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Author: master
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Cristina D’Avena firma la nuova sigla di Captain Tsubasa 2
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Always Know – Monk’s Dums Da venerdì 19 settembre 2025, disponibile il nuovo disco Monk’s Drums solo in formato digitale
Pubblicato dall’etichetta indipendente Wow Records, disponibile soltanto sulle piattaforme digitali da venerdì 19 settembre, Monk’s Drums è la nuova realizzazione discografica di Always Know, brillante quartetto formato da giovani talenti del jazz come Giacomo Petrocchi (sax), Fabrizio Leoni (pianoforte), Matteo Rossi (contrabbasso) e Luca Guarino (batteria).
Nel CD sono presenti nove capolavori, rigorosamente (ri)letti in modo personale attraverso gli arrangiamenti di Petrocchi e Guarino (ideatore del progetto), frutto del genio creativo di un’autentica figura mitologica del piano jazz: Thelonious Monk. A impreziosire questa formazione, tre ospiti di grande valore: i giovani in rampa di lancio Cesare Mecca (tromba e cornetta) e Gianluca Palazzo (chitarra) e un nome altisonante del sax soprano e sax tenore, riconosciuto in ambito internazionale, quale Emanuele Cisi. Monk’s Drums è tutt’altro che un pedissequo tributo al leggendario pianista e compositore statunitense, bensì una profonda rielaborazione improntata principalmente sull’aspetto ritmico e su un sound moderno, dove la figura artistica di Monk è rappresentata dagli arrangiamenti arditi attraverso cui emergono l’identità comunicativa, la personalità musicale e la spregiudicatezza stilistica di questo gruppo, in particolare degli arrangiatori Giacomo Petrocchi e Luca Guarino.
Proprio il batterista Guarino racconta la gestazione e descrive i tratti distintivi di Monks’Drums: «Ho concepito questo progetto tre anni e mezzo fa mentre studiavo un pezzo di Thelonious Monk dal titolo Evidence. Nella mia testa c’era l’idea di sfruttare lo spazio ritmico tipico delle sue composizioni per manipolarlo e dargli un’impronta personale. Scegliere i musicisti è stato facile, perché Giacomo Petrocchi, Fabrizio Leoni e Matteo Rossi sono anche miei grandi amici. Insieme siamo riusciti a dare alla luce un progetto che ci diverte, in cui ci rispecchiamo. La ciliegina sulla torta è stata l’aggiunta dei tre straordinari ospiti (Cesare Mecca, Emanuele Cisi e Gianluca Palazzo, ndr) che ci hanno aiutato ad aggiungere profondità e musicalità al progetto».
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“Pizzo” è il primo singolo estratto da “Paramagia”, nuovo album degli Abissi, in uscita a Gennaio 2026… guarda il video
ABISSI – Pizzo (official video) [Octopus Rising / Argonauta Records]
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=CitrMnGDSs8
“Pizzo” è il primo singolo estratto da “Paramagia”, nuovo album degli Abissi, in uscita a Gennaio 2026. La stoner band milanese aggredisce subito l’ascoltatore con 2 minuti di noise punk a rotta di collo, ad anticipare in qualche modo l’atmosfera eterogenea del nuovo disco.
Abissi nasce nel 2018 dall’incontro tra Francesco Menghi (già frontman dei Veracrash), Luca Ibba (ex batterista degli ODE) e Agostino Marino (già chitarrista dei Little Pig), successivamente si aggiunge Alessandro Stranieri al basso, che proviene da esperienze più goth e wave. Il quartetto ha base a Milano, cornice ideale per una proposta musicale che si muove tra heavy rock psichedelico cantato in italiano e un’ampia gamma di influenze: dallo stoner rock passando per doom, new wave, alternative, noise etc…
Nel dicembre 2020 pubblicano il singolo “Interzona”, accompagnato da un videoclip. Il debutto discografico arriva il 25 settembre 2022 con l’acclamato “Oltre”.
