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  • Musica, design e cultura d’impresa:  a Milano, dal 12 marzo al 16 luglio,  è tempo di GBIM JAZZ Experience

    Il jazz dà voce alla materia ceramica con quattro eventi ideati e promossi da Gruppobea e Imola Ceramica per un’esperienza culturale contemporanea. I protagonisti del nuovo format sono i musicisti Gabriele Boggio Ferraris, Davide Parisi, Jimmy Straniero, Martha e Francesco Chebat, Vijaya Trentin, Ludovico Elia e Myra


    MILANO – Si chiama GBIM JAZZ Experience il concept ideato e promosso da Gruppobea e Imola Ceramica nel quale il mondo del design e della musica jazz si fondono, dando vita ad un evento culturale che intende investigare nuove architetture sensoriali all’insegna della creatività grazie a un format inedito che intreccia architettura, suoni contemporanei e cultura d’impresa.

    Quattro gli eventi in programma a Milano per la prima edizione di GBIM JAZZ Experience: i primi tre concerti della rassegna avranno luogo presso Pro.Space, lo spazio di Imola Ceramica dedicato ai professionisti, in via Voghera 6, e saranno riservati a un pubblico selezionato di rappresentanti del mondo dell’architettura, del design e della cultura, mentre l’evento conclusivo si svolgerà presso lo showroom del Gruppobea, in via Toffetti 31.

    Il progetto prende forma dall’incontro tra la solidità della sinergia commerciale tra Imola Ceramica e Gruppobea e la visione artistica di Antonio Ribatti, infaticabile organizzatore e animatore di eventi e stagioni musicali di rilievo nazionale (come l’AHUM Milano Jazz Festival). Per l’occasione, Ribatti, ha selezionato tre gruppi che si esibiranno il 12 marzo, il 9 aprile e il 7 maggio (il 16 luglio ci sarà l’appuntamento finale con la premiazione della band vincitrice): il trio DjangoBop Vibes (composto da Gabriele Boggio Ferraris, Davide Parisi e Jimmy Straniero), con un repertorio ispirato al jazz manouche; il duo Martha J. & Chebat (Martha e Francesco Chebat) con un progetto che spazia tra folk e jazz song; infine, il trio Anodic Breath (Vijaya Trentin, Ludovico Elia e Myra), il cui sound è un mix di sonorità elettroniche e ambient. Ogni formazione eseguirà i brani dal proprio repertorio e una composizione inedita, appositamente ideata e dedicata ad una collezione di Imola Ceramica. La nuova traccia musicale tratterà la materia ceramica, rendendo udibile il visibile, in un gioco di rimandi formali e concettuali.

    Una giuria, composta da esperti del settore dell’architettura e del design – tra cui Laura Galloni, docente del Politecnico di Milano – decreterà, al termine delle tre serate, il gruppo vincitore. GBIM JAZZ Experience si presenta quindi come un format ibrido: una rassegna musicale che culmina in una competizione. Tuttavia, tutti i partecipanti saranno premiati con registrazioni che entreranno a far parte di una compilation digitale disponibile su Spotify e YouTube.

    Il GBIM JAZZ Experience, inoltre, vedrà la collaborazione di Delabeat, producer e pianista jazz italo-francese attivo tra Milano e Parigi e distribuito da JE Entertainment. Delabeat realizzerà una reinterpretazione in chiave urban, acid jazz e house della composizione inedita della band vincitrice dedicata alla collezione Imola.

    Il primo gruppo che si esibirà sarà, giovedì 12 marzo (ore 19), il trio DjangoBop Vibes, che attualizza un repertorio ispirato al jazz manouche e agli standard della prima metà del Novecento. Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono), Davide Parisi (chitarra) e Jimmy Straniero (contrabbasso) eseguiranno famose composizioni di Django Reinhardt, Duke Ellington e Fats Waller nonché una manciata di brani originali. Gabriele Boggio Ferraris è tra i principali esponenti del suo strumento in Italia. Ha pubblicato numerosi lavori discografici, sia come leader sia in collaborazione con figure di rilievo del jazz internazionale, tra cui Dave Douglas, Hindi Zahra, Steven Bernstein, Stochelo Rosenberg e Maurizio Brunod. Classe 2001, Davide Parisi è un chitarrista specializzato nello stile Gypsy Jazz. Si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio G. Verdi di Milano, milita in diverse formazioni e collabora regolarmente con figure di spicco del panorama italiano, tra cui Dario Napoli, Alessandro di Virgilio (Accordi Disaccordi), Paolo Tomelleri, Alfredo Ferrario e Tonino de Sensi. Jimmy Straniero è tra i più interessanti talenti emergenti del contrabbasso. Nel 2013 ottiene una borsa di studio del Berklee College of Music di Boston durante i seminari di Umbria Jazz. Ha partecipato al tour italiano delle Vibrazioni e nel 2021 ha vinto il Premio Nazionale delle Arti – Jazz. Nel 2022 è contrabbassista di Fred!, spettacolo teatrale con Roy Paci e Matthias Martelli, con cui partecipa anche a numerosi festival jazz nazionali.

    Giovedì 9 aprile sarà la volta del duo Martha J. & Chebat, mentre giovedì 7 maggio si esibirà il trio Anodic Breath. Infine, come detto, presso la sede di Gruppobea, giovedì 16 luglio si svolgerà l’evento conclusivo al quale parteciperà la formazione vincitrice della prima edizione di GBIM JAZZ Experience.

