Con “Two Worlds Apart”, Martina Sergi inaugura una fase artistica più matura e consapevole, affidandosi alla produzione di Andy Mlesi e Giovanni Nicotera e alla distribuzione di Altafonte Italia. Il brano si inserisce nel filone indie pop contemporaneo, ma con una forte impronta personale, che privilegia introspezione, delicatezza sonora e autenticità narrativa.
Sebbene il suo profilo pubblico sia ancora in crescita nel circuito musicale – con una presenza digitale già consolidata e un pubblico in espansione – questo nuovo singolo rappresenta un passo deciso verso una definizione artistica più chiara.
La voce come strumento narrativo
Uno degli elementi distintivi di Martina Sergi è la sua voce, che si configura non solo come mezzo esecutivo, ma come vero e proprio strumento narrativo.
Nel panorama indie pop italiano, spesso caratterizzato da timbriche leggere e produzioni minimaliste, Sergi si distingue per:
Fragilità controllata: la sua emissione vocale conserva una naturale imperfezione che diventa cifra stilistica, aumentando il senso di verità emotiva.
Dinamica interpretativa: alterna sussurro e apertura melodica, costruendo tensione e rilascio emotivo.
Intimità comunicativa: la voce sembra rivolgersi direttamente all’ascoltatore, creando una dimensione quasi confessionale.
In “Two Worlds Apart”, questa attitudine emerge chiaramente: la voce non sovrasta la produzione, ma vi si intreccia con equilibrio, diventando il centro emotivo del brano.
Scrittura e immaginario: tra dualità e introspezione
Il titolo stesso, Two Worlds Apart, suggerisce una tematica universale: la distanza – emotiva, relazionale o identitaria.
Martina Sergi sviluppa questa dualità attraverso:
immagini semplici ma evocative
una scrittura lineare, priva di artifici retorici
un linguaggio emotivo immediato, tipico dell’indie contemporaneo
La sua narrazione non cerca l’effetto, ma la riconoscibilità emotiva, elemento chiave per il pubblico della scena alternativa.
Nel contesto italiano, l’indie pop degli ultimi anni ha visto emergere artiste capaci di fondere vulnerabilità e produzione elettronica essenziale. Martina Sergi si inserisce in questo solco, ma con alcune peculiarità:
una vocalità meno filtrata rispetto alla media del genere
un approccio più “organico” all’interpretazione
una forte connessione tra vissuto personale e resa artistica
Questo la colloca in una posizione interessante: non semplicemente interprete, ma voce narrante di un universo emotivo coerente.
La produzione di Andy Mlesi e Giovanni Nicotera accompagna e valorizza la dimensione vocale senza sovraccaricarla.
Le scelte sonore puntano su:
arrangiamenti essenziali
texture elettroniche leggere
spazi sonori che lasciano respirare la voce
Il risultato è un equilibrio tra contemporaneità e intimità, in linea con le migliori produzioni indie pop europee.
“Two Worlds Apart” rappresenta un punto di svolta per Martina Sergi: non solo un nuovo singolo, ma una dichiarazione di identità artistica.
La sua forza risiede nella capacità di trasformare la voce in racconto, rendendo ogni brano un’esperienza emotiva diretta e autentica. In un panorama spesso omologato, Sergi emerge per la sua sensibilità interpretativa e la sua coerenza narrativa, elementi che potrebbero consolidarla come una delle voci più interessanti dell’indie pop italiano emergente.
Dal 27 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “Before Sunrise”, il nuovo singolo di Laetus Astrey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio.
Con sonorità international pop, “Before Sunrise” dipinge il ritratto di un amore incontaminato. È il racconto di un legame che conserva l’innocenza dell’infanzia ma possiede la forza dei sentimenti più maturi: una presenza salvifica, in grado di modellare il carattere e far fiorire la versione migliore di chi ama.
Commenta l’artista a proposito del brano: “Before Sunrise è una canzone con una storia particolare. Come dico anche nel testo, metà l’ho scritta quando avevo 13 anni. Fin da subito l’ho vista come una canzone d’amore,soprattutto per il ritornello, ma non avevo ancora un’idea chiara su cosa costruirci intorno. Così la registrai sul telefono e mi promisi che l’avrei completata quando avrei trovato qualcuno a cui dedicarla.”
Il videoclip di “Before Sunrise”, rirato a Pescara sotto la regia di Tolomeo Di Prospero, ritrae l’artista immerso nella luce calda e naturale dell’alba. Una danza spontanea che, insieme a un lettering animato ed effetti visivi essenziali, accompagna ed esalta il racconto intimo e profondo del brano.
Il percorso musicale dell’artista affonda le radici in una solida formazione corale iniziata fin da bambino presso la Bottega Arts Musicalis sotto la guida del Maestro Alberto De Sanctis. Questa esperienza lo ha portato rapidamente a calcare palchi prestigiosi con le voci bianche di Pescara e San Vito Chietino, fino a collaborare con formazioni di rilievo come il coro Alma Vox e il coro del Teatro dell’Opera di Roma, confrontandosi con la profondità del repertorio sacro e l’energia del gospel.
