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  • “Come un Temporale” di Nikasoul segna la rinascita di un’artista trasversale

    Nikasoul è una figura che ha attraversato linguaggi e piattaforme diverse, costruendo negli anni una presenza riconoscibile tra televisione, musica, live e social. Un percorso articolato, fatto di esposizione mediatica e sperimentazioni espressive, che oggi trova una nuova direzione con “Come un Temporale” (Jayworks Music/Discolove), brano che segna un passaggio netto verso una dimensione più musicale, più corporea, più centrata sulla voce.

    Questa uscita rappresenta un ritorno all’essenziale: meno sovrastrutture, più spazio all’identità sonora e alla relazione diretta tra voce e ritmo. “Come un Temporale” unisce ballabilità e presenza vocale, collocandosi in quella zona di confine tra pop, soul e club culture che in Italia resta ancora poco frequentata.

    Per Nikasoul non si tratta solo di un nuovo singolo, ma di una svolta professionale. Dopo anni di attività in ambiti diversi – tra televisione, palchi e collaborazioni – il brano diventa il punto di avvio di una fase più definita, in cui l’artista sceglie di riportare al centro una parte di sé rimasta a lungo in secondo piano.

    La simbologia del temporale, infatti, precede il racconto sentimentale e ne diventa la vera chiave di lettura: non solo l’irruzione improvvisa di un amore, ma l’arrivo di qualcosa che rompe le abitudini, sposta il percorso, rimette ordine in ciò che sembrava ormai sedimentato.

    «Il progetto è nato dal bisogno di tornare alla mia parte più pura, alla mia anima bambina – racconta -. In apparenza sembra una storia d’amore, ma per me è un incontro con ciò che avevo lasciato in silenzio. “Come un Temporale” è stato un momento di svolta.»

    Sul piano sonoro, il brano si articola su un impianto ritmico solido: groove stabile, linea soul, suoni synth e voce in primo piano. Una scelta che fonde immediatezza radiofonica e funzione da club, evitando le coordinate più prevedibili della dance contemporanea e puntando su una dimensione più fisica, vocale, identitaria.

    Il videoclip ufficiale, diretto da Newstars Soundworks, segue la stessa direzione: ritmo serrato, movimento centrale, ambientazione ridotta all’essenziale. L’attenzione resta sulla relazione tra musica e corpo, senza costruzioni superflue.

    “Come un Temporale” introduce un filone musicale quasi inesistente oggi in Italia: una dance che non rinuncia alla voce, che mette insieme ballabilità e racconto, presenza scenica e direzione artistica. Non solo una nuova uscita discografica, ma un passo preciso nella ridefinizione dell’identità di Nikasoul.

  • Venerdì 16 Gennaio esce su tutte le piattaforme digitali “Il silenzio uccide”, un brano che rompe l’indifferenza

    Venerdì 16 Gennaio esce “Il silenzio uccide”, il nuovo singolo di Monica Brown, una canzone che affronta senza filtri il tema della violenza contro le donne e del silenzio che spesso la circonda. Il brano dà voce a una donna che osserva la realtà con consapevolezza e dolore, rifiutando la narrazione delle vittime come numeri o notizie da archiviare. Non si parla di casi isolati, ma di un sistema che normalizza la paura e rende l’indifferenza una forma di complicità. Con un linguaggio diretto e civile, “Il silenzio uccide” chiede memoria, responsabilità e il diritto di vivere senza dover essere coraggiose. Una canzone che trasforma la musica in atto politico e umano. Con questo nuovo lavoro, Monica Brown sceglie di esporsi e di usare la sua voce per rompere un silenzio che pesa più di qualsiasi rumore.

    Spotify: https://open.spotify.com/intlit/artist/5XCS94Xt1NeFBsBt5e943T?si=wwoN16HiS7KIH5FAvm6Z9g


  • “Non vibra più” è il nuovo singolo di PozzidiLacrime

    Da venerdì 16 gennaio 2026 sarà disponibile in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming digitale “Non vibra più” (Up Music), il nuovo singolo di PozzidiLacrime.

    “Non vibra più” è un brano che mette a nudo il legame indissolubile tra musica e vita: la vibrazione musicale diventa metafora dell’impulso essenziale generato dal cuore umano. La canzone attraversa il vuoto e il silenzio che emergono quando la musica smette di pulsare dentro, nel momento in cui l’anima perde la sua frequenza naturale e ogni cosa sembra arrestarsi. Il pezzo racconta il fragile confine tra creazione artistica e sopravvivenza emotiva.

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: “È nato dal timore di immaginare cosa resterebbe di me senza musica. Quando quella vibrazione si spegne, infatti, il silenzio non è solo mancanza di note, ma mancanza di vita.”

    Il videoclip di “Non vibra più” traduce in immagini il cuore emotivo del brano, raccontando visivamente il rapporto personale tra l’artista e la sua musica attraverso giochi di luce, contrasti e inquadrature intime.

