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  • Dal 19 al 27 giugno la XXXIV edizione del festival Lago d’Iseo Jazz con Denitto, Falzone, Mariani, Angeleri, Intra, Canale e Birro

    Sette concerti tra Iseo, Predore e Palazzolo sull’Oglio con la presenza di alcuni dei più noti jazzisti italiani e di giovani talenti in ascesa. Il live inaugurale venerdì 19 giugno a Iseo con il gruppo del sassofonista Gianni Denitto. Ingresso libero a tutti gli eventi


    Il festival Lago d’Iseo Jazz-La Casa del Jazz Italiano vara la XXXIV edizione che, oltre alla sede storica di Iseo (Bs) e a quella, ormai perfettamente integrata nella rassegna, di Palazzolo sull’Oglio (Bs), si sposta anche a Predore, sulla sponda bergamasca del Sebino, grazie alla collaborazione con l’Accademia Tadini di Lovere, mantenendo il patrocinio di MIDJ, l’associazione che raggruppa i musicisti italiani di Jazz, oltre alla pluriennale collaborazione con Rai Radio Tre quale media partner dell’iniziativa, che darà vita alla consueta e apprezzatissima trasmissione dedicata all’antologia del festival.
    La manifestazione pone come sempre la musica al primo posto e lo fa in splendidi contesti ambientali: sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea di Iseo, con tre chiese una di fronte all’altra; nel Parco delle Tre Ville di Palazzolo sull’Oglio, luogo altamente suggestivo e di grande impatto naturalistico; nel bellissimo auditorium costruito nella Chiesa di San Giovanni Battista a Predore e nella superba ambientazione del grande prato-solarium del Sassabenek, di nuovo a Iseo. Da quest’anno, la parte organizzativa viene assunta, oltre che dallo Sviluppo Turistico Lago D’Iseo, anche dall’associazione culturale Secondo Maggio, da trentadue anni promoter a Milano della prestigiosa rassegna Atelier Musicale.
    I concerti della XXXIV edizione, come sempre aperti da un’agile guida all’ascolto che integra culturalmente la proposta musicale, presentano la consueta ed equilibrata presenza tra grandi personalità della scena jazzistica nazionale e talenti emergenti, progetti speciali e una grande varietà stilistica. Due appuntamenti sono legati al centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane: il primo, con protagonista il quintetto di Marco Mariani, unisce diverse generazioni di musicisti, tutti legati dalla comune esperienza ai milanesi Civici Corsi di Jazz, per esplorare la musica del famoso quintetto davisiano degli anni Sessanta. Il secondo prevede un progetto speciale di un grande “musicista per musicisti” quale Paolo Birro, che in piano solo esplorerà composizioni che fanno parte di tutto l’arco creativo del sassofonista americano. L’esperienza policulturale di Gianni Denitto entrerà in gioco nel concerto di apertura, in cui il suo gruppo di giovani musicisti suonerà pagine di grande varietà e brillantezza compositiva, mentre al mondo contemporaneo si indirizza la Freak Machine di uno dei maggiori trombettisti e autori del jazz europeo: Giovanni Falzone. Due singolari concerti saranno poi quelli di Claudio Angeleri, pianista e compositore di grande fama, che porterà il mondo del pop all’interno di un linguaggio modern mainstream, e della pianista Eugenia Canale, di formazione classica e jazzistica, che eseguirà i principali temi della Turandot pucciniana rivestendoli del linguaggio di vari stili del jazz. Infine, dopo aver festeggiato i suoi novant’anni la scorsa estate proprio su uno dei palchi del festival, Enrico Intra tornerà di nuovo protagonista, duettando con nuovi e formidabili talenti del jazz italiano con cui recentemente ha inciso un album per l’etichetta Alfamusic.

