Category: Comunicati

  • La dissonanza come linguaggio dell’oggi in “Albatros”, il nuovo album dei FoFoForever di Stefano Poletti (Officina della Camomilla)

    Stefano Poletti, co-fondatore dell’Officina della Camomilla e figura centrale della scena indie italiana, torna il 16 gennaio con “Albatros” (Orangle Records), il nuovo album del progetto parallelo FoFoForever: dieci brani che riportano in primo piano la sua scrittura irregolare, l’uso di strumenti non convenzionali e un immaginario che dialoga con il mercato attuale senza ricalcarne i codici.

    Quando si parla del lavoro di Poletti, tornano spesso suoni e immagini che arrivano dall’infanzia e resistono nel tempo senza trasformarsi in nostalgia. “Albatros” nasce proprio da questa attitudine: riportare in superficie quello che rimane quando la vita adulta perde leggerezza e serve un dettaglio, un appiglio minimo, per ritrovare la direzione.

    “Albatros”, composto da 10 tracce che si muovono tra pop, lampi folk e incursioni orchestrali, arriva in un momento in cui il racconto musicale italiano tende a uniformarsi. Qui, invece, si torna ad un’artigianalità sonora che non teme la dissonanza e anzi la cerca, grazie ad una band convinta che il racconto dell’oggi passi anche attraverso ciò che è imperfetto, immediato, istintivo nel modo in cui nasce e si espone.

    E proprio nell’imperfezione istintiva e sincera si colloca l’immaginario dei FoFoForever, raccontato attraverso materiali e figure che appartengono alla prima infanzia ma vengono rielaborati senza sentimentalismi: xilofoni, Omnichord, giraffe volanti. Cerotti sulle ginocchia sbucciate in un progetto che ruota attorno a poesie sgangherate da “presa bene”, divertenti e immaginifiche, che restano nell’etere cosmico come una stella cometa in cerca di passaggio verso una supernova.

    «Con “Albatros” – dichiara Stefano Poletti – ho cercato di tenere vivo lo sguardo dell’infanzia, anche quando si diventa grandi. Non per nostalgia, ma per continuare a immaginare. È un disco nato da piccoli gesti quotidiani che diventano mondi, da suoni imperfetti che raccontano più di mille parole.»

    Musicista, autore, regista, figura creativa che ha attraversato più fasi della scena alternativa rimanendo riconoscibile anche quando cambia forma, Stefano Poletti occupa da anni una posizione singolare nel panorama indie-pop italiano; con i FoFoForever questa riconoscibilità diventa un modo di intendere il pop come territorio irregolare, dove strumenti giocattolo, arrangiamenti volutamente scomposti e melodie oblique definiscono un modo preciso di costruire le canzoni, senza ricorrere ai linguaggi più prevedibili del mercato.

    Dopo “Canzoni contro il panico”, la band torna con un disco pensato per contrastare la frenesia quotidiana: un lavoro cantautorale indie-pop costruito su arrangiamenti mai scontati, a tratti folk, a tratti punk, con incursioni nel post-rock e aperture orchestrali.

    Non una somma di stili, ma un modo di unire registri diversi dentro un’unica direzione. L’effetto complessivo è quello di un album che sembra scritto in un luogo di confine tra cameretta e cosmo, mantenendo una leggerezza solo apparente, perché sotto la superficie irregolare convivono inquietudini, ricordi, sogni, paure e piccole illuminazioni quotidiane.

    Il titolo dell’album e della focus track apre un doppio fronte: da un lato l’immaginario letterario dell’albatros, creatura che vola alto ma fatica a muoversi a terra; dall’altro la sensazione di essere fuori asse, fuori posto, ma comunque in movimento. È un’immagine che parla molto al presente, un tempo in cui la stabilità è intermittente e ci si orienta per frammenti.

    “Albatros”, accompagnato dal tour ufficiale che ne porta l’immaginario dal disco al palco, segna il ritorno di un pop naïf e visionario come forma di resistenza alla saturazione dell’ascolto. Un album che rivendica il diritto di restare laterale, di non occupare obbligatoriamente il centro, e di usare l’immaginazione come bussola per orientarsi in un presente in cui la direzione non è mai data una volta per tutte.

    “Albatros” Tour:

    17 gennaio – Milano, ARCI Bellezza (Release Party)
    31 gennaio – Parma, BDC
    21 febbraio – Bologna, Binario 69
    26 febbraio – Roma, Alcazar
    27 febbraio – Napoli, Mamamu
    28 marzo – Bruxelles, Piola Libri

    A seguire, tracklist e track by track del disco.

    “Albatros” – Tracklist:

    1. La canzone della solitudine
    2. Lucia
    3. Albatros
    4. Cane
    5. Astronave cuscino
    6. Lacrima VHS
    7. La danza della foresta
    8. Poesia arcobaleno
    9. Ashita no koto mode mo
    10. Zaffiro

    “Albatros” – Il disco raccontato dalla band:

    La canzone della solitudine è un brano che si muove tra malinconia adolescenziale e energia luminosa. Abbiamo descritto la solitudine non tanto come vuoto o mancanza, ma come punto di partenza per rimettersi in moto. Gli archi e gli xilofoni aprono un panorama di dolcezza sbilenca che diventa il segno distintivo del progetto.

    Lucia. Una ballad folk che procede in sottrazione. Lucia è figura-soglia: rappresenta il momento in cui, dopo una notte che stanca più dell’alcol, la musica torna come appiglio essenziale.

    Albatros, il brano che dà il titolo all’album. Una corsa circolare, un incedere che oscilla tra leggerezza e un’inquietudine appena trattenuta. È la sintesi perfetta del progetto: una creatura che vola alto proprio perché non teme di mostrarsi disallineata.

