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  • “Sexting” è il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara

    Dal 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “Sexting” (PLUMA dischi/IRMA Records), il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara.

    “Sexting” nasce dall’incontro di Elena Romano e Jilhara, due voci emergenti che si intrecciano in un racconto intimo e contemporaneo. È l’amore immaginato, quello che prende forma nello spazio fragile di uno schermo illuminato, dove le parole accendono desideri e i sentimenti crescono sospesi tra attesa e illusione. Un legame che brama la realtà, ma resta intrappolato nella distanza.

    Prodotto da Roden, il brano fonde R&B ed elettronica in atmosfere sognanti e avvolgenti, dando voce a un erotismo delicato e malinconico, in cui desiderio e amarezza convivono e si confondono.

    Spiegano le artiste a proposito del brano: “Con SEXTING vogliamo dare voce a quell’amore immaginato, che sempre più spesso, di questi tempi, prende forma nello spazio fragile di uno schermo illuminato, dove il desiderio cresce e rimane sospeso fra attesa e illusione. Condividendo un forte legame di amicizia e di conseguenza le vicissitudini del quotidiano, abbiamo deciso per la prima volta di mostrarci insieme al pubblico mettendo insieme le nostre individualità artistiche e parlando di un qualcosa di molto intimo. Venendo da mondi musicali diversi, ma con lo stesso percorso di studi alle spalle, ci siamo divertite sperimentando tra i nostri due mondi, con l’aiuto di Roden, produttore di grande sensibilità e talento.”

    Biografia

    Elena Romano è una cantante e cantautrice fiorentina con una formazione nel canto jazz e diverse esperienze artistiche maturate tra l’Italia e la Germania. Il suo stile si colloca in un ambito “pop-elettronico”, caratterizzato da un approccio fuori dagli schemi e aperto a continue sperimentazioni.

    La sua musica ingloba generi diversi — dalla classica al jazz fino all’elettronica — dando vita a un affascinante contrasto che diventa connubio tra antico e moderno, ravvisabile anche nell’estetica dell’artista. Questa commistione di stili ed epoche è la piena espressione della personalità di Elena, dove la ricerca sonora cammina di pari passo con l’urgenza comunicativa.

    Tra il 2024 e il 2025, dopo aver collaborato con musicisti di spicco, Elena lavora all’EP “Lorena” insieme al fratello e compositore Lorenzo. Il progetto solista si concretizza in una fusione unica dove la canzone tradizionale italiana si unisce a sonorità elettroniche, creando una narrazione avvincente fatta di emozioni e racconti introspettivi.

    Il suo percorso accademico è d’eccellenza: dopo il diploma presso la Siena Jazz University, completa gli studi all’Università di Musica e Danza di Colonia (HFMT) e al Conservatorio Girolamo Frescobaldi di Ferrara, dove ottiene il diploma di secondo grado in canto jazz. Tra le collaborazioni di rilievo spicca quella per l’album “Arie” di Ferruccio Spinetti, registrato nel 2022 con il celebre batterista statunitense Jeff Ballard.

    Negli anni Elena Romano ha collezionato importanti traguardi e riconoscimenti. Il suo percorso inizia a distinguersi già nel 2021, quando vince il premio per la migliore composizione al concorso Bianca d’Aponte con il brano “Il Sole (cattivi pensieri)”. Successivamente, nel 2024, partecipa al Rock Contest di Controradio aggiudicandosi il Premio Ernesto De Pascale per la miglior canzone con testo in italiano grazie al brano “Sogno”, oltre a ricevere una menzione speciale da parte di MITA Academy per la coerenza audio-visiva del suo progetto. La sua ascesa prosegue nel 2025 con la selezione tra i 150 semifinalisti di 1M NEXT per il Concerto del Primo Maggio a Roma, fino ad arrivare al 2026, che la vede tra i finalisti di MArteLive Connect.

    L’evoluzione musicale di Elena rivela una personalità eclettica e versatile che trova la sua sintesi perfetta nel recente EP “Lorena”. A febbraio 2026 compare nel disco dell’artista Hachiko nella traccia “90MILA”.

    JilHara è il progetto artistico di Gaia Angiolini, cantautrice fiorentina. Cresciuta con la musica come punto di riferimento, ha dedicato gran parte della sua vita allo studio e alla ricerca musicale, sviluppando un linguaggio personale attraverso cui esprimere sé stessa.

    Le sue canzoni nascono in modi diversi: a volte da un’idea testuale, altre da una progressione di accordi al pianoforte o dalla collaborazione con vari producer.

    Con una voce che intreccia influenze jazz, R&B, pop ed elettronica, JilHara racconta storie di vita e frammenti di quotidianità. Nei suoi brani emergono esperienze e fragilità personali: un viaggio, una serata andata male, una sbronza di troppo o il desiderio di vivere senza rimpianti. Attraverso la sua scrittura, trasforma momenti imperfetti e situazioni comuni in racconti sinceri, con la speranza di far sentire chi ascolta un po’ meno solo.

    “Sexting” è il nuovo singolo di Elena Romano e Jilhara disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 20 marzo 2026.

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  • White Mask – Mirror: un nuovo capitolo per la Dark Wave italiana

    White Mask – Mirror: un nuovo capitolo per la Dark Wave italiana

    Nel panorama della musica alternativa italiana emerge con forza il progetto artistico White Mask, che con il nuovo EP Mirror conferma la propria identità sonora e il forte legame con la scena Dark Wave contemporanea.

    Pubblicato dall’etichetta Label 33 Records, l’EP è prodotto da Andy Milsi , mentre la distribuzione è affidata a Virgin Music Italia, realtà internazionale che negli ultimi anni ha consolidato la presenza di progetti indipendenti italiani sui principali store digitali.

