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  • “Tra l’istinto e la ragione” è il nuovo singolo di FIL estratto dall’omonimo disco

    Dal 13 febbraio sarà disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica “TRA L’ISTINTO E LA RAGIONE”, il nuovo singolo di FIL, estratto dall’omonimo album in uscita lo stesso giorno.

    “Tra l’istinto e la ragione” è un brano che racconta un viaggio che mette in discussione la razionalità. In un contesto lontano e ai margini della società, tra nuovi stimoli ed esperienze, la distanza diventa spazio di riflessione: il ricordo di un amore riaffiora e finisce per confondere il confine tra impulso emotivo e controllo razionale.

    Spiega l’artista a proposito del nuovo singolo: “Questo brano è in parte molto intimo e affronta una ricerca di equilibrio tra l’istinto e la ragione, per agire più consapevolmente per cercare di evitare il solito caos emotivo”.

    Il disco “TRA L’ISTINTO E LA RAGIONE”, disponibile in digitale dal 13 febbraio 2026 e composto da 13 brani, attraversa sonorità diverse, dal rap all’R&B, passando per influenze latine, cantautorali, rock ed elettroniche. Al centro dell’album c’è un’indagine emotiva e personale che affronta temi come l’amore – vissuto, perduto e transitorio – e riflessioni più intime e sociali. Un percorso segnato da contrasti e cambi di ritmo, in cui testo e musica raccontano la ricerca di un equilibrio tra impulso emotivo e controllo razionale.

    “M’immagino una bilancia, da una parte l’istinto, dall’ altra la ragione. Viviamo cercando un equilibrio, in ogni situazione, esperienza che attraversiamo pesiamo ogni pensiero e valutiamo ogni movimento istintivo cercando di dare con ragione un senso a ciò che accade nel nostro universo interiore e a quello che ci circonda. Amo sperimentare su generi musicali diversi. La musica è libertà e penso sia un peccato porsi limiti. Ed è ciò che accade in questo album, passando da un genere all’ altro, da un tema ad un altro esponendo sinceramente ciò che vivo e sento”, commenta il cantautore sul nuovo disco.

     

    “TRA L’ ISTINTO E LA RAGIONE” TRACKLIST:

    1) Tra l’istinto e la ragione

    2) Naturalmente ritorni

    3) Il giardino dell’amore

    4) L’ artefice

    5) Spettatori

    6) Sospiro

    7) Vera

    8) XXX lovers

    9) Timida luna

    10) Controcorrente

    11) Hey babe

    12) Dicembre

    13) La scia della follia

    BIOGRAFIA

    FIL, all’anagrafe Filippo Filidei, nasce a Faenza nel 1992. Cresciuto tra Imola e Marina Romea, inizia il suo percorso musicale con il rap di protesta, pubblicando i primi lavori sotto lo pseudonimo di Flep. L’esperienza in Spagna segna un punto di svolta nella sua carriera: qui Fil trova nella chitarra uno strumento centrale per esplorare nuove sonorità e tematiche, tra cui l’amore, avvicinandosi alle sfumature del flamenco.

    Nel corso degli anni vive e lavora in Spagna, Uruguay, Australia e Londra, esperienze che arricchiscono la sua visione artistica e alimentano il desiderio di raccontare emozioni e storie attraverso la musica. Dopo una fase iniziale di autoproduzioni, decide di concentrare le energie su un progetto più strutturato e da un paio d’anni propone materiale in studio con il supporto di Lorenzo Avanzi, producer e videomaker.

    Amante della musica in senso ampio, durante l’adolescenza si avvicina al reggae, mentre l’ispirazione alla scrittura nasce dal rap italiano degli anni ’90, con riferimenti come Kaos One, Uomini di Mare e Lou X. Parallelamente si sviluppa una forte passione per il rap spagnolo, tuttora predominante nei suoi ascolti, oltre che per il flamenco e altri generi. Il gruppo spagnolo Extremoduro rappresenta un punto di accesso alla scrittura rock, dopo un precedente interesse per il rock psichedelico.

    Il suo processo creativo è caratterizzato da periodi di immersione totale nei generi che, di volta in volta, ne influenzano la scrittura. Ogni brano racchiude una storia e un sentimento legati a situazioni di vita comuni e condivisibili. La musica diventa così uno spazio espressivo in cui ogni genere, come un colore, contribuisce a definire l’atmosfera emotiva dei brani.

    Fil suona chitarra, tastiere e batteria, utilizzando loop dal vivo per accompagnarsi nelle performance. Oggi il suo stile fonde cantautorato, R&B e rap, sperimentando di volta in volta nuove direzioni che spaziano dal rock ai ritmi latini ed elettronici, confermando una spiccata versatilità artistica.

    “Tra l’istinto e la ragione” è il nuovo singolo di FIL, disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 13 febbraio, estratto dall’omonimo disco in uscita lo stesso giorno.

