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  • “Unchained Melody” prima di “Ghost”: De Curtis rilegge la canzone nata in un film carcerario e diventata mito romantico

    Prima di diventare, nell’immaginario collettivo, la canzone d’amore di Ghost, “Unchained Melody” raccontava la prigionia. Prima della scena entrata nella memoria del cinema romantico, prima della consacrazione mondiale nella voce dei The Righteous Brothers, prima di diventare una delle melodie più iconiche e celebri del Novecento, quel brano nasceva da un film carcerario del 1955, Unchained, e portava già nel titolo una contraddizione folgorante: una “melodia senza catene” scritta per raccontare un uomo separato dalla donna che ama, mentre il desiderio di tornare da lei si scontra con l’impossibilità di farlo.

    Da questa origine, spesso rimasta in secondo piano rispetto alla fortuna cinematografica planetaria del brano, prende forma la nuova versione di De Curtis, artista, speaker radiofonico e producer con un percorso ventennale legato alla radio, alla dance e alla produzione discografica. Dopo “Cartoline”, progetto autobiografico in cui aveva raccontato un amore nato prima della mediazione digitale, l’artista pistoiese di origine srilankese torna a misurarsi con il tema della distanza, ma questa volta lo fa entrando in una delle canzoni più amate e reinterpretate della storia della musica popolare mondiale.

    Pubblicata da Smilax Publishing e Boing 997 Records, la sua “Unchained Melody” non è un semplice omaggio, né un esercizio di stile su un classico già scolpito nella memoria di più generazioni. È, piuttosto, una ricostruzione totale: un lavoro di arrangiamento, visione sonora e interpretazione che riparte dalla versione resa celebre nel 1965 dai The Righteous Brothers, per portarla dentro un linguaggio contemporaneo senza tradirne la profondità emotiva originaria.

    Per De Curtis, il punto non era “rifare” una canzone famosa, ma domandarsi che cosa resti, oggi, di una melodia che ha attraversato il cinema, la radio, la cultura popolare e l’immaginario sentimentale di milioni di persone, continuando a parlare a epoche diverse ma custodendo la stessa forma di esilio sentimentale: l’attesa di chi ama qualcuno che non può raggiungere.

    Scritta da Alex North e Hy Zaret, “Unchained Melody” viene composta per Unchained, film del 1955 ambientato nel contesto della detenzione. Il testo non contiene mai la parola “unchained”, eppure tutto il brano vive dentro quel desiderio, quello di liberarsi da una distanza, da un tempo che si allunga, da un’assenza che diventa insopportabile. La canzone non parla soltanto di amore, ma di separazione. Non racconta soltanto la nostalgia, ma la fatica di restare legati a qualcuno quando lo spazio, il tempo o la vita rendono impossibile il contatto.

    Nel 1965, la versione dei The Righteous Brothers consegna il brano a una nuova stagione di popolarità. Nel 1990, Ghost lo trasforma definitivamente in un simbolo cinematografico: Patrick Swayze e Demi Moore, la scena del tornio, il confine tra i vivi e i morti, un amore che continua a cercare un varco anche quando amare significa restare accanto senza poter toccare. Da quel momento, “Unchained Melody” smette di appartenere soltanto alla storia della musica e del cinema, diventando una di quelle canzoni che non si ascoltano mai davvero da sole, perché portano con sé immagini, ricordi, stanze, persone.

    De Curtis sceglie di introdursi in questa storia in punta di piedi, da una porta laterale, meno immediata e proprio per questo più interessante: quella della catena invisibile. Se il titolo parla di una melodia senza catene, il centro del brano sembra raccontare esattamente l’opposto. Un amore bloccato, un sentimento che non si consuma nella vicinanza, ma nella sua mancanza. Un desiderio che non può farsi abbraccio e, proprio per questo, diventa voce.

    È qui che la rilettura di De Curtis trova il suo senso più compiuto. In Ghost, il protagonista resta prigioniero sulla terra in forma di spirito: vede la donna che ama, le è vicino, ma non può essere visto, ascoltato, toccato. È una condizione estrema, crudele, che amplifica il senso più segreto della canzone: amare qualcuno e non poterlo raggiungere. Esistere accanto a una persona e restare comunque separati da lei. Vivere dentro una distanza che nessuna volontà riesce a colmare.

    Nella nuova versione, De Curtis lavora su questa impossibilità di contatto senza caricarla di enfasi, scegliendo una forma musicale attuale, ampia, capace di mantenere la linea melodica originale e, al tempo stesso, di farla respirare in una dimensione nuova. L’arrangiamento non cerca di cancellare la memoria del brano, ma di farla riaffiorare con un’altra luce: più vicina al suo percorso di producer, più coerente a una sensibilità sonora contemporanea, più aderente a un ascolto di oggi, abituato a muoversi tra nostalgia, cinema, elettronica, pop e canzoni che hanno superato il tempo per cui erano nate, diventando patrimonio comune.

    La voce e il suono non inseguono la monumentalità dell’originale, ma provano a riportare il testo dentro una zona più intima, dove ogni elemento sembra confrontarsi con il vuoto lasciato dall’assenza. Il tempo che passa lentamente, il bisogno di sapere se l’altro appartenga ancora a quel legame, il desiderio che l’amore trovi una strada per tornare: tutto, in “Unchained Melody”, vive dentro una grammatica semplice e assoluta, ma proprio per questo difficilissima da attraversare senza cadere nella maniera.

    De Curtis sceglie una strada personale: non replica, non forza, non rincorre la citazione. Entra nel brano con rispetto, ma anche con la necessità di dargli una nuova forma, come se quella melodia, dopo avere abitato il carcere, il cinema e la memoria pop, potesse oggi parlare anche di tutte le distanze contemporanee: quelle fisiche, quelle emotive, quelle che separano due persone pur tenendole formalmente vicine, quelle che trasformano l’amore in attesa, controllo, conflitto, domanda.

    In questo senso, “Unchained Melody” arriva dopo “Cartoline” come un passaggio coerente. Se nel precedente progetto De Curtis aveva raccontato l’amore prima degli schermi, quando l’intimità passava dagli sguardi, dai corpi, dalle estati vissute senza filtri digitali, qui allarga il campo e affronta una forma di distanza ancora più radicale: quella in cui il desiderio non può tradursi in contatto, quella in cui l’amore resta vivo proprio perché non riesce a compiersi del tutto.

