Category: Comunicati

  • “Nonostante tutto e tutti” è il nuovo singolo di Massimo De Simone

    Dal 22 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Nonostante tutto e tutti”, il nuovo singolo di Massimo De Simone, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 15 maggio.

     

    “Nonostante tutto e tutti” è un inno alla rinascita che racconta il confine tra smarrimento e ritrovamento. Il brano descrive il risveglio dell’anima dopo un lungo isolamento, celebrando la scoperta dell’Altro non come fuga, ma come atto di coraggio. Perdersi negli occhi di chi si ama diventa l’unico modo per ritrovarsi davvero, accettando che il tempo possa graffiare la forma esteriore senza però intaccare l’essenza.

    La genesi del pezzo è profondamente biografica: nasce dal contrasto tra la forza del primo amore e il baratro di perdite fisiche ed economiche. Quando il protagonista sembra soccombere al dolore e all’abbandono, è proprio il legame con l’amata — basato sulla sostanza e non sull’apparenza — a fornirgli la linfa per riemergere.

    Il sound rispecchia questo percorso di resilienza attraverso un pop-rock d’autore raffinato. La produzione, curata e cinematografica, evolve da atmosfere intime e acustiche verso esplosioni sonore liberatorie. La voce di De Simone guida l’ascoltatore in un’esperienza spirituale dove l’amore è la forza per continuare a camminare, nonostante le ferite del mondo.

     

     

    Commenta l’artista sul nuovo brano: “Questo brano non è solo un mio singolo isolato, ma rappresenta un vero e proprio ‘manifesto programmatico’ del mio percorso artistico. Ho sempre cercato l’esplorazione tra microcosmo (l’uomo, i sentimenti) e macrocosmo (la scienza, l’universo), e le relative connessioni. Se alcuni miei brani si concentravano su analisi sociologiche e filosofiche (come Web e solitudine, Nel tutto, Sogni e Voglie) o sui sentimenti umani e la fantasia (ad esempio La canzone dei pianeti), Nonostante tutto e tutti funge da ponte emotivo tra gli aspetti apparentemente dicotomici della filosofia e quelli dei sentimenti. Il brano sposta il focus sulla resilienza dell’individuo. Per me l’essere umano non è solo un poeta osservatore delle stelle, nato per volare con la fantasia, come L’albatro di Charles Baudelaire, ma una creatura legata al peso della terra, che deve lottare per “ritornare a vivere”. La mia musica è sempre un’alchimia. Questo ultimo mio brano si inserisce perfettamente nel filone della “speranza” che attraversa tutte le mie canzoni: in Il Soave Assolo, la speranza è la risposta alla guerra; in Natale è qua, è la risposta all’odio; in Nonostante tutto e tutti, la speranza è la risposta allo smarrimento personale. Molti miei brani hanno titoli legati alla fisica (ad esempio Antimateria, Linea di Kármán). In Nonostante tutto e tutti, pur non essendoci termini tecnici espliciti, ho utilizzato lo stesso approccio: analizzare la forza motrice dell’uomo come se fosse una legge fisica. Il “senso di questa forza mia” che ripeto nel testo è la versione poetica di quell’energia che cerco di descrivere in chiave scientifica negli altri miei lavori. Nonostante tutto e tutti è la chiave di lettura emotiva di tutto il mio lavoro. È il brano che spiega “perché” scrivo: per celebrare la vita e la capacità umana di rigenerarsi, sia che parli di una storia d’amore, sia che parli della rotazione dei pianeti.”

    Il videoclip di “Nonostante tutto e tutti”, diretto e prodotto dallo stesso Massimo De Simone, realizzato dalla videomaker Emanuela Laurenti, si configura come un’opera visiva basata su ricercati contrasti cromatici e simbolici che riflettono fedelmente il tema della rinascita descritto nel brano.

    L’elemento centrale di questo racconto è l’acqua, che funge da fulcro simbolico per l’intero video. Il costante passaggio tra l’immersione subacquea e la riemersione richiama un rito di purificazione e una ricerca profonda nelle profondità del sé. Questa dinamica è rafforzata dalle potenti inquadrature aeree delle onde che si infrangono, immagini che sottolineano l’energia incessante di una vita che prosegue impetuosa contro ogni avversità. La spiaggia emerge così come un luogo di apertura e contatto primordiale, dove il dettaglio dei piedi sulla sabbia lambiti dal mare suggerisce un ritorno alle radici dell’esistenza.

    Verso il cuore del filmato, il montaggio introduce frammenti di quotidianità urbana, come passanti al tramonto o persone in bicicletta, che sottraggono il messaggio alla pura astrazione. In questo modo, la voglia di vivere si manifesta nel suo stadio più autentico: la normalità ritrovata tra la gente. L’intera struttura visiva asseconda il crescendo emotivo della musica, passando da inquadrature inizialmente statiche e raccolte a una dinamicità sempre più accesa in coincidenza con il ritornello. L’uso del drone amplia infine l’orizzonte verso l’infinito marino, traducendo visivamente la conquista di una nuova libertà.

    Guarda il videoclip: https://youtu.be/Hr3miUHYb7A?si=r9SUz6mmEIpJDlWl

     

    Biografia

    Massimo De Simone è un poliedrico cantautore romano la cui identità artistica si muove con naturalezza tra le sfumature del pop-rock, del musical e della musica per immagini. Il suo legame con l’universo sonoro ha radici profonde e precoci: lo studio del pianoforte, iniziato a soli sei anni, ha trasformato lo strumento nel compagno inseparabile di un’intera vita, diventando il fulcro della sua intera produzione. Definito un songwriter dal talento cristallino, De Simone si distingue per la capacità di intrecciare suoni e parole in un gioco creativo originale, frutto di una costante voglia di esplorare mondi diversi. La sua arte vive di connessioni sottili tra musica e poesia per narrare l’emozione, tra scienza e fantasia per espandere i confini dell’immaginazione, e tra il quotidiano e il trascendente per elevare il vissuto a forma d’arte.