    L’incontro di stili e generazioni diverse e l’assoluta varietà di proposte rappresentano, nel loro insieme, un cartellone unico, che si può ascoltare solo sulle sponde del Sebino. Conosciamo meglio più da vicino il programma e i protagonisti. Con il gruppo del sassofonista Gianni Denitto, autore del disco The Shadow Line (classificato tra i 100 migliori album jazz del 2025 dalla rivista Jazzit), prende il via venerdì 19 giugno a Iseo, sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea, la nuova edizione del festival. La proposta di Denitto trae ispirazione dall’omonimo romanzo scritto nel 1917 da Joseph Conrad: la musica è stata, infatti, composta pensando a un viaggio simbolico che attraversa le tappe dell’esperienza umana, tra grandezza e miseria. Come nel testo di Conrad, la “linea d’ombra” rappresenta un limite da sfidare e superare: il passaggio dalla giovinezza alla consapevolezza, ma anche il coraggio di oltrepassare i confini di ciò che ci definisce, per entrare in una dimensione nuova e trasformativa. Per realizzare questo progetto, Denitto ha scelto alcune delle migliori promesse del jazz italiano, a cui ha affidato arrangiamenti articolati e brillanti, in una linea decisamente legata al mainstream contemporaneo. Sassofonista di formazione classica e jazz, Denitto ha sviluppato nel tempo un fecondo rapporto con la musica elettronica, trovando una singolare sintesi con il suono acustico. Ha poi collaborato con musicisti di diverse tradizioni culturali, dall’Africa all’India, portando nel suo linguaggio spunti provenienti da un vasto universo sonoro, svolgendo nel contempo attività di insegnamento in accademie e conservatori di varie parti del mondo. Come strumentista, ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica della Rai per la sua competenza nella musica eurocolta, mentre nel jazz è stato al fianco di artisti rilevanti quali Billy Cobham, Francesco Cafiso, Fabrizio Bosso, Miroslav Vitous, Flavio Boltro e Tullio De Piscopo (ma non solo), esibendosi in numerosi festival italiani e internazionali. Attualmente è vicepresidente di MIDJ e la sua presenza a Lago D’Iseo Jazz risponde alla duplice esigenza di portare nel nostro festival artisti riconosciuti e giovani talenti emergenti.
    Il giorno dopo, sabato 20 giugno, sempre a Iseo (Bs) e sempre sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea, sarà la volta del nuovo, entusiasmante trio del trombettista Giovanni Falzone. Con la Freak Machine il musicista siciliano propone un jazz nel quale si utilizzano materiali provenienti da un vasto universo sonoro che comprende il punk, il funky, il rock, la musica eurocolta contemporanea e l’elettronica per realizzare una serie di brani, più o meno strutturati, che favoriscono l’improvvisazione aperta e legata al dialogo collettivo del trio. Il progetto nasconde anche la più profonda riflessione sul rapporto dell’uomo odierno con la tecnologia, come del resto alcuni pezzi in repertorio ben evidenziano, a partire da L’uomo robot. La varietà di colori messi in gioco da Falzone, compreso un utilizzo straniante della voce, le qualità di superbo improvvisatore e di eccellente strumentista del leader, la competenza e la sensibilità dei suoi partner, con i quali lavora in maniera empatica, fanno della Freak Machine un gruppo dall’eccellente interplay e dalle sorprendenti traiettorie sonore. Del resto, Andrea Bruzzone, classe 1988, è musicista di esperienza, che vanta collaborazioni in vari contesti jazzistici, dal piccolo gruppo alla big band (anche con Fabrizio Bosso, Roberto Cecchetto, Alberto Mandarini e Pino Jodice) e la vittoria nella International Percussion Competition del 2015. Giuseppe La Grutta, nato nel 1996, spazia invece dal funk al soul e al rock classico e con la sua band ha aperto quattro concerti-evento di Elio e le Storie Tese tra il 2022 e il 2025. Giovanni Falzone è, come noto, uno dei più creativi e completi jazzisti italiani, con una formazione sia classica sia jazz: nel primo ambito ha avuto un percorso orchestrale di altissimo livello, diretto da bacchette quali Riccardo Chailly, Giuseppe Sinopoli e Carlo Maria Giulini. Nel jazz vanta una carriera di leader che lo ha portato a incidere una ventina di dischi e a vincere premi importanti tra cui il Django d’Or e, in varie categorie, diversi Top Jazz della rivista Musica Jazz. Ha collaborato con grandi artisti italiani e internazionali, da Giorgio Gaslini a Kenny Werner, da Enrico Pieranunzi a Jim Black, da Rita Marcotulli a Jeff Ballard, per citarne solo alcuni, suonando nei più prestigiosi festival nazionali e internazionali. Docente richiestissimo, alterna l’attività di insegnamento a quella di solista e compositore e in questo concerto ci proporrà una musica al di fuori dagli abituali schemi e dall’inusuale scenografia sonora.
    Giovedì 25 giugno, il lido Sassabanek di Iseo (Bs) ospiterà due concerti: quello del quintetto del trombettista Marco Mariani e quello del sestetto del pianista Claudio Angeleri. Quest’anno, come detto, ricorre il centenario della nascita di Miles Davis, figura chiave nella storia del Jazz e della musica del Novecento, che vide la luce ad Alton, nell’Illinois, il 26 maggio del 1926. A questo straordinario artista dedica il suo nuovo progetto Marco Mariani, che nel suo percorso musicale ha già realizzato programmi originali anche su altre grandi personalità della tromba e della composizione jazz. La novità di questo tributo a Davis è dovuta al fatto che i riferimenti sono i brani registrati con lo storico quintetto degli anni Sessanta, quello con Shorter, Hancock, Carter e Williams, formazione iconica della storia jazzistica che portò la concezione modale a un punto estremo di realizzazione e, quindi, la proposta di Mariani farà rivivere, con la sensibilità contemporanea, pagine importanti ma poco esplorate. Marco Mariani si è diplomato sia in tromba classica sia in tromba Jazz ed è solista della Civica Jazz Band di Enrico Intra, della Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò, della Montecarlo Night di Nick The Nightfly e della Swing Band di Paolo Tomelleri, oltre a dirigere da anni il Bocconi Jazz Business Unit dell’Università Bocconi. Docente apprezzato ai Civici Corsi di Jazz (di cui fu studente), ha scritto con Emilio Soana tre metodi didattici per tromba jazz ed è musicista che unisce alla profonda conoscenza del moderno trombettismo jazzistico la predilezione per il Miles Davis elettrico quanto per l’improvvisazione radicale nell’ambito della noise music. Anche i musicisti con cui si presenta a Iseo sono tutti legati ai Civici Corsi di Jazz di Milano, a cominciare da Rudi Manzoli, prima studente e oggi docente della prestigiosa scuola milanese, tenorista di esperienza e vasta conoscenza linguistica, mentre diplomati dei Civici sono la contrabbassista Margherita Carbonell, anch’essa con la doppia preparazione classica e jazzistica, già partner di Enrico Intra in ambito concertistico e discografico, e il batterista Daniele Delfino, una nuova realtà del drumming italiano. In fase di diploma al biennio di specializzazione è invece il pianista Samuele Lindo.
    Poi sarà la volta del sestetto del pianista e compositore Claudio Angeleri, affiancato da Paola Milzani (voce ), Gabriele Comeglio (sassofoni), Michele Gentilini (chitarra), Marco Esposito (basso elettrico) e Matteo Milesi (batteria). Per Lago D’Iseo Jazz, il musicista bergamasco presenterà un progetto nato nel 2001 e coronato da grande successo: From Be to Pops nasce dall’idea di portare nel jazz di impronta contemporary mainstream una serie di brani provenienti dalla canzone italiana, da quel pop che è il corrispondente nazionale dei grandi evergreen americani. In sostanza, un concerto che ha in programma celebri canzoni scritte da autori quali Gino Paoli, Fabio Concato, Bruno Martino, Pino Donaggio, Roby Facchinetti e Carlo Alberto Rossi e rese celebri da grandi interpreti nazionali e internazionali tra cui Mina, Ornella Vanoni, Joao Gilberto, Gilberto Gil ed Elvis Presley. Si tratta di melodie straordinarie, diventate degli evergreen che hanno attraversato i generi giungendo anche al jazz, grazie alle versioni di Michel Petrucciani, Toots Thielemans, Mike Stern, Chet Baker e molti altri. Gli arrangiamenti mantengono fede alla riconoscibilità delle linee melodiche, pur introducendo elementi originali caratteristici della penna di Claudio Angeleri, ora più pop e funk, ora più bebop e bluesy. Panista, compositore, docente e organizzatore, Angeleri è una delle personalità più versatili della scena del jazz nazionale e guarda alla tradizione moderna del jazz per attualizzarla, grazie alle sue qualità compositive e di arrangiatore. Per questo concerto propone il suo gruppo più longevo, con il sassofonista Gabriele Comeglio, polistrumentista di alto livello e anche arrangiatore attivo sia nell’ambito jazz sia in quello pop (tra gli altri, ha arrangiato anche per Mina); c’è poi la versatile cantante bresciana Paola Milzani, che spazia con personalità dal jazz alla musica classica, dal pop al gospel, quindi il bassista elettrico Marco Esposito, da sempre partner di Angeleri. Infine, ci sono il raffinato batterista Matteo Milesi e, come nuovo innesto, Michele Gentilini alla chitarra, che porta colori rock e funk all’interno del suo linguaggio. Il concerto propone, quindi, una musica di grande effetto, che unisce la riconoscibilità di pezzi da tutti amati al jazz di matrice contemporanea, ma radicato nella storia moderna di questa musica.
    Venerdì 26 giugno il festival si sposterà a Predore (Bg) per il concerto dell’Enrico Intra Group all’auditorium civico San Giovanni Battista. Dopo aver festeggiato il traguardo dei novant’anni nella scorsa edizione del festival, di cui è testimonial musicale, Enrico Intra continua a stupirci per la sua vitalità straordinaria e per l’attenzione che rivolge alle nuove generazioni di musicisti. Questa volta, nell’inedita e splendida cornice dell’auditorium di Predore, presenta il suo ultimo progetto, che ha appena visto la luce in un disco dell’etichetta romana Alfamusic, titolato come questo concerto: IN-TRA In Duo. Si tratta di un insieme di duetti, ma non solo, realizzati con alcuni giovani jazzisti italiani di grande talento, all’insegna del dialogo generazionale tipico del festival, e in particolare di questa edizione, qui fondato sulla musica del pianista e compositore milanese, attualissima nelle forme e originale nel suo rapporto con la musica europea contemporanea. L’attenzione al suono e la presenza di cellule ritmiche o melodiche alla base delle composizioni caratterizzano le pagine del carismatico Maestro, fornendo un materiale insolito e di grande stimolo per realizzare improvvisazioni fuori dagli schemi, basate su un forte interplay che richiede creatività e capacità di trovare singolari strade espressive. Il talento dei giovani artisti al suo fianco è ben evidente nella musica del Cd, che mette in luce la maturità con cui si muovono su un terreno inusuale, dialogando con coerenza e spregiudicatezza con il pianoforte. Se di Intra conosciamo tutti lo straordinario e variegato percorso artistico, che fa di lui una delle più significative voci del jazz europeo fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, occorre sottolineare le qualità dei suoi partner, a cominciare dalla versatilità della cantante Lucia Filaci, la cui voce spazia con facilità su tutti i registri, e dalla padronanza tecnica e sensibilità espressiva di Arabella Rustico al contrabbasso. Quindi la tromba di Giacomo Serino si distingue per la modernità del linguaggio, il sassofono di Vittorio Cuculo per la conoscenza profonda della storia e la batteria di Daniel Besthorn per il senso del colore. Dopo il trionfale debutto lo scorso dicembre alla Casa del Jazz di Roma e l’invito al festival Jazz e Donna di Lucca, il gruppo ha nella rassegna iseana un’altra tappa fondamentale del suo percorso artistico.
    La XXXIV edizione del festival si concluderà sabato 27 giugno a Palazzolo sull’Oglio con due concerti nella bellissima cornice del Parco delle Tre Ville che vedranno impegnati, rispettivamente, Paolo Birro in piano solo e il quartetto di Eugenia Canale. Per il centenario della nascita di John Coltrane, gli organizzatori di Lago D’Iseo Jazz hanno commissionato a Paolo Birro un omaggio dedicato alle composizioni del sassofonista afroamericano, una delle più rilevanti personalità dell’intera storia del jazz. Pensando al dedicatario, un percorso in piano solo potrà sembrare strano, eppure, svincolato dal suono del sassofono, il mondo musicale coltraniano ci apparirà in una veste differente, aperto a nuove suggestioni, in grado di evidenziare le qualità compositive del musicista di Hamlet, North Carolina, la città dove nacque il 23 settembre di un secolo fa. Il mondo compositivo di Coltrane verrà affrontato attraverso la tipologia dei brani: ci saranno pezzi legati alla più ampia ricerca armonica, quelli di carattere tonale-modale, altri che guardano alla musica extraoccidentale fino alle pagine dell’ultimo periodo, quello aperto alle linee espressive più radicali degli anni Sessanta. Questa è una vera novità, perché è rarissimo che l’universo coltraniano sia affrontato a tutto tondo: per realizzare un simile progetto occorreva un musicista di grande cultura e profondità espressiva, un artista senza pregiudizi, capace di portare nel suo linguaggio spunti provenienti da tutta la storia di Coltrane, cogliendo però con precisione i legami tra le varie fasi del suo cammino artistico. “Musicista per musicisti”, Paolo Birro si è diplomato prima in piano classico (nel 1987), poi in pianoforte jazz, quando già era una figura di primo piano della scena nazionale. Pianista essenziale, sa trasmettere emozioni attraverso un modo di suonare che va sempre al cuore della musica, come ben sanno i grandi musicisti che lo hanno voluto al loro fianco, da Enrico Rava a Lee Konitz, da Pietro Tonolo a Claudio Fasoli e, ancora, Buddy De Franco, Bobby Watson, Mauro Negri, Johnny Griffin, Sandro Gibellini e tanti altri. Birro ha suonato in numerosi festival e rassegne in Italia e all’estero e come didatta ha insegnato nelle più prestigiose istituzioni didattiche italiane. Attualmente è docente al Conservatorio di Vicenza.
    Infine spazio alla pianista e compositrice Eugenia Canale e al suo Rebus Quartet, completato da Guido Bombardieri (sassofono e clarinetto), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso) e Roberto Paglieri (batteria). Turandot, l’ultima opera di Giacomo Puccini, che come tutti sappiamo il Maestro non terminò, è al centro della musica di questa formazione, che ha pubblicato per l’etichetta Abeat la sua versione per quartetto jazz di alcune arie del capolavoro pucciniano, tra cui la celeberrima Nessun dorma. Lo sguardo dei jazzisti all’opera non è nuovo, ma qui l’originalità risiede nell’aver elaborato le arie seguendo parte dell’articolato percorso storico del jazz, quindi riproponendole attraverso rimandi a stili quali il Bebop, il New Orleans, la libera improvvisazione, il funky-blues e altri ancora. Una varietà ottenuta agendo sulla componente ritmica e timbrica dei pezzi e lasciando inalterata, e riconoscibile, la parte armonica e quella melodica, a dimostrazione della modernità della concezione musicale di Puccini. L’occasione di ascoltare questa versione jazzistica di un capolavoro della storia del melodramma è, quindi, un evento importante. Eugenia Canale, pianista di doppia formazione (classica e jazzistica), è uno dei nuovi volti del jazz italiano al femminile e svolge attività sia in ambito eurocolto, soprattutto nella dimensione cameristica, sia in quello jazzistico. Dotata di sicura tecnica, di un linguaggio elegante e comunicativo e di uno swing coinvolgente, si è circondata di musicisti di assoluta esperienza, a cominciare da Guido Bombardieri, eclettico clarinettista e sassofonista, la cui lunga carriera lo ha visto al fianco di musicisti italiani e internazionali di primissimo piano. Tito Mangialajo Rantzer è un contrabbassista molto richiesto, soprattutto dagli esponenti della scena jazzistica più legata alla libera improvvisazione, ma vanta una solida esperienza in tutti gli stili del jazz. Infine, Roberto Paglieri è un batterista funzionale, dallo swing leggero ed efficace, che è stato al fianco di Franco Cerri nell’ultimo periodo di attività del grande chitarrista, di cui quest’anno si ricordano i cento anni dalla nascita.

    LAGO D’ISEO JAZZ-LA CASA DEL JAZZ ITALIANO
    DAL 19 AL 27 GIUGNO 2026 – Il programma della XXXIV edizione
    Venerdì 19 giugno 
    Iseo (Bs), sagrato della Pieve di Sant’Andrea, ore 21
    Gianni Denitto
    The Shadow Line
    Gianni Denitto (sassofoni), Matilde Gori (tromba), Didier Yon (trombone), Alessandro Rosin (contrabbasso, Gabriele Peretti (batteria)

    Sabato 20 giugno 
    Iseo (Bs), sagrato della Pieve di Sant’Andrea, ore 21
    Giovanni Falzone Freak Machine 
    Giovanni Falzone (tromba, voce, elettronica), Giuseppe La Grutta (basso elettrico), Andrea Bruzzone (batteria)

    Giovedì 25 giugno
    Iseo (Bs), lido di Sassabanek, ore 21
    Marco Mariani Quintetto
    Cento anni di Miles Davis – La musica del secondo quintetto
    Marco Mariani (tromba), Rudi Manzoli (sax tenore), Samuele Lindo (pianoforte e tastiere),
    Margherita Carbonell (contrabbasso), Daniele Delfino (batteria)

    Claudio Angeleri Sestetto
    From Be to Pops
    Claudio Angeleri (pianoforte), Paola Milzani (voce ), Gabriele Comeglio (sassofoni),
    Michele Gentilini (chitarra), Marco Esposito (basso elettrico), Matteo Milesi (batteria)

    Venerdì 26 giugno
    Predore (Bg), auditorium civico San Giovanni Battista, ore 21
    Enrico Intra Group
    IN-TRA In Duo
    Enrico Intra (pianoforte), Lucia Filaci (voce), Giacomo Serino (tromba), Vittorio Cuculo (sassofoni), Arabella Rustico (contrabbasso), Daniel Besthorn (batteria)

    Sabato 27 giugno
    Palazzolo sull’Oglio (Bs), Parco delle Tre Ville, ore 21
    Eugenia Canale Rebus Quartet
    Turandot
    Eugenia Canale (pianoforte), Guido Bombardieri (sassofono e clarinetto), Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso), Roberto Paglieri (batteria)

    Paolo Birro piano solo
    Tributo a John Coltrane nel centenario della nascita (progetto speciale del festival)
    Paolo Birro (pianoforte)

    Tutti i concerti sono a ingresso libero.
    Direzione artistica e introduzione ai concerti: Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio – Sviluppo Turistico Lago D’Iseo Sassabanek.
    Amplificazione e luci: CDpM Sound and Light.
    Lago d’Iseo Jazz utilizza pianoforti San Michele e batterie Le Soprano.
    Media partner: Rai Radio Tre.
    Con il patrocinio di MIDJ, Musicisti Italiani di Jazz


  • ROYAL SUMMER STAGE 2026 dal 9 al 12 luglio / 20, 26 e 27 settembre Giardini Reali della Reggia di Monza

    A cura di Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, Musicamorfosi e Orchestra Canova. Con il contributo di Comune di Monza e del Ministero della Cultura 

    Torna anche quest’anno l’ormai consolidato appuntamento Royal Summer Stage ai Giardini Reali della Reggia di Monza e di nuovo la kermesse che celebra il tramonto in musica si divide in due rami, a luglio e a settembre, per abbracciare l’arte delle note nella sua interezza, dal nuovo folk al  
    repertorio classico, dal jazz a qualsiasi contaminazione possibile nel segno della libertà del linguaggio universale per eccellenza. Sul palco alcuni dei migliori artisti del panorama internazionale con Lina_ e Marco Mezquida per il fado, Enrico Pieranunzi, Hamilton de Holanda Trio, Violons Barbares con le voci bulgare fino all’Orchestra Canova, ormai considerata, insieme al suo fondatore e direttore  
    Enrico Pagano, il volto giovane, fresco e appassionato del grande repertorio di tradizione. 