Cresciuto con il mito di icone come Michael Jackson, Bruno Mars ed Ed Sheeran, ha saputo trasformare queste influenze in un’identità creativa autonoma. Durante l’adolescenza è passato dall’esecuzione alla creazione, approfondendo la composizione al pianoforte e formandosi come produttore autodidatta. Oggi domina l’intero processo di realizzazione dei suoi brani, curando personalmente l’uso delle DAW per gli arrangiamenti e la produzione sonora.
La maturità artistica si è consolidata attraverso la collaborazione con il produttore Franco Fraccastoro, insieme al quale ha dato vita a singoli dal respiro internazionale come “On Top Of The World”, “Bright Eyes” e l’ultima uscita “Before Sunrise”. La sua musica è un ecosistema senza barriere né censure, dove il pop incontra il funky e si apre a incursioni rap, trovando nella lingua inglese lo strumento ideale per comunicare in modo universale.
L’obiettivo dell’artista è trasformare le emozioni del momento in un linguaggio accessibile a tutti, senza distinzioni di età o genere. Attraverso le sue canzoni, punta a costruire un pubblico unito che possa rivedersi nei suoi testi e sentirsi accompagnato dal suo sound nella vita quotidiana, abbattendo i confini culturali in favore di un’espressione pura e libera da etichette fisse.
“Before sunrise” è il nuovo singolo di Laetus Astrey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio 2026 e in rotazione radiofonica dal 27 marzo.
Da venerdì 27 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Solamente tu” (Up Music), il primo singolo di Giuseppe Schettino.
“Solamente tu” è un brano introspettivo ed emotivo che nasce da un percorso personale fatto di sensazioni e riflessioni interiori più che da una narrazione esplicita. La canzone mette al centro il sentire: pensieri, ricordi e stati d’animo emergono con sincerità, costruendo un racconto intimo e diretto. Il sound è moderno, con un’impronta pop contemporanea che guarda alle produzioni attuali mantenendo però un tono autentico.
Spiega l’artista a proposito della release:“Questo brano nasce da un momento di profonda debolezza emotiva: è il mio modo di fermarmi, ascoltarmi e dare voce a emozioni che spesso restano in silenzio. Ho voluto trasformare ciò che sentivo dentro in un suono diretto e sincero, lasciando spazio a chi ascolta di riconoscersi e sentirsi meno solo”.
Biografia
Giuseppe Schettino ha intrapreso questo progetto artistico nell’ottobre del 2024. Ha iniziato a cantare da quando era solo un bambino, cantando nella sua camera e immaginando una grande platea.
Le sue più grandi reference musicali sono: Ariana Grande, Mariah Carey, Whitney Huston e Celine Dion. Queste artiste sono state per lui fonte di ispirazione e grandi insegnamenti per la sua vocalità.
Giuseppe ha studiato canto per svariati anni prima di interrompere il suo percorso per dedicarsi allo studio e al suo progetto artistico. Lui viene seguito da un team fantastico che lo sta aiutando a realizzare il suo più grande sogno.
Il target che lui cerca è sicuramente un pubblico che va dalla sua età in poi, ovvero 21 ma crede che chiunque possa immedesimarsi ascoltando il brano, a prescindere dall’età. Con la sua musica, Giuseppe Schettino vorrà raccontare qualsiasi tipo di sensazione si possa provare in qualunque circostanza e le emozioni che certe volte possono prendere il sopravvento, sentendosi sempre in difetto. L’obiettivo dell’artista è quello di arrivare all’animo di tutte le persone che ascolteranno la sua musica, creando così un legame tra essi e la musica stessa.
Non ha un tempo prestabilito per raggiungere quest’obiettivo, ma una cosa è certa: vuole raggiungerlo il prima possibile costi quel che costi!
“Solamente tu” è il singolo d’esordio di Giuseppe Schettino disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 27 marzo 2026.
Da venerdì 27 marzo 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato CD “NAUSEA” (Overdub Recordings), il nuovo album dei Tackat, che sarà presentato dal vivo lo stesso giorno con un release party al Covo Club di Bologna.
A trentasei anni dai primi passi nel sottosuolo (1990-2026), i Tackat – l’entità artistica precedentemente nota come Technogod – tornano con “Nausea”, un disco complesso e stratificato, figlio di una gestazione durata cinque anni. L’album è un riflesso della condizione umana contemporanea: iniziato prima della pandemia e terminato tra autocertificazioni e distanziamenti, si presenta come un caleidoscopio di sessanta minuti in cui i generi si rincorrono senza sosta.
Dalla drum and bass al punk, passando per il blues e l’elettronica più spinta, il nuovo lavoro discografico non segue un concept predefinito, ma è guidato da una precisa attitudine: la libertà totale. È un disco bilingue, in cui italiano e inglese si intrecciano per raccontare alienazione urbana, solitudine e quella saturazione da “overcultura” che dà il titolo all’album. I Tackat agiscono come spie del quotidiano, osservando un mondo che affoga nei contenuti fino a provare, appunto, nausea.