     
    GBIM JAZZ EXPERIENCE – PRIMA EDIZIONE
    Milano, dal 12 marzo al 16 luglio 2026

    Giovedì 12 marzo 2026, ore 19:00
    DJANGOBOP VIBES – Bebop e swing manouche
    Gabriele Boggio Ferraris (vibrafono), Davide Parisi (chitarra), Jimmy Straniero (contrabbasso).

    Giovedì 9 aprile 2026, ore 19:00
    MARTHA J. & CHEBAT – Folk e jazz song
    Martha Chebat (voce), Francesco Chebat (Fender Rhodes).

    Giovedì 7 maggio 2026, ore 19:00
    ANODIC BREATH – Jazz elettroacustico ambient
    Vijaya Trentin (piano, voce), Ludovico Elia (tromba, effetti), Myra (sound design, elettronica).

    Giovedì 16 luglio 2026, ore 20:00
    FINALE E PREMIAZIONE

  • NANCO PRESENTA “IVA E’ PARTITA”… Da un lato, IVA è una donna reale…. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo

    NANCO PRESENTA “IVA E’ PARTITA”… Da un lato, IVA è una donna reale…. Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo

    Artista: Nanco

    “Iva è partita”

    NANCO Iva è partita 2026

    Iva è partita, è partita Iva,

    mi ha preso tutto, la speranza e la vita.

     

    INTRO AL BRANO

     “Iva è partita” costruisce il proprio racconto su un doppio significato che attraversa l’intera canzone e trova nel videoclip la sua forma visiva.

    Da un lato, IVA è una donna reale: una presenza affettiva, fragile e conflittuale, legata sentimentalmente a un giovane imprenditore.

    Dall’altro, IVA è la partita IVA stessa, simbolo della condizione economica, del peso fiscale e della solitudine del lavoro autonomo.

    Il titolo diventa così una frattura di senso:

    “Iva è partita” è insieme l’abbandono della donna amata e il logoramento silenzioso di una vita imprenditoriale schiacciata dalle responsabilità.

    Amore e sistema economico si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.…

     

    Testo

    Io ti seguivo, a tratti veloci

    su tutte quelle voci,

    tutte quelle bugie.

    Non c’era niente di vero,

    non era vero niente.

    Mi ravvedevo e per poco abboccavo,

    ipotizzavo, se pure fosse,

    quanto ti piace parlarmi di promesse.

    Avvisi atroci a forma di croci,

    condoni feroci di tutti gli ammanchi.

    E mi perdevo a tutti gli incroci,

    tutte quelle voci,

    tutte quelle bugie.

    Non era vero niente.

    Iva è partita, è partita Iva,

    mi ha preso tutto, la speranza e la vita.

    Poi m’è sembrato

    — ed io non ti pago, correggimi pure se sbaglio —

    hai preso i sogni dal cassetto

    e li hai messi nel bagaglio.

    E mi perdevo a tutti gli incroci,

    tutte quelle voci,

    tutte quelle bugie.

    Non era vero niente.

    C’è lo studio di settore

    che quantifica l’amore,

    nonostante il ragioniere,

    nonostante il tuo dottore.

    Iva è partita, è partita Iva,

    mi ha preso tutto, la speranza e la vita.

    BIOGRAFIA

    Nino Di Crescenzo, in arte Nanco, nasce a Teramo il 15 marzo 1975.

    Dopo l’esordio nel 1994 al Festival di Castrocaro, interrompe il percorso musicale per poi riprenderlo nel 2013 adottando lo pseudonimo Nanco e scrivendo il brano Amsterdam, finalista al Cantagiro 2014 e vincitore del Premio Speciale della Giuria per l’originalità del testo al Premio Alex Baroni 2015.

    Nel 2016 pubblica il primo album, Acerrimo, con la partecipazione di Goran Kuzminac in due brani. Il disco viene candidato tra le dieci migliori opere prime al Premio Tenco 2016, mentre il brano omonimo entra nei titoli di coda del film Timballo, con Maria Grazia Cucinotta e Ivan Franek. Nello stesso anno Carolina e la pioggia è semifinalista al Premio Pierangelo Bertoli.

    Nel 2017 esegue Ti invito in Abruzzo su Rete4 nel format Pianeta Moda e raggiunge la finale del Premio De André, condividendo negli anni il palco con artisti e personalità della scena nazionale e aprendo concerti di Francesco De Gregori, Filippo Graziani e altri protagonisti della musica italiana.

    Nel 2019 pubblica il singolo Dentro, prodotto con Giorgio Ciccarelli (Afterhours, CSI), seguito nel 2020 da Marsinell, dedicato all’emigrazione abruzzese in Belgio, con arrangiamenti del maestro Enrico Melozzi. Dalle successive collaborazioni con Melozzi e Paolo Giovenchi nascono nuovi brani ancora inediti.

    Con “IVA è partita”, Nanco inaugura una nuova fase del proprio percorso: un ritorno al cantautorato che unisce dimensione intima e racconto sociale, dando voce alle fragilità e alle contraddizioni del presente.

  • FUORICENTRO presentano AMANDA LEAR – GUARDA IL VIDEO

    FUORICENTRO presentano AMANDA LEAR –

    GUARDA IL VIDEO

    https://www.youtube.com/watch?v=zEy2CkEg0NU&list=RDzEy2CkEg0NU&start_radio=1

    INTRO AL  VIDEO

    Con questo progetto abbiamo voluto rendere omaggio a una artista straordinaria e figura simbolo di un’epoca caratterizzata da innovazione, eleganza e audacia creativa. La sua presenza scenica e la sua capacità di reinventarsi nel tempo rappresentano un punto di riferimento per intere generazioni. Richiamare la sua immagine significa evocare un periodo storico, quello della Milano da bere, in cui l’Italia e l’Europa guardavano al domani con ottimismo, stupore e una forte spinta verso la modernità.

