Category: Comunicati

  • Tra le nuvole e nella musica di Martina

    Martina Sergi ad un passo dalla musica.

    A ridosso della sua uscita discografica, Martina si racconta e ci regala uno scorcio della sua personalità. 

    Non so definire bene in che momento io abbia iniziato a raccontare me stessa e le vite delle altre persone tramite le canzoni, ma so che questo bisogno nasce da dentro e non dargli modo di prendere forma sarebbe un peccato.Ho sempre guardato gli artisti pensandoli come qualcuno di inarrivabile, come se ci volesse una motivazione valida per essere definito tale e questo per tanti anni mi ha bloccata dall’esprimere ciò che sentivo dentro. Poi un giorno ho deciso di provare a scrivere per me, ho deciso di mettere me stessa nero su bianco, di raccontare ciò che provavo e dare a quel testo una melodia, provare a farlo risuonare e da lì non ho più smesso. Ricordo di avere avuto intorno a 12 anni quando scrissi la mia prima canzone, ero seduta in giardino e avevo davanti carta e penna e imbracciavo la mia tanto amata chitarra classica. Avevo subito una perdita tanto dolorosa, la scomparsa di mia nonna Lucia e sentivo di non riuscire a far comprendere quanto io stessi male e sentissi la sua mancanza. Lei era andata via ed io credevo di non averle detto tutto, di non aver avuto il tempo di viverla appieno. Questa sensazione cresceva ogni giorno di più e sentivo il bisogno di darle sfogo, sentivo il bisogno di parlare con lei, ma volevo un qualcosa che fosse solo nostro, qualcosa di indelebile, qualcosa di eterno, e così dopo aver abbozzato una sequenza di accordi, presi la penna in mano e ricordo ancora quella sensazione che mi pervase quando la avvicinai al foglio: era come se lei scrivesse da sola guidando la mia mano. Avevo realizzato qualcosa di speciale, ma ancora non lo comprendevo e ho accantonato la scrittura; il canto invece è rimasto parte di me ma faticavo a tirarlo fuori.Faccio un salto di svariati anni, è gennaio del 2019, ho iniziato da poco l’università, sono al primo anno, a metà del secondo semestre e sto preparando un esame. Tra una pausa e l’altra apro IG e visualizzo la foto di una citazione di Massimo Gramellini: “Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione.”Leggere questa frase per me è stato un colpo al cuore perché l’unica cosa a cui riuscivo a pensare subito dopo era la musica, la scrittura e il canto. Decido già in quel momento che avrei terminato il mio percorso di studi ma alla fine di esso mi sarei dedicata esclusivamente alla musica.A giugno 2022 finalmente pubblico la mia prima cover, ma non mi bastava, volevo qualcosa che fosse “mia”. Inizio a cercare type beat su YT e comincio a scavarmi dentro. A mettermi a nudo con me stessa. Cosa c’era in me che aveva la necessità di essere raccontato? C’era qualcosa che avevo soffocato e che volevo tirare fuori tramite l’arte e la musica? Qualcosa che volevo sfogare in una maniera che mi facesse sentire libera? C’era una delusione d’amore ricevuta qualche anno prima che mi aveva realmente segnata, un amore vissuto nel segreto, con fatica e dolore. Decido di ritirarlo fuori e devo ammettere che dopo averne parlato tramite il testo della mia prima canzone autobiografica, Falling Apart, ho sentito una sensazione di pace interiore che non so spiegare. Da ho capito che è questo ciò che mi spinge a scrivere e cantare di me: il fatto di cercare tutto ciò che ho sempre tenuto dentro, le storie nascoste che porto con me, le cose vissute e trasformarle in parole e musica, alla ricerca di quella sensazione di pace e libertà che mi da il fatto di averle buttate fuori e averne creato un qualcosa. Durante il mio processo creativo sento come una “fatica” da affrontare, cerco di spogliarmi di tutto e di essere onesta con il foglio che ho davanti. Scrivo rigorosamente con carta e penna (anche se a volte per necessità uso comunque le note del telefono) e seduta sul pavimento perché mi da la sensazione di essere più vera. Mi scavo dentro, cerco quelle parole che possano toccarmi l’anima, quelle parole che possano andare dritte per la loro strada e raccontare di un qualcosa. Tutto questo è per me come un grande crescendo, un climax: inizio dal basso, da dove ho più difficoltà, cerco di raggruppare tutte le idee che ho in mente, tutte le sensazioni che un avvenimento mi ha suscitato e di metterle in ordine per creare la storia nel testo. All’inizio è come un grande caos emotivo e non nego che ho a volte dei blocchi per cui so di dovermi fermare e riprendere a scrivere in un secondo momento (che può essere un momento qualsiasi, magari sono sotto la doccia e mi viene in mente una frase, esco di corsa e la appunto). Alla fine di tutto questo lavoro, quando vedo il testo davanti a me e sento la melodia in sottofondo, provo una gioia immensa e so che tutta quella fatica che c’è dietro è stata ricompensata. Non ho mai puntato a fare grandi numeri, anche se ovviamente ci ho sperato qualche volta, ma con il tempo ho imparato ad apprezzare i miei testi partendo proprio da quella sensazione di libertà che mi danno, e quando ho ricevuto qualche apprezzamento, anche se di una sola persona, ho realizzato di essere riuscita a scrivere qualcosa di bello e vero. Ho capito negli anni che tutto può essere e ha il diritto di essere raccontato, che l’artista per essere tale non deve essere per forza su tutti i giornali e in cima a tutte le classifiche. Qualsiasi storia raccontata è valida, e riuscire a farla diventare arte (in musica o sotto qualsiasi forma espressiva) rende la persona artista. Pian piano ho iniziato a voler raccontare non solo di me, ma anche delle vite degli altri. Ho cercato storie, ho chiacchierato con persone di varie età e ho raccolto emozioni e sentimenti. Ho provato con tutta me stessa a rendere speciali le storie che mi sono state raccontate e da queste sono scaturite alcune mie canzoni come “Never be you”, “i can’t believe” e “Emily”. Regalare ad una persona un testo in musica che parla proprio di lei e vedere il sorriso sul suo volto e la commozione e l’emozione nei suoi occhi per me è qualcosa di impagabile. Il mio modo di scrivere si è evoluto nel tempo, mescolando più modalità. A volte parto dal racconto e quindi dal testo, senza ben sapere che melodia andrà ad avere e una volta finito e individuata la tipologia di brano che voglio farne scaturire, studio assieme a Giovanni un possibile arrangiamento e modifico il testo adattandolo alla metrica che ci serve. Altre volte invece parto direttamente dalla creazione di una melodia. Questo accade quando sento sottopelle l’esigenza di scrivere, ma ho bisogno di una strada, un punto di partenza che mi susciti qualcosa e che mi faccia trovare una storia da adattare a quel suono. A volte sento l’esigenza di dar vita a qualcosa in una specifica lingua e per questo passo dalla scrittura in italiano a quella in inglese. Il processo di scrittura rimane sempre lo stesso per entrambe, ma so che ci sono alcune espressioni, alcuni suoni a livello di parola/pronuncia, alcune strade comunicative che rendono meglio in una lingua o nell’altra per una determinata storia da raccontare che ho in mente.