Spiega la band a proposito del disco:“Abbiamo vissuto trentasei anni sottoterra, un po’ zombie e un po’ spie del quotidiano, e questo disco è il risultato di questa lunga osservazione. Per finire ‘Nausea’ ci sono voluti cinque anni: lo abbiamo iniziato prima del Covid e lo abbiamo portato a termine muovendoci tra zone rosse e futili motivi, che per noi significano una cosa sola: fare musica.
In questo album abbiamo cambiato le carte in tavola continuamente. Non ci interessa seguire un filo logico o le regole del mercato che stroncano ogni sviluppo; ci interessa essere liberi artisticamente, con la consapevolezza di chi non ha nulla da perdere. Ogni pezzo è scritto come se fosse l’ultimo. In un mondo che ci sfinisce con un’immensità di contenuti inutili e ci porta all’assuefazione, la nostra ‘Nausea’ è l’unica risposta onesta possibile.”
“NAUSEA” TRACKLIST
Tagliati per il successo
Dansefloor
Younipol city
Pensiero Stipendio
Venus 3000
Daddy 2.0
Mzk 2day
La syndrome di Stoccolma a Milano
Od’d
Psyclope (unityindiversity)
Nuovo Punk
Il nuovo album dei Tackat sarà presentato live venerdì 27 marzo ore 21:30 al Covo Club di Bologna, in una serata speciale che segna il release party ufficiale di “Nausea”. Sul palco la band porterà dal vivo l’universo sonoro del disco, tra elettronica, punk ed esplorazioni sonore senza confini, in un concerto che promette di restituire tutta l’energia e la libertà espressiva del progetto. La serata vedrà inoltre la partecipazione dei Vegas On Bass. Biglietti in prevendita su DICE.
Biografia
Tack At, sta per “the artist commonly known as technogod”. Nel 1990 Technogod esordisce con l’EP “Cola Wars”, pubblicato dalla label inglese Nation Records, guidata da Aki Nawaz. Quest’ultimo dopo aver avuto un incubo ascoltando la band, decide di contattarli: un episodio che diventa quasi mitologico e che segna l’inizio di una relazione importante.
L’esordio colpisce subito la scena inglese e inserisce Technogod in quel contesto post–acid house che include realtà come Pop Will Eat Itself e Jesus Jones. Personaggi chiave come John Peel, Andy Weatherall e Dave Angel programmano il disco nelle loro trasmissioni radiofoniche e nei DJ set. Segue una breve tournée londinese.
Nel 1993 la band registra il primo album, “Hemo Glow Ball”, per Contempo Records (Firenze), con la coproduzione di Roli Mosimann, già noto per il lavoro con Young Gods e The The. Il disco fonde elettronica, rock e rap in una forma personale e non allineata, suscitando interesse in tutta Europa e portando la band in tournée come supporto ai Consolidated di San Francisco.
Negli anni successivi Technogod apre concerti per Meat Beat Manifesto in Francia e segue gli Young Gods nel tour italiano. Dopo il fallimento di Contempo e una serie di problemi legali, il progetto reagisce invece di fermarsi: nasce il collettivo Alieni della Lost Legion, attraverso cui vengono prodotti lavori più elettronici e ambient come Ohmega Tribe e B9D-Vine, pubblicati sia in Europa che negli Stati Uniti.
Parallelamente arrivano collaborazioni, remix e commissioni: Casino Royale, Bluvertigo, La Crus, Mau Mau, Young Gods, oltre a jingle pubblicitari per brand come Ceres e Volkswagen.
Nel 1996 esce “2000 Below Zero”, un album denso, complesso, saturo di idee e suoni. Pubblicato in Italia da Vox Pop / BMG, ottiene licenze per Francia, Germania, Austria e Svizzera. Seguono nuovi concerti e tournée, con band come Papa Brittle, Young Gods, Napalm Death e Asian Dub Foundation. Nel 1998, però, la band entra in una fase di pausa e rimodulazione, con l’uscita di alcuni membri fondatori.
Il progetto non scompare, rimane in sordina ma continua a mutare. Tra il 2001 e il 2002 y:dk realizza “Undo”, seguito da diversi side project: “>>” (2000), “Labiale” (2004) e “Ramsazzizz” (2008).
Nel 2009 Technogod torna con “Pain Trtn Ment (l’intrattenimento del dolore)”, un lavoro che mantiene vivo lo spirito ironico, sarcastico e rabbioso del progetto, miscelato a sonorità rock-funk ed elettroniche.
Il 2011 segna una trasformazione identitaria: con il quinto album “Whelm”, Technogod diventa Tack At. Un cambio di nome che non è una rottura ma una sintesi: the artist commonly known as Technogod.
Tack At è secco, tagliente, snello, agile.
Segue il mini-LP “Re)sound EP”, raccolta di remix e reinterpretazioni di brani da “Whelm”, con contributi di Bologna Violenta, Lorenzo Montanà (Tying Tiffany), His Clancyness, Stato Sociale e Perturbazione.