    Cane è la parentesi più istintiva e punk del disco: ritmo spezzato, chitarre che grattano, una spontaneità che diventa chiave narrativa.

    Astronave cuscino. Una micro-fiaba che trasforma lo spazio domestico in luogo siderale. Una stanza, un letto, un oggetto qualunque. Da lì parte tutto. Non serve scappare lontano: basta cambiare prospettiva. È uno dei brani che dichiarano meglio l’idea del disco.

    Lacrima VHS. Il brano più legato alla memoria. L’immagine della VHS richiama un archivio emotivo che non funziona più perfettamente, e proprio per questo è prezioso. Un gioco di distorsioni e immagini bruciate.

    La danza della foresta. Ritmi irregolari, visioni verdi, un senso di movimento continuo. È uno dei momenti più cinematografici dell’album.

    Poesia arcobaleno. Titolo che finge leggerezza e invece custodisce un’idea precisa: trovare colore anche nelle giornate che non ne hanno. Arrangiamento che vira verso il cantautorato fantastico, come se l’infanzia avesse chiesto il permesso di entrare di nuovo in scena.

    Ashita no koto mode mo. Un attraversamento di immaginari orientali filtrati attraverso il pop italiano. Brano di cura e di distanza, sospeso, che amplia l’orizzonte sonoro del disco.

    Zaffiro è una chiusura contemplativa: un piccolo talismano musicale. Sintesi del percorso, della sua malinconia e della sua forza quieta.

  • “Resto qui” è il nuovo singolo di Sasà V

    Da venerdì 16 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “RESTO QUI” (Qanto Records) il nuovo singolo di SASÀ V, già disponibile sulle piattaforme digitali dal 9 gennaio.

     

    Il brano “Resto qui” è un racconto intimo di assenze che pesano come presenze. La canzone descrive la geografia emotiva di uno spazio svuotato, dove ogni oggetto diventa memoria e ogni silenzio un grido trattenuto. Una ballad malinconica che trasforma l’attesa in atto di resistenza, dove restare diventa l’unica forma possibile di fedeltà a ciò che non c’è più. Il testo dipinge la solitudine di chi sceglie di abitare il vuoto lasciato dall’altro, tra luci accese per nessuno e pensieri che diventano tabù. Un viaggio tra metafore delicate che raccontano la speranza ostinata di chi aspetta che il tempo curi le ferite.

     

     

     

    Spiega l’artista a proposito del brano: «”Resto qui” parla di quando due persone si lasciano, ma alla fine restano sempre un po’ legate. Abbiamo voluto raccontare quella sensazione di abitare uno spazio vuoto, dove ogni cosa ti ricorda chi non c’è più e il silenzio pesa più delle parole. È una ballad sull’attesa. Su come restare diventa l’unico modo per non perdere del tutto quella persona. Abbiamo usato immagini semplici per dire che anche quando tutto sembra finito, dentro di te continui a vivere i ricordi. Volevamo raccontare quell’amore che non se ne va anche quando la relazione è finita. Cercare appunto ancora “un po’ di luce fra di noi” anche quando tutto è buio».

     

     

     

    Biografia

    Sasà V (Salvatore Villa), conosciuto sui social come @Sasavmusic, è un cantautore siciliano di Caltanissetta che sta conquistando la scena musicale italiana con un’identità artistica autentica e versatile. La sua passione per la musica nasce nell’infanzia e si evolve in un percorso che attraversa con naturalezza pop, urban e sonorità contemporanee.

    Il 2024 segna la svolta definitiva: le sue reinterpretazioni di brani come “Miu Miu” di Tony Effe e “Tuta Gold” di Mahmood diventano virali, portandolo all’attenzione di migliaia di ascoltatori e consolidando la sua presenza nel panorama digitale italiano e internazionale.

    Il 2025 è l’anno della consacrazione autoriale. Sasà V pubblica una serie di inediti di forte impatto emotivo: con “Pessima Idea” indaga la complessità dei sentimenti e il fragile confine tra nostalgia e paura di ricadere negli stessi errori. “La Ribalta” affronta il tema del bullismo partendo dalla sua esperienza personale, trasformandola in un inno alla resilienza e al riscatto. “Promesse e veleno” esplora le relazioni come rifugio temporaneo dalla solitudine moderna. Con il 2026, come promesso, arriva “Resto qui”, il quarto capitolo di un viaggio artistico che conferma la sua capacità di trasformare le ferite in arte autentica, capace di ispirare e creare connessione profonda con il pubblico.

    “Resto qui” è il nuovo singolo di Sasà V disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio e in rotazione radiofonica da venerdì 16 gennaio 2026.

     

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  • “Più forte di me” è il nuovo singolo di Barf

    Dal 16 gennaio 2026 sarà in rotazione radiofonica “Più forte di me”, il nuovo singolo di Barf  disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio.

    “Più forte di me” è un ritratto musicale asciutto e sentito, dove la musica si mette al servizio di un messaggio chiaro: l’elogio di una forza che non ha bisogno di gridare per farsi sentire. Il brano si sviluppa come un tributo aperto e senza filtri. Non si tratta di una semplice dedica, ma di un riconoscimento oggettivo della resilienza femminile: un omaggio a quelle Donne che affrontano la vita con una costanza inarrestabile, anche quando le circostanze remano contro.

    Commenta l’artista sul nuovo singolo: “Ho scritto questo pezzo durante il peggior periodo della mia vita: dopo anni di serenità, ho ricominciato a soffrire di forti attacchi di panico che mi hanno fatto cadere in uno stato depressivo. In quel momento mia moglie e mia sorella maggiore sono state le figure che più mi sono state accanto, aiutandomi a risalire fino a farmi riconquistare totalmente la serenità che avevo perso.