    «Ho scelto di lavorare su “Unchained Melody” perché è una canzone che appartiene alla memoria di tutti, ma che spesso viene ricordata solo per la sua dimensione romantica – racconta l’artista -. A me interessava tornare alla sua origine, al suo legame con la prigionia, con la distanza che diventa una catena invisibile. Il titolo significa “melodia senza catene”, ma dentro il testo io ho sempre sentito un amore trattenuto, quasi imprigionato dall’impossibilità di raggiungere la persona amata. Anche in Ghost accade questo: lui è lì, vicino a lei, ma non può toccarla, non può farsi vedere, non può tornare davvero. Rifarla a modo mio significava provare a trasformare quel senso di impotenza in suono, mantenendo intatta la forza della melodia, ma vestendola con un arrangiamento che parlasse anche al presente.»

    Con questa rilettura, De Curtis conferma una direzione artistica sempre più definita: partire da materiali istantaneamente identificabili, attraversarli con la propria esperienza di radio, produzione e club culture, e portarli in una forma che non si limiti al consumo immediato, ma provi a riaprire una storia. Dopo anni di lavoro tra microfoni, consolle, format radiofonici e produzioni orientate al clubbing, l’artista continua a spostare il baricentro verso una scrittura sonora più narrativa, in cui il brano non è soltanto una traccia da ascoltare, ma una vicenda da rileggere.

    “Unchained Melody” diventa così un nuovo ponte tra epoche diverse: il cinema del 1955, la consacrazione pop del 1965, il ritorno planetario del 1990, l’ascolto contemporaneo. Una canzone nata per raccontare la prigionia, diventata il simbolo di un amore oltre la morte, oggi approda nel catalogo personale e professionale di un artista che sceglie di confrontarsi con un classico non per appropriarsene, ma per ricordare quanto alcune melodie continuino a cambiare significato ogni volta che qualcuno trova il coraggio di riascoltarle davvero.

    Perché “Unchained Melody” non è soltanto una canzone d’amore: è una canzone sulla distanza, sull’attesa, sulla fedeltà a ciò che continua a chiamarci anche quando sembra irraggiungibile. E forse è proprio per questo che, dopo il carcere, dopo Ghost, dopo centinaia di versioni, continua ancora a parlarci e commuoverci, senza appartenere mai del tutto al passato.

  • Gianni Fiorellino: il 24 giugno in concerto alla Reggia di Caserta

    Mercoledì 24 giugno 2026, alle ore 21:00, una delle cornici storiche più prestigiose al mondo (Patrimonio UNESCO), la Piazza Carlo di Borbone della Reggia di Caserta, ospiterà il concerto di Gianni Fiorellino organizzato da Leone Produzioni di Melania D’Agostino. La serata sarà condotta da Maria Grazia Cucinotta. Ospiti confermati: Federico Zampaglione dei Tiromancino, Franco Ricciardi, Andrea Sannino e Roberto Colella. Si ringrazia il Comune di Caserta e Massimo Vecchione, organizzatore degli eventi alla Reggia di Caserta. Kiss Kiss Italia è la radio partner dell’evento. 

    L’evento che vedrà protagonista Gianni Fiorellino in Piazza Carlo di Borbone alla Reggia di Caserta non si configura come un semplice concerto, ma come un appuntamento monumentale capace di coniugare il prestigio di un sito con la forza della musica contemporanea. Dopo aver fatto tremare lo Stadio Diego Armando Maradona con 17.000 fan e aver conquistato l’Arena Flegrea insieme alla leggenda del rock Mike Terrana, Fiorellino compie un ulteriore salto qualitativo verso un rito collettivo con una produzione mastodontica targata Leone Produzioni.

    La conduzione di Maria Grazia Cucinotta, icona del cinema mondiale, e la presenza di ospiti come Federico Zampaglione dei Tiromancino, Franco Ricciardi, Andrea Sannino e Roberto Colella, assicurano l’eccezionalità della serata, garantendo un richiamo pop capace di attrarre un pubblico trasversale. Il versante sonoro sarà affidato a una formazione d’eccellenza composta da Mariano Barba alla batteria, Pasquale De Angelis al basso e dalle chitarre graffianti di Davide Carusone e Valentino Francavilla. Arricchiranno la narrazione un’orchestra di grandi professionisti e un corpo di ballo di 24 elementi guidato dall’Accademia “Il Dito nell’Occhio”.

    Il valore culturale dell’iniziativa è arricchito dal legame con la storia del territorio acquisendo un profondo significato istituzionale. Non si tratterà solo di un’esperienza sonora, ma di uno spettacolo totale e altamente “televisivo”, arricchito da un’orchestra di grandi musicisti e da un corpo di ballo, ideale per la narrazione visiva dei media e dei social.

    Questa tappa rappresenta infine il coronamento della maturità artistica di Gianni Fiorellino, un artista poliedrico capace di spaziare dalla musica alla letteratura — come dimostra il successo del suo primo libro “Solo se c’è amore”, bestseller su Amazon per sette mesi — e di mantenere una connessione fortissima con le nuove generazioni, testimoniata dai milioni di visualizzazioni sui suoi canali social. 

    Biglietti disponibili su: https://www.ticketone.it/event/gianni-fiorellino-reggia-di-caserta-21022232/   

    Biografia

    Gianni Fiorellino, classe 1982 (con ben 18 album all’attivo), è un cantautore italiano. A 7 anni inizia gli studi di pianoforte, strumento in cui conseguirà in seguito il diploma al Conservatorio. Sin da giovanissimo si esibisce in pubblico nei locali e nei teatri napoletani, ottenendo un successo che, a soli 12 anni, gli consente di incidere E io canto, il suo primo disco.

    Nel 2002 partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con la canzone Ricomincerei, classificandosi al quarto posto. Sempre nel 2002 si concede una prestigiosa parentesi jazz come protagonista, in acustico al pianoforte, di un concerto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, insieme a musicisti del calibro di Massimo Moriconi al contrabbasso, Alessandro Canini alla batteria, Lino Esposito alle chitarre, il bluesman Roberto Ciotti e l’incantevole voce di Kelly Joyce.

    Nel 2003 torna al Festival di Sanremo presentando il brano Bastava un niente, posizionandosi al 5° posto nella classifica finale.

    Nel 2004 partecipa a Music Farm, il primo reality show musicale di Rai 2, e nello stesso anno incide il suo primo “live” durante un memorabile concerto tenutosi a Napoli in Piazza Diaz.

    Nel 2005 realizza, con la collaborazione di Kevin Hettenne, Dodi Battaglia e Mario Reyes, le dieci tracce che compongono l’album Passion.

    Nel 2006 affronta una lunga e fortunata parentesi teatrale che lo vede protagonista di Masaniello, il musical, per la regia di Tato Russo.

