Il silenzio, il rumore, le sensazioni amplificate e le parole che sfuggono. Un universo che spesso sembra troppo veloce, troppo caotico, troppo difficile da decifrare. Con “Dove tutto è possibile” (Pako Music Records/Believe Digital), il nuovo singolo di Giordano Amici, il cantautore romano si fa interprete dell’esperienza vissuta da chi convive con il Disturbo dello Spettro Autistico, restituendo uno sguardo intimo e rispettoso su una condizione che riguarda un bambino su 77 solo in Italia, secondo gli ultimi dati dell’ISS.
Disponibile su tutti i digital store dal 2 aprile, in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, il brano non vuole spiegare, ma accompagnare, in un cammino di sensibilizzazione e comprensione. E lo fa con la delicatezza che contraddistingue da sempre la scrittura di Amici, da anni impegnato nella narrazione di tematiche sociali: una canzone che racconta l’autismo dall’interno, in prima persona, dando voce a chi troppo spesso resta inascoltato.
Il testo di “Dove tutto è possibile” è una finestra aperta su un orizzonte fatto di percezioni sottili, dettagli che diventano essenziali e sensazioni che sfuggono alle definizioni comuni – «Nel mio mondo silenzioso di colori e sfumature, diverso è il rumore, nella mente più di un fiore» -. Parole che portano l’ascoltatore dentro una quotidianità differente, quella di un ragazzo autistico, traducendone le difficoltà e la bellezza della sua visione del mondo, fatto di suoni amplificati, gesti che assumono significati propri e una ricettività che segue traiettorie tutte da scoprire. «La folla è un grande mare» e il silenzio può diventare assordante, ma ogni cosa ha un proprio ritmo, una propria logica, un proprio spazio di libertà.
Quello di Giordano è un approccio che non si ferma alla superficie, ma ci spinge a riflettere su quanto il nostro modo di percepire la realtà sia solo uno dei tanti possibili.
«Ognuno ha il proprio modo di sentire, comunicare e vivere – spiega -, e credo sia fondamentale provare a comprendere queste diversità, accoglierle, rispettarle.»
L’autismo è definito “spettro” per la sua vastissima gamma di sfumature. Chi vive questa condizione sviluppa un’interpretazione unica di ciò che lo circonda, e il brano di Amici evita qualsiasi semplificazione, scegliendo piuttosto di trasmettere un’emozione autentica, senza retorica.
Molti studi dimostrano che l’autismo altera la percezione sensoriale, facendo sì che suoni, luci e contatti fisici vengano elaborati in modo amplificato o, al contrario, quasi ovattato. Secondo la National Autistic Society, oltre il 70% delle persone a cui è stata diagnosticata una forma di autismo sperimenta un’ipersensibilità o un’iposensibilità agli stimoli, un aspetto che influisce profondamente sulla loro interazione con il mondo esterno. Questa caratteristica trova riflesso nella costruzione sonora di “Dove tutto è possibile”, dove gli arrangiamenti guidano l’ascoltatore in un alternarsi di quiete e impeto, di leggerezza e immersione totale, proprio come accade a chi convive con un’elaborazione sensoriale diversa. Il risultato è un’esperienza musicale che non si limita a raccontare, ma fa vivere l’essenza del brano.
Non è un caso che la musica, da sempre, rappresenti un canale privilegiato di espressione per chi ha difficoltà a comunicare con le parole. La musicoterapia, infatti, ha evidenziato effetti positivi nel migliorare l’interazione sociale, facilitando una connessione più spontanea con l’ambiente circostante e riducendo significativamente i comportamenti ripetitivi e ansiosi associati all’autismo. Una ricerca pubblicata nel 2023 ha confermato che l’ascolto e la pratica musicale possono stimolare entrambi gli emisferi cerebrali, favorendo una maggior consapevolezza emotiva e potenziando le capacità relazionali. “Dove tutto è possibile” utilizza la musica non solo come linguaggio artistico, ma come mezzo per avvicinarsi a chi merita di essere ascoltato.
Se da un lato il testo descrive la quotidianità di chi vive questa condizione, dall’altro porta con sé un messaggio di fiducia e libertà. Il volo metaforico citato nel ritornello – «Prendi le mie mani, entra nel mio mondo, guarda è magico. Prendi le mie ali, insieme ce ne andiamo dove tutto è possibile» -, simboleggia la possibilità di andare oltre le barriere imposte dagli schemi sociali e dalle difficoltà di comunicazione, riconoscendo la ricchezza di ogni punto di vista.
Un’immagine che esprime il desiderio di leggerezza, di libertà, la necessità di potersi muovere senza il peso delle aspettative, in un equilibrio che non ha bisogno di essere giustificato.
«L’obiettivo non è cambiare chi è diverso – conclude Amici -, ma imparare a vedere la bellezza di questa diversità. Ciascuno di noi ha un’interiorità che può essere compresa solo se ci si prende il tempo di osservarla con attenzione.»
“Dove tutto è possibile”, prodotto da Alessandro Di Somma, rappresenta una delle pagine più toccanti del percorso artistico del cantautore. Un brano che, pur mantenendo un taglio personale, si lega a un tema di attualità sempre più presente nel dibattito pubblico, ponendo l’accento sull’importanza della consapevolezza e dell’inclusione.
Giordano Amici non è nuovo a progetti di stampo inclusivo. Con “Lara“, ha raccontato il dramma delle dipendenze giovanili, mentre “Fiocco Viola” ha portato alla luce il tema spesso taciuto dell’anoressia maschile. “Dove tutto è possibile” prosegue questo percorso, dimostrando ancora una volta l’urgenza narrativa del suo autore.
“Dove tutto è possibile” è un’opportunità di guardare oltre, di mettersi in ascolto, di accogliere nuove prospettive. Perché quando scegliamo di tendere la mano a chi vede il mondo con altri occhi, tutto può davvero diventare possibile.