     

    Guarda il videoclip di “Non vibra più” su YouTube: https://youtu.be/e10GxN867V8

     

    Biografia

    Con un piede per terra e lo sguardo tra le nuvole, PozzidiLacrime (Giulia Pezzella) è una giovane artista emergente fiorentina, classe 2005, che costruisce il suo universo musicale intorno a immagini al limite tra realtà ed immaginazione, paesaggi naturali e frammenti di memoria. Il suo progetto musicale nasce ufficialmente nel 2020, quando l’artista decide di dare una forma personale e consapevole al legame coltivato fin da bambina con la musica. Dopo anni di studio del canto e dell’interpretazione, emerge in lei la necessità di dar voce alle proprie visioni interiori, ispirate soprattutto a momenti celati nel profondo della sua memoria. Scrive e canta in inglese e in italiano, fondendo melodie acustiche ad atmosfere dolciamare: l’esordio con il singolo Wanderin’ è il racconto di un ricordo sfumato e malinconico. Le sue composizioni spesso nascono dallo strimpellare spontaneo di un ukulele, strumento intimo e sincero che accompagna il suo mondo sonoro fatto di silenzi e battiti. Cresciuta con il canto moderno e nutrita da suggestioni pop e soul , porta nella sua musica una sensibilità trasversale e personale. Ogni brano è una piccola fuga: un invito a rallentare, ad ascoltare, a ricordare.

    “Non vibra più” è il nuovo singolo di PozzidiLacrime disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica da venerdì 16 gennaio.

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  • “Quale retorica” è il nuovo singolo di MaLaVoglia

    Dal 16 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Quale retorica”, il nuovo singolo di MaLaVoglia per Roba da matti Dischi disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 13 gennaio.

     

    “Quale Retorica” è un urlo crudo e provocatorio contro la guerra e l’ipocrisia politica. Scritto di getto in una notte di marzo, mentre le immagini dei conflitti a Kiev, Gaza, Sudan e Yemen scorrevano sugli schermi, il brano nasce dall’urgenza di rispondere alla violenza con la forza della parola. È il manifesto di una generazione — quella nata negli anni ’90 — che si fa portavoce di un dolore collettivo e pretende un futuro diverso per le generazioni a venire.

    Il testo rovescia la narrazione bellica tradizionale attraverso immagini di “resistenza creativa”: MaLaVoglia canta di bombe cariche di parole e proiettili riempiti di poesia, elevando l’amore a unica “arma chimica” accettabile. Il brano smaschera la retorica dei conflitti moderni, spesso ridotti a narrazioni mediatiche di comodo, e invita a una mobilitazione virale per la pace: un movimento capace di costruire ponti sui confini e trasformare il grido di denuncia in un atto di unità: “Restiamo in piedi se restiamo insieme”.

    Sotto il profilo sonoro, il brano si apre con un’intro cupa e magnetica che evolve dopo il primo ritornello, arricchendosi progressivamente di strumenti e texture elettroniche. Si tratta di una ballad melodica intensa, genere in cui l’artista ha già dimostrato grande padronanza in passato. Con questo lavoro, MaLaVoglia conferma la sua naturale inclinazione verso il racconto sociale, già emersa in brani come Camoscio e Allevati a terra.

    Il singolo è stato registrato e arrangiato dal produttore Andrea Massaroni (già al lavoro con Shandon e Ministri), con cui l’artista sta ultimando il suo secondo album. Il mixaggio e il mastering sono stati affidati a Luca Vittori (Noemi, Vanoni), mentre al basso troviamo lo storico collaboratore Francesco Tripi.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: “Quale Retorica l’ho scritta di getto, in una sera di inizio marzo, tra le bombe di Kiev e i razzi su Gaza. Mentre in altre parti del mondo, come il Sudan, il Myanmar e lo Yemen, altre guerre silenziose, meno mediatiche, continuavano – e continuano tutt’ora – a fare a pezzi ossa, carne e case, la mia generazione, figlia degli anni ’90, resta prigioniera tra un benessere di plastica e eroi che non verranno mai a salvarci. In tutto ciò mi sono chiesto come fosse ancora possibile accettare tutto questo: vedere i grandi capi giocare a Risiko con le nostre vite e metterci l’uno contro l’altro per interessi di cui non disporremo mai. Nel 2026, mentre gli slogan liberali, di integrazione e uguaglianza riempiono le bacheche dei nostri social, mi sono chiesto se fosse davvero quello il modo di fare qualcosa di attivo per promuovere la pace. Che cosa potevo fare io, di più, per farmi sentire? Una canzone. Dovevo farlo. Ho preso carta e penna, ho riempito di parole la mia chitarra e ho iniziato il mio grido di liberazione: pace! Una necessità che porta il nome di tutti.  Quale Retorica non è soltanto una canzone: è un atto civile. E’ un urlo di ribellione alla guerra che diventa speranza.”

    Il videoclip di “Quale Retorica” diretto da Cesare Bobbiesi è stato girato tra le suggestive colline dell’Oltrepò, in località Montalto Pavese (PV). L’artista è immerso in un paesaggio aperto, luminoso e silenzioso, opponendo la bellezza incontaminata della natura alla brutalità della guerra raccontata nel testo.