  • L’omaggio del sassofonista Germano Zenga a Gato Barbieri sabato 22 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano

    L’Atelier Musicale ospita il concerto del quartetto di Germano Zenga, impegnato in un tributo al grande musicista argentino. Insieme al leader 
    si esibiranno tre jazzisti di vaglia: Luca Gusella, Danilo Gallo e Ferdinando Faraò

    MILANO – Il sassofonista Germano Zenga è ormai una realtà del jazz italiano e con il suo quartetto presenterà sabato 22 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano, nell’ambito della XXX edizione dell’Atelier Musicale, la rassegna organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio, il suo cd dedicato a Leandro “Gato” Barbieri, primo omaggio in assoluto realizzato da un musicista di jazz in onore del celeberrimo sassofonista argentino (autore, tra l’altro, della colonna sonora del film Ultimo Tango a Parigi), scomparso nel 2016 (inizio live ore 17.30; ingresso 10 euro con tessera associativa di 5/10 euro). 
    Gato Barbieri  ha lasciato un segno profondo nella storia del jazz, non solo quello latino-americano. Indimenticabili, in particolare, i suoi dischi usciti alla fine degli anni Settanta e la partecipazione ai progetti della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden e Carla Bley. Nelle note di copertina del cd, intitolato “Gato! An Evolving Idea” (pubblicato da Caligola Records), Enrico Rava, che ha collaborato alla registrazione del disco suonando il flicorno in tre brani e che di Barbieri è stato amico e collaboratore, sottolinea che l’album «è una dichiarazione d’amore a Gato e alla sua musica ed è talmente sentito, profondo e appassionato che lo stesso Gato ne sarà conquistato». 
    Questo originale progetto è stato realizzato con un quartetto di alto profilo, composto dal vibrafonista e percussionista Luca Gusella, non solo attivo nel jazz, ma anche nella musica contemporanea eurocolta, dal contrabbassista Danilo Gallo, musicista dalla assoluta qualità ritmica e polistrumentista sorprendente, il cui elenco di collaborazioni importanti è altamente significativo, e da Ferdinando Faraò, leader della Artchipel Orchestra e batterista attivo nell’ambito della scena più aperta e creativa del jazz italiano.
    Insieme a loro Germano Zenga esplorerà alcune delle più conosciute e pregnanti pagine legate a Barbieri, affiancandole  a proprie composizioni ispirate da quel peculiare mondo espressivo. Questo progetto segna la piena maturità di Zenga, musicista formatosi a Milano (sia ai Civici Corsi di Jazz sia al Conservatorio Giuseppe Verdi), il cui percorso artistico è caratterizzato da molte collaborazioni (tra le quali Artchipel Orchestra, Gianni Cazzola, Giovanni Falzone e la Civica Jazz Band di Enrico Intra) e dalla partecipazione a numerosi festival italiani. Da emergente, ha vinto nel 2005 il Porsche Live. Giovani e Jazz”, con Paolo Fresu presidente di giuria, e nel 2003 il Jazz Dimensione Giovani organizzato da Musica Oggi.

    ATELIER MUSICALE – XXX stagione
    Sabato 22 febbraio, ore 17.30
    Germano Zenga Quartet
    Gato! Omaggio a Gato Barbieri
    Germano Zenga (sax tenore), Luca Gusella (vibrafono, percussioni), Danilo Gallo (contrabbasso, flauto, balalaika), Ferdinando Faraò (batteria, percussioni).

    Programma:
    G. Barbieri (1932-2016): Merceditas; El Gato;
    A. Ibrahim  (1934): Hamba Khale;
    G. Barbieri: Antonio das Mortes;
    G. Zenga (1971): Sombra de Gato; Mimi’s Dream;
    G. Barbieri: Tupac Amaru;
    G. Zenga/F. Faraò (1959): Lost Tango.

    Introduce: Maurizio Franco.