    Il brano è, quindi, una dedica a mia moglie in primis, ma vuole al contempo essere un inno a tutte le donne che, con la loro forza interiore, riescono a sorreggere il peso della propria vita e di quella di chi sta loro accanto.”

    Biografia

    Mattia Carne, alias “Barf” o “Barfetti”, classe 1990, muove i primi passi nella scena rap nel 2007. Nel 2008 fonda il duo Fra Jamb con l’amico torinese JMA, pubblicando numerosi singoli ed EP e collaborando con artisti del calibro di Vacca, Ted Bee e Gianni KG (PMC). Nel 2015 esce il primo disco ufficiale, “Rimetismo”, anno in cui il duo apre il concerto di Emis Killa allo stadio di Rimini durante una tappa del “Mercurio Tour”.

    Dal 2016, interrotta la produzione con il duo, Barf intraprende ufficialmente la carriera solista. Gli album “Il ragazzo con l’orecchino da pirla”, “Quello che vi siete persi” e “Trappo Tardi” gli permettono di ritagliarsi uno spazio nella scena rap underground milanese. A cavallo tra il 2019 e il 2020, il singolo “Mi piace far la cacca” diventa virale su TikTok, consacrandosi come uno dei primi veri trend italiani sulla piattaforma.

    Dal periodo del lockdown l’artista si concentra sulla pubblicazione di singoli ed EP, per poi tornare a lavorare a un album completo a fine 2023: “Robe da Matti”, un progetto interamente prodotto, mixato e masterizzato da MasterMaind e finanziato da Chiara Pagano.

    La musica di Barf affonda le radici nel rap degli Articolo 31, dei Two Fingerz, di Mistaman e Caparezza. La sua formazione è totalmente da autodidatta, sia per quanto riguarda la tecnica di scrittura che per il canto. Nei suoi brani spazia con disinvoltura da argomenti leggeri e goliardici a tematiche serie di stampo sociale, trattate sempre con una forte dose di ironia e, soprattutto, autoironia.

    Tra i singoli più significativi si segnalano “Il ragazzo con l’orecchino da pirla”, “Rial Tolc” (parodia del celebre format YouTube “Real Talk”), “Ho i capelli pelati” e il già citato successo virale “Mi piace far la cacca”.

    Fondamentale nel suo percorso è il rapporto con i produttori: ha collaborato strettamente con Sick Budd (2016-2018 e 2020-2022), Alexander Fizzotti (2019) e attualmente con MasterMaind (dal 2023).

    Il suo target di riferimento è compreso tra i 18 e i 35 anni, con una distribuzione del 70% di pubblico maschile e del 30% femminile, dato che oscilla sensibilmente in base alle tematiche dei brani.

    Oggi, con un bagaglio di esperienze consolidate sia in studio che dal vivo, Barf ha raggiunto la maturità necessaria per puntare al salto di qualità. Lo fa con la consapevolezza di chi ha trovato la propria voce e con la serenità di chi non vuole avere rimorsi né rimpianti.

    “Più forte di me” è il nuovo singolo di Barf disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 9 gennaio 2026 e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio.

     

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  • “Pazza +” è il nuovo singolo di Lucy Love

    Dal 16 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica “Pazza +”, il nuovo singolo di Lucy Love.

    “Pazza +” è una confessione, un ultimo respiro all’interno di una relazione ormai esausta, giunta al punto in cui ogni tentativo di salvataggio si è trasformato in un modo per autodistruggersi. È il racconto della fine di un amore che ha consumato ogni cosa: la fiducia, il corpo, la mente e la voce.

    Il brano descrive quel preciso istante in cui si realizza che non c’è più nulla da riparare, poiché ciò che un tempo era vivo è ormai solo un riflesso, un fantasma del passato. La narrazione esplora il conflitto tra lucidità e follia, tra la paura di lasciarsi andare e l’istinto di sopravvivenza. La composizione si muove come un “valzer tossico”: una danza lenta e fatale tra due persone che si amano e si feriscono, cercandosi e respingendosi, incapaci di fermarsi pur sapendo che ogni passo è un colpo al cuore.

    “Pazza +” non rappresenta una resa, bensì una rinascita. È la voce di chi, dopo aver toccato il fondo di un amore malato, sceglie di ritrovare se stessa. Nel brano convivono dolore e liberazione, malinconia e la pace che sopraggiunge quando si smette finalmente di lottare per qualcosa che non può più essere salvato.

    In ultima analisi, è una canzone dedicata a chi ha amato troppo e a chi ha tentato di tenere in vita un legame morente, trovando infine il coraggio di dire basta per la propria salvezza.

    Commenta l’artista sul nuovo progetto: “Avevo toccato il fondo e avevo scavato anche oltre, ma dopo il dolore c’è la liberazione! Resta la malinconia, sì, ma quella di un’illusione mai manifestata nella realtà dei fatti concreti, vissuti in tanti anni insieme. La pace arriva quando smetti di lottare e di cercare di comprendere qualcosa, o qualcuno, che non vuole essere né compreso né salvato. ‘PAZZA +’ (come dice il titolo) è nata dopo aver speso anima, cuore, sangue, chili, soldi e anche un bel po’ di neuroni per chi non mi ha mai vista davvero, ma mi ha solo usata per sua comodità e capriccio. A volte la libertà comincia proprio da una follia ben indirizzata! Alla fine ho smesso di inseguire fantasmi e ho ricominciato a ridere, ritrovando in primis l’affetto e la premura per me stessa.”