    L’EP Mirror, composto da cinque brani – tra cui My Pain”, Bad Dream”, Mirror”, Mr Jekill and Mr Hide” e The Prison”rappresenta un viaggio sonoro intenso e introspettivo che attraversa atmosfere oscure e suggestive, tipiche della tradizione dark wave.

    Uno dei singoli che anticipano il progetto, Mirror, è stato descritto dalla critica come un brano capace di costruire un’atmosfera intensa e coinvolgente, dove le sonorità oscure e profonde accompagnano un percorso di introspezione e mistero.

    Un linguaggio sonoro tra passato e contemporaneità

    White Mask si inserisce in quella corrente artistica che guarda alla grande tradizione dark wave degli anni ’80, reinterpretandola con un approccio contemporaneo. Le sonorità sintetiche, le linee melodiche malinconiche e le atmosfere notturne richiamano l’estetica del genere, ma vengono rielaborate attraverso una produzione moderna e curata nei dettagli.

    La produzione di Andy Milsi contribuisce a costruire un sound immersivo e cinematografico, dove sintetizzatori, texture elettroniche e dinamiche vocali si fondono in un equilibrio tra profondità emotiva e ricerca sonora.

    Un impegno per la scena Dark Wave italiana

    Uno degli aspetti più significativi del progetto White Mask è il suo impegno nella valorizzazione della scena dark wave italiana, un movimento che negli ultimi anni sta vivendo una nuova fase di attenzione e crescita. Attraverso un linguaggio musicale coerente e riconoscibile, l’artista contribuisce a mantenere vivo un immaginario sonoro che unisce introspezione, estetica dark e sperimentazione elettronica.

    White Mask si distingue inoltre per una spiccata capacità comunicativa, che emerge sia nella scrittura dei testi sia nella costruzione dell’immaginario visivo del progetto. L’artista riesce a trasformare emozioni intime e riflessioni personali in un linguaggio universale, capace di entrare in sintonia con un pubblico sensibile alle atmosfere più profonde e riflessive.

    Mirror: un manifesto identitario

    Con Mirror, White Mask firma un lavoro che non è soltanto una raccolta di brani, ma un vero e proprio manifesto artistico. L’EP riflette sul concetto di identità, sul rapporto tra luce e ombra e sul dialogo costante tra l’interiorità dell’artista e il mondo esterno.

    In questo senso, il progetto rappresenta una tappa importante nel percorso di White Mask: un’opera che consolida la sua presenza nella scena alternativa e che contribuisce a rafforzare il ruolo della Dark Wave italiana nel panorama musicale contemporaneo.

  • Deja Vu …. il nuovo singolo segna una rinascita artistica

    Deja Vu …. il nuovo singolo segna una rinascita artistica

    Nel panorama emergente della musica italiana, Lulù torna con un nuovo singolo che segna una tappa significativa nel suo percorso artistico. Il brano, pubblicato dall’etichetta 33 Records, è prodotto da Andy Milsi e Giovanni Nicotera e distribuito a livello digitale da Altafonte, realtà internazionale che negli ultimi anni ha sostenuto numerosi progetti indipendenti.

    Lulù si presenta al pubblico con un’identità artistica precisa e fortemente simbolica. Il colore che più la rappresenta è il nero, un elemento che nella sua visione non rappresenta oscurità, ma trasformazione, rinascita e ripartenza. Proprio come accade nella musica, ogni brano diventa per lei un nuovo capitolo, una tela su cui ricominciare e raccontarsi.

    Il nuovo singolo si inserisce in questo percorso come una tappa importante di crescita personale e musicale. La produzione, curata da Andy Milsi insieme al maestro Giovanni Nicotera, costruisce un sound contemporaneo che unisce sensibilità pop e profondità emotiva, valorizzando la voce dell’artista e la sua capacità interpretativa.

    Lulù ha dimostrato negli ultimi anni una forte determinazione nel costruire la propria strada nella musica, pubblicando diversi brani e partecipando a contesti artistici e contest musicali che ne hanno messo in luce le qualità vocali e interpretative.

    Con questa nuova uscita discografica, l’artista conferma la volontà di raccontare emozioni autentiche e di trasformare ogni esperienza in musica. Il risultato è un brano che rappresenta non solo un momento creativo, ma anche una nuova ripartenza artistica, coerente con il simbolismo del nero che accompagna la sua immagine.

    Il singolo segna quindi un nuovo passo nel percorso di Lulù: un progetto che unisce produzione, identità visiva e ricerca emotiva, aprendo la strada ai prossimi sviluppi discografici dell’artista.

  • “Paint It, Black” è il nuovo singolo di Gabbo

    Da venerdì 20 marzo 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Paint it, black” per Culto Diskey / Blackcandy Produzioni il nuovo singolo di GABBO.

    L’artista reinterpreta “Paint It, Black”, uno dei grandi classici rock dei Rolling Stones: un brano che mette in evidenza la malinconia e diventa metafora di disperazione, con armonie e sonorità innovative per il genere. Nella sua versione, Gabbo enfatizza e rinnova questi elementi grazie a un sound dalla vena black che lo contraddistingue.

    “Paint It, Black” si inserisce nel progetto Gabbass, un percorso sempre aperto in cui l’artista propone le sue versioni di brani iconici, caratterizzate da un sound che attraversa Nu Jazz, Funk e Hip Hop. Spaziando dal jazz all’hip hop, Gabbo ripropone, con uno stile personale, tutto il suo background musicale, che riesce a esprimere a 360 gradi grazie a una solida preparazione tecnica. Questo gli consente di dedicarsi, attraverso il suo strumento, ai tre aspetti fondamentali della musica – armonia, melodia e assolo – rendendo il basso elettrico il vero protagonista.