    MaLaVoglia attraversa questi spazi come un testimone lucido del proprio tempo: la quiete delle colline diventa il luogo in cui la rabbia si trasforma in consapevolezza e la denuncia lascia spazio alla speranza. Nel video non compaiono immagini di conflitto né rappresentazioni dirette della violenza; la guerra è evocata esclusivamente attraverso le parole e la presenza dell’artista, mentre il paesaggio suggerisce tutto ciò che merita di essere preservato, difeso e salvato.

    Si rinnova così il sodalizio artistico tra MaLaVoglia e il suo videomaker di fiducia, portando a sette il numero di videoclip realizzati dal regista per il cantautore. Ancora una volta, Bobbiesi si dimostra abile nel tradurre visivamente la personalità di MaLaVoglia, riuscendo a valorizzare la componente musicale senza mai mettere in ombra la profondità dei testi.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=rkCDgP6IkNQ

    Biografia

    “Scrivo tanto, dormo poco e canto sempre.” Gianluca Giagnorio, in arte MaLaVoglia, ha scelto questo pseudonimo quasi per rispondere alla domanda ricorrente di amici e conoscenti: “Gianlu, ma la voglia dove la trovi?”. Cantautore e autore per CHIESA & PARTNERS, Gianluca ha costruito negli anni un percorso artistico solido, segnato da importanti riconoscimenti e prestigiose aperture.

    La sua ascesa ha un momento chiave nel 2018, quando vince Area Sanremo con il brano “Camoscio”, arrivando alle selezioni finali per Sanremo Giovani. L’anno successivo si distingue tra gli otto finalisti del Premio Mia Martini (categoria Emergenti) con “Terra Rossa”. Sempre nel 2019, grazie a Giordano Sangiorgi (MEI), un suo brano viene scelto come inno della Nazionale Artisti Indipendenti, presentato in contesti d’eccellenza come lo Stadio Dall’Ara di Bologna.

    La sua dimensione live è di rilievo: nel 2020 è l’unico emergente chiamato ad aprire il grande concerto in Piazza 8 Agosto a Bologna organizzato dal movimento delle Sardine, condividendo il palco con Afterhours, Subsonica, Marracash e Willie Peyote. Nel corso della carriera ha inoltre aperto i concerti di icone della musica italiana come Enrico Ruggeri, Umberto Tozzi, Raf, i Nomadi, Alex Britti, Roberto Vecchioni, Al Bano e Orietta Berti.

    Come autore, ha firmato insieme a Maninni il brano “Monolocale”, contenuto nell’album d’esordio dell’artista pugliese pubblicato durante Sanremo 2024 e inserito in playlist editoriali come Scuola Indie e Indie Italia.

    Tra il 2022 e il 2023 il percorso di MaLaVoglia si intensifica: ottiene il secondo posto a NokepTv su Sky con il brano “Punto”, partecipa al Tremiti Music Festival in omaggio a Lucio Dalla e collabora con Roberta Giallo e il produttore Mediterraneo per il singolo “Vento”.

    Il 2024 segna un’ulteriore crescita grazie alla vittoria del premio per il Miglior Testo al Premio Pigro Ivan Graziani a Casa Sanremo e alla partecipazione come finalista al Fatti Sentire Festival su Rai 2, dove si aggiudica il premio Audacia Innovations con l’inedito “Sei bravo ma…”. Nello stesso anno pubblica il singolo “Freddie”, che riscuote ampi consensi da parte della critica e di testate come Rockol e Rockit, consolidando la sua reputazione nonostante l’originalità stilistica del brano.

    Questa evoluzione culmina il 28 marzo 2025 con la pubblicazione dell’album “PUNTO”, un progetto registrato presso gli Elephant Studio sotto la direzione di Davide Gobello.

    Attualmente, dopo aver firmato con l’etichetta Roba Da Matti Dischi, MaLaVoglia è impegnato nelle registrazioni del suo secondo album con il produttore Andrea Massaroni. Di recente è stato protagonista al Varzi Festival 2025, condividendo il palco con artisti del calibro di Noemi, Violante Placido e Danilo Rea.

    “Quale retorica” è il nuovo singolo di MaLaVoglia disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 13 gennaio 2026 e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio.

     

     

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  • “Buona fortuna” è il nuovo singolo di Matthew

    Dal 16 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Buona fortuna”, il nuovo singolo di Matthew.

     

    Buona fortuna” è un brano suonato, ruvido e diretto. Racconta la fine di una relazione segnata da fuga, confusione e autodistruzione: un addio amaro ma lucido, che osserva ciò che è stato senza colpe né redenzioni, dove il distacco diventa l’unico atto di sopravvivenza.

    Un pop emotivo e narrativo, con un’anima rock e un ritornello che resta addosso.