Il nuovo lavoro in studio, “Paramagia”, è previsto per Gennaio 2026, anticipato da due singoli, il primo dei quali “Pizzo” uscirà il 17 settembre 2025 e il secondo “Madama Cristina”; l’8 Novembre 2025. Entrambi i singoli sono accompagnati da videoclip.
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Antonio Marzo canta la fragilità e la forza di un Paese in mutamento
A volte, per raccontare un cambiamento, serve partire dalla pioggia. Una pioggia lenta, quasi surreale, che cade sui ciottoli del centro di Bologna e su una voce che da tempo non cercava canzoni. È lì che nasce “Com’è lucida la città”, il nuovo singolo del cantautore e autore teatrale Antonio Marzo: una ballata scritta all’indomani dello scoppio della guerra in Ucraina – «la prima scintilla», dice – e tornata in studio dopo anni di silenzio discografico. Marzo non firma un omaggio a la Dotta, ma qualcosa di più sottile e complesso: un tentativo di restituire l’identità mutevole di una città – e di un Paese – che ha smesso di nascondersi. Un modo per dire che l’Italia è cambiata. Che ha perso la sua timidezza. E che forse, lo abbiamo fatto anche noi.
Scritta camminando tra le vie lavate dal giorno e inondate di riflessi, in un centro storico che sembrava restare in apnea per non smarrire i propri tratti, mentre l’eco di un’Europa fragile entrava nelle case, nei silenzi, nelle domande di tutti, “Com’è lucida la città” è il risultato di un’urgenza concreta: mettere ordine in ciò che resta, tra la cronaca del mondo e il groviglio dei pensieri.
Bologna, in questo brano, non è sfondo né protagonista.
È specchio, margine, punto di partenza e pretesto per parlare a un’Italia che si interroga: sulle sue città, sulla sua identità, sulle sue parole.È l’inizio di un nuovo sguardo – personale e musicale -, che parte proprio da qui: dal bisogno di tornare ad osservare le cose senza doverle per forza spiegare. Un’Italia che cambia, mentre prova a riconoscersi nei suoi borghi antichi, nei suoi dettagli, nella nuova grammatica dei luoghi.
Ma cosa significa, oggi, raccontare un Paese che cambia?
E cosa succede quando quel cambiamento lo sentiamo anche dentro di noi – negli occhi, nei passi, nella voce?
È da queste domande che prende forma il brano. Non come risposta, ma come modo per rimanere dentro le cose, per trattenere quello che altrimenti andrebbe perso.Una necessità tornata a farsi spazio dopo la reunion degli Embargo – gruppo storico progressive-rock con cui Marzo aveva condiviso la stagione più fertile della scena alternativa bolognese. Non per ripetere il passato, ma per dare voce al presente, a ciò che nel frattempo è cambiato: dentro e fuori. Più che di nostalgia, si tratta di un bisogno di sintesi: tenere insieme ciò che è mutato e le tracce di ciò che è sopravvissuto allo scorrere del tempo, trovando per entrambi una lingua nuova. E scrivere. Non per spiegare, ma per tenere insieme le fratture. E non perdersi, imparando ad osservare da un altro punto di vista.
«Le canzoni hanno ricominciato a bussare quando tutto sembrava incerto: fuori e dentro di me – racconta Marzo -. ”Com’è lucida la città” è nata camminando sotto la pioggia. L’ho scritta pensando a Bologna, ma non solo. È un brano che parla di come i luoghi ti cambiano, e di come tu, a un certo punto, impari a guardarli con occhi nuovi. È successo anche a me.»

Tra i ciottoli del centro, i muri rossi, lo «spicchio di marmo rosa» e il suono lento della pioggia, ha preso vita una riflessione non malinconica ma consapevole. La città è diventa la perfetta metafora di un’epoca futura possibile, in cui finalmente non si avrà più il timore di chiamare le cose con il proprio nome.