    Biografia

    LUCY è una cantautrice, performer e direttrice artistica nata a Vicenza e con base a Milano. È un’artista totale: scrive, compone, dirige, costruisce estetiche, narrazioni e visioni. Ogni parte del suo progetto – dai testi ai visual – nasce da una sensibilità radicale e da un immaginario fortemente cinematografico.

    La sua storia parte da un dettaglio quasi mistico: sono state le suore del suo istituto a farla cantare per la prima volta, intuendo in lei una voce troppo grande per restare nascosta. Da bambina suona la tastiera, prende lezioni di canto, disegna, crea. L’adolescenza la ferisce, ma è proprio attraverso quelle ferite che la musica torna: diventa la sua autoterapia, il linguaggio che la salva e l’arma con cui si ricostruisce.

    Il progetto LUCY vive in una dualità profonda: Lucy Love e Lucy Hate, due nature emotive, due colori dell’anima, due modi opposti e complementari di reagire al mondo. Lucy Hate è la parte oscura, sacrilega, carnale. È la pelle che si indurisce, la voce che graffia, l’estetica che spaventa e seduce. Le sue influenze arrivano dall’estremo e dal disturbante: Marilyn Manson, l’elettronica abrasiva, il pop alienato di Poppy, l’immaginario inquieto di Cronenberg, Kubrick, Lars von Trier e Ryan Murphy, fino ai film horror che hanno costruito la sua fascinazione per il grottesco e per il corpo come simbolo emotivo. Da questa parte nasce “H2ODIO”, il suo primo EP: un viaggio nelle ferite, nella rabbia e nella corazza metallica che si costruisce quando nessuno ti protegge. Lucy Love invece è luce. È l’anima che rimane morbida anche quando la vita picchia forte. È malinconica, pop, emotiva, vulnerabile ma senza vergogna. Le sue influenze includono Lana Del Rey, Miley Cyrus, Lady Gaga, Allie X ed Elton John: melodie che restano, emozioni nude, romanticismo realistico e libertà creativa. Lucy Love è la voce della guarigione, della crescita e dell’identità che finalmente si dichiara senza paura.

    Il progetto LUCY si muove tra pop contemporaneo ed estetica cinematica, tra viscerale e melodico, tra ferocia emotiva e delicatezza. Il suo pubblico ideale raccoglie giovani adulti dai 18 ai 40 anni: persone sensibili e creative che vivono la musica come un rifugio e una rivelazione.

    Lavora in modo indipendente, curando la visione artistica e collaborando con professionisti esterni per finalizzare musica e contenuti visivi. Sta attualmente costruendo un team basato su fiducia, coerenza e visione condivisa.

    La missione di Lucy è raccontare la vulnerabilità che diventa forza e la sensibilità come superpotere, per far sentire meno sole le persone che vivono intensamente.

    Nei prossimi anni punta a consolidare il percorso discografico con un nuovo EP di Lucy Love, portando il progetto su palchi sempre più importanti. L’obiettivo a lungo termine è diventare una voce riconoscibile, autentica e poliedrica del pop contemporaneo italiano.

    Lucy è questo: petali e ferro, luce e ombra, fiamme e arcobaleni. Una metamorfosi continua, un dualismo che coesiste nel suo equilibrio.

    Con il nuovo singolo “Pazza +”, disponibile sulle piattaforme digitali di streaming e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio 2026, Lucy inaugura la nuova era Love: un pop diretto e sincero che parla di fragilità, ipersensibilità e rinascita. È un inno dedicato a chi si è sentito “troppo”, “strano” o “sbagliato” e ha imparato a trasformare tutto questo in coraggio.

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  • Dreaming San Marino Song Contest: oltre 800 iscritti da 40 Paesi, al via l’ultima fase dei casting

    Dal 27 al 31 gennaio 2026 si terrà l’ultima fase di Casting per “Dreaming San Marino Song Contest”, il primo step dedicato agli artisti emergenti verso la finale del “San Marino Song Contest” che a sua volta decreta il rappresentante della Repubblica di San Marino per l’Eurovision Song Contest. Al momento sono state registrate oltre 800 iscrizioni da 40 Paesi del mondo. Attese a San Marino migliaia di persone. Nelle precedenti edizioni del contest hanno trionfato band emergenti come i Piqued Jacks e i Megara che hanno rappresentato la Repubblica di San Marino all’Eurovision Song Contest.

    Dreaming San Marino Song Contest si consolida come un punto di riferimento nel panorama musicale internazionale, registrando numeri straordinari per questa nuova edizione: sono già oltre 800 gli artisti iscritti, in rappresentanza di ben 40 nazioni.

    Il successo della competizione è testimoniato da una partecipazione globale che parte dall’Afghanistan e attraversa l’Europa con Albania, Austria, Belgio e Estonia. Il richiamo dell’evento ha raggiunto anche il Bahrain, il Canada e la Costa d’Avorio, coinvolgendo talenti provenienti da Filippine, Francia, Germania e dalla piccola isola di Grenada.

    Il viaggio musicale prosegue toccando Irlanda, Italia, Kazakistan, Libano e Lussemburgo, estendendosi fino al Messico e ai paesi del Nord Europa come Norvegia e Svezia. A questi si aggiungono Paesi Bassi, Polonia, Portogallo e Puerto Rico.

    Infine, il quadro delle adesioni si completa con il Regno Unito, la Repubblica Ceca, la Romania e una nutrita delegazione dell’area balcanica e mediterranea che include San Marino, Serbia, Slovenia e Spagna, oltre a Stati Uniti, Svizzera, Thailandia, Turchia e Ucraina.

    Negli anni, il contest ha saputo trasformare artisti emergenti in rappresentanti internazionali della Repubblica di San Marino, come dimostrato dalle esperienze dei Piqued Jacks e dei Megara. Un percorso che continua a valorizzare il talento artistico sammarinese e globale attraverso una selezione rigorosa e formativa.