    Questa ricerca di “alchimie musicali” uniche invita l’ascoltatore a immergersi in paesaggi sonori densi di significato, dove la tecnica compositiva si fonde con una rara sensibilità emotiva. La visione di Massimo abbraccia lo spettacolo a 360 gradi, superando i confini della forma-canzone. Come autore e produttore di musical, riesce a far convergere il linguaggio della musica con la potenza della messinscena, dando vita a esperienze teatrali immersive. Radicato nel panorama culturale di Roma e provincia, collabora attivamente con diversi studi di registrazione, influenzando la scena locale con una versatilità che nasce da una gavetta autentica. Dalle esperienze nel pianobar e nell’animazione fino ai palchi dei grandi teatri del Centro Italia, ogni sua performance rappresenta un’occasione di incontro diretto e sincero con il pubblico.

    La sua determinazione lo ha portato a distinguersi in numerosi concorsi musicali nazionali, raggiungendo regolarmente le fasi finali e ottenendo riconoscimenti che fungono da trampolino di lancio per una ricerca stilistica senza sosta. La cifra di De Simone è caratterizzata da un approccio solare e raffinato, dove la musica cerca costantemente una connessione con la realtà sociale o spirituale. Un esempio significativo è il brano Il Soave Assolo del 2022, nato dalla complessa necessità di spiegare la guerra a un bambino, contrapponendo l’orrore del conflitto alla purezza del canto dei più piccoli. Le sue influenze spaziano dal rock classico alla grande melodia italiana, con una particolare attenzione alla composizione per il teatro musicale e il cinema.

    Nella sua carriera di autore teatrale spiccano opere di ampio respiro come il musical a sfondo religioso Sui passi suoi, dove emerge l’abilità nel legare narrazione e spiritualità, e Uomo senz’anima, ispirato al Frankenstein di Mary Shelley, che ha consolidato la sua fama come produttore e arrangiatore. Parallelamente all’attività live, che vanta oltre vent’anni di esperienza, la sua produzione discografica recente si è rivelata particolarmente prolifica. Dopo il successo di Laila nel 2021, Massimo ha esplorato diverse sfumature dell’animo umano con brani come Natale è qua, una celebrazione dell’amore universale, e Sogni e voglie, che indaga il bisogno di connessione umana.

    Un tratto distintivo e unico della sua poetica è l’interesse per i temi scientifici e astrofisici, trasformati in musica attraverso brani suggestivi come Antimateria, Danza Aliena, Stringhe di energia e La canzone dei pianeti. Questa fascinazione per l’infinito prosegue in composizioni come Quasar viola, Linea di Kármán e Valzer onirico, dove il rigore della fisica si fonde con la libertà della fantasia. Massimo De Simone continua oggi a essere una voce indipendente e autorevole, capace di mantenere una propria identità distinta grazie a un’originale sintesi tra rigore compositivo e slancio onirico, scrivendo la propria storia attraverso melodie capaci di restare nel tempo.

    “Nonostante tutto e tutti” è il nuovo singolo di Massimo De Simone disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 15 maggio 2026 e in rotazione radiofonica dal 22 maggio. 

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  • ALEX DONOVAN – “LE TUE STELLE” Il singolo e videoclip d’esordio dal 15 maggio in radio e su tutte le piattaforme digitali

    Il 15 maggio Alex Donovan pubblica “Le tue stelle”, il suo primo singolo prodotto e distribuito da Atlantis Music. Per l’artista marchigiano è un debutto discografico che arriva al termine di un percorso costruito tra produzione cinematografica, regia teatrale e studio del canto lirico, e che ora trova nel formato canzone una direzione propria. A firmare il brano — testo, musica e arrangiamenti — è il compositore Raffaele Petrucci, già autore di colonne sonore premiate in festival internazionali come Fimucité. La pubblicazione è accompagnata da un videoclip diretto da Alice Pievaroli.

    Il brano scritto, composto e arrangiato da Raffaele Petrucci si muove sul filo della memoria: il riflesso delle luci sull’acqua, una canzone alla radio — “At last” — e l’eco di una relazione che continua a tornare. Tra le notti d’estate al mare e i luoghi condivisi, la donna evocata nel testo — “la mia Audrey, la mia poesia” — diventa la coordinata emotiva di un dialogo che il protagonista intrattiene con un’assenza. Lui resta ancorato al ricordo, mentre lei, trasformata dal tempo, si allontana.

    Diretto da Alice Pievaroli e prodotto dalla Guasco S.R.L., il videoclip è girato nelle Marche e interpretato dallo stesso Alex Donovan con Emma Barca. In un paesaggio sospeso tra sogno e realtà, la figura femminile si trasforma in un cigno, attraverso movimenti lenti e quasi rituali, mentre la voce narrante maschile attraversa lo spazio della memoria. Il cigno diventa il simbolo di una distanza definitiva e di una bellezza che sopravvive nel ricordo, lasciando lo spettatore sospeso tra perdita e contemplazione.

  • Ansia, FOMO e iperconnessione: Luka Flame e Camille Cabaltera raccontano il fiato corto della Gen Z

    Prima ancora di diventare pensiero, l’ansia passa dal corpo. Sale nel petto, altera il respiro, si confonde con la fretta, con le notifiche, con il bisogno di restare reperibili, con quella sensazione sempre più diffusa di dover correre anche quando non si sa più esattamente verso cosa. In questa pressione ormai strutturale, che riguarda da vicino la Gen Z ma non si esaurisce in una questione generazionale, nasce “Ansia”, il nuovo singolo di Luka Flame feat. Camille Cabaltera, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Orangle Records e Star-m srl.

    Il brano, scritto a quattro mani dai due artisti in collaborazione con Mitch DJ, che ne firma anche la produzione, non racconta l’ansia come un argomento semplificato da mettere in musica, ma come una presenza costante che entra prepotentemente nel corpo e nelle giornate, invadendo il sonno, attraversando la pelle, insinuandosi nella frenesia del quotidiano e arrivando fino a quel «non mi staccare il wi-fi» che, più che parlare di tecnologia o digitalizzazione delle relazioni, descrive una forma ormai  interiorizzata di FOMO e della paura di restare senza contatto, senza risposta, senza un appiglio immediato. Il wi-fi diventa così il segnale da non perdere, il filo che tiene agganciati al mondo, agli altri, alla possibilità di non sentirsi tagliati fuori. Perché anche se la disconnessione dovrebbe coincidere con il riposo, sempre più spesso assume le sembianze di una nuova forma di inquietudine.