    Insomma erano anni di sogni condivisi, fiducia collettiva e un fermento culturale che sembrava inarrestabile. Su questo sfondo si innesta il racconto del video, costruito come un viaggio simbolico tra passato e presente. Il filo conduttore è un televisore d’epoca sintonizzato sull’immaginaria “TV FUTURE”, un canale che idealmente trasmette frammenti del futuro già dagli anni ’80. Attraverso questo espediente narrativo, l’Amanda Lear interpretata dall’attrice Tiziana Ferlazzo osserva ciò che il tempo ha riservato al mondo. Al suo fianco, Maurizio Camuti, con i baffi che richiamano Salvador Dalí ,diventa una sorta di guida visionaria, un accompagnatore che le mostra, con un misto di stupore e malinconia, gli scenari del presente. Le immagini che scorrono sullo schermo rivelano un mondo radicalmente diverso da quello immaginato decenni fa: conflitti armati sempre più vicini, notizie di guerra che invadono quotidianamente radio e televisioni, tensioni che sembrano aver riportato

    l’umanità indietro nel tempo. A questi elementi si aggiunge il cambiamento climatico, una crisi globale che continua a manifestarsi con sempre maggiore evidenza, nonostante se ne parli meno proprio mentre gli effetti diventano più gravi. Si incontrano anche il tema della povertà crescente e quello della solitudine che caratterizza milioni di persone, soprattutto nelle grandi metropoli moderne. Uno degli aspetti più forti dell’opera riguarda l’iperconnessione.

    La tecnologia, nata per avvicinare, ha finito spesso per allontanare, generando relazioni più rapide ma meno profonde. La facilità con cui si comunica ha reso i legami più fragili, trasformando la socialità in un gesto istantaneo che può

    svanire con un semplice clic. In questo contesto, l’arte stessa ha dovuto confrontarsi con un cambiamento radicale: la creatività che un tempo nasceva dall’incontro e dall’esperienza condivisa appare oggi minacciata da ritmi accelerati, da contenuti effimeri e dalla perdita di attenzione. Il video invita a riflettere sul “giardino dell’universo”, una metafora del nostro pianeta, meraviglioso ma costantemente maltrattato. È un richiamo alla responsabilità individuale e collettiva, un’esortazione a riconoscere il valore di ciò che ci circonda e che troppo spesso diamo per scontato. La rappresentazione dei conflitti e delle fragilità sociali non vuole essere un messaggio pessimista, bensì un invito a prendere coscienza del presente per costruire un futuro più equilibrato. In questo dialogo ideale tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati, la figura di Amanda Lear assume un ruolo simbolico: rappresenta la forza dell’arte, la capacità di trasformarsi e di illuminare anche i momenti più

    complessi. L’opera si conclude con un auspicio di rinnovata armonia, un invito a recuperare autenticità, solidarietà e un rapporto più consapevole con il mondo

    che abitiamo.

    Testo/musiche/arrangiamento 

    Camuti Maurizio, Giovanni Rosina, Paolo Sala

    Atttici/attori in video: Maurizio Camuti, Tiziana Ferlazzo, Verdiana Monaco. 

    Regia: Matteo Fiacchino

    IL TESTO

    1 / 2

    AMANDA LEAR  

    —  

    Vorrei dire ad Amanda Lear

    che non sta andando così  

    tra guerre incandescenti  

    in un clima un po’ bollente

    torna tra i mortali  

    coi tuoi show molto speciali  

    dal pensiero intelligente

    sei una luce travolgente

    ( vien a nous .. encore ..)  

    vorrei abbracciare Amanda Lear  

    per esser stata così  

    cibernetica e lucente

    sei potenza travolgente

    pensieri tra i capelli  

    brillanti e molto snelli

    d’Amanda ce n’è una

    ci porterà fino alla luna  

    (vien a nous…encore we love you )  

    Negli anni 80 amanda brillava,

    Con il suo charme nasceva e incendiava

    Ambiguità che sfondava ogni schema  

    Mito vivente di un eterno problema  

    Regina del pop musa ribelle

    Nient’altro che fascino nella sua pelle  

    Classe e clamore lasciavano il segno  

    Amanda eterna, eterno ingegno

    2 / 2

    ( vien a nous … encore… .. )

    Finale: bionda esagerata Amanda è tornata × 6

    BIOGRAFIA

    Progetto di Maurizio Camuti orbitanti nella scena rock pop milanese, nel passato molto presente sulla scena live della città e non solo attraverso festival e concorsi, per molti anni guidate dal frontman Maurizio Camuti, cantautore attento e sensibile alle più attuali problematiche sociali.
    Progetto musicale che vuole sperimentare attraverso testi e musica temi che sono sempre più lasciati solo ai tavoli politici.

    Con ‘Pia Contessa’ abbiamo voluto parlare di Omofobia mentre con Milano (sponsorizzata dallo stesso Comune di Milano) hanno voluto rendere omaggio a una città laboriosa e bella da un punto di vista insolito secondo gli stereotipi attuali. Con “valigie di cartone” hanno affrontato l’antica questione dell’emigrazione sud/nord, ormai decennale, mentre con “Piedi gonfi: la questione legata alla violenza contro le donne. Infine, ha recentemente pubblicato “Con un mazzo di rose ” che oltre a rivisitare il tema della violenza vuole affrontare l’annosa questione della discriminazione e della mancanza di pari opportunità nei confronti delle donne.

    Infine, con Oggetto numero 7 e Non è tutto finito, abbiamo voluto parlare di vivisezione anche attraverso le immagini fornite da Lav e ambiente con le immagini del WWF e un messaggio finale di Maria Giovanna Elmi.

