeggiare l’uscita dal proprio baratro interiore.

    Il sound della canzone nasce dall’incontro tra il blues centroafricano di artisti come Bombino e Mdou Moctar e le chitarre-carillon tipiche del midwest emo. Una combinazione atipica di influenze apparentemente lontane: la chitarra elettrica sabbiosa, caratterizzata da arpeggi circolari e ipnotici, incontra la brillantezza del fingerpicking tipico della tradizione chitarristica di Chicago e Detroit. Il tutto è sostenuto da una batteria dinamica ma minimale e da un basso solido e melodico, che richiama quel sound granitico degli anni ’90 di cui, in Italia, i Verdena sono stati i più grandi rappresentanti. Il risultato è un viaggio sonoro e culturale che non si limita ad accostare generi diversi, ma li fonde in modo naturale e originale.

    Spiega il gruppo a proposito del brano: «“A cena” è uno dei primi brani che abbiamo scritto insieme e forse è quello che ha risentito maggiormente della nostra evoluzione nel corso della lunga scrittura dell’album. La prima versione risaliva al 2021 ed era completamente diversa da com’è ora. Per dare un’idea: i nostri amici la chiamavano “il pezzo reggaeton”. Pubblicheremo anche quella, un giorno, forse al 50° anniversario dall’uscita, chissà. Rimane comunque il brano più festoso del nostro primo album. D’altronde, chi l’ha detto che un gruppo post-pop non possa fare un “tormentone estivo”, per quanto si possa dire così di un pezzo emo…».

    Il videoclip ufficiale di “A cena”, scritto e diretto da Riccardo Baiocco, con la direzione della fotografia di Sandra Bidoli e le animazioni realizzate da Studio Animari, racconta il valore degli incontri in un tempo che sembra spingerci sempre più verso la distanza. Protagonista del video è un gruppo di amici ad una cena, uniti da una crostata e da 150 polaroid animate in stop-motion. Ogni immagine custodisce un piccolo ma prezioso frammento di felicità, trasformando il videoclip in un omaggio alla condivisione, all’amicizia e ai momenti che danno significato alle nostre vite.

    Guarda il videoclip ufficiale di “A cena” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=yomDiAKy_fw

     

     

    Biografia

    tuttotace è l’incontro di Massimo Rusi (cantante e chitarrista), Riccardo Quell de Riso Paparo (batterista e percussionista), Federico Bentivoglio (bassista e corista) e Andrea El Khaloufi (chitarrista e corista). Il progetto affonda le radici nel 2019, con l’incontro tra Riccardo e Massimo, allora studenti di filosofia.

    L’ingresso di Federico e Andrea, anche loro conosciuti in facoltà, trasforma definitivamente il garage in cui Massimo e Riccardo “giocavano” alla musica nella sala prove di un gruppo che improvvisa e compone. Brano dopo brano, tuttotace prende forma senza che i quattro se ne accorgano, ma la consapevolezza di fare ormai parte di qualcosa di più grande di ciascuno di loro arriva nel corso del 2022. Il primo album è scritto in due anni improvvisati e inconsapevoli e ricalca il tempo dell’amicizia che si forma. Presto è concluso anche il secondo, scritto in pochi mesi, come in fretta cresce l’erba quando il terreno è pronto. Lottando con il tempo del lavoro, il primo album, “un’altra grande città”, è registrato solo nell’estate 2025, dopo cinque anni di prove ininterrotte.

    Il progetto unisce le influenze a prima vista incompatibili di ciascuno dei quattro membri, tutti polistrumentisti. Massimo suona la chitarra come se avesse un cappello di paglia e una spiga tra i denti, ama il country à la Bill Monroe, ma anche l’emo dei Pinegrove, gli intrecci dei Genesis e il cantautorato di De André e De Gregori. Ha studiato chitarra fingerpicking per anni, finché non si è accorto che c’è troppo da imparare, così ha smesso di studiare, e ha iniziato a scrivere. Riccardo è tecnico ma emotivo e, ispirata dalle bacchette di Carter Beauford e Vinnie Colaiuta, la sua batteria è un elemento centrale degli arrangiamenti: non a caso, i fan più vicini hanno rinominato la band “Ricky e i tuttotace”. L’apporto di Federico nella band gli è valso il titolo di “signore dell’armonia”. Tra le sue ispirazioni essenziali vanno citati almeno: Beatles, Artic Monkeys e Verdena. Il più lontano dal suono dei tuttotace è Andrea che, abbandonato il pianoforte classico nel conservatorio a causa della scoperta degli AC/DC, cresce a Metallica e Tool. Tuttavia, la sua sensibilità (musicale) lo porta a ispirare le sue chitarre allo shoegaze degli Alcest e al post-rock dei Mogwai. Senza il suo contributo compositivo i pezzi della band sarebbero delle lunghe suite di rock progressivo senza ritornelli e ciascun brano durerebbe dai 15 ai 20 minuti.

    La loro musica non nasce da un’unica fonte, e nemmeno con un motivo preciso. Hanno iniziato a suonare per esprimersi, più che per comunicare qualcosa di specifico. Tuttavia, almeno i testi in qualche modo parlano e sono tutti accomunati dall’esigenza di verbalizzare ciò che nel quotidiano non si riesce a dire, e che però si vuole tenere a mente. Così, la musica dei tuttotace finisce per essere un insieme di promemoria: ciascun testo parla di una sensazione, gli arrangiamenti però la trasformano in qualcosa di nuovo, e il risultato è che ciascun brano dice qualcosa che non è riducibile a ciò che i testi narrano, rimanda a delle sensazioni che non potrebbero essere ricordate se non ascoltando quella canzone. A chiunque si riconosca in questa esigenza è rivolta la musica dei tuttotace.

    Testo e musica si equivalgono e si confondono, perché la musica parla e dà nuovo senso alle parole. Così, tuttotace è più della somma dei suoi quattro membri, è come una quinta persona che dice più di quello che ognuno sarebbe capace di dire. Non parla perché ha qualcosa da comunicare, ma perché non può fare a meno di esprimersi con decisione, anche se non sa cosa vuole dire. E così lancia un urlo, come in preda alla gioia o alla sorpresa.

    Al momento, i tuttotace contano più di venti inediti. Il loro obiettivo è raggiungere con la musica quante più orecchie possibile, accrescere il pubblico e vederlo coinvolto nei brani, fino a cantarli con trasporto durante i concerti.

    “A cena” è il nuovo singolo dei tuttotace disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 3 luglio.

     

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  • Niky Marcelli cambia rotta: esce “Le ragazze sono in giro”, travolgente teen dramedy tra Caravaggio, motori e satira sociale

    Il raffinato autore dandy abbandona il noir per raccontare l’adolescenza dorata e tragicomica di cinque sedicenni alle porte di Roma nei primi anni Duemila.