    A dare equilibrio al racconto sono due voci che non si sovrappongono. Da una parte Luka Flame, autore e artista della nuova scena pop contemporanea, con una scrittura diretta e vicina al linguaggio di una generazione che ha imparato a convivere con notifiche, connessione, velocità e timore di rimanere esclusa dal flusso. Dall’altra Camille Cabaltera, cantante, cantautrice e polistrumentista italo-filippina, una voce che ha già attraversato televisione e cinema d’animazione internazionale: dal percorso a X Factor 11 al legame con l’universo Disney, per cui nel 2021 ha interpretato “Scegli”, versione italiana di “Lead the Way”, brano dei titoli di coda di “Raya e l’Ultimo Drago”, prestando inoltre la propria voce per un cameo nella versione italiana del film.

    In “Ansia”, il loro incontro evita la logica del featuring come semplice aggiunta vocale, funzionando proprio perché nato da una direzione condivisa e non dall’esigenza di aggiungere un nome alla traccia. Il risultato è un dialogo tra due mondi: quello di un pop che sottolinea la costante pressione del presente e quello di una vocalità che arriva da un percorso diverso, più legato alla grande interpretazione e alla capacità di dare ampiezza melodica senza togliere centralità alla narrazione. Due registri diversi, ma perfettamente compatibili, che si intrecciano in un singolo capace di parlare di ansia senza farne una frase da social.

    Perché il brano, alla fine, non cerca la frase giusta per descrivere uno stato d’animo: prova a capire cosa succede quando quello stato d’animo entra davvero in una canzone. «Vedo cosa la mia musica potrebbe fare» diventa allora uno dei versi più importanti, non perché prometta una risposta, ma perché mostra una via diversa, quella in cui si smette di subire soltanto quella presenza e si prova a lavorarci sopra. L’ansia resta lì, non viene resa più gentile e non sparisce, ma passa dal corpo alla voce, dalla pressione al ritmo, da qualcosa che stringe a qualcosa che può essere cantato.

    Con “Ansia”, accompagnato dal videoclip ufficiale diretto da Davide Enrico Agost, Luka Flame e Camille Cabaltera firmano un singolo che prende una parola ormai entrata nel linguaggio comune e prova a delinearne i tratti. Non ansia come etichetta, non come tema immediatamente spendibile, ma come esperienza fisica, ricorrente, difficile da spegnere. Il brano la segue nel petto, nel sonno, nella corsa delle giornate, nel bisogno di restare connessi e in quella paura silenziosa che il segnale cada proprio quando si ha più bisogno di una risposta.

    E proprio lì, tra il petto che accelera e il segnale da non staccare, i due artisti lasciano aperta una domanda che va oltre la canzone: quanto possiamo continuare a correre, restare connessi, essere sempre raggiungibili, prima di accorgerci che non è il segnale a mancare, ma il tempo per ascoltarci?


  • “Sbuccio la frutta” è il nuovo singolo di Oltremanu

    Dal 22 maggio 2026 sarà disponibile in radio e su tutte le piattaforme digitali “Sbuccio la frutta”, il nuovo singolo di Oltremanu (Up Music/Il Branco Publishing).

    “Sbuccio la frutta” descrive il bagaglio emotivo provato nell’istante di una prima infatuazione verso un’altra persona, o il momento di una storia amorosa ancora in fase embrionale; racconta pensieri e atteggiamenti provati e fatti da un individuo alle prese con una prima cotta, compresi gesti semplici come sbucciare la frutta, una mossa solitamente destinata ad una persona alla quale riserviamo il nostro affetto. Una canzone dal sapore antico, con sonorità richiamanti gli anni 80, dove i piccoli gesti avevano ancora un’importanza primaria.

    Commenta l’artista a proposito della canzone: “Ho provato a pensare ad un gesto genuino, nel quale potrebbero riconoscersi più persone, legato all’affetto verso un’altra persona e allo stesso tempo che riporta alla vita semplice, calma, nella quale custodisco i miei ricordi più belli”. 

    Biografia

    Emanuele Tassinari, in arte Oltremanu, nasce a Cento (Fe) il 25/01/1995. Dimostra una passione per la musica fin da bambino, cominciando a suonare la chitarra a 8 anni e a cantare in una band già dai 15. Scrive il suo primo brano a 16 anni, dedicato al primo amore, per poi riprendere l’arte della scrittura più avanti, pubblicando il suo primo singolo “Ti riconosco” nel 2018. Nel 2022 supera un’audizione per Bor Production, produzione di spettacolo londinese, che gli consente di firmare il suo primo contratto professionale come Production Singer ed entrare nel mondo dello spettacolo internazionale. Negli ultimi anni gira l’Italia con alcune cover band, in collaborazione con Fabio Supernova. Le produzioni sono state fatte con il contributo di Valerio Fuiano e Fabio Ferraboschi. Oltremanu attinge ispirazione e sonorità dalla musica soul e blues, dalle colonne portanti come Stevie Wonder, ai riferimenti moderni come Bruno Mars; non si può non citare il genere da lui prediletto, il country, da cui inevitabilmente trae illuminazioni melodiche; ripone la sua stima in artisti come Alan Jackson e Dolly Parton, o i più moderni Chris Stapleton e Sabrina Carpenter. I lavori a cui tiene di più sono sicuramente l’album “Fatto in casa da Oltremanu”, un album volutamente economico, che risalta la sua natura più vera da cantautore, “Sogni d’asporto” e “Supereroi nei fumetti”. Per ora ha sempre fatto quasi tutto in autonomia, indice di una passione innata verso questo settore e di un attaccamento ai propri lavori quasi viscerale; lo scopo primario è sempre quello di rivolgersi al proprio pubblico, per lo più compreso nella fascia d’età dai 20 ai 35 anni, con una sincerità spiazzante, a volte quasi esente dai canoni che vengono imposti dalle case discografiche e dal mercato, sottolineando i problemi e le virtù, appartenenti principalmente alla sua generazione, quella dei Millennials. Il suo sogno, con la speranza che si tramuti in una reale professione nei prossimi 3 anni, sarà quello di raccontare il mondo attraverso gli occhi di un artista, essendo certo che le emozioni provate dalle persone, abbiano un filo conduttore nella storia di tutta la società.