    Il brano è prodotto da Squarta insieme a Gabbo (Rugbeats), mentre la grafica è firmata da Ivan “Ibbanez” Donadello.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “Con questo brano malinconico esterno esattamente ciò che sto provando interiormente in questo momento, sia per quanto ci riguarda tutti, a livello globale, viste le vicende purtroppo spiacevoli che ci circondano, sia a livello personale. E proprio per augurarci un avvenire migliore ed aprire uno spiraglio di positività, nello special del brano ho voluto inserire delle parole di speranza, che probabilmente sono le stesse che ripeto a me ogni giorno.”

    Presave di “Paint it, black” https://bfan.link/gabbo-paint-it-black

     

     

    Biografia

    Gabriele (Gabbo) Centofanti [Bassista/ Produttore] già dal 1999 svolge attività concertistica con diverse formazioni spaziando tra vari generi musicali (dalla classica al rock, passando per il funk/jazz e il pop) fino ad arrivare al rap, genere del quale diventa uno dei maggiori esponenti musicali grazie alla collaborazione iniziata nel 2006 e tutt’ora in essere con la band storica dei Cor Veleno, inizialmente formata da Primo, Grandi Numeri e Squarta e diversi anni dopo da Gabbo stesso.

    Nel 2008 Squarta & Gabbo fondano ”Rugbeats”, studio di produzione musicale che ha prodotto e collaborato con numerosi artisti della scena rap e non solo, tra i quali gli stessi Cor Veleno, Coez, Gemitaiz, Madman, Fabri Fibra, Franco126, MezzoSangue, Roy Paci, Giuliano Sangiorgi, Jovanotti, Marracash, Mostro, Clementino, Colle der Fomento, Tormento, En?gma, Raiz, Gemello, Cranio Randagio, Rancore, Tre Allegri Ragazzi Morti e molti altri.

    La forte passione per il jazz e la musica R&B ereditata da suo padre trombettista e la grande passione per il rap, portano Gabbo a dare vita a vari progetti musicali Nu-Jazz e a collaborare con alcuni dei più grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale come Massimo Moriconi, Danilo Rea, Emilia Zamuner ed altri.

     

    “Paint It, Black” è il nuovo singolo di Gabbo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 20 marzo 2026.

     

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  • “In rotta con lo sport” è il nuovo singolo di Kanestri

    Dal 20 marzo 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “In rotta con lo sport”, il nuovo singolo di Kanestri (Maionese Project).

    “In rotta con lo sport”, il nuovo singolo di Kanestri, è un brano che prosegue il percorso artistico ed emotivo del cantautore, accompagnando l’ascoltatore verso il disco d’esordio in uscita a metà 2026. Qui lo sport diventa metafora dell’amore, ponendo l’accento su ciò che esso rappresenta: il primo passo per ritrovare se stessi è accettare che il gioco, a volte, non funziona più.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “In rotta con lo sport è una canzone nella quale lo sport diventa metafora dell’amore. Non è il campo da gioco al centro del racconto, ma ciò che rappresenta: impegno, disciplina, concetto di squadra, obiettivi condivisi, aspettative, vittorie e sconfitte. Credo siano tutti elementi che esistono anche dentro una relazione. E il primo passo per ritrovare se stessi è accettare, e soprattutto accettarsi, quando il gioco non funziona più. Torna sempre il concetto dell’imparare a convivere con le proprie crepe, il riconosce l’importanza di accettare le proprie fragilità rimanendo autentici.”

    Biografia

    Kanestri è lo pseudonimo di Matteo Manzoni, cantautore marchigiano cresciuto tra il riverbero di chitarre distorte e il ritmo dei campi da basket. La sua musica è un universo dove l’amore viene esplorato nelle sue pieghe più autentiche, muovendosi con disinvoltura tra verità scomode e sogni di rinascita.

    Il legame di Matteo con la musica ha radici profonde: scrive e suona da oltre quindici anni. Ha iniziato durante l’adolescenza con le prime band punk della provincia, portando sui piccoli palchi quell’urgenza emotiva che oggi è diventata la cifra distintiva del suo percorso solista.

    Il suo sound si definisce come un “vicino di banco” del nuovo pop: un mix energico e sensibile che abbraccia con naturalezza influenze indie e venature punk rock melodico. Al centro di tutto resta sempre la canzone, intesa come uno spazio di verità assoluta.

    Dopo le prime uscite discografiche, che hanno catturato l’attenzione degli addetti ai lavori, il percorso di Kanestri si è consolidato attraverso brani rappresentativi come “Resto qui”, “Indispensabile” e il successo radiofonico “Nel buio” (uscito a gennaio 2026).

    Attualmente, l’artista prosegue il suo viaggio con il nuovo singolo “In rotta con lo sport”. Questo brano segna un’ulteriore tappa verso il disco d’esordio, la cui uscita è prevista per la metà del 2026 sotto l’etichetta Matilde Dischi, con la produzione di Davide Maggioni.

    «Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi» Il suo claim sintetizza perfettamente la sua poetica: un invito alla rinascita attraverso la musica e un messaggio di autenticità per chiunque cerchi di ricomporre la propria strada.

    “In rotta con lo sport” è il nuovo singolo di Kanestri disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 20 marzo 2026.