     


  • “Gli Occhi di Mio Padre” – il nuovo videoclip di Emidio De Berardinis tratto dall’album VIA IGNIS

     

    “Gli Occhi di Mio Padre” – il nuovo videoclip di Emidio De Berardinis tratto dall’album VIA IGNIS

    https://www.youtube.com/watch?v=5MoRIAY6Si4

    Esce il videoclip di “Gli Occhi di Mio Padre”, il nuovo lavoro del cantautore Emidio De Berardinis (tratto dall’album Via Ignis), un brano intenso e visionario che diventa immagine, simbolo e viaggio interiore. Il video è un vero e proprio racconto visivo, dove le immagini non seguono semplicemente la musica, ma danzano con essa, amplificando il senso profondo del testo e guidando lo spettatore in un territorio emotivo e spirituale. Ogni scena è pensata come un riflesso, uno specchio, un varco: perché dietro ogni sguardo si nasconde una storia, e quella storia inevitabilmente risuona negli occhi di chi osserva.Per chi è pronto a lasciarsi attraversare, il videoclip diventa un’esperienza rivelatrice: non solo visione, ma luce che illumina l’anima.

    Il brano “Gli Occhi di Mio Padre” è un’ascesa. Non guarda indietro, ma risale. Non è nostalgia: è risveglio. Il brano affronta la possibilità – spesso dolorosa, ma necessaria – di riconoscere che molti dei nostri modelli, dei nostri sogni, persino delle nostre idee sull’amore, non sono davvero nostri: sono eredità inconsapevoli, forme ricevute che a volte soffocano l’Essenza invece di nutrirla. Gli occhi diventano così portali: attraverso essi si può perdere se stessi oppure ritrovarsi.

    Nell’erranza dello Spirito tra i deserti dell’apparenza, l’uomo si lascia tentare da ciò che brilla ma non nutre, finché arriva la notte e gli occhi si chiudono. Solo allora può iniziare il vero sogno: quello in cui il cielo non è più sopra, ma dentro. Il brano ricorda che tutto dipende da chi guarda: se guarda la mente controllante, vede prigioni; se guarda la coscienza, vede porte; se guarda l’Amore, vede l’origine stessa della realtà. “Gli Occhi di Mio Padre” è una carezza agli sguardi mancati, un saluto ai padri rimasti ancorati alle loro certezze, un canto per liberare la vita dalle eredità che l’hanno appesantita. Ma è anche una benedizione: perché proprio in quello sguardo spento si accende la fiamma nuova di chi ha scelto di vedere davvero.

    Credits

    Video, Testo, Voce e musica: Emidio De Berardinis

    Mix, Edit e Master: Stefano Lelii presso La Baia dei Porci

    Pianoforte suonato da Flavio Marozzi

     

    IL DISCO

    Via Ignis è un viaggio dentro il fuoco interiore: piano malinconico, archi che feriscono e curano, brani che passano dalla dolcezza alla Satie (Gli occhi di mio padre) alla tensione rituale di Filia filii tui. Non un disco: un attraversamento.

  • Atom Lux presentano l’album di debutto Voidgaze Dopamine Salad…

    Atom Lux presentano l’album di debutto Voidgaze Dopamine Salad… un intreccio alla velocità della luce tra  psych rock, alternative, garage, soft stoner e prog-pop

     

    ASCOLTA IL DISCO

    https://open.spotify.com/intl-it/album/64Y8KzprtJzLOStLQP7kCS?si=0ho9aKmaQLS0htE_uacqig

    Voidgaze Dopamine Salad, primo lavoro discografico di Atom Lux (in parte Lucio Filizola), si colloca, in modo volutamente instabile, a cavallo tra psych rock, alternative, garage, soft-stoner e prog-pop, attingendo da universi differenti, e generando un multiverso dai colori ipersaturi, tenuto insieme da un collante di sana matrice rock. I dieci brani, pervasi da tematiche surreali, fanta-catastrofiche, allucinogene, e a tratti grottesche, si reggono su un’impalcatura fatta di chitarre taglienti e riffose, synth frastagliati, voci sature e una sezione ritmica pulsante e dinamica, il tutto innaffiato da shot di delirio psichedelico.

    Non è un concept album, ma il filo conduttore, anche se non tematico, esiste e ha le sembianze di un’insalata di dopamina servita su un piatto fatto di lunghi sguardi nel vuoto.

    Voidgaze Dopamine Salad è un mosaico immaginifico, un cocktail caleidoscopico dal retrogusto rock’n’roll, a base di scimmie allucinate, fiumi di lava, universi frattali, singolarità cosmiche letali, conigli inebrianti, serpenti doppiogiochisti, danzatori isterici e molto altro.

    Atom Lux – Breve Bio

    Atom Lux (in parte Lucio Filizola), polistrumentista, autore e cantante cilentano, trapiantato a Roma, si avvicina alla musica da piccolo mettendo le mani sul pianoforte e poi sul clarinetto, ma ci mette poco a dimenticarsi di questi strumenti quando ascolta per la prima volta i classici del rock. Il passaggio alla chitarra innesca un’esplorazione famelica degli sconfinati territori del rock. Divora e scrive musica, suonando in diverse formazioni, arrivando a sguazzare nelle acque agitate del prog rock, con i Möbius Project, con cui incide un disco nel 2014, dal titolo Ra Me Nivar.

    Dopo una pausa di alcuni anni, a seguito dello scioglimento dei Möbius, nel 2019 riprende a comporre musica, addentrandosi in dimensioni dal sapore psichedelico e alternative, ma senza alcun dettame o vincolo di genere. Nel 2022 intraprende il progetto solista Atom Lux, con base a Roma, producendo musica nello studio casalingo.