    ROMA – Abiti sartoriali, atmosfere noir e intricate trame gialle: il pubblico è abituato a conoscere Niky Marcelli così. Eppure, l’eclettico scrittore dandy ha deciso di spiazzare i suoi lettori. Con il suo nuovo romanzo, “Le ragazze sono in giro” per i tipi di Officine Pindariche, Marcelli abbandona le nebbie veneziane e la riviera cesenaticense per catapultare il lettore in un piccolo borgo medievale lungo la via Cassia, direzione Viterbo.

    Il risultato? Un ironico e travolgente teen dramedy dove la farsa e il dramma si rincorrono senza sosta. Il titolo strizza l’occhio a un celebre brano di Luciano Ligabue, colonna sonora ideale per le vite di cinque sedicenni nei primi anni Duemila. Al centro della storia c’è Alessandra Bevilacqua, detta “Salamandra” per la sua innata capacità di passare le giornate a rosolarsi al sole a bordo piscina. Intorno a lei ruota una cerchia di amiche inseparabili e decisamente fuori dagli schemi: Chiara e Giorgia, “le gemelle” virtuose della tromba e delle moto; Viviana, alias “Mortiana”, l’immancabile amica dark e figlia del guardiano del cimitero; e Monica, la più dolce del gruppo, costantemente in lotta con la bilancia e con le dinamiche familiari.

    A completare questo quadro di un’adolescenza dorata e un po’ folle ci sono un padre scrittore in piena crisi creativa (e appassionato di auto d’epoca), due zie improbabili e una nonna ex attrice decisamente sopra le righe. A rompere la quiete di questa estate perfetta sarà un evento del tutto inaspettato: il ritrovamento fortuito di un affresco di Caravaggio all’interno del Duomo locale. Il borgo verrà improvvisamente invaso dal circo mediatico e dall’arrivo di un’affascinante quanto cinica restauratrice, che si rivelerà essere il primo grande amore del padre di Alessandra. Da quel momento, la vita delle cinque protagoniste si trasforma in un esilarante vaudeville di equivoci e colpi di scena, fino a quando la realtà non deciderà di presentare un conto decisamente salato.

    Con “Le ragazze sono in giro”, Niky Marcelli dimostra ancora una volta la sua straordinaria capacità di saltare da un genere all’altro con assoluta naturalezza creativa. Ma non si tratta solo di una storia di formazione: l’autore – che è stato tra i padri fondatori dello storico settimanale satirico La Peste negli anni Novanta – non rinuncia alla sua penna più affilata. Tra le pagine del romanzo emerge infatti una feroce e brillantissima satira sui nostri tempi, capace di far ridere, commuovere e, soprattutto, riflettere.

    Dal  29 giugno in  prevendita su Amazon e dal 6 luglio in libreria e su tutte le principali piattaforme on line.

    Contatti per la stampa e richieste di interviste: L.b.d. Communication srls

    occhiodellarte@gmail.com – 347 1488234

    Per ulteriori info su Niky Marcelli, consultare l’ Official website www.nikymarcelli.com


    NIKY MARCELLI – NOTE BIOGRAFICHE

    Niky Marcelli, giornalista e scrittore, è nato a Milano ma si è trasferito quasi subito a New York e successivamente a Roma, dove ha risieduto fino al 2004, prima di coronare la sua vecchia aspirazione di andare a vivere in campagna. 
    Cronista investigativo e critico di spettacolo, è stato uno dei «padri fondatori», nonché caporedattore, del settimanale satirico e di controinformazione La Peste, per il quale ha firmato numerose inchieste. 
    Ha collaborato successivamente con i quotidiani L’Umanità, Il Giornale d’Italia, L’Avanti, Libero; con i periodici Audrey, Avvenimenti e con molte trasmissioni di successo della Rai, tra cui Via Teulada 66, Piacere Rai Uno, In Famiglia, Domenica In. 
    Come autore ha firmato nel 1993 il primo varietà prodotto e trasmesso dall’allora Tele Monte Carlo: Specchio delle mie brame – in collaborazione con l’agenzia Elite di John Casablancas – e, in teatro, la commedia Capolinea, rappresentata con successo nelle stagioni 1997/98 e 1998/99. 
    Nel 2003, per i tipi di Maretti, è uscita la sua raccolta di racconti Sotto la pergola del bar che non c’è più. Ora disponibile anche in e-book.
    Dal 2004 al 2007 ha diretto l’agenzia web Lo Sport
    Dal 2003 al 2010 ha collaborato con il settimanale di satira politica Veleno.

    Nel 2013, per i tipi di TEKE, è uscito il suo giallo L’Ultimo Swing, rieditato a settembre del 2018 per i tipi di StreetLib.

    Nel mese di luglio 2015, sempre per i tipi di TEKE, pubblica il romanzo La Contessa Rossa.

    A maggio 2016, pubblica in e-book, la raccolta di racconti Il senso di Giulio per Camilla , il manuale di cucina Tegame di scrittore non ancora bollito e la raccolta di poesie Versi Liberi .

    A dicembre 2017, l’e-book Tegame di scrittore non ancora bollito diventa un libro per i tipi di StreetLib e una rubrica settimanale sul quotidiano on line Dailygreen.it.

    A marzo 2018, sempre per i tipi di StreetLib, esce la terza edizione de La Contessa Rossa e nel giugno dello stesso anno il romanzo I Misteri di Hatria.

    Dopo anni di schiavitù è finalmente andato in pensione dalla Rai e ha deciso di vivere facendo esclusivamente lo scrittore. Attualmente vive tra Roma, Cesenatico e Venezia.

    Niky Marcelli dietro sua unica e completa responsabilità, ha fornito il  materiale fotografico in allegato alla presente mail, dichiarando che L’Autrice degli scatti e’ Simona Poni,  ma che le immagini sono  in ogni caso di uso gratuito.

  • Dal consenso pubblico al bisogno privato di essere scelti: mAledetto racconta una fragilità del nostro tempo

    «Ho visto l’apice del mondo
    per conoscere il senso di una vita
    spesa solo ricercando un consenso
    ».

    Consenso. Una parola che oggi sembra appartenere soprattutto alla nostra dimensione pubblica, quella dei social, delle metriche dell’approvazione, della necessità continua di piacere, essere guardati, confermati, riconosciuti. Una parola che misura reputazioni, orienta comportamenti, decide spesso il valore percepito di ciò che siamo prima ancora di ciò che facciamo.