Nel 2017 Loz e y:dk collaborano con Jean Lux Boka e Fredbo (cofondatore originale dei Technogod) per “Dusting the Plants”, secondo album del progetto darkbeat Armoteque.
Dopo un lungo periodo di gestazione, influenzato dalle dissonanze della realtà contemporanea, nasce il nuovo disco “Nausea”, pubblicato da Overdub Recordings di prossima uscita.
Anticipato dal singolo “Younipol City”, “Nausea” è il nuovo album dei Tackat pubblicato da Overdub Recordings disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato cd da venerdì 27 marzo.
Da venerdì 27 marzo 2026 è in rotazione radiofonica “Mary Jane”, il nuovo singolo di Fuso & SuperGlam, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 marzo.
“Mary Jane” è un brano che racconta un amore capace di riportare a una dimensione quasi infantile, in cui ci si concede consapevolmente una forma di irresponsabilità emotiva. La canzone si muove tra nostalgia e memoria, trasformando i ricordi in un rifugio, ma allo stesso tempo segnando una frattura simbolica prima di guardare al futuro.
Spiega la band a proposito del brano:“L’infanzia è un tema ricorrente nelle nostre canzoni e Mary Jane riflette sul passato da figli di genitori separati. Abbiamo registrato il brano raggiungendo il DDR Studio di Prato, da Oscar (Leonardo Catani), insieme a Davide Gobello. La canzone è stata incisa in un solo, intenso pomeriggio: l’abbiamo portata a casa e siamo tornati sulla mitica Tuono, l’infallibile auto bianca portafortuna che, fin dagli inizi, accompagna i SuperGlam a suonare in giro per il mondo.”
Biografia
Fuso & SuperGlam è una band nata nel 2022 a Carrara, in Toscana, dall’incontro di un gruppo di amici, alcuni di lunga data e altri ritrovatisi nel tempo, uniti dal desiderio di dare vita a un progetto musicale autentico e diretto. Il gruppo prende forma come una classica rock band, ma con l’obiettivo di reinterpretare l’immaginario glam, punk e psichedelico degli anni Sessanta e Settanta attraverso un linguaggio sonoro contemporaneo, aggressivo e moderno.
Alla base del progetto c’è la visione di Pietro Fusani, affiancato dai SuperGlam: Riccardo Cimino, Matteo Coccoluto e Alessandro Massafra. La formazione vede Fusani (Fuso) alla voce e chitarra, Cimino (Riky) alla chitarra, Coccoluto (Cocco) alla batteria e Massafra (Max) al basso.
Il sound della band nasce dall’incontro tra grandi riferimenti della storia del rock e influenze più contemporanee. Tra le principali ispirazioni figurano artisti e gruppi come The Beatles, The Beach Boys, T. Rex, Frank Zappa, The Who e David Bowie, accanto a nomi più recenti come Weezer, Smash Mouth, Kanye West, Gorillaz e Daft Punk. Da questo dialogo tra epoche diverse prende forma una proposta sonora che unisce melodia, energia e sperimentazione.
Nei brani dei Fuso & SuperGlam convivono temi come amore, rabbia, ego e amicizia, raccontati con un’attitudine irriverente, autoironica e allo stesso tempo attraversata da una vena dolcemente malinconica. Le canzoni scorrono con intensità e immediatezza, cercando di restituire un’esperienza emotiva che parli a generazioni diverse, pur trovando una particolare risonanza tra il pubblico più giovane.
L’obiettivo della band è creare suggestioni visive e sonore capaci di trasportare l’ascoltatore in un’altra dimensione, costruendo un immaginario riconoscibile e immersivo.
“Mary Jane” è il nuovo singolo di Fuso & SuperGlamdisponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 5 marzo e in rotazione radiofonica da venerdì 27 marzo 2026.
Dal 27 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Dissolvimi”, il nuovo singolo di Samuele CYMA per PLUMA Dischi.
“Dissolvimi” è un brano che si sviluppa attorno a un arpeggio di synth ciclico basato su un giro di sei accordi, capace di generare una sottile sensazione di perdita di controllo: un’attrazione ipnotica che, al contempo, dissolve ogni certezza. La produzione evolve partendo da sonorità modulari, stratificandosi progressivamente con voci, percussioni ibride e chitarre, fino a spingere un sax baritono ai suoi limiti strutturali. In un vortice sonoro che trasforma il minimalismo iniziale in un massimalismo saturo, il pezzo corre a 140 BPM, accelerando e aprendosi fino a esplodere in un finale fisico e viscerale, dalle tinte post-rock e noise, dominato da distorsioni e feedback.