    L’ultima sessione di Casting avrà luogo presso il San Marino Outlet Experience dal 27 al 31 gennaio 2026.

    Per partecipare a “Dreaming San Marino Song Contest” gli artisti devono aver compiuto i 16 anni d’età entro il 30 settembre 2025, possono partecipare come singoli o in gruppo. L’iscrizione è gratuita per la verifica di idoneità online che consiste nella valutazione delle capacità interpretative ed esecutive dei concorrenti. Sarà possibile iscriversi fino al 20 gennaio 2026.

    Per le iscrizioni è necessario accedere al sito ufficiale di Dreaming San Marino Song Contest: https://dreamingsanmarinosongcontest.com/iscrizioni/

    Il regolamento della manifestazione completo è disponibile sul sito ufficiale del Festival: https://dreamingsanmarinosongcontest.com/regolamento/

    Superata la fase di “Casting”, il percorso di selezione del Contest entra nel vivo con lo Stage & Live Academy (LA), un’importante fase di preparazione e valutazione che prenderà il via nel mese di febbraio 2026 il 13-14-15.

    L’Academy è finalizzata a preparare i partecipanti per l’esibizione cruciale davanti alla Giuria di esperti. L’intero programma sarà diviso in 8 sessioni (LA), ciascuna composta da circa 30 concorrenti.

    L’obiettivo è selezionare i migliori: da ognuna delle 8 sessioni, 5 concorrenti otterranno il pass per le semifinali. Questo porterà ad avere un totale di 40 artisti ammessi alle due Semifinali (20 per ciascuna Semifinale).

    Il calendario dettagliato di tutte le sessioni sarà deciso da Media Evolution (ME) e verrà tempestivamente comunicato ai concorrenti tramite pubblicazione sul Sito ufficiale del “Dreaming San Marino Song Contest”, nella sezione dedicata “Stage & Live Academy”.

    Il San Marino Song Contest svela le novità della sua nuova edizione.

     
    Due semifinali in diretta su San Marino RTV canale unico 550
    , ciascuna con 20 concorrenti provenienti da “Dreaming San Marino Song Contest”, e la finalissima prevista a marzo 2026 in diretta sempre su San Marino RTV con 10 concorrenti finalisti emergenti e 10 big in gara.

    Denny Montesi, amministratore unico di Media Evolution, è stato nominato Head of Delegation per l’Eurovision Song Contest. Sarà affiancato da Valentina Monetta, artista sammarinese che ha rappresentato San Marino all’Eurovision quattro volte, in veste di Ambassador. La coppia sarà responsabile di guidare la delegazione sammarinese all’Eurovision Song Contest e di promuovere il talento artistico della Repubblica di San Marino a livello internazionale.

    SAN MARINO SONG CONTEST
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    SEGRETERIA DI STATO PER IL TURISMO
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    SAN MARINO RTV
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    UFFICIO DI STATO PER IL TURISMO
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  • La musica come il calcio: non basta allenarsi, serve essere convocati

    C’è un momento, nella carriera di ogni talento, in cui l’allenamento non basta più. Ti alleni, cresci, migliori. Ma a volte, il campo resta chiuso. La panchina diventa inattività contrattuale, l’attesa si prolunga, il dialogo si interrompe. È da qui che nasce “Champions League” (Daylite Records/3Esse Srl), il nuovo singolo di Connor Las Americas: un racconto disilluso che adotta il linguaggio calcistico per parlare di industria musicale, potere decisionale e occasioni negate.

    Nel brano, l’allenatore diventa il discografico, il giocatore l’artista.
    Non c’è rabbia, non ci sono scontri né attacchi frontali. Solo una domanda, che attraversa tutto il testo:

    «se mi alleno bene, perché non mi fai giocare mai?»

    Negli ultimi anni, l’industria musicale italiana ha accelerato tempi e aspettative: contratti sempre più precoci, percorsi compressi, dinamiche decisionali sempre più rapide. L’accesso al “campo” passa spesso da scelte standardizzate, formati predefiniti, traiettorie obbligate che non sempre tengono conto della maturazione artistica o della visione individuale. In questo contesto, molti progetti restano in stand-by: firmati, ma non realmente messi nelle condizioni di esprimersi.

    A rendere questo equilibrio ancora più fragile è la mole crescente di artisti che ogni anno affacciano sul mercato: un bacino amplissimo di talenti, percorsi e aspirazioni che competono per uno spazio sempre più ristretto. In un sistema saturo, il sogno diventa una leva potentissima – perché muove sacrifici, attese, rinunce – ma anche estremamente delicata. Vale nello sport come nell’arte: la promessa di un accesso possibile al campo, al palco, alla visibilità, può sostenere un percorso o incrinarlo, soprattutto quando resta rinviata troppo a lungo; una convocazione rimandata indefinitamente.

    A questa pressione strutturale si aggiunge un altro elemento, meno visibile ma decisivo: la distanza tra chi prende decisioni e i percorsi artistici che dovrebbe accompagnare. In molti casi, alla firma non segue un reale lavoro di sviluppo, mediazione o lettura del progetto nel tempo. Mancano spesso figure capaci di tradurre il potenziale in direzione, di gestire le fasi di attesa, di sostenere la crescita senza forzarla dentro traiettorie standard. Il risultato non è il fallimento immediato, ma una sospensione prolungata, che lascia l’artista formalmente dentro il sistema ma, di fatto, fuori dal campo.

    “Champions League” parla proprio di questa condizione, quella di chi viene messo sotto contratto troppo presto, senza un reale allineamento di visione, e si ritrova bloccato, invisibile, costretto a guardare la partita dalle tribune.

