Category: Comunicati

  • Dalla cattedra al microfono: il rapper e insegnante di storia Rigo torna con un concept album che ridefinisce i confini del conscious rap italiano

    C’è un luogo in cui le storie nascono, si sviluppano, magari si interrompono, ma non si esauriscono mai del tutto perché scelgono di sostare. Un luogo in cui i saluti non sono mai definitivi e i ritorni non sono mai casuali: Rigo lo chiama “Al Porto” (Watt Musik), un’opera di 11 tracce che prende forma tra banchine e moli, dove i venti non si limitano a soffiare ma invertono la rotta dei pensieri. Un punto di raccolta per esistenze ordinarie, per vite che si sfiorano senza incrociarsi davvero. Per pensieri che restano ancorati alla linea di costa, o forse solo ormeggiati a ridosso del tempo che scorre, come le barche prima della partenza.

    Rigo, insegnante di storia per vocazione e rapper per necessità espressiva, architetta un disco che è, a tutti gli effetti, un’analisi antropologica delle solitudini e delle inerzie contemporanee. Il porto, scenario fisico e simbolico del progetto, smette di essere una semplice cornice paesaggistica per farsi avamposto critico: uno spazio dove le vite si affacciano senza spiegarsi, dove le storie non hanno nulla di sensazionale ma esistono, semplicemente. Una dimensione in cui il rap recupera la sua missione originaria di narrazione del reale, depurandosi da ogni cliché di genere per farsi lingua affilata, consapevole e profondamente radicata nel tessuto sociale del Paese.

    Il disco si articola come una sequenza di “storie di bordo” che sono, in realtà, riflessioni sulla nostra collocazione nel mondo. Rigo non inventa né costruisce personaggi. Osserva le persone.

    C’è Sergio, il vedovo che guarda indietro e fa i conti con le parole non dette.
    C’è il ragazzo che promette di non tornare e poi torna.
    C’è la surfista che cerca nell’alba la sua onda.
    C’è il prete che interroga la propria fede, e con lui il dubbio laico di chi si specchia nella crisi delle istituzioni morali.
    C’è il pescatore che ha rinunciato all’arte per restare ancorato al lavoro.
    C’è una coppia che attraversa il dolore per ritrovarsi.

    Non parlano tra loro. Ma si riconoscono nell’ombra che proiettano sulla banchina. E nello sguardo lungo che rivolgono all’orizzonte.

    Rigo annota, senza giudicare. La sua scrittura analitica evita l’emozionalismo per privilegiare la verità del racconto. Una verità laterale, capace di illuminare gli angoli meno battuti della quotidianità. Il suo rap non guarda alla società con cinismo, ma con occhio storiografico, rintracciando nelle piccole liturgie quotidiane di un pescatore o nella solitudine di una surfista i segni di una dignità ferma, stanziale, che non teme la marea e, per questo, persiste.

    La title track, architrave di tutto il progetto, diventa una cerniera tra ciò che siamo e ciò che abbiamo il coraggio di dire, erigendo il mare a tribunale silenzioso che accoglie le nostre omissioni. Un mare che a volte accoglie, a volte respinge, a volte restituisce ciò che sembrava perduto, lasciando che siano i silenzi tra un’onda e l’altra a suggerire la direzione.

    “Al Porto” riesce a far convivere la metrica del beat con il rigore dell’analisi storica, suonando ritmicamente moderno e intellettualmente antico, senza averne paura.

    Se in “Temporale Estivo” — brano apripista che ha già segnato una linea di demarcazione nel racconto della genitorialità — il clima era pedagogico, nell’album questa visione si espande a ogni ambito dell’esistenza. Rigo, pur non confezionando soluzioni ottimizzate o messaggi rassicuranti, muove una proposta profondamente positiva, fondata sull’idea che la conoscenza di sé e della propria storia sia l’unico equipaggiamento possibile per navigare l’incertezza.

    Un pezzo come “33 Giri” evienzia i nervi scoperti di un discorso che rivendica la necessità di applicare il pensiero critico. Nella vita, come su un beat.

    Il maestrale che porta via un figlio, il garbino che ne annuncia un altro, sono i segnali di una natura che scandisce il tempo come un metronomo silenzioso. In “Incipit“, l’artista cesenate mette in chiaro le coordinate del viaggio della vita: dalle morti del Serapeo fino alla stanza che contiene il cosmo, l’invito è quello di leggere le “istruzioni per l’uso” prima di provare a definire cosa significhi essere umani. Una storiografia applicata al flow, in cui il naufragio non è mai fine a sé stesso, ma funge da tessuto connettivo tra le epoche.

    Ne “Il marinaio e la sua sposa“, in feat. con Iam Elle, l’odore di pescato e l’aurora che sovrasta il fronte non sono suggestioni romanticizzate, ma simboli dei pesi effettivi di una stiva che trattiene vite scisse tra il mare e il mutuo a tasso fisso. La solitudine di chi vive “l’orizzonte al contrario” si specchia in quella di “Naufragio” (feat. Slat e Iam Elle), dove il mare accoglie per non annegare l’identità. Qui, Rigo smaschera l’indifferenza di uno spoken world che separa l’umanità per giorni della settimana, richiamando l’archè di Talete per trovare un rifugio, una domus, contro le anime inquiete sulle sponde del Lete.

    Infine, con “Segni d’arena“, il disco raggiunge la sua consapevolezza più alta: l’arte della voce come unico segno permanente contro l’afonia del tempo. Non c’è spazio per compiacersi, solo per una grafia che è simbolo di movimento, un’essenza di prosodia che resiste anche quando l’onda cancella la battigia. La narrazione si chiude così in un eterno ritorno: dalla madre da cui si esce “individuati ed emancipati” fino al carro d’Apollo, ricordandoci che la vita, proprio come il mare, può avere alti e bassi, ma alla fine è una marea che ci consola per gravità.

