Blog

  • “Giovani incompleti” è il nuovo singolo di Maria Sofia

    Dal 17 aprile 2026 sarà in rotazione radiofonica “Giovani incompleti”, il nuovo singolo di Maria Sofia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 aprile.

     

    «A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane». È da questa celebre riflessione di Italo Calvino ne Il visconte dimezzato che trae linfa vitale “Giovani Incompleti”, il nuovo brano di Maria Sofia tra introspezione e citazioni letterarie

    Nel romanzo, la frase fotografa quel momento preciso in cui il protagonista, pur essendo fisicamente integro, si sente manchevole a causa della propria inesperienza. Maria Sofia parteda questo paradosso per esplorare l’incompletezza non come un difetto, ma come una condizione universale della giovinezza — e, per estensione, dell’esistenza umana.

    “Giovani Incompleti” è un tuffo nelle emozioni vivide e spesso confuse degli anni più intensi. Il testo descrive quel sentirsi smarriti anche quando, all’apparenza, non manca nulla. È il racconto di un conflitto costante: da un lato il desiderio bruciante di agire, scoprire ed essere; dall’altro la paura paralizzante di sbagliare, di non venire compresi o di restare soli sotto il giudizio altrui.

    Nonostante il forte legame con il vissuto personale degli artisti, il brano si apre a una dimensione collettiva. L’incompletezza raccontata da Maria Sofia supera i confini anagrafici: è la sensazione che colpisce chiunque si trovi privato di affetto, comprensione o della possibilità di realizzarsi.

    L’architettura sonora del pezzo accompagna perfettamente questo viaggio introspettivo. Un’atmosfera intensa, caratterizzata da un crescendo emotivo, valorizza la fragilità del testo, trasformando la ricerca di sé in un’esperienza sonora coinvolgente e profondamente onesta.

    Così l’artista commenta il nuovo singolo:Siamo giovani incompleti sotto il peso dei segreti che piovo sulle domande della gente che ci giudica senza sapere che…”

     

    Biografia

    Maria Sofia Cancelli è una cantante e cantautrice con oltre dieci anni di esperienza. Cresciuta immersa nella natura, sviluppa precocemente un legame istintivo con il canto, influenzata dai grandi della musica come Queen, Louis Armstrong e Amy Winehouse, oltre che da sonorità contemporanee come Raye e Olivia Dean.

    Il suo percorso di studio inizia a nove anni in un coro gospel e prosegue con l’approfondimento di blues, jazz e tecnica vocale con vocal coach di rilievo, tra cui Danila Satragno (Vocal Care) e, attualmente, Lalla Francia. Fondamentale per la sua crescita è stata anche l’esperienza negli Stati Uniti e la partecipazione alla vocal band a cappella Le PopUp, con cui ha vinto premi internazionali.

    Negli anni, Maria Sofia ha maturato una solida esperienza live come voce solista in formazioni pop, rock e jazz, calcando palchi come l’Ippodromo di Varese. Parallelamente, ha partecipato a concorsi nazionali come Il Cantagiro e Fatti Sentire, fino alla recente esperienza come concorrente a X Factor 2024, che l’ha proiettata in una dimensione professionale e mediatica nuova.

    Oltre alla formazione artistica, ha conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali alla IULM, acquisendo competenze anche sul versante organizzativo e progettuale del settore.

    Il suo stile è un intreccio fluido di soul, jazz e blues contaminato da pop, indie e rock. Negli ultimi anni si è dedicata alla scrittura di inediti in italiano, esplorando temi come l’incompletezza, il desiderio e la ricerca di sé. I suoi riferimenti spaziano da Etta James a Ornella Vanoni, definendo un immaginario emotivo che punta all’autenticità.

    Oggi, supportata da un team di professionisti, Maria Sofia lavora per affermarsi come artista indipendente, puntando a un pubblico che cerchi nella musica un riconoscimento personale e universale. Per lei, la musica è il mezzo più sincero per raccontarsi e trasformare le fragilità in storie condivise.

    “Giovani incompleti” è il nuovo singolo di Maria Sofia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 10 aprile 2026 e in rotazione radiofonica dal 17 aprile.

    Instagram | TikTok

  • “Mi Sveglio” è il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN

    Da venerdì 17 aprile sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale “Mi Sveglio” (Overdub Recordings), il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN. Il lavoro uscirà in vinile il 18 aprile per il Record Store Day 2026, con distribuzione fisica in Italia da Master Music e da Code7 in tutta Europa.

    Questo nuovo lavoro discografico dei Dish-Is-Nein segna un punto di convergenza tra passato e presente, unendo la rilettura di due brani storici dei Disciplinatha (Crisi di Valori, ora “I Valori della Crisi” e “Ultima Fatica”) ad un inedito, “Mi Sveglio” che ne raccoglie l’eredità concettuale, aggiornandola ed arricchendola con elementi legati alla contemporaneità dei “tempi moderni”. I tre brani compongono un percorso che attraversa la crisi dell’individuo ancora prima del mondo che lo circonda, la stanchezza, la consapevolezza, per le poche menti lucide, di essere “carne da cannone”. Un EP che non offre soluzioni, ma invita all’ascolto critico, ponendo una domanda che resta sospesa: tu cosa fai?

    Commenta la band a proposito del disco: «Le cose accadono non perché “devono” ma perché qualcuno decide che “debbano”. Noi abbiamo deciso di dare un seguito ad “Occidente a Funeral Party”. “Mi Sveglio” EP contenente 3 brani, uscirà in vinile per il Record Store Day 2026.

    Le cose accadono perché Dish-Is- Nein è autarchia e musica … e fankulo tutto il resto». 

    “MI SVEGLIO” TRACKLIST

    Lato A: “Mi Sveglio”

    Lato B: “I Valori della Crisi”, “Ultima Fatica” 

     

    Biografia

    DISH-IS-NEIN: la storia di una band che non si arrende al dolore e alla perdita. Si scrive DISH-IS-NEIN, ma si legge DISCIPLINATHA. Questo è un nuovo capitolo della storia musicale, umana e personale di DISH-IS-NEIN. Dopo la scomparsa di Dario Parisini il 9 giugno 2022, molti, inclusi Cristiano Santini e Roberta Vicinelli, credevano che il progetto DISH-IS-NEIN fosse giunto al termine.

    Tuttavia, la passione è riemersa e “il fuoco ha ripreso a camminare con loro”. Hanno raccolto le macerie, sanato le ferite, anche se alcune di queste, le più profonde, rimarranno per sempre sanguinanti. Ha prevalso la voglia di esserci, di rimettersi alla prova, la necessità di raccontare di questi tempi tossici, un mondo al capolinea, “la fine della festa”, il senso di desolazione che attanaglia il cuore ed esilia la mente.