    Dove: Camera del Lavoro, auditorium G. Di Vittorio, corso di Porta Vittoria 43, Milano.
    On line: www.secondomaggio.org
    Ingresso: biglietto (10 euro) con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Per informazioni: 3483591215; email: secondomaggio@alice.iteury@iol.it
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.
    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.
  • «Insieme per migliorare la didattica musicale»: i docenti delle scuole di jazz e dei Conservatori fanno rete

    L’Associazione Nazionale Docenti Jazz e Pop Rock dell’Afam e l’Associazione Nazionale Scuole Jazz e musiche audiotattili hanno siglato un protocollo d’intenti per ampliare e potenziare il sistema formativo. Che, in Italia, dà lavoro a oltre 100.000 insegnanti e coinvolge un milione di studenti 

    MILANO – È composto da 100.000 docenti e da un milione di studenti l’esercito (pacifico) della cultura musicale in Italia, tutti impegnati nelle “battaglie” creative dei nuovi linguaggi: jazz, pop, rock ma non solo. Un movimento, quello di chi insegna e di chi vuole imparare, che parte dal basso, dalle 8.000 realtà, tra scuole e associazioni del terzo settore distribuite sul territorio nazionale, fino agli oltre 60 dipartimenti e coordinamenti di “Scuola Jazz” dei Conservatori, oggi denominati Istituti Superiori di Studi Musicali dell’alta formazione artistica e musicale (AFAM), con più di 550 cattedre ad indirizzo Jazz, Pop Rock e Musiche Tradizionali. I dati sono contenuti in una recente indagine dell’Università di Bologna che ha voluto fotografare una realtà (ancora non perfettamente mappata) in cui i docenti, impegnati quotidianamente nella didattica musicale, rivestono un ruolo fondamentale. E proprio dal mondo dell’insegnamento giungono interessanti novità, anche di carattere operativo: è stato infatti siglato, nei giorni scorsi, un protocollo di intenti tra Nicola Pisani, presidente dell’Associazione Nazionale Docenti Jazz e Pop Rock dell’Afam, e Claudio Angeleri, suo omologo dell’Associazione Nazionale Scuole Jazz e musiche audiotattili. L’intesa mira a incentivare il dialogo e i rapporti tra realtà affini ma spesso, di fatto, lontane e separate. Tra gli impegni assunti dalle due associazioni lo sforzo congiunto affinché venga ampliato e arricchito il sistema formativo della didattica musicale (anche in virtù delle esperienze europee nel rispetto dell’EQF, il quadro europeo delle qualifiche). Nell’accordo appena siglato le due realtà si impegnano, inoltre, a una maggiore collaborazione e a una condivisione nell’offerta formativa, grazie a convenzioni, progettazione condivisa nella realizzazione dei corsi di studio, piani comuni di formazione, ma anche nell’organizzazione di seminari, convegni e master, dando così piena attuazione al principio di “sussidiarietà orizzontale” espresso dall’articolo 118 della Costituzione.

    Ma perché il jazz, ritenuto di nicchia e nato Oltreoceano, è considerato il genere il più indicato per realizzare un ampio progetto di educazione musicale? «Innanzitutto viviamo in una società globalizzata e il jazz e la musica improvvisata rappresentano una prassi capace di rielaborare creativamente le culture più diverse – risponde Pisani – compresa la nostra, che a sua volta ha mille sfaccettature. Fin dalle origini, il jazz ha indicato una via autonoma e innovativa verso la pratica musicale e creativa, dimostrando nel tempo, grazie anche ad un vasto campo di ricerca estetico e scientifico, di possedere uno straordinario approccio pedagogico, valido per tutti i diversi  stili musicali, compreso il nostro antico e variegato mondo classico europeo».
    Grazie all’improvvisazione e all’approccio mimetico e imitativo della pedagogia audiotattile proveniente “dal” jazz, i bambini e le bambine possono avvicinarsi fin dalla più tenera età alla musica in modo creativo e motivante, conquistando successivamente le regole della notazione e della teoria musicale con maggiore consapevolezza e autonomia. È esattamente l’opposto dell’approccio “visivo” incentrato sulla partitura e il solfeggio. Non è un caso che diverse scuole pedagogiche musicali, sia contemporanee o filologicamente storicizzate, abbiano compreso il ruolo e l’importanza dell’improvvisazione. In cosa si differenzia, quindi, la novità offerta dal jazz e dall’improvvisazione audiotattile? Risponde Claudio Angeleri: «L’etnomusicologia ha dimostrato che tutte le culture musicali del mondo, dopo le fasi esplorative dei primi anni dell’infanzia, si confrontano con la pulsazione continua, definita nel jazz continuos pulse, creando una sorta di pilota automatico interiore con cui si può affrontare ogni contesto musicale, improvvisato o scritto. Il jazz si fonda proprio su questo approccio che consente a tutti i soggetti alfabetizzati, secondo una specifica metodologia, di affrontare ogni tipo di musica e di dialogare con gli altri con maggiore libertà e consapevolezza».
    Secondo i firmatari del protocollo, è dunque fondamentale diffondere la prassi dell’improvvisazione nel mondo della scuola (di ogni ordine e grado) e in quello accademico. Nel nostro Paese non mancano, per la verità, esempi virtuosi e incoraggianti: per quanto riguarda, in particolare, il jazz, va sottolineato che questa musica è entrata a contatto con migliaia di studenti delle scuole primarie e secondarie grazie all’International Jazz Day, la giornata mondiale indetta nel 2011 dall’Unesco che ha riconosciuto questo genere musicale patrimonio immateriale dell’Umanità per il suo ruolo diplomatico come arte capace di unire le persone in ogni angolo del globo. In Italia, in vista dell’International Jazz Day, decine di associazioni, Conservatori e scuole di musica danno vita all’iniziativa Jazz Mood Day, cioè a un intero mese di laboratori e lezioni-concerto in un’ottantina di istituti comprensivi (infanzia, primaria e secondaria) dislocati in diverse regioni. Il tutto grazie all’impegno della Jazz Mood School coordinata da Angelo Bardini.
    Non solo: nel comparto AFAM si è costituita la ONMC, l’Orchestra Nazionale di Musica Creativa, composta da studenti provenienti da dieci Istituti Superiori di Studi Musicali, il cui obiettivo è quello di entrare a far parte del sistema delle Orchestre Nazionali dei Conservatori promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca. La ONMC ha partecipato all’Aquila, lo scorso anno, alla manifestazione “Il Jazz Italiano per le terre del Sisma”, ideata su sollecitazione di Paolo Fresu dopo il terremoto del 2009 che ha devastato il capoluogo abruzzese. Nata con finalità solidaristiche, oggi questa iniziativa coinvolge, grazie alla Federazione Il Jazz Italiano e all’impegno dei suoi presidenti (prima Paolo Fresu e Ada Montellanico, ora Roberto Ottaviano), tutta la filiera del jazz nel nostro Paese: musicisti, organizzatori di festival, docenti di musica dei Conservatori e del terzo settore ma non solo. Ci sono, infine, iniziative mirate ad ampliare il riconoscimento istituzionale del jazz, aggiornando la filiera musicale sia nel terzo settore sia nei licei musicali.
    L’ANSJ (l’Associazione Nazionale Scuole Jazz e musiche audiotattili), l’AIdSM (l’Associazione Italiana delle Scuole di Musica), l’Unisca (la rete di coordinamento della filiera del settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative) e Italshow (l’associazione di professionisti, tecnici, artisti e operatori del settore della creatività, delle arti e dello spettacolo) stanno definendo, inoltre, diverse figure professionali della musica e dello spettacolo e, in particolare, quella del docente audiotattile grazie alla legge 4/2013 del Ministero delle imprese e del Made in Italy, mentre l’Associazione Nazionale Docenti Jazz e Pop Rock dell’Afam (DJeP-AFAM) è da anni impegnata per l’istituzione di percorsi di “nuovi linguaggi” nei licei musicali e per il riconoscimento, quale requisito di accesso alle procedure di reclutamento per l’insegnamento di strumenti e canto nelle scuole secondarie, dei diplomi accademici AFAM di Jazz e Popular Music.
    I due sistemi, quello AFAM e quello delle scuole di musica del terzo settore, sono di fatto da sempre correlati spontaneamente, si autoalimentano reciprocamente, creano percorsi formativi e artistici senza soluzione di continuità, anche se non esistono ancora criteri e normative in grado di stabilire riconoscimenti istituzionali capaci di mettere a sistema questo “intreccio formativo” virtuoso. C’è poi da considerare la mobilità dei docenti, formatisi in gran parte nella scuole del terzo settore o in percorsi autodidattici, e oggi spesso occupati sia nel comparto AFAM sia nelle scuole. Anche gli studenti sono mobili: i dati dimostrano che chi si iscrive ai percorsi professionalizzanti di jazz dell’AFAM proviene prevalentemente dalle scuole del terzo settore, talvolta frequentate anche contemporaneamente per arricchire e completare le proprie conoscenze. Una realtà che non si può ignorare e che richiede un cambio di passo culturale oltre che normativo.
    Infine, a proposito del ruolo dell’insegnamento, Mirco Besutti, il presidente dell’AIdSM, l’Associazione Italiana delle Scuole di Musica, sottolinea: «Nonostante il trend positivo degli eventi pop e rap più attrattivi e la crescente domanda di musica, i musicisti italiani non hanno la possibilità di “vivere” esclusivamente di concerti, qualunque sia il genere praticato. Per molti di loro e per i neodiplomati dei Conservatori, le scuole di musica rappresentano la principale opportunità di lavoro. Il settore si fonda sui principi di sussidiarietà orizzontale, stabiliti anche dalla nostra Costituzione, che sollecita lo Stato a consorziarsi con il terzo settore per garantire ai cittadini e alle scuole pubbliche un’offerta formativa di base più ampia ed anche economicamente sostenibile. Alcune Regioni (Emilia, Toscana e Lazio) hanno già promulgato leggi ad hoc di riconoscimento istituzionale di questo processo, mentre altre, come la Lombardia, li stanno avviando, grazie proprio alle sollecitazioni delle associazioni di categoria».