    Laddove la società premia l’evasione, “Al Porto” impone una contrapposizione: quella di chi sceglie di raccontare la permanenza. Rigo dimostra che il rap può e deve essere un veicolo di complessità, uno strumento per tradurre il disordine del presente in una forma dotata di senso e dignità. È un album progettato per un ascolto stratificato, capace di attrarre l’attenzione di chi cerca nella musica non solo un sottofondo, ma un interlocutore.

    Al termine di questo viaggio tra moli e maree, non resta solo il suono di una brezza che sussurra al domani, ma la solida consapevolezza che la musica, quando è sorretta da una necessità espressiva, possiede ancora il potere di trasformare la cronaca di una vita nell’epica di una società intera.

    Rigo sceglie di restare sulle persone, sui legami, sui vissuti che non si archiviano. E da lì, continua a osservare.

    “Al Porto” – Tracklist:

    1. Incipit
    2. 33 Giri
    3. Amor In
    4. Il Marinaio e la sua Sposa (feat. Iam Elle)
    5. Prima Era
    6. Naufragio (feat. Slat e Iam Elle)
    7. Al Porto
    8. Segni d’Arena
    9. Mare d’Inverno
    10. Esco Vago Torno
    11. Temporale Estivo (feat. Paco)

  • “A mio agio con te” è il nuovo singolo di Gemini

    Da venerdì 30 gennaio 2026 è in rotazione radiofonica “A MIO AGIO CON TE” (FDAM), il nuovo singolo di GEMINI, estratto dal disco “UNIVERSI”, già disponibile dal 21 novembre su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato fisico.

    Il brano “A mio agio con te” racconta la leggerezza e la serenità che si provano quando ci si sente davvero “a casa” accanto a qualcuno: un’emozione di pace che nasce dalla semplice presenza dell’altro e dalla possibilità di essere se stessi, senza maschere né paure. La canzone non segue la retorica romantica dei grandi drammi sentimentali, ma descrive invece l’amore come una connessione autentica e quotidiana: è fatto di gesti sinceri, silenzi compresi, respiri condivisi e piccole vittorie personali. È l’amore che non chiede spettacolo, ma che si costruisce nella fiducia e nel rispetto reciproco.

    La scelta di un tono morbido e una scrittura gentile rende il pezzo un vero e proprio inno alla semplicità e all’autenticità dell’amore quotidiano.

    «“A mio agio con te” è una canzone a cui sono legato in modo speciale. È nata con un destino preciso: Sanremo. Quando Giordano Spagnol ci ha fatto ascoltare il primo provino, io e il mio produttore Gerolamo Sacco ci siamo guardati negli occhi e abbiamo avuto la stessa identica sensazione: questa è una canzone da Festival. Aveva dentro quella magia rara, elegante e senza tempo, che non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare», dichiara Gemini.

    Il videoclip di “A mio agio con te” traduce in immagini il cuore emotivo del brano, raccontando la sensazione di sentirsi finalmente nel posto giusto, accanto alla persona giusta. Un racconto visivo intimo e delicato, che descrive un amore fatto di presenza, ascolto e sintonia, lontano da eccessi e dichiarazioni plateali, dove non serve dimostrare nulla: basta esserci, e tutto trova il suo equilibrio. Girato nella cornice elegante e senza tempo del Teatro Comunale di Fiuggi, il video si sviluppa su due piani narrativi che dialogano tra loro. In uno, Gemini e la ballerina Emanuela Micallo si trovano insieme nei palchi sopraelevati del teatro, uno spazio sospeso e quasi segreto che diventa metafora di un luogo emotivo protetto, dove l’amore può esistere lontano dal rumore del mondo. Nell’altra ambientazione, Gemini è seduto in platea e osserva Emanuela danzare sul palco. I movimenti, coreografati da Luigi Liccardo dell’Ateneo della Danza di Napoli, diventano linguaggio dell’anima: ogni gesto racconta ciò che spesso non si riesce a dire a parole. Guardandola danzare, Gemini trova una pace profonda, come se quei movimenti dessero forma ai suoi sentimenti.

     

    Guarda il videoclip di “A mio agio con te” su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=qxdfKRtS70w

     

    Con l’album “UNIVERSI”, Gemini raccoglie tutto il suo percorso: un mosaico di esperienze, collaborazioni e ricerca personale che lo confermano come una delle voci contemporanee più sincere e visionarie della nuova scena cantautorale italiana. Il disco è un viaggio attraverso l’amore in tutte le sue forme: quello che arriva all’improvviso e può cambiare la vita, quello che fa correre più veloce di ogni limite, quello che sa di mare, di sogni e di vertigini. Ogni canzone è una fotografia diversa dello stesso sentimento, capace di accendere ricordi e nuove speranze. Dalla leggerezza di un “Ti vengo a prendere” fino alla profondità degli “Universi” che si incontrano, il disco intreccia intimità e immaginazione, realtà e sogno. È un racconto sincero, profondo, che lascia spazio a chi ascolta di ritrovarsi dentro ogni parola e ogni melodia.

     

    Spiega il cantautore a proposito del disco: “Ho scritto queste canzoni insieme alla mia squadra di lavoro nei momenti in cui avevo bisogno di dare un nome a ciò che sentivo. Parlano d’amore, ma non solo come emozione romantica: l’amore che salva, che ferisce, che ti fa crescere e che a volte ti spinge a guardare oltre il cielo. Questo album è il mio modo di mettere ordine tra i ricordi, le paure e i sogni, e trasformarli in musica. Non cerco risposte, ma connessioni: se anche solo una persona si riconoscerà in queste parole, allora avrò raggiunto il senso di tutto”.

