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  • Intimo, poetico e sincero: esce il 9 maggio l’album “Se” del cantautore Kriss Corradetti

    Il nuovo progetto del musicista marchigiano Cristiano “Kriss” Corradetti è un disco composto da nove brani originali che scandagliano l’amore, il rapporto con se stessi e con gli altri, la spiritualità, le ipocrisie e le convenzioni sociali: «È un album che racconta di naufragi, preghiere e passioni»

    Esce sabato 9 maggio Se, il nuovo album del musicista, compositore e arrangiatore Kriss Corradetti. Pubblicato dall’etichetta PlayCab e disponibile in formato fisico e sulle piattaforme digitali, il disco include nove canzoni (compreso il singolo Vada come vada, che un mese fa ne ha anticipato il lancio) e rappresenta un ritorno alle origini per il cantautore marchigiano, che spiega: «Dopo anni passati a esplorare il jazz e le atmosfere del cinema sono tornato a una delle mie più grandi passioni, ovvero la canzone. Se rappresenta un punto di svolta. L’idea di partenza è stata quella di raccogliere le riflessioni e le esperienze maturate come autore, musicista ed arrangiatore e farle confluire in un progetto unitario. Ho curato personalmente ogni dettaglio, dai testi all’arrangiamento, dalla stesura delle partiture al mix finale. Del resto, per me scrivere e fare musica è un atto di alto artigianato».

    Alla realizzazione dell’album, accanto a Kriss Corradetti (voce, cori, chitarre, mandolino, basso, tastiere, percussioni), hanno collaborato musicisti di diversa estrazione e formazione: Erika Vagnoni (violino e viola), Alessio Giuliani (viola e violoncello), Giacomo Lelli (flauto traverso) ed Enrico Fidani: (sax tenore). Afferma l’autore: «Le nuove canzoni sono un viaggio intimo e, al tempo stesso, un bilancio a cuore aperto. Attraverso queste tracce esploro i temi che hanno segnato la mia vita e la mia crescita, come persona e come musicista: la critica sociale e lo sguardo sul mondo, il rapporto con me stesso, la spiritualità e l’amore. Se è un disco che racconta di naufragi, preghiere e passioni».

    L’album si apre con il brano Uomo della montagna, riflessione critica sulla posizione di chi si arrocca nelle proprie certezze, giudicando tutto ciò che è esterno a sé, invece di confrontarsi con sincerità ed onestà con se stessi. La musica intreccia un’idea ritmica sofisticata con la fluidità delle linee del mandolino e della chitarra slide. In Vada come vada, ballata folk arricchita da un arrangiamento “energico” degli archi, Corradetti si confronta con il proprio vissuto e si dichiara pronto a riaprire di nuovo il cuore al futuro, vada come vada per l’appunto. Titalic (il titolo è un gioco di parole fra il nome del celebre transatlantico affondato e Italia) è un pezzo – caratterizzato da un arrangiamento essenziale (mandolino, chitarra e basso) – che svela l’ipocrisia della società in cui viviamo, che non si ferma neppure di fronte agli orrori di un’umanità cancellata da guerre che distano da noi poco più di una traversata di mare. Giovani democratici, il quarto brano dell’album, è una riflessione amara sul senso profondo della parola “democratico”, oggi usata in modo autoreferenziale da una parte (e non solo) del mondo politico, ma svuotata del suo significato più autentico. L’arrangiamento del pezzo echeggia sonorità latineggianti, quasi a creare un mondo onirico ed esotico, patinato e sofisticato, come quello in cui la parola “democratico” sembra ormai relegata. Ti aspetterò parla di una storia struggente, di incomprensioni e abbandoni, di promesse non mantenute e di un amore finito troppo in fretta. Chitarra e banjo danno vita a un’ambientazione musicale country-folk, ma gli archi e il flauto traverso aggiungono una nota malinconica e atmosfere sontuose, restituendo dignità di speranza a un sentimento puro e assoluto come l’amore. Sonorità d’impronta marcatamente jazz caratterizzano Quando ci ha sorpreso il vento, il sesto brano del’album: il sax tenore duetta con la voce e le liriche sono volutamente essenziali, quasi scarne, in uno stile che ricorda il Gino Paoli dei primi tempi. Alfama è un omaggio all’omonimo quartiere, dalle origini arabe, di Lisbona. Grazie alle linee sovrapposte del mandolino e del flauto, la canzone profuma di Mediterraneo ed è un affresco, suggestivo ed impressionista, di uno dei più antichi e caratteristici quartieri della capitale portoghese. Quasi in chiusura ecco la title track Se, la canzone d’amore del disco. Appassionata e delicata, è dedicata alla moglie ed è caratterizzata da un incedere fluido di suoni acustici di chitarra e percussioni, arricchiti dalla sezione degli archi e dal flauto, arrangiati con delicatezza per sostenere il coro quasi “non-sense”, che dona il titolo alla canzone e all’album. Chiude il disco Preghiera, momento di raccoglimento intimo e profondo, orazione in musica e riflessione sul senso stesso della presenza umana e del suo transito terrestre. La veste scelta da Corradetti è solenne e minimale al tempo stesso: voce, pianoforte e archi, arrangiati in un’orchestrazione che enfatizza la profondità del tema affrontato.