     

     

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  • “Sioux” è il singolo d’esordio dei Fujiiro

    Da venerdì 13 febbraio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Sioux” (Overdub Recordings), il primo singolo dei Fujiiro.

    “Sioux” è un brano che racconta un percorso di irrequietezza e ricerca interiore, un confronto diretto con il più profondo sé, con la propria ombra e con i demoni interiori, ora abbracciandoli, ora respingendoli. L’inizio della canzone si muove in un’atmosfera western, arricchita da orpelli orientaleggianti, in cui chitarre roboanti e ronzanti dal sapore “tarantiniano” – che richiamano a tratti i Queens of the Stone Age – accelerano i battiti e decostruiscono un tema spagnoleggiante attraverso un uso incisivo di fuzz e distorsioni. Nella prima metà il pezzo segue una struttura “punk”, con ritmiche nervose e un impianto vicino alla forma canzone; nella seconda parte si apre invece ad una lisergica deriva psichedelica. Il cantato procede con un incedere rapido e perentorio, a tratti rappato, mentre il testo si affida ad immagini surreali e riferimenti ancestrali.

    Spiega la band a proposito del brano: «Sioux è il pezzo che ha segnato, definitivamente, la fine del nostro ex progetto “Malva” per come lo conoscevamo. È da qui che abbiamo iniziato a pensarci all’interno di atmosfere differenti che ci hanno guidato in modo naturale a dar vita a Fujiiro, ed è con questo pezzo che abbiamo deciso di esordire. Sioux nasce musicalmente da un riff veloce, fuzz e psichedelico, da un contesto armonico spagnoleggiante. Da qui ne abbiamo modellato la struttura.

    È la prima volta che scrivevo (Dario, ndr) un testo esattamente dopo la registrazione della parte musicale, forse è per questo che si tratta di un testo meno “melodico” e più ritmico rispetto a quello che ero abituato a fare. Ricordo le serate in cui mi chiudevo al buio a provare frasi nel nostro studio con la musica che suonava in loop».

     

    Biografia

    I Fujiiro nascono ufficialmente nel 2026 a Firenze, dalle ceneri dei Malva, precedente progetto alternative attivo dal 2019. Ritmi spigolosi e atmosfere esotiche ed oniriche, a tratti violente e a tratti distese, caratterizzano il primo disco dei Fujiiro in uscita nell’aprile del 2026 per Overdub Recordings.

    Il genere della band è difficilmente catalogabile, a tratti ricorda uno Psych Rock contemporaneo di matrice internazionale (King Gizzard and the Lizard Wizard, Tropical Fuckstorm, Queens of the Stone Age), a tratti sono evidenti i rimandi ad una sorta di cantautorato italiano, sensoriale ed onirico (Iosonouncane, Verdena, C.S.I.).

    I testi ed il cantato in italiano sono irrequieti e tormentati, appoggiandosi su figure archetipiche e immagini simboliche. Il primo disco dei Fujiiro racconta in prima persona i pensieri e le pulsioni di un individuo alla spasmodica e insoddisfatta ricerca di un qualcosa di indefinito, inserito in una società apparentemente fuori dal tempo, a tratti distopica e a tratti spaventosamente contemporanea. Da riferimenti socialmente e culturalmente lontanissimi si arriva ad introspezioni psicologiche senza soluzione di continuità.

    I Fujiiro cercano di congiungere l’amore per la canzone con l’interesse per la sperimentazione, decostruendo la forma canzone e alternando melodie classiche a cantati frenetici (a tratti “spoken”). I Fujiiro si rivolgono agli amanti dei live e della musica rock trasversale, con uno spiccato interesse per la psichedelia.

    La band è formata da tre elementi permanenti: Dario Errico è il chitarrista e cantante principale, Lorenzo Niccolai è il chitarrista e “rumorista elettronico”, Andrea Biancotti è il batterista e percussionista. In formazione completa hanno come turnista un bassista (basso elettrico e bass synth).

    “Sioux” è il singolo d’esordio dei Fujiiro pubblicato da Overdub Recordings disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 13 febbraio 2026.

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  • Annamaria Farricelli approda a Casa Sanremo Writers 2026

    La selezione per la vetrina letteraria di Casa Sanremo Writers 2026 inserisce l’opera “In un soffio d’amore” (ed. WE) di Annamaria Farricelli nel salotto culturale di Casa Sanremo durante l’omonimo Festival della Canzone Italiana. L’approdo nella Città dei Fiori valorizza l’impianto narrativo di questa opera: intensa e necessaria, trattasi di un racconto di memoria e presenza, che onora il passato ma parla direttamente al cuore del presente. È un inno alla vita con grazia, rispetto e verità. Pluripremiata a livello nazionale ed internazionale, Annamaria Farricelli è riconosciuta per il suo contributo alla letteratura e alla poesia. La sua opera è caratterizzata da un profondo esame dell’anima e delle emozioni, spesso affrontando temi di rinascita e di speranza attraverso un linguaggio semplice, ma mai banale. Le sue “creature” sono accolte in sillogi, antologie, racconti, romanzi. 