    Nei Giardini Reali della Reggia di Monza, disegnati, come il Teatro alla Scala, da Giuseppe Piermarini, non poteva che giungere un giorno la grande musica del mondo, narrato in note sia in tutta la sua vastità geografica sia in prospettiva storica. E interpretando lo spirito di questi stessi giardini, tra i primi in Italia a essere trasformati “all’inglese”, modello ove la natura si sviluppa liberamente pur con lo stretto controllo artistico dell’uomo, la scelta del repertorio ha seguito da subito il fil rouge dell’improvvisazione, cuore di ogni stile, dalle tradizioni etniche di tutto il globo al jazz, passando dal DNA cameristico dell’Orchestra Canova e dalle sue incursioni nel repertorio settecentesco. Il Royal Summer Stage dunque declina in uno dei parchi più affascinanti e significativi del paese, un format ormai ben consolidato in realtà come il Summerstage al Central Park di New York o Schönbrunn a Vienna, introducendo per primo anche in Italia quell’informalità nella fruizione della musica che contraddistingue le culture anglosassoni e nordiche. Nelle ultime edizioni questa formula ha portato una media di ben 5.000 persone a godersi la grande musica del mondo sdraiandosi liberamente al tramonto sui magnifici prati dei Giardini Reali come in un grande happening sixties o in un quadro impressionista, in una perfetta simbiosi tra pubblico, natura antropizzata, grande architettura e musica di qualità. 

    Quest’anno il programma si apre il 9 luglio con O Fado, incentrato sulla voce raffinata di Lina Cardoso Rodriguez, oggi considerata la migliore interprete del genere musicale simbolo della cultura portoghese e latina. Con alle spalle una carriera da cantante lirica, Lina ha scoperto il fado lavorando nel musical “Amalia” sulla vita di Amalia Rodriguez e da allora ha portato la sapienza della sua voce educata dai migliori studi al servizio della sua nuova passione musicale. Con lei sul palco l’eccellente pianista, compositore e improvvisatore catalano Marco Mezquida, vertice del nuovo pianismo per originalità di suono e intuizione artistica. 

    Il 10 luglio sarà la volta di Enrico Pieranunzi plays Morricone, che con il suo storico trio formato da Luca Bulgarelli al contrabbasso e Mauro Beggio alla batteria, proporrà arrangiamenti e trascrizioni originali di celebri temi del grande maestro italiano, trasportati nel mondo del jazz in un continuo dialogo tra l’irripetibile dono melodico di Morricone e la vocazione armonica e improvvisativa di Pieranunzi. 

    Sabato 11 luglio, direttamente da Umbria Jazz, arriverà al tramonto un ensemble tra i più acclamati nel mondo per l’arte sottile di combinare tradizioni popolari e folkloriche con il jazz: Hamilton de Holanda Trio infatti porterà sul palco Samba Jazz, la sua inedita e bollente fusione tra samba, choro, cioè il genere nato dalla rivisitazione delle danze europee nella Rio di inizio ottocento, repertorio classico e jazz, il tutto impreziosito dal virtuosismo del vincitore di cinque Latin Grammy de Holanda al bandolim, mandolino a corde aumentate per potenziare i colori dello strumento. 

    Domenica 12 luglio invece triplo concerto per la giornata di chiusura del primo filone del festival: dalla tarda mattinata in capsule classica alle 11.30 e poi alle 17.00 nel Teatro di Corte della Reggia, impeccabile cornice neoclassica di grande fascino architettonico, dove sempre in un rilassato clima en plein air, la giovane Orchestra Canova guidata da Enrico Pagano proporrà un’incursione nella Vienna del Settecento, peraltro luogo di committenza della Reggia, con un impaginato tra Mozart e Salieri in chiave sacra fino alla Sinfonia di Haydn detta nell’800 “Mercurio” per il suo ritmo vivacePoi gran finale al tramonto di nuovo ai Giardini con Violini Barbari & Voci Bulgare: il celebrato trio Violons Barbares, composto da travolgenti virtuosi provenienti da Mongolia, Bulgaria e Francia, si unirà infatti al giovane Eva Quartet, ensemble vocale di tradizione bulgara, per un’esplosiva serata sulla Via della Seta declinata in musica. 

    Dopo la pausa agostana il festival riaprirà poi a settembre, in collaborazione con il Festival del Parco di Monza, nei weekend del 20 e 26-27 per il suo viaggio nel tempo grazie al grande repertorio classico affidato come sempre ad Orchestra Canova ed Enrico Pagano. Con la Sinfonia Pastorale di Beethoven il 20, vero inno alla natura ed idillio campestre, l’orchestra dialogherà col parco grazie alle continue mimesi del canto degli uccelli, le imitazioni del fluire dell’acqua, la pittura di una natura filtrata dall’arte dell’uomo, vero omaggio al Genius Loci dei Giardini Reali. Il 26 e 27 Enrico Pagano ha invece pensato a una vera e propria festa per celebrare i rinnovati giochi d’acqua del parco dopo i recenti restauri grazie alla celebre suite di Händel Water Music. Composta per la parata reale sul Tamigi del 1717, ebbe da subito grande successo e si connotò come opera destinata ad un pubblico universale, oggi si direbbe popolare, grazie anche alla grande varietà di irresistibili danze, dall’aristocratico Minuetto alla Bourrée di provenienza francese e dal carattere popolare, e ancora la Hornpipe, tipica delle isole britanniche, dal ritmo vivacemente sincopato, ma anche la Sarabanda, la Giga e il Rigaudon. 

    Arianna Bettin, assessora alla Cultura del Comune di Monza“Con la seconda edizione di Royal Summer Stage la Villa Reale conferma la propria vocazione a essere non solo un luogo della memoria e del patrimonio, ma uno spazio vivo, aperto alla sperimentazione artistica e alla partecipazione culturale, nel rispetto del contesto storico e naturalistico. Portare nei Giardini Reali musicisti e interpreti di livello nazionale e internazionale significa molto per una Reggia di Monza che sta finalmente attirando la meritata considerazione sul piano culturale e turistico. Significa anche perseverare nell’idea che si debba offrire alla cittadinanza occasioni musicali di alta qualità accessibili economicamente, valorizzando al tempo stesso uno dei luoghi simbolo della nostra città. Da qualche anno questo tipo di eventi non è più meramente occasionale, ma sta diventando la norma per la nostra città. Non è casuale: è il frutto di un grande investimento collettivo sulla musica”. 

    “La prestigiosa rassegna che torna in Villa Reale durante l’estate è un importante tassello che contribuisce ad accrescere l’attrattività della città di Monza, insieme ai concorsi musicali internazionali e alle competizioni consolidate, che rendono Monza anche una città della musica di grande qualità”, ha aggiunto Carlo Abbà, assessore al Marketing Territoriale del Comune di Monza 

    “Sostenere il Royal Summer Stage significa promuovere la crescita culturale e sociale del territorio, valorizzando la bellezza dell’arte e la ricchezza della musica come strumenti di dialogo e inclusione. Banco Desio, Banca del Territorio, sostiene attivamente iniziative che rafforzano il senso di comunità e appartenenza. Investire nella cultura significa investire nel futuro, in una società più coesa, solidale e aperta al cambiamento, dove ciascuno possa sentirsi parte di un progetto comune e condiviso”. Banco Desio e della Brianza S.p.A. 

    “Insieme ai tanti artisti di altissimo livello che si esibiranno sul palco, alla ribalta c’è un intero territorio: la caratura internazionale della manifestazione assegna un ruolo protagonista a Monza e alla Brianza” ha sottolineato Annamaria Di Ruscio, vicepresidente di Acinque, azienda sostenitrice del Festival“La grande musica del mondo, dal classico al jazz, si è infatti data di nuovo appuntamento ai Giardini Reali di Monza e promette momenti indimenticabili, pieni di qualità e di suggestione”. E ancora: “Acinque, saldamente radicata, sostiene la kermesse che offre occasioni di incontro e socializzazione investendo nel marketing territoriale che significa visibilità a beneficio delle comunità locali e del tessuto socio-economico, ma anche volano per nuovi ulteriori ambiziosi traguardi in cui si confermi la capacità di iniziativa di un territorio intraprendente e dinamico”. 

    Link foto e video https://www.dropbox.com/scl/fo/5yp5weya9c1qgsjdy0xag/AJj3L0iHf__brq9EluN2Mhc?rlkey=8pav25wfmn7iafkegceod56xe&st=xv6kop3j&dl=0 

    INFO DI BIGLIETTERIA – eventi di luglio 
    Intero singolo concerto ai Giardini €10 in prevendita online / €15 alla porta 
    Ridotto (3-18 anni) singolo concerto ai Giardini €5 
    Abbonamento quattro concerti al tramonto (ore 19.30) €35 disponibile solo in prevendita online 

    Intero singolo concerto al Teatro di Corte €15 

    Ridotto under35 e realtà convenzionate concerto al Teatro di Corte €10 

     

    Link alla prevendita online: www.mailticket.it/rassegna-custom/141/royal-summer-stage-2026 

     

    PROGRAMMA 2026 

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    giovedì 9 luglio h 19.30  

    O FADO Lina_ & Marco Mezquida 

    Lina_ voce 

    Marco Mezquida pianoforte 

     

    Il duo composto dalla cantautrice portoghese Lina_ e dal pianista catalano Marco Mezquida presenterà O Fado, progetto (e album) nato da un dialogo intenso, creativo e appassionato tra i due artisti, che offre una cornice inedita a questo affascinante genere musicale. Acclamata dalla critica nazionale e internazionale, con il disco Fado Camões (uscito nel 2024) Lina_ ha raggiunto il primo posto nelle principali classifiche europee di world music ed è stata premiata dalla stampa tedesca come autrice del “Miglior album dell’anno” nella categoria World Music.  

    Considerato uno dei più brillanti musicisti della sua generazione, Marco Mezquida, classe 1987, originario di Minorca, è un pianista e compositore che da sempre forgia musica classica e modern jazz con sorprendente naturalezza e che ha saputo costruire un’identità e un suono assolutamente personali. Tra le sue collaborazioni più significative spiccano quelle con Lee Konitz, Michel Camilo e Bill McHenry. 