    DISH-IS-NEIN è per natura l’opposto della stasi. Fin dagli albori dei DISCIPLINATHA, la band ha avuto come obiettivo un “oltre” che neppure loro, ancora oggi, conoscono fino in fondo. In questo percorso, Dario era fondamentale: oltre alle sue chitarre, portava la sua presenza e una visionarietà lucida in grado di spingersi oltre il presente.

    Per onorare il suo ruolo, DISH-IS-NEIN ha scelto di non sostituirlo. Nel nuovo album “Occidente, a Funeral Party” non ci saranno chitarre. Il DNA della musica rimane lo stesso, ma la sua assenza sarà una presenza evidente e definitiva. Questa scelta rappresenta un modo per capire chi sono DISH-IS-NEIN oggi e cosa saranno in grado di raccontare, immaginare, fotografare, quali coscienze sapranno smuovere.

    Naturalmente, anche quante persone saranno in grado di fare in****are. In altri termini, l’unico modo di essere DISH-IS-NEIN.

    “Mi Sveglio” è il nuovo EP dei DISH-IS-NEIN, disponibile dal 17 aprile in digitale e dal 18 aprile in vinile per il Record Store Day 2026 con distribuzione fisica in Italia da Master Music e da Code7 in tutta Europa.

    Sito Web | Facebook | Instagram | Spotify | YouTube |Bandcamp

  • I Defector debuttano con un disco che parte dalla pandemia e arriva alla crisi climatica

    Non tutti i dischi d’esordio riescono a far capire subito chi si ha davanti. “Stormy Tales”, il primo album dei Defector, sì. Perché arriva quando un progetto nato durante la pandemia ha ormai superato la forma ancora aperta del tentativo e si presenta per ciò che è diventato: una band, un suono, una scrittura, una direzione abbastanza chiara da sostenere un album intero senza disperdersi. In uscita il 18 aprile 2026 alle ore 22.30, “Stormy Tales” nasce dal passaggio dei Defector da duo a band, ma al di là della crescita interna, rende evidente una ricerca di identità, di estetica e di compattezza musicale che qui trova una forma ben definita. È il lavoro con cui il gruppo esce dall’ipotesi e chiarisce la propria fisionomia artistica.

    Cantato in inglese, lingua che più aderisce alla voce e all’attitude del frontman Stefano Masuelli, “Stormy Tales” parte da esperienze private ma le allarga a un presente fatto di instabilità, rapporti che si incrinano e timori sempre più concreti. Le canzoni assumono così la forma di quei “racconti tempestosi” che danno il titolo al disco: storie brevi, ciascuna con un proprio taglio, ma attraversate dalla stessa aria inquieta. Dentro l’album entrano la pandemia, le guerre, la crisi climatica, la difficoltà di insegnare e soprattutto di ascoltare, i rapporti che si consumano, la sensazione sempre più diffusa che il mondo si sia fatto meno stabile, meno comprensibile, meno affidabile. I Defector prendono questa incertezza contemporanea che entra nelle vite e le modifica, e la fanno agire nei testi, la fanno ricadere sui corpi, sul quotidiano, sui legami affettivi.

    Per la band piemontese, “Stormy Teals” è insieme un inizio, una ribellione al senso di sconfitta e un tentativo di mettere in musica ansie e paure senza aggirarle, attribuendo un significato anche alle pagine più dure e complesse dell’esistenza. Il messaggio principale del concept è quello di non arrendersi all’appiattimento della routine, di non cedere alla bruttezza del mondo, di continuare a cercare ciò che merita di essere difeso, compreso il pianeta su cui viviamo.

    I Defector si affidano al rock, scegliendolo come spazio ancora utile per dire qualcosa di serio sul presente, sulle sue incertezze, sui suoi conflitti civili, sulle sue contraddizioni.

    Non è un caso che il brano da cui tutto comincia sia “Life In Lockdown”, la canzone che ha dato origine al progetto. Il lockdown non compare come un capitolo ormai chiuso, ma come un’esperienza ancora vicina, ancora capace di lasciare traccia sull’oggi e sul domani. La mascherina, la bocca chiusa, i luoghi di sempre diventati improvvisamente estranei, l’amore costretto alla distanza, le piazze vuote, il notiziario continuo, l’idea di un futuro sempre più esitante: tutto in questo brano fa percepire una vita messa in pausa, in cui il tempo passa ma non porta da nessuna parte. Quando il testo insiste su «tomorrow’s just a bet» («domani è solo una scommessa»), esula dalla descrizione del clima di quei mesi per chiamare in causa la percezione che nulla sia davvero garantito, che l’ordinario possa rompersi in qualsiasi momento, che perfino toccarsi possa smettere di essere naturale.

    Da quel nucleo iniziale, il disco, scritto e prodotto da Biagio Concu e Stefano Masuelli, si apre e si sposta su altri fronti dell’attualità. “Please Sit Down”, raccontata dal punto di vista di un docente, entra nel rapporto sempre più insidioso tra insegnanti e studenti senza cadere né nel moralismo né nella caricatura generazionale. C’è la stanchezza concreta delle giornate che partono male, c’è il rumore che copre le parole, c’è la frustrazione di chi sente di avere un compito importante ma di non riuscire più a esercitarlo fino in fondo. Eppure, nonostante la disillusione, il brano tiene viva anche un’altra possibilità: quella di un patto ancora pensabile tra generazioni, quella di una conoscenza che possa restare strumento di libertà, quella di una scuola che non rinunci del tutto al proprio compito. Il verso «Knowledge is the way to freedom», («La conoscenza è la via per la libertà») rappresenta perfettamente l’idea che la scuola possa ancora avere un valore prezioso se non rinuncia alla propria funzione più alta.

    “White Magic”, che a una lettura superficiale potrebbe sembrare l’episodio più lieve dell’album, è in realtà uno dei brani più profondi, perché affronta la questione ambientale partendo da un’immagine: una passeggiata nel parco con il cane, la neve che comincia a cadere, la realtà che improvvisamente cambia aspetto. Il brano prende avvio così, ma ciò che segue va molto oltre. La neve diventa un richiamo, la lingua antica della natura, l’esperienza quasi rituale e l’occasione di contatto con qualcosa che precede e supera il nostro tempo. Poi però il testo si sposta, e in quel passaggio entra la crisi climatica: il marzo troppo caldo, l’aria che sembra avere la febbre, il fiume che si asciuga, la domanda su quando si rivedrà la neve iniziale.

    Ma “Stormy Tales” non guarda solo fuori. Una parte importante della sua struttura arriva da come affronta i rapporti affettivi, senza idealizzarli e senza ridurli a un repertorio di frasi già sentite. “The Real You” mette in musica il momento in cui la persona che si pensava di conoscere si mostra per quella che è davvero, e da lì in poi tutto cambia. L’amore non è più riparo, non è più confidenza, non è più promessa: diventa qualcosa da cui prendere le distanze, qualcosa che obbliga a voltarsi, a dubitare, a difendersi. Il brano accompagna questa scoperta con freddezza crescente, fino a trasformare una figura familiare in una presenza da cui sottrarsi.