Commenta l’artista a proposito del brano: “Il mio obiettivo era far convivere due anime opposte: una melodia semplice e cantabile incastonata in un suono che, al contrario, si frammenta, si stratifica e si fa instabile. Il brano esplora l’idea di una presenza distante, un’aura inafferrabile che continua però a esercitare la sua influenza. È un concetto ricorrente nel disco: l’aura intesa come qualcosa di fragile e temporaneo, una percezione che svanisce un istante dopo essere apparsa. In questo scenario tra l’assenza e la presenza, l’altro — che sia una persona, un’entità o un’esperienza interiore — non è mai pienamente tangibile, ma lascia una traccia che logora. ‘Dissolvimi’ oscilla così tra la paura e la preghiera: è l’atto finale di chi decide di lasciarsi andare a quell’abisso che prima guardava con timore. Qui l’amore si rivela una forza ambivalente: è ciò che annulla e scioglie i contorni dell’io, ma rimane, allo stesso tempo, l’unico appiglio possibile.”
Biografia
Samuele Cima, in arte Samuele CYMA, è un producer, songwriter e sound artist romano, diplomato in chitarra jazz al Conservatorio Saint Louis di Roma. L’ampio spettro delle sue influenze musicali — dal jazz contemporaneo alla musica corale, dal post-rock all’elettroacustica di metà Novecento — viene condensato attraverso una dettagliata cura per il sound design e una particolare predilezione per la sperimentazione sonora. Il risultato è una musica introspettiva, delicata e sospesa, al confine tra l’elettronica astratta e il songwriting più trasversale: una poetica in cui è centrale l’estrema fluidità di generi, stili e suoni.
“Dissolvimi” è il nuovo singolo di Samuele CYMA disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 27 marzo 2026.
Da venerdì 27 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Vorrei” (Maionese Project), il nuovo singolo dei SAMAR.
“Vorrei” è una ballad intensa e personale che parla di assenza, ricordi e parole rimaste in sospeso. Il brano racconta il desiderio di poter sentire ancora chi non c’è più, trasformando la nostalgia in un messaggio universale. Il sound è emotivo e diretto, con un arrangiamento delicato che cresce senza perdere intimità e mette al centro la voce e il suo racconto.
Spiega la band a proposito del brano:“Vorrei nasce come una lettera scritta per una persona che non c’è più: è nata durante un viaggio in treno, quando guardando fuori dal finestrino ed ascoltando un giro di chitarra scritto qualche giorno prima, le parole sono uscite naturalmente. È un racconto molto personale, con riferimenti di vita vissuta, che parla dell’assenza, della distanza e di quel tempo che passa cambiando inevitabilmente lo stato delle cose e della vita. É quasi un modo per cercare di recuperare il tempo perduto, le parole sospese ed i rapporti con una persona cara, che ormai non è più tra noi. Abbiamo scritto questa ballad pop- rock, con tratti orchestrali, per trasformare la mancanza in memoria; perché crediamo che, da qualche parte sopra il cielo, qualcuno potrà ancora ascoltare le nostre parole e la nostra musica, e sorridere insieme a noi.”
SAMAR | BIOGRAFIA
I SAMAR sono una band di sei elementi nata nel 2019, unita da un forte legame umano e da un mix di influenze che convivono in un sound fresco e coinvolgente. Il progetto nasce dall’esigenza di condividere emozioni forti sensazioni attraverso una scrittura diretta e sincera.
Le loro principali reference musicali spaziano tra pop rock, rock and roll e cantautorato, arricchite da elementi di virtuosismo di matrice metal, creando un equilibrio tra immediatezza melodica ed energia strumentale.
La formazione è composta da Fabio Sias (voce), Francesco Iovino (chitarra), David Riboldi (chitarra), Jhon Paulo Yazon (basso), Edoardo Calcaterra (batteria) e Nicolò Vintani (tastiere).
Ogni membro contribuisce attivamente alla costruzione dell’identità sonora della band, con arrangiamenti curati e un approccio corale alla composizione.
All’interno della loro discografia, alcuni brani rappresentativi del progetto sono “Quello che Manca”, “Jukebox”, “2017” e “Viola”, tracce che sintetizzano le diverse anime della band e il loro percorso artistico.
Nel corso degli anni i SAMAR hanno portato avanti il progetto in modo indipendente, senza un team strutturato alle spalle. Di recente hanno avviato una collaborazione con Davide Maggioni di Maionese Project, segnando l’inizio di una nuova fase di crescita e sviluppo artistico.
La proposta musicale dei SAMAR si rivolge principalmente a un pubblico giovane, tra i 15 e i 35 anni, con l’obiettivo di creare una connessione sincera con chi ascolta attraverso un racconto autentico fatto di emozioni, relazioni e vissuti condivisi.
I SAMAR puntano a consolidare la propria identità artistica, ampliare il pubblico e portare il progetto su palchi sempre più importanti.
L’obiettivo è raggiungere una stabilità artistica e professionale nei prossimi 2–3 anni, attraverso nuove uscite discografiche, un’attività live costante e una crescita strutturata del progetto.
“Vorrei” è il nuovo singolo dei Samar disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 27 marzo.
Basta un’assonanza per spostare tutto: Orione, detto in napoletano, diventa ’o rione. Una costellazione che si comporta come un quartiere, e la lingua che fa da cerniera tra l’astronomia e la strada, con la naturalezza di chi sa trasformare un dettaglio fonetico in un varco tra sogno e realtà.