    Nel dicembre del 2024 il progetto Atom Lux diventa full band e si attiva dal vivo, contando 5 elementi. Nell’ottobre del 2025 pubblica il suo primo lavoro discografico, dal nome Voidgaze Dopamine Salad.

  • Piaggio Soul Combination feat. Diane Kowa – Allnighter Material

    Piaggio Soul Combination feat. Diane Kowa – Allnighter Material

    ASCOLTA E COMPRA IL VINILE DA QUI

    https://www.areapirata.com/en/prodotto/diane-kowa-the-piaggio-soul-combination-allnighter-material/

     “Allnighter Material” segna il ritorno in grande stile della miglior soul band italiana. Marco Piaggesi e compagni confezionano un disco autentico, fedele al suono Stax/Motown ma animato da un groove moderno e irresistibile. L’ingresso della splendida voce di Diane Kowa dona nuova forza e respiro internazionale a brani che sembrano nati per i dancefloor del Northern Soul. Un lavoro elegante, potente e genuino, tra i migliori dischi soul europei dell’anno.

  • “Cosa vuol dire amore”: il nuovo singolo di Alessandro D’Iuorno tra introspezione e verità Guarda il video

    “Cosa vuol dire amore”: il nuovo singolo di Alessandro D’Iuorno tra introspezione e verità

    Guarda il video

     

    https://www.youtube.com/watch?v=KLbX9Brzujk

    Il videoclip firmato da Viral Production, per la regia di Luigi Benelli di Maro, racconta il percorso di un uomo alla ricerca di sé stesso.

    Non lo so cosa vuol dire davvero “amore”? È la frase che apre — e attraversa — l’ultimo lavoro di Alessandro D’Iuorno, artista toscano capace di intrecciare parole e musica in un racconto autentico e disarmante. Il nuovo singolo, “Cosa vuol dire amore”, è un viaggio dentro le fragilità e le contraddizioni dell’animo umano, dove l’amore non è mai idealizzato, ma osservato per ciò che è: un sentimento complesso, che illumina e a volte ferisce, che cambia e trasforma.

    Il videoclip, realizzato da Viral Production di Luigi Benelli di Maro e Marco Marroni, traduce in immagini il senso più profondo del brano. Girato nella suggestiva location di Poggio alla Pieve, il video alterna momenti di introspezione e libertà, di tensione e leggerezza, restituendo l’immagine di un uomo che si spoglia simbolicamente delle proprie maschere per ritrovare sé stesso.

    Il testo della canzone, intimo e diretto, colpisce per la sincerità con cui affronta il tema del cambiamento e della vulnerabilità:

    “Se c’è una cosa che ho capito è che si cambia, se quell’ombra che è dentro di te esce quando viene il sole.”

    Una frase che racchiude la chiave interpretativa dell’intero lavoro: la consapevolezza che solo affrontando le proprie ombre si può rinascere.

    Nel brano, D’Iuorno racconta la sua difficoltà di amare, la paura di sentire, il desiderio di autenticità in un mondo che spesso premia la mediocrità. È un racconto adulto, sincero, a tratti spietato, ma sempre umano.

    Il videoclip segue questo percorso con uno stile visivo cinematografico, dove ogni movimento e sguardo contribuisce a costruire un linguaggio universale. Il risultato è un’opera che fonde musica, fotografia e narrazione, confermando il sodalizio artistico tra Alessandro D’Iuorno e il team di Viral Production, già noti per la loro capacità di raccontare emozioni con immagini potenti e delicate.

    “Cosa vuol dire amore” non è solo una canzone: è un riflesso. Un invito a fermarsi, ascoltarsi e riconoscere la parte più vera di sé, quella che — come canta D’Iuorno — “esce quando viene il sole”.

     

    BIOGRAFIA 
    Alessandro D’Iuorno, in arte D’Iuorno, nasce e cresce a Firenze. Il suo disco d’esordio “Ho capito abbastanza” esce nel maggio del 2012 per Controrecords e Newmodellabel, con distribuzione Audioglobe. Un lavoro che viene accolto positivamente dalla critica specializzata e che gli permette di entrare in contatto con Giorgio Canali, che lo ospita in apertura di alcuni suoi concerti durante il tour di presentazione del disco. Da qui il rapporto tra i due inizia a stringersi, fino a portare ad una collaborazione per il nuovo disco “Diversamente capace”, in cui Canali assume la figura di produttore artistico ed arrangiatore. Il nuovo album è stato registrato tra lo studio Larione 10 di Firenze e la casa dello stesso Giorgio, ed è uscito il 12 maggio 2015.

    Inizia il suo tour tra live e  interviste radio. Le recensioni dicono che il progetto funziona. fino a quando a fine 2016 uno stop per problemi personali interrompe la sua corsa. Continua a scrivere, si rimette in piedi, ed è il 2018 quando conosce il bassista compositore Alessio Dell’Esto di Grosseto. Da lì inizia la collaborazione da cui nasce una raccolta di nuovi e vecchi brani, “SS223”.Dopo la presentazione di SS223 arriva la pandemia che lo  porta ad una nuova dimensione in cui inizia a sperimentare, fino  uscita del  singolo “1984”.

    Nel 2024  pubblica  il singolo “Firenze ci crede“, la  Firenze popolare dove è cresciuto fatta di tradizioni.  