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    venerdì 10 luglio h 19.30 

    PIERANUNZI PLAYS MORRICONE 

    Enrico Pieranunzi pianoforte 

    Luca Bulgarellicontrabbasso 

    Mauro Beggiobatteria 

     

    Quando il pianoforte di Enrico Pieranunzi, eccellenza del jazz italiano e internazionale, incontra la poetica di Morricone, la magia è sempre in agguato: il rapporto diretto e indiretto tra i loro mondi sonori dura ormai da decenni e si arricchisce ora di un nuovo, appassionante capitolo. In compagnia dei fedelissimi Luca Bulgarelli (contrabbasso) e Mauro Beggio (batteria), Pieranunzi proporrà arrangiamenti originali di celebri temi del Maestro, temi spesso sopravvissuti a film dimenticati, melodie che fin dalle prime note richiamano atmosfere conosciute e amate in tutto il mondo: Metti una sera a cena, The mission, Il clan dei siciliani, Nuovo cinema Paradiso e The Ecstasy of Gold sono solo alcuni dei titoli di un concerto sorprendente, in cui la fantasia del jazz si mescolerà con i paesaggi dell’immaginazione evocati da colonne sonore immortali. 

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    sabato 11 luglio h 19.30 

    SAMBA JAZZ Hamilton de Holanda trio  

    Hamilton de Holanda bandolim feat Salomão Soares piano & Thiago “Big” Rabello batteria 

     

    Tra i massimi specialisti del bandolim, un mandolino a otto corde al quale ne sono state aggiunte altre due (conferendogli così una voce più profonda), il brasiliano Hamilton de Holanda è dotato di una maestria tecnica fuori dal comune ed è uno dei nomi di spicco della scena internazionale: la sua musica è una sintesi felice di jazz e choro, ma anche di samba e classica. Con il suo strumento, Hamilton, che si definisce un “esploratore musicale alla ricerca della bellezza e della spontaneità” e che ha vinto la bellezza di cinque Latin Grammy, si esibisce in solo, con orchestre e in gruppi più o meno estesi: a Monza lo apprezzeremo in trio con Salomão Soares (tastiere, Moog) e Thiago “Big” Rabello (batteria), di ritorno da Umbria Jazz. 

     

    Teatro di Corte  

    domenica 12 luglio h 11.30 e 17.00 

    AMADEUS 

    Barbara Massaro soprano 

    Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano 

     

    Un itinerario nel Settecento viennese sospeso tra sacro e teatro, dolore e slancio vitale, mettendo in dialogo le voci di Mozart e Salieri con l’energia sinfonica di Haydn. Dalle pagine intense del Davide penitente e della Betulia liberata, in cui la scrittura mozartiana alterna virtuosismo e raccoglimento, il percorso si apre al lirismo dolente della Passione di Gesù Cristo di Salieri, dove la figura di Maria prende forma in una dimensione intima e profondamente umana. Al centro, la Sinfonia n. 43 “Mercurio” di Haydn per introdurre un contrasto di pura tensione strumentale. Emerge così un affresco unitario, a cura dell’Orchestra Canova, in cui la spiritualità si declina in molteplici forme espressive, restituendo tutta la ricchezza emotiva e stilistica della cultura musicale europea della seconda metà del XVIII secolo. 

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    domenica 12 luglio h 19.30 

    VIOLINI BARBARI & VOCI BULGARE 

    Violons Barbares & Eva Quartet 

    Gergana Dimitrova soprano Sofia Yaneva mezzo soprano Evelina Christova alto  
    Daniela Stoitchkova contralto Fabien Guyot percussioni 

     

    L’evento di chiusura della seconda edizione del Royal Summer Stage è all’insegna della sperimentazione più audace. I Violons Barbares sono un trio di musicisti (Dandarvaanchig Enkhjargal, canto armonico e morin khuur; Dimitar Gougov, gadulka e voce; Fabien Guyot, percussioni) provenienti da Mongolia, Bulgaria e Francia, che rappresentano al meglio il concetto di melting pot musicale e culturale e che hanno dato vita a un sound molto originale: una selezione di melodie e suoni di un folklore orientale, estremo, globale e al tempo stesso immaginario. Il secondo è un gruppo che riunisce quattro giovani cantanti bulgare (Gergana Dimitrova, Sofia Yaneva, Evelina Christova e Daniela Stoitchkova), che propongono brani popolari della tradizione del loro Paese d’origine, inni sacri, musica antica e moderna e che dal vivo incantano gli spettatori con la loro tecnica e il loro virtuosismo vocale. 

     

     

     

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    domenica 20 settembre ore 17 

    LA PASTORALE 

    Orchestra da Camera Canova 

    Enrico Pagano direttore 

    Ludwig van Beethoven – Sinfonia n. 6 in fa maggiore, op. 68 “Pastorale” + Ouverture 

     

    Composta tra il 1807 e il 1808, la sesta Sinfonia porta in musica la vita campestre, raccontando l’arrivo in campagna, la scena al ruscello, l’allegria dei contadini, il temporale e la quiete finale. L’esecuzione nei Giardini Reali offre una cornice naturale con la dimensione pastorale dell’opera, tra prati, viali e spazi aperti, diventando l’ideale scenario naturale dell’inno alla vita campestre. Un evento che, all’avvicinarsi dei 200 anni dalla morte del Titano di Bonn, rispecchia il percorso emotivo della celebre composizione, trovando la sua eco perfetta nel rigoglio e nella quiete contemplativa degli storici Giardini, perfetto connubio tra arte umana e natura. 

     

    Giardini Reali della Reggia di Monza 

    sabato 26 settembre h 17 e domenica 27 settembre h 17 

    WATER MUSIC 

    Orchestra da Camera Canova 

    Enrico Pagano direttore 

    Georg Friedrich Händel – Water Music 

     

    Nei Giardini Reali di Monza, tra i rinnovati giochi d’acqua del laghetto tornati in funzione dopo il recente restauro, l’Orchestra Canova presenta la Water Music di Georg Friedrich Händel. Composta nel 1717 per una parata sul Tamigi, la suite nacque per celebrare la vitalità e la brillantezza dell’acqua, elemento che qui ritrova la sua dimensione originaria. Articolata in tre raccolte di danze di gusto francese e britannico, la Water Music alterna minuetti, bourrée, hornpipe e sarabande in una tavolozza sonora di straordinaria varietà. L’organico restituisce l’atmosfera festosa e luminosa di una musica pensata per risuonare all’aria aperta, esaltata dai giochi d’acqua ideati nel Settecento per la corte di Maria Teresa d’Austria e del figlio Ferdinando. Le architetture di Piermarini tornano così a offrire lo stesso spettacolo di luce e movimento che affascinava i visitatori dell’epoca, completando l’esperienza sinestetica della Water Music. 

     

    Gli appuntamenti di settembre sono realizzati in collaborazione con il Festival del Parco di Monza. 

     
    La nona edizione del Festival del Parco di Monza – manifestazione culturale ecosostenibile, che vede protagonista il Parco insieme alla Villa e ai Giardini Reali – si terrà il 18, 19, 20 e 25, 26, 27 settembre: sei giornate di incontri con autori e personaggi noti del mondo letterario, spettacoli, laboratori, visite culturali, itinerari alla scoperta del parco e della sostenibilità. Il Festival è ideato, organizzato e promosso dal Comitato Promotore del Festival del Parco di Monza – composto da Associazione Novaluna A.P.S., Cooperativa Novo Millennio, Circolo Legambiente A. Langer Monza, Fondazione CREDA ETS, META cooperativa sociale, Musicamorfosi, Scuola Agraria del Parco di Monza – in diretto partenariato con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e con il Comune di Monza, e in stretta collaborazione con il Parco Regionale Valle del Lambro. 

  • “All’improvviso” è il nuovo singolo di Gemini

    Da venerdì 29 maggio 2026 è in rotazione radiofonica “ALL’IMPROVVISO” (FDAM), il nuovo singolo di GEMINI, estratto dal disco “UNIVERSI”, già disponibile dal 21 novembre 2025 su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato fisico.

    “All’improvviso” è un brano pop intenso ed emotivo che racconta l’arrivo inaspettato di una persona capace di cambiare completamente la percezione della vita e dell’amore. Il testo parla di rinascita, sostegno reciproco e della forza di affrontare insieme le difficoltà quotidiane, trasformando ciò che sembrava un incubo in una nuova possibilità di felicità. La frase “ora è un sogno ed era un incubo” rappresenta proprio il passaggio da una realtà negativa, soffocante e “marcia” ad una nuova consapevolezza fatta di libertà, luce e cambiamento.

    “‘All’improvviso’ nasce da un periodo in cui sentivo il bisogno di raccontare quel momento preciso in cui una persona riesce a cambiare completamente il tuo modo di vedere la vita. La frase ‘ora è un sogno ed era un incubo’ rappresenta proprio questo: il passaggio da una realtà negativa, soffocante e piena di cose ‘marce’, a una nuova sensazione di libertà e rinascita. Durante la scrittura del brano ho voluto inserire immagini semplici e quotidiane, come il buongiorno, il caffè o i messaggi, perché credo che spesso siano proprio i piccoli gesti a salvarci nei momenti più difficili. Anche il videoclip segue questa idea, raccontando la libertà di scelta e il coraggio di cambiare strada quando qualcosa dentro di noi non ci rappresenta più. Musicalmente il brano unisce un’anima pop moderna a un’interpretazione molto emotiva, mantenendo però un’atmosfera sincera e diretta, che è alla base di tutto il mio progetto artistico”, dichiara Gemini.

     

    Il videoclip di “All’improvviso”, girato a Villa Floridiana di Anagni (FR) e diretto da Serena D’Andrea e Fabio Viti, racconta il viaggio interiore di una ragazza attraverso tre diverse versioni di sé: la Bianca, la Nera e la Colorata. Protagonista del video è la modella Ami Floridi, che interpreta le diverse sfumature emotive del personaggio.

    La “Bianca” rappresenta la parte più fragile, romantica e sognatrice, immersa in una quotidianità fatta di silenzi, attese e piccoli gesti. La “Nera”, invece, incarna la paura, il peso dei pensieri e delle insicurezze che la seguono costantemente come un’ombra. Durante il videoclip le due figure sembrano cercarsi, spiarsi e sfiorarsi senza mai incontrarsi davvero, creando un’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione. Il loro incontro finale porta alla nascita della versione “Colorata”, simbolo di rinascita, libertà e consapevolezza. L’uscita dal cancello della villa rappresenta metaforicamente la scelta di lasciarsi alle spalle paure e limiti per iniziare un nuovo percorso. Le immagini alternano ambientazioni intime all’interno della villa a scene immerse nella natura, utilizzando contrasti di luce e colori per raccontare il cambiamento emotivo della protagonista, mentre le scene di playback di Gemini accompagnano la narrazione come una voce interiore.

    Attraverso le tre diverse versioni del personaggio — Bianca, Nera e Colorata — Ami Floridi accompagna visivamente il significato emotivo del brano, rappresentando fragilità, paure, rinascita e libertà. La sua interpretazione diventa il filo conduttore dell’intera narrazione del videoclip.

    Guarda il videoclip su YouTube:  https://www.youtube.com/watch?v=fBl1ZrvmckI

     

    Con l’album “UNIVERSI”, Gemini raccoglie tutto il suo percorso: un mosaico di esperienze, collaborazioni e ricerca personale che lo confermano come una delle voci contemporanee più sincere e visionarie della nuova scena cantautorale italiana. Il disco è un viaggio attraverso l’amore in tutte le sue forme: quello che arriva all’improvviso e può cambiare la vita, quello che fa correre più veloce di ogni limite, quello che sa di mare, di sogni e di vertigini. Ogni canzone è una fotografia diversa dello stesso sentimento, capace di accendere ricordi e nuove speranze. Dalla leggerezza di un “Ti vengo a prendere” fino alla profondità degli “Universi” che si incontrano, il disco intreccia intimità e immaginazione, realtà e sogno. È un racconto sincero, profondo, che lascia spazio a chi ascolta di ritrovarsi dentro ogni parola e ogni melodia.