    Ma il consenso non vive soltanto nello spazio visibile delle piattaforme. Esiste una sua forma più intima e privata, molto più difficile da disinnescare: quella che cerchiamo nei legami che ci consumano, nelle persone sbagliate a cui continuiamo a credere, negli sguardi che diventano misura del nostro valore, nelle dinamiche da cui non riusciamo a uscire perché perderle significherebbe affrontare il vuoto che lasciano.

    Quelle dinamiche che alimentano il bisogno di essere scelti, anche quando esserlo non significa più essere amati, ma restare agganciati a qualcuno che continua a decidere il nostro equilibrio; quando una minima conferma basta a rimandare la resa dei conti; quando si resta dove si sta male perché, per qualche istante, sentirsi ancora importanti per qualcuno sembra meno doloroso che tornare a fare i conti con sé stessi. Quelle dinamiche che ci conducono, inevitabilmente, ad una domanda: perché continuiamo a cercare approvazione proprio da chi ci fa male?

    In “Il peggio di me”, nuovo singolo di mAledetto, progetto artistico del cantautore romano Alessandro Marchese, edito da Troppo Records, quella domanda, anziché essere spiegata, viene raccontata dall’interno, dall’esatto momento in cui si riconosce di aver dato troppo potere a una conferma sbagliata.

    «Ho visto l’apice del mondo per conoscere il senso di una vita spesa solo ricercando un consenso» è il bilancio di chi ha cercato valore dove non poteva trovarlo, affidando il proprio bilanciamento e la propria stabilità a una persona capace di farlo restare anche quando restare significava continuare a farsi male.

    Da qui il brano non procede dalla parte di chi non aveva capito, ma da quella, più difficile da ammettere a sé stessi, di chi aveva intuito abbastanza e ha continuato lo stesso. Perché certe parole, quando arrivano dalla persona da cui dipendiamo, non devono nemmeno essere vere: basta che arrivino nel momento in cui siamo disposti a crederci.

    E perché «Ci fidiamo troppo spesso di persone a cui crediamo perché non vogliamo stare male», in una fiducia che non è una scelta pulita, né un atto nobile, ma una difesa, una corazza. Crediamo per non crollare, restiamo per non perdere l’ultima conferma disponibile, rimandiamo la verità perché affrontarla significherebbe riconoscere di essere rimasti troppo a lungo nel posto sbagliato.

    “Il peggio di me” che dà il titolo al pezzo trova senso proprio nell’impossibilità di parlare senza perdere il controllo. «Se parlo tiro fuori il meglio del peggio di me» non è un verso scritto per suonare efficace, ma quello in cui il brano mostra cosa accade quando il silenzio è durato troppo e parlare non serve più a sistemare le cose. Dire le cose, qui, non significa infatti chiarire, liberarsi, rimettere ordine. Significa, piuttosto, lasciar fluire, far sfogare tutto insieme: rabbia, orgoglio, stanchezza, bisogno, frasi ed emozioni rimaste troppo a lungo senza voce e senza posto.

    Per questo il ritornello sceglie quel «rimaniamo soli a bere qualcosa». Un bicchiere, una pausa, un discorso che potrebbe finalmente arrivare al dunque e invece resta poco prima della verità. Non sempre si evita un confronto fuggendo. A volte si resta seduti, si parla d’altro, si prende tempo, si lascia la parte più importante fuori dalla conversazione. In un «nascondiamo la vita» che non è un’omissione qualunque, né un dettaglio taciuto per paura, ma l’esistenza stessa che resta fuori campo. E con lei, tutto quello che si prova, quello che si sa già, quello che si continua a non dire perché dirlo obbligherebbe a scegliere. Un silenzio che non protegge più nessuno, ma permette soltanto di rimandare una decisione.

    A rendere ancora più stretto quel silenzio c’è la paura del giudizio, che nel brano attraversa ogni esitazione. Parlare significherebbe esporsi allo sguardo dell’altro proprio nella parte meno difendibile: quella che ha creduto troppo, aspettato troppo, sbagliato strada pur sapendo di farlo. Non è soltanto il timore di perdere qualcuno; è la paura di vedersi restituita un’immagine di sé più fragile e meno composta, un’immagine più difficile da sostenere. Per questo la verità resta sulla soglia della frase: perché dirla vorrebbe dire accettare anche il modo in cui verrà guardata.

    La seconda parte del testo sposta lo sguardo su un’altra forma di resa, quella verso i propri desideri. «Saremmo in grado di campare dietro alle emozioni, ma grazie a Dio che un giorno ci ha lasciato le illusioni»: le illusioni, nel brano, non vengono trattate come un errore ingenuo da correggere, ma come un riparo provvisorio, a volte necessario, quando guardare la realtà senza filtri sarebbe troppo.

    Subito dopo, con «Viviamo di paranoie accoltellando i sogni, facciamo tutto per riuscire a chiamarli bisogni», l’artista allarga il discorso oltre il legame sentimentale e tocca qualcosa che ha a che fare con il modo in cui molte persone imparano a ridurre ciò che desiderano prima ancora che qualcuno lo neghi. Un sogno diventa ingombro, una paura prende la forma della prudenza, una rinuncia viene presentata come scelta adulta pur di non chiamarla sconfitta.

    Anche per questo “Il peggio di me” non si configura come uno sfogo rabbioso, ma come il tentativo di ricostruire tutto ciò che si accumula quando non si riesce a dire la verità in tempo. La produzione di Lorenzo Mazzia, che firma anche mix e master presso music.it, segue questa direzione, lasciando che la voce di mAledetto resti protagonista.

    Resta un bicchiere sul tavolo, una frase taciuta, una verità che non trova ancora il coraggio di uscire. “Il peggio di me” non è rottura né accusa, e nemmeno liberazione, ma quell’istante in cui si è già capito tutto e si resta comunque. Perché a volte non è l’amore a tenerci fermi, ma il bisogno di essere ancora scelti dalla persona che ci sta facendo male.

  • “Dove scende il sole” è il nuovo singolo dei Quartiere Coffee

    Dal 3 luglio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Dove scende il sole”, il nuovo singolo dei Quartiere Coffee per E8 Records/Enterprise 8 disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 19 giugno.

    “Dove scende il sole” è un inno viscerale al ritorno alle radici che fonde l’attitudine reggae della band maremmana con un sound aperto, radiofonico e profondamente mediterraneo.

    Il testo dipinge il legame indissolubile con la propria terra – quella “terra sacra tra ulivi e cieli di rame” – raccontando il tramonto non come una fine, ma come la traccia luminosa di un’alba che si rinnova. Con una produzione che bilancia la freschezza del cantautorato italiano e il calore delle vibrazioni in levare, il brano è un invito universale a ritrovare quel “posto dentro” che non cambia mai, nonostante il correre del tempo.

    Un pezzo perfetto per le playlist che celebrano il legame con la terra, il viaggio interiore e le atmosfere estive più autentiche.