    L’ intervista della Farricelli nel salotto culturale di Casa Sanremo è prevista per la mattinata del  giorno 26 febbraio.

    Ingresso solo con pass.

    “In un soffio d’amore” è un romanzo che potremmo definire a metà tra il saggio ed il racconto. Con la prefazione del Dott. Giacomo Ruocco, traccia una storia generazionale e socio-antropologica, concentrandosi in particolare sulle esperienze della ‘Classe 1900’ e delle successive ‘Nuove Generazioni’ in Italia”. Il volume si focalizza sulla regione napoletana e il borgo di Scanzano, e tratta le vicende della famiglia Di Maio, attraversando gli orrori delle due guerre mondiali e i cambiamenti del dopoguerra, analizzando il contrasto tra i valori di resilienza dei Baby Boomers e il disagio e la dipendenza dalla tecnologia delle più recenti Generazioni X, Z e Alpha.

    Il mio ultimo libro lo definirei un’opera che affonda le radici nel passato per dare un senso al presente, e lasciare al contempo un messaggio al futuro. L’ elemento del ‘soffio’ suggerisce la trasmissione sottile, ma potente, di valori, memorie ed emozioni” – fa sapere l’Autrice.

    Il titolo è delicato, ma dentro questo ‘soffio’ vive un racconto denso di tenacia, resistenza, identità, amore e trasformazioni. È un’opera che si colloca a metà tra narrativa storica e prosa poetica, e si rivolge a chi cerca storie autentiche, capaci di emozioni profonde e riflessioni ampie” –  conclude.

    Le donne hanno un ruolo centrale nel libro, narrate con rispetto e profondità, ed emergono come asse portante; sono le protagoniste, reali,  che  attraversano il tempo portando con sé la forza del” fare silenzioso”, del sacrificio che costruisce. Il concetto di famiglia è vissuto come archivio vivente, come luogo di trasmissione di esperienze, ma anche come rete emotiva che sostiene e plasma. La memoria non è nostalgia, ma fondamento. I cambiamenti sociali sono percepiti come l’evoluzione delle condizioni di vita, della mentalità e dei diritti, e vissuti non come freddezza sociologica, ma con empatia e consapevolezza. La narrazione storica si intreccia a quella personale, mostrando come il macro impatti il micro. Speranza e dignità il fil rouge del vivere, ed anche nei momenti bui (guerre, povertà, fame), il messaggio che filtra dal libro è chiaro: la bellezza esiste anche nel dolore, e la vita ha senso quando si conserva la dignità.

    “In un soffio d’amore” presenta una prosa poetica, narrativa, evocativa, che unisce immagini liriche alla concretezza della vita vissuta, e l’equilibrio tra prosa e poesia è uno dei tratti distintivi dell’opera. La fluidità emotiva della Farricelli è capace di toccare corde intime, ma senza appesantire, e la tensione narrativa è viva grazie al racconto di eventi reali che la famiglia Di Maio ha vissuto.

    Per concludere: il “soffio” a cui si allude nel libro è ciò che resta quando tutto cambia. L’amore non è solo quello romantico, ma anche amore come cura, come radice profonda dell’essere umano; l’amore che costruisce, che si sacrifica, che educa. La donna, oltre che custode della memoria, è il motore del cambiamento. Non solo figura materna, ma agente attiva delle trasformazioni.

    “In un soffio d’amore” è consigliato a lettrici e lettori interessati ad intimità collettiva, poesia del coraggio, narrativa della dignità, tempo e memoria come protagonisti.

    Ulteriori info sull’Autrice si possono trovare al sito ufficiale www.annamariafarricelli.com

  • “La Sfilata delle Farfalle”: bellezza, forza e speranza al Policlinico Tor Vergata Martedì 3 marzo 2026

    Martedì 3 marzo 2026, alle ore 19:00, presso la Galleria Centrale del Policlinico Tor Vergata, si terrà “La Sfilata delle Farfalle”, evento promosso dall’Associazione L’Arcobaleno della Speranza ODV, dedicato alle pazienti oncoematologiche e oncologiche.

    Protagoniste della serata saranno donne che stanno affrontando un percorso di cura, trasformando la passerella in un simbolo di rinascita, coraggio e bellezza autentica. L’evento rientra nei progetti di umanizzazione delle cure promossi dall’Associazione.

    La sfilata sarà presentata da Daniela Ferolla. Le partecipanti indosseranno abiti della boutique Ottavina Ottaviani, con il contributo speciale dello stilista Gai Mattiolo.

    L’iniziativa celebra anche l’anniversario dell’Associazione, da sempre impegnata al fianco dei pazienti, nel segno del motto “Uniti si Vince”.

    Ingresso libero.