    Con “I’m In Love”, invece, i Defector scelgono una strada meno frequente e per questo più interessante: prendono di mira il linguaggio stereotipato di molta canzone d’amore, le sue formule automatiche e già confezionate, il suo eterno lessico di comodo. Il brano ironizza, ma non in modo leggero o gratuito. Non ride dell’amore, ride del modo in cui spesso lo si semplifica, lo si svuota, lo si riduce a esposizione social. Quando il testo mette in fila frasi celebri e ne mostra l’inconsistenza, quando insiste sul fatto che «nothing’s forever» («niente è per sempre») e che l’amore non può essere ridotto a uno schema elementare, il gruppo rifiuta la banalizzazione del sentimento e preferisce la contraddizione, l’ambiguità, la complessità di ciò che non si lascia liquidare con una rima facile.

    Anche “Foul Play” si muove dentro questa zona, ma lo fa da una prospettiva differente. Qui la follia rappresenta la risposta estrema ai piccoli conflitti quotidiani, alle gelosie, ai rapporti guastati, al “gioco sporco” evocato dal titolo, che riguarda tanto le relazioni quanto una parte del clima sociale in cui siamo immersi. Il brano combina disillusione, fine dell’innocenza giovanile e desiderio di liberazione, fino a consegnare alla pioggia la funzione catartica di lavare, portare via, aprire la possibilità di una ripartenza anche a costo della solitudine. In quel «I don’t mind at all if I can be myself» («Non mi dispiace affatto poter essere me stesso») c’è già l’accezione dell’intero pezzo: meglio restare soli che continuare a vivere dentro una deformazione di sé.

    Infine “Simulate”, nato da un incubo, chiude il perimetro del disco con una scena che ha qualcosa del thriller psicologico: la strada, la pioggia, i fari che saltano, i freni che cedono, un volto che appare nello specchietto, il rischio di morire, la necessità di attraversare comunque ciò che fa paura. È una canzone in cui il pericolo si sente in modo fisico, quasi filmico, ma non resta mai pura scena. Sotto c’è il tema della sopravvivenza, del passaggio di qualcosa che poteva distruggere e invece viene superato. «I made it through» («Ce l’ho fatta») torna allora come il punto a cui tutto tende: uscire vivi da certe relazioni, da certe immagini, da certe notti, è già un’enorme vittoria.

    Quello che rende “Stormy Tales” un disco da osservare con attenzione, però, non è solo l’elenco dei temi che affronta, ma il modo in cui questi temi vengono disposti, collegati, fatti risuonare, echeggiare, l’uno nell’altro. La pandemia non resta confinata al suo tempo, la scuola non è un argomento laterale, la crisi climatica non entra come nota di colore o cornice sociale, l’amore non è materiale di repertorio obbligato: tutto finisce dentro lo stesso insieme di domande su come si possa restare svegli, sensibili, vigili, dentro un’epoca che sembra invece volerci rendere assuefatti. In questo senso il titolo del disco è ancora più chiaro: questi sono “racconti tempestosi” non perché inseguano l’enfasi, ma perché nascono da un tempo in cui l’instabilità è diventata condizione diffusa.

    La release dell’album sarà accompagnata da un momento che aggiunge al progetto la dimensione live: il release party in programma il 18 aprile 2026 all’Auditorium “Paradiso” di Grugliasco (TO), in Viale B. Radich 4, con inizio alle 21:00. Alle 22:30, durante il concerto, “Stormy Tales” verrà pubblicato sulle piattaforme digitali, facendo coincidere l’uscita del disco con il suo primo battesimo dal vivo. È una scelta che racconta bene la natura dei Defector: una band che non affida il proprio debutto a una mezzanotte impersonale, ma decide di farlo nascere davanti a un pubblico, nel contesto della performance.

    Sono già online, inoltre, i videoclip ufficiali dei tre singoli “Life In Lockdown”, “White Magic” e “Please Sit Down”, tutti inclusi nell’album, mentre altri videoclip verranno realizzati dopo la release, a conferma della volontà del gruppo di proseguire questo primo capitolo anche sul piano visivo. I video sono firmati da Angelo Parisi e Carlo Peluso per la regia, con video making di Angelo Parisi, Giulia Ramazzina e Marco Vernetto.

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Stormy Tales” – Tracklist:

    1. Foul Play
    2. Life In Lockdown
    3. Please Sit Down
    4. White Magic
    5. The Real You
    6. I’m In Love
    7. Simulate

    “Stormy Tales” – Track by Track:

    “Foul Play” apre il disco chiarendo subito che il conflitto non è un dettaglio marginale, ma una costante del racconto. Il “gioco sporco” del titolo riguarda le relazioni avvelenate, le gelosie, i piccoli attriti quotidiani, ma anche una disonestà più ampia che finisce per corrodere fiducia e innocenza. La follia emerge come reazione estrema al soffocamento, mentre la pioggia diventa possibilità di liberazione, tentativo di lavare via ciò che opprime, anche se questo significa mettere in conto la solitudine.

    “Life In Lockdown” è il brano da cui nasce il progetto Defector e resta una delle pagine più incisive del disco. È il racconto di un’umanità sospesa, cristallizzata, costretta a vivere in un mondo immobile in cui ci si può parlare ma non toccare, desiderare ma solo a distanza. Dentro il pezzo c’è la memoria concreta della pandemia, ma soprattutto ciò che quella esperienza ha lasciato: la consapevolezza che abbiamo dato la vita per scontata e che, da un certo momento in poi, il futuro ha smesso di sembrare garantito.

    “Please Sit Down” porta l’album nelle aule scolastiche e guarda alla distanza crescente tra insegnanti e studenti dal punto di vista di chi prova, ogni giorno, a tenere in piedi un’idea di educazione. Ne esce un brano amaro, attraversato da scoraggiamento e caos, ma non del tutto privo di fiducia. Sotto la stanchezza resta la speranza di un incontro possibile tra generazioni e la convinzione che la conoscenza possa ancora orientare.

    “White Magic” parte da un episodio personale e lo lascia crescere fino a trasformarlo in qualcosa di molto più ampio. La neve che cade durante una passeggiata nel parco non è soltanto neve: diventa mistero, richiamo, contatto con una dimensione più antica della nostra. Ma il brano non resta lì. Quando l’inverno finisce troppo presto e il marzo è troppo caldo, il testo lascia entrare il cambiamento climatico e il senso di perdita che lo accompagna. È una canzone sulla meraviglia, ma anche sulla sua precarietà.

    “The Real You” affronta il momento in cui l’illusione affettiva si rompe. La persona che sembrava familiare si rivela altra, estranea, persino minacciosa, e il brano segue con precisione questa presa d’atto dolorosa. Non c’è compiacimento melodrammatico, ma il disagio concreto di una festa in cui ci si sente soli, il vino, la nausea, il desiderio di andarsene, la scoperta che a volte il vero volto dell’altro arriva quando la distanza è già inevitabile.