    Kriss Corradetti presenterà il suo nuovo album, che esce a distanza di due anni e mezzo dal fortunato lavoro Jazzmandoit (il primo disco jazz italiano con protagonista il mandolino), tra pochi giorni: venerdì 15 maggio si esibirà al Teatro di Terra di Carrara e il giorno successivo, sabato 16, sarà di scena in un concerto privato a Lucca.

    Originario di S. Benedetto del Tronto (AP), 50 anni, Cristiano “Kriss” Corradetti è un cantautore marchigiano con un debole per la chitarra, il mandolino e la composizione. Laureato con lode in Composizione Pop-Rock, unisce ricerca, melodia e sperimentazione e nei suoi progetti intreccia canzone d’autore, jazz e sonorità mediterranee. Ha pubblicato cinque dischi con musiche originali. È autore di musiche per il teatro, il cinema e per alcune produzioni internazionali ed è docente di musica nella scuola pubblica. Nel 2024 ha composto la colonna sonora del corto Le ali invisibili, pluripremiato nei festival cinematografici internazionali e candidato agli Oscar nella sezione cortometraggi. Ha collaborato con Medit Orchestra feat. Morgan, Karima, Rita Marcotulli e Malika Ayane.


  • Ecco “Jazzmandoit”, il nuovo album  di Kriss Corradetti tra mandolino, swing e jazz

    Ecco “Jazzmandoit”, il nuovo album di Kriss Corradetti tra mandolino, swing e jazz

    Si intitola “Jazzmandoit” il nuovo album, uscito alla fine del 2023 per l’etichetta PlayCab, del chitarrista e compositore marchigiano Kriss Corradetti. Disponibile in formato fisico e sulle principali piattaforme digitali, si distingue per una peculiarità: la presenza da protagonista del mandolino con l’intento, da parte dell’autore, di esaltare la voce dello strumento italiano per eccellenza all’interno dei territori sonori dello swing e del jazz, come già avviene da tempo in altri Paesi. “Jazzmandoit” comprende nove tracce originali di Corradetti e cinque tributi a brani famosi della musica italiana (ma non solo), scelti per la loro peculiare consonanza con il linguaggio degli arrangiamenti e con lo stile generale del disco, con uno sguardo particolare alla musica swing scritta nel nostro Paese durante il periodo compreso tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta del secolo scorso.

    La nota costante che attraversa il nuovo lavoro di Corradetti è la propensione per la melodia, da cui deriva la scelta di omaggiare, tra gli altri, Nino Rota con il celebre tema di “Amarcord” e Pino Daniele con una versione strumentale della sua poeticissima “E cerca ‘e me capi’”.

    La successione dei brani conduce l’ascoltatore in un viaggio sonoro che attraversa i territori del jazz, le sonorità gipsy e manouche, i colori latineggianti, il blues acustico delle origini e poi risale gradualmente verso il ritorno alla forma canzone del jazz e alle sue sonorità tipiche, fino al commiato dell’ultimo pezzo, unica traccia in cui si ascolta anche la voce, utilizzata come uno strumento. Insieme al leader (mandolino, chitarra classica, gipsy ed elettrica, voce), in “Jazzmandoit” hanno suonato il flautista Giacomo Lelli (già accanto a Paolo Capodacqua, Goran Kuzminac, Clive Bunker e Flavio Oreglio), il giovane e talentuoso contrabbassista Emanuele Di Teodoro (Max Gazzè, Bruno Marcozzi) e il batterista Massimo Manzi, nome di primo piano della scena jazz italiana.

    Afferma Kriss Corradetti che, oltre alla scrittura e agli arrangiamenti dei brani, ha curato anche le riprese audio di tutti gli strumenti, il mixaggio e il mastering: «Questo album è una sorta di rinascita, un “nuovo primo atto”, per così dire, della mia carriera musicale. Mi sono formato strumentalmente come chitarrista e, dopo anni in cui ho lavorato come cantautore, arrangiatore e produttore, ho deciso di dedicarmi allo studio del mandolino, esercitando su questo strumento soprattutto il linguaggio del jazz e della world music. Il fascino di un suono così spiccatamente italiano mi ha conquistato e mi ha spinto a intraprendere questo nuovo percorso musicale e artistico, nella speranza di poter dare a questo strumento meraviglioso e alle sue caratteristiche espressive l’attenzione che merita, attenzione di cui gode per lo più nella musica classica e in quella napoletana. Poiché la mia scelta è stata guidata dal cuore, per lo stesso motivo ho chiesto ai musicisti di suonare accordando gli strumenti a 432Hz. Al di là delle teorie legate agli effetti benefici di questa intonazione, che da tempo studio ed approfondisco, il mandolino stesso ha scelto di suonare così, rispondendo in modo più morbido e dolce alla pizzicata dei miei plettri».