     Mentre inizia a lavorare a nuovi brani trascorre  l’inverno sull’isola di Malta dove scrive “Cosa vuol dire amore” che decide di pubblicare come ultimo singolo a se stante  in uscita  il 14 Novembre 2025. Il cantautore  ha in programma di uscire con un nuovo album nel 2026.


  • Rescue Zone presentano il video di Bed, un bellissimo concept clip con atmosfere tra il dark e il sognante

    Rescue Zone presentano il video di Bed, un bellissimo concept video con atmosfere tra il dark e il sognante

    https://youtu.be/5QdGz0M2Kmc?si=FSTgxb4s9jvoGavw

     

     

    IL BRANO

    “Bed” si esprime in modo distaccato dalla persona e racconta la condizione che ognuno di noi vive dentro le proprie paure e insicurezze. Mostra come queste ci facciano sentire oppressi, inadeguati e costantemente in conflitto con noi stessi.

    È una spinta alla ribellione, prima verso le nostre stesse gabbie interiori, per provare a uscire da quelle situazioni che creiamo con gesti istintivi e affrettati. Ci ricorda che tutto ciò di cui abbiamo bisogno va cercato ed ottenuto senza compromessi e paura.

    Ogni riferimento rimanda a momenti di riflessione; ogni domanda cerca una risposta, senza sapere se sarà davvero quella giusta. Il brano racconta il passaggio dalla quiete apatica alla ribellione, nella ricerca di una risoluzione personale.

    IL VIDEO

    Il video di Bed si apre con una mano sanguinante e una camminata lenta, come se il pericolo fosse ormai alle spalle. È solo una tregua illusoria: ciò che inquieta dentro non ha mai smesso di muoversi. La cattura e il sacco calato sulla testa segnano il ritorno inevitabile di quelle ombre.

    Su un materasso, il corpo giace con il volto coperto dallo stesso sacco. Mani che vagano ai lati sfiorano lo spazio attorno, presenze che tornano a manifestarsi e richiamano ciò che era stato messo a tacere.

    Sul tavolo, circondato da figure mute,

    una mano scivola dall’addome al volto: un contatto che rivela la verità nascosta, come se ciò da cui si fugge trovasse comunque il modo di manifestarsi.

    Nel bagno, immerso nell’abbandono, tutto si ribalta: chi tentava di fuggire diventa preda, e ciò che sembrava distante prende il controllo. Il trascinamento per i piedi legati e il cerchio rituale mostrano l’esposizione totale alle proprie paure.

    Nella sepoltura nasce un impulso di ribellione, un gesto istintivo per non lasciarsi inghiottire definitivamente. La corsa ritorna, tra cadute e riprese, fino alla stessa mano sanguinante che chiude il video, identica all’inizio: il confronto con sé stessi non finisce, ritorna ciclicamente allo stesso varco.

     

    BIOGRAFIA

     

    I Rescue Zone si formano nel 2024, dall’incontro tra cinque musicisti decisi a trasformare le proprie esperienze in qualcosa di autentico e potente. Tutto parte quando Emanuele, voce della band, contatta Nicola, bassista, nel settembre dello stesso anno. Con Andrea alla batteria – compagno di palco di lunga data di Nicola – e i chitarristi Alice e Raffaello, vecchi amici uniti dalla stessa urgenza creativa, la formazione prende rapidamente vita.

    Le loro influenze diverse si fondono in un sound diretto, energico e moderno, dove melodia e impatto convivono in perfetto equilibrio.

    A giugno 2025 pubblicano il primo singolo, “Get Away”, seguito da “Bed”, due brani che segnano l’inizio del percorso dei Rescue Zone: una band che mette al centro l’istinto, la coesione e la voglia di suonare senza compromessi.

     

     

     

  • NIMBY presentano il terzo singolo, “3 ottobre” tratto dall’album BARBARIE

    NIMBY

    presentano il terzo singolo,

    “3 ottobre”

    tratto dall’album BARBARIE

     

    Il 3 ottobre esce “3 Ottobre”, terzo videoclip e quinto singolo di Barbarie, ultimo album dei Nimby. Il brano, dal tono cantautorale, racconta la solitudine esistenziale e il desiderio di cambiamento di fronte a un mondo alienato e consumista, ma anche il rischio di cedere alla tentazione dell’“uomo forte”, possibile dittatore contemporaneo. Il videoclip, girato in un crudo bianco e nero, rinuncia all’estetica patinata per sottolineare il contrasto vita/morte e il dilemma morale del protagonista. La scelta del monocromo concentra l’attenzione su azioni e personaggi, disturbata però dalla presenza di dispositivi elettronici simbolo di distrazione di massa. Il personaggio, diviso tra sogno rivoluzionario e attrazione per il potere, è fragile nella sua solitudine e incline alla corruzione, riflettendo un’umanità che, tra simboli e rimandi storici, rischia di ripetere i propri errori.

    Il video, un elegante clip in bianco e nero, che porta magicamente a livello visuale i contenuti della canzone, è stato realizzato dal regista Emanuele Spagnolo.

    GUARDA IL VIDEO

    https://youtu.be/xbk5QZp2MMg

    IL TESTO

    Oggi, mercoledì 3 ottobre,

    ho deciso di fondare un movimento individuale

    per la promozione di un nuovo giudizio universale

    Ci ho riflettuto ieri, martedì 2 ottobre 

    mentre ancora intorpidito provavo a rendermi la vita meno uguale

    Che tristissimo eureka lui col suo pattume

    Passo svelto e schiena dritta,

    si liberava di un peccato consumista.