    INFORMAZIONI

    📅 Martedì 3 marzo 2026 – Ore 19:00

    📍 Galleria Centrale – Policlinico Tor Vergata, Roma

    📧 info@arcobalenodellasperanza.net

    🌐 www.arcobalenodellasperanza.net


  • La MusiBussola: eventi e curiosità musicali di Elena Bresciani su Metropoli Radio

    Un programma dedicato agli appuntamenti e alle curiosità del mondo della musica: una bussola per orientarsi mese per mese nel calendario degli eventi e delle novità. È “La MusiBussola – Curiosando fra spettacoli, novità discografiche, edizioni musicali e molto altro”, il nuovo programma che viene trasmesso da giovedì 22 gennaio su Metropoli Radio, la web radio del giornale telematico Metropoli.Online, diretti entrambi da Massimo Marciano. La trasmissione è curata e condotta da Elena Bresciani, cantante lirica nota sui palcoscenici internazionali.

    L’appuntamento è un racconto di eventi e curiosità che caratterizzano, mese per mese, il mondo della musica in Italia. La prima puntata di gennaio è andata in onda alle 9.15 di giovedì 22 su www.MetropoliRadio.it, il sito dove può essere ascoltata la web radio, e ha parlato degli appuntamenti e delle novità attesi nel corso del mese e per gli inizi di febbraio, mentre dopo il 10 febbraio è prevista la seconda puntata, relativa a questo mese e agli inizi di marzo.

    “La MusiBussola” è con cadenza mensile: ogni nuova puntata è prevista in uscita per la settimana del 10 di ogni mese. Ma verrà trasmesso in replica ogni settimana durante il mese il giovedì, il sabato e la domenica, per tutti e tre i giorni in quattro edizioni: alle 9.15, alle 14.15, alle 18.15 e alle 21.15.

    Elena Bresciani è una intellettuale eclettica che ha festeggiato 26 anni di carriera artistica: cantante lirica di fama internazionale, vocal coach, direttrice di coro, mentore e acquerellista, esperta di voci femminili che segue in tutta Italia, autrice di saggi e curatrice di rubriche radiofoniche e scritte sul panorama musicale.

    Ha cantato come solista in Europa e Stati Uniti: dal Vaticano alla Carnegie Hall di New York; dal Principato di Monaco, Londra, Oxford, Cambridge al Teatro Filarmonico di Verona.  Definita dai media e dalla stampa (La Gazzetta dello Spettacolo, New York Italian Radio, SKY, RTL102.5, Elle, TGcom24 e altre testate) «uno dei migliori preparatori vocali italiani», Elena Bresciani ha all’attivo oltre 1000 artisti preparati nella lirica, nel pop, nel jazz e nel musical. Le sue allieve hanno vinto audizioni per Conservatori, Teatri e Concorsi lirici internazionali e in ambito pop ha seguito voci per Sanremo e Castrocaro.

    Membro di giuria in concorsi di canto internazionali sia per la lirica sia per il pop e consulente per agenzie concertistiche, dirige il suo prestigioso studio di canto dal 1999, sede d’esami del Trinity College of Music di Londra. Ha scritto saggi in ambito musicale per Eco Edizioni Musicali, LeggIndipendente, Informazione e Cultura, Progetto Cultura di Roma e Franco Angeli, testi usati dalle Università Italiane e dall’Accademia del Teatro alla Scala di Milano.

    Plurilaureata e ricercatrice delle connessioni fra canto e spiritualità, CEO del progetto di ricerca “Vibralchimie”, ha recentemente presentato al pubblico il suo nuovo libro, scritto a quattro mani con il chitarrista Renato Caruso, “Canto del benessere e vibralchimia interiore” edito da Fingerpicking. Elena Bresciani è l’unica docente di canto al mondo ad applicare le frequenze in hz di antiche campane tibetane alle armoniche delle voci per ampliare il timbro e l’estensione nella tecnica vocale.


  • Shaza rilegge “Don’t Look Back in Anger” degli Oasis trent’anni dopo, senza cambiare una parola

    A trent’anni dalla pubblicazione, “Don’t Look Back In Anger” non ha perso un grammo della sua presa generazionale. Il capolavoro di Noel Gallagher non è mai diventato una reliquia del passato, restando tutt’oggi un punto di riferimento anche per chi, nel 1996, non era ancora nei pensieri del tempo. È dentro questa appartenenza che Shaza — cantautrice comasca classe 2007 — riapre il dialogo con il brano, dandone una rilettura di segno opposto, da una prospettiva radicalmente divergente.

    Quella di Shaza non è una cover né, tantomeno, un omaggio calligrafico. È, al contrario, un rigoroso lavoro di scavo. L’artista prende uno dei simboli più pervasivi del Britpop e lo conduce fuori dal perimetro degli stadi, dei singalong da pub e dei finali catartici di setlist, trascinandolo dentro la penombra di una stanza. L’enfasi si spegne, la voce si abbassa e il brano recupera una dimensione raccolta, quasi crepuscolare, privata di ogni velleità corale e della tracotanza degli anni Novanta. A guidarlo, è una precisione millimetrica, quella che appartiene solo a chi ascolta e interiorizza.