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  • I Ferrinis raccontano il peso dell’iper-scelta sentimentale in “Luci Viola”

    Milano, vista dall’oblò di un aereo, promette una tregua che dura il tempo di un atterraggio. Le terrazze accese, che dal cielo paiono grumi di luce, alimentano l’illusione di poter fare a meno di quel caos che ci portiamo dentro. Eppure, la distanza fisica non basta a silenziare il collasso di un legame sventrato dall’eccesso. Con il nuovo singolo “Luci Viola” (Ferrinis Records/Ryo Studios), i Ferrinis scelgono di non assecondare la narrazione bidimensionale del cuore spezzato, preferendo parlare di una vertigine: quella di chi scopre che avere tutto può diventare una forma di pressione insostenibile. È il racconto del troppo pieno, di quando non resta più spazio nemmeno per dirsi addio; di chi ha avuto ogni possibilità tra le mani e l’ha vista mutare in cenere.

    «Avevamo tutto, forse è quello che ci ha rovinato», è il verso in cui Maicol e Mattia Ferrini sintetizzano il paradosso della sovrabbondanza, dove la libertà assoluta e le «regole zero» cessano di essere una conquista per diventare il perimetro di una prigione silenziosa, in cui si resta soli, anche in due. Non è un caso che questa impasse sia al centro di diversi studi sulla Generazione Z e sui giovani adulti, che segnalano come l’eccesso di possibilità e l’assenza di confini chiari nelle relazioni aumentino senso di smarrimento, ansia decisionale e difficoltà di decodificare le proprie scelte affettive. È il riflesso di quella che i sociologi definiscono l’era dell’iper-scelta, dove la moltiplicazione delle possibilità e l’assenza di limiti non generano libertà, ma un’ansia da prestazione affettiva che porta alla paralisi.  Una moltiplicazione che inizia a scavare una distanza, rendendo l’intimità una stanza chiusa, dove ci si muove senza incontrarsi davvero e dove ogni parola possibile sembra sbagliata, perché parlare diventa un rischio e il silenzio una forma di accettazione («Non so più se è meglio tacere o tradire»). Il brano evidenzia come l’assenza di regole non ci renda migliori, ma ci isoli, disegnando una zona franca in cui non si litiga, non ci si perde, non ci si trova, e si finisce con il restare più soli che mai.

    Per questo, “Luci Viola” non parla di una fine, ma dell’impossibilità di chiudere davvero. Di quando l’eccesso di vicinanza, di tentativi, di spiegazioni svuota il dialogo e lascia solo due opzioni ugualmente distruttive. Non ferirsi più nell’immediato, lasciando che tutto si spenga lentamente, o continuare a farlo, trasformando ogni tentativo di spiegazione in una nuova ferita.

    Il pezzo vive di contrasti — il sapore amaro del vino delle grandi occasioni, gli occhi truccati di nero che tradiscono la stanchezza, i tramonti ubriachi — affidando alle “Luci Viola” un marchio a fuoco, un’àncora mnemonica che impedisce l’oblio ogni volta che il riflesso di un sabato sera torna a colpire la retina.

    «In questo brano abbiamo voluto isolare il momento esatto in cui la vicinanza smette di alimentare il desiderio e inizia a soffocarlo – dichiarano i Ferrinis -. Spesso la fine di una storia non arriva per assenza di sentimenti, ma perché l’anima brucia in un incendio che non sai più dove e come contenere. Abbiamo scelto Milano perché è una città che ti fa capire di essere piccolo, mentre ti inserisce nel rumore assordante di chi non ha più nulla da dirsi.»

    Musicalmente, il duo romagnolo stabilizza una propria forma di pop d’autore che mastica bit e inquietudini con estrema consapevolezza. La produzione abbandona ogni residuo di spensieratezza per accompagnare l’ascoltatore nella densità di una scrittura che lavora per immagini, intercettando quel disagio che nasce quando il possesso diventa un fardello intollerabile.

    Con “Luci Viola”, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Samuele Apperti, Maicol e Mattia Ferrini si confermano osservatori attenti di una realtà sentimentale che non ha più bisogno di edulcorazioni. Non cercano rimedi, ma scelgono di focalizzarsi su un sabato sera qualunque, consapevoli che certi ricordi non svaniscono con l’arrivo dell’alba; restano tatuati sotto la pelle, pronti a riaccendersi ogni volta che la luce di un neon taglia il buio, ricordandoci che avere tutto, a volte, è stato il preludio del niente.


  • Una relazione che finisce tra voci, amici e versioni opposte

    «Get out of my head, you and all of your friends» («Fuori dalla mia testa, tu e tutti i tuoi amici»). In “About Me” basta questa frase per capire che non siamo nel territorio delle canzoni che chiedono permesso o comprensione: qui si esce, si chiude, si taglia netto. Takao Wazowsky — quel Marco D’Atanasio che dalle colline umbre ha saputo reinventarsi più volte, passando dal metallo rovente dei Burn It Down alle vibrazioni sincopate dell’elettronica— torna con un brano che non ha la pazienza dei chiarimenti, e infatti non li concede: prende una relazione tossica, il suo teatro di scuse e comparse, e la trascina in mezzo ai sub e alle luci.

    Dopo la malinconia di “Missing You“, stutter house intima, nervosa, capace di far ballare anche il vuoto, l’artista ha attraversato un passaggio chiave con “It’s Raining“, una traccia che, in pochissime settimane, ha iniziato a circolare fuori dall’Italia, ottenendo consistenti passaggi radio su emittenti estere e allargando il raggio d’ascolto in Brasile, Portogallo, Stati Uniti, Nord Europa e Regno Unito. Un segnale chiaro di un linguaggio che funziona anche lontano dal contesto d’origine e che ha permesso a Wazowsky di alzare il passo e cambiare tono: “About Me” è infatti una traccia che non domanda “perché”, ma registra quanto l’importanza che crediamo di avere, in certe storie, sia solo un ruolo assegnato finché conviene.