    Commenta l’artista a proposito del nuovo singolo: «Con ‘Buona fortuna’ ho voluto chiudere un capitolo. Non c’è rabbia, solo la consapevolezza che a volte restare fa più male che andare via. È una canzone che racconta quello che è successo, senza cercare colpe o spiegazioni, e il momento in cui scegli di lasciar andare davvero.»

    Il videoclip di “Buona fortuna” è stato girato interamente all’aperto a Campo Imperatore, in Abruzzo: un ambiente naturale e isolato che diventa lo spazio emotivo del brano.

    Nel video compare una figura scura che inizialmente l’artista segue, rappresentando il rancore, il peso emotivo e tutto ciò che resta dopo una relazione finita male. A metà canzone i ruoli si ribaltano: è questa presenza seguire Matthew che sta superando il momento lasciando dietro tutto.

    Nel momento in cui sembra pronto ad affrontarla definitivamente, la figura scompare. Questa sparizione rappresenta la fine del rancore e del male: il momento esatto in cui smettono di avere potere e vengono

    finalmente lasciati andare.

    Guarda il videoclip su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=3E2gAy5RThE

    Biografia

    Matthew, all’anagrafe Matteo Rota, è un cantautore italiano che utilizza la musica come strumento di racconto personale e ricerca di verità emotiva. Il suo stile mescola folk, pop e rock in canzoni crude e viscerali, nate da un’urgenza comunicativa che lo ha portato a imbracciare la chitarra a 18 anni e a trovare, in breve tempo, una voce riconoscibile e senza filtri.

    La sua musica trae linfa dalle esperienze che segnano il percorso di un individuo: la resistenza, la solitudine, gli amori che lasciano cicatrici e le sfide quotidiane. Ogni brano diventa così un modo per trasformare il dolore in forza. Le sue influenze arrivano prevalentemente dalla scena internazionale, con riferimenti come Noah Kahan, Kaleo e James Bay, sempre filtrati dal suo vissuto personale.

    Nel 2023 partecipa al programma televisivo Amici, un’esperienza che rappresenta un passaggio significativo nel suo percorso. Dopo questa fase, Matthew sceglie di ripartire in modo indipendente, concentrandosi su una produzione più autentica e coerente con la propria identità. Coinvolto attivamente in ogni fase creativa — dalla scrittura alla produzione — Matthew lavora in stretta sinergia con un team fidato: Francesco “Frè” Monti, con cui condivide un’intesa artistica totale su arrangiamenti e produzioni, e Lorenzo Galli, che cura l’immagine e la direzione visiva del progetto.

    Il suo pubblico di riferimento, composto principalmente da ascoltatori tra i 18 e i 35 anni, è attratto da una scrittura emotiva e “suonata”. L’obiettivo di Matthew è portare nel panorama italiano un pop-folk-rock credibile e intenso, capace di unire vulnerabilità e potenza e di lasciare un segno profondo in chi ascolta.

    A ottobre 2025 pubblica il brano “Hai lasciato qui ogni cosa”.

    “Buona fortuna” è il nuovo singolo di Matthew disponibile sulle piattaforme digitali di streaming  e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio 2026.

     

     

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  • La dissonanza come linguaggio dell’oggi in “Albatros”, il nuovo album dei FoFoForever di Stefano Poletti (Officina della Camomilla)

    Stefano Poletti, co-fondatore dell’Officina della Camomilla e figura centrale della scena indie italiana, torna il 16 gennaio con “Albatros” (Orangle Records), il nuovo album del progetto parallelo FoFoForever: dieci brani che riportano in primo piano la sua scrittura irregolare, l’uso di strumenti non convenzionali e un immaginario che dialoga con il mercato attuale senza ricalcarne i codici.

    Quando si parla del lavoro di Poletti, tornano spesso suoni e immagini che arrivano dall’infanzia e resistono nel tempo senza trasformarsi in nostalgia. “Albatros” nasce proprio da questa attitudine: riportare in superficie quello che rimane quando la vita adulta perde leggerezza e serve un dettaglio, un appiglio minimo, per ritrovare la direzione.

    “Albatros”, composto da 10 tracce che si muovono tra pop, lampi folk e incursioni orchestrali, arriva in un momento in cui il racconto musicale italiano tende a uniformarsi. Qui, invece, si torna ad un’artigianalità sonora che non teme la dissonanza e anzi la cerca, grazie ad una band convinta che il racconto dell’oggi passi anche attraverso ciò che è imperfetto, immediato, istintivo nel modo in cui nasce e si espone.

    E proprio nell’imperfezione istintiva e sincera si colloca l’immaginario dei FoFoForever, raccontato attraverso materiali e figure che appartengono alla prima infanzia ma vengono rielaborati senza sentimentalismi: xilofoni, Omnichord, giraffe volanti. Cerotti sulle ginocchia sbucciate in un progetto che ruota attorno a poesie sgangherate da “presa bene”, divertenti e immaginifiche, che restano nell’etere cosmico come una stella cometa in cerca di passaggio verso una supernova.