    Commenta la band a proposito del nuovo singolo: “Questo brano rappresenta un ritorno alle radici e a quella terra sacra dove i ricordi rimangono attaccati e l’eco del tuo nome resta vivo”.

    Guarda il lyric video su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=rHS4imgTvm8 

    LINE UP:

    Tommaso Bai “Kg Man” (n. 1982) – voce

    Filippo Fratangeli “Rootman” (n. 1983) – voce

    Matteo Varricchio “Bigga” (n. 1984) – basso

    Marco Vagheggini “The Master”tastiere

    Matteo Maggio “Mr. Maggio” (n. 1983) – batteria (dal 2007)

    Filippo Scandroglio (n. 1991) – chitarra (dal 2014)

    Giulio Grillo (n. 1990) – tastiere (dal 2016) 

    Biografia

    Il Quartiere Coffee nasce a Grosseto nel 2004, dopo alcuni tentativi di formare un gruppo musicale reggae avviati nel 2001, con una formazione che vede come frontman Tommaso Bai “Kg Man”, alle tastiere Filippo Fratangeli “Rootman” e Marco Vagheggini, Gianluca Acquilino alla chitarra, Matteo Varricchio al basso e Matteo Breschi alla batteria. Iniziano a suonare e farsi conoscere negli ambienti indipendenti della città e della provincia, scrivendo propri brani e tenendo concerti. Nel 2007 il batterista Matteo Breschi viene sostituito con Matteo Maggio “Mr. Maggio”. L’anno successivo la band incide il primo album, In-A, registrato al Boomker Sound di Firenze con la produzione artistica di Ciro “PrinceVibe” Pisanelli per l’etichetta romagnola One Step Records; un disco dalle sonorità dancehall, new roots e dub, grazie anche all’impronta data dal cantante Kg Man, i cui testi caratterizzati da una mescolanza di italiano e patwa sono da subito marchio di fabbrica del gruppo. Tra il 2008 e il 2009 avviene così il primo tour nazionale dei Quartiere Coffee, con una partecipazione al festival reggae Rototom Sunsplash.

    Nel 2010 esce il secondo album, Vibratown, il cui singolo Sweet Aroma diviene ben presto uno dei maggiori successi della band; il 14 novembre 2010 viene rilasciato il videoclip, diretto da Stefano Lodovichi, mentre nel 2013 darà il nome a un riddim che vede la partecipazione con altri artisti della scena underground. Nel luglio 2010 sono chiamati a suonare all’Heineken Jammin’ Festival vincendo il Jammin Contest e tornando l’anno successivo ad aprire il concerto di Vasco Rossi dell’11 giugno. Nell’estate 2011, Rootman prende parte come tastierista al “Revolutionaretour”, tournée europea di Roy Paci & Aretuska per la promozione del disco Latinista; il frontman Kg Man inizia invece a realizzare le prime collaborazioni da solista, tra cui quella con il progetto Rezophonic. Il 30 luglio 2011 viene pubblicato il videoclip del brano Caffeine, diretto nuovamente da Stefano Lodovichi.

    Nell’aprile 2013 esce Italian Reggae Familia, terzo album in cui la band rinuncia ai virtuosismi sperimentali del precedente per tornare verso un reggae più acustico. Il singolo costituito dalla title track, che aveva anticipato la pubblicazione dell’album, ottiene un buon successo, lanciando i Quartiere Coffee nel loro primo tour internazionale: nel mese di agosto suonano all’OverJam Reggae Festival in Slovenia, uno dei principali festival reggae in Europa. Il tour viene però interrotto nella primavera del 2014, quando il chitarrista Gianluca “Real Giallu” Aquilino muore improvvisamente la sera del 16 aprile a Castiglione della Pescaia. Questo avvenimento segna una battuta d’arresto nell’attività della band. KG Man lascia la band per dedicarsi alla sua carriera solista.

    Nel 2017 esce l’album Conscience, un lavoro molto apprezzato dalla critica pieno di vibes reggae roots. Il singolo “In jamaica” ottiene un successo virale grazie al videoclip che supera i 7 milioni di views. I Quartiere Coffee partecipano al “World Reggae Contest” di Reggaeville, posizionandosi tra i cinque finalisti e accedendo alla serata finale dell’Ostróda Reggae Festival (Polonia) il 14 agosto, vinta poi dagli olandesi The Dubbeez. L’8 aprile 2017, in anteprima al Faq Music Club di Grosseto, viene presentato il quarto album Conscience, pubblicato il 5 maggio successivo per l’etichetta Red Gold Green Label di Roma con distribuzione Pirames International.

    Il 13 novembre 2020 il gruppo annuncia ufficialmente il ritorno di Kg Man nella formazione e la produzione di un nuovo album, il cui singolo apripista è Back in Town. Dal 2021 al 2023 la band è costantemente in tour ed ha partecipato ad importanti festival come l’Overjam Festival in Slovenia ed il One Love Festival di Trento. Ci sono state intanto importanti release come la cover di Franco Battiato ‘Centro di gravità permanente’ con Simone Cristicchi.

    Nel 2022 esce un singolo molto importante nella discografia dei Quartiere Coffee, intitolato “Just One” in featuring con le reggae star internazionali Mellow Mood. Il brano, accompagnato dal videoclip ufficiale, viene pubblicato per l’etichetta Enterprise 8 e ottiene importanti risultati, primo tra tutti l’ingresso nella prestigiosa playlist di Spotify “Reggae Nation”.

    Nel 2024 esce “La mia terra”, un album che si configura come un vero e proprio viaggio sonoro regalato all’ascoltatore, arricchito da prestigiose connessioni nazionali e internazionali; al suo interno spicca la presenza di Tonino Carotone, un autentico regalo per il territorio, ma la tracklist si impreziosisce anche delle collaborazioni con Finaz della Bandabardò, con il talentuoso Forelock e, infine, di un epico featuring con gli Israel Vibration, la storica reggae band di Kingston, Giamaica.

    I Quartiere Coffee proseguono senza sosta la propria attività live attraverso intensi tour, parallelamente al lavoro di produzione in studio sui nuovi singoli.

    “Dove scende il sole” è il nuovo singolo dei Quartiere Coffee disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 19 giugno 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

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  • “Estasi e veleno” è il nuovo singolo di Giuseppe Cucè

    Da venerdì 3 luglio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Estasi e veleno” (TRP Vibes / Track Records Productions) il nuovo singolo di Giuseppe Cucè.