    Il contesto è quello di una generazione in bilico tra l’iperconnessione e un isolamento percepito che i dati ISTAT confermano con chiarezza: oltre un terzo degli adolescenti italiani sperimenta quotidianamente il senso di esclusione sociale. In questo quadro, la versione di Shaza metabolizza una sensibilità specifica, che non rinnega il passato ma rifiuta di restarne prigioniera. “Don’t Look Back In Anger” diventa così termometro del presente, un collante tra l’eredità di un mito e il bisogno di riconciliazione individuale.

    Sul piano interpretativo, Shaza — studentessa al liceo artistico — modula la sua voce con la stessa cura con cui gestisce i colori sulla tela. Il centro del pezzo non è più la rabbia, ma la grana bianca di quella stessa tela che riemerge quando il colore viene raschiato via. È l’accettazione del tempo che è stato, la pace fatta con l’irrimediabile.

    «Avvertivo l’urgenza di rileggere questo brano spogliandolo della sua veste pubblica per portarlo a una dimensione più intima, più vicina alla mia verità — racconta l’artista —. Non c’è alcuna volontà di sostituirsi all’originale, bensì il desiderio di dialogare con ciò che rappresenta oggi, nel mio quotidiano. È il mio modo di osservare il passato senza lasciarmi consumare. Ed è, in fondo, un dialogo con il tempo.»

    Il singolo, prodotto da Massimiliano Cenatiempo, segna un punto di assestamento nel percorso della giovane cantautrice, in cui la sua formazione multidisciplinare fluisce in un’interpretazione attenta alle pause e alle sfumature. Il videoclip ufficiale, concepito come capitolo visivo del progetto, verrà rilasciato nel corso delle prossime settimane, assecondando una temporalità dilatata che sfida la bulimia dei consumi digitali immediati.

    In questa rilettura, l’inno degli Oasis cessa di essere un coro da stadio e torna a farsi soliloquio, quasi un segreto. Shaza ci ricorda che, talvolta, per riuscire ad andare avanti è necessario prima saper sostare con dignità davanti a ciò che abbiamo lasciato alle spalle. Senza alcuna rabbia.

  • “Ma che rumore fa” è il nuovo singolo di Maila

    Da venerdì 13 febbraio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Ma che rumore fa”, il nuovo singolo di MAILA, già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio.

     

    “Ma che rumore fa” è un brano pop dalle vibes malinconiche, sostenute da un sound moderno che strizza l’occhio alle sonorità pop/trap. Il testo racconta la frustrazione di chi vorrebbe aiutare una persona amata a rimettere ordine nelle proprie scelte di vita, senza però riuscire a sanarne i malesseri interiori. Un sentimento di impotenza che nasce dal desiderio, spesso irraggiungibile, di vederla finalmente felice e serena.

     

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «“Ma che rumore fa” nasce da un dolore intimo e recente: la frustrazione e l’impotenza di non essere riuscita a “salvare” una persona a me cara da scelte di vita sbagliate. Il desiderio profondo di vederla felice, unito alla sensazione di non essere ascoltata, mi ha portata a soffrire molto, fino a pensare di mettere da parte me stessa pur di preservare il rapporto e il suo benessere. Durante la scrittura del brano c’è stato un momento quasi tragicomico, se così si può dire: un vero e proprio confessionale con Numb (Filippo Toffanin), con cui scrivo. È stata come una seduta psicologica, necessaria per tirare fuori tutto ciò che provavo in quel momento e per trasformare emozioni, immagini e dettagli reali in parole capaci di raccontare fedelmente ciò che stavo vivendo. Anche la fase di registrazione non è stata semplice, perché coincideva con un periodo particolarmente difficile della mia vita. Allo stesso tempo, però, è stata liberatoria: mi ha dato la forza di sfogarmi, di dare voce alle mie emozioni e di condividerle con altre persone, che magari possono sentirsi comprese e meno sole. Sono felice che questo brano esista. È mio, mi rappresenta, racconta di me, di noi, e del legame con una persona per la quale, nonostante tutto, so che ci sarò sempre».

     

     

     

     

    Biografia

    Maila, nome d’arte di Marta Luisa Presterà, è una cantante e musicista di 24 anni. Si è formata presso il Conservatorio di Milano, dove nel 2023 ha conseguito la laurea in Canto Pop. All’interno dello stesso percorso accademico ha studiato musica classica, oboe e pianoforte per otto anni, strumenti che aveva già iniziato ad approfondire sin dall’infanzia: il pianoforte dall’età di cinque anni e l’oboe dagli undici. Parallelamente alla formazione musicale, ha studiato danza per oltre dieci anni e teatro, sviluppando una preparazione artistica completa e trasversale.