    “I’m In Love” è la traccia più ironica del lavoro, ma anche una delle più taglienti. Prende di mira i cliché della canzone d’amore, le frasi immortali, le promesse da juke-box, e ne mostra il lato più fragile e convenzionale. Il punto non è negare l’amore, ma rifiutare la sua riduzione a schema, a formula. Per i Defector è una materia troppo contraddittoria, troppo seria, troppo sfuggente per essere consegnata a cliché sentimentali.

    “Simulate” chiude il disco con un incubo che prende la forma di un racconto notturno: la guida sotto la pioggia, i segnali ignorati, i fari che saltano, il volto dell’altra persona che ricompare nello specchietto, il rischio di schiantarsi. È il brano in cui la paura si fa più densa e concreta, ma anche quello in cui emerge con più nettezza l’idea del superamento: attraversare tutto questo, arrivare dall’altra parte, poter dire “I made it through”.

    Per i Defector, “Stormy Tales” non è quindi un esordio nel senso più classico del termine. È il primo passo discografico di una band che ha deciso di prendere sul serio la propria forma e di dirlo con un concept capace di legare vissuto personale, osservazione del presente e scrittura rock in un insieme coerente, riconoscibile, già maturo abbastanza da chiedere attenzione vera. In una scena musicale in cui molte uscite si assomigliano più di quanto dovrebbero, i Defector consegnano un disco che ha una direzione precisa e la mantiene. Fino all’ultima traccia.

  • Disponibile da oggi “Hammond Organ Complete | Edizione Italiana”: la guida definitiva per entrare nel mondo di questo leggendario strumento.

    Dal 10 aprile 2026 è ufficialmente disponibile in Italia Hammond Organ Complete | Edizione Italiana, il volume firmato da Dave Limina e tradotto in italiano da Giorgio Barozzi, pubblicato da Volontè & Co. Un’uscita attesa da tastieristi, studenti e appassionati che desiderano approfondire uno degli strumenti più iconici della storia della musica moderna.
    Il libro si presenta come un percorso didattico completo e progressivo, pensato per accompagnare il musicista dalla scoperta iniziale fino a una padronanza consapevole dello strumento. Non si tratta soltanto di un manuale tecnico, ma di una vera immersione nel linguaggio espressivo dell’organo Hammond e degli strumenti a drawbar, con un approccio che unisce pratica, ascolto e consapevolezza timbrica.
    Dalla scoperta personale a un metodo strutturato
    Alla base del volume c’è l’esperienza diretta di Limina, che racconta il suo primo incontro con l’Hammond durante gli anni scolastici: un impatto sonoro potente e quasi misterioso, capace di suscitare curiosità e stupore. Da quella scintilla nasce un percorso che lo porterà a esplorare in profondità lo strumento, fino a sviluppare un metodo didattico consolidato in oltre vent’anni di insegnamento al Berklee College of Music.
    Il libro riflette proprio questo approccio: guidare il musicista passo dopo passo, affrontando inizialmente le basi – dalla comprensione dei manuali e dei drawbar fino al controllo del pedale di espressione – per poi sviluppare tecnica, coordinazione e sensibilità musicale.
    Un viaggio tra storia, tecnica e stile
    Uno degli aspetti più interessanti del volume è la contestualizzazione storica dello strumento. Limina ripercorre l’evoluzione dell’Hammond, dalla sua centralità nei club tra gli anni ’60 e ’70 fino al temporaneo declino negli anni ’80, segnato dall’avvento di sintetizzatori come il Yamaha DX7. Una parabola che oggi si è completamente ribaltata: mentre molte tecnologie dell’epoca sono diventate obsolete, l’Hammond vive una nuova stagione di popolarità.
    Dai grandi maestri alle applicazioni contemporanee
    Il percorso didattico è arricchito da riferimenti ai grandi protagonisti dello strumento, come Jimmy Smith, Dr. Lonnie Smith (Groove Holmes), Jimmy McGriff e Jon Lord, che hanno contribuito a definire il linguaggio dell’Hammond in diversi contesti stilistici.
    Allo stesso tempo, il libro guarda al presente, sottolineando quanto oggi la competenza sull’organo Hammond sia ancora molto richiesta nell’industria musicale, sia in studio che dal vivo. Dalla semplice parte di accompagnamento fino alla gestione completa di un organ trio, le possibilità espressive restano vastissime.
    Una struttura chiara e contenuti multimediali
    L’opera è suddivisa in tre sezioni principali:
    • una prima parte introduttiva dedicata alla conoscenza dello strumento;
    • una seconda focalizzata su esercizi tecnici e controllo dei parametri sonori;
    • una terza che propone brani in diversi stili contemporanei.
    A completare il tutto, esempi audio che includono sia dimostrazioni complete sia basi senza organo, pensate per lo studio attivo e l’applicazione pratica.
    Tradizione e innovazione
    Pur concentrandosi sulle tecniche classiche, il volume non ignora l’evoluzione tecnologica: vengono citati anche i moderni organi digitali sviluppati da aziende come Hammond Suzuki e Clavia (Nord), che hanno contribuito a rendere l’esperienza Hammond più accessibile e versatile, mantenendo intatto il carattere sonoro originale.
    Specifiche tecniche
    • Titolo: Hammond Organ Complete | Edizione Italiana
    • Autore: Dave Limina
    • Traduzione: Giorgio Barozzi
    • Editore: Volontè & Co.
    • Lingua: Italiano
    • Pagine: 132
    • Formato: libro con audio online
    • ISBN: 9788863889680
  • Jazz ma non solo: musica dal vivo all’Euphoria di Sesto San Giovanni (Mi) da giovedì 23 aprile,  si parte con il concerto di Letizia Onorati e del trio di Paolo Di Sabatino


    Al via la rassegna Euphoria live music collection nel ristorante che ospiterà jazzisti di primo piano del panorama italiano, artisti di fama internazionale, esponenti della nuova scena cantautorale e set acustici

    MILANO – Si chiama Euphoria live music collection il nuovo ciclo di concerti organizzati dal ristorante Euphoria di Sesto San Giovanni, in via Gian Carlo Clerici 342, a due passi dal quartiere milanese di Bicocca. La rassegna, che ospiterà gruppi jazz di primo piano del panorama italiano, artisti di fama internazionale, esponenti della nuova scena cantautorale, live acustici ma non solo, prenderà il via giovedì 23 aprile: il compito di inaugurarla è stato affidato alla cantante Letizia Onorati, tra le voci più interessanti della sua generazione, e al trio del pianista e compositore Paolo Di Sabatino (con Simone Sulpizio al basso e Glauco Di Sabatino alla batteria), formazione di punta del jazz tricolore. Tre le modalità di accesso per assistere al primo live della stagione (in programma alle ore 21): solo concerto (20 euro), concerto + drink (30 euro) e concerto + cena (40 euro).