     

    Biografia

    Gemini è un cantautore italiano capace di coniugare la profondità della scrittura d’autore con sonorità contemporanee, dando vita a canzoni autentiche che raccontano emozioni quotidiane, sogni e fragilità. La sua cifra stilistica si distingue per intensità narrativa, originalità melodica e una forte attitudine da performer.

    Debutta nel 2013 con l’EP Fuori di testa, prodotto da Ettore Diliberto in collaborazione con Alberto Radius, scalando le classifiche Mondadori e Sorrisi & Canzoni. L’anno seguente pubblica Chissà che sarà, registrato nei leggendari Abbey Road Studios di Londra sotto la supervisione di Simon Gibson (già al fianco di Beatles, U2, Paul McCartney).

    Nel 2017, il brano vince il primo contest nazionale organizzato dalla rivista britannica Classic Rock, distinguendosi tra centinaia di proposte italiane.

    Nel corso degli anni si esibisce in prestigiose rassegne come Emilia Live e La Notte delle Chitarre, condividendo il palco con grandi nomi della musica italiana. Collabora con artisti del calibro di Mario Schilirò (Zucchero), Alberto Rocchetti (Vasco Rossi) e molti altri.

    Nel 2019 pubblica La superficie, entrato nella classifica Indie Music Like e accompagnato da un videoclip con Ricky Memphis. Nello stesso anno esce La mia canzone, con la partecipazione straordinaria di Alessandro Haber nel videoclip.

    Il 2021 lo vede in apertura ai concerti di Anna Tatangelo, Ron e James Senese, oltre a un live in collaborazione con l’attore Leonardo Bocci. Pubblica il singolo Come si fa, presentato alla Milano Music Week, e partecipa a programmi televisivi su Rai 1 (The Band con Carlo Conti), Canale 9 (Don’t Forget The Lyrics) e Rai 2 (Viva il Videobox di Fiorello).

    Nel 2022 vince il Premio Mia Martini nella categoria Emergenti con il brano Sapore d’estate. L’anno successivo partecipa al Premio Ravera e pubblica La volta buona, presentato in diretta su Rai 1 nel programma di Caterina Balivo.

    Nel 2024 si aggiudica il Vertical Music Award a Casa Sanremo per il videoclip di La volta buona. Ad aprile pubblica Questo strano viaggio, prodotto da Danilo Cherni e Maurizio Perfetto, musicisti storici di Antonello Venditti. A giugno rende omaggio a Rino Gaetano con una personale rivisitazione di Mio fratello è figlio unico, seguita a novembre da una versione moderna dell’Inno d’Italia, girata in Piazza del Campidoglio con il coro Le Dolci Note.

    Nel 2025 è protagonista del programma Bellissima Italia su Rai 2 e ospite nei format Sogni di gloria (Rai Radio 2), Videobox e Vertical Music durante il Festival di Sanremo.

    È ospite al Festival dello Spettacolo a Milano organizzato da TV Sorrisi e Canzoni e presenta il brano “Corri”

    Il nuovo album “Universi” è disponibile su tutte le piattaforme digitali a partire dal 21/11/2025 e il singolo che dà il nome all’album è in classifica italiana indipendenti e in distribuzione video su tutte le Tv nazionali.

    Dopo “Ti vengo a prendere”, “Corri” e “Universi”, “A mio agio con te” è il nuovo singolo di Gemini disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 novembre e in rotazione radiofonica da venerdì 30 gennaio, estratto dal disco “Universi”.

     

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  • *Libertà in tempo di fratture: pensare oltre l’ordine globale in crisi*

    Presentazione del nuovo Annuario Malacoda 2025
    Venerdì 30 gennaio 2026, ore 17.30 – Roma, Teatro Porta Portese

    Roma, 27 gennaio 2026 – In un tempo segnato da nuove fragilità, conflitti aperti e trasformazioni profonde, la parola libertà torna a imporsi come questione centrale del dibattito pubblico. Non come formula astratta o parola d’ordine, ma come pratica concreta, terreno di tensione, responsabilità condivisa.

    È a questa sfida che risponde l’Annuario Malacoda 2025, pubblicato da Castelvecchi, che verrà presentato venerdì 30 gennaio 2026 alle ore 17.30, presso il Teatro Porta Portese di Roma. Un volume corale che propone una riflessione plurale e rigorosa su uno dei concetti più controversi e decisivi del nostro presente.

    L’incontro di presentazione inizierà con i saluti del Presidente di Malacoda, Alberto Improda, sarà arricchito con letture di Tonino Tosto e con l’introduzione di Francesco Muzzioli.

    Interverranno: Giacomo Marramao, Emanuela Fornari, Luigi Mantuano, Louis Hassan Faye, Massimiliano Garri, Antonio Scuderi, Serena Sorrentino, Paolo Marcesini, Marcello Carlino, Paolo Verri, Michele Fianco, Lorenzo Canova, Ettore De Conciliis.

    Le conclusioni saranno affidate a Pietro Folena.

    L’Annuario Malacoda 2025 si articola in più sezioni tematiche che attraversano filosofia, politica, cultura, arte e scuola, offrendo uno sguardo critico sulle forme contemporanee della libertà e sulle nuove sfide che ne ridefiniscono il senso.

    Il volume si apre con l’editoriale di Pietro Folena, “Sono nato per conoscerti”, e include un’intervista a cura di Zaira Belfiore a Vladimir Luxuria, dal titolo “Libertà non è un privilegio: è la nostra misura umana”.

    Nella sezione Riflessioni trovano spazio i contributi, tra gli altri, di Giacomo Marramao, Emanuela Fornari, Paolo Ercolani, Luigi Mantuano, Anita Falcetta, Louis Hassan Faye, Francesco Muzzioli.