    L’album si apre con una rispettosa rilettura di “Amarcord” di Nino Rota con il contrabbasso che, da solo, suona la melodia, come se la ricordasse appena, per poi essere raggiunto dal resto della formazione, che presenta il tema della colonna sonora con pochissime modifiche rispetto all’originale. Segue un’inedita versione de “Il giovanotto matto”, tributo a Lelio Luttazzi, in cui il mandolino, vero protagonista dell’esecuzione, fa l’occhiolino allo stile jazz manouche, presentando il tema in un agile medium swing intervallato da sezioni Calypso e avventurandosi nel primo momento solista dell’album. Anche “Coffe Piquin”, brano originale di Corradetti, presenta sonorità jazz manouche, permettendo agli strumenti di dialogare in sezioni di assolo e scambi tipici del linguaggio jazz tradizionale. “Au Loin” è un pezzo originale in tre quarti, jazz waltz, in cui si ravvisa la predilezione dell’autore per le melodie cantabili e incisive, anche quando sono poggiate sui territori armonici più articolati della forma standard jazz. Scanzonato e brillante, “Get-Go-Ged-It” è un brano latin jazz nel quale Corradetti sceglie una veste più intima e pacata, senza batteria: la sezione ritmica è affidata al contrabbasso e alla chitarra classica, mentre il mandolino e il flauto duettano sul tema e durante i soli. “E cerca ‘e me capi’”, brano-capolavoro di Pino Daniele, viene riproposto in una rilettura cameristica della formazione (mandolino, flauto, chitarra, contrabbasso e batteria) al completo. “Blues 4 Two”, altra traccia originale del leader, è il punto più “profondo” e oscuro, per così dire, del tragitto sonoro del disco: è un’improvvisazione rural blues in cui duettano il mandolino e la chitarra resofonica slide, sinuosa ed enigmatica. In “Mille lire al mese” (Carlo Innocenzi, Alessandro Sopranzi) siamo ancora in un territorio vicino al jazz manouche: il mandolino introduce il tema con toni arabeggianti, per poi svolgere la melodia principale a ritmo di rumba e liberarsi nell’assolo con uno scorrevole swing in quattro che lo porterà alla conclusione. Anche qui la chitarra ritmica sorregge il mandolino, unico strumento protagonista del brano. “Garrison”, scritto da Cristiano Corradetti, è il solo pezzo del disco in cui il leader usa la chitarra elettrica come omaggio dichiarato al compianto chitarrista Garrison Fewell: il brano è un medium swing dal tema spigoloso, con accenti be-bop al quale si succedono rapidi chorus di assolo della chitarra elettrica, del mandolino e del flauto traverso. “Morrigan Blues” è una sorta di bonus track non dichiarata del disco, poiché è l’unico brano registrato totalmente in presa diretta, ossia suonato dal vivo in studio, al cui arrangiamento hanno poi collaborato, in fase di registrazione, anche Emanuele Di Teodoro e Massimo Manzi. “Lapacho” (il nome è preso in prestito da una bellissima pianta dai fiori rosa che cresce in Brasile e in Argentina) è un brano scritto in stile di bossanova, dalle tinte sognanti e ariose. “Facircus” evoca il clima circense: il mandolino è stato usato in maniera orchestrale, sovraincidendo più linee melodiche che si incastrano nel finale corale, sorrette da chitarra e contrabbasso che ne tratteggiano l’andamento ritmico incalzante; “Libertango” è un’interpretazione personale del capolavoro di Astor Piazzolla, ma è soprattutto una dedica a Tullio De Piscopo, autore della traccia di batteria della celeberrima composizione piazzolliana: la chitarra scompare e i quattro strumenti – mandolino, flauto, contrabbasso e batteria – si incastrano in una successione di quadri orchestrati che si espandono e si contraggono dinamicamente lungo il trascorrere della melodia. Chiude l’album il brano originale “Bambina con le ali”, una melodia semplice ed ariosa in cui compaiono anche tre voci (dello stesso Kriss), in una sorta di gospel mediterraneo. Il pezzo è un omaggio alle piccole vittime che hanno pagato e pagano ancora un prezzo troppo alto per essere nate nella parte “sbagliata” del mondo.

    Kriss Corradetti BIOGRAFIA