    Un fenomeno che non rimane circoscritto a un’impressione isolata: Save the Children, alla vigilia di San Valentino, ha fotografato relazioni tra adolescenti dove aggressività e controllo vengono spesso normalizzati: un adolescente su quattro dichiara di essere stato almeno una volta spaventato da atteggiamenti violenti, e più di uno su tre (36%) racconta grida e insulti nella relazione.

    “About Me” si muove dentro questa zona grigia, esaminando il disprezzo, la pazienza spesa invano, la rabbia che nasce quando capisci che l’altro arriva “adesso” e pretende un posto che non si è mai guadagnato. Un veleno che si insinua nell’abitudine a sentirsi sminuiti, controllati, “gestiti” un messaggio alla volta, e che diventa energia da club non per alleggerirsi, ma per prendere una forma che non si può più ignorare.

    Dentro quel «you and all of your friends», infatti, c’è il coro di chi copre, giustifica, riscrive, applaude. La relazione come sistema. E la fine come uscita di sicurezza.

    «Questa canzone rappresenta un momento evolutivo rispetto alle mie precedenti produzioni – dichiara Takao -, perché mi ha aiutato a intraprendere un percorso più personale che comincia a distaccarsi da alcuni personaggi a cui precedentemente avevo fatto riferimento. Il mio messaggio è uno sfogo verso tutte queste situazioni in cui ci si sente importanti per qualcuno, si sente di contare qualcosa ma è tutto falso, e lo racconto tramite la musica.»

    L’artista non si ferma alla lamentela, non costruisce un’autoassoluzione, non cerca la frase furba. Fa una cosa ben più complessa: mette un confine e lo rende suono. La delusione non viene addolcita, viene “messa a tempo”: ritmi elettronici da club, asciutti, compatti, capaci di farsi ascoltare anche quando la sala è piena.

    Le influenze restano riconoscibili — Fred again.., BUNT. — ma qui si sente una mano più autonoma, meno appoggiata, più decisa nel dire: questa volta non sto interpretando nessuno.

    La copertina lavora nello stesso senso: niente glamour da release, ma un’immagine che chiede solo di essere tenuta addosso.

    Dalle origini rock-metal — i Burn It Down, fondati nel 2010 a Spoleto — al debutto elettronico nel 2023 con “T.M.W.”, passando per collaborazioni come “Feel The Ocean” con Valentina Aleo, Takao Wazowsky ha attraversato linguaggi differenti senza perdere l’aspetto più importante: la necessità di farli parlare davvero.

    Ora, con “About Me”, mette un punto fermo nella sua traiettoria: un suono intimo ma deciso, in grado di muoversi con naturalezza tra mainstream e underground senza diventare neutro, e soprattutto in grado di prendere una posizione, come fa chi smette di essere disponibile. La cassa corre, il ritornello torna a bussare con la stessa frase, e ogni ripetizione è un passo indietro in meno, perché non c’è più spazio da concedere, solo distanza da mantenere.

    E quando la distanza è l’unica forma di rispetto rimasta, anche ballare diventa un modo per affermarlo.

  • “Acqua Ossigenata” è il nuovo singolo di Rey

    Da venerdì 13 marzo 2026 è in rotazione radiofonica “Acqua Ossigenata”, il nuovo singolo di Rey, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 27 febbraio.

    “Acqua Ossigenata” è una ballad indie-pop che utilizza una sostanza capace di bruciare come metafora di una dipendenza affettiva totalizzante. Il titolo nasce dall’immagine chimica dell’acqua ossigenata, soluzione di perossido di idrogeno dall’azione ossidante che può diventare corrosiva e tossica. L’idea paradossale di “berla” diventa così l’estremizzazione di un amore che consuma e corrode, trasformando la cura in veleno. Tra elettronica pulsante e aperture più intime, il brano racconta fragilità, senso di inadeguatezza e bisogno di appartenenza, delineando il profilo di una relazione tossica ma imprescindibile.

    Spiega l’artista a proposito del brano: “L’ispirazione per questo brano è arrivata in un mercoledì sera qualunque. Ero a casa, senza rumore attorno, in uno di quei momenti in cui la testa vaga libera. All’improvviso mi è passata per la mente una frase: ‘Ed ora bevo solo acqua ossigenata’. Può sembrare assurda, quasi stupida, ma mi ha colpito in modo istantaneo. Dentro quella frase ho sentito un’immagine forte, quasi dolorosa: qualcosa che brucia, che disinfetta, che pulisce ma allo stesso tempo fa male. Da lì ho iniziato a costruire tutto il mondo del brano. Mi sono seduto al pianoforte e ho iniziato a cercare dei giri armonici che potessero sostenere quella sensazione, qualcosa di malinconico ma luminoso allo stesso tempo. Le parole sono scese senza filtri, come se fossero già lì ad aspettare. È stato uno di quei rari momenti in cui non devi forzare nulla: la canzone si è scritta praticamente da sola.

    Dopo un’ora era finita. L’ho sentita completa, necessaria. Era come se avessi avuto un’urgenza precisa di esprimere quelle emozioni in quel momento esatto, e il brano è diventato il modo più diretto e sincero per farlo.”

    Biografia

    REY lavora al suo progetto artistico da circa otto anni. Ha iniziato a sedici anni scaricando FL Studio per puro divertimento; la pratica della produzione si è rapidamente trasformata in ossessione, accompagnata dalla scoperta della scrittura di testi e dall’amore per la forma-canzone pop/indie-pop. Oggi, a ventiquattro anni, affronta il percorso in modo strutturato tra studio, produzioni e live. Le principali reference musicali di REY includono artisti italiani e internazionali: fra i riferimenti nazionali cita TANANAI e Calcutta; a livello internazionale trae ispirazione dalla scena indie-pop come The 1975, Keshi e Bleachers. Stilisticamente integra influenze synth anni ’80 nella palette sonora.