    Una cacca di plastica, neanche troppo sola

    invocava l’attenzione del testimone che era stato la sua gola

    Dimmi che sei con me, anche quando non trovo le parole

    Dimmi che sei come me, contemplatore della rivoluzione

     

    Oggi, mercoledì 3 ottobre

    ho deciso di affidare tutti sti sbagli alla pena capitale

    Mi è balenato ieri, martedì 2 ottobre

    mentre i saggi e i poveracci si masticavano boriosi le parole

    Quasi quasi mi arrendo, resterei in disparte,

    ma ho la smania di azzerare di giudicare il tutto per una parte

    Dimmi che sei con me, anche quando non vedo più di un dove

    Dimmi che sei come me, affascinato dal moderno dittatore.

    BIOGRAFIA

    Nata da un’idea del frontman Tommaso La Vecchia e del chitarrista Aldo Ferrara, la rock band esordisce dal vivo nel 2009 in Calabria, offrendo un sound autentico nel panorama indie alternative italiano. 

    Il primo lavoro è l’Ep del 2010 “A glimpse of world seen thru the eyes of an old tree” forte della presenza musicisti della scena locale come Arco Parentela (4Gradi Brix, Gioman) al basso e Antonio Guzzomì (Meat For Dogs, Bretus) alla batteria.
    Il primo LP della band è “Not In My Back Yard” del 2013, con la coproduzione di Fabio Magistrali (Afterhours, Marta Sui Tubi, Rosolina Mar, etc.). Nella formazione ci sono Gianluca Fulciniti (batteria), Stefano Lo Iacono (basso), Francesco La Vecchia (chitarra), Raffaele De Carlo (cori e flauto traverso); Le registrazioni, in presa diretta, vengono eseguite al MuSaBa. di Mammola (RC) parco-museo dell’artista internazionale Nik Spatari che ospita tutta la band nella sua splendida foresteria e concede l’utilizzo di ben tre opere pittoriche per l’artwork del cd.
    Dopo la realizzazione del primo videoclip “Summer” nasce un’intesa col regista Matteo Scarfò che, oltre a realizzare il video di “Cinema” sceglie alcuni brani di “Not In My Back Yard” tra le musiche del docu-film “BOMB! Fantasia In Fiamme”, dedicato alla vita e alla poesia “Beat” di Gregory Corso.
    Il secondo album, “NIMBY II” del 2018, è realizzato in coproduzione artistica con Manuele Fusaroli (Nada, Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro degli Orrori, One Dimensional Man, Karate), registrato e mixato al Natural Headquarter Studio di Corlo (FE) con l’assistenza al banco di Federico Viola.  A sostiuire Gianluca Fulciniti c’è Simone Matarese (Meat For Dogs, Bretus, Bruno & The Souldiers). Illustrazioni e grafiche dell’LP sono stati realizzati dall’artista Andrea Grosso Ciponte, professore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Il formato fisico in vinile è stato stampato dalla PPM. La copertina ha vinto il Best “Art Vinyl Choice” nel concorso BEST ART VINYL 2018 che premia i più bei vinili del panorama italiano.
    Nel 2020 Vins Perri (Sharada) – batteria e voci – e Giuseppe Quaresima – basso – subentrano rispettivamente al posto di Simone Matarese e Stefano Lo Iacono per produrre nuovi brani presso il NUNULAB Studio (Mammola – RC) e il Black Horse Music Studio (Catanzaro). Inizia, dunque, una nuova stagione compositiva dove la poetica di Tommaso cambia prospettiva: dalle tematiche contemplative o introspettive dei primi due album, nel nuovo lavoro il cantante volge lo sguardo verso particolari fenomeni sociali, senza perdere l’opportunità di raccontarli attraverso giochi surreali e lenti caleidoscopiche. Nel 2023 il bassista Manuel Grandinetti entra nella formazione in sostituzione di Giuseppe.

    Nel dicembre del 2023 esce in digitale con l’etichetta “Semplicemente Dischi” il primo singolo del terzo disco “Barbarie”, “Avatar”, insieme al videoclip realizzato in frame by frame da Raffaele Rotundo dell’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro.
    Nel settembre 2024 esce il digitale sempre con la stessa etichetta il secondo singolo “Montevideo” insieme al videoclip realizzato dal regista Giuseppe Curti (aiuto regia in Freaks Out, Lo Chiamavano Jeeg Robot). Il 5 ottobre 2024 suonano a Faenza sul “Palco Crescendo” del Festival MEI mentre qualche settimana dopo il videoclip di Montevideo riceve il premio “Onda Rock Music Video Contest”.
    Il 21 Marzo 2025 esce in vinile e in digitale il terzo album Barbarie, anticipato dai singoli “A Terra” e “Johnny Freak”.

    Negli anni la band condivide il palco con gruppi come Jeniferever, Octopuss, Saint Just, Sick Tamburo, Bud Spencer Blues Explosion, Andy Timmons, Rezophonic, Omar Pedrini, etc; preziosa la collaborazione con Franco Dionesalvi per alcuni spettacoli di musica e poesia, presentati in rassegne come il “Festival delle Serre” di Cerisano, “Primavera dei Teatri” di Castrovillari e il “Festival Internazionale della Poesia” al MUDEC di Milano. Infine, si segnalano partecipazioni ai migliori festival musicali calabresi come Invasioni, Restart Cosenza Vecchia, Color Fest, Trame, Rock On Martirano Lombardo, Tradizionandu, Onda Rock etc.