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  • “Specchi Rotti” è il nuovo singolo degli ALAN

    Da venerdì 22 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “SPECCHI ROTTI” il nuovo singolo degli ALAN.

    “Specchi Rotti” è un brano electro rock che affronta con lucidità il divario sempre più profondo tra identità reale e rappresentazione digitale. In un mondo fatto di vetrine illuminate, filtri e immagini costruite, il pezzo racconta la distanza tra ciò che scegliamo di mostrare e ciò che siamo davvero. I social diventano così uno specchio deformante, capace di restituire immagini idealizzate e spesso irraggiungibili, dove la perfezione sembra contare più della verità. Ma è proprio quando quello specchio si incrina che emerge il senso più autentico del brano.

    Il ritornello mette al centro il bisogno di autenticità: un rifiuto dell’apparenza e un ritorno all’essenza. Le ferite nascoste, proprio come le crepe nei vetri, diventano segni distintivi, elementi che definiscono e raccontano chi siamo. 

    Spiega la band a proposito del brano: “Quando scriviamo musica come questa, non partiamo da un’idea astratta, ma da una consapevolezza precisa: abbiamo superato i quarant’anni e abbiamo visto il mondo cambiare davvero. Sappiamo cosa c’era prima. Abbiamo vissuto un tempo in cui l’identità non passava da uno schermo, in cui l’approvazione non si misurava in numeri e in cui mostrarsi non era un atto costruito ma una conseguenza naturale dell’essere. Per questo oggi percepiamo con chiarezza lo scarto tra realtà e rappresentazione, tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di mostrare. Non è un rifiuto del presente, anzi. Accogliamo questa rivoluzione digitale con curiosità ed entusiasmo perché ha aperto possibilità enormi, ha dato voce a chi non ne aveva, ha creato connessioni impensabili fino a pochi anni fa. Allo stesso tempo però, non possiamo ignorare il prezzo che spesso viene richiesto. Un prezzo sottile, quasi invisibile.

    Ci accorgiamo di quanto sia facile barattare la propria originalità per una luce effimera, per un riflesso che dura il tempo di uno sguardo. E forse è proprio questo che ci spaventa: non la tecnologia in sé, ma la tentazione di adattarsi a un’immagine che non ci appartiene. Il nostro pensiero va soprattutto a chi in questo mondo ci è nato, a chi non ha un “prima” con cui confrontarsi. A chi non ha memoria di un tempo senza filtri, senza vetrine digitali, senza questa costante esposizione. Per loro, distinguere tra reale e costruito può essere molto più difficile. Noi quella differenza la vediamo. Alla fine, Noi sappiamo che quello che resta non è l’immagine. È l’identità”. 

    Il videoclip di “Specchi Rotti”, realizzato interamente con l’intelligenza artificiale, traduce in immagini i temi centrali del brano attraverso una narrazione distopica e frammentata. Al centro del video compaiono quattro figure umane immerse in una realtà alterata, dove il confine tra percezione e verità sembra dissolversi.

    L’immaginario richiama le atmosfere di “Inception” di Christopher Nolan tra continui slittamenti di prospettiva, realtà instabili e identità che si sdoppiano. I protagonisti si muovono in ambienti artificiali e apparentemente perfetti, ma privi di autenticità. È proprio nel momento in cui questo equilibrio si incrina che emerge il significato più profondo del videoclip: il ritorno ad una dimensione più reale e umana, lontana dalle costruzioni digitali e dalle apparenze.


     

    ALAN | BIOGRAFIA

    Gli ALAN sono una band electro rock italiana attiva da oltre 20 anni nella scena underground, con un sound ispirato agli anni ’90 e un’identità artistica fortemente legata a temi sociali e contemporanei.

    Nati da sessioni creative online, il progetto unisce l’esperienza di Alex Malaguti (voce), Andrea Chirico (chitarra, arrangiamenti e produzione), Marco Mancin (batteria) e Giuseppe Dalano (basso), con l’obiettivo di trasformare in musica riflessioni su politica, relazioni e società.

    Il debutto arriva nel 2021 con “Tempi bui”, che raggiunge la #30 nella classifica indipendenti italiani.

    Nel 2023 la band consolida la propria presenza con una serie di release, tra cui l’EP “Nero” e il singolo “Andiamo al Mare”, che ottiene visibilità su testate come Sky TG24, Rockit e AllMusic Italia.

    Con “Dormici Su Stasera” (2023) arrivano collaborazioni editoriali con portali come Il Sole 24 Ore e Libero.

    Nel 2024 pubblicano “Hawaii”, singolo estivo dal tono nostalgico che supera i 70.000 ascolti su Spotify e le 150.000 visualizzazioni su YouTube, confermando il crescente interesse del pubblico per un progetto totalmente autoprodotto.

    Gli ALAN propongono un’electro rock diretto e incisivo: per loro fare musica significa prendere posizione, raccontare la realtà senza filtri e stimolare un ascolto consapevole.

    “Specchi Rotti” è il nuovo singolo degli ALAN disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 22 maggio 2026.

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  • “Survivor (1989 Future Mix)” è il nuovo singolo di Belen Thomas e Plustwo

    Dopo il successo globale di “MELODY” con oltre 1,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok e 26 milioni di stream su Spotify, dal 22 maggio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Survivor (1989 Future Mix)”, il nuovo singolo di Belen Thomas & Plustwo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 26 aprile.

    “Survivor (1989 Future Mix)” rilegge in chiave contemporanea uno dei brani più riconoscibili del repertorio di Belen Thomas. Cantato originariamente da Mike Francis e, in una seconda edizione, interpretato in coppia con Belen Thomas, il brano ha scalato le classifiche nell’estate del 1989.

    Questa nuova registrazione mantiene l’impianto e l’arrangiamento originali, conservandone il caratteristico sound “Spanish dance”, tra suggestioni anni Ottanta, atmosfere synth-pop e bpm dance. La produzione interviene con decisione sul mix con una dinamica più attuale, restituendo al brano maggiore profondità sonora e una resa contemporanea.