     

    Il brano “Estasi e veleno” è una riflessione sul paradosso della contemporaneità: viviamo immersi in un flusso continuo di informazioni, immagini e verità contrapposte, fino al punto in cui l’assurdo smette di sorprenderci e diventa normalità. Nella canzone convivono simboli, visioni e frammenti apparentemente scollegati come se il mondo fosse osservato attraverso uno specchio deformante.

    Più che una critica sociale, “Estasi e veleno” è il racconto di uno smarrimento: la difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è rappresentazione, ciò che è coscienza da ciò che è rumore. L’estasi è la seduzione esercitata dal mondo contemporaneo; il veleno è l’assuefazione che ci porta ad accettarlo senza più interrogarlo.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “In Estasi e veleno osservo il mondo come un viaggiatore che attraversa un paesaggio di simboli, senza la pretesa di interpretarli fino in fondo. La tunica che indosso richiama la figura di un uomo che la storia ha trasformato in icona, dottrina, conflitto e potere. Ma ciò che mi interessa non è il simbolo: è la fragilità dell’essere umano che si nasconde dietro di esso. Un uomo nato in una terra che continua a conoscere guerre, divisioni e promesse di pace mai compiute. Forse il mio disagio nasce proprio da qui: dalla difficoltà di comprendere un mondo che eredita certezze senza più interrogarsi sulle loro origini. In questa canzone provo a mettere in discussione non le risposte, ma le domande che abbiamo smesso di porci. Perché ogni ideologia, ogni verità assoluta e ogni fondamento che non accetta di essere interrogato rischia di trasformarsi in una nuova forma di fede. E forse l’assurdo non è ciò che vediamo accadere intorno a noi, ma la naturalezza con cui impariamo ad accettarlo.”

     

    Disponibile il pre-save del brano al seguente link https://found.ee/mgwy7d

     

    Nel videoclip ufficiale di “Estasi e veleno” in uscita il 26 giugno su YouTube, Giuseppe Cucè diventa una voce narrante immersa in una realtà che ha smarrito i propri riferimenti. Attraverso immagini simboliche e fortemente evocative prende forma il ritratto di un’esistenza disorientata, dove l’apparente normalità cela un profondo disagio.

    L’estetica cinematografica, caratterizzata da luci contrastate, ambientazioni ricercate e cambi di scena dinamici, accompagna una performance interpretativa intensa e coinvolgente. Il protagonista attraversa differenti dimensioni visive e simboliche, alternando momenti di riflessione a passaggi più energici e performativi. Un racconto che indaga temi universali come identità, ricerca interiore e bisogno di senso nel mondo contemporaneo.

    Guarda il videoclip di “Estasi e veleno” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=tbKwiqbc7Lw

     

     

    GIUSEPPE CUCÈ | BIOGRAFIA

    Giuseppe Cucè nasce a Catania l’8 settembre 1972. Cantautore, autore e compositore, sviluppa fin da giovane un percorso artistico multidisciplinare che attraversa pittura, danza contemporanea, scrittura e musica. La sua ricerca creativa prende forma attraverso una continua indagine sul rapporto tra esperienza umana, memoria, spiritualità e identità, elementi che nel tempo diventeranno il cuore della sua produzione musicale.

    Dopo anni di studio e sperimentazione, nel 2008 avvia una collaborazione stabile con il produttore artistico Riccardo Samperi e con la TRP Music. Da questo incontro nasce La mela e il serpente (2009), un lavoro profondamente influenzato dalla cultura mediterranea e dalla saudade, pubblicato anche dall’etichetta parigina Edina Music, fondata da Yvon Chateigner.

    Il tour di presentazione dell’album porta Giuseppe Cucè a esibirsi in alcuni tra i più prestigiosi teatri di Parigi, tra cui Le Trianon, L’Alhambra e Le Petit Saint-Martin, consolidando il suo percorso artistico anche in ambito internazionale.

    Dopo un lungo periodo dedicato alla scrittura e alla maturazione di nuovi materiali, e grazie anche al contributo artistico del musicista Fabio Abate, prende forma un nuovo ciclo creativo che vede la pubblicazione dei singoli Di estate non si muore e La mia Dea nel 2022, seguiti da Dimmi cosa vuoi e Fragile equilibrio nel 2023, e da Ventuno, Tutto quello che vuoi, Cuore d’inverno ed È tutto così vero tra il 2024 e il 2025.

    Il 20 giugno 2025 pubblica per TRP Vibes l’album 21 grammi, prodotto artisticamente da Riccardo Samperi. Un’opera concettuale che affronta temi universali come amore, perdita, fede, memoria, speranza e trasformazione, attraverso un linguaggio poetico e una produzione dal forte carattere analogico e cinematografico, impreziosita da archi, strumenti acustici e sonorità mediterranee.

    L’album ottiene un importante riscontro internazionale, raccogliendo oltre sessanta recensioni e approfondimenti pubblicati in Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Brasile, Messico, Canada e altri Paesi. Tra le testate che hanno recensito il progetto figurano RockDafuqOut, Plastic Magazine, Mystic Sons, Distopic, Music On The Rox, Return of Rock, ALT77, Roadie Music, Music For All Brasil, Oleada Indie, RMAS, The Gatekeeper Space, AlteMagazine, SoundVille, YellowBlackMusic, IndieDream e numerose altre realtà editoriali specializzate.

    La stampa internazionale ha definito il suo lavoro “cinematografico”, “profondamente umano”, “emotivamente autentico” e capace di superare le barriere linguistiche attraverso una forte componente evocativa e narrativa.

    Nel 2025 pubblica, inoltre, El mundo es verdadero feat. Pandi, versione in lingua spagnola del brano È tutto così vero. Il singolo ottiene attenzione in Spagna e America Latina, generando recensioni, interviste e programmazioni radiofoniche in Messico, Brasile, Venezuela, Colombia, Cile e Spagna, contribuendo ad ampliare ulteriormente la presenza internazionale dell’artista.

    Nello stesso anno prende parte all’UNIWEB TOUR, una serie di concerti e incontri che porta il progetto 21 grammi in diverse radio universitarie italiane, consolidando il rapporto diretto con il pubblico e accompagnando la crescente attenzione ricevuta dall’album e dalla stampa internazionale.

    Nel 2026 Giuseppe Cucè inaugura una nuova fase del proprio percorso artistico con il singolo Estasi e veleno, una riflessione visionaria e simbolica sul rapporto tra percezione e realtà, tra ideologie, informazione e coscienza individuale. L’uscita di Estasi e veleno segna l’inizio di un nuovo capitolo creativo e coincide con la partenza di un tour nei club italiani, previsto a partire da luglio 2026, nel quale l’artista presenterà dal vivo il nuovo repertorio insieme ai brani più rappresentativi della propria produzione discografica.