    La sezione Nuove sfide raccoglie gli interventi di Anna Ascani, Alberto Improda, Alessandro Alfieri, Massimiliano Garri, Antonio Scuderi, Serena Sorrentino, Max Bugani.

    La sezione Cultura, arte, scuola ospita i contributi di Mara Fiorentini, Paolo Marcesini, Daniele Macheda, Antonio Augenti, Marcello Carlino, Paolo Verri, Lorenzo Canova, Michele Fianco.

    La copertina del volume è firmata da Ettore De Conciliis, con l’opera “Aneliti”, immagine simbolica di una libertà intesa come movimento, ricerca, incontro.

    Pensare la libertà, oggi, significa sottrarla alla semplificazione e restituirla alla complessità del reale. Significa farne una chiave di lettura del presente e una bussola per il futuro.

    L’Annuario Malacoda 2025 invita a farlo insieme, con rigore critico e sguardo lungo.

  • Uscito il nuovo libro di Giusi Arimatea “Mina come la cantante” (Apalós): un romanzo di donne, memoria e resilienza

    Ci sono storie che non chiedono di essere solo lette, ma ascoltate. Storie in cui il dolore attraversa il sangue, la memoria si accende al suono di un vinile e una città diventa corpo vivo.

    Dal 16 gennaio, il nuovo romanzo di Giusi Arimatea “Mina come la cantante” (Apalós, Collana Biblioteca Apalós, 11) arriva in libreria come un viaggio intimo e necessario, capace di intrecciare destino, maternità esplorata nelle sue forme più diverse e amicizia femminile sullo sfondo di una Messina emotiva e pulsante, sospesa tra passato e consapevolezza.

    Mina ha sessantacinque anni quando decide di fermarsi per “rimettere insieme i pezzi” della sua vita. Attraverso un lungo flashback che parte dalla Messina degli anni ’60, la protagonista ripercorre un’esistenza segnata da un destino inteso per troppo tempo come una condanna: il peso di un lutto familiare taciuto (la morte del fratellino Vituzzo) e la malattia mentale della madre Angela. Tra il lavoro in un panificio, gli studi di dattilografia e l’impiego presso un prestigioso studio legale, Mina attraversa i decenni cercando di sfuggire alla “pazzia ereditaria” e alla solitudine, fino a trovare una nuova forma di redenzione attraverso la maternità e il legame indissolubile con l’amica di sempre, Costanza.

    “Giusi Arimatea firma un romanzo intenso che scava nelle complessità dell’animo umano con una prosa misurata e profonda – ha dichiarato la casa editrice Apalós.

    In quest’opera, l’autrice esplora la resilienza delle donne siciliane, intrecciando la storia personale della protagonista con i grandi eventi della cronaca italiana (dagli anni di piombo alla Prima Repubblica)”.

    Grazie a una narrazione corale e generazionale, “Mina come la cantante” diventa così un libro che parla a chi ha vissuto gli anni ’70 e ’80, ma anche alle nuove generazioni che si interrogano sui legami familiari.

    Dati Tecnici

    Titolo: Mina come la cantante

    Autrice: Giusi Arimatea

    Editore: Apalós (Collana: Biblioteca Apalós, 11)

    Distribuzione: Messaggerie Libri

    ISBN: 979-12-81976-15-3

    Genere: Narrativa contemporanea / Romanzo di formazione e introspezione

    Uscita: 16 gennaio 2026

    Nota biografica autrice

    Giusi Arimatea (Messina, 1974) ha consolidato negli anni una solida reputazione nel mondo del giornalismo culturale. È iscritta all’Ordine dei Giornalisti e collabora attivamente con diverse testate, occupandosi prevalentemente di recensioni teatrali, interviste ad artisti e approfondimenti letterari. La sua scrittura è nota per essere analitica e al tempo stesso capace di coinvolgere emotivamente il lettore.

    Come autrice, ha pubblicato diverse opere che spaziano dalla narrativa alla saggistica legata al mondo dello spettacolo.

    Per la narrativa ha esplorato le dinamiche umane e sociali attraverso romanzi e racconti che spesso traggono ispirazione dalle atmosfere mediterranee; per il teatro, oltre alla critica, si è dedicata alla drammaturgia, scrivendo testi destinati alla messa in scena, confermando la sua versatilità nel maneggiare la parola scritta per diverse finalità espressive.

    La Arimatea è molto attiva nell’organizzazione e nella promozione di eventi culturali in Sicilia. Ha curato rassegne letterarie e collabora spesso con istituzioni teatrali (come il Teatro Vittorio Emanuele di Messina) e festival di respiro nazionale. La sua attività non si limita alla produzione di contenuti, ma si estende alla direzione artistica e al coordinamento editoriale.

  • “Dove il cielo si spegne nel mare” è il nuovo singolo dei Neida

    Dal 30 gennaio 2026 sarà disponibile in radio e digitale “Dove il cielo si spegne nel mare”, il nuovo singolo dei NEIDA e colonna sonora del film sul bullismo targato Mondo REC (Dope+/Amazon Prime Video).

     

    Dove il cielo si spegne nel mare” è il sesto singolo dei NEIDA e fa da colonna sonora al nuovo film sul bullismo prodotto da Mondo REC e distribuito su Dope+ (Amazon Prime Video), dal titolo “Il cielo che si spegne nel mare”.

    La teen-band, a meno di due mesi dall’uscita di “Seconda Chance”, torna sulle scene musicali con un brano denso di emozioni, il più toccante della propria produzione, capace di raccontare il dramma del bullismo accompagnando un lungometraggio intenso e struggente.