“Gravità Zero”, il nuovo singolo di Eric Mormile, apre il capitolo notturno di “ÆSTHETICA pt. II”: bpm più alti, synth e arpeggiator al posto del piano elettrico, una drum machine più spinta. Il piacere del viaggio, tema già ricorrente nella scrittura del cantautore e musicista partenopeo, si sposta dove la geografia incontra l’astronomia e la città resta visibile solo in lontananza, come un punto fermo. Non è più strada, ma esosfera: la rotta è scritta in napoletano, con un lessico che alterna strada e cielo, quartiere e costellazioni in controluce, e un ritornello che sembra un invito a salire a bordo – «Na crociera pe ll’esosfera, vizio ’e piacere a gravità zero» («Una crociera nell’esosfera, un vizio di piacere a gravità zero»).
Se “ÆSTHETICA pt. I” era pensata per un tempo diurno, più rilassato e legato ai piaceri della vita, la parte II nasce per il dopo, per il notturno, per una scrittura più incalzante e una spinta sonora più marcata.
Il testo di questo primo estratto è una piccola galassia a sé stante, tra riferimenti pop e ambiguità “aliena”, che vive su due piani: da una parte l’idea, volutamente fantasiosa, di muoversi nello spazio con facilità; dall’altra, la ricerca di una vita ideale “là fuori”, lontana dalla società terrestre. Mormile cita stelle e costellazioni e fa del napoletano la chiave che porta l’immaginario spaziale dentro una grammatica cittadina, quotidiana, lasciando affiorare, qua e là, allusioni a una natura non del tutto “umana”.
«Dint’ ’o scuro Polaris indica ’a via» («Nel buio, Polaris indica la strada»)
«Ncoppe Sirio nun se sente ’a pucundria, ma ’a llà se vede bbuono ’a casa mia» («Su Sirio non si sente la malinconia, ma da lì si vede bene casa mia»)
«Ccà ncoppo sto quieto, nun turnaraggio areto» («Qui sopra sto tranquillo, non tornerò indietro»)
La seconda strofa, invece, è un piccolo campo da gioco dichiarato: la citazione dei Police arriva letterale («passiggianno ncopp’ ’a luna comme ’a polizia», richiamo diretto a “Walking on the Moon”).
Il brano prende forma lo scorso anno: a maggio nasce l’introduzione, inizialmente lasciata in attesa; poi, tra fine estate e inizio autunno, l’idea si completa, testo e arrangiamento cominciano a fissarsi.
L’immaginario visivo si collega a un luogo reale, concreto, campano. L’intro arriva dopo una visita all’esterno dell’antica Grotta di Seiano, a Bagnoli (NA): da lì in poi la canzone prende direzione, e diventa la traccia d’apertura pensata per “ÆSTHETICA pt. II”, con un piacere diverso rispetto alla parte I: non più solo il benessere, ma l’impulso a spostare il confine, mentale e fisico.
Sul fronte musicale, il cambio di passo è netto: per questo nuovo capitolo, Eric si allontana dall’estetica Yacht Rock e si avvicina a un pop “da classifica” che lui stesso definisce “MTV Pop”, quello che passava con continuità nell’epoca d’oro del canale.
Le coordinate di riferimento, citate dall’artista, passano da Rod Stewart, Pat Benatar e Michael Sembello fino a Go West, Kenny Loggins, John Farnham e Phil Collins, con un’area sonora che guarda a Synth Pop, Synthwave e Dance Rock. In pratica: drum machine più aggressiva, synth bass al posto del basso reale e tutte le chitarre incise con un vero Rockman, l’amplificatore ideato negli anni ’80 da Tom Scholz dei Boston, diventato timbro-firma su dischi fondamentali come “Hysteria” dei Def Leppard.
Dentro la traccia compaiono anche piccoli elementi narrativi di produzione: effetti sonori, e una voce pitchata su un conto alla rovescia prima del solo, resa più grave e robotica.
La copertina del singolo insiste sul concetto di continuità visiva tra i capitoli: stesso impianto grafico di “ÆSTHETICA pt. I”, con un segno evidente di cambio fase: la luna al posto del sole.
Il lavoro grafico è firmato dall’artista, e nella cover compaiono due foto originali scattate da Silvana Ferrandino (immagine di Eric) e Sara Di Marzo (cielo stellato) e rielaborate dallo stesso Mormile.
Le copertine degli anticipi manterranno lo stesso layout, variando di volta in volta i colori di sfondo.
“Gravità Zero” è accompagnato dal videoclip ufficiale, in cui compare Daniel Martiniello, 10 anni, definito dall’artista “talentuoso e già molto competente sul piano digitale”. La sua presenza funziona come raccordo tra il bambino che sognava lo spazio e l’adulto che, nella storia del brano, sembra diventare quasi una forma di vita extraterrestre.