    REY ha una formazione tecnica in produzione audio: studia presso SAE Institute Milano e sta imparando a suonare la chitarra. La combinazione di formazione tecnica e pratica autodidatta nella produzione è centrale nel suo processo creativo. Brani da conoscere assolutamente: AFTER SEX (singolo uscito a dicembre 2025).

    Per le produzioni REY collabora con Alessandro Fava e con il team Cosmophonix; per l’immagine e la fotografia si affida a Carlo Bianchetti, amico di lunga data e fotografo personale fin dall’inizio del percorso.

    Il target musicale di REY è costituito da ragazzi e ragazze (con una prevalenza femminile dato il focus sui temi amorosi) tra i 14 e i 30 anni, ascoltatori di pop, indie pop, alternative pop e bedroom pop. Questo segmento ricerca testi riconoscibili, melodie immediate e sonorità che alternino intimità e dinamismo.

    Con la sua musica REY punta a raccontare esperienze di vita personali e altrui: le piccole sfaccettature dell’amore, le insicurezze quotidiane, i rimpianti e i momenti di crescita. Vuole creare canzoni che facciano sentire l’ascoltatore visto e compreso, combinando liriche dirette e arrangiamenti che mescolano intimacy e atmosfere synth-pop.

    L’obiettivo professionale di REY è portare la sua musica sui palchi di tutta Italia, svolgere un tour internazionale e vivere pienamente il progetto artistico come attività principale; questo traguardo è previsto e desiderato entro circa 3 anni. Parallelamente punta a costruire una community di ascoltatori che si identifichino nella sua musica, trasformando l’ascolto in partecipazione attiva (fanbase, live, interazione digitale).

    “Acqua Ossigenata” è il nuovo singolo di Rey disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 27 febbraio e in rotazione radiofonica da venerdì 13 marzo 2026.

     

     

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  • “Amore universale” è il nuovo singolo di Linn

    Dal 13 marzo 2026 sarà in rotazione radiofonica “Amore universale”, il nuovo singolo di Linn disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 marzo.

     

    “Amore universale” è un brano  immerso in un’atmosfera pop venata di malinconia e affronta il delicato tema dell’accettazione dopo la fine di un legame profondo. Attraverso un dialogo diretto, l’artista si rivolge alla controparte liberandosi da ogni forma di rancore, ma ribadendo la necessità del distacco come atto fondamentale di auto-protezione.

    Commenta l’artista proposito del brano: “Per la prima volta mi ritrovo ad interpretare un brano che mi è stato scritto e che non ho creato completamente di mio pugno. Tuttavia, ho avuto con Juliana Nikollaj un’intesa fortissima da subito, ed è riuscita a captare quello che desideravo comunicare. Il brano parla sì di una rottura, ma non della parte più dolorosa di quest’ultima, piuttosto, della fase in cui i cocci sono stati raccolti tutti e si ricomincia ad incollarli insieme, facendogli prendere una nuova forma.”

    Il video di “Amore Universale” ha un’impronta visiva intima e malinconica, caratterizzata da un’estetica vintage che richiama la pellicola, con colori caldi, grana marcata e bagliori di luce soffusi.

    Il visual gioca magistralmente con l’estetica degli specchi infranti: frammenti di sguardi e dettagli dell’artista si riflettono nelle crepe, trasformando l’immagine in una potente metafora della ricostruzione interiore e del ritorno a se stessi. Questi riflessi spezzati dialogano con le inquadrature della protagonista stesa sopra un collage di fotografie, suggerendo un faticoso ma necessario viaggio tra i frammenti dei propri ricordi.

    Guarda qui il visual video su YouTube: https://youtu.be/6zu64lnVZsI?si=qTtnnZ5-6fGL9P_D

    Biografia

    Sangue a metà strada tra Piemonte e Veneto, Linda Antosiano, in arte Linn, classe 1999, sputa su musica complessi e paranoie di chi, a vent’anni, si ritrova a fare i conti con il futuro.

    Alle spalle una formazione professionale presso l’accademia “MTS – Musical! The School” nell’ambito del teatro musicale, dove si è formata come artista a tutto tondo, includendo anche le discipline della danza e della recitazione.

    Ha preso infatti parte alla tournée teatrale di “Raffaella! – Omaggio alla Carrà” nel ruolo di voce dell’orchestra.

    A seguire si è laureata presso l’istituto “VMS” di Loretta Martinez in canto pop; è stato proprio durante questo percorso che ha iniziato a produrre veri e propri inediti.

    Tra gli ultimi singoli pubblicati troviamo “Siamo stati dinosauri”, “Iride” e “Mille ferite per te”, un vero viaggio all’interno della sensibilità dell’artista.

    Tra le sue esperienze artistiche, ha dato voce alle sigle della serie Netflix “I misteri di Barbie”.

    Nel 2025 si è classificata tra i 40 finalisti del “Fatti Sentire Festival”.

     

    “Amore universale” è il nuovo singolo di Linn disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 6 marzo 2026 e in rotazione radiofonica dal 13 marzo.