    Nel locale di Sesto San Giovanni, i quattro musicisti presenteranno Americas, progetto discografico uscito nel 2024 per l’etichetta Azzurra Music e lodato dalla critica: in questo lavoro, Letizia interpreta alcuni brani della tradizione brasiliana, argentina e cubana  (tra cui Libertango, Corcovado, Alfonsina y el mar e Mas Que Nada) – riarrangiati con maestria da Paolo Di Sabatino – che hanno come filo conduttore il ritmo, la melodia e il pathos: «Americas è un viaggio di esplorazione, celebrazione e vero amore per una terra lontana che trova la sua bellezza e la sua forza più potente nella musica – afferma la vocalist – linfa vitale di una cultura di condivisione tra colori diversi ed emozioni che entrano profondamente nell’anima di chi le si avvicina».

    Classe 1992, Letizia Onorati è una cantante, autrice e compositrice jazz leccese, ma milanese d’adozione, con quattro album all’attivo: Black Shop (2016), Notes and Words (2018), Con I Miei Occhi feat. Fabio Concato (2021) e, appunto, Americas. Tra le tante collaborazioni maturate finora spiccano quelle con i jazzisti Flavio Boltro, Javier Girotto, Max Ionata, Luca Bulgarelli, Andrea Rea e Lorenzo Tucci e con gli attori Alessandro Preziosi e Michele Placido.

    Pianista, compositore e arrangiatore, Paolo Di Sabatino è uno dei più stimati jazzisti italiani e ha pubblicato oltre 30 dischi come leader. Nel corso della sua brillante carriera ha condiviso palchi, progetti ed esperienze con musicisti del calibro di Paolo Fresu, Enrico Rava, Lee Konitz, Bob Mintzer e Billy Cobham e ha collaborato con artisti quali Michele Placido, Arnoldo Foà, Alessandro Haber, Ugo Pagliai, Paola Gassman e Sergio Rubini, solo per citarne alcuni.
  • “Dai dai dai” è il nuovo singolo di Gemini

    Da venerdì 10 aprile 2026 è in rotazione radiofonica “DAI DAI DAI” (FDAM), il nuovo singolo di GEMINI, estratto dal disco “UNIVERSI”, già disponibile dal 21 novembre 2025 su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato fisico.

    “Dai dai dai” è un brano dalle sonorità intime e cantautorali che racconta la fragilità dei rapporti umani, muovendosi su quella sottile linea tra il lasciarsi andare e il trovare la forza di andare avanti. Il testo, diretto ed emotivo, incontra un’interpretazione intensa che restituisce la vulnerabilità dell’amore, sospeso tra cuore e ragione.  La canzone racconta l’incontro con qualcuno capace di mettere in discussione certezze e difese. Tra consapevolezza dei propri limiti e desiderio di cambiamento, si muove sul filo tra abbandono e crescita. Al centro, una sensazione condivisa: capire il valore di una persona quando si rischia di perderla.

    «‘Dai dai dai’ è nata con l’idea precisa di portare dentro Universi un brano con un’anima più cantautorale, quasi un omaggio alla tradizione dei cantautori italiani che mi hanno formato. Volevo una canzone che mettesse al centro le parole e le emozioni nude, senza filtri. È un pezzo che parla di quei rapporti da cui sai che dovresti scappare ma in cui, in fondo, continui a restare perché l’amore non è mai logico. È una canzone nata dalla penna di Giordano Spagnol e fin da subito abbiamo cercato di mettere al centro l’emozione e la verità del testo. Interessava raccontare proprio quella zona grigia tra il lasciarsi andare e il trovare la forza di resistere. È una delle canzoni più intime del disco, forse quella in cui mi sono messo più a nudo», dichiara Gemini.

    Il videoclip ufficiale di “Dai dai dai”, diretto da Fabio Viti e Serena D’Andrea, è ambientato sul lungomare di Sabaudia, tra le luci del tramonto. Protagonista Natalia Stracqualursi, 21 anni, sassofonista classica formata al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Il videoclip racconta la storia di un incontro: Gemini e Natalia camminano sulla spiaggia, vicini ma senza mai incrociarsi, fino a quando si trovano e condividono la musica, mentre il sole tramonta all’orizzonte. Natalia è vestita di bianco, Gemini di nero: una contrapposizione visiva che sottolinea il senso di ricerca e attrazione reciproca. L’atmosfera restituisce la poesia dell’attesa e dell’incontro, come se due percorsi separati fossero destinati a incrociarsi. Il video riflette il messaggio del brano, trasformando la musica in un filo invisibile che unisce i due protagonisti, sospesi tra distanza e condivisione, nel tempo rarefatto del tramonto.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=yxS09AH1PlA

     

     

    Con l’album “UNIVERSI”, Gemini raccoglie tutto il suo percorso: un mosaico di esperienze, collaborazioni e ricerca personale che lo confermano come una delle voci contemporanee più sincere e visionarie della nuova scena cantautorale italiana. Il disco è un viaggio attraverso l’amore in tutte le sue forme: quello che arriva all’improvviso e può cambiare la vita, quello che fa correre più veloce di ogni limite, quello che sa di mare, di sogni e di vertigini. Ogni canzone è una fotografia diversa dello stesso sentimento, capace di accendere ricordi e nuove speranze. Dalla leggerezza di un “Ti vengo a prendere” fino alla profondità degli “Universi” che si incontrano, il disco intreccia intimità e immaginazione, realtà e sogno. È un racconto sincero, profondo, che lascia spazio a chi ascolta di ritrovarsi dentro ogni parola e ogni melodia.

    Spiega il cantautore a proposito del disco: “Ho scritto queste canzoni insieme alla mia squadra di lavoro nei momenti in cui avevo bisogno di dare un nome a ciò che sentivo. Parlano d’amore, ma non solo come emozione romantica: l’amore che salva, che ferisce, che ti fa crescere e che a volte ti spinge a guardare oltre il cielo. Questo album è il mio modo di mettere ordine tra i ricordi, le paure e i sogni, e trasformarli in musica. Non cerco risposte, ma connessioni: se anche solo una persona si riconoscerà in queste parole, allora avrò raggiunto il senso di tutto”.

     

    Biografia

    Gemini è un cantautore italiano capace di coniugare la profondità della scrittura d’autore con sonorità contemporanee, dando vita a canzoni autentiche che raccontano emozioni quotidiane, sogni e fragilità. La sua cifra stilistica si distingue per intensità narrativa, originalità melodica e una forte attitudine da performer.

    Debutta nel 2013 con l’EP Fuori di testa, prodotto da Ettore Diliberto in collaborazione con Alberto Radius, scalando le classifiche Mondadori e Sorrisi & Canzoni. L’anno seguente pubblica Chissà che sarà, registrato nei leggendari Abbey Road Studios di Londra sotto la supervisione di Simon Gibson (già al fianco di Beatles, U2, Paul McCartney).