    Spiega il cantautore a proposito del disco: “Ho scritto queste canzoni insieme alla mia squadra di lavoro nei momenti in cui avevo bisogno di dare un nome a ciò che sentivo. Parlano d’amore, ma non solo come emozione romantica: l’amore che salva, che ferisce, che ti fa crescere e che a volte ti spinge a guardare oltre il cielo. Questo album è il mio modo di mettere ordine tra i ricordi, le paure e i sogni, e trasformarli in musica. Non cerco risposte, ma connessioni: se anche solo una persona si riconoscerà in queste parole, allora avrò raggiunto il senso di tutto”.

     

    GEMINI | BIOGRAFIA

    Gemini è un cantautore italiano capace di coniugare la profondità della scrittura d’autore con sonorità contemporanee, dando vita a canzoni autentiche che raccontano emozioni quotidiane, sogni e fragilità. La sua cifra stilistica si distingue per intensità narrativa, originalità melodica e una forte attitudine da performer.

    Debutta nel 2013 con l’EP Fuori di testa, prodotto da Ettore Diliberto in collaborazione con Alberto Radius, scalando le classifiche Mondadori e Sorrisi & Canzoni. L’anno seguente pubblica Chissà che sarà, registrato nei leggendari Abbey Road Studios di Londra sotto la supervisione di Simon Gibson (già al fianco di Beatles, U2, Paul McCartney).

    Nel 2017, il brano vince il primo contest nazionale organizzato dalla rivista britannica Classic Rock, distinguendosi tra centinaia di proposte italiane.

    Nel corso degli anni si esibisce in prestigiose rassegne come Emilia Live e La Notte delle Chitarre, condividendo il palco con grandi nomi della musica italiana. Collabora con artisti del calibro di Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Rocchetti (Vasco Rossi) e molti altri.

    Nel 2019 pubblica La superficie, entrato nella classifica Indie Music Like e accompagnato da un videoclip con Ricky Memphis. Nello stesso anno esce La mia canzone, con la partecipazione straordinaria di Alessandro Haber nel videoclip.

    Il 2021 lo vede in apertura ai concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, oltre a un live in collaborazione con l’attore Leonardo Bocci. Pubblica il singolo Come si fa, presentato alla Milano Music Week, e partecipa a programmi televisivi su Rai 1 (The Band con Carlo Conti), Canale 9 (Don’t Forget The Lyrics) e Rai 2 (Viva il Videobox di Fiorello).

    Nel 2022 vince il Premio Mia Martini nella categoria Emergenti con il brano Sapore d’estate. L’anno successivo partecipa al Premio Ravera e pubblica La volta buona, presentato in diretta su Rai 1 nel programma di Caterina Balivo.

    Nel 2024 si aggiudica il Vertical Music Award a Casa Sanremo per il videoclip di La volta buona. Ad aprile pubblica Questo strano viaggio, prodotto da Danilo Cherni e Maurizio Perfetto, musicisti storici di Antonello Venditti. A giugno rende omaggio a Rino Gaetano con una personale rivisitazione di Mio fratello è figlio unico, seguita a novembre da una versione moderna dell’Inno d’Italia, girata in Piazza del Campidoglio con il coro Le Dolci Note.

    Nel 2025 è protagonista del programma Bellissima Italia su Rai 2 e ospite nei format Sogni di gloria (Rai Radio 2), Videobox e Vertical Music durante il Festival di Sanremo.

    È ospite al Festival dello Spettacolo a Milano organizzato da TV Sorrisi e Canzoni e presenta il brano “Corri”. Il nuovo album “Universi” è disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 21/11/2025 e il singolo che dà il nome all’album è in classifica italiana indipendenti e in distribuzione video su tutte le Tv nazionali. È protagonista a Sanremo 2026 con varie esibizioni e interviste riguardanti l’album (Casa Sanremo, Sorrisi e Canzoni, Sanremo Exclusive, Track Radio, MEI). Viene intervistato da Rai Radio tutta italiana da Giulia Teri e ad aprile è uscito con il singolo “Dai dai dai” entrato per qualche settimana in classifica italiana

    Dopo “Ti vengo a prendere”, “Corri”, “Universi”, “A mio agio con te” e “Dai dai dai”, “All’improvviso” è il nuovo singolo di Gemini disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 novembre 2025 e in rotazione radiofonica da venerdì 29 maggio.

     

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  • “Niente” è il nuovo singolo di Lorenzo Lupo

     Dal 29 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “Niente”, il nuovo singolo di Lorenzo Lupo per Up Music prodotto e mixato da Sabatino Salvati.

    “Niente” è un brano che racconta un’esperienza vissuta ad Amsterdam anche solo per pochi giorni, che lo ha portato a vivere momenti fuori dall’ordinario. Il pezzo prosegue il percorso che Lorenzo Lupo ha intrapreso con il precedente singolo “Vivo”.

    Il ricordo dei giorni a seguire gli fa comprendere quanto quegli istanti lo abbiano segnato o, per meglio dire, “bruciato” più del fuoco, proprio perché vissuti intensamente; ora, però, l’artista ricerca la pace. Queste sensazioni post-ricordo mettono in luce quanto il dolore della nostalgia sia forte: tuttavia, se con il pensiero egli si ritrova già in quei luoghi insieme a lei, allora quel dolore smette di fargli male.

    Il ritornello crea una sorta di certezza: il pensiero reciproco è così potente da non lasciarli dormire. Il coraggio e il cuore di Lorenzo sono stati “rubati” dall’amata, lasciandolo nell’incertezza di ciò che resterà di loro, se non un vuoto racchiuso nella frase: “Niente dopo di noi”.

    Il resto del testo descrive lo scorrere inesorabile del tempo e delle stagioni, mentre il protagonista, distratto dal sentimento, non si rende conto di ciò che lo circonda. Dopo la seconda strofa, il ritornello lo trascina verso la risoluzione finale: l’accettazione di una fine inevitabile, racchiusa nella semplicità di una parola che dà il titolo al brano.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Sentivo il bisogno di scrivere qualcosa che parlasse di una realtà che ho vissuto e che mi ha cambiato. Amsterdam è stata il punto di partenza, ma ‘Niente’ è il punto di arrivo di un’emozione che ancora oggi mi porto dentro ogni volta che canto.”

    Biografia

    Nato a Gallipoli il 2 febbraio 2004, Lorenzo Lupo è un cantante pugliese originario di Casarano, in provincia di Lecce. Per lui la musica non rappresenta semplicemente una passione, ma una parte profonda della propria identità, qualcosa che lo accompagna sin dall’infanzia e che, ancora oggi, costituisce il mezzo più autentico attraverso cui esprimere sé stesso e le proprie emozioni.

    Fin da bambino cresce in un ambiente familiare fortemente legato alla musica italiana. I genitori gli trasmettono l’amore per i grandi artisti della tradizione, facendogli ascoltare canzoni e concerti attraverso vecchie videocassette che Lorenzo guardava e riguardava insieme alla famiglia. È proprio in quei momenti che nasce il suo primo legame emotivo con la musica: ascoltando quei brani inizia a canticchiare sottovoce, sviluppando una sensibilità artistica che, con il passare degli anni, si farà sempre più intensa.

    Durante il percorso scolastico sceglie di frequentare istituti a indirizzo musicale, approfondendo la propria formazione e avvicinandosi sempre di più al canto. Negli anni dell’adolescenza scopre le influenze musicali italiane e internazionali che più sente vicine alla propria personalità artistica, maturando il desiderio di trasformare quella passione in un vero percorso professionale. Nonostante la forte timidezza che inizialmente lo frenava, Lorenzo riesce a superare le proprie insicurezze grazie all’incoraggiamento dei compagni di scuola, che lo spingono a esibirsi durante un evento orchestrale natalizio alle scuole medie. Da quel momento decide di intraprendere seriamente lo studio del canto con il suo attuale maestro, con la volontà di approfondire ogni sfumatura tecnica ed emotiva della propria voce.

    Negli anni successivi Lorenzo consolida il proprio percorso artistico entrando in contatto con una realtà discografica interessata a sviluppare il suo progetto a 360 gradi. Nascono così i suoi primi brani inediti: «Controcorrente», dedicato al profondo amore per la musica, e «Il tempo cura», un brano che racconta il potere del tempo nel guarire le ferite di una relazione sentimentale. Successivamente realizza uno dei suoi primi grandi sogni artistici duettando con Bobby Solo nel brano «Finché ce n’è», una canzone dalle sonorità country che racconta le emozioni del primo incontro con l’amore.

    Prosegue poi il proprio percorso con «In amore», singolo che affronta le difficoltà e le contraddizioni di una relazione tormentata, nella speranza di ritrovare un punto di luce capace di ricostruire il legame. Tra le esperienze più significative del suo percorso vi è anche la collaborazione con Michele Maisano per il riarrangiamento del celebre brano «Se mi vuoi lasciare», reinterpretato in duetto con lo stesso artista originale. Grazie a queste collaborazioni Lorenzo ha avuto l’opportunità di prendere parte a programmi televisivi nazionali e trasmissioni RAI, continuando a consolidare la propria crescita artistica.

    Nel giugno del 2025 Lorenzo Lupo raggiunge un importante traguardo con il singolo «Vivo», ottenendo un riscontro straordinario dal pubblico e dal panorama radiofonico nazionale. Il brano entra infatti nella programmazione di Radio Kiss Kiss, permettendo all’artista di ottenere una sempre maggiore visibilità. Grazie al successo del singolo viene inoltre invitato a partecipare al tour Kiss Kiss Way, esibendosi in diverse tappe in tutta Italia davanti a migliaia di persone e vivendo un’esperienza fondamentale per la propria maturazione artistica e professionale.

    Oggi Lorenzo Lupo continua il proprio percorso musicale con l’obiettivo di trasformare ogni esperienza personale in musica autentica, mantenendo al centro del suo progetto artistico l’emozione, la verità e il legame sincero con il pubblico.

    “Niente” è il nuovo singolo di Lorenzo Lupo disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 29 maggio 2026.

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  • “Frammenti” è il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi

    Da venerdì 29 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “FRAMMENTI”, il nuovo singolo di GIOACCHINO FITTIPALDI per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy.

     

    “Frammenti” è un brano che riflette sul tempo, sulla memoria e sull’assenza, utilizzando la metafora dei pezzi sparsi per raccontare la fragilità della condizione umana. Il testo si muove tra passato e presente, mostrando quanto sia semplice aggrapparsi ai ricordi e quanto invece il presente sfugga continuamente di mano. L’autore prova a colmare questa distanza attraverso la mente, i sogni e la memoria, unici luoghi in cui chi non c’è più continua, in qualche modo, a esistere.

    Al centro del brano c’è l’immagine dell’essere umano come “cenere che si ricompone”: una materia fragile destinata a dissolversi, ma capace di sopravvivere nei ricordi, nelle fotografie e nelle tracce lasciate nel tempo. Il ritornello, con il verso “navigato incrociandosi col fato”, assume i toni di un’invocazione intima e malinconica rivolta a una figura perduta, osservata con ammirazione e nostalgia.