Eric appare “quadruplicato” all’inizio e scompare alla fine: un espediente pensato per rafforzare l’ambiguità del testo e i riferimenti alla propria natura “aliena”. Anche per questo video, fondamentale il ruolo di Michele De Angelis di Midea Video, che ha realizzato la parte tecnica più complessa e ha proposto l’idea del bambino come linea di continuità temporale.
«“Gravità Zero” – dichiara Mormile – anticipa il nuovo corso stilistico del prossimo album. Da tempo volevo scrivere qualcosa di più energico, alzando anche la velocità dei bpm. Dietro l’argomento fantasioso c’è il desiderio di immaginare – e magari vedere, un giorno – una vita lontana dalla Terra, dove ci si possa spostare tra stelle e pianeti con facilità, e forse ricominciare in modo diverso. Anche il video per me conta moltissimo: l’idea del bambino come ponte tra il me di ieri e il me di oggi, e quella “quadruplicazione” iniziale, servono ad enfatizzare il concetto ambiguo testuale tra identità terrena e aliena.»
In questo viaggio interstellare a trazione partenopea, Eric Mormile non ci chiede di staccare i piedi da terra, ma di guardare il mondo da un’altezza tale da renderlo, finalmente, più leggero. “Gravità Zero” è l’ossigeno sintetico per attraversare quella notte metropolitana che profuma di futuro, dove il rione non è più un confine ma un punto di partenza, una rotta verso l’ignoto; l’unica dimensione in cui la velocità dei bpm può davvero accorciare la distanza tra i vicoli di Bagnoli e le luci di Sirio.
Fantasy, Sci-Fi & Compagnia Cantante: il nuovo disco di Zondini è un viaggio musicale tra memoria, disincanto e resistenza poetica. Dieci brani che raccontano una fuga dolceamara verso mondi interiori più veri di quelli reali.
«Ho rischiato di morire, ora scelgo la musica per smettere di compiacere» – Nikita.
Il 20 marzo 2026, nel giorno del suo 32esimo compleanno, Nikita, all’anagrafe Nikita Pelizon, pubblica “Son Questa”, il nuovo singolo che si collega in modo diretto al percorso narrativo e musicale iniziato con “Maschere” e sviluppato, negli ultimi mesi, attraverso “Sei Bella Se”, “Angeli e Demoni” e il format social “SmascherAMANDOMI”.
La poliedrica artista triestina mette nero su bianco una consapevolezza maturata nel tempo e la consegna a una canzone che ruota attorno ad un unico punto: smettere di adattarsi, iniziando a sottrarsi alle attese che arrivano dall’esterno, per interrompere la trattativa continua con lo sguardo degli altri e dichiarare, senza più giustificazioni, la propria essenza.
Il progetto “SmascherAMANDOMI” nasce ufficialmente il 19 settembre 2025 con l’uscita di “Maschere”, un brano pensato per portare alla luce ciò che viene coperto, deformato, recitato. Poi arriva “Sei Bella Se”, pubblicato l’11 dicembre dello stesso anno, una traccia scritta in uno dei momenti più difficili della sua vita, dopo anni segnati da dolore fisico ed emotivo, pensata per dar voce a tutte le donne che la voce l’hanno persa e anche come gesto di vicinanza verso chi attraversa le feste sentendosi lontano dall’immagine di felicità che il mondo pretende. In seguito, a San Valentino 2026, esce “Angeli e Demoni”, confessione privata diventata canzone, in cui Nikita affronta la questione dell’amore come accoglienza di ogni lato del partner, compresi quelli più complessi, contraddittori e meno presentabili.
“Son Questa” collega tutte queste traiettorie, ma compie un passo ulteriore, perché non racconta più soltanto le maschere riconosciute negli altri, bensì quelle che l’artista ha individuato in sé stessa nel tempo, assorbendo giudizi, pressioni, pretese, diffamazioni, fraintendimenti e ruoli che finivano per sporcare la percezione di chi fosse davvero. La scrittura, che la accompagna fin dall’infanzia, diventa uno spazio protetto, un luogo in cui quelle stratificazioni iniziano a cadere, una alla volta.
Questo singolo nasce anche da una svolta biografica, un evento che ha segnato profondamente la vita personale dell’artista. Dopo aver rischiato di morire per un attacco ischemico transitorio (TIA), Nikita lascia Milano, città in cui aveva costruito la sua vita adulta, e torna a Trieste, nella casa dei genitori, dopo dodici anni. È lì, nella sua cameretta, una sera, guardando la luna dal balcone, che prende il telefono e registra sottovoce ciò che sente dentro. Quel piccolo ma decisivo gesto ha segnato il passaggio definitivo dal bisogno di dimostrare qualcosa alla scelta di esserci per come si è. Senza filtri, senza il timore di deludere scegliendo il silenzio e senza più pensare di dover corrispondere ad una direzione pensata e tracciata da altri.