    Nel 2007 incide un duetto con Fiordaliso dal titolo Io muoio, caratterizzato da sperimentazioni pop-melodiche.

    Nel 2008, oltre a partecipare alle fasi di qualificazione per la Bulgaria all’Eurovision Song Contest, incide la sua seconda raccolta intitolata XLMC – Per la mia città, presentata dal vivo il 27 dicembre in un concerto nella centralissima Piazza Dante a Napoli.

    Dopo una pausa personale, torna nel 2015 su etichetta Zeus Records: firma insieme a Vincenzo D’Agostino il disco interamente in napoletano Io mantengo le promesse, che vede la partecipazione di Lele Melotti alla batteria.

    Tra il 2017 e il 2023 intraprende un lungo tour teatrale che registra il tutto esaurito nei più grandi teatri della Campania.

    Il 31 maggio 2024 arriva “l’occasione della vita”: la sua musica riunisce 17.000 persone nel luogo più suggestivo della città, lo Stadio Diego Armando Maradona. L’evento riceve il patrocinio del Comune di Napoli e della Città Metropolitana. Sempre nel 2024 presenta, in collaborazione con Prime Video, il docu-film Aspettami stanotte, patrocinato dal Comune di Sanremo, che supera le 50.000 ore di streaming.

    Nel 2025 registra un sold out all’Arena Flegrea con uno spettacolo rock accompagnato dalla leggenda Mike Terrana. L’evento, patrocinato dal Comune di Napoli e dalla Città Metropolitana, rientra nelle celebrazioni per i 2.500 anni della città.

    Nello stesso periodo pubblica il suo primo libro, Solo se c’è amore, diventato Bestseller Amazon per 7 mesi e presentato al Salone del Libro di Torino. A luglio il volume viene inserito nella rassegna del Circolo Letterario di Sanremo, riscuotendo un notevole successo. Grazie a questo progetto culturale, partecipa all’iniziativa “Io leggo perché”, visitando circa 50 scuole della Regione Campania.

    A settembre è uno dei protagonisti di Napoli Musa Live, il grande concerto in Piazza del Plebiscito per i 2.500 anni della città.

    Il prossimo appuntamento è fissato per il 24 giugno 2026 presso Piazza Carlo di Borbone, Reggia di Caserta. In questa cornice storica, Gianni sarà accompagnato da Maria Grazia Cucinotta, Federico Zampaglione dei Tiromancino, Andrea Sannino, Franco Ricciardi e Roberto Colella. L’artista promette una serata ricca di musica suonata, con uno spettacolo impreziosito da ballerini, grandi musicisti e forti emozioni.

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    Organizzazione: Leone Produzioni di Melania D’Agostino

  • PREMIO CIAMPI 2026   pubblicato il bando di concorso 2026 del Premio Ciampi Città di Livorno scade il 31 luglio la domanda per le iscrizioni La serata finale il 13 novembre al Teatro Goldoni di Livorno


     

    Si aprono ufficialmente le iscrizioni per la ventinovesima edizione del Premio Ciampi. È infatti online il nuovo bando di concorso – scaricabile dal sito ufficiale www.premiociampi.it – aperto ad artisti singoli o costituiti in gruppo. I partecipanti dovranno presentare, entro il 31 luglio, due canzoni di cui siano autori e, facoltativamente, una propria interpretazione di un brano di Piero Ciampi, che verrà valutata separatamente dalla Giuria.

     

    Durante la serata finale di questa edizione, prevista per il 13 novembre presso il Teatro Goldoni di Livorno, verranno consegnati i vari riconoscimenti che da molti anni a questa parte contraddistinguono la manifestazione dedicata al poeta e musicista scomparso prematuramente nel 1980.

    Al tradizionale premio per il vincitore del Concorso Nazionale e a quello per la migliore interpretazione di un brano di Piero Ciampi, si aggiungono anche i Premi Speciali e quelli alla Carriera. Inoltre, in sintonia con le passioni del grande artista livornese, gli organizzatori hanno allargato gli orizzonti e gli interessi, attivando delle sezioni legate ad altre forme espressive: il Premio Valigie Rosse per la poesia, il Premio L’Altrarte per le arti visive e performative ed il Premio Ciampi a Fumetti.

     

    Si rinnova, inoltre, la collaborazione fra il Premio Ciampi e l’Arci, associazione che negli anni ha saputo creare una rete di circoli che, in tutta Italia, propongono musica legata alla ricerca ed all’innovazione. A conferma di questo nuovo ed importante legame l’Arci assegnerà, anche quest’anno, un suo Premio Speciale che verrà consegnato durante la serata finale.

     

    Il Premio Ciampi prosegue il percorso intrapreso trent’anni fa, che ha portato la città di Livorno ad essere un punto di riferimento importante per quanto riguarda non solo la scena musicale nazionale, ma anche quella artistica in generale.

     

    Ricordiamo che il Premio Ciampi è promosso dall’Associazione culturale Premio Ciampi in collaborazione con Arci, Comune di Livorno, Regione Toscana, Fondazione Livorno e Fondazione Teatro Goldoni.

     

    Per informazioni:

    Associazione Culturale Premio Ciampi

    www.premiociampi.it

    tel. 0586426888

  • Esordio letterario tra fantasy e introspezione per Nicole S. Maida. In libreria il primo volume “I ricordi perduti di Lisy. I primi passi”

    È uscito “I ricordi perduti di Lisy. I primi passi” (primo vol., Edizioni &100 Group) di Nicole S. Maida, giovane autrice che si affaccia sul mercato editoriale come una nuova voce narrativa capace di intrecciare immaginazione, emozione e profondità.

    Nel regno incantato di Mairinia, dove le locomotive sfidano il tempo e le piazze raccontano leggende dimenticate, si muove la vita fragile e coraggiosa di Lisy, una giovane donna dal passato misterioso, intrappolata in un presente fatto di debiti, ricordi confusi e piccoli gesti di gentilezza. In un mondo governato da leggi non dette, caste invisibili e “ibridi” costruiti per servire, Lisy trova un inaspettato alleato in Angus, un avventuriero dai modi non sempre legali, la cui presenza si rivelerà decisiva per il suo cammino. Tra lettere senza mittente, pacchi misteriosi e sogni che sembrano appartenere a un’altra vita, Lisy scoprirà che i ricordi non sono solo ciò che si è vissuto, ma anche ciò che si ha il coraggio di scegliere. Un romanzo delicato, visionario e poetico che intreccia fantasy, critica sociale e struggente introspezione.