    Nel 2017, il brano vince il primo contest nazionale organizzato dalla rivista britannica Classic Rock, distinguendosi tra centinaia di proposte italiane.

    Nel corso degli anni si esibisce in prestigiose rassegne come Emilia Live e La Notte delle Chitarre, condividendo il palco con grandi nomi della musica italiana. Collabora con artisti del calibro di Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Rocchetti (Vasco Rossi) e molti altri.

    Nel 2019 pubblica La superficie, entrato nella classifica Indie Music Like e accompagnato da un videoclip con Ricky Memphis. Nello stesso anno esce La mia canzone, con la partecipazione straordinaria di Alessandro Haber nel videoclip.

    Il 2021 lo vede in apertura ai concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, oltre a un live in collaborazione con l’attore Leonardo Bocci. Pubblica il singolo Come si fa, presentato alla Milano Music Week, e partecipa a programmi televisivi su Rai 1 (The Band con Carlo Conti), Canale 9 (Don’t Forget The Lyrics) e Rai 2 (Viva il Videobox di Fiorello).

    Nel 2022 vince il Premio Mia Martini nella categoria Emergenti con il brano Sapore d’estate. L’anno successivo partecipa al Premio Ravera e pubblica La volta buona, presentato in diretta su Rai 1 nel programma di Caterina Balivo.

    Nel 2024 si aggiudica il Vertical Music Award a Casa Sanremo per il videoclip di La volta buona. Ad aprile pubblica Questo strano viaggio, prodotto da Danilo Cherni e Maurizio Perfetto, musicisti storici di Antonello Venditti. A giugno rende omaggio a Rino Gaetano con una personale rivisitazione di Mio fratello è figlio unico, seguita a novembre da una versione moderna dell’Inno d’Italia, girata in Piazza del Campidoglio con il coro Le Dolci Note.

    Nel 2025 è protagonista del programma Bellissima Italia su Rai 2 e ospite nei format Sogni di gloria (Rai Radio 2), Videobox e Vertical Music durante il Festival di Sanremo.

    È ospite al Festival dello Spettacolo a Milano organizzato da TV Sorrisi e Canzoni e presenta il brano “Corri”. Il nuovo album “Universi” è disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 21/11/2025 e il singolo che dà il nome all’album è in classifica italiana indipendenti e in distribuzione video su tutte le Tv nazionali. È protagonista a Sanremo 2026 con varie esibizioni e interviste riguardanti l’album (Casa Sanremo, Sorrisi e Canzoni, Sanremo Exclusive, Track Radio, MEI).

    Dopo “Ti vengo a prendere”, “Corri”, “Universi” e “A mio agio con te”, “Dai dai dai” è il nuovo singolo di Gemini disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 novembre 2025 e in rotazione radiofonica da venerdì 10 aprile.

     

    Facebook | Instagram | TikTok | Spotify | YouTube VEVO


  • “E’ una bomba” il nuovo singolo di AlCe

    Da venerdì 10 dicembre 2026 è disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “E’ una bomba” il nuovo singolo di AlCe.

    “È una bomba” è un brano che supera i confini sonori, partendo da un nucleo intimo e narrativo per aprirsi a una ricerca musicale originale. Ritmi latineggianti, sfumature rock e accenti fusion e soul confluiscono in un pop d’autore dal respiro internazionale. Il pezzo non si limita ad essere una denuncia contro la guerra — tema purtroppo sempre attuale — ma nasce dall’esigenza di comprendere ciò che ci divide: differenze culturali e identitarie che, invece di diventare occasione di incontro, troppo spesso si trasformano in motivo di conflitto. È un invito a cambiare prospettiva, a osservare la realtà da un’altra angolazione.

    A questo si intreccia una riflessione sulla frenesia della ricchezza e sulla paura di non avere mai abbastanza, che ci rende, spesso inconsapevolmente, complici di meccanismi finanziari distruttivi, come gli investimenti nel mercato delle armi. Come ricordava Fabrizio De André: “Pensi di essere assolto, e invece sei coinvolto.” Non esistono sconti sulle nostre responsabilità, ma esiste la possibilità di prenderne coscienza. Ed è proprio da lì che può nascere un cambiamento reale. Perché non tutto è perduto, e non tutte le bombe cadranno — se lo vorremo davvero.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Da bambino ascoltavo Enola Gay e mi faceva strano: un testo sul bombardiere di Hiroshima, con una base così piacevole ed incalzante. Preparando questo brano, mi sono tornati in mente quei momenti, il piacere di una bella canzone unito allo stupore per quella storia drammatica nel titolo. Eppure, le contraddizioni spesso si avvicinano, lasciando spazio a nuove possibilità. Sperando che tutto possa contribuire a portare pace in se stessi e nel mondo”.

    Il videoclip di “È una bomba”, diretto da Piero Pellicanò e realizzato negli studi del laboratorio Pellicano, intreccia la paura della guerra con il bisogno di comprenderla. Tra figure inquietanti e un flusso incessante di denaro, emerge una riflessione sulla sete di potere e sulle responsabilità collettive. Il video suggerisce uno scenario critico, ma apre anche a una possibilità di cambiamento, richiamando modelli di controllo come l’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Non tutte le idee emergono in modo esplicito, ma delineano la visione che attraversa il progetto.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=K7AVskWqS40

     

    Biografia

    Per un lungo periodo, la sua creatività è rimasta un’esigenza custodita, un modo intimo di osservare il mondo da angolazioni diverse. Solo da circa dieci anni ha scelto di condividere con il pubblico i suoi testi letterari e le sue canzoni, brani che erano già pronti da tempo, ma per i quali non si sentiva ancora pronto all’esposizione.

    La musica è un linguaggio appreso fin dall’adolescenza, iniziando con la chitarra a quindici anni in una scuola privata e, successivamente, aggiungendo la tastiera. Questa passione si traduce in un ascolto eclettico, che spazia dalla musica classica al pop, dal folk all’etnica, convinto che un brano apprezzato sia capace di superare ogni categorizzazione di genere.

    Tra i titoli che meglio rappresentano questo percorso si ricordano: Tisana, David Livingstone, Un fiume di rose, Come Charlot e Robot.

    Dietro la realizzazione di ogni brano c’è un sodalizio artistico consolidato. L’uomo della “stanza dei bottoni” e non solo, è Piero Pellicanò, che cura gli arrangiamenti, la produzione video-musicale e la grafica presso il suo studio, il “Pellicano laboratorio musicale”.

    Nella sua produzione, che si inserisce nel solco del cantautorato con sonorità d’eco internazionale, le liriche si concentrano spesso su temi profondi come l’esistenzialismo, l’ecologia e la crescita personale. AlCe è insegnante di Hatha Yoga e si dedica attivamente all’ambientalismo. Ed è proprio per questa natura introspettiva che il suo lavoro trova un ascolto particolarmente attento in un pubblico più maturo, sensibile a queste riflessioni.