Nel testo, linee semplici ma mai ingenue («La gente non corre veloce, si è accorta che si può stare bene») accompagnano l’ascolto fino a una chiusura che non simboleggia una resa, ma un appello civile. Un invito che parte da Bologna e si estende a tutte le città italiane che oggi rischiano di smarrire il proprio centro – simbolico e reale – nel frastuono del cambiamento:
«Bologna non ti dimenticare chi sei, non ti scordare cosa vuoi, per rimanere così, bella così.»
Antonio Marzo è un artista laterale, ma mai marginale. Non è un esordiente. E nemmeno un outsider da ridurre a categoria, incasellandolo con facili etichette. È un autore che ha scelto la coerenza alla rincorsa, e la continuità a ogni possibile effimera esposizione. Dal teatro-canzone alla canzone d’autore, ha tracciato un percorso ibrido e personale, sempre in ascolto e sempre in dialogo con il proprio tempo.
Dopo il recente spettacolo “Storia semiseria di una rockstar mai nata” – presentato a Bologna lo scorso febbraio, con un sold out in teatro -, l’uscita del singolo segna l’inizio del nuovo ciclo discografico “Oltremarzo”: un album scritto tra le pieghe della quotidianità e le crepe di nuove inquietudini. Canzoni che partono dalla città per interrogare il presente, l’identità, la possibilità di restare sé stessi in un’epoca che cambia tutto – tranne le domande.
«Non sono mai stato uno che insegue palchi grandi – conclude Marzo -. Ma non mi sono mai fermato. Le mie canzoni si muovono tra l’ironia e la malinconia, come sguardi obliqui sul mondo: disillusi, ma mai privi di speranza.»
Prodotta da Giancarlo Di Maria, con mix e mastering a cura di Marco Borsatti, “Com’è lucida la città” vede la partecipazione di Iarin Munari alla batteria, Marco Dirani al basso, Mattia Tedesco alla chitarra, e lo stesso Di Maria alle tastiere.
“Com’è lucida la città” non descrive Bologna. Ci entra in punta di piedi.
In un momento in cui molte città italiane diventano oggetto di narrazione estetica, turismo aggressivo o storytelling d’occasione, riducendosi a fondali da cartolina, questo brano sceglie la strada opposta: non abbellisce, non denuncia, non semplifica. Racconta. Domanda. Invita a riflettere. E lo fa con un tono a mezz’aria tra diario e canzone civile, restituendo alla città — e al Paese intero — l’opportunità di essere luogo, spazio di vita, non solo meta da promuovere.
Un punto da cui si può ancora partire.
E tornare.
Senza sentirsi fuori posto. -

“Ognuno per le sue” è il nuovo singolo di Alice Blasi
Da venerdì 19 settembre 2025 sarà in rotazione radiofonica “OGNUNO PER LE SUE” (TRP Vibes / Track Records Productions) il nuovo singolo di ALICE BLASI già disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 12 settembre.
“Ognuno per le sue” è un brano che racconta con semplicità il distacco emotivo tra due persone ormai troppo lontane nei loro modi di vivere e di sentire. È una canzone che raccoglie timori, incertezze e il bisogno, a volte inevitabile, di lasciar andare. Ognuno per la sua strada: una scelta difficile ma necessaria, quando un legame non ci permette più di emergere e di valorizzare a sua volta chi é al nostro fianco. Parla di parole che non si incontrano, di mondi interiori che si sfiorano senza mai toccarsi davvero, forse troppo diversi per potersi comprendere. Il pezzo parla di mondi astratti, distanti e forse incompatibili, parla di silenzi che si allungano, dove si coglie la malinconia di un amore che non trova più la sua luce.
“Come stelle che non brillano mai in due.” Lasciare andare, allora, diventa un atto d’amore. Il distacco, una forma di comprensione. La fine, un gesto di rispetto.