    Il film, in anteprima al cinema il 29 gennaio e il 1° febbraio, sarà proiettato gratuitamente in tutte le scuole italiane il 6 e il 7 febbraio 2026, in occasione della Giornata Nazionale contro il bullismo, prima della distribuzione ufficiale su Prime Video.

    Il cuore pulsante della canzone è rappresentato dalla lettera che un ragazzo, vittima di bullismo e scomparso troppo presto, scrive al proprio fratello: un messaggio di coraggio in cui ricorda che il distacco fisico non è mai una dissoluzione totale. Anche se distanti, i due potranno sentirsi sempre vicini; per incontrarsi, basterà raggiungere quel rifugio scelto insieme per sfuggire alle angherie e ai soprusi, in riva all’Adriatico, e fissare l’orizzonte: lì dove il cielo si spegne nel mare.

    Commenta Enya Ottaviani, cantante dei Neida, sul nuovo singolo: “Lavorare a questo progetto, anche se in parte ristretta, è stato forte, da tutti i punti di vista. La canzone ha toccato nervi scoperti ed emozioni che avevo nascosto e di questo in fondo sono felice. Per noi suonare insieme significa raccontare storie e condividere sentimenti. Tutto ciò che la canzone racconta spero vivamente arrivi in modo diretto come, posso dire, ha fatto con me. Mi auguro, sempre, che si percepisca quanto sia importante tutto quello che facciamo.”

    Il videoclip di “Dove il cielo si spegne nel mare”, diretto da Guido Milani per REC Original, è un viaggio visivo che intreccia le performance della band alle sequenze più toccanti dell’omonimo lungometraggio.

    Il film narra la storia di Giorgio e Andrea, due fratelli adolescenti che si trasferiscono in Romagna per fuggire da un passato segnato dal bullismo e da un mistero irrisolto nella loro città d’origine. Nella nuova realtà incontrano Derek, un ragazzo vittima di un gruppo di coetanei violenti che tentano di ostacolare il suo legame con Giulia. Quando un evento tragico e inaspettato colpisce la comunità, i segreti sepolti riaffiorano, costringendo i protagonisti a fare i conti con verità dolorose che speravano di essersi lasciati alle spalle.

    Le immagini del videoclip accompagnano l’intensità del brano, trasformando il racconto cinematografico in un potente messaggio visivo di resilienza e coraggio, dove la musica dei NEIDA diventa la voce di chi ha deciso di non restare più in silenzio

    Guarda il videoclip: https://www.youtube.com/watch?v=0ZZCQ8xFqY8

    Biografia

    I NEIDA sono la teen-band prodotta a Rimini da Mondo REC, composta da tre giovanissimi musicisti di età compresa tra i 16 e i 18 anni. La formazione, rinnovata di recente, vede Enya Ottaviani alla voce (Bellaria Igea Marina), Jack Delli alla tastiera (Fano) e il veterano Cristian Maggioli alla batteria (Bellaria, Rimini).

    Nonostante la giovane età, la band ha già all’attivo cinque singoli, tutti disponibili sui principali digital store: “Battito”, uscito a maggio 2024 insieme all’omonimo short-film, “Ogni Natale” (dicembre 2024), “Forever” (maggio 2025), “Alla Baia” (luglio 2025) e “Seconda Chance” (dicembre 2025).

    Dove il cielo si spegne nel mare” è il loro sesto inedito e colonna sonora del film sul bullismo “Il cielo che si spegne nel mare”, in uscita il 29 gennaio 2026. Il progetto cinematografico verrà presentato a oltre 200.000 studenti in tutta Italia in occasione della Giornata Nazionale contro il Bullismo, per poi essere distribuito in esclusiva su Dope+ (disponibile su Amazon Prime Video).

    I NEIDA torneranno sul palco sabato 7 febbraio 2026 (ore 21.00) al Teatro Tarkovskij di Rimini per l’evento “La Notte Viola”. La serata vedrà la partecipazione di prestigiosi ospiti d’onore, tra cui la giovane attrice Letizia Arnò, protagonista al cinema insieme a Checco Zalone nel film “Buen Camino”.

    “Dove il cielo si spegne nel mare” è il nuovo singolo dei NEIDA, disponibile in streaming su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 30 gennaio 2026.

     

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  • STANCHEZZA, SOVRACCARICO MENTALE E FRENESIA: NASCE “UN MINUTO PER TE”, IL PODCAST DI LUCA GONZATTO PER RISCOPRIRE IL PROPRIO GIUSTO TEMPO

    Viviamo immersi in un paradosso sempre più evidente: la stanchezza fisica e mentale continua a crescere, mentre la quantità di informazioni che consumiamo ogni giorno aumenta senza tregua.

    Secondo analisi indipendenti, una persona può essere esposta fino a un equivalente di 70–74 gigabyte di contenuti quotidiani, tra smartphone, computer, social media, video, email e notifiche: l’equivalente di oltre quindici film consecutivi.

    Le conseguenze sono ormai chiare alla scienza: l’attenzione si frammenta, la memoria immediata perde efficacia, il rimuginio aumenta e il multitasking digitale intenso può modificare le aree cerebrali coinvolte nella concentrazione.

    Harvard, Microsoft e Stanford lo confermano da anni: il nostro cervello non è progettato per sostenere questo ritmo e paga un prezzo concreto quando lo supera.

    In un mondo che corre sempre più veloce, la risposta non può essere continuare ad accelerare.

    Servono spazi di respiro, minimi ma essenziali, capaci di restituire presenza e lucidità.

    Da questa esigenza nasce “Un Minuto per Te”, il nuovo podcast di Luca Gonzatto, autore, divulgatore e una delle voci italiane più autorevoli nel campo della consapevolezza applicata alla vita quotidiana.