    Nel finale, la prospettiva si amplia dal piano personale a quello universale. Gli uomini diventano “frammenti di universo addormentati in terra”, immagine che suggerisce una nobiltà d’origine spesso dimenticata. La canzone si chiude con un’amara riflessione sulla realtà contemporanea: chi perde questa connessione universale e “si sveglia storto” finisce per “giocare a far la guerra”, sprecando la sacralità della propria esistenza.

     

    Spiega il cantautore a proposito del brano: “Questo brano ha radici profonde e dolorose. È nato qualche anno fa, in un momento di buio totale, in seguito a un lutto che ha segnato profondamente la mia famiglia. Per lungo tempo è rimasto chiuso in un cassetto. Oggi, a distanza di anni, ho sentito che era arrivato il momento di tirarlo fuori, non per riaprire una ferita, ma per trasformare quel dolore in memoria attiva. All’interno del mio progetto musicale, questo pezzo rappresenta il coraggio di guardarsi indietro e la volontà di dare una forma eterna a chi non c’è più. In studio abbiamo cercato una sonorità che fosse un abbraccio, un viaggio riparatore tra ciò che abbiamo perso e ciò che resta per sempre dentro di noi”.

     

    Il videoclip di “Frammenti”, diretto da Stefano Poletti e con protagonisti Gioacchino Fittipaldi e Ilaria De Donato, è stato girato a Tursi, nello specifico nell’antico rione della Rabatana, e sulla suggestiva spiaggia di Policoro, in provincia di Matera, in Basilicata.

    La Rabatana è il nucleo più antico e caratteristico di Tursi. Il rione sorge su un’altura circondata da profondi calanchi argillosi ed è caratterizzato da un dedalo di stradine strette, case in pietra che sembrano arrampicarsi l’una sull’altra e suggestive grotte scavate nella roccia. Questo borgo millenario, sospeso tra cielo e terra, evoca un’atmosfera di solitudine e poesia che lo rende uno scenario ideale per raccontare il silenzio e la stratificazione del tempo.

    In netto contrasto visivo e sensoriale, le scene si spostano poi sulla spiaggia di Policoro, introducendo nel video una dimensione di infinito e di profonda libertà.

    Il video rappresenta così un viaggio nella memoria e nei ricordi, trasformandosi in un’immersione sensoriale nel tempo e nelle emozioni. Non racconta una vera e propria storia lineare, ma cerca piuttosto di catturare l’essenza stessa del ricordo: immagini, riflessi e presenze che appaiono e scompaiono, lasciando dietro di sé una scia di nostalgia e consapevolezza.

    Le architetture silenziose della Rabatana e la linea infinita del mare di Policoro diventano così il simbolo di ciò che resta dentro di noi: tracce del passato e della natura che continuano ad abitare il presente e a definirne l’identità. Il videoclip si trasforma quindi in un omaggio alla memoria, alle proprie radici e a tutto ciò che, pur invisibile, continua a nutrire interiormente l’essere umano. Un invito a chiudere gli occhi per riuscire a vedere più a fondo.

    Guarda il videoclip di “Frammenti” su YouTube

    https://www.youtube.com/watch?v=7QJUcqB_lWs

     

    GIOACCHINO FITTIPALDI | BIOGRAFIA

    Gioacchino Fittipaldi lavora stabilmente nel mondo della musica da trent’anni. Il suo percorso ha radici precoci: inizia a 8 anni con lo studio del pianoforte e a 13 assume il ruolo di batterista nella band del padre. La sua preparazione tecnica si consolida presso il Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza, dove studia percussioni e chitarra classica. Polistrumentista, utilizza nei suoi progetti la chitarra (classica ed elettrica) e l’armonica a bocca. Un elemento centrale della sua identità è il legame con il territorio: nato a Lagonegro, ma vive da sempre a San Severino Lucano; ha scelto di mantenere il proprio paese d’origine come base operativa e creativa costante.

    Le sue radici musicali uniscono il rock internazionale alla scuola del cantautorato italiano. Tra i riferimenti principali figurano i Pink Floyd, i Dire Straits e i Metallica per la costruzione del sound e l’energia strumentale, affiancati dalla profondità narrativa di Fabrizio De André, Francesco Guccini e Francesco De Gregori. La sua direzione artistica risente inoltre di mondi sonori vicini ad artisti come Caparezza e gli Afterhours, confluendo in un pop-rock d’autore che bilancia tradizione e produzione moderna.

    Il percorso discografico recente è segnato da collaborazioni con diversi produttori: nel 2022 pubblica “Il boschetto alla rovescia” con Lorenzo Sebastiani, nel 2023 l’EP “Bianco Nero….Arcobaleno” con Francesco Procacci e Andrea Allocca, mentre dal 2024 collabora stabilmente con Pietro Foresti. Per la finalizzazione dei suoi lavori, Fittipaldi si avvale di un team che comprende produttori, grafici e management, mantenendo la supervisione totale sulla direzione artistica e narrativa dei suoi spettacoli.

    Anche se non ama indicare brani preferiti o rappresentativi, per approcciarsi alla sua musica: si possono comunque indicare questi 3 titoli: Rubata a Dio, Il boschetto alla rovescia e Per quello che non ho.

    A maggio 2026 è prevista l’uscita di “Frammenti”, brano scritto anni fa in seguito alla perdita di una persona cara e prodotto con Pietro Foresti mantenendo testo, melodia e assolo di chitarra originali per preservarne l’intento iniziale.

    Attraverso la sua musica, Fittipaldi esplora i contrasti umani e il delicato equilibrio tra introspezione e osservazione sociale. Il suo racconto invita alla ricerca di senso e alla riscoperta della propria identità.

    “Frammenti” è il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 29 maggio.

     

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  • “Zweite Heimat” è il nuovo singolo dei Venus Ship

    Dal 29 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming e in rotazione radiofonica “Zweite Heimat”, il nuovo singolo dei Venus Ship. Il brano anticipa l’uscita del prossimo album, pubblicato da Irma Records.

    “Zweite Heimat” è un brano funk cinematografico dalle sfumature noir, dove il fitto contrappunto tra gli strumenti diviene protagonista assoluto. Il titolo, traducibile come “Seconda patria”, nasce dalla volontà di sottrarre questo concetto alla retorica militarista, tornata prepotentemente attuale. Il riferimento artistico è la saga Heimat del regista Edgar Reitz: proprio come il giovane Hermann — che dopo aver lasciato i luoghi natii ritrova nel Conservatorio di Monaco un senso universale di appartenenza — la musica si fa qui dimora e nuova cittadinanza.

    Commentano gli artisti a proposito del brano: “Quasi per caso, durante le sessioni di registrazione di questo brano, avviene l’incontro con il bravissimo batterista e percussionista Michael Harding, che ogni mattina frequenta lo studio MicroBo per dedicarsi allo studio della batteria. Tra noi nasce subito un’intesa speciale, caratterizzata da energia e ascolto reciproco. Dopo qualche incontro e scambio di musica e idee, Michael diventa membro stabile della formazione Venus Ship, portando il suo tocco unico nel sound della band.”

    Il videoclip di “Zweite Heimat” cattura l’essenza di una vera sessione di registrazione in studio attraverso l’occhio della cinepresa, discreto e diretto: i musicisti condividono lo stesso spazio, suonando insieme con l’energia di un set dal vivo. Le riprese da molteplici angolazioni mettono in luce la concentrazione e il talento tecnico della band, offrendo uno sguardo autentico sul loro processo creativo.

    Il video è stato realizzato combinando telecamere fisse e riprese dinamiche curate dal fonico Leonardo Carletti, che per l’occasione ha diviso il suo ruolo tra il mixer e la macchina da presa.

    Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/PXFEm8a3fiY

    LINE-UP:

    Ugo Moroni – Band leader (chitarra, arrangiamenti, composizioni originali)

    Andrea Salvato – Flauto e social media manager

    Marco Vecchio – Sassofono contralto

    Federico Privitera – Tromba

    Giuseppe Lastella – Trombone

    Michele Murgioni – Tuba e presentatore della band

    Daniele Marrone – Basso elettrico

    Michael Harding – Percussioni

    Mattia Bassetti – Batteria

    Biografia

    Venus Ship è un collettivo di nove musicisti nato dalla scena underground bolognese e attivo da diversi anni. La band si caratterizza per un sound orchestrale che fonde funk, soul, jazz, blues, rock, hip hop e musica cinematografica, creando un ponte tra gli anni ’60-’70 e la contemporaneità.

    Il collettivo propone inoltre una narrativa militante, dedicando la propria musica alle lotte e ai grandi personaggi che, in epoche lontane, si sono battuti contro ingiustizie ancora oggi dolorosamente attuali. Partendo da queste storie di ribellione, i Venus Ship costruiscono un legame con il presente, mostrando come la musica possa sfidare modelli sociali errati, accendere riflessioni e ispirare il cambiamento. Non a caso, l’album “Underground Foxes” (Irma Records, 2025) è stato definito un manifesto musicale contro le disuguaglianze sociali, capace di fondere ricerca sonora e impegno civile.

    “Zweite Heimat” è il nuovo singolo dei Venus Ship per Irma Records disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica dal 29 maggio 2026.

    Instagram | Spotify 

  • “Limerence” e “Self Love” il nuovo singolo doppio degli Archivio Futuro e Francesca Palamidessi

    Dal 29 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Limerence” / “Self-Love”, il nuovo singolo doppio degli Archivio Futuro e Francesca Palamidessi per PLUMA dischi.

    “Limerence / Self-Love” sancisce la collaborazione tra gli Archivio Futuro e la cantante e producer Francesca Palamidessi.

    Dopo aver inaugurato la loro sinergia artistica, la band e l’artista hanno deciso di dare vita a un progetto completo e strutturato, composto da due brani antitetici sia sul piano tematico che su quello puramente musicale.

    La genesi dei pezzi riflette uno scambio creativo speculare: Limerence è nata da una base strumentale degli Archivio Futuro poi affidata alla voce e alla sensibilità della Palamidessi, mentre per Self-Love il processo è stato l’esatto contrario. Ad accompagnare l’uscita c’è anche un videoclip ufficiale, interamente ideato dagli stessi artisti.

    Tutto il lavoro si sviluppa sul concetto del contrasto: luce contro ombra, interno contro esterno, morbidezza e dolcezza contrapposte a dinamismo ed esplosività. Le due tracce esplorano infatti il tema del rapporto con ciò che ci circonda. Se nel primo brano il racconto si focalizza sull’esterno attraverso la lente di un’ossessione sentimentale, nel secondo lo sguardo si volge intimamente verso l’interno, celebrando l’autoaffermazione.

    Anche la produzione ribadisce l’identità e la specificità dei due progetti musicali, da sempre votati alla commistione tra strumenti acustici ed elettronica. Il risultato è una scrittura non convenzionale che sfiora il pop ma si spinge ben oltre, guardando a molteplici panorami sonori e abbracciando a pieno un’idea di pura ibridazione.

    Spiegano gli Archivio Futuro a proposito di “Limerence”: “Limerence ha aperto la strada di questa nostra collaborazione. Noi di Archivio Futuro lo avevamo pronto già da qualche mese, e inizialmente era un brano strumentale, così come il nostro disco d’esordio. Tuttavia da quando abbiamo iniziato a lavorare al nostro ultimo EP “Rituale Moderno”, ci siamo approcciati all’utilizzo della vocalità. Francesca era la candidata perfetta per quello che avevamo in mente di restituire a livello di scrittura e produzione. È infatti un brano intimo, narrativo, complesso, stratificato, ma leggero allo stesso tempo. Lo abbiamo scritto con l’obiettivo di indurre l’ascoltatore nel generare immagini dal sapore cinematico, che evolvono poi in un incalzante climax sonoro e ritmico. Il bilanciamento musicale e l’attenzione agli elementi sonori del brano è stato il perno centrale della fase produttiva prima, e arrangiamento poi. Il sassofono contralto che introduce, accompagna e dialoga con la voce, la batteria che evolve e fa da motore pulsante e porta azione e movimento, i suoni elettronici che vanno a colmare lo spettro delle frequenze degli strumenti. Il risultato è un brano perfetto per introdurre ma allo stesso tempo dare spazio dinamico per potere crescere, cosa che abbiamo deciso di fare con Self Love.”