Spiega l’artista a proposito del brano: «“Ognuno per le sue” è stato per me un brano molto difficile da cantare proprio per il grande legame emotivo che mi lega a queste parole. Ritengo che il vero segreto di una canzone sia proprio quello di congelare delle emozioni, che si risvegliano ad ogni ascolto, vibrando in ogni nota. E la magia avviene quando ognuno, sentendo questi versi, potrà reinterpretare e riscrivere queste emozioni nel proprio vissuto. Per me la musica é proprio questo, anime diverse che si riconoscono tra le sfumature di una stessa emozione, cuori che si ritrovano tra le pieghe di una melodia».
Biografia
Alice Blasi, 18 anni, è una giovane artista indie-rock, che ha recentemente conseguito il diploma al liceo classico. Fin da giovanissima mostra interesse per la musica, un’arte che diventa ben presto una componente fondamentale della sua vita.
Il suo approccio musicale inizia con lo studio della chitarra, strumento che continua a coltivare con dedizione guidata dal maestro Edoardo Musumeci. Due anni fa intraprende anche un percorso vocale con la vocal coach Lilla Costarelli, che le permette di sviluppare le sue potenzialità come interprete
Un nuovo e significativo passo avanti arriva con l’incontro artistico e umano di Riccardo Samperi, che accompagna Alice nella crescita del suo stile personale e nell’affermazione della sua identità artistica. Grazie a questa collaborazione il 6 giugno Alice realizza il suo primo singolo, Non so più di te, per l’etichetta TRP Vibes. Ritorna questo settembre con l’uscita del suo secondo brano “Ognuno per le sue”, che le permetterà di compiere un altro piccolo passo verso i suoi grandi sogni.
“Ognuno per le sue” è il nuovo singolo di Alice Blasi disponibile sulle piattaforme digitali di streaming dal 12 settembre 2025 e in rotazione radiofonica da venerdì 19 settembre.
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Folkstone: il 5 ottobre la band sarà premiata al MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti per i 20 anni di carriera
Il 5 ottobre 2025, in occasione della nuova Edizione del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, la più importante rassegna della musica indipendente italiana, saranno premiati i Folkstone per i 20 anni di carriera indipendente. Un percorso costruito con passione e con quella costanza che ha portato la band bergamasca a crescere nel tempo e diventare oggi un punto di riferimento della scena folk rock italiana, spesso troppo sottovalutata, anche per la promozione della musica italiana all’estero.
Il concerto dei Folkstone, previsto con ingresso gratuito il 5 ottobre alle ore 18.00 sul palco centrale in pieno centro faentino, costituirà l’evento centrale della tre giorni di concerti, forum e convegni previsti nelle principali piazze, teatri e palazzi e palchi del centro storico di Faenza per festeggiare i 30 anni del MEI.
“Ringraziamo chi ci ha seguito e sostenuto per 20 lunghi anni, perché insieme abbiamo costruito la nostra indipendenza e la costanza di poter scrivere ed esprimerci liberamente in modo sincero. Grazie a tutti i cuori randagi che viaggiano insieme a noi”, commentano i Folkstone.
Biografia
I Folkstone sono una rock metal band che si forma nel 2004 da un’idea di Lorenzo “Lore” Marchesi, frontman della band. All’attivo oggi hanno 7 album studio e 2 DVD live. Ciò che rende unica questa band è la miscela esplosiva tra strumenti antichi quali cornamuse, arpa, flauti, bouzouki, ghironda e la granitica base rock/metal di basso, chitarra e batteria. Il cantato è interamente in italiano ed i loro testi sono ricercati e coinvolgenti tra il narrativo, l’interiorità ed il sociale. La loro naturale dimensione è sin dall’inizio il puro live, dove riescono ad esprimere tramite un’attitudine punk tutta la loro potenza ed espressività maturata attraverso centinaia e centinaia di live in Italia ed Europa. Dopo una separazione durata qualche anno nel 2023 annunciano la reunion con un’esibizione al Live Club di Trezzo sull’Adda come headliner del MetalItalia Festival. Data l’incredibile e calorosa risposta dei fan la band decide di pubblicare il nuovo singolo “Macerie” e qualche mese dopo “La fabbrica dei perdenti”, pezzo di cui registrano il videoclip all’Alcatraz di Milano a marzo 2024 con il locale sold out carico di energia. I due singoli sono inoltre pubblicati nel vinile “Racconti da Taberna”, raccolta dei brani che hanno segnato la storia della band dall’inizio ad oggi. Dopo il tour estivo scrivono un doppio album in uscita il 21 marzo 2025. “Natura Morta”, questo il titolo del nuovo lavoro è stato presentato al Legend Club di Milano dal 28 al 30 marzo 2025.