    “Ho scritto questo libro in un periodo in cui avevo una gran voglia di libertà e avventura, ma soprattutto di ridere e, in effetti, mi sono divertita tanto a scriverlo e a snocciolare un mondo tutto nuovo, perdendomi fra le vie di una realtà alternativa fatta da un mix di magia e scorci di emozioni reali – ha dichiarato l’autrice.

    La mia speranza è che possiate perdervici ed innamorarvene come ho imparato a fare io, pregi e difetti inclusi.

    Ma, soprattutto, che vi possa ricordare che l’importante è essere felici”.

    “L’opera si distingue per una scrittura immersiva e fortemente evocativa, capace di accompagnare il lettore all’interno di un universo narrativo ricco e coerente. Fin dalle prime pagine emerge una chiara attenzione alla costruzione dell’atmosfera, con uno stile descrittivo che privilegia i dettagli e contribuisce a creare una sensazione di continuità – ha commentato la casa editrice.

    Uno degli elementi più interessanti – emersi fin dalle prime valutazioni del nostro comitato editoriale – è proprio l’equilibrio tra dimensione fantastica e riflessione più intima: l’autrice non si limita a raccontare una storia, ma apre tematiche più ampie legate all’identità, al cambiamento e al senso di appartenenza. Questo rende il testo non solo coinvolgente, ma anche capace di lasciare una traccia nel lettore.

    Si percepisce una sensibilità narrativa autentica, che punta a creare connessione emotiva senza forzature.

    Un’opera che, senza dubbio, riesce a unire immaginazione e profondità, offrendo a chi legge un’esperienza completa e coinvolgente.

    Siamo felici di aver supportato l’autrice nel percorso di pubblicazione: è stato un piacere lavorare con lei e accompagnarla nella realizzazione del progetto editoriale”.

    Con questo primo volume, l’autrice apre le porte a un universo narrativo destinato a evolversi e sorprendere, lasciando intravedere un percorso ricco di sviluppi e nuove storie. Un esordio che non è solo un punto di arrivo, ma l’inizio di un viaggio letterario fatto di immaginazione, consapevolezza e desiderio di raccontare. Un invito, per i lettori, a lasciarsi trasportare e a riscoprire, pagina dopo pagina, il valore della libertà, dei sogni e della felicità.

    DATI TECNICI

    Titolo: I ricordi perduti di Lisy. I primi passi

    Autore: Nicole S. Maida

    Editore: Edizioni &100 Group

    Anno edizione: 2025

    Genere: avventura

    Pagine: 436

    Formato: cartaceo, digitale

    Costo: 16,00 Euro

    EAN: 9791281896741

    ASIN: ‎B0FHBDKN6G

    ISBN-13: ‎979-1281896741

    L’AUTRICE

    Nata e cresciuta in un piccolo paese, l’autrice ha attraversato fin dall’infanzia un percorso di vita complesso, trovando nella fantasia un rifugio e uno spazio di libertà. La scrittura l’ha accompagnata sin da bambina, rimanendo una presenza costante anche nei momenti in cui le veniva suggerito di abbandonarla a causa della dislessia.

    Cresciuta in un nucleo familiare essenziale, insieme alla madre e al fratello minore di quattordici anni, ha sviluppato una forte autonomia emotiva e uno sguardo profondo sul mondo. Nel corso degli anni ha viaggiato, studiato e intrapreso un intenso lavoro su sé stessa.

    Fin da giovane ha abbracciato il buddismo, trovando nella disciplina e nell’allenamento una guida concreta e una fonte di equilibrio interiore.

    Questo è il suo primo manoscritto, ma rappresenta solo l’inizio di un percorso narrativo che si preannuncia ricco di storie ancora da raccontare.

    LA CASA EDITRICE

    Fondata dall’Editore Alessandro Gian Maria Ferri, con decine di brand editoriali al suo interno, ciascuno specializzato in tematiche diverse, e tre sedi in tutta Italia, Edizioni &100 Group è attiva in tutta Europa.


  • MaldiMarte: mercoledì 20 maggio in concerto al Detune di Milano

    Mercoledì 20 maggio 2026 i MaldiMarte saranno in concerto al DETUNE di Milano (Via Felice Casati 24). Appuntamento alle ore 20:30 per una serata che vedrà la band portare dal vivo il proprio universo sonoro tra energia, intensità e sonorità alternative.  La line up della serata vedrà Vincenzo Genuardi alla voce, Domenico Mistretta alla chitarra, Giorgio Di Stefano al basso e Dario Giuffrida alla batteria.

     

     

     

    Il brano “Frange” disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale da venerdì 8 maggio per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy, nasce da una riflessione: la realtà non è più un territorio condiviso, ma una costruzione frammentata. In un contesto dominato da social media, flussi informativi continui e narrazioni contrapposte, esistono oggi molteplici versioni del reale. Ognuno tende a riconoscersi nella propria visione, contribuendo a una crescente polarizzazione e a una distanza sempre maggiore tra percezioni diverse dello stesso mondo. Il titolo rimanda a queste “frange”: linee di separazione sottili ma decisive, dove la realtà si divide senza spezzarsi del tutto.

    La copertina, ispirata al Bosone di Higgs, rafforza il concetto: come in fisica il bosone conferisce massa e struttura alla materia, in “Frange” diventa metafora di ciò che dà consistenza a ciò che percepiamo, pur restando invisibile. Musicalmente, la canzone alterna momenti sospesi a passaggi più diretti e graffianti. Le chitarre segnano i punti di rottura, mentre la voce accompagna un percorso che mette in discussione ciò che percepiamo come reale.

     

    Spiega la band a proposito del brano: “Frange è il momento in cui ti rendi conto che non stiamo vivendo la stessa realtà. Oggi esistono molte versioni del mondo, e ognuno tende a restare nella propria. Tutto normale. Come non lo è mai stato.”

     

    Il videoclip di “Frange”, realizzato da Accursio Graffeo, regista, videomaker e colorist italiano con oltre vent’anni di esperienza nel settore audiovisivo, è un viaggio visivo attraverso mondi ispirati all’immaginario cinematografico collettivo. La protagonista, figura universale, attraversa diverse dimensioni passando da una realtà all’altra tramite portali simbolici – porte, tunnel di fuoco, botole – che rappresentano il passaggio tra differenti percezioni del reale. Ogni ambiente è coerente e riconoscibile, ma restituisce solo una possibile versione della realtà. Il punto di svolta arriva nel passaggio dal western ad un futuro neon: qui la musica accelera, l’intensità cresce e la narrazione si spezza, segnando una frattura evidente. Nel finale, la band si muove su una DeLorean mentre la protagonista sfida la gravità in bicicletta, in un’immagine sospesa tra memoria cinematografica e senso di liberazione. Il video è realizzato interamente con intelligenza artificiale, utilizzata come linguaggio espressivo per costruire un universo visivo immersivo e coerente con il tema del brano.