    Gonzatto – già premiato con lo Switzerland Literary Prize, il Trofeo Alato del Premio Internazionale Città di Cattolica e selezionato tra le cinquanta migliori opere di divulgazione scientifica del 2025 dal premio Giancarlo Dosi con Chi Si Ferma Si Ritrova (BUR Rizzoli) – porta in audio un formato radicalmente controcorrente: episodi brevi, da 60 a 90 secondi, pensati come vere e proprie micro-pause rigenerative.

    Nessun monologo interminabile, niente aggiunta di rumore. Solo un minuto, a volte tre, essenziale e denso quanto basta per riportare la mente a casa.

    La ricerca scientifica conferma che brevi pause frequenti migliorano la qualità dell’attenzione, la stabilità emotiva e l’energia mentale più di periodi lunghi di sforzo continuativo senza recupero.

    È il principio alla base di quella che Gonzatto definisce “la rivoluzione del minuto”: l’idea che il cambiamento non richieda necessariamente più tempo, ma più costanza.

    Uno spazio piccolo, costante, accessibile a chiunque, anche tra un meeting e una notifica, mentre stiamo per aprire per l’ennesima volta un social o quando la mente corre più di noi.

    «Non servono ritiri né tecniche complicate per stare bene», spiega Gonzatto. «A volte bastano i gesti più semplici. Un minuto è abbastanza breve da non spaventare nessuno, ma abbastanza lungo da cambiare la qualità di una giornata. Ripetuto quotidianamente, può allenare il cervello a costruire nuove abitudini. A familiarizzare con l’ascolto, la calma, la presenza anziché con la frenesia, la competizione e la paura.»

    Il lancio del podcast arriva in un momento cruciale. Gennaio è il mese in cui molti cercano di ripartire, fissano nuovi obiettivi e si confrontano con un sovraccarico mentale che, anno dopo anno, cresce in modo sempre più evidente.

    Un Minuto per Te si inserisce esattamente in questo passaggio: un invito concreto, essenziale e quotidiano a recuperare lucidità e ascolto interiore senza complicazioni e senza spiritualismi patinati.

    Ogni episodio offre un breve spazio di riflessione e pratica: presenza, consapevolezza del respiro, lentezza, regolazione emotiva, rapporto con la tecnologia, equilibrio mentale.

    Temi trattati con un linguaggio semplice e diretto, fedele allo stile che ha reso Luca Gonzatto una figura riconosciuta nel panorama della divulgazione contemporanea nel campo della meditazione e della consapevolezza.

    Il podcast è disponibile su

    Chi desidera approfondire o mantenere viva la pratica quotidiana, è dedicata una community gratuita WhatsApp in cui ogni giorno vengono condivise ispirazioni in forma testuale. Qui tutti i dettagli  https://vidyanam.it/un-minuto-per-te-consapevolezza-meditazione-lentezza-luca-gonzatto/


    Disponibilità e dettagli

    • Formato: episodi ispirativi e pratici da 60/90 secondi
    • Frequenza: un nuovo episodio ogni 2–3 giorni in formato podcast. Unendosi alla community gratuita, gli utenti ricevono inoltre ispirazioni quotidiane in formato testo.
    • Piattaforme: Spotify, Apple Podcasts, Amazon Music e tutte le principali piattaforme


    Chi è Luca Gonzatto

    Luca Gonzatto è autore, divulgatore e manager.

    Da anni condivide temi legati alla consapevolezza e alla meditazione, rendendo accessibili concetti profondi con un linguaggio semplice, diretto e arricchito da un tocco di ironia.

    Dopo una carriera decennale nel settore finanziario e assicurativo e un percorso triennale in Naturopatia, si dedica alla progettazione di percorsi educativi e trasformativi. Collabora e contribuisce alla nascita di realtà internazionali come Vidyanam e Percorsi My Life Design, portando la consapevolezza anche in contesti sociali come ospedali, scuole e istituzioni pubbliche.

    Nel 2024 fonda La Tribù degli Apprendisti Meditatori, uno spazio semplice, aperto e profondo, dedicato all’esplorazione e allo studio delle tradizioni contemplative, senza mitizzare pratiche o persone.

    Nel gennaio 2025 pubblica con BUR Rizzoli il suo primo libro, Chi Si Ferma Si Ritrova, accolto con entusiasmo da pubblico e critica. L’opera ottiene numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il primo posto allo Switzerland Literary Prize, il Trofeo Alato del Premio Internazionale Città di Cattolica e la selezione tra le 50 migliori opere di divulgazione scientifica del 2025 del Premio Giancarlo Dosi. Il libro viene inoltre incluso nella collana Mente e Corpo in Equilibrio del Corriere della Sera.

    Dal 2025 collabora con Macrolibrarsi, per cui scrive articoli dedicati a meditazione, lentezza e consapevolezza.

    Nel 2026 rinnova il suo servizio quotidiano di ispirazione con il podcast Un Minuto per Te, uno spazio essenziale dove il rumore si ferma — anche solo per un attimo.

    Parallelamente, tiene conferenze online e in presenza in tutta Italia, mosso dalla convinzione che ogni autentica trasformazione collettiva inizi da una nuova consapevolezza individuale.


  • “Nel buio” è il nuovo singolo di Kanestri

    Dal 30 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Nel buio”, il nuovo singolo di Kanestri (Maionese Project).

    Nel buio” è il terzo singolo del nuovo capitolo di Kanestri, che prosegue il suo percorso artistico ed emotivo accompagnando l’ascoltatore ancora più in profondità verso il disco d’esordio, in uscita a metà 2026. È una canzone che parla di solitudine condivisa, dell’imparare a convivere con le proprie crepe e di quel bisogno, quasi disperato, di essere accolti anche nel proprio lato peggiore, nonostante la voglia di migliorarsi.