  • “Controvento (Ostinati e Contrari)” è il nuovo singolo dei The Framez

    Dal 21 febbraio 2025 è disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale “CONTROVENTO (OSTINATI E CONTRARI)”, il nuovo singolo dei THE FRAMEZ per Matilde Dischi.

     

    “Controvento (Ostinati e Contrari)” è un brano che vuole esprimere il senso di disagio e la rabbia repressa nei confronti della crescente pressione sociale che tende a schiacciare e omologare. In questa canzone, la band si mostra determinata ad andare controvento, al fianco di coloro con cui condividono una connessione, un’unione di intenti e un rapporto costruttivo. Non c’è più spazio per il vuoto interiore, e l’urgenza di gridarlo è forte.

    Spiega la band a proposito del brano: “Controvento è nato istintivamente con una jam session in sala prove. È stato il pezzo che mi ha messo più in difficoltà nel trovare le metriche delle strofe, volevo provare a fare qualcosa di diverso prendendo spunto da artisti diametricalmente opposti come Madame e Marra-cash o Tyler the creator e Kendrik Lamar. Abbiamo inoltre pensato di cambiare il titolo visto che appena concluse le registrazioni è uscito il libro di Salvini con lo stesso titolo”.

    Biografia

    Italia, Milano, corre l’anno 2023, Lorenzo e Francesco decidono di riprendere la loro missione: portare un po’ di funk rock in Italia. Dopo diverse collaborazioni relegate al digitale tra pandemie, lockdown, con un rinomato producer della scena rap: Yazee (Machete, Fabri Fibra, Salmo, Nitro, ecc.), i due sentono il richiamo della sala prove, dell’analogico, trovando poi in Stefano (basso) e Giovanni (batteria) i perfetti membri per dare vita al nuovo e veritiero ciclo dei The Framez. Se vi state chiedendo il significato di questo nome, immaginate una cornice vuota da riempire con il significato che preferite. I brani composti sono pensati per essere giudicati da chi li ascolta, mentre la band si concentra su ciò che ama fare di più: creare musica con l’ambizione di riportare il funk rock in Italia, cantando rigorosamente in italiano.

    La band si è esibita in alcuni locali storici come il Rock and roll di Milano, Bobino, Circolo ohibò, Santeria, lo Spank di Milano, Il Ligera, anche a supporto di artisti rinomati nell’ambiente indie come “I miei migliori complimenti”. Recentemente invitata a partecipare in onda su Rocker Tv.

    “Controvento (Ostinati e Contrari)” è il nuovo singolo dei The Framez disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 21 febbraio 2025.