    «Con “Albatros” – dichiara Stefano Poletti – ho cercato di tenere vivo lo sguardo dell’infanzia, anche quando si diventa grandi. Non per nostalgia, ma per continuare a immaginare. È un disco nato da piccoli gesti quotidiani che diventano mondi, da suoni imperfetti che raccontano più di mille parole.»

    Musicista, autore, regista, figura creativa che ha attraversato più fasi della scena alternativa rimanendo riconoscibile anche quando cambia forma, Stefano Poletti occupa da anni una posizione singolare nel panorama indie-pop italiano; con i FoFoForever questa riconoscibilità diventa un modo di intendere il pop come territorio irregolare, dove strumenti giocattolo, arrangiamenti volutamente scomposti e melodie oblique definiscono un modo preciso di costruire le canzoni, senza ricorrere ai linguaggi più prevedibili del mercato.

    Dopo “Canzoni contro il panico”, la band torna con un disco pensato per contrastare la frenesia quotidiana: un lavoro cantautorale indie-pop costruito su arrangiamenti mai scontati, a tratti folk, a tratti punk, con incursioni nel post-rock e aperture orchestrali.

    Non una somma di stili, ma un modo di unire registri diversi dentro un’unica direzione. L’effetto complessivo è quello di un album che sembra scritto in un luogo di confine tra cameretta e cosmo, mantenendo una leggerezza solo apparente, perché sotto la superficie irregolare convivono inquietudini, ricordi, sogni, paure e piccole illuminazioni quotidiane.

    Il titolo dell’album e della focus track apre un doppio fronte: da un lato l’immaginario letterario dell’albatros, creatura che vola alto ma fatica a muoversi a terra; dall’altro la sensazione di essere fuori asse, fuori posto, ma comunque in movimento. È un’immagine che parla molto al presente, un tempo in cui la stabilità è intermittente e ci si orienta per frammenti.

    “Albatros”, accompagnato dal tour ufficiale che ne porta l’immaginario dal disco al palco, segna il ritorno di un pop naïf e visionario come forma di resistenza alla saturazione dell’ascolto. Un album che rivendica il diritto di restare laterale, di non occupare obbligatoriamente il centro, e di usare l’immaginazione come bussola per orientarsi in un presente in cui la direzione non è mai data una volta per tutte.

    “Albatros” Tour:

    17 gennaio – Milano, ARCI Bellezza (Release Party)
    31 gennaio – Parma, BDC
    21 febbraio – Bologna, Binario 69
    26 febbraio – Roma, Alcazar
    27 febbraio – Napoli, Mamamu
    28 marzo – Bruxelles, Piola Libri

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Albatros” – Tracklist:

    1. La canzone della solitudine
    2. Lucia
    3. Albatros
    4. Cane
    5. Astronave cuscino
    6. Lacrima VHS
    7. La danza della foresta
    8. Poesia arcobaleno
    9. Ashita no koto mode mo
    10. Zaffiro

    “Albatros” – Il disco raccontato dalla band:

    La canzone della solitudine è un brano che si muove tra malinconia adolescenziale e energia luminosa. Abbiamo descritto la solitudine non tanto come vuoto o mancanza, ma come punto di partenza per rimettersi in moto. Gli archi e gli xilofoni aprono un panorama di dolcezza sbilenca che diventa il segno distintivo del progetto.

    Lucia. Una ballad folk che procede in sottrazione. Lucia è figura-soglia: rappresenta il momento in cui, dopo una notte che stanca più dell’alcol, la musica torna come appiglio essenziale.

    Albatros, il brano che dà il titolo all’album. Una corsa circolare, un incedere che oscilla tra leggerezza e un’inquietudine appena trattenuta. È la sintesi perfetta del progetto: una creatura che vola alto proprio perché non teme di mostrarsi disallineata.

    Cane è la parentesi più istintiva e punk del disco: ritmo spezzato, chitarre che grattano, una spontaneità che diventa chiave narrativa.

    Astronave cuscino. Una micro-fiaba che trasforma lo spazio domestico in luogo siderale. Una stanza, un letto, un oggetto qualunque. Da lì parte tutto. Non serve scappare lontano: basta cambiare prospettiva. È uno dei brani che dichiarano meglio l’idea del disco.

    Lacrima VHS. Il brano più legato alla memoria. L’immagine della VHS richiama un archivio emotivo che non funziona più perfettamente, e proprio per questo è prezioso. Un gioco di distorsioni e immagini bruciate.

    La danza della foresta. Ritmi irregolari, visioni verdi, un senso di movimento continuo. È uno dei momenti più cinematografici dell’album.

    Poesia arcobaleno. Titolo che finge leggerezza e invece custodisce un’idea precisa: trovare colore anche nelle giornate che non ne hanno. Arrangiamento che vira verso il cantautorato fantastico, come se l’infanzia avesse chiesto il permesso di entrare di nuovo in scena.

    Ashita no koto mode mo. Un attraversamento di immaginari orientali filtrati attraverso il pop italiano. Brano di cura e di distanza, sospeso, che amplia l’orizzonte sonoro del disco.