    Il testo riporta al centro il tema della forza interiore: la capacità di resistere, attraversare le difficoltà e rinascere. In questa versione, le parti vocali originariamente affidate a Mike Francis sono interpretate da Marina Bianchi, alias Sue Sadlow.

    Il progetto torna alla ribalta dopo l’incredibile riscoperta internazionale di “Melody”, brano cult dei Plustwo del 1983 diventato un fenomeno globale: con oltre 1,5 miliardi di visualizzazioni su TikTok e 26 milioni di stream su Spotify, il pezzo ha scalato le Spotify Viral Charts mondiali (raggiungendo il 1° posto nel Regno Unito e il 3° negli Stati Uniti), trasformando una formazione storica dell’italo-disco in un caso mediatico contemporaneo seguito con particolare attenzione dalla fascia d’età 20-30 anni.

    Commentano gli artisti a proposito del brano: “Riprendere Survivor oggi significa rimettere mano a un brano che appartiene a un momento importante del nostro percorso. Non volevamo semplicemente risuonarlo, ma farlo respirare di nuovo con il suono di oggi. Il brano parla di resistenza e trasformazione e, in qualche modo, racconta anche la storia della nostra band.”

    Guarda il video su YouTube: https://youtu.be/_jE1eRgGlfA

    Biografia

    Plustwo & Belen Thomas è un progetto che nasce da una storia musicale lunga più di quarant’anni, iniziata nei primi anni Ottanta con i Plustwo, formazione nata tra Venezia e Roma e composta da Giorgio Costantini (tastiere, producer), dalle sorelle Belen Thomas e Sue Sadlow (voci) e da Renzo Zulian (chitarra, sax, voce). Il gruppo si muoveva tra italo-disco, elettronica e pop melodico, con uno stile istintivo e un po’ naïf, lontano dai cliché più tradizionali del genere.

    Dopo una prima uscita rimasta quasi invisibile all’epoca, il brano “Melody” dei Plustwo è diventato nell’ultima decade un piccolo cult tra DJ e collezionisti, fino alla riscoperta internazionale su TikTok nel 2020. In una nuova versione autoprodotta dai Plustwo, “il brano ha superato 1,5 miliardi di view sulla piattaforma (dato rilevato da TikTok for Artists e documentato nel press kit ufficiale) ed è entrato nelle Spotify Viral Charts di tredici paesi (primo posto in UK e terzo in USA), riportando la band all’attenzione di un pubblico completamente nuovo.

    Belen Thomas, nome d’arte di Antonella Bianchi, ha attraversato pop, latin-pop ed euro-dance tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta con brani come “Y mi banda toca el rock”, “Aire”, “Panamà” e “Survivor”, uno dei titoli più riconoscibili del suo repertorio. Oggi “Survivor (1989 Future Mix)” rilegge quel mondo sonoro analogico con una produzione più attuale, mantenendo il legame con l’arrangiamento originale e con l’immaginario pop-dance di fine anni Ottanta.

    Il progetto lavora in modo indipendente, con una formazione musicale reale fatta di canto, strumenti, arrangiamento e produzione. Le reference principali sono italo-disco, synth-pop, euro-dance, pop melodico anni Ottanta ed elettronica dal gusto analogico. L’idea non è rifare il passato, ma tradurlo nel presente senza perderne l’identità.

    Il pubblico di riferimento è trasversale: chi conosce la musica anni Ottanta, ma anche ascoltatori più giovani attratti dal revival synth-pop, dalle sonorità vintage e dalle riscoperte nate sulle piattaforme digitali. La fascia di maggior ascolto dei Plustwo sulle piattaforme di streaming è tra i 20 e i 30 anni.

    Con la loro musica, Plustwo & Belen Thomas desiderano trasformare tracce nate in un’altra epoca in canzoni che possono efficacemente parlare al presente.

    “Survivor (1989 Future Mix)” è il nuovo singolo di Belen Thomas e Plustwo disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 26 aprile 2026 e in rotazione radiofonica dal 22 maggio.

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  • RICCARDO BARBA BIG BAND – Un nuovo progetto discografico italiano su Kickstarter. Jazz, rock, classica e swing: diciotto musicisti per un album fuori dagli schemi 


     

    Il compositore e arrangiatore Riccardo Barba ha lanciato su Kickstarter una campagna di raccolta fondi per finanziare il primo album della Riccardo Barba Big Band, un ensemble di diciotto tra i migliori musicisti jazz e classici del Nord Italia. Il progetto fonde con ambizione e coerenza il linguaggio della grande orchestra jazz con le energie del rock, le architetture della musica classica e il respiro dello swing, dando vita a un suono potente, personale e difficilmente catalogabile. 

    Il progetto 

    L’idea nasce da lontano. Riccardo Barba, pianista e compositore bresciano con una formazione che abbraccia il pianoforte classico, la composizione al conservatorio e l’immersione nel jazz, ha sempre portato con sé il sogno di costruire una grande orchestra. “Ho scritto il mio primo pezzo a dieci anni, ancora prima di iniziare le lezioni di pianoforte”, racconta. “Da allora non ho mai smesso di immaginare suoni e organici sempre più grandi.” 

    La svolta arriva durante il Master of Arts in Orchestrazione presso la Arts University Bournemouth: mentre lavorava ai progetti accademici, le idee per la big band si accumulavano con forza crescente. Parallelamente, la fondazione del trio con Nicola Ziliani e Federico Negri aveva già aperto uno spazio di sperimentazione in cui le diverse anime musicali di Barba potevano finalmente convivere. La big band è la logica evoluzione di quel percorso. 

    L’album 

    Il disco raccoglierà composizioni originali scritte da Barba appositamente per valorizzare la potenza dell’ensemble, affiancate da nuovi arrangiamenti di brani iconici del rock (tra cui, in un colpo di scena annunciato con entusiasmo sulla pagina Kickstarter, pezzi degli Oasis e degli Strokes rivisitati con respiro orchestrale e attitudine swing) e da pagine della tradizione jazzistica. Il risultato sarà un lavoro che spazia dai grandi shout chorus ai momenti lirici e cameristici, dalle aperture sinfoniche alle esplosioni elettriche, con le voci di Simona Severini e della giovane cantante irlandese Molly Moran a completare il quadro. 