    Fin da giovanissima, Maila ha mostrato un forte interesse per il mondo dello spettacolo, della musica, della televisione e della comunicazione. Il suo progetto musicale nasce dall’esigenza di esprimere le emozioni vissute quotidianamente attraverso testi, musica e voce. Attualmente è impegnata in una fase di sperimentazione artistica, orientata verso sonorità pop/trap emotional, con l’obiettivo di costruire uno stile personale e riconoscibile. La scrittura rappresenta per lei un mezzo di racconto autentico: le sue canzoni parlano di esperienze dirette, con l’intento di creare un’identificazione sincera con chi ascolta.

    Le sue principali influenze musicali spaziano dal jazz e dal blues al pop contemporaneo. Tra gli artisti internazionali che hanno segnato il suo percorso figurano Aretha Franklin, Etta James, Amy Winehouse, Jennifer Hudson, Beyoncé, Adele, Dua Lipa, Ariana Grande e Taylor Swift, in particolare per l’approccio alla scrittura. In ambito italiano, Maila guarda a sonorità vicine a quelle di Rose Villain, Madame ed Elodie, pur ricercando una cifra stilistica personale che attraversi generi e linguaggi diversi.

    Maila è seguita nella produzione artistica dal team di COSMOPHONIX e da Cristian Gallana, con cui collabora da alcuni anni per la finalizzazione e la strutturazione dei suoi progetti musicali. Pur non individuando un target preciso, l’artista crede che la musica sia un linguaggio universale, capace di parlare a chiunque. I temi trattati, legati alle esperienze e alle difficoltà della giovane età adulta, trovano tuttavia una forte risonanza soprattutto tra le nuove generazioni.

    Per Maila la musica rappresenta una vera e propria cura: un rifugio, uno spazio di libertà e di condivisione emotiva. Attraverso il lavoro artistico e la comunicazione sui social, riconosce il valore delle connessioni umane e della condivisione, convinta che la musica sia il mezzo più potente per creare legami autentici. Il suo obiettivo è vivere di musica, scrivere, comporre e cantare non solo per sé, ma per tutti coloro che possono ritrovarsi nelle sue parole. Il sogno è quello di calcare i palchi, vedere anche solo poche persone cantare le sue canzoni e continuare a raggiungere sempre più ascoltatori, affinché la sua musica possa lasciare un’emozione vera, qualcosa che smuova, che resti, che sia vita.

     

    “Ma che rumore fa” è il nuovo singolo di Maila disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 23 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 13 febbraio 2026.

     

     

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  • “Sushi” è il nuovo singolo di Andrea Cardia

    Dal 13 febbraio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “#Sushi”, il nuovo singolo di Andrea Cardia (Maionese Project).

    “#Sushi” è una ballad nostalgica e avvolgente che esplora le fragilità e le speranze di una generazione. Attraverso il suo testo, Andrea racconta una storia a distanza tra un ragazzo e una ragazza che, pur vivendo la quotidianità tra sigarette e treni delle sei, sognano un futuro in città diverse. Tra i ricordi di serate passate e la proiezione di vite adulte — fatte di lauree, uffici a Roma e domeniche a mangiare sushi — la canzone culla l’ascoltatore in un’atmosfera sospesa, dove l’incertezza del domani si intreccia alla dolcezza del passato.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Il lavoro sull’arrangiamento è iniziato in modo molto istintivo. Tutto è partito da una drum machine che, quasi per gioco, ha dettato il ritmo e l’atmosfera dell’intero pezzo.”

     

    Biografia

    Andrea Cardia respira musica da sempre. La chitarra è entrata nella sua vita a soli sei anni e, da quel momento, non l’ha più lasciata, diventando la compagna inseparabile di un percorso di scrittura iniziato ormai vent’anni fa. La sua è una musica che affonda le radici nella grande tradizione del cantautorato italiano: nelle sue melodie si avvertono le influenze di pilastri come Antonello Venditti, Vasco Rossi e Ligabue, maestri che hanno plasmato la sua sensibilità artistica.

    Circa un anno fa è nato il suo ultimo progetto, un viaggio sonoro più maturo che vede la preziosa collaborazione dei produttori Alberto Gerbelle e Alberto Macerata. Al centro della sua produzione ci sono storie d’amore e frammenti di vita vissuta: racconti autentici e universali in cui chiunque può immedesimarsi, indipendentemente dall’età. Con un sound che spazia da ballad avvolgenti a momenti più energici, l’obiettivo di Andrea rimane costante: continuare a scrivere canzoni sincere per condividerle con un pubblico sempre più vasto, trasformando le emozioni personali in un’esperienza collettiva.

    “#Sushi” è il nuovo singolo di Andrea Cardia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 13 febbraio 2026.

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  • Simone Tomassini sceglie il 14 febbraio per raccontare l’amore imperfetto, vero e quotidiano

    Sabato 14 febbraio, in occasione di San Valentino, esce “L’amore è un’altra cosa” (Orangle Records), il nuovo singolo di Simone Tomassini, secondo capitolo del progetto “I dettagli”, un lavoro che unisce musica e scrittura in un racconto esteso, personale e coerente.