     

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  • Camilla Bianchini: “Una X su EX” il quinto episodio di “Call Back” disponibile dal 17 febbraio

    Dal 17 febbraio 2025 è disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale la quinta puntata di “CALL BACK”, il podcast fictional italiano prodotto da Blackcandy Produzioni e tratto dall’omonimo romanzo di CAMILLA BIANCHINI, edito da Bertoni Editore.

     

    Nel quinto episodio “Una X su EX”, Nina è destabilizzata da un misterioso messaggio su WhatsApp di Marlon, che cerca di analizzare minuziosamente con la sua migliore amica Angi senza riuscire a capirne il significato. Soldonipertuttitrannecheperte la fa chiamare per aiutarla nei provini per una serie sul Papa, dove dovrà incontrare Carla Rossi, una donna molto raccomandata. Nel frattempo, Laura Gini, sua compagna di liceo e mamma di tre gemellini dai nomi composti, le rivela una notizia inaspettata su Matteo, il suo ex.

     

    Attrice, scrittrice e voce narrante del podcast, Camilla Bianchini attraverso questa storia, dà voce ad una generazione, quella dei Millennial, che, nonostante le incertezze, non smette mai di sognare. Diviso in sette episodi, “Call Back” racconta in una sorta di rocambolesco flusso di coscienza la storia di Nina, attrice trentaduenne che, in attesa di un call back per un ruolo nella serie Gente di Mare 50, spera di dare una svolta decisiva alla sua carriera. Nel frattempo, Nina si destreggia tra provini improbabili – come quelli per una pubblicità di dentifrici – lavoretti part-time mal pagati e l’instabilità del mondo dello spettacolo, lontano dai riflettori e dai red carpet. La svolta arriva con una proposta di lavoro da una celebre casting director, Soldonipertuttitrannecheperte, che trascina Nina in una serie di peripezie, costringendola a fare i conti con il proprio passato e il proprio presente. L’ironia è il tratto distintivo di questo podcast, che si rivolge ai Millennial e a tutti coloro – attori, attrici e non – che si trovano ancora in cerca del loro posto nel mondo.

    A proposito del podcast, Camilla Bianchini spiega: “Quando Call Back era solo nella mia mente avrebbe dovuto essere un monologo teatrale tragicomico che raccontava le avventure quotidiane di un’attrice trentenne precaria poi però mi è presa la mano ed è nato un romanzo edito da Bertoni Editore, durante le presentazioni mi divertivo così tanto a leggerlo e interpretarlo che ho pensato: si potrebbe fare un fictional podcast”.

     

    Ascolta “CALL BACK” su Spotify https://open.spotify.com/show/7t6IvW9YSp3FC9tER7GeYW

     

    Biografia

    Camilla Bianchini nasce a Roma nel 1987, nipote d’arte, il nonno infatti era la voce italiana di James Bond ( ma anche, ci tiene molto Camilla a ricordarlo, di Baloo de Il Libro della Giungla), si forma alla Scuola di recitazione Teatro Azione diretta da Cristiano Censi e Isabella Del Bianco e contemporaneamente si laurea in Letteratura Musica e Spettacolo con una tesi su Gli Indifferenti di Alberto Moravia a confronto con il celebre film di Citto Maselli ed effettivamente Letteratura e Cinema continuano ad avere una grande importanza nel suo percorso artistico. Camilla negli anni si muove tra teatro, quello off, grande palestra per chiunque decida di fare il mestiere dell’attore ma anche palchi più grandi, come quello di Segesta e di Ostia Antica. Ha ideato lo spettacolo “Ricomincio da G.”, omaggio a Giorgio Gaber in cui l’attrice insieme all’attore Pietro De Silva e a sei musicisti ripercorre il percorso artistico e umano di Giorgio Gaber, ha scritto monologhi per il teatro e un romanzo CALL BACK edito da Bertoni Editore da cui è tratto il podcast. Per quanto riguarda il cinema la prima esperienza importante è con un corto, L’Appuntamento, vincitore del Globo d’Oro nel 2013, tra i film a cui Camilla ha partecipato ricordiamo l’opera prima di Milena Cocozza “Letto n 6”, una ghost story prodotta dai Manetti Bros, in televisione ha l’occasione di interpretare la celebre scrittrice Emily Bronte in una versione de Le Interviste Impossibili per Rai5, ha partecipato recentemente anche alle serie Le indagini di Lolita Lobosco  per Rai1 regia di Renato de Maria e Vita da Carlo 3 regia di Carlo Verdone e Valerio Vestoso. Attualmente è in tournee con lo spettacolo Signorine nel tempo, l’epopea delle Signorine Buonasera, regia di Pietro De Silva.

    Il quinto episodio di “Call Back” il podcast di Camilla Bianchini prodotto da Blackcandy Produzioni è disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale dal 17 febbraio 2025. Le nuove puntate usciranno con cadenza settimanale.

     

    Instagram

  • PRIMOVERE – REST WELL, RAINBOW KID – EP

    

    PRIMOVERE – REST WELL, RAINBOW KID – EP

    Concept EP

    “Rest well, rainbow kid” è un viaggio emotivo il cui intento è abbracciare tutte le sfaccettature della genitorialità, ponendo al centro del progetto la figura dei genitori intesi sia come singoli individui che come coppia.

    Le canzoni esplorano le sfide quotidiane, i cambiamenti di prospettiva e le nuove responsabilità che accompagnano la genitorialità stessa, in un percorso sfaccettato che porta, giocoforza, a dover fare i conti con i propri fantasmi del passato e del presente.

    La musica vuole essere la traghettatrice di questo percorso, incanalando le complessità delle attese in un’esperienza sonora il più coinvolgente e autentica possibile.

    Le tracce del disco, legate l’una con l’altra da un sottile filo conduttore, narrano di notti insonni, di attimi, di sorrisi, ma anche di attese infinite e di perdite inaspettate che generano ferite difficili da rimarginare.

    ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

    https://tunelink.to/PRMVR

     

    TRACK LIST

    – Souvenirs

    – ⁠Rest well, Rainbow Kid

    – ⁠Everytime

    – ⁠Goodbye (la focus track)

    BIOGRAFIA

    All’inizio della primavera, un filo d’erba appena fuori dall’inverno, lontano dal sole, sotto il ghiaccio, prima del disgelo.

    PRIMOVERE è un collettivo torinese nato all’inizio della primavera del 2021 nel disgelo della condizione post-pandemica.

    In uno scenario in cui attingere a radici creative, profonde, rappresentava una vera e propria urgenza espressiva, PRIMOVERE è stato spazio di respiro, fuori dal ghiaccio.

    Abbiamo messo gemme e foglie, insieme.

    PRIMOVERE prende pensiero dall’identità dei singoli membri. 

    Il suono del progetto prende senso e direzione a partire dalle influenze individuali:

    post-rock, new wave, indie-pop, stoner, shoegaze.

    Differenti insieme.

    PRIMOVERE canta in inglese e si nasconde dietro le parole come i fili d’erba sotto la neve.

    All’inizio della primavera.

    Torino, Antartide


  • PRIMO VERE presentano l’ep REST WELL, RAINBOW KID

    PRIMOVERE – REST WELL, RAINBOW KID – EP

    Concept EP

    “Rest well, rainbow kid” è un viaggio emotivo il cui intento è abbracciare tutte le sfaccettature della genitorialità, ponendo al centro del progetto la figura dei genitori intesi sia come singoli individui che come coppia.

    Le canzoni esplorano le sfide quotidiane, i cambiamenti di prospettiva e le nuove responsabilità che accompagnano la genitorialità stessa, in un percorso sfaccettato che porta, giocoforza, a dover fare i conti con i propri fantasmi del passato e del presente.

    La musica vuole essere la traghettatrice di questo percorso, incanalando le complessità delle attese in un’esperienza sonora il più coinvolgente e autentica possibile.

    Le tracce del disco, legate l’una con l’altra da un sottile filo conduttore, narrano di notti insonni, di attimi, di sorrisi, ma anche di attese infinite e di perdite inaspettate che generano ferite difficili da rimarginare.

    ASCOLTA IL DISCO IN STREAMING

    https://open.spotify.com/intl-it/artist/0rCvFC6RyypSaMR7ykxGPf?si=JUPC380DTFWYMbGnN_lASQ

    TRACK LIST

    – Souvenirs

    – ⁠Rest well, Rainbow Kid

    – ⁠Everytime

    – ⁠Goodbye (la focus track)

    BIOGRAFIA

    All’inizio della primavera, un filo d’erba appena fuori dall’inverno, lontano dal sole, sotto il ghiaccio, prima del disgelo.

    PRIMOVERE è un collettivo torinese nato all’inizio della primavera del 2021 nel disgelo della condizione post-pandemica.

    In uno scenario in cui attingere a radici creative, profonde, rappresentava una vera e propria urgenza espressiva, PRIMOVERE è stato spazio di respiro, fuori dal ghiaccio.

    Abbiamo messo gemme e foglie, insieme.

    PRIMOVERE prende pensiero dall’identità dei singoli membri. 

    Il suono del progetto prende senso e direzione a partire dalle influenze individuali:

    post-rock, new wave, indie-pop, stoner, shoegaze.

    Differenti insieme.

    PRIMOVERE canta in inglese e si nasconde dietro le parole come i fili d’erba sotto la neve.

    All’inizio della primavera.

    Torino, Antartide

  • A Sanremo torna “Farfisa” simbolo marchigiano della musica mondiale adorato dai Pink Floyd

    Nuova vita per i tasti accarezzati dai più grandi di sempre: da Richard Wright ad Elton John. La presentazione a Sanremo mercoledì 12 febbraio a Casa Bontempi (via Feraldi 17) con Andy dei Bluvertigo  e tanti ospiti speciali, da Simona Molinari, a Sergio Caputo, sino ai Rappresentanti di Lista e al direttore artistico di Casa Bontempi, il critico musicale Michele Monina.

    Il sapore musicale delle Marche si può gustare anche ascoltando capolavori capitali nella vita del Rock ? La risposta è affermativa. Fu infatti Richard Wright, leader e tastierista dei Pink Floyd a innamorarsi del suono del Farfisa Compact Duo strumento utilizzato per buona parte della sua carriera, dai primi concerti all’UFO club di Londra sino al mitico Live at Pompeii del 1972. 

    Nello stesso periodo, i modelli multi-timbrici  della storica produttrice marchigiana che, fondata nel  1946 a Camerano, ideò, per oltre trent’anni,  i tasti più gloriosi della musica, accompagnarono l’estro di Elton Jhon nell’esecuzione della celebre “Crocodile Rock”.  Da decenni gli organi  Farfisa,   continuano a essere richiesti sul mercato dell’usato e  utilizzati da musicisti e gruppi interessati a ricreare atmosfere degne di epoche immortali ed irripetibili nell’avventura del sound contemporaneo. Ma la memoria del suono non può invecchiare. Resta, si conserva, per immortalare leggende passate e future. 

    Per questo il marchio Farfisa, per iniziativa di Bontempi- factory internazionale nel settore degli strumenti giocattolo,  tornerà a produrre nel 2025.  La presentazione del progetto si terrà a Casa Bontempi, in via Feraldi, a Sanremo, mercoledì 12 febbraio, a partire dalle 21, nel corso della seconda serata della popolare kermesse canora. 

    L’evento, originale ed unico nel suo genere, è concepito come un vero e proprio inno all’arte delle sette note, in più atti,  partendo dalla performance di Andrea Fumagalli, l’Andy dei Bluvertigo,  che sfodererà, in  esclusiva, l’original Farfisa Compact Duo suonato dagli autori di The Wall. I colori dell’evocazione riaccesi assieme alla nuova vita di un marchio immortale  potranno essere ammirati con la mostra F31. Il progetto  nasce dall’unione del lavoro di ritrattista di Roberto Prosdocimo e dalla sapiente alchimia fotografica di Federico Lanzani L’ obiettivo è  riportare la fotografia, in un momento in cui ha perso ogni concetto di verità ed è diventata “usa e getta”, ad un valore di realtà, unicità e irripetibilità.