    Nei suoi brani intreccia intimità e temi d’attualità, offrendo uno sguardo sensibile sulle sfide ecologiche ed esistenziali: la difesa del nostro pianeta si fonde con la cura di sé, in un equilibrio tra impegno ambientale e crescita interiore.

    L’obiettivo è diffondere questo progetto a un pubblico più ampio, valorizzandone il messaggio autentico e ispiratore per chi cerca musica che unisca consapevolezza ecologica, umana e spirituale.

    “E’ una bomba” il nuovo singolo di AlCe disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 10 aprile.

     

    Sito Web | Instagram | Facebook | YouTube | TikTok |Mastodon | Mirlo Space

  • Dal 7 al 28 aprile quattro appuntamenti con Il rito del jazz alla Cascina Cuccagna di Milano:  c’è anche Tosca, in esclusiva, con la prima presentazione del suo nuovo album


     
    I suoni sperimentali del trio Hibaku Jumoku, un omaggio a Miles Davis, l’Hot Jazz di Mauro Porro e Martino Pellegrini e l’evento speciale con Tosca, che presenterà il nuovo album Feminae: guida agli eventi organizzati nel mese di aprile presso il Cuccagna Jazz Club di Milano

    MILANO – Tre appuntamenti con la musica dal vivo e un evento speciale, in esclusiva per Milano, con una protagonista della scena musicale nazionale e internazionale, Tosca, che presenterà il suo nuovo album Feminae, in uscita il 24 aprile: è ricco e articolato il programma di aprile della rassegna Il rito del jazz, organizzata alla Cascina Cuccagna di Milano dall’associazione culturale Musicamorfosi, un posto a Milano e Cascina Cuccagna con il patrocinio del Municipio 4 del Comune di Milano. Invariata, come sempre, la formula: doppio set (alle ore 19.30 e 21.30) con ingresso libero (prenotazioni: tel. 025457785; email: info@unpostoamilano.it).
    Si parte martedì 7 aprile con il trio Hibaku Jumoku, band strumentale di recente formazione, al suo esordio con questo progetto ipnotico e sperimentale. I tre musicisti propongono un sound crossover che parte da groove graffianti e riff aggressivi ma che lascia spazio anche alla melodia e all’elettronica. Un’esperienza dal colore psycho-jazz ispirata dalle sonorità londinesi contemporanee con le fondamenta ben piantate nel punk (ma non solo). Il trio nasce da un’idea di Paolo Inserra, eclettico batterista piemontese (Baustelle, Uppertones, Giuliano Palma). Con lui si esibiranno Francesco Bucci al basso tuba e Antonio Gallucci al sax tenore. Una curiosità: il nome Hibaku Jumoku deriva da quello dell’unico albero sopravvissuto alla bomba atomica di Hiroshima. La band abbraccia il tema anti-atomico raccontando un’apocalisse contemporanea in cui musica e cultura sono elementi imprescindibili di reincanto, gioco e mutamento.
    La settimana successiva, martedì 14 aprile, spazio al trio composto da Michele Zanasi (chitarra), Federico Valdemarca (contrabbasso) e di nuovo Paolo Inserra (batteria), che con il progetto Three for Miles esploreranno l’universo creativo del secondo quintetto di Miles Davis, uno dei momenti più rivoluzionari della storia del jazz. Nel centenario della nascita del grande trombettista americano, il gruppo propone una rilettura attuale di quel repertorio: brani leggendari degli anni Sessanta che diventano terreno di dialogo, libertà e ascolto reciproco. Il trio costruisce un suono essenziale ma dinamico, dove la tradizione incontra una sensibilità moderna. Un omaggio rispettoso, ma soprattutto vivo.
    Si cambierà decisamente registro martedì 21 aprile quando sul palco del Cuccagna Jazz Club si esibirà la band guidata da Mauro Porro, tra i massimi custodi e interpreti dell’Hot Jazz degli anni Venti del secolo scorso, e Martino Pellegrini: l’MPs Quartet è una formazione di jazz classico, per così dire “da camera”, che esegue arrangiamenti inediti (ad opera dei suoi leader) del repertorio della canzone americana dagli anni Venti agli anni Cinquanta. I maggiori successi e le rarità discografiche di quell’epoca – d’oro – vengono rivisitati in chiave del tutto personale, mantenendo lo spirito e l’energia della tradizione Swing.
    Infine, come anticipato, martedì 28 aprile è in programma un evento davvero speciale tra musica e parole: intervistata da Peter Gomez, Tosca presenterà il nuovo album Feminae, disponibile in formato Cd e in vinile dal 24 aprile (dal 22 maggio anche in streaming su tutte le piattaforme digitali). Cantante e “ricercatrice musicale” da sempre affascinata dalle musiche del mondo, Premio Tenco  alla carriera nel 2025 per aver apportato un contributo significativo alla canzone d’autore mondiale, Tosca torna con un disco che parla di femminilità, intesa come simbolo di pace, accoglienza, nutrimento. Eclettica e versatile, ha collaborato con grandi artisti italiani e internazionali tra cui Ennio Morricone, Nicola Piovani, Chico Buarque, Marisa Monte, Ivano Fossati, Renzo Arbore, Lucio Dalla, Renato Zero e Ron, con il quale ha vinto il Festival di Sanremo nel 1996. Anche attrice, Tosca è una figura rara nel panorama italiano: le piace il recupero, scoprire e far scoprire mondi musicali lontani dal mainstream, così come le più recenti tendenze della canzone d’autore, italiana ed estera. Da sempre costruisce ponti fra la radice italiana e le musiche del mondo, intrecciando culture, creando nuove sonorità e adattando testi in altre lingue (e viceversa), grazie alla sua curiosità, al gusto per la contaminazione e alla capacità rara di restituire in musica questa continua esplorazione.
    Le modalità d’ingresso (gratuito) per partecipare alla presentazione del nuovo album di Tosca saranno indicate sul sito di Musicamorfosi (www.musicamorfosi.it) a partire dal prossimo 15 aprile.