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Maelle Pascal, quando il corpo diventa vibrazione sonora
La sala è raccolta, il pubblico in ascolto. Quando arriva il ritornello di “Narayana”, la voce di Maelle Pascal si innalza, come un’invocazione, e la platea risponde all’unisono, trasformando il concerto in un coro spontaneo. Non era previsto, non era scritto. Ma in quel preciso istante, il progetto rivela la sua natura: un rito, una nuova forma di performance che intreccia musica, spiritualità e corpo.
“Narayana”, nella tradizione sanscrita, è uno dei nomi di Vishnu, principio che pervade ogni cosa. La cantautrice torinese Maelle Pascal ne ha fatto il centro di un lavoro che si muove al confine tra sound healing, arte rituale e linguaggio contemporaneo. Unendo strumenti ancestrali, mantra e ambienti sonori, il brano invita a rallentare, a ritrovare presenza in un tempo che viviamo troppo spesso al passato o al futuro, ad entrare in connessione con sé stessi attraverso vibrazioni e movimento.
Il tema è quanto mai attuale. La mindfulness e pratiche affini sono ormai diffuse anche in Italia, con milioni di persone che dichiarano di praticarle almeno occasionalmente. secondo l’ultimo Rapporto Censis-Eudaimon (febbraio 2025), l’11,3 % del campione dichiara di manifestare interesse verso la meditazione e pratiche di consapevolezza di sé.
Inoltre, il sound healing, ovvero l’uso del suono come strumento di benessere e riequilibrio, è oggi oggetto di crescente attenzione anche da parte delle neuroscienze e di istituzioni culturali. Dai festival dedicati alle arti performative fino agli spazi di meditazione cittadina, le pratiche sonore trovano sempre più applicazione come linguaggi capaci di coniugare arte e benessere. A livello globale, le playlist di musica meditativa, sono tra quelle in maggiore crescita: le piattaforme streaming segnalano una crescita costante delle playlist dedicate a meditazione, relax e sound healing, sempre più utilizzate come spazi sonori quotidiani. “Narayana” intercetta questa tendenza con una proposta che non si limita alla fruizione digitale, ma trova la sua massima espressione dal vivo: un’esperienza in cui la musica incontra la danza in una dimensione corale e immersiva, superando i confini del concerto tradizionale.

Il debutto ufficiale, avvenuto lo scorso 29 giugno 2025 in occasione di un importante gala a Borgaro Torinese (TO), ha visto l’artista esibirsi in una performance danzata, unendo voce e corpo in un’unica cornice. L’evento, documentato dalla TV locale GRP, è stato accolto con entusiasmo dal pubblico, confermando la vocazione trasversale del progetto.
«Con “Narayana” – dichiara Pascal – voglio creare luoghi, rifugi sonori che aiutino le persone a riconnettersi con sé stesse. Non è solo musica: è un’esperienza meditativa, una forma di cura.»
Cantante, danzatrice, autrice e interprete poliglotta, Maelle Pascal lavora da anni sulla contaminazione di linguaggi, intrecciando canto, movimento e ricerca interiore. Con “Narayana” ha dato vita e voce a un progetto che riflette le esigenze del presente: trovare spazi di verità in un tempo accelerato, usare la musica come strumento di benessere, dare forma a esperienze che parlano di cura, accettazione e fiducia.