     

    Guarda il videoclip di “Frange” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=RPwbrT9zk4U

     

     

     

    MALDIMARTE | BIOGRAFIA

    Il progetto Maldimarte prende forma nel 2019 attorno alla scrittura di Vincenzo Genuardi, autore, compositore e voce della band. Il percorso nasce da un’evoluzione naturale della sua esperienza musicale, sviluppata negli anni tra scrittura, produzione e attività live. Il progetto si muove tra alternative rock e cantautorato contemporaneo, con influenze che spaziano dal rock internazionale degli anni ’90 e 2000 al cantautorato italiano. Tra le principali reference: Radiohead, Nirvana, Lucio Battisti, Fabrizio De André, fino a realtà più contemporanee della scena italiana.

    Vincenzo Genuardi è autore e compositore, oltre che cantante e chitarrista. Il progetto si sviluppa attraverso un approccio pratico alla produzione musicale, integrando strumenti tradizionali e ricerca sonora contemporanea. Brani rappresentativi: A tutti i costi, Respirerò e Carosello.

    Il progetto Maldimarte si configura come una realtà creativa strutturata, che opera come una piccola dimensione discografica autonoma. Alla direzione artistica, insieme a Vincenzo Genuardi, partecipa Roberto Pistolesi e Domenico Mistretta. La produzione tecnica è affidata a Dario Giuffrida, che cura mix e mastering, mentre l’identità visiva del progetto è sviluppata da Michele Ciulla (grafiche) e Anna Pitarresi (fotografia). La dimensione live è stata ulteriormente rafforzata con l’ingresso in formazione di Giorgio Di Stefano al basso e Alessandro Pusateri alla batteria.

    Il progetto si rivolge ad un pubblico trasversale, prevalentemente tra i 20 e i 50 anni, attento alla musica alternativa e al cantautorato contemporaneo.

    La musica dei Maldimarte nasce dall’osservazione del presente, con un linguaggio diretto e stratificato che affronta tematiche sociali, emotive e generazionali. Il progetto indaga le contraddizioni della contemporaneità, con particolare attenzione alla percezione della realtà e alla sua frammentazione.

    L’obiettivo è consolidare una crescita artistica e professionale sostenibile, ampliando la dimensione live e la diffusione del progetto a livello nazionale. Il percorso è orientato a medio termine, con l’intenzione di strutturare una presenza stabile nei prossimi anni, mantenendo una forte coerenza tra produzione musicale e identità visiva.

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  • I Ferrinis e l’amore che non salva: “Brucia Addosso” smonta il mito del restare a ogni costo

    C’è una sottile crudeltà nell’onestà di chi ammette di essere «un casino», per poi restare a guardare l’altro cadere. È la fredda intenzionalità di chi, pur riconoscendo il proprio potenziale distruttivo, trasforma la vicinanza in puro egoismo. Con il nuovo singolo “Brucia Addosso”, i Ferrinis scardinano la retorica dell’amore salvifico per addentrarsi in un territorio ben più scivoloso e vicino al quotidiano di molti: quello della consapevolezza del danno. Non è l’ennesima narrazione di un legame disfunzionale, ma il terreno di gioco in cui vittima e carnefice si scambiano i ruoli sotto la pioggia di un parcheggio, tra il fumo di una sigaretta e il riflesso metallico di un Range Rover.

    Se con i precedenti due lavori Maicol e Mattia Ferrini avevano tracciato i contorni della saturazione sentimentale e della dignità della stasi, qui i due fratelli forlivesi compiono un salto in avanti, senza cercare scuse, fughe, giustificazioni e compromessi. “Brucia Addosso” fotografa l’esatto momento in cui l’amore smette di essere casa, riparo, ascolto e cura per diventare «sale sulle ferite», un elemento che anziché lenire dolori e preoccupazioni li esaspera e ne genera di nuovi. In una scena pop spesso incline a romanticizzare i cuori infranti, i Ferrinis rivendicano una colpa, quella di voler restare in una relazione pur consapevoli che ogni parola farà piangere l’altro, trasformando la musica in un sottofondo malinconico, pieno di ricordi, e le lacrime in sostanze tossiche da cui si diventa dipendenti.

    «Questo inferno brucia addosso, farsi male non è un gioco» è uno dei versi che meglio racchiude l’accezione del brano, evidenziando la rinuncia definitiva a qualsiasi velleità ludica. Resta solo la nuda constatazione di un incendio che consuma i tessuti emotivi, fino a lasciare scoperte le nervature della colpa, della dipendenza e del rimpianto. Non esiste finzione, non c’è nemmeno un conflitto. Il calore del corpo che brucia impatta frontalmente contro il gelo della pioggia incessante, nel tentativo vano di sedare un cuore che richiederebbe ben altro che una tregua passeggera per ricomporsi. I Ferrinis abbandonano le strutture più cinetiche della dance per abbracciare un sound pop arricchito di contrasti termici, lasciandosi alle spalle ogni residuo di leggerezza.

    È la presa di coscienza che la vicinanza, a volte, è l’ostacolo più grande alla guarigione. In questo nuovo assetto stilistico, la voce si fa quasi rassegnata alla propria natura di «overdose», portando a compimento quella maturazione artistica iniziata con brani come “Giganti” e proseguita con la riflessione sulla sovrabbondanza di “Luci Viola”. I Ferrinis smettono di cercare la hit d’evasione per posizionarsi come osservatori di una generazione che spesso confonde l’intensità con l’autodistruzione.

    Il videoclip che accompagna il singolo, diretto da Samuele Apperti, traduce visivamente la trama del testo. La regia sceglie di non sovraccaricare il racconto, lasciando che siano i volti e le atmosfere ad amplificare il senso di una relazione sentimentale da cui pare impossibile disintossicarsi.

    I Ferrinis si confermano così tra i pochi artisti indipendenti capaci di posizionarsi in una fascia di mercato che non si accontenta dell’ascolto distratto, ma chiede un confronto diretto con le proprie zone d’ombra.

    Non c’è redenzione in “Brucia Addosso”, solo la meticolosa descrizione di un incendio che continua a divampare perché nessuno dei due protagonisti ha il coraggio di spegnerlo.

