Un album nato in detenzione porta il reinserimento oltre le dichiarazioni

Nelle carceri italiane il silenzio non coincide solo con l’assenza di suono, ma con tutto ciò che la detenzione, col tempo, comprime, interrompe e finisce per relegare in secondo piano: il ruolo sociale, la possibilità di essere riconosciuti per qualcosa che non sia soltanto l’errore commesso, l’identità stessa. Una sottrazione che segna la differenza sostanziale tra parlare di reinserimento e mettere qualcuno nelle condizioni di lasciare una traccia concreta. “Free For Music Vol. 1” nasce da questa differenza: all’interno della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, dove il laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer arriva oggi ad un esito compiuto: un disco.

L’album, disponibile tutte le piattaforme digitali, è stato presentato in anteprima nel corso di una conferenza stampa — la prima in Italia ammessa all’interno di un penitenziario — e raccoglie sei brani scritti e interpretati dai detenuti che hanno partecipato al laboratorio, trasformando un’attività nata entro il perimetro del carcere in una pubblicazione vera e propria, con titoli, crediti, autori, compositori, interpreti e una destinazione chiara all’interno del mercato discografico.

“Free For Music Vol. 1” rappresenta, almeno per questa prima fase, il punto di approdo di un lavoro cominciato mesi fa all’interno dell’istituto e sviluppato con continuità, metodo e una chiara direzione educativa: fornire ai partecipanti competenze concrete, strumenti espressivi e uno spazio in cui rielaborare rabbia e vissuti personali complessi in una forma diversa, non distruttiva, non violenta e orientata, con disciplina, alla scrittura e alla musica.

Gli incontri con Lazza, Fedez, Jake La Furia e Camilla Ghini — con Emis Killa presente in ognuno degli appuntamenti —, sono stati momenti diversi, ma guidati dalla stessa intenzione; quella di rendere la musica un mezzo di confronto, assunzione di responsabilità, rielaborazione individuale e acquisizione di abilità spendibili anche oltre il periodo detentivo.

In un sistema penitenziario in cui i percorsi formativi devono spesso misurarsi con limiti strutturali, tempi burocratici, autorizzazioni e margini operativi ridotti, portare un laboratorio interno fino alla soglia del mercato discografico significa spostare il baricentro dalla semplice attività al risultato, dall’intenzione all’esistenza di un prodotto culturale compiuto.

Già nei mesi scorsi Free For Music si era distinto per la volontà di non lasciare i brani chiusi nelle celle o nelle sale del laboratorio, ma di portarli fuori, metterli in circolazione, assegnare loro un’effettiva possibilità di ascolto. Con “Free For Music Vol. 1”, quell’opportunità prende vita.

L’uscita del disco conferma, del resto, la natura del progetto fin dal suo avvio. Free For Music non è nato come una visita occasionale di artisti all’interno del carcere, né come un’iniziativa pensata per il solo valore testimoniale. Fin dal primo appuntamento, il laboratorio si è posto il problema di come trasformare l’arte in competenza, in un linguaggio capace di fondere espressione individuale, lavoro e possibilità futura.

Quando Lazza ed Emis Killa sono entrati per la prima volta a San Quirico, l’essenza dell’incontro non era la straordinarietà della loro presenza, ma l’ascolto dei brani, il poter parlare di mestiere, la condivisione di errori, pressioni, scelte, occasioni colte o mancate. Più avanti, con Fedez, il confronto si è allargato ai temi della libertà, della responsabilità, dell’influenza della musica sulle nuove generazioni, del rapporto tra espressione e conseguenze. Con il terzo appuntamento, il discorso si è ulteriormente approfondito, toccando il valore del tempo, la possibilità di cambiare, il significato del reinserimento e il rapporto tra credibilità, disciplina e lavoro.

È la stratificazione di questi confronti a suggerire che il reinserimento non può restare un enunciato di principio, ma deve passare anche dalla creazione di strumenti, competenze e occasioni che permettano ai detenuti, a fine pena, di non portare con sé soltanto il marchio dell’errore.

“Free For Music Vol. 1” raccoglie sei tracce, ciascuna legata a una voce, a una scrittura e a un messaggio distinto:

 Tracklist:

1. “Amor Verdadero” – Ezequiel
2. “Amore Paranoia” – Reda
3. “Provenienza” – Cuba
4. “Hey My Girl” – Mappa
5. “Billete Falso” – Yandre
6. “Tuta Arsenal” – Falco Cash

Bastano i titoli a far percepire provenienze, lessici, urgenze e immaginari differenti. Dall’album affiorano i sentimenti, filtrati dalla distanza e dal senso di colpa, il denaro, l’appartenenza, l’errore, le radici e il modo in cui ciascun partecipante prova a guardare al futuro senza lo stigma del proprio passato. Una pluralità di voci, sguardi e vissuti che, per una volta, non raccontano la detenzione da chi la osserva dall’esterno, ma portano con sé individualità diverse che nella scrittura e nella musica hanno trovato non solo un unico codice espressivo, ma un modo per arginare quel silenzio, quel vuoto, che la detenzione finisce spesso per scavare attorno all’identità e all’idea stessa di futuro.

“Free For Music Vol. 1” non è una parentesi filantropica, ma una prova tangibile, udibile e pubblica depositata fuori dalle mura. È la conferma che in alcuni luoghi scrivere una canzone non è un modo per passare il tempo, ma l’affermazione del diritto di riprendere la parola e rientrare nel mondo da un punto diverso rispetto a quello in cui si era interrotto tutto.

La realizzazione dell’album e dell’intera iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione delle istituzioni e al lavoro dei funzionari giuridico-pedagogici, della coordinatrice dott.ssa Mariana Saccone, della dott.ssa Elena Balia e della dott.ssa Laura Fumagalli, insieme alla Direzione, agli educatori e alla Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale Sanquirico di Monza, che hanno seguito ogni fase organizzativa.

Free For Music è pensato come un percorso continuativo, destinato a proseguire all’interno del carcere di Monza e ad aprirsi progressivamente anche ad altri istituti penitenziari che hanno manifestato interesse, con interlocuzioni e pratiche già avviate.

Immagini e video sono stati realizzati dalla fotografa Aurora Ingargiola.