    La poetica di Giuseppe Cucè continua a muoversi tra canzone d’autore, suggestioni cinematografiche, spiritualità laica e ricerca espressiva, dando vita a un universo artistico personale in cui il Mediterraneo diventa luogo simbolico di incontro tra memoria, cultura e trasformazione.

    “Estasi e veleno” è il nuovo singolo di Giuseppe Cucè disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 3 luglio.

     

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  • “UNIVERSAL” non è una raccolta di tracce: MaxNeri costruisce un album elettronico con una traiettoria narrativa

    La club culture italiana degli anni Novanta incontra la nuova geografia elettronica globale con cinque voci femminili e un viaggio sonoro in 15 tracce che intreccia lingue, ritmi e immaginari diversi. Il DJ e producer italiano MaxNeri, con un percorso radicato nella cultura club dei primi anni Novanta e una formazione classica al sassofono, torna con un disco che affronta la struttura dell’album come atlante sonoro, “UNIVERSAL”.

    Il progetto non segue un unico genere, muovendosi tra afro house, melodic techno, synthwave e sonorità mediterranee, per tenere insieme lingue diverse — italiano, inglese, francese, portoghese, spagnolo, dialetto salentino e richiami partenopei —come parte integrante dell’architettura dei brani.

    La produzione, che lavora su una contrapposizione costante, vede da una parte l’elettronica, i synth analogici e i groove da club; dall’altra, l’uso di strumenti reali — sitar, oboe, sax, flauto, clarinetto, fisarmonica e fiati bandistici —, infondendo al disco un respiro acustico e una fisicità che richiamano la stagione aurea dell’elettronica europea, quando la cura per il suono analogico era il presupposto necessario di ogni incursione sintetica.

    Ogni traccia del disco è una rotta, una finestra aperta su un luogo specifico. Il Brasile caldo e fisico di “Pulso Dourado”, l’alba di “Before the Sunrise”, il mare come simbolo di libertà in “Non torno più”, la notte francese di “Dans la Nuit”, il mito mediterraneo di “Cor’e’Mar”, la piazza salentina e ribelle di “Mo’ sona la festa”, la scossa elettronica di “Far from Here”, fino alla chiusura ipnotica e d’ampio raggio di “To the Desert”.

    Le voci sono uno degli assi portanti di “UNIVERSAL”. Neuma, Nasha, Margot, Leonor ed Élen Virel non intervengono come semplici featuring, ma come presenze distinte e ben definite, ciascuna legata a una lingua, a una cultura, a una diversa idea di movimento. Neuma firma il versante notturno, elettronico e introspettivo in inglese; Nasha apre al calore mediterraneo tra spagnolo e mantra; Margot porta la lingua italiana, la ribellione e una presenza più terrena, istintiva, legata al corpo, al mare e alla piazza; Leonor delinea la dimensione lusofona e tribale; Élen Virel definisce il capitolo francese, urban e notturno.

    Questa pluralità di voci, suoni, atmosfere e colori diventa il tratto identitario di un album che non si presenta come una collezione di singoli slegati, ma come una sequenza di tappe di un unico viaggio.

    Con “UNIVERSAL”, MaxNeri prova a rispondere a una domanda che attraversa molta della musica elettronica contemporanea: come si può produrre un suono internazionale senza perdere provenienza, storia, radici, tradizioni? La risposta arriva con un progetto che guarda fuori dall’Italia, ma porta con sé una sensibilità tipicamente nostrana: la cura melodica, l’attenzione per la voce, il senso del contesto, del paesaggio, il gusto per la narrazione, il rapporto con la cultura dance e progressive.

    “UNIVERSAL” parte dal calore del corpo e arriva al deserto, passando per il mare, la città, la notte, la festa, i ricordi, il confine personale e il desiderio di un altrove possibile. Una sintesi tra la fisicità del dancefloor e la necessità di un racconto.

    A seguire, tracklist e track by track del disco:

    “UNIVERSAL” – Tracklist:

    1. “Pulso Dourado” (feat. Leonor)
    2. “Before the Sunrise” (feat. Neuma)
    3. “Non torno più” (feat.Margot)
    4. “Zama Leyo” (feat. Nasha)
    5. “Dans la Nuit” (feat. Élen Virel)
    6. “Eh vai, eh vai” (feat. Margot)
    7. “Back to You” (feat. Neuma)
    8. “Cor’e’Mar” (feat. Nasha)
    9. “Don’t Touch My Silence (Elettro Vision)” (feat. Neuma)
    10. “Roda Devagar” (feat. Leonor)
    11. “Move Your Body” (feat. Neuma)
    12. “Mo’ sona la festa” (feat. Margot)
    13. “Don’t Stop Now” (feat. Nasha)
    14. “Far from Here” (feat. Neuma)
    15. “To the Desert” (feat. Neuma)

    “UNIVERSAL” – Track by Track:

    Ad aprire il disco è “Pulso Dourado”, interpretata da Leonor: un brano attraversato da vibrazioni afro-tech, richiami brasiliani e melodic techno, in cui il portoghese diventa percussione, respiro, pulsazione. Il titolo — “battito dorato” — definisce subito il clima dell’album: sole, corpo, pelle, ritmo, movimento.

    Con “Before the Sunrise”, affidata alla voce di Neuma, il viaggio cambia prospettiva. Il pezzo si concentra sul tempo che precede l’alba, su quegli istanti in cui le cose non sono ancora concluse e non sono più interamente salve. Qui la trama synthwave ed electropop è sostenuta da una linea melodica che inserisce l’oboe come segno distintivo.

    Il primo capitolo italiano arriva con “Non torno più”, interpretata da Margot. Il titolo diventa la frase di chi decide di interrompere un ritorno, lasciare ciò che ferisce, cambiare rotta.

    “Zama Leyo”, con Nasha, sposta invece il baricentro verso una dimensione più organica, sensuale e fluida. Spagnolo, mantra vocali, flauto, clarinetto, afro house e deep house regalano al brano un ritmo che avvolge, accompagna, trascina.

    Con “Dans la Nuit”, cantata da Élen Virel, l’album entra in una notte francese dal respiro europeo. Italo-disco anni ’80, electropop contemporaneo, sax soprano, piano, pad analogici e drum machine filtrate definiscono una traccia in cui il francese crea intimità, mentre la frase inglese “Feel the fire” apre il pezzo a un’identità più ampia.

    La parte più solare e diretta del disco arriva con “Eh vai, eh vai”, ancora con Margot: un mantra pop-dance mediterraneo, immediato, da riva e notte estiva. Qui MaxNeri lavora sulla semplicità: poche parole, una ripetizione che si fissa nei pensieri, una voce che guida il movimento.