    Connor non invoca protezioni, non infanga la maglia. Chiede spazio. Anche solo cinque minuti nel recupero. Il tempo necessario per dimostrare il proprio valore. Al mister, ma soprattutto a un pubblico che non ha ancora avuto modo di vederlo giocare.

    Le tribune che “non fanno bene”, la richiesta di essere “messo sul mercato”, il rispetto per la squadra nonostante tutto, il sogno infantile della Champions League citati nel testo, restano intatti anche quando la carriera si inceppa.

    L’artista mette in forma canzone la sua vocazione: una vocazione che non si spegne, nemmeno durante e dopo l’esclusione.

    Rimasto artisticamente bloccato per quasi quattro anni dopo un contratto discografico firmato nel 2020, a causa di un conflitto profondo sulla direzione artistica e sull’unica strada che gli veniva concessa — quella di un talent show che non sentiva propria — Connor Las Americas ha attraversato un lungo contenzioso legale, concluso con la riconquista della sua libertà creativa. “Champions League” è il primo brano che segna questo ritorno.

    Scritto a quattro mani con Francesco Mattia Pisapia e prodotto da effemmepi, il singolo non vuol essere una resa dei conti, né una richiesta di indulgenza, ma una presa di parola consapevole su ciò che accade quando il talento resta in panchina, anche a fronte di aspettative e prospettive iniziali che sembravano già tracciate. Il racconto, spogliato da polemiche sterili, di cosa resta, dentro un artista, quando il sogno è ancora lì, ma l’accesso è negato.

    «Ci tenevo a raccontare cosa succede quando sei dentro un sistema, ma non ti è permesso agire – dichiara Connor Las Americas -. Nel calcio come nella musica, la panchina non è solo attesa o esclusione: è un tempo che passa senza possibilità di mettersi alla prova. Con questo brano non cerco colpevoli, ma rivendico il diritto di ogni talento di misurarsi con il proprio pubblico, anche solo per cinque minuti di recupero.»

    Oggi Connor sceglie di ripartire da Daylite Records, una realtà allineata ai suoi valori: un cambio di squadra, non una fuga. Un nuovo inizio, dopo una lunga attesa.

    “Champions League” parla di musica, ma riguarda anche il lavoro, il merito, il tempo sospeso di un’intera generazione che si allena senza sapere quando — o se — arriverà la convocazione.

  • “Certe sere” è il nuovo singolo dei The Kollege

    Dal 16 gennaio 2026 sarà disponibile sulle piattaforme di streaming digitale e in rotazione radiofonica “CERTE SERE”, il nuovo singolo dei The Kollege.

    “CERTE SERE” è un brano che racconta una relazione giunta al termine, osservata attraverso gli occhi di chi continua a sperare che non sia ancora tutto perduto. È una canzone profondamente malinconica, capace di evocare le atmosfere delle sere d’estate al tramonto: quei momenti in cui i pensieri si fanno più densi, le lacrime scendono silenziose e l’attesa di un treno in stazione porta con sé tutta l’amarezza per ciò che è stato e non tornerà più.

    Dal punto di vista sonoro, “CERTE SERE” si muove con naturalezza nei territori dell’Indie Rock, genere che unisce profondamente i tre membri della band.

    Commenta la band a proposito del brano: “CERTE SERE è nata quasi per caso, ma abbiamo capito immediatamente che era il brano giusto da pubblicare in questo momento del nostro percorso, specialmente dopo tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi mesi. In questa canzone confluisce una passione comune che ci ha permesso di dare vita a un sound capace di unire i nostri riferimenti musicali a un’impronta che sentiamo fortemente personale e identitaria. Proprio per questa sua natura così autentica, non abbiamo avuto dubbi: doveva essere questo il nostro prossimo singolo.”

    Biografia

    I The Kollege nascono nel 2022 da un’idea dei fratelli Alessandro (voce e chitarra) e Lorenzo (batteria), rispettivamente di 17 e 19 anni. Entrambi polistrumentisti, crescono in una famiglia di musicisti e iniziano a viaggiare per l’Italia e l’Europa come artisti di strada fin da piccoli, esibendosi in festival internazionali con i genitori già a 7 e 9 anni.

    Nel 2023 il progetto si completa con l’ingresso di Paolo (basso), amico d’infanzia di 16 anni, anch’egli polistrumentista proveniente da una famiglia di artisti. L’anno successivo i The Kollege iniziano a esibirsi dal vivo come trio, proponendo un set originale ricco di influenze: il rock è il fulcro del sound, contaminato da funk, blues e rap.

    La loro proposta non è solo musicale, ma porta con sé messaggi di positività, sensibilità e speranza. I ragazzi sono carichi di energia, pronti a ribellarsi e guidati dalla convinzione che la musica possa ancora cambiare le cose.

    Dopo aver rilasciato i primi brani originali nel 2024, nel maggio 2025 pubblicano l’album di debutto, completamente autoprodotto, scritto e arrangiato da loro: “SENSIBILITY”. All’interno del disco spiccano tracce come “FUCK THE FAME”, “ALL IN ALL” e “MARY”, tre pezzi capaci di far emergere la vera anima della band.

    Le influenze dei The Kollege spaziano dai Led Zeppelin ai The Police, passando per i Red Hot Chili Peppers, il John Mayer Trio e i Pink Floyd. Curiosi e in costante ricerca del sound perfetto, i tre ragazzi ascoltano e sperimentano ogni genere musicale.