    Dopo “Se ci credo è colpa tua”, brano che ha segnato l’inizio di una nuova fase artistica, Tomassini torna con una canzone che rilegge il tema dell’amore senza idealizzazioni.

    L’artista si allontana dall’idea romantica, spesso distante dalle complessità relazionali, per raccontare il sentimento che incontra la quotidianità: le distanze, i silenzi, le abitudini. Preferisce le immagini imperfette a quelle rassicuranti, evitando la frase giusta e optando invece per parole che restano aderenti alla realtà di coppia. Anziché trattare l’amore come tema, lo tratta come una questione concreta, una condizione da vivere e attraversare: lo sporca, lo mette in discussione, lo lascia incompleto. E in quell’imperfezione, così meravigliosa e così visceralmente umana, ci entra solo chi ascolta davvero.

    Nel testo del brano, l’amore non è un contratto, non è una promessa solenne, non è un rito da celebrare. È un’esperienza concreta, fatta di ricordi, di oggetti che conservano tracce del tempo, di momenti che riaffiorano con la loro polvere addosso. È «prendersi per mano senza la paura di restare soli».

    Simone Tomassini, che ha scelto di aggiungere il proprio cognome al nome d’arte in anni recenti come omaggio alla memoria del padre e del nonno, non ha certo bisogno di presentazioni. La sua carriera, avviata nei primi Duemila e consolidata con la partecipazione alla 54esima edizione del Festival di Sanremo e il successo di “È stato tanto tempo fa”, si è sviluppata seguendo una traiettoria lontana dall’esposizione obbligata. Nel tempo, il cantautore e musicista comasco ha sempre occupato una posizione riconoscibile: un rock-pop melodico, legato alla forma-canzone, che ha attraversato gli anni senza perdere identità. La sua voce, il suo modo di scrivere, il suo suono restano immediatamente riconducibili a una cifra personale. Una continuità che gli consente di parlare anche alle generazioni più giovani, senza rincorrere linguaggi che non gli appartengono.

    E dentro questa coerenza, prende forma il suo nuovo progetto. Un progetto che non nasce per opporsi al presente, ma per riportare centralità a ciò che per Simone resta essenziale: la musica come linguaggio sincero, come spazio di racconto, come scelta consapevole e relazione con chi ascolta.

    Un progetto in cui ci sono oggetti, ricordi sfocati, scene di vita quotidiana. In cui non c’è nessuna idea di amore da difendere, ma un modo di guardarlo mentre si evolve e cambia forma.

    Il videoclip ufficiale del singolo, diretto dallo stesso Tomassini e realizzato interamente in piano sequenza, ruota attorno alla figura di una sposa – interpretata dall’attrice Valeria Spagnuolo – posta davanti a più possibilità. Non è chiaro se stia andando verso il proprio matrimonio, se stia tornando indietro o se stia semplicemente scegliendo di fermarsi. Un’immagine volutamente aperta, che accompagna il senso del pezzo: l’amore come percorso incerto, fatto di tentativi, cadute e ripartenze.

    “L’amore è un’altra cosa” fa parte di “I dettagli”, il nuovo progetto discografico e letterario di Simone Tomassini, che vedrà l’uscita di un album accompagnato da un libro. Ogni canzone corrisponde a un capitolo, ampliando il racconto oltre il formato musicale.

    «Ho sentito il bisogno di dare alla mia musica tutti i dettagli possibili – dichiara Tomassini -. Le canzoni sono piccole poesie, ma volevo che diventassero capitoli veri e propri, capaci di ampliare il racconto e di condurre chi ascolta dentro una storia più ampia, fatta di immagini, passaggi e momenti che non si esauriscono in tre minuti.»

    La scritta del titolo del brano sulla copertina digitale è stata realizzata da Charlotte Tomassini, figlia di Simone, a sottolineare la dimensione personale del progetto.

    “L’amore è un’altra cosa” si distacca dalla narrazione del sentimento perfetto per raccontare un legame che si misura con il tempo. Un amore che si “schianta”, che cambia, ma che continua a cercare una direzione da percorrere insieme. Un sentimento che si evolve in nuove forme, ma non smette di interrogarsi su quello che continua a tenere in piedi una relazione, anche quando l’idea di amore smette di essere ideale.

  • Scrivere dopo un’ischemia: Gianni Montelatici vince il Premio Bigazzi

    La biografia di Gianni Montelatici si è spezzata in un pomeriggio del 2014, quando un’ischemia ha imposto un blackout improvviso, resettando il corpo e costringendo il pensiero a un silenzio bianco, quasi irreale. Ma in quella lunga convalescenza, la musica è tornata a reclamare il suo spazio, non più come passione e passatempo ma come unico linguaggio possibile per rimettere insieme i pezzi e tornare a decodificare il mondo.