    Un ensemble di altissimo livello 

    La formazione raccoglie nomi di primo piano della scena jazz e classica italiana. Alla sezione sax figurano Mauro Negri, clarinettista di fama internazionale e vincitore del Top Jazz, Manuel Caliumi, Andrea Pimazzoni, Nicholas Lecchi e Massimiliano Milesi. Tra i tromboni spiccano Valentino Spaggiari, primo trombone della Filarmonica Toscanini, e Alessandro Castelli, collaboratore del Teatro alla Scala insieme a Matteo Del Miglio e Stefano Belotti al trombone basso. Le trombe sono affidate a Michele Tedesco, Mario Careddu, Paolo Malacarne e Francesco Assini. 

    La ritmica comprende il contrabbassista Giulio Corini, tra i bassisti più apprezzati della sua generazione e collaboratore di Enrico Rava e John Abercrombie, il pianista Giovanni Colombo, il vibrafonista e percussionista Olmo Chittò, il chitarrista Matteo Mantovani e il batterista Federico Negri, storico partner di Barba nel trio. 

    La campagna Kickstarter 

    Per realizzare l’album nel modo giusto, senza compromessi artistici e con la giusta remunerazione per tutti i musicisti coinvolti, Riccardo Barba ha scelto Kickstarter come strumento di finanziamento collettivo. I fondi raccolti copriranno i costi di registrazione in studio, i compensi dell’intera orchestra, il mixing e il mastering professionale, la produzione fisica del vinile in edizione limitata e le attività di promozione necessarie a portare la band sui palchi. 

    “Nessuna etichetta, nessuna scorciatoia”, si legge nella pagina del progetto. “Solo un gruppo di musicisti che crede in questo lavoro e le persone che scelgono di sostenerlo.” Chi contribuisce alla campagna non finanzia soltanto un disco: partecipa al lancio di un progetto che Barba intende portare avanti ben oltre la registrazione, con concerti in festival e sale da concerto gia’ nella visione. 

    La campagna e’ attiva su Kickstarter. Per informazioni e per sostenere il progetto:  

    https://www.kickstarter.com/projects/riccardobarbabigband/riccardo-barba-big-band-first-studio-album?ref=project_build 

     

    RICCARDO BARBA BIOGRAFIA

  • “Not Over You” è il nuovo singolo di Stacy B

    Dal 22 maggio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Not over you”, il nuovo singolo di Stacy B per Red&Blue Music Relations distribuito da ADA Music Italy. 

    “Not Over You” è una ballad pop contemporanea che racconta il lato più silenzioso e irrisolto della fine di una relazione: quello in cui il distacco è solo apparente, mentre emotivamente tutto resta ancora presente.

    Il brano si sviluppa come un flusso di pensieri intimi, in cui Stacy B mette a nudo il contrasto tra l’immagine esteriore e il vissuto interiore. Tra ricordi, abitudini persistenti e una presenza che riaffiora nei dettagli quotidiani, il testo restituisce una sensazione di sospensione, come se il tempo si fosse fermato.

    La struttura accompagna questa dimensione emotiva con un crescendo graduale, in perfetto equilibrio tra fragilità e intensità. La produzione, essenziale e moderna, valorizza ogni sfumatura dell’interpretazione vocale, distinta per controllo e capacità espressiva.

    “Not Over You” non è solo una canzone sulla fine di un amore, ma sul momento in cui si smette di fingere e si accetta di non essere ancora pronti a lasciar andare.

     

    Commenta l’artista sul nuovo brano: “‘Not Over You’ è uno di quei brani che non puoi scrivere a metà, o sei completamente sincera, o non funziona. Parla di quando pensi di essere andata avanti, ma in realtà sei ancora legata a qualcuno più di quanto vorresti ammettere. Volevo raccontare quel contrasto tra quello che mostri agli altri e quello che vivi davvero dentro, quando fai finta di stare bene ma in realtà sei ancora ferma agli stessi ricordi. È una canzone molto personale, perché nasce proprio da quel momento in cui smetti di nasconderti e accetti che certe emozioni non si possono forzare, puoi solo attraversarle.”

    Biografia

    Stacy B, nome d’arte di Anastasia Battaglia, è una cantautrice e interprete pop che costruisce la propria identità artistica attraverso un linguaggio emotivo diretto e autentico. Attiva nel suo progetto musicale da circa tre anni, ha iniziato a scrivere brani originali dando forma a uno stile personale basato sull’introspezione e sulla connessione emotiva con l’ascoltatore.

    La musica è sempre stata parte integrante della sua vita: canta fin da bambina e ha iniziato a studiare canto all’età di 10 anni. Dopo oltre un decennio di formazione vocale, ha sviluppato una voce riconoscibile, intensa e ricca di sfumature, capace di spaziare tra delicatezza e potenza interpretativa. Parallelamente, lo studio del pianoforte ha contribuito a rafforzare la sua sensibilità musicale e il suo approccio alla scrittura.

    Le influenze di Stacy B affondano nel pop internazionale contemporaneo, con riferimenti ad artisti come Bruno Mars, James Arthur, Olivia Rodrigo, Tate McRae, Adele, Lewis Capaldi ed Ed Sheeran. Il suo stile unisce melodia e racconto emotivo, alternando momenti intimi e vulnerabili ad aperture più intense, in un equilibrio tra pop e sfumature pop-soul.

    Nel suo percorso artistico, Stacy B si avvale della collaborazione di professionisti del settore per la produzione musicale e lo sviluppo del progetto, lavorando in team su sound, immagine e strategia di comunicazione.

    Dopo l’uscita del suo primo singolo “Nothing at All”, ha continuato a sviluppare nuova musica originale, consolidando un’identità coerente e riconoscibile. Tra i brani più rappresentativi del suo percorso spiccano “Nothing at All” e il nuovo singolo “Not Over You”, disponibili su tutte le principali piattaforme digitali come Spotify, Apple Music e SoundCloud.

    Il suo progetto si rivolge a un pubblico giovane, indicativamente tra i 16 e i 30 anni, che si riconosce in un pop emotivo, contemporaneo e fortemente legato all’esperienza personale. Attraverso le sue canzoni, Stacy B racconta relazioni, fragilità, crescita e consapevolezza, con l’obiettivo di creare un legame sincero con chi ascolta e trasformare vissuti personali in emozioni condivise.