    Commenta Francesca Palamidessi su “Self-Love”: “Dopo aver collaborato su Limerence, su suggerimento di Pluma Dischi, abbiamo pensato sarebbe stato giusto completare il tutto con una seconda canzone: ho scritto quindi Self-Love pensando ad Archivio Futuro, alla loro energia e creatività. L’idea di partenza è stata quella di realizzare un brano antitetico rispetto a Limerence in termini di carattere, dinamica e struttura. Il testo è una affermazione di indipendenza, un grido quasi politico che inneggia al diritto di sbagliare seguendo il proprio istinto. Anche in questo caso collaborare è stato meraviglioso: a partire dalla prima pre-produzione, i ragazzi hanno arricchito e intensificato notevolmente il sound, con ritmiche potenti, sassofoni ed elementi elettronici. Il risultato è una canzone tagliente, ballabile, fisica. Sono molto contenta di questa collaborazione e non vedo l’ora di portare questi brani dal vivo.”

    Il videoclip di Limerence / Self-Love, il singolo doppio nato dalla collaborazione tra gli Archivio Futuro e Francesca Palamidessi, unisce i due brani, mettendoli a confronto sia sul piano visivo che su quello tematico. Girato in un contrastato bianco e nero, il video intreccia concetti astratti legati alla pura intenzione musicale, dando vita a un universo di opposti: luce e buio, armonia e conflitto. Il montaggio si sviluppa in perfetta simbiosi con il suono e con la sua straordinaria potenza evocativa.

    I punti di vista si alternano continuamente tra i protagonisti, traducendo in immagini metaforiche la percezione del mondo esterno. In Limerence, traccia accogliente ed eterea, il bianco domina la scena; i musicisti appaiono assorti, quasi in uno stato onirico che simboleggia la spaccatura e la dissociazione interiore tipiche di quando l’oggetto della nostra ossessione si trova fuori di noi. Al contrario, Self-Love sposa atmosfere scure e taglienti per raccontare la riappropriazione del proprio corpo, la scoperta di un’energia interiore e una sorta di matrimonio con se stessi, indipendente dal mondo circostante.


    Guarda il videoclip su YouTube:
    https://youtu.be/cphQOyLHVvE

    BIO

    FRANCESCA PALAMIDESSI

    Compositrice, producer e polistrumentista. I suoi progetti artistici si muovono agilmente tra avant-pop, linguaggi sperimentali e musica elettronica, affondando le proprie radici nella classica e nel jazz. Ha pubblicato tre dischi da solista; con Madreperla del 2023, da lei interamente scritto, prodotto e interpretato, è stata accostata per affinità ad artisti quali Björk, Aphex Twin, Arca e Caroline Polachek. Wisteria, il suo ultimo EP, è uscito nel marzo del 2025. Forte anche di esperienze e incursioni nel mondo del pop d’autore (Calcutta, Elisa, Frah Quintale e altri) e di un percorso di ricerca sul rapporto tra voce ed elettronica, ha elaborato negli anni uno stile personale fatto di ibridazione, contaminazione e lirismo vocale, in perfetto equilibrio tra improvvisazione e songwriting.

     

    ARCHIVIO FUTURO

    Collettivo musicale composto da Lorenzo Calpini, Danilo Menna e Vittorio Gervasi. Il progetto, caratterizzato da un approccio cross-mediale, nasce nel 2021 e viene presentato nella cornice della Triennale di Milano. Archivio Futuro – nomen omen – è un progetto in cui si sperimenta la dualità tra l’acustico e l’elettronico, la musica organica e quella programmata. Il risultato è un suono in cui i confini appaiono sfumati: sample che aprono squarci verso mondi lontani, beat house e garage che incrociano traiettorie jazz e prog-rock. Il collettivo ha all’attivo un LP omonimo di debutto dal carattere strumentale e l’EP Rituale Moderno del 2024, ultimo lavoro discografico con il quale ha iniziato a sperimentare l’utilizzo della vocalità; entrambi i lavori sono stati pubblicati da La Tempesta. Archivio Futuro fa dell’attività live uno dei suoi principali punti di forza, con oltre 60 concerti negli ultimi tre anni che lo hanno visto prendere parte a rassegne come: Beaches Brew, Spring Attitude, Fano Jazz by the Sea, Gaeta Jazz Festival, Arci Bellezza, Angelo Mai e Mammut Jazz Festival, solo per citarne alcune.

    “Limerence” / “Self-Love” è il nuovo singolo doppio degli Archivio Futuro e Francesca Palamidessi disponibile in rotazione radiofonica dal 29 maggio 2026 per PLUMA dischi.

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  • DJ Jad, Wlady e Shorty Shok raccontano l’estate che manda in crisi le coppie: “Colpa del Sole” è il nuovo singolo tra ironia, caldo, desiderio e relazioni al limite

    Esce venerdì 29 maggio “Colpa del Sole”, il nuovo singolo di DJ Jad, Shorty Shok e Wlady, una collaborazione nata in studio in modo spontaneo, dopo anni di incroci, intenzioni rimandate e la volontà di mettere insieme tre identità artistiche diverse dentro una canzone che racconta l’estate senza aderire alla sua immagine più patinata.

    Il brano è stato presentato in anteprima nazionale il 26 maggio allo Stadio Diego Armando Maradona di Napoli, in occasione de “La Notte dei Leoni”, serata di sport, intrattenimento e solidarietà con le leggende del calcio e volti noti del mondo dello spettacolo. L’appuntamento ha sostenuto la ricostruzione del teatro del carcere minorile di Nisida e le attività della Fondazione Santobono Pausilipon, con un messaggio rivolto in particolare ai giovani, tra inclusione, legalità e contrasto alla violenza.

    Qui la stagione calda non è la solita fotografia da spiaggia, aperitivo e libertà senza conseguenze. È una temperatura che sale anche dentro i rapporti, un accumulo di desiderio, stanchezza, attrazione, nervosismo, aspettative sociali e piccoli cedimenti quotidiani. Il sole diventa il grande alibi di tutto ciò che sfugge di mano: spoglia, confonde, espone, manda in crisi le coppie, altera le distanze, rende più nitido e visibile quello che durante il resto dell’anno rimane coperto, schermato dalla routine e tenuto sotto controllo.

    Mentre ogni estate si riempie di brani pensati per accompagnare la stagione più consumata dell’anno, chiedendo alla musica di diventare colonna sonora, ritornello e corsa al tormentone, “Colpa del Sole” sceglie un’altra angolazione, raccontando il caldo come una condizione che abbassa le difese facendo saltare ogni filtro, il divertimento come territorio pieno di inciampi e la leggerezza come forma intelligente di lettura del presente.

    Il ritornello, «Colpa del sole che ti fa spogliare e manda in crisi quelle coppie innamorate», fotografa un’estate ironica, fisica, un po’ scombinata, dove l’attrazione convive con il caos, la voglia di evasione con i rapporti che si complicano, la promessa di libertà con la sensazione che basti davvero poco per perdere equilibrio.

    Con un testo ironico, pieno di dettagli e frasi che sembrano nate per restare addosso, “Colpa del Sole” mette in fila una serie di elementi — il mare, l’alta marea, le coppie in crisi, le zanzare, il tiramisù, Santa Claus che manca già sotto il sole — e li trasforma in una piccola commedia sentimentale estiva, dove tutto sembra sorridere ma niente è davvero innocuo.

    «L’amore non finisce, ha solo finito i giga» è una delle immagini più efficaci del brano: una battuta che intercetta il modo in cui oggi anche i sentimenti sembrano passare attraverso connessione, disponibilità immediata, notifiche, attese, risposte, assenze. Una frase in un pezzo, certo, ma anche la fotografia di relazioni sempre accese eppure spesso instabili, condizionate dalla reperibilità continua e da quel bisogno di conferme immediate che spesso finisce per complicare anche ciò che sembrava semplice.

    Alla base di “Colpa del Sole” c’è l’incontro tra tre percorsi diversi ma comunicanti.

    DJ Jad, nome centrale nella storia del rap italiano e membro fondatore degli Articolo 31, porta con sé un background che attraversa oltre trent’anni di musica, dagli esordi dell’hip hop nel Belpaese alla stagione dei grandi successi nazionali, fino al ritorno del duo sul palco del Festival di Sanremo nel 2023. La sua figura appartiene a quella generazione di artisti che ha contribuito a portare il rap fuori dalle nicchie, rendendolo un linguaggio popolare, capace di parlare a pubblici molto diversi senza perdere la propria matrice.

    Accanto a lui c’è Wlady, suo fratello minore, DJ e producer dalla lunga esperienza, già presente nella storia degli Articolo 31 con scratch e collaborazioni, poi autore di un percorso che lo ha portato a firmare produzioni di grande impatto commerciale. Nel suo curriculum convivono club culture, pop, dance, rap e mainstream: da “Maria Salvador” di J-Ax, brano certificato multiplatino, fino a “Disco Paradise” con Articolo 31, Fedez e Annalisa, tra i successi più rilevanti degli ultimi anni.

    Il terzo asse del progetto è Shorty Shok, artista, autore e produttore classe 1992, fondatore del Nibiru Studio. Cresciuto tra rap, pop punk, reggaeton e scrittura melodica, nel corso degli anni ha lavorato come autore, producer e vocal producer accanto a nomi importanti della scena italiana, da Vegas Jones a Grido, J-Ax, Gemelli DiVersi e Mondo Marcio, affinando una cifra che connette immediatezza, produzione contemporanea e attenzione alla voce.

    “Colpa del Sole” nasce proprio da questo punto di contatto: il bagaglio di chi ha attraversato stagioni decisive della musica italiana, la competenza produttiva di chi sa leggere il linguaggio pop senza appiattirlo, e lo sguardo di una generazione abituata a muoversi tra generi, formati e immaginari differenti.

    «Era da tanto tempo che dicevamo di volerci beccare in studio, poi finalmente è successo in modo molto naturale – raccontano gli artisti -. Ci siamo trovati, abbiamo iniziato a confrontarci sulle sensazioni legate all’estate, e da lì è nata “Colpa del Sole”. Fin da subito ci interessava raccontare il lato meno patinato della bella stagione, quello fatto di caldo insopportabile, aspettative sociali e rapporti che sotto il sole sembrano complicarsi ancora di più, però con leggerezza e ironia.»

    Il brano lavora su una contraddizione specifica, quella per cui l’estate viene narrata da anni come il tempo del piacere, della spensieratezza obbligatoria, ma nella vita reale è spesso anche il momento in cui tutto si accentua. Le coppie litigano di più, le assenze pesano di più, il corpo viene esposto di più, il confronto sociale aumenta, il desiderio si confonde con il bisogno di fuga. “Colpa del Sole” trasforma questa dicotomia in una canzone dalla scrittura brillante e dal sound pensato per entrare sottopelle senza rinunciare al dettaglio.