  • “Niente” è il nuovo singolo di Halley

    Da venerdì 22 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “NIENTE”, il nuovo singolo di HALLEY per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

     

     

    “Niente” è un brano che racconta un amore ormai finito, un rimorso che si è dissolto e sentimenti che si sono lentamente spenti. Il contesto, però, mantiene una dimensione positiva: ciò che viene descritto appartiene al passato ed è stato ormai superato. Il ritornello rappresenta il momento più melodico della canzone, in cui l’artista sottolinea questo cambiamento attraverso il verso: “sono solo nei guai, ma ora neanche mi pesano”. Dopo il primo ritornello, il pezzo cambia progressivamente atmosfera, passando da tonalità più profonde e introspettive a sonorità più leggere, capaci di accompagnare e rappresentare il percorso di crescita e miglioramento personale dell’artista.

     

     

    Spiega l’artista a proposito della canzone: «Il brano è nato in realtà in modo abbastanza casuale, non era un brano programmato. Di fatti l’ho scritto in meno di due ore in studio, ma è un testo che considero molto bello proprio perché spontaneo e sincero. “Niente” non è la ricostruzione di una storia, ma è la narrazione di come l’ho vissuta».

     

     

    HALLEY | BIOGRAFIA

    Alessandro Piazza, in arte Halley, nasce a Roma nel 2008, sin da piccolo si contraddistingue per una passione smisurata per la musica, infatti compone le sue prime opere amatoriali già da bambino. La sua svolta arriva all’età di 11 anni, quando per la prima volta incide un brano in sala di registrazione, conoscendo Lorenzo Celata, che da lì in poi diventerà il suo producer. Come raccontato spesso dall’artista la sua passione per la musica è in primis una vocazione personale (da sempre definita “parte di lui”), ma ciò che lo spinge davvero è l’obbiettivo di poter arrivare ad altra gente che si sente come lui, e far provare loro ciò che lui non ha mai provato, ovvero sentirsi capiti. “Halley” definisce i suoi testi come sfogo e consolazione, ha sempre voluto metterci tutte le sue emozioni. Sin dalla tenera età il suo sogno era di fare il cantante, di permettere ad altre persone di avere un supporto emotivo e di sentirsi meglio ascoltando la sua musica.

    Ad oggi, Alessandro, è nel roaster di Red&Blue di Marco Stanzani, e collabora con professionisti di livello come Massimo Calabrese, Marco Lecci e Valerio Calisse.

    Dopo “Blackout”, “Niente” è il nuovo singolo di Halley disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 22 maggio.

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  • “Come un taglio nel vetro”, il nuovo libro di Giusi Russo ambientato nella Sicilia degli anni ’70

    La pluripremiata scrittrice Giusi Russo, vincitrice, con il suo secondo romanzo Di notte, solo di notte, del Premio letterario-giornalistico Piersanti Mattarella 2025 e del Premio Nadia Toffa 2022,  torna in libreria dal 28 aprile con Come un taglio nel vetro (Edizioni clandestine-gruppo Santelli, collana Narrazioni clandestine), un romanzo di formazione e memoria che attraversa gli anni ’70 in una Sicilia periferica, selvaggia e mitica, dove l’amore si fa ferita e l’essere sé stessi è un intimo campo di battaglia.

    Selezionata al Premio Internazionale Città di Como 2025, sezione Inediti e da Casa Sanremo Writers 2026, l’opera, con un stile poetico che, fin dalle prime pagine, cattura e avvolge il lettore, ci conduce nella degradata periferia di Borgo Venturi, dove si incontrano le esistenze di due bambine, Anna e Lucia, anime segnate da un passato di perdite e di abbandoni.

    Anna, fragile e geniale, coltiva la musica come unica via di salvezza. Lucia porta dentro di sé il senso di colpa per la morte della sorella gemella.

    Tra recupero memoriale e sguardo proteso su un presente di povertà e degrado, si dipana così la storia di un’amicizia simbiotica, potente ma irrimediabilmente graffiata dal senso di colpa.

    “Al fondo di questa mia narrazione vi è un’urgenza comunicativa, il bisogno di raccontare una vicenda intima, quella di due umanità destinate a perdersi, a non riconoscersi – ha spiegato l’autrice.

    La storia di una sorellanza assai particolare, intorno alla quale gracida un mondo trafitto dal degrado e dalla povertà. Una storia che non assolve né condanna, che parla della potenza di certi legami, ancorché graffiati da inconfessabili sensi di colpa. Un romanzo che vuole spingere a riconoscere che anche nel conflitto più violento non c’è controparte che non sia specchio dell’altra”.

    “Il romanzo si presenta come una storia struggente e allo stesso tempo luminosa – ha commentato la casa editrice.

    In questo mondo duro e contraddittorio, crescere significa fare i conti con il dolore, con l’amore, con l’identità e con la difficoltà di diventare sé stessi, in un’intima battaglia quotidiana. Con una scrittura intensa e profondamente emotiva, l’autrice costruisce un racconto che intreccia infanzia, adolescenza e maturità, trasformando la storia di Anna e Lucia in una riflessione universale sulla memoria, sulla colpa, sull’amicizia e sulla possibilità di salvarsi attraverso l’arte, l’affetto e la consapevolezza”.

    Come un taglio nel vetro si annuncia come un romanzo potente e necessario, capace di lasciare un segno profondo nei lettori e nelle lettrici. Una storia di ferite, legami e rinascita che parla al cuore con autenticità e forza narrativa. Dal 28 aprile, un ritorno in libreria da non perdere per chi ama la narrativa che emoziona e fa riflettere.

    

    Dati tecnici

    Titolo: Come un taglio nel vetro

    Autrice: Giusi Russo

    Casa editrice: Edizioni clandestine-gruppo Santelli

    Collana: Narrazioni clandestine

    Uscita: 28 aprile 2026

    Costo: 17,99 Euro

    Pagine: 210

    EAN: 9791259871886

    Booktrailer: https://www.giusirussoscrittrice.it/libri/come-un-taglio-nel-vetro/

     

    L’autrice

    Giusi Russo, nata in Sicilia nel 1962, insegna italiano e latino in un liceo scientifico di Palermo, città in cui vive. Con il suo romanzo d’esordio Chilometro 9 vince il Premio Internazionale Mario Luzi; successivamente pubblica Di notte, solo di notte, proclamato vincitore al Premio Nadia Toffa 2022 e al Premio letterario-giornalistico Piersanti Mattarella 2025. Come un taglio nel vetro è stato selezionato al Premio Internazionale Città di Como 2025, sezione Inediti e da Casa Sanremo Writers 2026.