    Nell’illusione che il dolore sia una pratica burocratica da evadere nel tempo di un EP, che basti un nuovo incontro o il banale scorrere dei mesi per derubricare un’assenza a semplice ricordo, l’artista fiorentino, con la ruvidità di chi ha masticato la vita lontano dai riflettori prima di prendersi il primo posto al Premio Bigazzi nella Sezione Cantautori, decide di fare il percorso inverso. “Se fosse vero”, il suo nuovo singolo, è il racconto di un cuore che non sente più nulla proprio perché ha smesso di credere alle ricette precostituite della guarigione.

    Un brano che non insegue il consenso immediato delle playlist o dell’airplay, ma cerca la verità nel fondo di un calice amaro, dove le fotografie di un quartiere e le gare di moto restano lì, a testimoniare che, a volte, non si guarisce affatto.

    Montelatici sa che ci sono canzoni che funzionano come placebo e altre che, semplicemente, scelgono di non mentire. Per questo, scrive con la consapevolezza empirica di chi sa che il dolore non si cancella, ma si integra, si abita e si metabolizza, lasciandolo decantare e trasformandolo in un compagno di viaggio con cui negoziare quotidianamente.

    Quel calice amaro diventa un bicchiere di verità versato sul mondo, un rifugio di cristallo che riflette una vita che continua altrove, lasciando il protagonista in un vuoto che nessuna canzone può davvero colmare. Il suo è un realismo sporco, umano, visceralmente distante dalle anse edulcorate del pop contemporaneo.

    Il tempo smette di essere un medico nel momento in cui la ferita non si rimargina, ma diventa parte integrante della propria geografia identitaria: le lancette che corrono non sono più un trauma da superare, ma un elemento ricostitutivo del sé, come una cicatrice che smette di far male ma ridefinisce i contorni di chi la porta. In “Se fosse vero”, i giorni che passano non portano sollievo, ma agiscono come un reagente chimico che rivela la persistenza del ricordo: il tempo non cura, si limita a testimoniare l’impossibilità di dimenticare, convertendo l’aspettativa di un ritorno nella dignità di restare esattamente lì, dove tutto è finito.

    Il brano interroga direttamente l’ascoltatore, mettendolo di fronte allo specchio di quelle illusioni che spesso accettiamo per sopravvivere.

    Le parole dell’artista sottolineano l’inefficacia delle soluzioni indolori:

    «Qual è la cura per cancellare il dolore? Basta credere nelle ricette che ormai quasi come un mantra si ripetono da tempo immemore? Il tempo che cancella? La ricerca di un nuovo amore? La voglia di scappare lontano? Chissà…Forse la vera medicina è proprio questo restare nel dubbio, senza la pretesa di trovare una cura, ma con la dignità di portarsi addosso la propria storia.»

    “Se fosse vero” è la constatazione che non esiste un solo colpevole e che il dolore non si elimina, si impara a portarlo con sé. È la voce di chi ha guardato il vuoto e ha scelto di riempirlo con una canzone che non promette guarigioni miracolose, ma offre la dignità di una ferita ancora aperta.

    Dopo anni di silenzi e strade interrotte, è stata la convalescenza forzata del 2014 a riaccendere la scintilla creativa in Montelatici, portandolo a strutturare un percorso di scrittura consapevole, che ha trovato la sua massima consacrazione sul palco del Premio Bigazzi.

    Il singolo sintetizza questa evoluzione unendo la sensibilità cantautoriale più pura a una struttura narrativa solida, capace di parlare a quanti abbiano cercato, invano, di dimenticare attraverso il filtro del tempo.

    L’artista descrive così la genesi concettuale del brano:

    «”Se fosse vero” cerca di raccontare come non sia possibile cancellare il ricordo di un grande amore. Non basta il tempo, non servono le parole, i testi che affrontano il problema. Il dolore si impara ad addomesticarlo, ma non si cancellerà mai. Così come non ci sarà mai un solo colpevole.»

    Il valore del pezzo non risiede solo nella penna onesta e disincantata di Montelatici, ma anche in una veste sonora curata da Marco Falagiani. La produzione artistica di Falagiani — già braccio destro di Giancarlo Bigazzi e firma dietro successi che hanno segnato la storia del Festival di Sanremo e del cinema internazionale — conferisce al brano una caratura che esula dalle logiche del pop istantaneo, spesso usa-e-getta. La collaborazione tra il cantautore e il Maestro ha dato vita a una traccia in cui ogni sfumatura del calice amaro di cui parla l’artista trova una collocazione precisa, cristallizzando un’esperienza individuale in una narrazione in cui è facile riconoscersi.

    Attualmente impegnato anche nel progetto GiBombay, dove la sua anima autorale incontra venature hard rock, Gianni Montelatici si riaffaccia sulla scena nazionale con un progetto che rivendica il diritto di sentire, di ricordare e, soprattutto, di non guarire secondo le tempistiche dettate dalla società del benessere istantaneo, forzato e performativo.