    Il suo obiettivo è affermarsi nel panorama pop contemporaneo costruendo un percorso artistico solido e credibile, fino alla realizzazione di un progetto discografico completo.

    A novembre 2025 esce il singolo “Nothing at all”.

    “Not Over You” è il nuovo singolo di Stacy B disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 22 maggio 2026. 

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  • “Own Me Now” è il nuovo singolo dei Rawstrings

    Da venerdì 22 maggio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “OWN ME NOW” (Matilde Dischi), il nuovo singolo dei RAWSTRINGS.

    “Own Me Now” è un brano che racconta un amore sospeso, quasi platonico, che si consuma nell’attesa di un gesto capace di trasformarlo in qualcosa di reale e carnale. Esplora il desiderio quando diventa ossessione: quando crea ricordi mai vissuti, intimità immaginate e una fisicità che esiste soltanto nella mente. Al centro c’è l’impotenza di non riuscire a percepire la reciprocità, un amore che brucia proprio perché non trova risposta.

     

    Spiega la band a proposito del brano: “Own Me Now è il brano più complesso dal punto di vista armonico, dove l’anima della band si spinge oltre i confini del rock. Tra influenze jazz e richiami pop alla Michael Jackson, il pezzo costruisce un equilibrio raffinato tra groove, tensione e melodia. Rappresenta un vero punto di svolta per la nuova formazione: non solo una crescita tecnica, ma un cambio di prospettiva sul sound dei RAWSTRINGS, sempre più ricercato, consapevole e riconoscibile.”

     

    RAWSTRINGS | BIOGRAFIA

    Nati nel cuore ruvido delle periferie milanesi nel 2022, i RAWSTRINGS sono una band che non ha mai avuto paura di cambiare pelle. Dopo diversi cambi di formazione, trovano il loro assetto definitivo un anno fa: cinque teste, un’unica direzione: la musica, vissuta come necessità più che scelta.

    Sul palco portano energia pura: Dan Berardi alla voce, Gabriele “Lele” Giugni e Lorenzo Pace alle chitarre, Davide Parro al basso e Matteo Malgari alla batteria. Ognuno con un background diverso, tutti con lo stesso fuoco addosso. Il risultato? Un sound che non si lascia incasellare, contaminato, istintivo, vivo.

    Il 27 marzo è uscito Non Fare Così, un singolo che apre le porte al loro primo EP e segna un nuovo capitolo del loro percorso. Prima di questo, hanno già lasciato il segno con Take Me, Pardonne Mon Enfant e una reinterpretazione intensa di Ragazzo di Strada dei Corvi.

    Oggi sotto l’etichetta Matilde Dischi, i RAWSTRINGS lavorano spesso con i RecLab Studios di Larsen Premoli, dando forma a un suono sempre più definito e riconoscibile. Di recente, hanno iniziato anche una collaborazione con Anthem Studio, aggiungendo un’estetica visiva fresca e curata alla loro identità.

    Il loro pubblico? Giovane, libero, senza etichette. Gente che vuole vivere la musica senza filtri: ballare, sudare, urlare.

    Nei loro brani convivono storie di riscatto, desiderio, amore, carnalità e disillusione. È musica che graffia ma allo stesso tempo unisce, che parla di sogni ma anche di come a volte si infrangono.

    I RAWSTRINGS non inseguono una meta precisa: vogliono solo suonare, divertirsi e far casino nel modo più autentico possibile.

    Dove li porterà questa strada? Non è dato saperlo. Ma una cosa è certa: non passeranno inosservati.

    “Own Me Now” è il nuovo singolo dei Rawstrings disponibile sulle piattaforme digitali e in rotazione radiofonica da venerdì 22 maggio.

     

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  • “Unchained Melody” prima di “Ghost”: De Curtis rilegge la canzone nata in un film carcerario e diventata mito romantico

    Prima di diventare, nell’immaginario collettivo, la canzone d’amore di Ghost, “Unchained Melody” raccontava la prigionia. Prima della scena entrata nella memoria del cinema romantico, prima della consacrazione mondiale nella voce dei The Righteous Brothers, prima di diventare una delle melodie più iconiche e celebri del Novecento, quel brano nasceva da un film carcerario del 1955, Unchained, e portava già nel titolo una contraddizione folgorante: una “melodia senza catene” scritta per raccontare un uomo separato dalla donna che ama, mentre il desiderio di tornare da lei si scontra con l’impossibilità di farlo.

    Da questa origine, spesso rimasta in secondo piano rispetto alla fortuna cinematografica planetaria del brano, prende forma la nuova versione di De Curtis, artista, speaker radiofonico e producer con un percorso ventennale legato alla radio, alla dance e alla produzione discografica. Dopo “Cartoline”, progetto autobiografico in cui aveva raccontato un amore nato prima della mediazione digitale, l’artista pistoiese di origine srilankese torna a misurarsi con il tema della distanza, ma questa volta lo fa entrando in una delle canzoni più amate e reinterpretate della storia della musica popolare mondiale.

    Pubblicata da Smilax Publishing e Boing 997 Records, la sua “Unchained Melody” non è un semplice omaggio, né un esercizio di stile su un classico già scolpito nella memoria di più generazioni. È, piuttosto, una ricostruzione totale: un lavoro di arrangiamento, visione sonora e interpretazione che riparte dalla versione resa celebre nel 1965 dai The Righteous Brothers, per portarla dentro un linguaggio contemporaneo senza tradirne la profondità emotiva originaria.

    Per De Curtis, il punto non era “rifare” una canzone famosa, ma domandarsi che cosa resti, oggi, di una melodia che ha attraversato il cinema, la radio, la cultura popolare e l’immaginario sentimentale di milioni di persone, continuando a parlare a epoche diverse ma custodendo la stessa forma di esilio sentimentale: l’attesa di chi ama qualcuno che non può raggiungere.

    Scritta da Alex North e Hy Zaret, “Unchained Melody” viene composta per Unchained, film del 1955 ambientato nel contesto della detenzione. Il testo non contiene mai la parola “unchained”, eppure tutto il brano vive dentro quel desiderio, quello di liberarsi da una distanza, da un tempo che si allunga, da un’assenza che diventa insopportabile. La canzone non parla soltanto di amore, ma di separazione. Non racconta soltanto la nostalgia, ma la fatica di restare legati a qualcuno quando lo spazio, il tempo o la vita rendono impossibile il contatto.