Dentro “Son Questa” confluiscono anche dieci anni vissuti tra moda e spettacolo, ambienti nei quali Nikita ha misurato da vicino il peso della superficie, delle aspettative sul corpo, della seduzione come linguaggio imposto, delle convenienze, dei compromessi inaccettabili, delle gerarchie opache e di un sistema in cui essere prese sul serio, per una donna, continua spesso a richiedere un prezzo ulteriore. Per questo, nella parte strumentale del brano, la Pelizon ha deciso di collaborare con l’intelligenza artificiale: non come provocazione tecnologica, bensì come scelta pratica di autonomia in un percorso che rifiuta dinamiche sessiste, invasioni di confine e ambiguità che troppe volte hanno accompagnato il lavoro creativo in presenza. Le voci sono state invece registrate da Rilah, professionista scoperto da Nikita su TikTok, con cui la stessa ha trovato in studio un clima di rispetto e precisione.
Musicalmente, il pezzo si posa su sonorità pop dal forte taglio emozionale, lasciando ampio spazio alla delicatezza del pianoforte, aprendosi a sfumature più malinconiche attraverso il violino e trovando, verso il ritornello, una spinta ritmica affidata all’incursione della batteria, in un equilibrio che alterna la fragilità iniziale alla consapevolezza data dall’esperienza, senza compiacere nessuna delle due.
“Son Questa” parla di Nikita, ma ad una più attenta analisi allarga il proprio raggio ben oltre la sua storia personale: è il brano di chi, dopo anni passati a rincorrere un’immagine di riuscita riconosciuta dall’esterno, decide di sottrarsi alla logica della scelta subita — quella dei casting e dei reality, ma anche delle relazioni sociali in cui si viene tollerati a condizione di cambiare, dei lavori in cui si è costretti a dimostrare continuamente di meritare un posto, dei contesti in cui si vale solo se si corrisponde a un’aspettativa, di tutti quei “perché dovremmo scegliere te?” — per spostare il baricentro al lato opposto: scegliere e scegliersi.
Nel testo, Nikita mette in fila alcuni dei punti cruciali che hanno segnato il suo percorso: il rumore assordante di una vita che corre troppo veloce, la pressione dell’immagine sociale, il sospetto rivolto a chi non aderisce ai codici dell’apparenza, la distanza tra chi vive per la fama e chi cerca invece un significato lontano dai riflettori, il fastidio verso una dimensione pubblica in cui tutto sembra dover essere prestazione, strategia o racconto già scritto da altre mani.
La ripetizione di «Io son questa, questa, questa» durante tutto il corso del brano, è una formula asciutta e assertiva per descrivere cosa rimane quando si smette di rincorrere il consenso altrui e si comincia ad apprezzare il proprio.
In questa prospettiva, il singolo si inserisce in un tempo in cui la distinzione tra ciò che è reale e ciò che è costruito appare sempre più sottile: filtri che alterano i connotati, immagini generate artificialmente, contenuti sintetici che imitano il vero, modelli di successo sempre più spinti verso la caricatura, sistemi che incentivano esposizione continua, prestazione e disponibilità permanente. Non sorprende, allora, che anche il rapporto con i contenuti e perfino con l’identità sia diventato più instabile e ambiguo. È dentro questo scenario che la frase “io son questa” smette di essere soltanto un’iterazione, un’àncora a cui aggrapparsi nei momenti difficili, per diventare un’attestazione di posizionamento personale, una risposta al caos del mondo, un modo per ricordarsi di sé, della propria unicità, anche e soprattutto in un contesto che tende a sfaldare i contorni.
La canzone, tuttavia, non chiude il percorso; lo rilancia. Nikita la considera infatti una rinascita ancora in divenire, una forma nuova di sé, più libera dalla pretesa, più vicina al tempo, alla famiglia, agli affetti reali, alla natura, agli animali, a una dimensione di vita meno costruita e meno esposta. Dopo anni di solitudine e di investimento quasi esclusivo nella realizzazione professionale, l’esperienza del limite le ha posto una domanda importante:
che cosa vale davvero la pena inseguire, e a quale prezzo?
Il videoclip ufficiale, diretto da Leila Lisjak, è stato girato nella città natale di Nikita, Trieste, insieme alla famiglia e in luoghi che rappresentano la vita che l’artista sta scegliendo oggi. Un ritorno alle origini, ai legami, agli spazi in cui si riconosce una verità quotidiana e non più negoziabile.
«“Son Questa” – dichiara – nasce nel momento in cui ho capito che non volevo più essere compatibile con ciò che mi faceva male. Per anni ho cercato di farmi prendere sul serio, di portare le mie canzoni nel mondo, di trovare un posto in ambienti che spesso chiedevano di adattarmi, di semplificarmi o di sopportare ciò che per me era inaccettabile. Dopo quello che ho vissuto, nel corpo, nelle relazioni, nel lavoro, ho sentito che non avevo più nulla da dimostrare. Solo da dire. E dirlo, finalmente, con il mio nome, la mia voce e la mia storia.»
Sul piano live, Nikita sarà special guest il 12 aprile alle ore 20:30 al Teatro di Roiano di Trieste, all’interno dello show “SOLOINSIEME” di Puntino.