    CUCCAGNA JAZZ CLUB – IL RITO DEL JAZZ
    Un posto a Milano, Cascina Cuccagna, via Cuccagna 2/4, Milano.
    Ingresso libero. Informazioni e prenotazioni: tel. 025457785; email: info@unpostoamilano.it

    I CONCERTI DI APRILE 2026
    Martedì 7 aprile, ore 19.30 e 21.30
    HIBAKU JUMOKU
    Paolo Inserra, batteria
    Francesco Bucci, basso tuba
    Antonio Gallucci, sax tenore

    Martedì 14 aprile, ore 19.30 e 21.30
    THREE FOR MILES
    Paolo Inserra, batteria
    Michele Zanasi, chitarra
    Federico Valdemarca, contrabbasso

    Martedì 21 aprile, ore 19.30 e 21.30
    MPs QUARTET
    Martino Pellegrini, violino
    Mauro L. Porro, pianoforte
    Yuri Biscaro, chitarra
    Marco Rottoli, contrabbasso

    Martedì 28 aprile, ore 19.30 e 21.30
    FEMINAE – Evento speciale
    Presentazione del nuovo album di Tosca, intervistata da Peter Gomez, e firmacopie
    Tosca, voce
    Giovanna Famulari, violoncello
    Massimo De Lorenzi, chitarra
    Luca Scorziello, batteria e percussioni
  • Gianmarco Ferri – Sweet and Lovely Da venerdì 3 aprile 2026, disponibile questo disco solo in formato digitale


    Pubblicato dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile soltanto sulle piattaforme digitali da venerdì 3 aprileSweet and Lovely è la nuova creatura discografica di un fulgido talento della chitarra jazz: Gianmarco Ferri. Insieme a lui, in questo album, due figure di spicco della scena jazzistica internazionale: il contrabbassista statunitense Doug Weiss e il batterista Luca Santaniello, molisano ma ormai statunitense d’adozione e d’azione.
    Sono otto i brani di cui consta la tracklist, quattro standard appartenenti all’immortale tradizione del jazz (These Foolish ThingsSweet and LovelyButch and Butch e I Hear a Rhapsody), mentre FriendsYou Missed The TurnNiño Laying It Down sono brani originali frutto della creatività compositiva di Ferri.
    Questo disco nasce dall’idea di (ri)leggere attraverso una propria personalità artistica alcuni standard con arrangiamenti brillanti, traendo ispirazione dalla classe cristallina e dalla sensibilità comunicativa di due giganti del jazz come Ahmad Jamal e Billy Bean. Il senso melodico è un elemento caratterizzante di “Sweet and Lovely”, oltre a una particolare attenzione per l’interplay e per la costruzione collettiva del sound che identifica questo trio.
    Dall’incontro di questi tre musicisti di valore inestimabile, emerge una perfetta sintesi improntata sull’eleganza, sull’autenticità espressiva e sulla capacità di fondere tradizione e modernità con naturalezza, maturità artistica e consapevolezza.
    Gianmarco Ferri entra così nelle pieghe del suo nuovo lavoro: «Questo mio trio nasce dall’idea di rileggere gli standard jazz con arrangiamenti freschi, dinamici e​ interattivi. Insieme a Doug Weiss al contrabbasso e Luca Santaniello alla batteria, prende forma un repertorio che alterna grandi classici a composizioni originali, radicate nella tradizione ma aperte a una sensibilità contemporanea. Al centro c’è il dialogo e l’ascolto reciproco, con grande attenzione all’interplay. Il suono si costruisce in modo collettivo, lasciando spazio all’improvvisazione e alla libertà espressiva. L’incontro tra esperienze e personalità diverse dà vita a una dimensione musicale profonda e raffinata. Ne emerge un trio compatto, capace di coniugare eleganza e intensità. Un progetto che punta all’essenzialità e all’autenticità del linguaggio jazz».
  • Happy Birthday, Monday Orchestra: grande festa per i vent’anni di attività della big band  con Fabrizio Bosso special guest domenica 26 aprile al Blue Note di Milano



    Sul palco del jazz club milanese, la formazione diretta da Luca Missiti festeggerà il ventesimo compleanno con un repertorio ideato per loccasione, eseguendo brani originali composti da alcuni musicisti dellorchestra. Il trombettista Fabrizio Bosso, nome di punta della scena italiana, sarà il solista ospite

    MILANO – Buon compleanno, Monday Orchestra: la big band fondata e diretta da Luca Missiti, una delle formazioni più interessanti della scena jazz italiana, festeggerà i ventanni di attività domenica 26 aprile al Blue Note di Milano, esibendosi insieme al trombettista Fabrizio Bosso, solista d’eccezione. Sono previsti due set: il primo alle ore 20.30 (ingresso 28-33 euro), il secondo alle ore 22.30 (ingresso 18-23 euro). Prevendita on line sul sito www.bluenote.com.
    La Monday eseguirà un repertorio ideato per l’occasione, formato da brani originali composti da alcuni membri dell’orchestra e arrangiati dal suo direttore, oltre a una manciata di pezzi scritti da musicisti che hanno collaborato con il collettivo milanese nel corso degli anni. Per questo giorno di festa la big band sarà al gran completo: oltre a Bosso e Missiti, sul palco del Blue Note ci saranno, infatti, Daniele Moretto, Alessandro Bottacchiari, Giancarlo Mariani, Pietro Squecco (trombe), Andrea Andreoli, Carlo Napolitano, Federico Cumar, Alessio Nava (tromboni), Giulio Visibelli, Andrea Ciceri, Tullio Ricci, Rudi Manzoli, Ubaldo Busco (sassofoni), Antonio Vivenzio (pianoforte), Marco Vaggi (contrabbasso) e Francesco Meles (batteria).
    Afferma Luca Missiti, che oltre a essere il direttore della Monday Orchestra è il coordinatore didattico dei Civici Corsi di Jazz di Milano, nonché docente di arrangiamento, composizione e musica d’insieme: «Siamo molto felici di tornare al Blue Note, proponendo per la prima volta un repertorio originale, basato interamente sulle composizioni di alcuni membri della nostra formazione (Visibelli, Andreoli, Ciceri, Ricci, Vivenzio e Bottacchiari), arrangiate da me. Siamo doppiamente felici di proporre questo repertorio in occasione della festa per i nostri ventanni e di avere, per unoccasione così importante, un solista incredibile come Fabrizio Bosso, con cui è sempre un piacere collaborare».
    Nata alla fine del 2006, la Monday Orchestra ha collaborato con jazzisti del calibro di Randy Brecker, Bob Mintzer, Mike Mainieri, Sarah McKenzie, Emanuele Cisi, Gianluigi Trovesi, Tullio De Piscopo, Daniele Scannapieco, Franco Ambrosetti, Pietro Tonolo e Maurizio Giammarco e ha pubblicato cinque album: l’ultimo, intitolato Un Poco Loco – The Music of Bud Powell (con la presenza degli special guest Fabrizio Bosso alla tromba e Rosario Giuliani al sax), è stato presentato la scorsa primavera proprio al Blue Note di Milano. «Tra i momenti più entusiasmanti dei nostri primi ventanni di attività – ricorda Luca Missiti – non posso non citare la partecipazione al Torino Jazz Festival nel 2015, quando presentammo il disco Monday Orchestra meets Randy Brecker” e suonammo davanti a 19.000 persone, condividendo il palco con lo stesso Brecker. Particolarmente significativa è stata anche lesibizione al bFlat Jazz Festival del 2012, a Milano, con due solisti meravigliosi quali Bob Mintzer e, ancora, Randy Brecker».