    Nel 1965, la versione dei The Righteous Brothers consegna il brano a una nuova stagione di popolarità. Nel 1990, Ghost lo trasforma definitivamente in un simbolo cinematografico: Patrick Swayze e Demi Moore, la scena del tornio, il confine tra i vivi e i morti, un amore che continua a cercare un varco anche quando amare significa restare accanto senza poter toccare. Da quel momento, “Unchained Melody” smette di appartenere soltanto alla storia della musica e del cinema, diventando una di quelle canzoni che non si ascoltano mai davvero da sole, perché portano con sé immagini, ricordi, stanze, persone.

    De Curtis sceglie di introdursi in questa storia in punta di piedi, da una porta laterale, meno immediata e proprio per questo più interessante: quella della catena invisibile. Se il titolo parla di una melodia senza catene, il centro del brano sembra raccontare esattamente l’opposto. Un amore bloccato, un sentimento che non si consuma nella vicinanza, ma nella sua mancanza. Un desiderio che non può farsi abbraccio e, proprio per questo, diventa voce.

    È qui che la rilettura di De Curtis trova il suo senso più compiuto. In Ghost, il protagonista resta prigioniero sulla terra in forma di spirito: vede la donna che ama, le è vicino, ma non può essere visto, ascoltato, toccato. È una condizione estrema, crudele, che amplifica il senso più segreto della canzone: amare qualcuno e non poterlo raggiungere. Esistere accanto a una persona e restare comunque separati da lei. Vivere dentro una distanza che nessuna volontà riesce a colmare.

    Nella nuova versione, De Curtis lavora su questa impossibilità di contatto senza caricarla di enfasi, scegliendo una forma musicale attuale, ampia, capace di mantenere la linea melodica originale e, al tempo stesso, di farla respirare in una dimensione nuova. L’arrangiamento non cerca di cancellare la memoria del brano, ma di farla riaffiorare con un’altra luce: più vicina al suo percorso di producer, più coerente a una sensibilità sonora contemporanea, più aderente a un ascolto di oggi, abituato a muoversi tra nostalgia, cinema, elettronica, pop e canzoni che hanno superato il tempo per cui erano nate, diventando patrimonio comune.

    La voce e il suono non inseguono la monumentalità dell’originale, ma provano a riportare il testo dentro una zona più intima, dove ogni elemento sembra confrontarsi con il vuoto lasciato dall’assenza. Il tempo che passa lentamente, il bisogno di sapere se l’altro appartenga ancora a quel legame, il desiderio che l’amore trovi una strada per tornare: tutto, in “Unchained Melody”, vive dentro una grammatica semplice e assoluta, ma proprio per questo difficilissima da attraversare senza cadere nella maniera.

    De Curtis sceglie una strada personale: non replica, non forza, non rincorre la citazione. Entra nel brano con rispetto, ma anche con la necessità di dargli una nuova forma, come se quella melodia, dopo avere abitato il carcere, il cinema e la memoria pop, potesse oggi parlare anche di tutte le distanze contemporanee: quelle fisiche, quelle emotive, quelle che separano due persone pur tenendole formalmente vicine, quelle che trasformano l’amore in attesa, controllo, conflitto, domanda.

    In questo senso, “Unchained Melody” arriva dopo “Cartoline” come un passaggio coerente. Se nel precedente progetto De Curtis aveva raccontato l’amore prima degli schermi, quando l’intimità passava dagli sguardi, dai corpi, dalle estati vissute senza filtri digitali, qui allarga il campo e affronta una forma di distanza ancora più radicale: quella in cui il desiderio non può tradursi in contatto, quella in cui l’amore resta vivo proprio perché non riesce a compiersi del tutto.

    «Ho scelto di lavorare su “Unchained Melody” perché è una canzone che appartiene alla memoria di tutti, ma che spesso viene ricordata solo per la sua dimensione romantica – racconta l’artista -. A me interessava tornare alla sua origine, al suo legame con la prigionia, con la distanza che diventa una catena invisibile. Il titolo significa “melodia senza catene”, ma dentro il testo io ho sempre sentito un amore trattenuto, quasi imprigionato dall’impossibilità di raggiungere la persona amata. Anche in Ghost accade questo: lui è lì, vicino a lei, ma non può toccarla, non può farsi vedere, non può tornare davvero. Rifarla a modo mio significava provare a trasformare quel senso di impotenza in suono, mantenendo intatta la forza della melodia, ma vestendola con un arrangiamento che parlasse anche al presente.»

    Con questa rilettura, De Curtis conferma una direzione artistica sempre più definita: partire da materiali istantaneamente identificabili, attraversarli con la propria esperienza di radio, produzione e club culture, e portarli in una forma che non si limiti al consumo immediato, ma provi a riaprire una storia. Dopo anni di lavoro tra microfoni, consolle, format radiofonici e produzioni orientate al clubbing, l’artista continua a spostare il baricentro verso una scrittura sonora più narrativa, in cui il brano non è soltanto una traccia da ascoltare, ma una vicenda da rileggere.

    “Unchained Melody” diventa così un nuovo ponte tra epoche diverse: il cinema del 1955, la consacrazione pop del 1965, il ritorno planetario del 1990, l’ascolto contemporaneo. Una canzone nata per raccontare la prigionia, diventata il simbolo di un amore oltre la morte, oggi approda nel catalogo personale e professionale di un artista che sceglie di confrontarsi con un classico non per appropriarsene, ma per ricordare quanto alcune melodie continuino a cambiare significato ogni volta che qualcuno trova il coraggio di riascoltarle davvero.

    Perché “Unchained Melody” non è soltanto una canzone d’amore: è una canzone sulla distanza, sull’attesa, sulla fedeltà a ciò che continua a chiamarci anche quando sembra irraggiungibile. E forse è proprio per questo che, dopo il carcere, dopo Ghost, dopo centinaia di versioni, continua ancora a parlarci e commuoverci, senza appartenere mai del tutto al passato.