    “Back to You”, con Neuma, riporta “UNIVERSAL” in una zona più interiore. È una traccia sull’attrazione che continua a richiamare, sul ritorno mentale verso una persona, un ricordo, una figura con cui non si ha chiuso davvero. La scrittura si muove tra scintille, silenzi, eco, correnti e fuoco sotto la pelle, mentre la produzione mantiene un’andatura melodica costante.

    “Cor’e’Mar”, interpretata da Nasha, racconta il mito mediterraneo di Partenope. Tra spagnolo, richiami alla Città del Sole e immagini marine, la traccia assume la forma di una favola elettronica: una figura che danza nel mare, si trasforma, vive nella notte e continua a esistere nella musica.

    Una delle tracce che spostano l’album fuori dalla sola dimensione club, dando al progetto una densità narrativa più marcata, è “Don’t Touch My Silence (Elettro Vision)”, con Neuma. Il brano introduce il tema del confine: «Don’t come closer, don’t pretend» apre una dichiarazione netta di distanza, autodifesa e autonomia. Il silenzio diventa pelle, limite, spazio da non violare.

    Con “Roda Devagar”, affidata a Leonor, il viaggio torna nel corpo attraverso una danza lenta, circolare e ipnotica. Portoghese, fisarmonica sincopata, flauto pan, percussioni afro house, basso e synth stabs creano un pezzo sensuale ma controllato, pensato per entrare nel ritmo poco alla volta.

    “Move Your Body”, nella nuova versione inserita in “UNIVERSAL”, assume invece il ruolo di capitolo retro-futuristico da dancefloor: disco anni ’70, nu-disco, synthwave, melodic techno, EDM e afro-tech si incontrano in una traccia in cui basso disco, chitarre funky, archi, clavinet, handclap, tambourine, sax e synth analogici riportano il movimento al centro del progetto.

    “Mo’ sona la festa”, interpretata da Margot, è uno dei brani più originali dell’album: banda salentina, ska, folk-pop, synthwave scuro ed elettronica contemporanea si fondono in una scena da piazza notturna. Tromba, flicorno, clarinetto, trombone, tuba, tamburo rullante, grancassa da processione, tamburello e fisarmonica dialogano con bassi elettronici e pad analogici. Il testo, in italiano, dialetto salentino e spagnolo, rifiuta manipolazione, possesso e falso desiderio: «Nu sugnu tua, no soy tuya» diventa una frase-cardine di autonomia, mentre la festa non suona per chi ha ferito, ma per chi torna a riprendersi il proprio spazio.

    Nella parte finale, “Don’t Stop Now”, con Nasha, riapre il disco alla spinta collettiva: groove afro-melodico, percussioni, chant vocali, synth emozionali e una tromba riverberata che sembra arrivare da lontano. È il brano della ripartenza, del movimento che non si interrompe.

    “Far from Here”, con Neuma, recupera un’attitudine dance più minimale e memorabile, con un ritornello immediato e una scrittura fondata sull’idea di fuga: «Take me far, far from here. Far away, no fear». Il fischio home made di MaxNeri e il piano dream pluck diventano due firme sonore riconoscibili, piccoli segnali che rimandano alla memoria della dance vecchia scuola senza rinunciare a una produzione attuale.

    A chiudere l’album è “To the Desert”, ancora con Neuma: una traccia notturna, ipnotica, creata tra afrotech, melodic techno, synthwave, EDM, percussioni afro e richiami mediorientali. Il sitar, la scala Hijaz, i vocal chops femminili, gli archi ritmici e il basso EDM portano il disco verso un orizzonte finale che non ha il sapore della conclusione, ma quello di una nuova apertura.

    La traiettoria di MaxNeri aiuta a capire la portata del progetto. La sua formazione parte dalla teoria musicale e dal sassofono classico e jazz, studiati fin dall’infanzia, e si intreccia presto con l’elettronica, le tastiere, i sequencer, i suoni sintetici e le strutture dance. A metà degli anni Novanta vive da vicino la cultura club italiana, lavorando come DJ freelance tra Piemonte e Lombardia e avvicinandosi all’ambiente produttivo legato a diverse etichette dream-progressive.

    Da quella stagione eredita una concezione precisa della musica elettronica: non solo BPM, ma melodia; non solo pista, ma intensità emotiva; non solo produzione, ma riconoscibilità sonora. Negli anni il suo linguaggio attraversa dance, electropop, synthpop, synthwave, dream progressive, melodic techno, afro house, nu-disco, EDM e contaminazioni world, mantenendo una direzione costante: unire tradizione e futuro, club e racconto, strumenti reali e suoni sintetici.

    Ben oltre la logica della traccia funzionale — playlist, club edit, contenuto breve, produzione destinata a consumarsi nello spazio di un algoritmo — “UNIVERSAL” sceglie la forma dell’album con una traiettoria ampia, corale, in cui la dimensione fisica del ballo resta legata alla possibilità del racconto.

    Una cartografia sonora che parte dal dancefloor e si apre al mondo; un progetto che fonde club culture italiana, notte europea, calore afro-brasiliano, festa popolare, deserto, silenzio, corpo, tradizione e futuro.

    Un disco elettronico, ma non impersonale. Un disco da ballare, ma anche da seguire come una mappa, capace di tenere insieme ritmo, identità e racconto senza lasciare che la produzione si consumi come semplice sottofondo.

  • “Spingere” è il nuovo singolo di Charlie Cinelli feat. Manuel Roccia Battaglia

    Dal 26 giugno 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e dal 3 luglio sarà in rotazione radiofonica “Spingere”, il nuovo singolo di Charlie Cinelli feat. Manuel Roccia Battaglia. 

    Dall’incontro tra Charlie Cinelli, storico cantautore folk dialettale bresciano, e Manuel “Roccia” Battaglia, influencer agricolo e Campione Europeo di Braccio di Ferro (con oltre 100k follower su Instagram), nasce “SPINGERE”.

    Il brano è un vero e proprio inno alla determinazione, alle radici e all’orgoglio del territorio, caratterizzato da sonorità che richiamano la dance anni ’90 di Gigi D’Agostino. Un progetto sostenuto con entusiasmo anche da Orgoglio Bresciano, la community social da 350k follower che dà voce a chi ama Brescia e i bresciani.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Sono sempre stato affascinato da svariati generi musicali completamente diversi tra loro. Quando una melodia mi convince basta trovare la storia da abbinare e il personaggio del Roccia è proprio quello giusto da celebrare. Con il superbo arrangiamento di Cristian Piccinelli è nata questa power song che collocherei nel mio progetto musicale ‘Cassomanfrega’”.