    BARBARIE

    Tra le onde agitate della nostra umanità decadente, la band vuole offrire un nuovo equilibrio attraverso il linguaggio del rock alternativo, ricco di intenzioni cantautorali e libero dagli schemi dell’industria musicale nostrana. In un periodo storico in cui l’esistenza dell’umanità è messa alla prova e in discussione, in questo album i Nimby provano a raccontare, attraverso determinati personaggi e fenomeni sociali, le contraddizioni della nostra epoca. Se nei brani i testi di Tommaso fanno volgere lo sguardo verso gli ultimi della società, la copertina offre invece una prospettiva verso chi ha intenzione di manipolare le nostre menti e ci fa sprofondare nella Barbarie. Attraverso un gioco di assonanze il barbiere della copertina, realizzata su tela dall’artista Matteo Marcucci alias Mista Mark, è il medium a cui affidiamo ciò che antropologicamente di più vicino è alla mente dell’uomo: i capelli che, nella Storia del rock, sono un simbolo del vigore con cui viene trasmesso, attraverso linguaggi differenti, l’istinto controculturale del musicista. Il volto mostruoso nel quarto riquadro rappresenta il “taglio” finale realizzato dal Barbiere per sottomettere le nostre menti al Potere. Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di Registrazione, il NunuLab (Mammola – RC) e il Black Horse MusicStudio(Catanzaro).

    IL VINILE 

    Il disco, annunciato in precedenza dai singoli Avatar e Montevideo, è stato autoprodotto dalla band in totale modalità DIY; le registrazioni il missaggio e il mastering sono state affidate a due studi di registrazione, il NunuLab (Mammola – RC) e il Black Horse Music Studio (Catanzaro). 

    Oltre che al formato digitale è prevista anche l’uscita di un formato fisico molto speciale: sono state stampate 200 copie a 33 giri numerate, di cui le prime 100 su vinile colorato naturale con un multi splatter richiamante i colori della copertina, sono già soldout. Inoltre, l’inserto interno, coi testi da un lato e la copertina dall’altro, darà la possibilità di approfondire il contenuto delle liriche ed eventualmente utilizzare l’opera dell’artista Mista Mark presente come poster da incorniciare. 

    La stampa del vinile, realizzata con l’etichetta catanzarese Semplicemente Dischi è stata affidata alla giovane fabbrica calabrese di Vinili Southbound Press, una delle pochissime fabbriche in Italia capace di offrire la stampa di vinili colorati splatter e marble.


  • Slow Rush presentano il video Be Your Movie… estetica tra il pop, il kitsch e il trash… brano power pop con attitudine punk

     

    Slow Rush presentano il video Be Your Movie… estetica tra il pop, il kitsch e il trash… brano power pop con attitudine punk

    Link a YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=4-ZosMo5hg8

    Intro/Descrizione video:

    Be Your Movie, ideato dagli Slow Rush e diretto da Alberto Frisinghelli, trasformano un brano già di per sé carico di riferimenti pop e nostalgia in un vero e proprio videoclip surreale. Il video si muove tra commedia e sogno ad occhi aperti, senza mai prendersi troppo sul serio, ma riuscendo al tempo stesso a fotografare perfettamente lo spirito del pezzo.

    Il titolo è il cuore del gioco: Be Your Movie diventa sia una dedica romantica che un’irresistibile onomatopea campagnola (moo-vie), e il video sfrutta questo doppio registro con una serie di scene volutamente sopra le righe. Vediamo così mucche che rincorrono i protagonisti, sirenetti con barba e baffi, stanze anni 2000 tappezzate di VHS e poster, fino a telefonate infinite fatte da banane umane che chiamano altre banane. Ogni sequenza è un omaggio ironico e affettuoso all’immaginario adolescenziale che ha nutrito una generazione, tra teen drama americani e pomeriggi passati davanti alla TV.
    La forza del video sta proprio nell’abilità di mischiare i registri: il tono goliardico e leggero non cancella la profondità del senso del testo, ma la amplifica, mettendo in scena quel senso di confusione brillante che accompagna le prime scoperte, i primi innamoramenti e i primi desideri che non corrispondono a ciò che il mondo si aspetta da te. È un linguaggio visivo che sembra dire: “sì, è tutto assurdo, eppure siamo esattamente qui, dentro questa assurdità, a riconoscerci”.
    E se la componente estetica guarda dichiaratamente al kitsch e al trash consapevole (camerette colorate, glitter ovunque, accessori fuori moda tornati cool), a dare sostanza al tutto è il finale: una panoramica su Vicenza, la città natale del trio. Una chiusura semplice ma potentissima, che riporta il racconto all’origine, mostrando che dietro le parodie e i travestimenti c’è un gruppo che non ha paura di dichiarare da dove viene e cosa sogna di diventare.

    Be Your Movie non è solo un video, ma un manifesto di intenti: gli Slow Rush non si limitano a citare la cultura pop, la vivono, la deformano e la restituiscono con la freschezza di chi vuole divertirsi ma anche lasciare un segno.
    Autoironia punk e libertà queer, un piccolo cult in potenza, capace di parlare a chiunque sia cresciuto con cartoni animati, VHS impazzite e crush impossibili.

    Biografia band:

    Gli Slow Rush nascono nel 2020 a Vicenza e suonano con l’urgenza di chi sa che perdere tutto non è un’opzione. Emo-core, alternative rock, il suono di una VHS che si inceppa a metà di una scena che avresti voluto rivedere e un approccio “take-it-or-leave-it” che celebra l’autenticità sopra ogni compromesso con un’identità che oscilla tra l’accettazione del disagio e l’introspezione.

    Slow Rush è molto più di un semplice progetto musicale: è un viaggio interiore che propone di mettere a nudo la verità, come una lente che indaga la realtà delle emozioni e dei pensieri nascosti, sfidando le convenzioni stilistiche musicali di un panorama stracolmo di falsità confezionate, scegliendo sempre la strada dell’autenticità cruda. Anche quando fa male.