    Commenta l’artista a proposito del brano: “Nel buio è una canzone che parla della mia solitudine condivisa, dell’imparare a convivere con le mie crepe e di quel bisogno, quasi disperato, di essere accolto anche nel mio lato peggiore, nonostante la voglia di migliorarmi. È un brano sincero, con cui riconosco l’importanza di accettare le mie fragilità, sognando di condividerle senza timore. Con Nel buio voglio confermare la mia identità: mettermi a nudo, raccontare i miei spigoli e i miei errori, restando autentico e senza filtri.”

    Biografia

    Kanestri è Matteo Manzoni, cantautore marchigiano cresciuto tra chitarre distorte e campi da basket. Nel suo universo artistico racconta l’amore nelle sue pieghe più autentiche, muovendosi tra verità scomode e sogni di rinascita.

    Dopo le prime uscite discografiche, che hanno subito attirato l’interesse degli addetti ai lavori, il percorso di Kanestri prosegue con i singoli “Resto qui” e il più recente “Nel buio”. Questi brani segnano le tappe di un viaggio emotivo verso il disco d’esordio, la cui uscita è prevista per la metà del 2026.

    Il suo sound, energico e sensibile al tempo stesso, si definisce come un “vicino di banco” del nuovo pop, capace di abbracciare con naturalezza influenze indie e venature punk rock. Il suo claim, «Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi», sintetizza perfettamente la sua poetica: un messaggio di autenticità e un invito alla rinascita attraverso la musica.

    “Nel buio” è il nuovo singolo di Kanestri disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 30 gennaio 2026.

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  • Alice De André torna sul palco con “Alice (non canta) De André”

    ALICE DE ANDRÉ, dopo il successo di “TAKE ME AUT. L’EROE CHE È IN ME”, scritto e diretto da lei con protagonisti i ragazzi della Fondazione Un Futuro per l’Asperger Onlus, torna sul palco con lo spettacolo “ALICE (NON CANTA) DE ANDRÉ”.

     

    Sul palco, Alice racconta sé stessa, la propria storia e i ricordi familiari, trasformandoli in emozioni, memorie e momenti di vita. Non imita, non cerca confronti: la sua voce racconta, si abbassa per farsi ascoltare, guidando il pubblico in un viaggio teatrale intimo e sorprendente.

    C’è un violoncello, ci sono le canzoni che hanno segnato i suoi passi, i profumi della Sardegna, un nonno mai conosciuto, i ricordi rubati, le domande senza risposta, i momenti buffi, teneri e spiazzanti. È un percorso di crescita, di ricerca della propria identità e di costruzione di una sua voce, al di là delle aspettative degli altri.

    Con un cognome pesante sulle spalle e una leggerezza tutta sua nei piedi, “Alice (non canta) De André” non è uno spettacolo su Fabrizio De André ma uno spettacolo che vuole essere un omaggio personale e rovesciato, un invito a conoscere Alice come persona e come artista.

    «È un debutto: un modo per presentarmi, con le mie forze e le mie fragilità, con ciò che so fare e ciò che sto ancora imparando – afferma Alice De André – È un monologo fatto di storie vere, di un violoncello che parla, di famiglia, Sardegna, ricordi presi in prestito e di un cognome addosso, talvolta portato con elegante disequilibrio. Non canto, racconto con emozione, delicatezza e quella giusta dose di autoironia un po’ disfunzionale che, come qualcuno sa già, mi contraddistingue».

    Queste le date:

    7 febbraio Teatro Gerolamo Milano

    8 febbraio Teatro Gerolamo Milano 3 marzo Teatro Dehon Bologna

    14 marzo Teatro Stradanuova Genova

    18 aprile Teatro Del Carmine Tempio Pausania 15 maggio Off/Off Theatre Roma

    27 maggio Teatro Gioiello Torino

     

    Il monologo è scritto da Alice De André con Alessio Tagliento, è diretto dalla stessa Alice ed è prodotto da TALIA. Con la partecipazione della violoncellista Giulia Monti.

    ALICE DE ANDRÉ è un’attrice, presentatrice ed educatrice teatrale diplomata in recitazione all’accademia 09 di Milano. Ha preso parte a vari spettacoli teatrali, cortometraggi, lavorando anche come standup comedian nei locali milanesi e presso il teatro Zelig off. Ha debuttato in televisione nella fiction Rai “Com’è umano lui” con la regia di Luca Manfredi, e come regista e drammaturga per lo spettacolo teatrale “Take me Aut” in collaborazione con Fondazione un Futuro per l’Asperger. Attualmente è impegnata come co-conduttrice del programma televisivo “Gli occhi del musicista”, presentato da Enrico Ruggeri e trasmesso in seconda serata su Rai 2.