    Il “supporto”, ovvero la carta fotografica in cui è impressionata l’immagine, acquisisce un valore inestimabile, da rivalutare e contiene  un attimo reale da preservare nel tempo.

     Un processo chimico di inversione della carta fotografica da negativa in positiva, sia a colori che in bianco nero, che ha richiesto più di 2 anni di studi e di preparazione.

    Il risultato è un’alchimia che permette di ottenere, una fotografia simile a una Polaroid che può raggiungere la dimensione di  61 × 61cm (24″ × 24″) attraverso l’uso di una macchina fotografica incredibilmente grande, progettata e costruita interamente a mano. 

     Tanti gli ospiti speciali, da Simona Molinari, a Sergio Caputo, sino ai Rappresentanti di Lista e al direttore artistico di Casa Bontempi, il critico musicale Michele Monina.

  • “G come Giamaica”: la figura di Bob Marley e la rivoluzione del Reggae mercoledì 19 febbraio con Piero Dread al Polillo ARt COntainer di Milano

    MILANO – Dopo il grande successo dell’evento del mese scorso dedicato al compositore Ravi Shankar, alla musica e alla cultura indiana e allo yoga, torna Alfabeto di PARCO, la rassegna sugli artisti che hanno rivoluzionato il Novecento: il nuovo appuntamento, in programma mercoledì 19 febbraio a Milano presso PARCO, il  Polillo ARt COntainer, aggregatore culturale situato in via Binda 30 (zona Barona), è “G come Giamaica”, ovvero “Bob Marley e la rivoluzione Reggae” (inizio live ore 20.30, ingresso 16/20 euro, ridotto 13 euro per studenti; biglietteria on line su www.mailticket.it/evento/45940/bob-marley-e-la-musica-reggae; incluso nel biglietto un flûte di benvenuto).
    Come sempre, la formula sarà quella della conferenza-spettacolo in cui accanto alla musica, suonata dal vivo dalla band di Piero Dread, cantante e musicista fra i più talentuosi e rappresentativi del panorama italiano ed europeo, ci sarà spazio anche per la proiezione di filmati e immagini, utili nel ricostruire l’origine, lo sviluppo e la diffusione del Reggae nel mondo, e per alcuni momenti di approfondimento tra testimonianze, racconti, aneddoti e curiosità con i contributi del dj e conduttore radiofonico Vito War, dello stesso Piero Dread, di Antonio Ribatti, il direttore artistico della rassegna, e di altri ospiti. 
    Sviluppatosi intorno alla metà degli anni Sessanta del secolo scorso in Giamaica (in particolare nella capitale Kingston), il Reggae nasce da una mescolanza di sonorità caraibiche (come il kumina, oltre ai canti e ai ritmi nyabinghi) e nordamericane, tra cui il rhythm ’n’ blues e il mento (musica folk giamaicana). Gli elementi, però, più riconoscibili e determinanti per la formazione di questo genere sono stati lo Ska e il Rocksteady. Com’è noto, il Reggae ha avuto legami profondi con il movimento religioso del Rastafarianesimo e la figura chiave per la sua affermazione mondiale è stata Bob Marley, considerato una sorta di profeta per i suoi messaggi di pace, uguaglianza e fratellanza e stroncato, a soli 36 anni, da un melanoma (il 6 febbraio si è commemorato, in tutto il mondo, l’80° anniversario della sua nascita).

    I protagonisti indiscussi del concept-concert di mercoledì 19 febbraio saranno Piero Dread e il suo quartetto. Classe 1980, originario di Torino, Piero ha all’attivo una decina di album (tra cui spicca “Real Vibes”, best-seller su Amazon nella sezione reggae) e ha collaborato con grandi artisti della scena nazionale e internazionale come Laurel Aitken, Freddie McGregor, Africa Unite, Roy Paci, Morgan Heritage, Turbulence, Lion D, Raphael, Awa Fall ma non solo. Insieme al leader (voce e chitarra), sul palco si esibiranno Nico Roccamo (batteria), Angelo “Gange” Cattoni (tastiere e voce), Sergio Grimaldi (basso) e, come special guest, il giovanissimo Samuel “Sammy The Boy” Comite (tastiera e sax).
    La band presenterà una manciata di pezzi originali (tra cui Pay The Price e Turn Up The Radio), brani Ska e Rocksteady (come Love and Affection), arrangiament in chiave R&B (Pampers Paradise) e, ovviamente, alcune delle canzoni rese immortali da Bob Marley (immancabili, tra le altre, Redemption Song, Jammin’, Is This Love e Get Up, Stand Up). 

    Nel corso della serata sarà attivo il bar, aperto dalle ore 19 e gestito da 10gradinord, storico locale radicato nel quartiere Barona, specializzato in birre artigianali italiane e cibo sostenibile di qualità. Prima e dopo lo spettacolo, infine, ci sarà spazio per il dj set di Vito War.

    La nuova stagione della rassegna Alfabeto di PARCO, ideata e realizzata da Antonio Ribatti e da Roberto Polillo, imprenditore e fotografo, gode del patrocinio del Municipio 6 del Comune di Milano e proseguirà fino all’estate con altri imperdibili appuntamenti: gli incontri in programma, con cadenza mensile, trasporteranno l’uditorio in Giappone, Irlanda, Stati Uniti e Spagna alla scoperta di grandi nomi della musica e della cultura come Ryuichi Sakamoto, John Coltrane, Paco De Lucia ma non solo.