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  • Risuona il quarto movimento della “sinfonia urbana” dei Monza Music Meetings:  dal 15 al 29 marzo torna la rassegna con concerti, spettacoli e conversazioni culturali


    Con l’organista e compositore francese Thierry Escaich, la performer statunitense Zosha Warpeha, l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano e prestigiosi solisti, oltre a protagonisti del dibattito culturale come Cecilia Balestra, Stefano Jacoviello e Ambra Redaelli, la quarta edizione dei Monza Music Meetings intreccia grandi concerti, conferenze, progetti per l’infanzia e le scuole  ed esperienze immersive nei luoghi simbolo della città, dalla Reggia al Duomo. La rassegna, ideata dall’Orchestra Canova con l’Accademia Chigiana di Siena e l’associazione Musicamorfosi, si conferma come uno degli appuntamenti più dinamici della primavera musicale lombarda

    MONZA – Torna la rassegna Monza Music Meetings con un fitto programma di concerti, spettacoli e incontri che dal 15 al 29 marzo animeranno il capoluogo della Brianza. Progettata e organizzata dall’Orchestra Canova insieme all’Accademia Musicale Chigiana di Siena e all’associazione culturale Musicamorfosi, in collaborazione con il Comune di Monza, la manifestazione, giunta alla quarta edizione, si rivolge a pubblici differenti per età, competenze e sensibilità, dai bambini agli adulti, dai melomani più smaliziati ai semplici curiosi, con un’offerta di proposte articolate e diversificate.
    La nuova edizione approfondisce, in particolare, il rapporto tra musica, comunità e trasformazione, esplorando il suono come strumento di relazione, consapevolezza e rigenerazione culturale. Il programma intreccia proposte dedicate all’infanzia e alle scuole, appuntamenti concertistici di rilievo, esperienze immersive e interventi musicali diffusi nello spazio urbano, coinvolgendo luoghi simbolici della città: dalla Reggia al Duomo, dagli istituti culturali alle vie e negozi del centro storico. Dal repertorio antico alla creazione contemporanea, dalla musica sacra alla sperimentazione, i Monza Music Meetings mettono in dialogo tradizione e attualità, artisti affermati e nuove generazioni, promuovendo una visione della musica come pratica viva, capace di interrogare il presente, attivare il territorio e generare nuove forme di ascolto e partecipazione.
    Il tutto grazie al contributo del Comune di Monza, Fondazione della Comunità di Monza e Brianza e Regione Lombardia, il supporto di Acinque, BrianzAcque, Banco Desio ed Elli e la collaborazione di una pluralità di partner tra cui l’associazione musicale Rina Sala Gallo di Monza, l’associazione culturale Novaluna, il Sistema Carrobiolo, il Carlo Alberto District e la Cappella Musicale del Duomo di Monza.
    Nello spirito stesso dell’incontro, motivo propulsore della rassegna, la città di Monza è protagonista della manifestazione nella sua totalità. A partire dal suo Duomo che, lunedì 16 marzo (ore 21, ingresso libero con libera donazione), ospiterà il concerto intitolato Cantus in Memoriam Benjamin Britten con l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano, il baritono Giacomo Nanni, la violista Maria Cecilia Villani e l’oboista Daniele Arzuffi. L’evento è dedicato a quattro grandi compositori come Benjamin Britten (di cui ricorrono i 50 anni dalla morte), John Dowland, Arvo Pärt e Johann Sebastian Bach in un percorso che attraversa quattro secoli, dal Rinascimento inglese al minimalismo contemporaneo fino alla scoperta delle emozioni più intime e profonde della musica strumentale e vocale. Apre Flow my Tears di John Dowland (1596), celebre pavana nella trascrizione per orchestra da camera a cura di Enrico Pagano. Segue Lachrymae, op. 48 di Benjamin Britten (1950), variazioni per viola e archi sul tema di Dowland, ponte tra Rinascimento e modernità, a cui risponde Arvo Pärt con il Cantus in Memoriam Benjamin Britten (1977). Chiude Ich habe genug, BWV 82 di J.S. Bach, cantata per basso, oboe e archi composta nel 1727 ed eseguita in occasione della Festa per la purificazione di Maria: un percorso meditativo sull’immagine della morte e sul significato che questa assume per il credente.

    Sempre nel Duomo l’evento centrale di questa nuova edizione, a cura dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena: il concerto, in programma mercoledì 25 marzo (ore 21, ingresso libero con offerta libera a favore del progetto Sinfonia territoriale presso la Fondazione della Comunità di Monza e della Brianza), intitolato Notre Dame di Monza. Protagonista sarà il celebre compositore, organista e improvvisatore francese Thierry Escaich, docente di composizione e improvvisazione al Conservatorio Nazionale Superiore di Parigi, organista titolare della Cattedrale di Notre-Dame e figura di riferimento assoluto della scena musicale contemporanea europea. Dal 2025 Escaich è docente del corso estivo di alto perfezionamento in organo dell’Accademia Musicale Chigiana – L’improvvisazione all’organo tra tradizione e creazione – restituendo vita, dopo oltre vent’anni di assenza, a uno storico insegnamento che nel Novecento ha rappresentato un punto di riferimento imprescindibile per la scuola organistica internazionale. La sua presenza a Monza si inserisce, dunque, idealmente in un progetto artistico e formativo di ampio respiro, che intreccia alta formazione, creazione contemporanea e valorizzazione del patrimonio organistico europeo. Il concerto si configura come un ponte ideale tra la grande tradizione organistica francese e la storia spirituale e civile custodita dal Duomo di Monza. Se Notre-Dame è simbolo universale di memoria, resilienza e rinascita, il Duomo monzese custodisce la Corona Ferrea, emblema del potere imperiale e della storia europea, con cui fu incoronato anche Napoleone Bonaparte. In questo dialogo tra luoghi-simbolo, l’organo diventa voce di una continuità culturale che attraversa i secoli, mettendo in risonanza Parigi e Monza, la dimensione sacra e quella civile, la tradizione e l’improvvisazione contemporanea. L’appuntamento rappresenta così uno dei momenti più significativi del respiro europeo che caratterizza la progettazione culturale dei Monza Music Meetings. L’indagine su “lo spazio della musica” trova nell’organo – strumento monumentale e comunitario per eccellenza, al tempo stesso arcaico e contemporaneo – una sintesi particolarmente intensa, capace di connettere architettura, storia e creazione sonora. L’iniziativa è sviluppata nell’ambito del progetto Spiritual Music di Musicamorfosi cofinanziato dall’Unione Europea.