  • Acquaviva delle Fonti: Harmando pubblica “Per sempre” in memoria di Gianvito, Denise e Jonathan

    «Il mio amico non è morto ma riposa in pace
    hai lasciato il vuoto dentro gli occhi di tuo padre
    quanto fa male vederlo sopportare un dolore che non potrà più fermare
    e tu non potrai più tornare.
    »

    Harmando apre così “Per sempre”, brano scritto nei giorni più duri della tragedia di Acquaviva delle Fonti, quando il dolore per Gianvito Novielli e Denise Buffoni conviveva ancora con la speranza per Jonathan Mastrovito, ricoverato in gravissime condizioni al Miulli dopo l’incidente sulla provinciale per Adelfia.

    Prima di diventare una canzone, “Per sempre” è stato il tempo della veglia, quello in cui una comunità aveva già cominciato a piangere due ragazzi e continuava ad aspettare notizie di un terzo, aggrappandosi alla possibilità che potesse farcela. Tre ragazzi giovanissimi, tre nomi che per Acquaviva non sono mai appartenuti alla cronaca, ma alla vita quotidiana, ai campi sportivi, ai messaggi sul telefono, agli amici cresciuti insieme, alle famiglie rimaste di fronte a un’assenza impossibile da accettare.

    Nel ritornello Harmando chiama gli amici per nome – «Gianvito non lasciarci mai, Jonny tu non mollare mai» -, in una supplica breve, che usa il tempo presente come linguaggio di chi non ha ancora accettato di parlare al passato. La ripetizione dei nomi diventa il modo più immediato per tenerli vicini, per sottrarli alla freddezza della parola “vittime” e riportarli nella vita concreta di chi li conosceva. È il suono nudo di una comunità di coetanei che non ha ancora gli strumenti per elaborare una perdita così grande e allora fa ciò che può: tiene accesi i ricordi nei dialoghi, sui muri, negli spazi condivisi.

    Harmando scrive restando vicino a ciò che ha visto, ascoltato, vissuto. I messaggi riletti, le bici rubate, la squadra, Zunama, i graffiti, la fidanzata, il padre, la madre, gli amici. Ogni dettaglio porta con sé una parte di quei ragazzi e del legame che li univa ai compagni di classe, di squadra, e a quei luoghi che dopo una tale tragedia non si attraversano più allo stesso modo.

    Il brano affida alla musica una funzione differente da quella di provare a raccontare un dolore inspiegabile: impedire che tre persone vengano ridotte ad iniziali dentro un fatto di cronaca. Per questo il ritornello torna più volte, quasi identico, con la stessa insistenza con cui si continua a chiamare qualcuno quando non si è ancora pronti ad accettare che non possa rispondere.

    Dentro questa insistenza entra inevitabilmente anche il tema della sicurezza stradale. La tragedia di Acquaviva ha riportato l’attenzione sulla provinciale per Adelfia e sulla necessità di non considerare determinate morti come fatalità da archiviare. Quando a perdere la vita sono ragazzi così giovani, la prevenzione riguarda il modo in cui una città protegge i propri spazi, il modo in cui gli adulti ascoltano i segnali, il modo in cui una comunità decide di trasformare il lutto in responsabilità.

    Perché ogni incidente mortale che coinvolge adolescenti e giovanissimi non produce soltanto un bilancio di vittime: cambia il modo in cui una società guarda le proprie strade, i propri figli, le proprie abitudini, la leggerezza con cui spesso si parla di velocità, rischio, controllo, destino.

    “Per sempre” si innesta su questa linea portando in forma canzone ciò che Acquaviva continua a tenere davanti agli occhi: tre ragazzi, tre famiglie, una strada, una città chiamata a ricordare e a interrogarsi.

    Che cosa resta, quando tre ragazzi non tornano più?
    Che cosa fanno gli amici, i fratelli, i compagni di squadra, le madri, i padri, una città intera, quando l’età dei sogni viene interrotta in modo così violento?
    E come si può parlare di sicurezza stradale senza ridurre tutto a un appello generico, a una frase di circostanza?

    “Per sempre” assume un valore che supera la dimensione del tributo personale per diventare un esempio di come una generazione, di fronte alla morte improvvisa dei propri amici, prova a inventare un linguaggio per non restare schiacciata dal silenzio. Nel brano i ricordi non vengono cristallizzati in un’immagine immobile, ma camminano nei nomi ripetuti, nei graffiti, nella promessa fatta ai familiari, nella fedeltà a un’amicizia che continua oltre l’assenza fisica.

    Accanto alla canzone, è prevista anche la realizzazione di un murales commemorativo nei pressi del campo sportivo comunale di Acquaviva delle Fonti, luogo simbolo della città e del percorso di Gianvito, promessa del calcio locale. Musica e arte diventano così due forme complementari per non dimenticare: una da ascoltare, l’altra da incontrare nello spazio quotidiano, davanti agli occhi di chi passerà di lì negli anni a venire.

    Il campo sportivo è uno dei luoghi in cui una comunità riconosce i propri ragazzi prima ancora che diventino adulti: li vede crescere, sbagliare, correre, legarsi agli altri, misurarsi con una disciplina, con una squadra, con un’appartenenza. Collocare lì un segno dedicato a Gianvito, Denise e Jonathan significa offrire alla città un punto di raccoglimento concreto, lontano dalla dispersione dei post, dei commenti, delle notizie che scorrono e spariscono. Significa affermare che alcune storie, alcuni nomi, non possono restare affidati soltanto alla memoria privata delle famiglie, ma devono entrare in uno spazio comune, dove il ricordo diventa anche attenzione, responsabilità, promessa di cura.

    Da questa stessa esigenza nasce anche il verso «Tutti noi vogliamo una vita diversa perché tutti noi non meritiamo questo»; una frase che allarga il ricordo di Gianvito, Denise e Jonathan fino a toccare una domanda che riguarda tutti i ragazzi, e chiunque abbia il compito di proteggerli. Una richiesta di futuro che parte dalla voce di chi sente che certe morti non possono essere etichettate come fatalità, perché riguardano il modo in cui i giovani vivono le strade, le notti, le relazioni, il pericolo, la percezione dei limiti, il bisogno di sentirsi invincibili e la violenza con cui la realtà può smentire tutto in un istante.

    Perché nessuna comunità dovrebbe riconoscere i propri figli attraverso un murales nato dopo una tragedia. Nessuna strada dovrebbe diventare il luogo in cui una generazione impara, di colpo, quanto possa essere insidioso il ritorno a casa.