    ALFABETO DI PARCO, stagione 2024/2025
    Direttore artistico: Antonio Ribatti.
    Ingresso: 16 euro per acquisti fino al 14 febbraio (early bird); dal 15 febbraio il contributo artistico è pari a 20 euro. Ridotto: 13 euro per gli studenti (il codice sconto va richiesto via email a direzione@ahumjazzfestival.com).
  • Atelier Musicale: il recital pianistico di Marino Formenti sabato 15 febbraio alla Camera del Lavoro di Milano

    Salutato dal Los Angeles Times come “il Glenn Gould del XXI secolo”, il pianista lombardo, maratoneta degli 88 tasti, sarà il protagonista di una performance singolare ed eseguirà pagine di Bach, Schubert, Messiaen e Kurtag, un brano di John Lennon e alcune composizioni di quattro autori italiani contemporanei: Pippo Molino, Luca Belloni, Alessandro Spazzoli e Giovanni Godio 

    MILANO – In occasione del nuovo appuntamento della XXX edizione, l’Atelier Musicale, la rassegna in bilico tra jazz e classica contemporanea organizzata dall’associazione culturale Secondo Maggio, presenterà sabato 15 febbraio, alla Camera del Lavoro di Milano, una performance singolare, assolutamente originale nella formula, che accosta quattro autori italiani contemporanei a maestri assoluti del mondo eurocolto e a una icona della popular music. Protagonista di questa impaginazione, che riunisce pezzi con sotterranei legami tra di loro, oltre che esecutore del programma, è Marino Formenti, pianista, direttore d’orchestra e compositore italiano salutato dal Los Angeles Times come “il Glenn Gould del XXI secolo” Come sempre, il concerto inizierà alle ore 17.30 (ingresso 10 euro con tessera associativa a 5/10 euro).
    La musica di Formenti è stata definita dalla stampa internazionale rivoluzionaria, visionaria, radicale, catartica e i suoi recital pianistici, assolutamente innovativi, lo hanno posto a contatto con diversi generi musicali e hanno ricevuto grande apprezzamento dalla critica italiana e straniera. Le sue collaborazioni spaziano in un vasto universo musicale  che tocca epoche e generi differenti, facendo di lui un artista assolutamente contemporaneo.
    In questo concerto si assisterà a quello che avviene in alcune mostre allestite negli ultimi anni all’interno dei musei, nelle quali il passato e il presente dialogano tra di loro, mostrando al tempo stesso diversità e continuità. Così, nel repertorio che Formenti eseguirà all’Atelier, i brani si succederanno all’interno di logiche precise, si raggrupperanno per analogie di tonalità, ritmo e atmosfera e faranno dialogare Bach e Schubert, Messiaen Kurtag, ma anche John Lennon con quattro autori attuali, ma di generazioni differenti. In primo luogo c’è Pippo Molino, uno dei compositori più significativi e originali presenti nel mondo musicale italiano. Figlio del famoso pittore e illustratore Walter, ha studiato al Conservatorio di Milano con Renato Fait e Franco Donatoni e i suoi lavori sono stati premiati in vari concorsi e sono stati eseguiti nelle più importanti sedi concertistiche, oltre che diffusi in trasmissioni radiofoniche in Europa, Giappone e Stati Uniti. È stato docente di composizione al Conservatorio di Milano e dirige il coro di Comunione e Liberazione. Con Molino si è perfezionato Luca Belloni, compositore che vanta numerose esecuzioni in ambito nazionale e in sale prestigiose. Il più giovane degli autori presentati nel concerto è Giovanni Godio, che affianca l’attività compositiva a quella di letterato. Infine c’è Alessandro Spazzoli, diplomato in composizione e in flauto (strumento in cui si è perfezionato con Ancillotti e Gazzelloni), pluripremiato in concorsi internazionali ed eseguito in tutta Europa, in America e in Giappone.

    ATELIER MUSICALE – XXX stagione
    Sabato 15 febbraio 2025, ore 17.30
    Marino Formenti – Nuovi percorsi del pianoforte
    Marino Formenti (pianoforte).

    Programma:
    P. Molino (1947): In Do;
    J.S. Bach  (1685-1750): Piccolo Praeludium per Wilhelm Friedmann Bach in C BWV 999;
    L. Belloni (1969) – Da Otto piccoli pezzi per pianoforte; Tramonto; Le temps qui s’enfuit; Marsch der Spielzeugsoldaten; … sicut umbra;
    J.S. Bach: Piccolo Praeludium per Wilhelm Friedmann Bach in D BWV 926;
    L. Belloni – Da: Otto piccoli pezzi per pianoforte: for Maudie; Schmerze; Melancholia; Estatico;
    O. Messiaen (1908-1992) – Ile de Feu II
    Première Communion de la Vierge;
    G. Kurtag (1926) – Syrenes of the Deluge;
    A. Spazzoli (1964) – Canzone II;
    G. Kurtag – Pen Drawing to Erszèbet Schaar – Hommage à Petrovics;
    A. Spazzoli – Ferdinando;
    G. Kurtag – Do-Mi d’Arab;
    A. Spazzoli – Miranda; Qui non c’è ascolto;
    G. Kurtag – In Memoriam Edison Denisov;
    G. Kurtag – Keringö (Walzer);
    P. Molino – Itinerario 3 (Tempo di Walzer);
    F. Schubert (1797-1828) – Walzer D980 n. 2;
    G. Godio (1990) – Senhal;
    P. Molino – Itinerario 1;
    J. Lennon (1940-1980) – Oh My Love;
    O. Messiaen – Regard de l’Église d’Amour;
    P. Molino – In Do.

    Introduce Maurizio Franco.

    Dove: Camera del Lavoro, auditorium G. Di Vittorio, corso di Porta Vittoria 43, Milano.
    
Ingresso: biglietto (10 euro) con tessera ordinaria (5 euro) o di sostegno (10 euro).
    Per informazioni: 3483591215; email: secondomaggio@alice.iteury@iol.it
    Direzione e coordinamento artistico: Giuseppe Garbarino e Maurizio Franco.
    Organizzazione: associazione culturale Secondo Maggio.

    Presidente: Gianni Bombaci; vicepresidente: Enrico Intra.