    Il loro target è dichiaratamente giovane: i The Kollege vogliono riportare al centro la bellezza della musica suonata. Sono convinti che le nuove generazioni possano amare il loro genere, devono solo avere l’occasione di scoprirlo e tornare a vivere l’esperienza dei concerti. L’obiettivo è chiaro: spostare gli equilibri. Consapevoli che la vera arte muove le masse, i The Kollege puntano in alto con l’umiltà di chi sa quanto impegno serva per riuscirci, ma con la forza di chi non ha mai smesso di sognare in grande.

    “CERTE SERE” è il nuovo singolo dei The Kollege disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal e in rotazione radiofonica dal 16 gennaio 2026.

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  • Cenere: il 16 gennaio esce l’EP “Game(L)over”

    Dal 16 gennaio 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e nei formati fisici cd e vinile “Game(L)over” (Overdub Recording / distribuzione ADA Music Italy), il nuovo EP di CENERE.

    L’EP “Game(L)over” descrive le dinamiche invisibili delle relazioni: connessioni che si accendono e disconnessioni che lasciano un vuoto interiore. Cinque brani che raccontano la necessità di ascoltarsi.

    Dal disorientamento scioccante di LOVE BOMBING alla consapevolezza di IO-TU, passando per il raccoglimento di ISOLE alla tensione di CAMERA DELLA RABBIA e l’impotenza comunicativa di QUANDO: ogni traccia è un frammento emotivo, un invito a trasformare il dolore in consapevolezza, liberandolo attraverso un percorso di crescita interiore. Un viaggio che insegna a coltivare l’intelligenza emotiva: accogliere le differenze, rispettare i limiti e le fragilità degli altri, senza rancore.

    Spiega l’artista a proposito della nuova release: “Con Game (L)over mi sono letteralmente messa a nudo, ogni canzone parla di uno stato d’animo che ho attraversato, parla delle mie fragilità, delle mie paure e del dolore che ho provato durante o alla fine di una relazione: rabbia, malinconia, freddezza, fino ad arrivare alla consapevolezza e alla accettazione di una fine necessaria che fa parte del nostro percorso di evoluzione emotiva. La grafica a pixel dell’EP richiama il design di una schermata finale di un videogame vintage. Perché l’amore per me è un “gioco” a livelli e noi, solo noi siamo sempre il mostro finale da combattere. Possiamo decidere di rimanere vittime di noi stessi per tutta la vita o di approfondire le dinamiche relazionali che dominano i nostri incontri e determinano la qualità dei nostri rapporti”.

     

    “GAME (L)OVER” TRACKLIST  

    01.Love bombing

    02.Io tu

    03.Isole

    04.Camera della rabbia

    05.Quando

    “Game (L)over” è già disponibile in presave

    https://ada.lnk.to/gamelover

     

    Giovedì 22 gennaio alle ore 21:00 al Gallery16 (via Nazario Sauro 16/A, Bologna), si terrà il release party di “Game (L)over”. A chiudere la serata sarà il dj set di Laura Gramuglia, speaker, dj, autrice e operatrice culturale. Già conduttrice di Radio Deejay e Radio Capital, è attiva nel collettivo Equaly ed è direttrice artistica del Festival La città delle donne. Nel giugno scorso ha pubblicato per EDT il libro “Contro il matrimonio”.

    “Ho scelto di presentare questo lavoro al Gallery16 perché è un luogo a cui sono profondamente legata. La mia prima data come Cenere è stata presentata proprio in questo spazio. Il Gallery16 non è solo un locale: è un punto di incontro e condivisione che dà voce alla creatività in tutte le sue forme: concerti live, esposizioni, presentazioni di libri, stand-up comedy e una selezione unica di vinili e merchandising. Un ambiente intimo e accogliente, perfetto per condividere questi nuovi pezzi di cuore, pezzi come i pixel di quel gioco chiamato amore, che si spengono e si accendono dentro di noi come le emozioni e gli interrogativi a cui dovremo rendere conto, nella speranza di raggiungere una nuova consapevolezza emotiva”, commenta Cenere.

    Biografia

    Sarah Fornito in arte CENERE voce storica e potente del panorama rock Bolognese, in attività da oltre 25 anni.

    Nel 2002 fonda le Diva Scarlet, con cui ha pubblicato due album di grande impatto: Apparenze (2004 Mescal/Sony,) e Non+Silenzio (2009), prodotto con la collaborazione di Giulio Ragno Favero (Il Teatro Degli Orrori).

    Con Diva Scarlet ha calcato diversi palchi tra Italia e Europa, condividendo la scena con Afterhours, Litfiba, Verdena, Zucchero, Marlene Kuntz e molti altri. Nel 2009 conquista il palco del Primo Maggio a Roma.

    Nel 2013 ha dato vita al progetto Decana, affiancata da Cecilia Bernardi, pubblicando l’omonimo album prodotto da Umberto Maria Giardini (Moltheni), segnando una nuova fase di ricerca sonora e maturità artistica.

    Nel 2020, Sarah dà vita al progetto Cenere, grazie all’incontro artistico con la violinista compositrice Rebecca Dallolio. Il linguaggio musicale è incisivo e i testi di forte impatto ricevono infatti numerosi riconoscimenti: il singolo “Che differenza fa?” vince il premio Suoni d’Ambiente di Radio Città Fujiko come miglior brano a tematica ambientale. “A testa in giù” un energico grido che dà sfogo al senso di claustrofobia subito durante la crisi pandemica. “Chi lo decide chi siamo?” si aggiudica il Premio Amnesty International e il Premio MEI nel contest Voci per la libertà e riceve la Targa di Miglior Testo al festival di cinematografia sociale Tulipani di Seta nera.

    Dopo i singoli “Isole” e “Love Bombing”, “Game(L)over” è il nuovo EP di Cenere pubblicato da Overdub Recordings e distribuito da ADA Music Italy disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e nei formati fisici cd e vinile dal 16 gennaio 2026.