    Harmando, nome d’arte di Armando Lenotti, arriva a questo brano dopo un percorso già segnato da una forte componente sociale e autobiografica. Ex DJ nei club pugliesi, cresciuto in provincia di Bari, ha iniziato a definire la propria identità artistica in una scena trap contaminata da elementi rock, chitarre melodiche, influenze internazionali e una scrittura centrata sull’esperienza diretta. Nei lavori precedenti, da “Born to Shine” a “Boyz n da Club”, aveva già mostrato un’attenzione particolare al racconto di sé, alla crescita personale, alla vita notturna, alle sue libertà e ai suoi lati più opachi.

    Con “Per sempre”, però, porta quella scrittura dentro un territorio diverso. La trap, linguaggio spesso associato all’affermazione individuale, alla strada, alla rabbia e alla violenza, diventa qui il mezzo attraverso cui una comunità prova a dare voce a un lutto che non riguarda soltanto chi lo ha vissuto da vicino. Il brano recupera così una funzione antica della musica, quella del canto corale, del ricordo custodito insieme, della voce che arriva dove non si riescono a trovare parole. La produzione di Kiron, con la coproduzione di Saverio De Bellis e la chitarra di Jack Lenotti, sostiene questa direzione conservando un impianto diretto, essenziale, con un assolo di chitarra che apre uno spazio di riflessione dopo la ripetizione dei nomi, come se per un momento la voce dovesse arretrare e lasciare alla musica il compito di restare accanto al dolore.

    “Per sempre”, accompagnata dal videoclip ufficiale, nasce da un evento reale, da famiglie reali, da ragazzi reali, da una ferita ancora aperta. Un brano che ci ricorda che non ci sono soltanto dinamiche, rilievi e ricostruzioni, ma vite interrotte, amici che continuano a scrivere messaggi a chi non risponderà più, genitori costretti a convivere con un’assenza definitiva, comunità che cercano un modo per trasformare il lutto in attenzione, cura, prevenzione.

    «Ho scritto questo brano perché non riuscivo a tenere tutto dentro – dichiara l’artista -. In quei giorni il dolore era ovunque: nelle famiglie, negli amici, nella città, nei messaggi che continuavamo a leggere, nei luoghi in cui eravamo abituati a vederci. “Per sempre” è nata quando tutti speravamo che Jonny potesse ancora farcela e sentivamo già il vuoto lasciato da Gianvito e Denise. Non volevo fare una canzone su di loro, volevo fare qualcosa per loro, per le loro famiglie, per tutti noi. La musica è stato l’unico modo che ho trovato per trasformare quel dolore in una promessa: portare i loro nomi nel cammino e nel cuore, per sempre.»

    In un tempo in cui molte notizie durano lo spazio di poche ore, Harmando sceglie di fermarsi. E di farlo con la lingua della sua generazione, senza maschere, senza prendere le distanze dal dolore. “Per sempre” non cancella la tragedia di Acquaviva. La cita per ricordarla, per non disperderla nel caos informativo, nello scorrere compulsivo delle informazioni e per continuare a chiamare per nome chi in quella tragedia ha perso la vita ma resta nei ricordi, nei luoghi e nell’amore di chi li ha conosciuti. La porta dentro una canzone e la consegna a chi l’ha vissuta e a chi, ascoltandola, può capire che la sicurezza stradale non è un tema astratto, ma è la differenza tra tornare a casa e diventare un nome da ricordare su un muro.

  • “Destini in stand by” è il nuovo singolo di Er Pablo

    Dal 15 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e rotazione radiofonica “Destini in stand by”, il nuovo singolo di Er Pablo per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

    Destini in standby” presenta un sound in continuo sviluppo. La chitarra principale ci avvolge con le sue poche note molto dolci; poi il brano prende una piega più rock: chitarre distorte, batteria e basso molto calcati. Il testo racconta dei destini delle persone e di come questi si intreccino tra loro per mischiarsi e unirsi.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Destini in standby nasce da un giro di chitarra scritto sul divano. Sarà grazie alla spontaneità con cui è stato scritto, ma quel giro di chitarra è diventato un brano in pochi giorni. Per me è stata una sfida, avevo la musica, avevo la linea vocale, ma non avevo le parole…”

    Il videoclip di “Destini in Standby” è stato girato da Pablo Deleuse, in interno. Il filmato cerca di rappresentare la semplicità con cui l’artista compone i suoi brani: una chitarra, un microfono, una scheda audio e un computer; non serve altro per comporre una canzone.

    Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/vIQnvQGZUkg?si=lRfCsm7KnSYl-AIr

     

     

    Biografia

    Pablo Deleuse, in arte “Er Pablo”, è un cantautore romano della nuova scuola hip-hop.

    Il suo percorso artistico comincia con la recitazione ma, ancora giovanissimo, inizia ad appassionarsi alla musica prendendo ispirazione dal vecchio rap romano e dallo studio dei testi dei suoi autori preferiti: Primo Brown, i Villa Ada Posse e i Colle der Fomento. Inizia a scrivere i primi brevi pezzi a circa 11 anni, prendendo spunto dagli autori che ama e che studia costantemente ancora oggi.

    All’età di 16 anni si appassiona alla musica suonata dal vivo e inizia, da autodidatta, a studiare vari strumenti: chitarra, pianoforte e batteria. Il suo amore per la musica lo porterà ad approfondire vari generi, trovando la propria dimensione nel rap strumentale. Ascoltando le sue ultime uscite (Veterano, Fumo e Malditesta e Johnny), si percepisce immediatamente la sonorità degli strumenti suonati dal vivo, accompagnati da testi profondi che rispecchiano il quotidiano dell’artista.

    Crescendo sia artisticamente che anagraficamente, Er Pablo si spinge sempre più verso la sperimentazione di nuove sonorità, abbinandole a testi che trasmettono sensazioni e interpretazioni diverse a ogni singolo ascoltatore. Questo è uno dei motivi per cui il suo pubblico è molto eterogeneo per età e sesso, come lui stesso ricorda in molte interviste: “La cosa più importante per me è l’interpretazione delle mie parole; sono davvero curioso di sapere cosa le persone vedono nei miei testi”.

    Con questo concetto, l’artista spiega che il fine delle sue canzoni è una comunicazione che porti alla scoperta dei mondi creati dalle sue parole, dove ogni persona può scorgere qualcosa di unico. Nonostante il suo animo solitario, Er Pablo collabora con molti artisti e professionisti: ad assisterlo nella comunicazione c’è il team della Red&Blue, mentre per creare la “magia” nei brani si appoggia al produttore Violea, che con il suo sound — a volte morbido, a volte più rock — lo aiuta ad arricchire le musiche e a renderle uniche.

    “Destini in stand by” è il nuovo singolo di Er Pablo disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 15 maggio 2026 per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

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