     

    Ascolta il brano: https://ada.lnk.to/spingere 

     

    Il videoclip di “Spingere” è decisamente psichedelico e frenetico, pensato proprio per omaggiare l’estetica dei video musicali di fine millennio. Girato interamente su green screen presso gli studi di Perfect Day Music, il video porta la firma del regista Cristiano Mondini per TRK Studio, che è riuscito a tradurre in immagini la carica ironica e l’energia travolgente del pezzo.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=4NY70nzt6Sw 

     

    Biografia

    Giancarlo Cinelli, in arte Charlie Cinelli, nasce il 21 novembre 1958 a Sarezzo, nella Valtrompia bresciana. Nonostante i primi approcci alle scuole elementari si rivelino poco inclini al solfeggio tradizionale, il suo legame con la musica diventa presto viscerale. Affascinato dalle canzoni dei Pooh, di Battisti e Celentano, la vera folgorazione scatta con il rock dei Led Zeppelin e la vista di una chitarra elettrica sul palco del teatro parrocchiale.

    I primi accordi nascono nella bottega del barbiere del paese, per poi evolversi attraverso studi formali e lo scambio creativo con gli amici, tra il cantautorato di De André, De Gregori e Guccini e il progressive di Genesis e Jethro Tull. La scoperta del jazz (da Miles Davis a Charlie Parker) segna una svolta: Charlie imbraccia il basso e fonda la sua prima band, i Bluesettes. Frequenta per due anni la classe di contrabbasso al Conservatorio, un percorso interrotto solo dalla chiamata alla leva militare.

    Al suo ritorno, la voglia di esplorare il mondo lo spinge verso la musica leggera. Entra nella band di Iva Zanicchi e dà il via a una lunga serie di esperienze internazionali che lo portano a girare l’Europa. In Inghilterra mette radici per qualche anno tra Londra e la Cornovaglia, esibendosi nei contesti più disparati: dai trii jazz alle formazioni country&western, fino alle big band in stile Glenn Miller.

    È proprio la lontananza da casa a far nascere in lui l’esigenza di scrivere canzoni in dialetto bresciano. Al rientro in Italia, la sua carriera si sdoppia con successo: da un lato si afferma come stimatissimo turnista e session player televisivo (Rai, Mediaset) e in studio per i più grandi nomi della musica italiana — tra cui Mina, Zucchero, Ornella Vanoni, Renato Zero, Riccardo Cocciante e Mario Lavezzi — dall’altro dà vita ai Charlie & the Cats, un power trio capace di fondere rozzamente rock, ironia, inglese e dialetto.

    Nel 1998, tornato stabilmente alla chitarra, pubblica il suo primo album solista, Törölölö, una raccolta acustica che introduce sonorità folk grazie a mandolino e fisarmonica.

    Poliedrico e refrattario alle etichette, Charlie Cinelli si muove ancora oggi con totale disinvoltura tra i generi: passa dall’energia elettrica dei Cats alle atmosfere intime della sua Gibson J200 acustica, senza mai dimenticare l’amore per il basso (l’inseparabile Fender Jazz modificato in Inghilterra) con cui spazia tra funk, reggae e blues. Con una discografia ricca e una dimensione live incessante, Charlie continua a dimostrare che il dialetto, proprio come l’inglese, possiede una forza musicale universale capace di abbattere ogni barriera linguistica.

    “Spingere” è il nuovo singolo di Charlie Cinelli feat. Manuel Roccia Battaglia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 26 giugno 2026 e in rotazione radiofonica dal 3 luglio.

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  • “Labirinto” è il nuovo singolo di Ragone

    Dal 26 giugno 2026 è disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Labirinto”, il nuovo singolo di Ragone (Up Music / Il Branco Publishing SRL).

    Scritto e composto dallo stesso Vito Domenico Ragone, “Labirinto” esplora le stanze più intime dell’anima, affrontando la delicata tematica della “guerra con se stessi”. Il brano racconta la complessa dinamica di due persone che si cercano e si rincorrono continuamente, faticando però a trovare un equilibrio autentico nel loro rapporto a causa di una profonda interdipendenza. È una riflessione aperta sugli ostacoli mentali che spesso ci costruiamo da soli, barriere apparentemente insormontabili che finiscono per intrappolare i nostri sentimenti, le nostre paure e le nostre fragilità. Attraverso immagini emotive legate alla quotidianità, la canzone descrive un amore forte, ma condizionato dalle esperienze passate e dai percorsi personali di ciascuno. Il sentimento resta vivo e intenso, ma rischia di perdersi nel labirinto dei ricordi e delle insicurezze, chiudendoci in noi stessi e impedendoci di vedere che la via d’uscita è, in realtà, molto più vicina di quanto pensiamo.

    Racconta l’artista a proposito del brano: “Con ‘Labirinto’ ho voluto mettere a nudo una delle dinamiche più complesse e comuni della nostra mente: la guerra con se stessi. Troppo spesso siamo proprio noi i primi a costruirci gabbie invisibili, labirinti mentali fatti di ansie e ostacoli che sembrano insormontabili, quando in realtà la via d’uscita è molto più vicina e semplice di quanto crediamo. La vera svolta arriva nel momento in cui smettiamo di isolarci. Guardandoci intorno, ci accorgiamo che non siamo soli: anche le persone che amiamo e che ci circondano stanno combattendo la nostra stessa identica battaglia. C’è una grande forza terapeutica nella condivisione“.

    Il videoclip ufficiale accompagna il brano traducendo queste emozioni in narrazione visiva, mettendo in scena una fuga continua e a tratti frenetica. Un percorso animato dalla speranza e dalla ricerca vitale di una luce, intesa come una vera e propria uscita d’emergenza dalle situazioni più complicate che la vita ci presenta.

    Guarda qui il videoclip: YouTube

    Biografia

    Ragone è un cantautore originario di Bari. Nutre fin da sempre una profonda passione per la musica, influenzato in modo particolare dallo stile e dalla sensibilità artistica delle grandi voci del pop femminile. Dopo essersi dedicato allo studio del canto con determinazione e aver affrontato le prime esibizioni dal vivo, nel 2025 pubblica le cover di “Arcade” (Duncan Laurence) e “La Nuova Stella di Broadway” (Cesare Cremonini). Nello stesso anno firma con l’etichetta Up Music, con cui realizza il singolo “Restart“, un inno dance alla rinascita interiore che entra nella Top 40 della Radio Airplay Indipendenti Italiani di Radiomonitor. A dicembre 2025 partecipa alla decima edizione del Concerto di Natale Rosso Al Tramonto – Associazione Amici di Martina, trasmesso su Gold TV (Canale 11 Lazio). A giugno 2026 torna sulla scena musicale con il nuovo inedito “Labirinto“, brano che lo porterà a esibirsi sul prestigioso palco dell’Irpinia Pride 2026.

    “Labirinto” è il nuovo singolo di Ragone, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 26 giugno 2026.

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