     

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  • Tra Rio De Janeiro e Firenze nasce un progetto che osserva le relazioni senza semplificarle: “Briciole di te” di Ilema

    Il debutto discografico di Ilema, nome d’arte di Ilenia Mancini, è l’approdo di un lungo percorso antropologico e geografico. “Briciole di te”, il suo nuovo singolo, nasce tra il Brasile e l’Italia e segna l’inizio ufficiale del suo progetto discografico, arrangiato da Marco Falagiani – Premio Oscar per Mediterraneo, produttore storico della canzone italiana e collaboratore, tra gli altri, di Mia Martini e Aleandro Baldi.

    Scritto a Rio de Janeiro, in un periodo di forte isolamento e ridefinizione personale, “Briciole di te” porta all’attenzione una dinamica relazionale sempre più diffusa: la presenza intermittente, fatta di promesse minime e di un coinvolgimento mai dichiarato, oggi spesso definita con il termine breadcrumbing. Questa condizione prende forma attraverso l’immagine immediata e insistita delle “briciole”, che diventa la misura narrativa di un legame sbilanciato, più che una metafora sentimentale.

    Nel testo non compare mai una definizione reciproca del rapporto. L’asimmetria tra i partner appare anche sul piano grammaticale: «io amante, tu niente di più». Una frase tronca, che non si completa, come non si completa il legame che racconta. Ilema non prende posizione, non giudica, non corregge. Si limita a registrare, in forma canzone, una dinamica, evitando aggiustamenti.

    Se il Brasile è stato il luogo della scrittura, è Firenze, nell’incontro con Falagiani nel novembre 2024, ad aver dato al brano una direzione definitiva. La produzione sceglie una linea essenziale, priva di sovrastrutture, che valorizza una vocalità non addestrata ai codici del pop contemporaneo. Un’impostazione che fa della semplicità formale e della ripetizione testuale un elemento strutturale, coerente con il senso di stallo raccontato dal brano.

    «“Briciole di te” nasce da una presa di coscienza molto netta – dichiara Ilema -. Rendersi conto di quanto spesso si accettino legami fatti di assenze, di mezze parole, di presenze minime scambiate per amore. Scriverla è stato un modo per accorgermi e consapevolizzare quella dinamica e, allo stesso tempo, per prenderne le distanze».

    Il percorso personale e professionale di Ilenia Mancini attraversa contesti geografici e linguaggi diversi. Dopo gli studi e le prime esperienze formative tra Firenze e Londra, ha vissuto a lungo in Medio Oriente, approfondendo lo studio della lingua araba e delle pratiche corporee orientali. In Brasile, a Rio de Janeiro, ha dato vita al progetto Tao Batuque nella favela della Mangueira, un’iniziativa educativa che unisce yoga, percussioni e lavoro con i bambini del quartiere, attirando l’attenzione dei media locali e internazionali.

    Parallelamente alla musica, Ilema si è formata come terapeuta in medicina cinese ed è autrice del saggio “Come trattare la voce con la medicina cinese”, testo adottato in ambito medico e sanitario. Un background che entra nel progetto musicale come metodo, in quanto la voce viene trattata come strumento di equilibrio, controllo e misura, più che come veicolo di esperienze ed emozioni personali.

    L’arrangiamento di “Briciole di te” è firmato da Marco Falagiani, affiancato da Valentina Galasso e Marta Maddalena Di Stefano. Il mastering è a cura di Marzio Benelli, nome di riferimento della discografia toscana e nazionale. Il progetto sarà completato nelle prossime settimane dall’uscita del videoclip ufficiale.

    Con “Briciole di te”, Ilema debutta nel panorama musicale italiano con un brano che anziché cercare adesione o immedesimazione, richiama all’attenzione. La sua scrittura nasce fuori dal mercato nazionale e vi rientra senza adattarsi, affidandosi a una produzione che accompagna, senza guidare. Il singolo è il primo capitolo di un progetto che sceglie il tempo lungo, dando forma al proprio percorso senza accelerazioni.

  • Clarissa Colucci – Echoes from Home. Da venerdì 9 gennaio 2026, disponibile questo nuovo album in copia fisica e in formato digitale


    Consegnato alle stampe dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile in formato fisico e sulle piattaforme digitali a partire da venerdì 9 gennaioEchoes from Home è la nuova fatica discografica della cantante e compositrice Clarissa Colucci, intraprendente musicista accompagnata in questo progetto da cinque talentuosi compagni di note: Matteo Serra (clarinetto), Canio Coscia (sax tenore), Lorenzo Mazzocchetti (pianoforte), Sergio Mariotti (contrabbasso) e Federico Negri (batteria).
    La tracklist del CD consta di sei brani originali (testo e musica) frutto della fervida creatività compositiva dell’autrice dell’album, eccezion fatta per Send in the Clowns (Stephen Sondheim), concepiti nel segno di una profonda indagine introspettiva attraverso cui si vivono sensazioni e si manifestano stati d’animo contrastanti. Il tutto, in solco contemporary jazz, impreziosito da un elogiabile spirito di ricerca, soprattutto sotto l’aspetto melodico, armonico, ritmico e delle sonorità, da cui emerge un clima di sospensione emotiva.
    Clarissa Colucci racconta così la genesi e descrive il mood di “Echoes from Home”: «Un viaggio che non segue mappe, ma strade interiori fatte di curve, attese e ritorni. Ogni brano è un frammento di questo cammino: momenti di approdo e pace, altri di lotta e smarrimento. È la storia di un andare e tornare, di una ricerca senza fine tra echi lontani e silenzi interiori».