    Zaffiro è una chiusura contemplativa: un piccolo talismano musicale. Sintesi del percorso, della sua malinconia e della sua forza quieta.

  • Alessandra Latino lancia “Pace all’Inferno”,

    Pace all’Inferno” è il nuovo singolo di Alessandra Latino disponibile dal 12 dicembre, prodotto da Joseba Publishing e distribuito da Virgin Music Group Italy. Il brano, accompagnato dal videoclip per la regia di Marko Carbone, anticipa il primo EP dell’artista calabrese realizzato con il contributo di NUOVOIMAIE.

    Con “Pace all’Inferno”, Alessandra Latino trasforma il viaggio tra apparenze, silenzi interiori e verità scomode in una confessione potente e luminosa. Il brano è un invito a guardare senza filtri l’inferno che ognuno porta dentro, scoprendo che anche lì può nascere pace: una resa sincera, dove cadono le maschere e resta soltanto la propria voce.

    L’artista spiega la propria visione sul brano: “Hai costruito un mare di apparenze per sentirti al sicuro, ma se lo navighi troppo a lungo finisci per perdere la rotta. E quel posto che credevi ti avrebbe lasciato incolume diventa il luogo in cui ti perdi. Perché quando resti solo con te stesso le maschere cadono. Non c’è pubblico, né sentenze o assoluzioni. E l’unica voce che resta è la tua. “Pace all’inferno” è il tuo specchio, la tua redenzione. Se hai il coraggio di guardare in volto l’inferno che ti porti dentro, allora anche lì può esistere pace.

    Prodotto da Arturo De Biasi (Artu10000000) e scritto dalla stessa Alessandra Latino insieme a Giovanni Segreti Bruno, il brano cattura con intensità il momento esatto in cui ci si smarrisce e quello in cui finalmente ci si ritrova. La direzione artistica del progetto è affidata a Gianni Testa.

    Alessandra Latino BIOGRAFIA
    Testo della canzone Pace all’Inferno di Alessandra Latino

  • “Resto qui” è il nuovo singolo di Sasà V

    Da venerdì 16 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “RESTO QUI” (Qanto Records) il nuovo singolo di SASÀ V, già disponibile sulle piattaforme digitali dal 9 gennaio.

     

    Il brano “Resto qui” è un racconto intimo di assenze che pesano come presenze. La canzone descrive la geografia emotiva di uno spazio svuotato, dove ogni oggetto diventa memoria e ogni silenzio un grido trattenuto. Una ballad malinconica che trasforma l’attesa in atto di resistenza, dove restare diventa l’unica forma possibile di fedeltà a ciò che non c’è più. Il testo dipinge la solitudine di chi sceglie di abitare il vuoto lasciato dall’altro, tra luci accese per nessuno e pensieri che diventano tabù. Un viaggio tra metafore delicate che raccontano la speranza ostinata di chi aspetta che il tempo curi le ferite.

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «”Resto qui” parla di quando due persone si lasciano, ma alla fine restano sempre un po’ legate. Abbiamo voluto raccontare quella sensazione di abitare uno spazio vuoto, dove ogni cosa ti ricorda chi non c’è più e il silenzio pesa più delle parole. È una ballad sull’attesa. Su come restare diventa l’unico modo per non perdere del tutto quella persona. Abbiamo usato immagini semplici per dire che anche quando tutto sembra finito, dentro di te continui a vivere i ricordi. Volevamo raccontare quell’amore che non se ne va anche quando la relazione è finita. Cercare appunto ancora “un po’ di luce fra di noi” anche quando tutto è buio».

     

     

     

    Biografia

    Sasà V (Salvatore Villa), conosciuto sui social come @Sasavmusic, è un cantautore siciliano di Caltanissetta che sta conquistando la scena musicale italiana con un’identità artistica autentica e versatile. La sua passione per la musica nasce nell’infanzia e si evolve in un percorso che attraversa con naturalezza pop, urban e sonorità contemporanee.

    Il 2024 segna la svolta definitiva: le sue reinterpretazioni di brani come “Miu Miu” di Tony Effe e “Tuta Gold” di Mahmood diventano virali, portandolo all’attenzione di migliaia di ascoltatori e consolidando la sua presenza nel panorama digitale italiano e internazionale.

    Il 2025 è l’anno della consacrazione autoriale. Sasà V pubblica una serie di inediti di forte impatto emotivo: con “Pessima Idea” indaga la complessità dei sentimenti e il fragile confine tra nostalgia e paura di ricadere negli stessi errori. “La Ribalta” affronta il tema del bullismo partendo dalla sua esperienza personale, trasformandola in un inno alla resilienza e al riscatto. “Promesse e veleno” esplora le relazioni come rifugio temporaneo dalla solitudine moderna. Con il 2026, come promesso, arriva “Resto qui”, il quarto capitolo di un viaggio artistico che conferma la sua capacità di trasformare le ferite in arte autentica, capace di ispirare e creare connessione profonda con il pubblico.

    “Resto qui” è il nuovo singolo di Sasà V disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 16 gennaio 2026.