    «Per noi rappresenta qualcosa di molto vero e spontaneo – concludono DJ Jad, Shorty Shok e Wlady -. È una canzone che usa leggerezza e ironia per raccontare sensazioni reali, quelle piccole contraddizioni che spesso ci portiamo dietro, soprattutto d’estate.»

    Il videoclip ufficiale, in uscita nel corso delle prossime settimane, vedrà la partecipazione di cameo importanti dal mondo dello spettacolo. La clip accompagnerà il progetto in una seconda fase, ampliandone l’immaginario visivo e rafforzando il carattere corale della release.

    Il brano sarà inoltre accompagnato da un tour, le cui date verranno annunciate nel corso delle prossime settimane attraverso i canali social ufficiali degli artisti. Un ulteriore sviluppo live per una release pensata non solo come singolo estivo, ma come progetto capace di proseguire il proprio racconto anche sul palco, nel contatto diretto con il pubblico.

    Con “Colpa del Sole”, DJ Jad, Shorty Shok e Wlady firmano una canzone estiva che non cerca la perfezione della stagione, ma il suo lato più disordinato e ironico: quello in cui il caldo diventa una scusa, il desiderio un incidente felice, l’amore una connessione che ogni tanto salta, e il sole il colpevole ideale di tutto ciò che non riusciamo più a controllare.

  • Non svegliate l’amore.  Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore Un cd-book di David Riondino  Tra scrittura e canto, l’ultima prova del cantautore e scrittore fiorentino, con esiti di straordinaria originalità e la conferma di una fervida ispirazione


    Cantante, scrittore, drammaturgo, attore e regista, David Riondino per tutta la vita è stato sospinto dal soffio leggero ma potente di un’ispirazione “randagia” che lo ha portato ad esserci sempre nei momenti più significativi della cultura di questo paese ma vestendo ogni volta un abito diverso, a indicare la sua estrema riluttanza a costringersi in un solo ruolo e in un solo genere. Uomo di grande cultura, amava in particolare coniugare ambiti espressivi diversi nella convinzione che, in quella zona di confine, si levano bagliori e lampi capaci di squarciare il velo dell’ordinario. Così è stato anche in questo suo ultimo cimento intellettuale ed artistico, il cd-book Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore, in uscita per Squilibri il 5 giugno 2026, in cui riprende e sviluppa, in musica e in prosa, temi e suggestioni maturate qualche decennio prima
    Curiosando tra le pieghe di mondi e miti diversi, già agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso Riondino aveva infatti rintracciato nel Cantico dei Cantici e nell’Ecclesiaste le matrici della canzone d’autore, nelle sue varianti di canto d’a­more e canto esistenziale, offrendone anche un riscontro con la trasposizione in musica dei due testi sacri. Nel rimettere mano, a più di trent’anni di distanza, a queste sue canzoni per dare loro una nuova veste, aveva accolto la sollecitazione dell’editore ad accompagnare questa nuova edizione con una più articolata riflessione attorno alle affinità che si danno tra sacro e profano nell’intonazio­ne di un canto. Esplicitando ciò che l’aveva orientato allora in quella direzione, vale a dire le suggestioni suscitate dalla lettura dei due testi nelle traduzioni di Guido Ceronetti, aveva così evidenziato la presenza di tanta Bibbia nei versi di molti cantautori, da Bob Dylan a Leonard Cohen, da Franco Battiato a Fabrizio De André, ponendoli in continuità con le liriche espressioni di alcuni mistici spagnoli come Juan de La Cruz, non a caso messo in musica da un altro grande cantautore spagnolo, Amancio Prada. 
    Impressioni rapsodiche, le sue, che con l’andamento leggero di una canzone, nel testo di introduzione, si sono intrecciate a sentimenti più intimi e personali. Con la memoria riandava così al tempo in cui quei brani divennero parte di uno spettacolo, nei “fervidi anni ’90, tra fioriture di cabaret e teatro e varie meditazioni sentimentali e umanistiche”, mentre con il pensiero indugiava su più malinconiche considerazioni attorno a quanto stava vivendo, mentre si preparava all’ultimo congedo, “quando le cose più belle non canteranno più, e le voci avranno perso il loro fascino, e non ci sarà più musica”.
    Con la complicità in musica, tra gli altri, di Claudia Tellini, Gabriele Mirabassi e Maurizio Geri, autore anche dei nuovi arrangiamenti, e con i dipinti di Serena Nono, il cd-book di David Riondino, Non svegliate l’amore. Ovvero di testi sacri e di canzone d’autore, in libreria e nei negozi di dischi a 24 euro.  
  • Onde musicali sul Lago d’Iseo: il concerto Este es el tango lunedì 1 giugno a Iseo (Bs)


    L’esibizione della cantante Celeste Gugliandolo e dei Cafè Express sarà un excursus che restituirà non solo l’eredità musicale di Astor Piazzolla, 
    ma anche la trasformazione di un genere che, grazie al grande compositore argentino, si è emancipato dal ballo 
    per diventare musica da ascolto, ricca di sfumature e profondità emotiva. Inizio live ore 21, ingresso libero 

    ISEO (BS) –  Ha preso il via il 29 maggio scorso con un concerto lirico dei migliori allievi dell’Accademia Verdiana Carlo Bergonzi di Busseto la nona edizione di Onde musicali sul Lago d’Iseo, il festival organizzato dall’Associazione Luigi Tadini di Lovere in collaborazione con Visit Lake Iseo, l’ente di promozione turistica del Lago d’Iseo, che dal 2017 anima nei mesi estivi (ma non solo) i luoghi più suggestivi delle due sponde del Sebino e di alcune località limitrofe con il coinvolgimento di una ventina di Comuni delle province di Bergamo e Brescia.
    Anche quest’anno il cartellone è ricco: oltre 200 artisti si esibiranno in 66 appuntamenti fino al 5 settembre tra concerti di lirica, cameristica, sacra, antica, jazz, tango e crossover, ma anche spettacoli e concorsi musicali, con la partecipazione di artisti affermati, vincitori di concorsi internazionali e giovani talenti provenienti dai Conservatori italiani e dalle Accademie estere. Molti eventi verranno ospitati in splendidi luoghi d’arte e suggestivi contesti naturalistici, offrendo un’occasione imperdibile per (ri)scoprire il fascino e la bellezza di questo angolo di Lombardia.

    Il prossimo appuntamento di rilievo del festival è in programma lunedì 1 giugno, sempre a Iseo (Bs) e sempre sul sagrato della Pieve di Sant’Andrea (ore 21), con il concerto Este es el tango, protagonisti Celeste Gugliandolo e i Cafè Express. La vocalità intensa e teatrale di Celeste Gugliandolo, attrice, cantante e musicista messinese giunta alla notorietà con il gruppo I Moderni durante la quinta edizione del talent televisivo X Factor, verrà accompagnata da Alberto Fantino (bajan), Angelo Vinai (clarinetto), Cristiano Alasia (chitarra) e Francesco Bertone (contrabbasso). Il pubblico sarà condotto in un viaggio nella storia del tango: si passerà dai più grandi successi della tradizione campera ai tanghi canciòn della Guardia Vieja, in cui la melodia assume un ruolo centrale, fino alle intramontabili milonghe e alla corrente “evoluzionista”della Guardia Nueva. Al centro, naturalmente, la vita e le composizioni di Astor Piazzolla, lo straordinario compositore argentino che ha avuto il merito di emancipare il tango, modernizzandolo.

    È nel segno del tango anche il concerto di venerdì 19 giugno presso la Cittadella della Musica e dell’Arte di Marone (Bs) alle ore 21: il quartetto di fiati Neuma (Giacomo Barone al flauto, Tommaso Gasparoni all’oboe, Nicolò Andriolo al clarinetto e Matteo Dal Toso al fagotto) darà vita con il fisarmonicista Marcello Grandesso allo spettacolo Estaciones Porteñas, eseguendo alcune delle pagine più note di Piazzolla (le quattro Estaciones PorteñasOblivionAdiós Nonino, Café 1930 e Nightclub 1960) e omaggiando anche uno dei suoi più illustri allievi, il fisarmonicista francese Richard Galliano, con l’esecuzione del suo Tango pour Claude. Attivo a livello nazionale e internazionale con un vastissimo repertorio che spazia dal classicismo viennese alla musica da film del Novecento italiano ma non solo, Neuma è un ensemble ad assetto variabile che si basa prevalentemente sull’impiego dei fiati, dal trio d’ance al quintetto classico. Dal 2023 è iniziata la collaborazione con il fisarmonicista Marcello Grandesso, diplomatosi al Conservatorio di Vicenza e vincitore del primo premio assoluto al Concorso internazionale di musica per i giovani di Stresa. I cinque musicisti hanno ideato il progetto Astor, incentrato sulla rilettura delle musiche dell’inventore del Nuevo Tango in una strumentazione classica per quartetto di legni e fisarmonica, che regala all’interpretazione nuove sfumature sonore.

    Fra i numerosi eventi in programma da segnalare, sabato 27 giugno, la prima delle due serate speciali del festival: nel suggestivo contesto della Rocca Martinengo di Monte Isola (Bs) andrà in scena il concerto Il Classico incontra il Jazz, protagonisti il chitarrista Claudio Piastra, il pianista Andrea Servidio, il contrabbassista Luca Garlaschelli e il batterista Massimo Melillo (ore 21ingresso 80 euro, inclusi il parcheggio, il trasporto sull’isola con imbarcazione privata dal porto commerciale di Sale Marasino e brindisi). All’ombra dell’affascinante castello di origine trecentesca, oggi proprietà privata, che si erge su uno sperone roccioso sopra il golfo di Sensole, il quartetto si esibirà in celebri brani di Ennio Morricone (Tema di Jill da C’era una volta il West e Gabriel’s Oboe da Mission), Astor Piazzolla (Oblivion), Paul Desmond (Take Five) e Claude Bolling (Concerto per chitarra classica e jazz piano trio). Considerato dalla critica internazionale uno dei più autorevoli chitarristi italiani in ambito classico, Claudio Piastra svolge un’intensa attività concertistica come solista e con orchestre  prestigiose. Nel 2020 ha vinto il Premio Internazionale Astor Piazzolla e attualmente insegna Musica da Camera, oltre a tenere masterclass in Italia e all’estero. Il contrabbassista Luca Garlaschelli è un nome di primo piano della scena jazz italiana: tra le sue collaborazioni spiccano quelle con Tullio De Piscopo, Paolo Fresu, Tiziana Ghiglioni, Umberto Petrin, Enrico Rava, Gaetano Liguori, Franco Cerri, Enrico Intra, Gianni Coscia, Bruno De Filippi, Renato Sellani e Gabriele Mirabassi, solo per citarne alcune. Ha inoltre condiviso il palco a lungo con l’attore Moni Ovadia. Il batterista jazz Massimo Melillo, diplomatosi con il massimo dei voti al Conservatorio di Torino, si è perfezionato alla marimba e sul repertorio orchestrale presso l’Accademia Internazionale della Musica di Milano. Ha collaborato con importanti istituzioni sinfoniche e liriche italiane, tra cui Orchestra RAI, Teatro Regio di Torino, Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro la Comunale di Bologna e Teatro dell’Opera di Roma. Infine, Andrea Servidio è un giovane pianista e compositore, apprezzato per la sua versatilità: sa spaziare con disinvoltura dalla classica al jazz fino al pop e ha suonato con nomi di spicco del jazz italiano e internazionale (tra cui Emanuele Cisi, Elliot Mason e Giovanni Falzone). Nel 2024 ha vinto il Primo Premio del Conservatorio di Milano nella categoria Jazz.