    Quindi gli appuntamenti al Teatro di Corte della Reggia di Monza, all’interno delle rassegne Musique Royale Teatrino Piccino. Si parte domenica 15 marzo (ore 11 e 16.30; ingresso 5-8-10 euro), con replica il giorno successivo per le scuole con lo spettacolo Differenzio e Ricicletta, indicata in particolare per i bambini dai sei agli undici anni di età. Tutto può avere una seconda vita, tutti hanno diritto a una seconda opportunità. E così Differenzio e Ricicletta, due nobili decaduti vissuti da sempre nello sfarzo e nello spreco, decidono di viaggiare con il loro cassonetto, trasformato in forziere, per promuovere la cultura del riuso. Attraverso canzoni e giochi a premi i due personaggi incoraggiano a differenziare e riciclare gli scarti delle nostre città con maggiore consapevolezza.
    Venerdì 20 marzo riflettori puntati sulla compositrice e performer statunitense Zosha Warpeha, in scena al Teatro di Corte della Reggia di Monza (ore 21, ingresso 10-15 euro), i cui lavori sono in bilico tra improvvisazione contemporanea e tradizioni folk. Nella sue composizioni che esplorano le trasformazioni del tempo e della tonalità, Warpeha utilizza strumenti a corda con arco (come l’Hardanger d’amore, strettamente imparentato con il violino norvegese Hardanger) e la propria voce. I suoi progetti più recenti sono influenzati dalle forme cicliche, dall’elasticità ritmica e dal folklore nordico.
    Sabato 21 marzo, sempre al Teatro di Corte, in occasione dell’International Early Music Day, doppio appuntamento con Happy Bachday! (ore 17.30 e 20, ingresso 10-15 euro), protagonisti i solisti Donatella Gibboni (violino), Tommaso Maria Maggiolini (flauto) e Nicolò Pellizzari (clavicembalo) e l’Orchestra Canova, che eseguiranno concerti per soli e orchestra di J. S. Bach e A. Vivaldi. Il Teatro di Corte offre anche in questa occasione la cornice perfetta per apprezzare l’ingegneria e lo sfarzo della musica barocca. Il giorno prima, venerdì 20 marzo, Happy Bachday! andrà in scena per le scuole (alle ore 10 e alle ore 12).
    Il Teatro di Corte vedrà infine esibirsi, domenica 22 marzo (ore 11 e 16.30, ingresso 10-15 euro), i chitarristi Giulio Tampalini e Daniele FabioTwelve Strings è l’incontro di due vulcanici musicisti che presenteranno un coinvolgente programma tra antico e contemporaneo, tra classica e canzoni popolari. Il concerto è realizzato in collaborazione con La Società dei Concerti di Milano.
    Sabato 28 marzo, il salotto di Monza – e in particolare le botteghe dei commercianti del Carlo Alberto District – sarà animato da intermezzi musicali diffusi: shopping e cultura andranno a braccetto, nelle vie del centro, per tutta la giornata inaugurando anche un nuovo spazio cittadino di accoglienza, l’Ostello del Carrobiolo. Infine, domenica 29, nell’ultima giornata dei Monza Music Meetings, il Moderno, accogliente lounge bar e pasticceria nel cuore della città, ospiterà la conversazione culturale Note ribelli (ore 11, ingresso libero), con la presenza di Cecilia Balestra (direttrice di Milano Musica), Stefano Jacoviello (responsabile progetti culturali e media dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena) e Ambra Redaelli (presidente della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano). I relatori si confronteranno soprattutto su ciò che sta “dietro” la musica: la visione, la missione, gli obiettivi e le strategie che gli operatori culturali mettono in campo. Al centro della conversazione, moderata da Marianna Musacchio (responsabile comunicazione di Musicamorfosi), l’idea di una “resistenza gentile” che passa attraverso l’educazione all’ascolto, intesa come pratica consapevole e condivisa per contribuire alla costruzione di una società più attenta, inclusiva e coesa.
    Afferma Arianna Bettin, assessora alla Cultura del Comune di Monza«La quarta edizione dei Monza Music Meetings conferma la sua altissima qualità e l’apertura internazionale, con ospiti d’eccezione e nel segno della sperimentazione nella riscoperta della musica classica e da camera. Siamo pronti ad aprire il ricco anno concertistico monzese facendo risuonare alcuni dei luoghi più simbolici e belli del nostro territorio. Monza non intende solo proporsi come città in cui si fa e si ascolta musica, ma anche dove si accoglie la musica: è con questo spirito che ci accingiamo ad ospitare tanti straordinari artisti da oggi, con Monza Music Meetings, al concorso Rina Sala Gallo, all’interno del calendario di MusicAmonza 2026».
    Le fa eco Annamaria Di Ruscio, vicepresidente di Acinque, storico punto di riferimento nelle forniture e nei servizi legati all’energia: «Sosteniamo con convinzione il progetto dei Monza Music Meetings che declina la suggestione delle sette note in grandi concerti, rendez-vous, esibizioni e progetti che coinvolgono le scuole e le comunità. La quarta edizione riafferma lo spessore di una manifestazione già stabilmente inserita fra gli appuntamenti più significativi della regione e del territorio, cui porta valore attraverso una proposta articolata e carica di suggestioni che coinvolge i luoghi chiave di Monza. La nostra azienda vuole concorrere alle occasioni di socializzazione per le comunità locali e allo sviluppo del marketing territoriale che genera visibilità e indotto attraverso una proposta di eccellenza e di qualità».

    Programma completo e modalità di accesso: www.musicamorfosi.it