     

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  • “Più forte di me” è il nuovo singolo di Barf

    Dal 16 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Più forte di me”, il nuovo singolo di Barf  disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio.

    “Più forte di me” è un ritratto musicale asciutto e sentito, dove la musica si mette al servizio di un messaggio chiaro: l’elogio di una forza che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Il brano si sviluppa come un tributo aperto e senza filtri. Non si tratta di una semplice dedica, ma di un riconoscimento oggettivo della resilienza femminile: un omaggio a quelle Donne che affrontano la vita con una costanza inarrestabile, anche quando le circostanze remano contro.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Ho scritto questo pezzo durante il peggior periodo della mia vita: dopo anni di serenità, ho ricominciato a soffrire di forti attacchi di panico che mi hanno fatto cadere in uno stato depressivo. In quel momento mia moglie e mia sorella maggiore sono state le figure che più mi sono state accanto, aiutandomi a risalire fino a farmi riconquistare totalmente la serenità che avevo perso.

    Il brano è, quindi, una dedica a mia moglie in primis, ma vuole al contempo essere un inno a tutte le donne che, con la loro forza interiore, riescono a sorreggere il peso della propria vita e di quella di chi sta loro accanto.”

    Biografia

    Mattia Carne, alias “Barf” o “Barfetti”, classe 1990, muove i primi passi nella scena rap nel 2007. Nel 2008 fonda il duo Fra Jamb con l’amico torinese JMA, pubblicando numerosi singoli ed EP e collaborando con artisti del calibro di Vacca, Ted Bee e Gianni KG (PMC). Nel 2015 esce il primo disco ufficiale, “Rimetismo”, anno in cui il duo apre il concerto di Emis Killa allo stadio di Rimini durante una tappa del “Mercurio Tour”.

    Dal 2016, interrotta la produzione con il duo, Barf intraprende ufficialmente la carriera solista. Gli album “Il ragazzo con l’orecchino da pirla”, “Quello che vi siete persi” e “Trappo Tardi” gli permettono di ritagliarsi uno spazio nella scena rap underground milanese. A cavallo tra il 2019 e il 2020, il singolo “Mi piace far la cacca” diventa virale su TikTok, consacrandosi come uno dei primi veri trend italiani sulla piattaforma.

    Dal periodo del lockdown l’artista si concentra sulla pubblicazione di singoli ed EP, per poi tornare a lavorare a un album completo a fine 2023: “Robe da Matti”, un progetto interamente prodotto, mixato e masterizzato da MasterMaind e finanziato da Chiara Pagano.

    La musica di Barf affonda le radici nel rap degli Articolo 31, dei Two Fingerz, di Mistaman e Caparezza. La sua formazione è totalmente da autodidatta, sia per quanto riguarda la tecnica di scrittura che per il canto. Nei suoi brani spazia con disinvoltura da argomenti leggeri e goliardici a tematiche serie di stampo sociale, trattate sempre con una forte dose di ironia e, soprattutto, autoironia.

    Tra i singoli più significativi si segnalano “Il ragazzo con l’orecchino da pirla”, “Rial Tolc” (parodia del celebre format YouTube “Real Talk”), “Ho i capelli pelati” e il già citato successo virale “Mi piace far la cacca”.

    Fondamentale nel suo percorso è il rapporto con i produttori: ha collaborato strettamente con Sick Budd (2016-2018 e 2020-2022), Alexander Fizzotti (2019) e attualmente con MasterMaind (dal 2023).

    Il suo target di riferimento è compreso tra i 18 e i 35 anni, con una distribuzione del 70% di pubblico maschile e del 30% femminile, dato che oscilla sensibilmente in base alle tematiche dei brani.

    Oggi, con un bagaglio di esperienze consolidate sia in studio che dal vivo, Barf ha raggiunto la maturità necessaria per puntare al salto di qualità. Lo fa con la consapevolezza di chi ha trovato la propria voce e con la serenità di chi non vuole avere rimorsi né rimpianti.

    “Più forte di me” è il nuovo singolo di Barf disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio 2026 e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio.

     

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  • “Pazza +” è il nuovo singolo di Lucy Love

    Dal 16 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Pazza +”, il nuovo singolo di Lucy Love.

    “Pazza +” è una confessione, un ultimo respiro all’interno di una relazione ormai esausta, giunta al punto in cui ogni tentativo di salvataggio si è trasformato in un modo per autodistruggersi. È il racconto della fine di un amore che ha consumato ogni cosa: la fiducia, il corpo, la mente e la voce.

    Il brano descrive quel preciso istante in cui si realizza che non c’è più nulla da riparare, poiché ciò che un tempo era vivo è ormai solo un riflesso, un fantasma del passato. La narrazione esplora il conflitto tra lucidità e follia, tra la paura di lasciarsi andare e l’istinto di sopravvivenza. La composizione si muove come un “valzer tossico”: una danza lenta e fatale tra due persone che si amano e si feriscono, cercandosi e respingendosi, incapaci di fermarsi pur sapendo che ogni passo è un colpo al cuore.