    www.instagram.com/alicedeandre/

    https://www.facebook.com/profile.php?id=61584497802762

  • Tivoli: il nuovo disco firmato Max Ionata Special Edition approda in Danimarca

    Da giovedì 29 gennaio a sabato 31 gennaio, il quartetto diretto dal sassofonista jazz presenterà questo album in terra danese
    Dopo il successo del tour italiano di dicembre, fra RomaAtessaBari e Verona, Max Ionata Special Edition, eccezionale quartetto formato da Max Ionata (sax tenore), Martin Sjöstedt (pianoforte), Jesper Bodilsen (contrabbasso) e Martin Maretti Andersen (batteria), sbarcherà in Danimarca per tre date in cui sarà presentato Tivoli, nuovo capitolo discografico pubblicato dalla prestigiosa etichetta danese Mingus Records. Si inizierà giovedì 29 gennaio al Jazzklub Divino di Espergærde, poi si proseguirà il giorno seguente al Fuglsang Kunstmuseum di Toreby – Storstrom, per poi concludere sabato 31 gennaio al Jazzhus Montmartre di Copenaghen, uno fra i jazz club più importanti d’Europa. Tutti i concerti avranno inizio alle ore 20:00.
    Il disco, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in copia fisica da venerdì 12 dicembre, il cui leader Max Ionata è uno fra i sassofonisti jazz italiani più acclamati degli ultimi vent’anni, anche sulla scena internazionale, consta di otto brani: tre originali figli della sensibilità compositiva di Ionata (TivoliNaru’s Waltz e Mr. GT), Det Iysner scaturito dall’estro di Bodilsen, mentre Canción para Sara (Sergio Ruben Aranda), Consolation (Kenny Wheeler), Everything I Love (Cole Porter) e When We Were One (Johnny Griffin) completano la tracklist.
    “Tivoli” è un lavoro profondamente rispettoso della tradizione jazzistica, ma al tempo stesso incentrato su un sapido mélange che unisce la toccante vena melodica, armonica e l’alto senso estetico dai tratti poetici, tipico della scena jazz scandinava, alla creatività e al fervore espressivo che caratterizza i grandi jazzisti italiani come l’autore del progetto. Il tutto arricchito da un sound avvolgente, che emana calore umano.
    Max Ionata descrive così la genesi e le peculiarità di questa sua nuova creatura: «Tivoli è nato come una fotografia sonora di un periodo particolarmente intenso della mia vita. In Scandinavia ho trovato una luce diversa, un respiro nuovo, e ho sentito il bisogno di trasformare quelle sensazioni in musica. Il disco mette in dialogo ciò che per me è casa: la tradizione jazzistica di brani come Everything I Love di Cole Porter con la dimensione più lirica e sospesa di Kenny Wheeler, che da sempre ispira il mio modo di raccontare le emozioni attraverso il sax. Questo viaggio musicale arriva fino all’Argentina con Canción para Sara di Sergio Ruben Aranda, un brano dalla grande dolcezza che mi ha toccato profondamente. L’incontro con i musicisti scandinavi (Martin Sjöstedt, Jesper Bodilsen e Martin Maretti Andersen, ndr) ha aggiunto una trasparenza e una profondità nuove al mio suono. Tivoli è tutto questo: un cammino fatto di colori, memorie e scoperte, che ora prende forma in un album che desidero condividere con chi vorrà ascoltarlo».

  • Robinson Crusoe entra nei contrasti della Gen Z: Namarian racconta il naufragio di un rapporto tossico e magnetico in “Di Te”

    «Mi sento un naufrago alla Daniel Defoe, perso su un’isola alla Robinson Crusoe». Inizia così, con un riferimento esplicito ai classici della letteratura, “Di Te”, il nuovo singolo di Namarian, giovane promessa del pop-urban toscano classe 2005.

    A vent’anni, l’artista sceglie un immaginario che sembra distante dalla sua generazione per raccontare una deriva che, invece, le è profondamente interna. In “Di Te”, la letteratura classica non viene utilizzata come un ensemble di citazioni colta fine a sé stesse, bensì come strumento narrativo volto a mettere ordine, ad organizzare razionalmente ed emotivamente un conflitto interno specifico: quello tra un corpo che resta agganciato a una relazione finita e una mente che ha già deciso di andarsene.

    Robinson Crusoe diventa così l’emblema di un isolamento interiore spogliato da ogni forma di romanticismo. Namarian, al secolo Francesco Bertoli, non mira a nobilitare il racconto, ma ne usa il mito per necessità: la figura del naufrago, solo su un’isola mentre il mondo continua altrove, è la metafora più onesta per descrivere un legame che sopravvive solo nel contatto fisico, mentre sostanza, complicità e sintonia sono già evaporati. È il paradosso di un naufragio a due, consumato tra le mura di una stanza che non è più un rifugio, ma uno spazio in cui l’intimità diventa l’ultima barriera contro la consapevolezza della fine. In questa dispersione, il riferimento a Defoe smette di essere un richiamo scolastico per trasformarsi nell’istantanea di una generazione che si sente isolata proprio nel momento del massimo contatto, persa in una “zona grigia” in cui il desiderio è l’unica bussola rimasta a indicare una rotta ormai perduta.

    Articolato su un sound che fonde l’energia del pop-punk americano alle metriche del pop-urban italiano, il pezzo mette a nudo l’incapacità di staccarsi da ciò che ferisce. «Non vale se per parlare mi spogli» recita il ritornello, mettendo l’accento su come la distrazione fisica diventi spesso un ostacolo alla risoluzione dei conflitti.

    «Ho iniziato a scrivere questa canzone quasi per sfogo, dopo una storia complicata che mi ha lasciato addosso più domande che risposte – spiega Namarian -. Volevo raccontare quel caos, quella conversazione mai avuta. Scriverla è stato un atto di onestà; non una vittoria, ma una liberazione amara. A volte lasciar andare non è debolezza, è estrema lucidità.»

    Cresciuto in una famiglia legata a doppio filo alla musica, Namarian inizia a scrivere testi e comporre melodie a soli 13 anni. Polistrumentista e autore, rappresenta l’evoluzione del pop-urban italiano, grazie ad una scrittura che non rinuncia alla melodia ma cerca al contempo una profondità testuale rara per la sua età. Dopo diverse esperienze live e pubblicazioni con etichette indipendenti, con “Di Te” definisce ulteriormente un’identità sonora che guarda alla scena internazionale senza perdere le radici cantautorali.

    “Di Te” è un naufragio senza mare e senza tempesta, consumato tra quattro pareti. Non c’è salvezza da cercare altrove, solo la consapevolezza di essere rimasti soli prima ancora di dirsi addio. Un invito a chiudere le porte che fanno male, accettando che, a volte, l’unica terra ferma possibile è quella che troviamo ricominciando da noi stessi.