Quello che porta in scena è un’arte che si colloca tra culture e sensibilità diverse, capace di dialogare tanto con il pubblico dei festival quanto con chi cerca nella musica un luogo di meditazione. Una forma ibrida e nuova, che unisce l’antico e l’attuale, il rito e la contemporaneità, e che trova nella scena live la sua espressione più compiuta.
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Royal Summer Stage: tre appuntamenti con l’Orchestra Canova, da Pergolesi a Mozart, alla Reggia di Monza dal 19 al 21 settembre
Venerdì 19 e sabato 20 settembre la formazione diretta da Enrico Pagano, il soprano Barbara Massaro e il baritono Francesco Samuele Venuti porteranno in scena “La serva padrona”, operina buffa di Pergolesi, in un allestimento site specific ideato da Francesco Grossi. Il festival Royal Summer Stage si concluderà domenica 21 con il concerto intitolato “Mozart Top Ten”, una sorta di hit parade delle arie più famose tratte dai capolavori del grande compositore austriacoMONZA – Dopo il tango (con l’emozionante live di Antonella Ruggiero) e il jazz (con la partecipazione di artisti del calibro di Uri Caine, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso e Giovanni Falzone), la prima edizione del festival Royal Summer Stage, organizzato alla Reggia di Monza dall’associazione Musicamorfosi e dall’Orchestra Canova con il contributo del MiC (il progetto si è aggiudicato il bando per gli enti partecipati del Ministero della Cultura), il patrocinio del Comune di Monza e il sostegno di alcuni sponsor (Acinque, Banco Desio, Brianzacque e Venus MG), si apre alla musica classica con tre appuntamenti in programma da venerdì 19 a domenica 21 settembre, in collaborazione con il Festival del Parco di Monza e la rassegna Musique Royale.Si parte venerdì 19 (ore 18.30, ingresso 12-15 euro, prevendite on line su www.mailticket.it/evento/48683/la-serva-padrona ) con “La Serva Padrona”, operina buffa di Pergolesi in un’inedita messa in scena site specific. I protagonisti saranno l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano, il soprano Barbara Massaro nei panni di Serpina, il baritono Francesco Samuele Venuti in quelli di Uberto, Filippo Lai (il servo muto Vespone) e Francesco Grossi (regia e mise en espace).Il pubblico sarà invitato a seguire i cantanti e i musicisti in un’esecuzione itinerante del capolavoro di Pergolesi, prima nei Giardini Reali e poi nel restaurato Teatro di Corte: una messa in scena “spazializzata” e pensata per vivere l’opera in modo immersivo, in prima persona, e non solo da semplici spettatori. Sabato 20 settembre si replica alle ore 18.Domenica 21 settembre, invece, per l’atto conclusivo del Royal Summer Stage, nei Giardini Reali della Reggia di Monza andrà in scena “Mozart Top Ten” (ore 17.30, ingresso libero), una sorta di hit parade senza tempo per orchestra e solisti di dieci grandi temi tratti da alcune delle più famose opere dell’immortale compositore austriaco, da “Le Nozze di Figaro” a “Così fan tutte”, da “Don Giovanni” a “Il flauto magico”. I protagonisti di questo concerto en plein air (gli spettatori si accomoderanno sul prato antistante la Villa Reale, si consiglia di portare con sé un cuscino o una stuoia) saranno i soprani Giulia Bolcato ed Elisa Balbo, il baritono Francesco Samuele Venuti e l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano. In caso di maltempo, il concerto, con un programma riadattato, si terrà nel Salone da Ballo della Villa Reale alle ore 17.30 e alle 18.30 con prenotazione on line su www.eventbrite.it/e/biglietti-mozart-top-ten-caso-pioggia- .1688135702329 Afferma Enrico Pagano, il direttore dell’Orchestra Canova: «È un weekend all’insegna del Settecento quello che caratterizza la coda autunnale del festival Royal Summer Stage. Il 19 e il 20 settembre eseguiremo “La serva padrona” di Pergolesi con un team creativo (protagonisti, regista, direttore e orchestra) tutto under 35. Quindi dieci grandi capolavori mozartiani risuoneranno nel parco della Reggia, proprio come si faceva nel diciottesimo secolo in tutta Europa. Proporremo alcune delle più belle pagine del connubio artistico Mozart-Da Ponte, oltre alla celeberrima aria della Regina della Notte dal Flauto Magico. Vi aspettiamo».On line: www.musicamorfosi.it/royal-
summer-stage e reggiadimonza.it -

“Danza macabra” il nuovo romanzo di Paola Grandis
Disponibile in libreria e nei principali store digitali “Danza macabra” (Pathos Edizioni) il nuovo romanzo di Paola Grandis, un giallo poliziesco che si sviluppa intorno a un caso di omicidio avvenuto nel Museo Lombroso di Torino.