    “Pazza +” non rappresenta una resa, bensì una rinascita. È la voce di chi, dopo aver toccato il fondo di un amore malato, sceglie di ritrovare se stessa. Nel brano convivono dolore e liberazione, malinconia e la pace che sopraggiunge quando si smette finalmente di lottare per qualcosa che non può più essere salvato.

    In ultima analisi, è una canzone dedicata a chi ha amato troppo e a chi ha tentato di tenere in vita un legame morente, trovando infine il coraggio di dire basta per la propria salvezza.

    Commenta l’artista sul nuovo progetto: “Avevo toccato il fondo e avevo scavato anche oltre, ma dopo il dolore c’è la liberazione! Resta la malinconia, sì, ma quella di un’illusione mai manifestata nella realtà dei fatti concreti, vissuti in tanti anni insieme. La pace arriva quando smetti di lottare e di cercare di comprendere qualcosa, o qualcuno, che non vuole essere né compreso né salvato. ‘PAZZA +’ (come dice il titolo) è nata dopo aver speso anima, cuore, sangue, chili, soldi e anche un bel po’ di neuroni per chi non mi ha mai vista davvero, ma mi ha solo usata per sua comodità e capriccio. A volte la libertà comincia proprio da una follia ben indirizzata! Alla fine ho smesso di inseguire fantasmi e ho ricominciato a ridere, ritrovando in primis l’affetto e la premura per me stessa.”

    Biografia

    LUCY è una cantautrice, performer e direttrice artistica nata a Vicenza e con base a Milano. È un’artista totale: scrive, compone, dirige, costruisce estetiche, narrazioni e visioni. Ogni parte del suo progetto – dai testi ai visual – nasce da una sensibilità radicale e da un immaginario fortemente cinematografico.

    La sua storia parte da un dettaglio quasi mistico: sono state le suore del suo istituto a farla cantare per la prima volta, intuendo in lei una voce troppo grande per restare nascosta. Da bambina suona la tastiera, prende lezioni di canto, disegna, crea. L’adolescenza la ferisce, ma è proprio attraverso quelle ferite che la musica torna: diventa la sua autoterapia, il linguaggio che la salva e l’arma con cui si ricostruisce.

    Il progetto LUCY vive in una dualità profonda: Lucy Love e Lucy Hate, due nature emotive, due colori dell’anima, due modi opposti e complementari di reagire al mondo. Lucy Hate è la parte oscura, sacrilega, carnale. È la pelle che si indurisce, la voce che graffia, l’estetica che spaventa e seduce. Le sue influenze arrivano dall’estremo e dal disturbante: Marilyn Manson, l’elettronica abrasiva, il pop alienato di Poppy, l’immaginario inquieto di Cronenberg, Kubrick, Lars von Trier e Ryan Murphy, fino ai film horror che hanno costruito la sua fascinazione per il grottesco e per il corpo come simbolo emotivo. Da questa parte nasce “H2ODIO”, il suo primo EP: un viaggio nelle ferite, nella rabbia e nella corazza metallica che si costruisce quando nessuno ti protegge. Lucy Love invece è luce. È l’anima che rimane morbida anche quando la vita picchia forte. È malinconica, pop, emotiva, vulnerabile ma senza vergogna. Le sue influenze includono Lana Del Rey, Miley Cyrus, Lady Gaga, Allie X ed Elton John: melodie che restano, emozioni nude, romanticismo realistico e libertà creativa. Lucy Love è la voce della guarigione, della crescita e dell’identità che finalmente si dichiara senza paura.

    Il progetto LUCY si muove tra pop contemporaneo ed estetica cinematica, tra viscerale e melodico, tra ferocia emotiva e delicatezza. Il suo pubblico ideale raccoglie giovani adulti dai 18 ai 40 anni: persone sensibili e creative che vivono la musica come un rifugio e una rivelazione.

    Lavora in modo indipendente, curando la visione artistica e collaborando con professionisti esterni per finalizzare musica e contenuti visivi. Sta attualmente costruendo un team basato su fiducia, coerenza e visione condivisa.

    La missione di Lucy è raccontare la vulnerabilità che diventa forza e la sensibilità come superpotere, per far sentire meno sole le persone che vivono intensamente.

    Nei prossimi anni punta a consolidare il percorso discografico con un nuovo EP di Lucy Love, portando il progetto su palchi sempre più importanti. L’obiettivo a lungo termine è diventare una voce riconoscibile, autentica e poliedrica del pop contemporaneo italiano.

    Lucy è questo: petali e ferro, luce e ombra, fiamme e arcobaleni. Una metamorfosi continua, un dualismo che coesiste nel suo equilibrio.

    Con il nuovo singolo “Pazza +”, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio 2026, Lucy inaugura la nuova era Love: un pop diretto e sincero che parla di fragilità, ipersensibilità e rinascita. È un inno dedicato a chi si è sentito “troppo”, “strano” o “sbagliato” e ha imparato a trasformare tutto questo in coraggio.

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