“Come agente letterario, saluto con convinzione l’uscita di Danza macabra: un giallo poliziesco raffinato, sorretto da una penna forte, giusta, coerente. L’innesco narrativo — un omicidio al Museo Lombroso di Torino — è più di un pretesto: è un varco critico dove scienza e crimine, archivio e corpo, si scrutano senza sconti. L’indagine si muove con esattezza procedurale nel mondo dell’antiquariato librario, da Torino alla laguna veneta, e intreccia il presente con un passato in cui i grandi artisti illustravano i primi testi scientifici sfidando il dogma. La tensione del giallo non sacrifica mai l’umano. Eva Graneris, sotto l’apparente graniticità, scopre il gesto materno, amicale, sororale. È lì che il lettore «si scontra» e al tempo stesso si riconcilia, in un abbraccio di umanità che dà misura al dolore e senso alla ricerca della verità. Torino, con la sua doppia natura — città di bellezza e di ferite — è resa con precisione di luce e ombra, evitando il pittoresco e scegliendo la sostanza. Questo romanzo non rincorre l’effetto: lo governa. La scrittura è nitida; la costruzione, rigorosa; lo sguardo, etico. Danza macabra è un’opera che parla ai lettori esigenti e ricorda a tutti che il noir è un modo serio per interrogare il nostro tempo”, afferma Michela Paola Maria Tanfoglio, agente letterario.
Sinossi
Un giallo poliziesco che si sviluppa intorno a un caso di omicidio avvenuto nel Museo Lombroso di Torino. Il romanzo si propone di esplorare le dinamiche complesse di un’indagine poliziesca, intrecciando la vita personale della protagonista, Eva Graneris, con il mistero da risolvere. Le tematiche principali includono il confronto tra scienza e crimine, la complessità delle relazioni familiari e la ricerca della verità. Graneris e la sua squadra dovranno dare la caccia a un assassino indagando, nel mondo dell’antiquariato librario torinese e internazionale. L’azione prende l’avvio dal ritrovamento di un cadavere seppellito sotto a un cumulo di scheletri disarticolati, in una delle sale del Museo.
Biografia
Paola Grandis, nata a Torino e da qualche anno vive in una cittadina di origine medievale ai piedi delle Alpi Graie. Ha insegnato Lettere nel triennio delle superiori. Da sempre legge e scrive ed è appassionata di Storia, thriller e polizieschi. Nel tempo libero (poco) passeggia ogni volta che può con il suo cagnolino, gioca e legge con i nipoti, cucina (poco) vegetariano e coltiva un orto.
Sul suo sito www.paolagrandis.it e sui suoi social, commenta i libri che le sono piaciuti.
In passato ha pubblicato il romanzo “Displaced Europe” nato dopo diversi viaggi insieme ai suoi allievi nella Bosnia- Erzegovina post-bellica.
“Danza Macabra” è il primo poliziesco di una serie che ci fa incontrare la commissaria Graneris e la sua squadra.
